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n 360 del 7 luglio 2008 Stampa E-mail
gioved 10 luglio 2008

7 luglio 2008

nr. 360
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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1 - 26 giugno 2008
Dal sito della Federazione internazionale Società Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
Rapporto sulle catastrofi 2008, affrontare la sfida dell’HIV in situazioni di catastrofe e crisi
Tutti i programmi umanitari devono integrare la natura complessa e prolungata dell’HIV e dell’AIDS al fine di combattere questa epidemia in modo efficace
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

2 - 12/06/08 Comunicato stampa
Afghanistan: civili in pericolo a causa dei continui conflitti
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

3 - The Magazine of the Red Cross and the Red Crescent, n. 1/2008
Oltre le mine
L’approccio del Movimento contro la contaminazione da armi
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - 7.7.2008
“Corteo di Luce e di Emozione”
di M.Grazia Baccolo

5 - il 28 giugno 2008 si è tenuto un
Raid Cross a S.Cipriano Picentino (SA)
Di M.Grazia Ianniello e  Armando Lombardi

6 - Si terrà a Sanremo, dal 4 al 6 settembre 2008, l’annuale
Tavola Rotonda dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario.
Dal Sito CRI
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1 - 26 giugno 2008
Rapporto sulle catastrofi 2008, affrontare la sfida dell’HIV in situazioni di catastrofe e crisi
Tutti i programmi umanitari devono integrare la natura complessa e prolungata dell’HIV e dell’AIDS al fine di combattere questa epidemia in modo efficace
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

Al fine di affrontare efficacemente quello che il Rapporto sulle catastrofi nel mondo di quest’anno chiama una catastrofe complessa e di lunga durata, all’HIV dovrebbe essere data una priorità più alta nei programmi di gestione delle catastrofi, sia in termini di preparazione e riduzione del rischio sia nell’ambito degli interventi di emergenza e di riabilitazione.

Il Rapporto, lanciato oggi (26 giugno) dalla Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, fa appello alle organizzazioni umanitarie affinché aumentino, in collaborazione con i governi e le comunità locali, la dimensione e l’ambito di applicazione dei programmi per l’assistenza, il trattamento e la prevenzione dell’HIV, nonché per combattere lo stigma e la discriminazione associati a tale virus.

Secondo l’UNAIDS, quasi 7.000 persone contraggono l’HIV ogni giorno, e se non ci sarà un cambiamento radicale nell’evoluzione dell’epidemia, l’AIDS costerà la vita a milioni di persone.  Dal 1981, oltre 25 milioni di persone sono morte di AIDS e, attualmente, circa 33 milioni convivono con l’HIV.

L’HIV costituisce una catastrofe su vari fronti. Nei paesi più colpiti dell’Africa sub-sahariana, dove i tassi di prevalenza raggiungono il 20%, l’avanzamento dello sviluppo si è invertito e l’aspettativa di vita si è dimezzata. Nel caso dei gruppi marginalizzati di tutto il mondo - tossicodipendenti per via endovenosa, lavoratori del sesso e uomini che fanno sesso con uomini - i tassi di prevalenza sono in aumento. Le catastrofi, siano esse naturali o causate dagli esseri umani, perturbano i servizi di base, aggravano altri fattori responsabili della propagazione dell’epidemia e possono aumentare la vulnerabilità di certe persone all’infezione HIV. Le persone che convivono con l’HIV sono quelle tra i gruppi più vulnerabili in situazioni di catastrofe e crisi. Tuttavia, allo stesso tempo, essi hanno molto da offrire e la loro partecipazione alla lotta contro questa epidemia è fondamentale.

“Il Rapporto sulle catastrofi nel mondo di quest’anno è il primo a focalizzarsi su una sola malattia e con buon motivo: l’HIV è indubbiamente una catastrofe per le società dell’Africa sub-sahariana distrutte dall’HIV e per numerosi gruppi marginalizzati di tutto il mondo, che da soli devono affrontare la morte, la malattia e la povertà”, afferma Markku Niskala, segretario generale della Federazione Internazionale, e aggiunge che “la comunità umanitaria deve affrontare la sfida dell’HIV, soprattutto nel contesto delle altre sfide poste dal cambiamento climatico, la migrazione e la cultura della violenza che è prevalente in molte società”.

