Home

Area Riservata






Password dimenticata?

Cri.it

IFRC

CICR

MICR - Geneve

Museo Castiglione

Il museo su FB


fb

RCRC Magazine

Standing Commission


n 352 del 17 marzo 2007 Stampa E-mail
domenica 13 aprile 2008
12 aprile 2008
nr. 352
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


---------------------------------------------------------------------------------- 

Contenuto:

1 - 08 aprile 2008  -  Personaggio
Una giornalista nelle prigioni del Kirghizistan – O come imparare il senso di «sbrigati e aspetta»
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 27 marzo 2008  -  Intervista
Chirurgia di guerra: occuparsi del problema della sicurezza, trovando le soluzioni appropriate
Traduzione non ufficiale di Elena Delise  

3- allegato
ROME CONSENSUS
L'accordo di Roma: “Una politica umanitaria per le dipendenze da sostanze”
Dichiarazione per la 51a Sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulle sostanze narcotizzanti (CND), Marzo 2008
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Ianniello

4- allegato
ROME CONSENSUS Rapporto finale:
III Congresso Mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sulla Politica Umanitaria verso le dipendenze da sostanze. Iniziativa dell’Accordo di Roma.
Barcellona 5-7 Marzo 2008
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Ianniello

5 - Cellatica (BS) 23 aprile 2008 ore 20,30
“Il percorso della Memoria. Ricordi di un internato in un campo di prigionia”
presso la sede della Croce Rossa Italiana di Cellatica
Comunicato da Carolina David

6 - Palazzolo sull’Oglio (BS)  25 maggio 2008
Esercitazione di Diritto Internazionale Umanitario
Sede Comitato Locale CRI Palazzolo
Comunicato da Carolina David

@@@@@@@@@@@@@@@@@@

1 - 08/04/2008 Personaggio
Una giornalista nelle prigioni del Kirghizistan – O come imparare il senso di «sbrigati e aspetta»
Imogen Faulkes è la corrispondente da Ginevra per la BBC. Recentemente si è recata in Kirghizistan per realizzare un reportage sul sostegno del CICR alle attività di lotta contro la tubercolosi multiresistente alle medicine nelle prigioni. Il suo racconto.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

È la prima volta che salgo su un Land Cruiser del CICR. Sono le tre del mattino e sono davanti all’aeroporto di Manas, a Biškek, la capitale del Kirghizistan. Irritata e sfinita per il fuso orario e il volo da Zurigo, sono felice di vedere che un’auto mi attende.

Ma la fatica non è l’unico motivo per cui sono felice di essere accolta: la maggior parte delle volte, quando arrivo in un paese per fare un reportage, la prima cosa che faccio è esaminare la fila dei taxi che aspettano i viaggiatori, prima di scegliere l’autista che ha l’aria più sveglia e l’auto che ha i pneumatici meno sgonfi. Sono quindi riconoscente verso il CICR per avermi risparmiato questa preoccupazione.

Poiché la BBC è diventata estremamente scrupolosa in materia di sicurezza, ho dovuto, ancora prima di salire sull’aereo per Biškek, riempire un formulario molto lungo sulla valutazione dei rischi. Una domanda chiave riguardava il genere di veicolo a bordo del quale avrei viaggiato. Non è necessario dire che un 4x4 del CICR, che espone una croce rossa sulle fiancate, è tale da soddisfare il più pignolo dei responsabili della sicurezza.

Io sono qui per rendere conto delle attività dei CICR in favore delle persone colpite dalla tubercolosi detenute nelle prigioni del Kirghizistan. Mi viene detto che il tasso del ceppo multiresistente ai farmaci della malattia è molto elevato e che le risorse materiali e il personale sanitario necessari per trattare i prigionieri infetti sono molto limitati

Un problema sanitario preoccupante

Per me è una vera missione da sogno: non soltanto evito per una settimana riunioni, conferenze e incontri a Ginevra, ma avrò anche il supporto del CICR – e questa non è un’occasione che capita tutti i giorni a un giornalista – per visitare l’interno delle prigioni dell’ex Unione Sovietica e raccontare di un problema sanitario sempre più allarmante e che sta attirando sempre più l’attenzione.

E così eccomi, dopo una notte di sonno troppo corta, in viaggio verso l’ufficio del CICR a Biškek, accompagnata dal produttore e dal cameraman dell’istituzione, per una prima intervista. Sono piacevolmente sorpresa di constatare che il fuoristrada bianco con la croce rossa ci attende davanti all’hotel per portarci all’ufficio, nonostante questo sia solo a qualche minuto di distanza.