Il Rapporto, oltre ad analizza l’enorme costo economico, sociale e intellettuale dell’HIV e dall’AIDS, descrive in dettaglio le sfide enormi che l’epidemia pone ai governi, alle organizzazioni umanitarie e alle comunità locali. L’HIV deve essere integrato come questione trasversale in tutte le forme di assistenza umanitaria, tra cui l’assistenza sanitaria, la nutrizione, i programmi sociali e di sicurezza, siano essi operazioni di emergenza o programmi di sviluppo a lungo termine. L’HIV, controbatte il Rapporto, non deve essere messo da parte perché altre priorità sembrano più importanti.

“L’epidemia di HIV e AIDS è una catastrofe la cui dimensione ed estensione avrebbero potuto essere prevenute. L’ignoranza, lo stigma, l’inerzia politica, l’indifferenza e la negazione hanno contribuito alla morte di milioni di persone”, spiega Lindsay Knight, direttore del Rapporto sulle catastrofi nel mondo. Il Rapporto dissipa i miti che imputano ai rifugiati, ai migranti, agli sfollati a causa di conflitti e della povertà, la responsabilità di diffondere l’HIV.  Tutti noi dobbiamo fare molto di più per sradicare lo stigma. Inoltre, è importante riconoscere che la lotta contro questa epidemia richiede un impegno di durata più lunga rispetto alla solita risposta alle emergenze, ma allo stesso tempo essa offre anche un’opportunità per migliorare le capacità di recupero e l’autonomia delle comunità”.

Lottare contro la burocrazia, semplificare le procedure, migliorare la coordinazione, affrontare le ineguaglianze sessuali e coinvolgere le comunità locali, tra cui e specialmente le persone che convivono con l’HIV, sono alcune delle soluzioni proposte dal Rapporto per migliorare l’efficacia e l’efficienza dei programmi contro l’HIV. Il Rapporto esamina anche la necessità di una migliore preparazione alle situazioni d’emergenza, di adottare misure per la riduzione del rischio e di analizzare più dettagliatamente l’impatto dell’HIV sulle persone che vivono in zone disastrate.    

Il capitolo finale si occupa dei finanziamenti dei programmi contro l’HIV e descrive in dettaglio le possibili misure correttive che possono essere messe in atto dai governi donatori e dai loro partner. “Abbiamo bisogno di denaro intelligente e non necessariamente di più denaro”, afferma Dr Mukesh Kapila, rappresentate speciale della Federazione Internazionale e co-presidente dell’Alleanza mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa contro l’HIV. “La retorica di buoni donatori e di buon partenariato deve essere messa in pratica pienamente. Gli aiuti condizionati e a destinazione specifica, che sono spesso costosi, di breve termine e inadatti ai bisogni locali, devono essere ridotti ulteriormente. Il finanziamento per la lotta contro l’HIV deve favorire i programmi basati su evidenze e orientati verso risultati concreti, e deve raggiungere il più rapidamente e pienamente coloro che ne hanno bisogno.  Se queste condizioni non saranno rispettate, si continuerà ad assistere alla perdita di vite umane”.

Il Rapporto sulle catastrofi nel mondo 2006 include anche una sezione dedicata alle statistiche sulle catastrofi e alle analisi sulle tendenze mondiali, fornite dal Centro di ricerca sull’epidemiologia delle catastrofi (CRED), sito presso l’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio. Nel complesso, nel 2007, le catastrofi sono state leggermente meno numerose e molto meno mortali di quelle degli anni precedenti, ma il numero totale delle persone colpite da catastrofi naturali, tra cui inondazioni, tempeste, siccità e catastrofi geologiche, è fortemente aumentato rispetto al 2006.

Nel 2007, sono state registrate 405 catastrofi naturali, contro le 423 del 2006. Sebbene, il numero di morti (16.679) sia stato il più basso dell’ultimo decennio, il numero delle persone colpite da tali catastrofi nel 2007 è salito a 201 milioni, pari a un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

Per converso, il numero e l’impatto delle catastrofi tecnologiche, che comprendono incidenti industriali, nei trasporti e strutturali, sono stati i più bassi degli ultimi dieci anni.

È stato registrato un totale di 252 catastrofi tecnologiche: il numero di morti è sceso a 6.488, e il numero delle persone colpite (47.000) ha visto una diminuzione significativa del 70% rispetto al 2006.

Il totale complessivo di 23.167 morti a causa di catastrofi naturali e tecnologiche è stato il più basso del decennio e nettamente inferiore alla media di questo periodo che è pari a 113.000.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/docs/news/pr08/4408.asp

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2 - 12/06/08 Comunicato stampa
Afghanistan: civili in pericolo a causa dei continui conflitti
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello
Kabul / Ginevra (CICR) - Il protrarsi dei conflitti armati in Afghanistan è causa di grandi sofferenze per la gente comune in tutto il paese, ha dichiarato il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) alla Conferenza Internazionale a sostegno dell'Afghanistan, nell’incontro tenutosi oggi a Parigi.

''L'Afghanistan è ancora in guerra”, ha ricordato Il Presidente del CICR Jakob Kellenberger alla conferenza." Ogni giorno, uomini, donne e bambini vengono uccisi, mutilati, sfollati. Milioni vivono nella paura per la loro vita e per il futuro dei loro figli. E' assolutamente necessario che le parti in conflitto rispettino il diritto internazionale umanitario ed evitino ai civili gli effetti diretti e indiretti delle ostilità ".

A causa dei combattimenti tra le forze afgane ed internazionali da un lato e l’opposizione armata dall'altra, molte comunità nelle zone rurali rimangono isolate. Esse devono affrontare la dura realtà della difficoltà di accesso alle cure sanitarie essenziali, cibo, acqua potabile e strutture igienico-sanitarie.  Gli afghani portando i loro feriti e i malati da zone remote per curarli nelle città lo fanno a rischio della loro vita a causa della mancanza di sicurezza. In molti settori la situazione delle persone è aggravata da un incombente siccità e dalla crisi alimentare globale con conseguente forte aumento dei prezzi. Molti afghani sono anche esposti al pericolo di residuati bellici esplosivi e delle mine antiuomo.

Migliaia di afghani in zone remote hanno dovuto abbandonare le proprie case per trasferirsi in zone più sicure, dove dipendono dagli aiuti dei loro parenti per sopravvivere. La loro presenza richiede quindi un ulteriore sforzo ai già oberati centri di salute e igiene in settori come Kandahar, Helmand e Kabul.

''La nostra priorità è di rafforzare la nostra risposta alle urgenti esigenze su larga scala che rimangono insoddisfatte perché la mancanza di sicurezza impedisce agli aiuti di raggiungere le comunità più vulnerabili,'' Ha detto Kellenberger. “'Il CICR chiede uno sforzo sostanziale da tutte le parti in conflitto, al fine di garantire, in via prioritaria, il rispetto del diritto umanitario internazionale, con particolare riguardo alla protezione e all'assistenza alla popolazione civile. "

Il CICR ha lavorato in Afghanistan, senza interruzione per più di 20 anni. L’Afghanistan costituisce la quarta più grande operazione dell’istituzione. Con oltre 1200 dipendenti che lavorano in Afghanistan, il CICR ha un bilancio per il 2008 di circa 60 milioni di franchi svizzeri (60 milioni di dollari USA), un aumento del 25% nel corso dello scorso anno.

Per maggiori informazioni, si prega di contattare:
Graziella Leite Piccolo, CICR Kabul, tel: +93700 282 719
Carla Haddad, CICR Ginevra, tel: +41 22 730 2405 or +41 79 217 32 26

Tratto dal sito web del CICR
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/afghanistan-news-120608?opendocument

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3 - The Magazine of the Red Cross and the Red Crescent, n. 1/2008
Oltre le mine   L’approccio del Movimento contro la contaminazione da armi
di Claudia McGoldrick, redattrice e incaricata del CICR delle relazioni con la stampa a Ginevra
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
La XXX Conferenza Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha adottato, fra le altre, una risoluzione che chiede agli Stati di rinforzare la protezione dei civili contro l’utilizzo e gli effetti indiscriminati di armi e munizioni, insistendo sulla necessità di ridurre l’impatto, sul piano umanitario, dei residui esplosivi di guerra e delle armi a dispersione. Parallelamente alle iniziative in materia giuridica, il Movimento si impegna anche in operazioni volte a limitare gli effetti della contaminazione da armi.
 
Quali sono le armi che si trovano più frequentemente sul terreno dopo un conflitto? Quali sono i loro effetti sulla popolazione? Cosa dice il diritto internazionale umanitario sul tema delle mine terrestri, delle munizioni a dispersione e delle bombe messe a bordo strada, per esempio? Quali attività il Movimento può avviare per limitare i danni negli ambienti contaminati dalle armi?
 