Questa organizzazione perfetta continuerà durante tutta la settimana. Il secondo giorno siamo condotti alla prigione Colonia 27, dove una cinquantina di detenuti sono attualmente curati contro la tubercolosi multiresistente grazie al sostegno del CICR.

Sul posto, due traduttori e due medici del CICR sono pronti ad assisterci, così come due medici della prigione, diversi infermieri e numerose guardie. Ed è là che iniziano gli imbarazzanti aspetti negativi del giornalismo televisivo.

«È l’inferno!»

Mentre degli esperti premurosi si affaccendano intorno a noi, vedo il cameraman francofono che tenta di fare delle riprese dell’edificio della prigione, sforzandosi di avere meno ufficiali possibili nel campo visivo. Per me si tratta d’immagini importanti; conto di utilizzarle all’inizio del mio reportage per mostrare il degrado delle infrastrutture penitenziarie, che sono da molto tempo un fattore che favorisce la propagazione della tubercolosi.

Il compito non è facile. Incrocio lo sguardo del cameraman che cerca i miei occhi, mentre un altro individuo si muove nel campo visivo della telecamera, senza smettere di fissare l’obiettivo. «C’est l’enfer!» [è l’inferno, n.d.t.], si lascia scappare fra i denti il cameraman.

Nel frattempo, i membri del personale medico e i prigionieri che aspettano di essere intervistati si domandano che cosa stiamo facendo per ritardare in questo modo. D’altronde la domanda è legittima: come si può passare delle ore, se non dei giorni, a produrre una sequenza che, alla fine, non durerà più di tre o quattro minuti?

«Sono i misteri della televisione», dico a un medico che sorprendo mentre guarda l’orologio. «Sa, c’è una battuta che circola fra noi; è la storia dello “sbrigati e aspetta”».

In televisione, abbiamo dei modi estremamente intrusivi: vogliamo che a un nostro segnale i prigionieri prendano i medicinali contro la tubercolosi davanti alla telecamera; domandiamo loro di togliersi la camicia e di sottomettersi agli esami medici; chiediamo loro di raccontarci le vicissitudini che li hanno condotti in questa situazione.

Pazienza e gentilezza

Sono sempre sorpresa di vedere con quale pazienza e gentilezza le persone comuni si prestano a questo genere di esercizio. I detenuti e i membri del personale della Colonia 27 non fanno eccezione. Ripartiamo dunque con delle interviste e delle immagini di eccellente qualità…e solo qualche ora più tardi del previsto!

Il giorno seguente ci rechiamo alla prigione Colonia 19. Anche qui io ho un’idea precisa delle immagini che voglio. Colonia 27, con i suoi interni rinnovati, era perfetta per le immagini sui trattamenti medici; ma ho ancora bisogno di interni di prigione che somiglino a una prigione e mi assicurano che a Colonia 19 potrò procurarmeli.

Il nostro arrivo, però, provoca una certa agitazione e non siamo sicuri che la nostra presenza sia del tutto benvista. Quello che è certo è che il direttore della prigione sembra riluttante a lasciarci entrare. Mentre si prolungano le discussioni sul se sia necessaria una copia della lettera di raccomandazione del Ministero della Giustizia, la giornalista che è in me inizia a fremere di impazienza.

Giorno dopo giorno, ovunque nel mondo

«Dite loro che la copio io a mano, la loro autorizzazione», brontolo irritata, immaginando di rientrare in Svizzera senza quelle immagini di cui ho assolutamente bisogno.

I delegati del CICR saggiamente mi ignorano e proseguono nella loro negoziazione. Quanto a me, capisco che questo è ciò che il CICR fa, giorno dopo giorno, ovunque nel mondo. E se i delegati compiono tutti questi sforzi, non è per aiutare un giornalista, ma per essere autorizzati a visitare dei prigionieri che hanno spesso un bisogno disperato dell’aiuto del CICR, per le cure mediche ma anche per una cosa fondamentale quale è lo scambio di notizie con le loro famiglie.

Finalmente Colonia 19 ci apre le porte e noi ne usciamo, di nuovo, con delle immagini e delle interviste eccezionali. Abbiamo adesso tutto il materiale necessario per cominciare a montare il reportage.