Queste domande, fra altre, sono state affrontate da un gruppo di una ventina di partecipanti al nuovo corso di formazione del CICR sulla contaminazione da armi, organizzato a Nairobi nell’ottobre 2007. I partecipanti comprendevano alti responsabili del CICR e specialisti di molti campi, dimostrando così la natura trasversale delle attività che conduce il CICR per limitare gli effetti della contaminazione da armi.
 
“Il principale obiettivo del corso consiste nel permettere ai responsabili del CICR di farsi un’idea, elementare ma precisa, del problema della contaminazione da armi”, spiega Ben Lark, capo del settore della contaminazione da armi del CICR a Ginevra e direttore del corso. “Desideriamo, alla fine, mobilitare, vitalizzare e sostenere il Movimento per contribuire concretamente alla riduzione dell’impatto delle armi che continuano a uccidere e mutilare per molto tempo dopo la fine del conflitto”.
 
Residui di guerra esplosivi
 
Il settore dell’azione internazionale umanitaria contro le mine è relativamente giovane; è nato dopo il conflitto in Afganistan, verso la fine degli anni ’80. Come spiega Ben Lark, la lotta contro le mine si limitava in generale a misure di sensibilizzazione: “il termine azione antimine ha un significato molto stretto e, a ben guardare, obsoleto e troppo restrittivo. Il CICR ha superato questo stadio e comincia ad utilizzare l’espressione contaminazione da armi per descrivere in modo più puntuale l’inquinamento che un conflitto armato lascia dietro di sé. Per combattere questo problema è necessario un approccio flessibile e innovativo; la sensibilizzazione e lo sminamento non sono sufficienti”.
 
All’origine di queste attività vi è il problema delle mine antipersona, ma sul terreno tutti sanno che le mine sono solo una parte di un problema molto più ampio. I conflitti armati lasciano dietro di sé un vasto ventaglio di “residui esplosivi di guerra”, che comprendono colpi di mortaio, proiettili, granate, detonatori, munizioni a dispersione e una gamma di altre munizioni non esplose o abbandonate.
 
Oltre al fatto che questi resti continuano a causare morti e feriti gravi, essi bloccano anche l’accesso ai servizi e ai beni essenziali, ostacolano l’attività economica e impediscono la riconciliazione.
 
In Cambogia, per esempio, le munizioni non esplose continuano a fare delle vittime fra le persone che recuperano il metallo per guadagnare da vivere. In Angola l’abbondanza di mine ha gravemente ostacolato il ritorno alle proprie case dei civili sfollati. Nei Balcani, detonatori e bombe a mano che assomigliano pericolosamente a giochi continuano a mutilare e a uccidere i bambini che li trovano. E trent’anni dopo la fine del conflitto in Laos, contadini muoiono o sono feriti ancora regolarmente nei loro campi a causa di munizioni a dispersione interrate. Questi sono solo pochi esempi di una lista tristemente lunga.
 
“Dire alle persone di tenersi alla larga da mine terrestri e da resti esplosivi perché sono pericolosi non è sufficiente ad impedire gli incidenti”, spiega Ben Lark. “Molte persone nella realtà sono obbligate ad assumersi dei rischi per soddisfare i propri bisogni essenziali: andare a cercare l’acqua, accedere ai propri campi, andare al mercato, a scuola, ecc.”.
 
“La contaminazione da armi dovrebbe essere percepita come uno dei fattori di vulnerabilità durante o dopo un conflitto armato”, insiste Lark. “È in questo settore che il CICR ha un ruolo da giocare. Il CICR ha il mandato di proteggere i civili contro gli effetti dei conflitti armati, e questo include la contaminazione da armi”, prosegue.
 
Nel corso degli ultimi dieci anni, il CICR è già diventato un protagonista dell’azione internazionale contro le mine, attraverso i progetti di cure e aiuti alle vittime, la promozione di norme internazionali come il Trattato di Ottawa e la Convenzione su certe armi classiche e per la messa in atto di attività destinare a prevenire gli incidenti e a limitare l’impatto socio-economico.
 
Per sfruttare queste esperienze, la direzione del CICR ha approvato nel 2005 un nuovo quadro di riferimento per le operazioni di prevenzione nella lotta contro le mine.
 
“Quello che fino ad ora chiamavamo azione antimine non è un’attività isolata”, spiega Ben Lark. “L’obiettivo del nuovo quadro è di offrire un metodo flessibile, leggero, basato sulle soluzioni, che integri le competenze specializzare in materia di azione antimine in un ampio ventaglio di capacità”, le quali possono comprendere, secondo gli scenari, le unità incaricate dell’acqua e dell’habitat, della sicurezza economica, della cooperazione, della comunicazione, della protezione e del diritto.
 
In certe situazioni, il CICR può trovarsi a dover sorvegliare ed eliminare minacce immediate alla vita e alle infrastrutture per permettere il proseguimento delle attività proprie e di quelle del Movimento Internazionale. Nel 2007, il CICR ha firmato con l’Agenzia svedese di soccorso urgente e la Croce Rossa Norvegese degli accordi di intervento rapido che permettono di dispiegare, sotto l’egida del CICR, in meno di 72 ore, del personale qualificato.
 
Un saper fare locale
 
Oltre i suoi interventi diretti, il CICR è l’istanza direttrice, all’interno del Movimento, in materia di contaminazione da armi ed ha la responsabilità di controllare che i partner del Movimento siano in grado di pianificare e mettere in atto delle attività. Il CICR preferisce agire in partenariato con la Società Nazionale del paese, per trarre vantaggio dalla conoscenza del contesto locale e dalla sua rete e dalla condivisione degli stessi principi. Di fatto, circa il 90 % dei programmi del CICR sulla contaminazione da armi è basato sulla cooperazione e il rafforzamento delle capacità.
 
Con le loro reti vicine alla popolazione, le Società Nazionali riescono a riunire le informazioni necessarie ad un’azione efficace. In Afganistan e in Cambogia, per esempio, le Società Nazionali raccolgono la maggior parte dei dati sugli incidenti causati dalle mine e questo permette alle organizzazioni locali competenti di pianificare lo sminamento e le altre attività connesse. Parallelamente, il CICR può aiutare, in caso di bisogno, a sviluppare le capacità delle autorità nazionali.
 
Dato che le mine e i resti esplosivi di guerra bloccano spesso l’accesso ai prodotti di base, il CICR si sforza di fornire delle soluzioni alternative sicure, che permettano di proteggere le persone fino a che la zona non viene decontaminata. Anche in questo caso, la Società Nazionale può avere un ruolo importante. Così, la Croce Rossa Cambogiana e la Mezzaluna Rossa del Tagikistan concedono delle micro - borse per ridurre i rischi legati ai bisogni economici. Con il sostegno del CICR e del Movimento, le Società Nazionali dell’Azerbaigian e della Croazia, fra le altre, hanno creato delle zone sicure per i bambini che vivono in zone contaminate.
 
Grazie alla loro rete unica, le Società Nazionali lavorano anche per fare conoscere le zone pericolose e i comportamenti da adottare. L’Angola e la Colombia sono due esempi di paesi in cui le Società Nazionali giocano un ruolo vitale di sensibilizzazione.
 
“Le Società Nazionali sono cruciali per il successo a lungo termine della strategia del Movimento in materia di contaminazione da armi”, afferma Ben Lark. “Il CICR deve implementare le capacità delle Società Nazionali per combattere un problema che, spesso, minaccia direttamente la vita del loro personale e dei loro volontari”.
 
“Speriamo che questo nuovo corso di formazione contribuirà a imprimere lo slancio per integrare bene la problematica della contaminazione da armi in seno al Movimento”
 
Oltre al corso di formazione a Nairobi, che ha luogo due volte all’anno, il CICR organizza anche dei corsi di formazione sull’intervento rapido e dei corsi speciali per i consiglieri regionali.
 
Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:
http://www.redcross.int/FR/mag/magazine2008_1/12-13.html
 
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4 - 7.7.2008
“Corteo di Luce e di Emozione”
di M.Grazia Baccolo

“Corteo di Luce”  lo ha definito anni fa  il Past President del CICR Cornelio Sommaruga, ora  possiamo aggiungere la parola “emozione”. E’ questo il sentimento che passa di persona in persona durante quei giorni, per i partecipanti, per coloro che fanno parte dello staff e che lavorano alla preparazione e gestione del Campo Lidia e delle attività varie….. ma ne sono coinvolti anche gli abitanti del posto che si fermano alla finestra o ai lati della strada a salutare il passaggio gioioso di migliaia di fiaccole nella fioca luce del tramonto prima e nel buio della notte poi.

I metri che tutti hanno percorso allungando il proprio piede davanti all’altro o facendo girare la ruota della propria carrozzella sono carichi di un significato profondo che solo qui si rende palese ….. su questa stessa strada nel 1859 i feriti della battaglia hanno camminato e sono stati trasportati nella cittadella ospedale, nel villaggio delle tante fontane.

Fra i partecipanti è forte la consapevolezza di vivere un momento importante, di quelli che contribuiscono alla crescita come persone e come membri della più grande associazione laica del mondo.  Ed il mondo in questi giorni è stato qui, 28 sono state le Società Nazionali partecipanti, dall’Europa, Asia, Medio-oriente, dalle Americhe.

Ancora prima che questa edizione finisca, nell’animo c’è il proposito di tornare l’anno successivo, senza conoscere il programma… si torna…… a prescindere da tutto quello che sarà….. C’è la necessità di rinnovare l’appuntamento con questa manifestazione per venire a fare il pieno di energia che verrà utilizzata nei paesi di origine, goccia a goccia in ogni giorno che separa un anno dall’altro.

Ecco le ragioni per le quali l’evento è cresciuto anno dopo anno dal 1992 ….

Arrivederci all’edizione speciale del 2009 per il 150° anniversario della nascita dell’Idea della Croce Rossa.

M.Grazia Baccolo

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5 - 28.6.2008
Raid Cross a S.Cipriano Picentino (SA)
Di M.Grazia Ianniello e  Armando Lombardi

"Nei giorni in cui si sono celebrate a Solferino le origini del nostro Movimento ed in contemporanea con il palinsesto di giochi ed appuntamenti tenutisi al "Campo Lidia" di Castiglione delle Stiviere, anche la Croce Rossa della Campania ha voluto idealmente gemellarsi con un appuntamento in comune: la rappresentazione del gioco di ruolo "Raid Cross" sui temi del Diritto Internazionale Umanitario.

Più di 40 partecipanti, sia Pionieri della C.R.I. che rappresentanze dei gruppi Scouts della provincia di Salerno, si sono riuniti per vivere e condividere le difficoltà di coloro che si trovano nella realtà di un paese in guerra.

Attraverso le "postazioni" allestite dal team organizzatore dei gruppi dei Volontari del Soccorso delle colline dei Picentini e con l'assistenza qualificata del team di Istruttori D.I.U. provenienti dalle province di Salerno, Napoli e Caserta del coordinamento regionale per le attività di Diritto Internazionale Umanitario, i ragazzi, tutti di età compresa tra i 13 ed i 20 anni, hanno vissuto l'esperienza della prigionìa, si sono lanciati nell'azione umanitaria ostacolati da campi minati, spietati cecchini ed inflessibili sentinelle dei check point, hanno vissuto le forti emozioni del soccorso in un drammatico scenario di combattimenti.

Le riflessioni ed i momenti di discussione sui Principi del D.I.U. sono stati assicurati dagli accurati de-briefings condotti dai "Tutors" (Istruttori D.I.U.) al termine di ogni postazione e nella risoluzione di casi pratici di D.I.U. ai tavoli di un concitato Quartier Generale.

Il gioco si è poi concluso al termine della mattinata dopo tante emozioni e con la meraviglia degli stessi partecipanti che, proiettati in un contesto così diverso dal loro vivere quotidiano, hanno rivelato di possedere un ricco bagaglio di energie, capacità e di saperle mettere in campo.

Vivo interesse per l'iniziativa è stato espresso dall'amministrazione locale di San Cipriano Picentino e dalla Comunità Montana dei Monti Picentini che hanno fattivamente contribuito all'iniziativa e, non di meno, dalla stampa locale che, nell'edizione del quotidiano "La Città" di Salerno del 28 giugno ha dedicato un articolo al "Raid Cross".

L'impegno degli Istruttori e di tutti i VdS intervenuti, dei Pionieri, dei truccatori della C.R.I. e l'interesse del pubblico presente nell'ameno parco di S.Cipriano Picentino hanno fatto sì che il progetto del "Raid Cross" si sia rivelato uno splendido mezzo per veicolare verso i giovani i principi del D.I.U. e della difesa dei diritti umani, costituendo così un ottimo viatico per future repliche in tutta la regione.”

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6 - Istituto Internazionale Diritto Umanitario: annuale Tavola Rotonda
Si terrà a Sanremo, dal 4 al 6 settembre 2008, l’annuale
Tavola Rotonda dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario.
 Il Presidente Nazionale della CRI, Massimo Barra, interverrà alla seduta di inaugurazione del 4 settembre.
http://www.cri.it/pages/get?type=article&sec=ATT&cat=ATNEW&i=2828
 
< Prec.   Pros. >

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