Sono sullo stesso veicolo 4x4 bianco che mi riporta all’aeroporto di Manas. Sono di nuovo le tre del mattino e, grazie al CICR, il motto «sbrigati e aspetta» ha ormai per me un significato tutto particolare.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/kyrgyzstan-feature-010408?opendocument

@@@@@@@@@@@@@@@@@@

2 - 27-03-2008 intervista
Chirurgia di guerra: occuparsi del problema della sicurezza, trovando le soluzioni appropriate
Traduzione non ufficiale di Elena Delise

Intervista a Marco Baldan, organizzatore del Diciannovesimo Seminario Chirurgico del CICR (28-30 marzo 2008). Il dott. Baldan, è dirigente medico del CICR, ha lavorato nell’organizzazione per nove anni, sia nella sede centrale sia in diversi Paesi dell’Africa. In passato ha lavorato in Iraq, Uganda e Cambogia.

E’ da tre decenni che il CICR invia sul campo squadre mediche; com’è cambiato questo lavoro nel tempo?

Da un lato, oggi abbiamo trenta anni di esperienza di chirurgia di guerra sul campo, avendo trattato oltre 100.000 pazienti feriti di guerra. Ciò ci ha permesso di standardizzare il loro trattamento mediante protocolli e linee guida. Dall’altro lato, oggi il fattore sicurezza rappresenta la sfida maggiore, impedendoci di raggiungere pazienti in alcune aree di conflitto, come l’Iraq e l’Afghanistan.

Dov’è è stato più attivo il CICR nello scorso anno?

Dal punto di vista medico, i maggiori interventi sono stati in Israele e nei Territori occupati, Sudan, Afghanistan, Somalia, Iraq, Repubblica Democratica del Congo e Ciad.

Quali sono le sfide che affronta il CICR quando si dispiega sul campo, oltre le minacce alla sicurezza?

In primo luogo essere sicuri che i bisogni specifici della situazione siano soddisfatti, tra cui le forniture mediche, le attrezzature, le infrastrutture di riabilitazione, lo staff medico e la gestione dell’intero sistema.

Una volta accertato che le attrezzature sanitarie siano in grado di provvedere ad un’adeguata assistenza sanitaria, il problema diventa accertarsi che i pazienti possano accedervi! I pazienti potrebbero non accedervi a causa della difficoltà di raggiungere l’ospedale, la distanza, etc.

Quali sono i criteri che il CICR stabilisce prima di inviare un chirurgo o un intero gruppo?

Deve essere fatta una valutazione: una verifica della necessità (che ci sono feriti di guerra, quanti sono, etc.); sapere se c’è una mancanza di personale medico esperto sul campo; avere una richiesta dalle autorità mediche locali – o il loro permesso alla nostra presenza; e un’analisi della situazione in termini di sicurezza.

Da dove proviene la maggior parte del personale medico del CICR? E’ difficile convincere persone di Paesi “sicuri” ad andare in zone di guerra? Sono qualificati per questo incarico?

Oggi il nostro personale medico proviene da tutto il mondo, Africa, Russia, Europa, Medio Oriente, Asia, Australia, America Centrale, Sud America e Canada. Le rigorose misure di sicurezza applicate dal CICR, l’idea di evadere dalla routine quotidiana e mettersi alla prova in un contesto medico di guerra, rappresentano nell’insieme un’attrattiva per molti specialisti a svolgere missioni sanitarie. Può addirittura succedere che alcuni di loro poi non vogliano più ritornare al loro precedente lavoro e desiderino rimanere nel mondo umanitario!

Dall’altro lato, in molti Paesi la tendenza ad un alto livello di specializzazione più la mancanza di un training specifico in chirurgia di guerra rendono sempre più difficile trovare personale qualificato. Con ciò intendo persone in grado di occuparsi della vasta gamma di infortuni e ferite che le armi di guerra possono causare, e che siano abili nell’utilizzare tecniche e tecnologie laddove le situazioni di guerra rendono limitate tali risorse.

Lei è appena tornato dalla Striscia di Gaza, dove ha organizzato un seminario per chirurghi locali. Che cosa ha imparato dalla loro esperienza?

A causa della situazione locale, i nostri colleghi palestinesi hanno una grande esperienza nella gestione degli infortuni di guerra. Il loro approccio nel trattare i feriti di guerra è reso oggi molto più problematico dalla crescente difficoltà che incontrano nel far funzionare il sistema e dalla difficoltà di seguire i pazienti, poiché molti di essi sono dimessi appena pochi giorni dopo l’operazione.

Versione originale:
http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/htmlall/war-surgery-interview-080326

@@@@@@@@@@@@@@@@@@

3- allegato
ROME CONSENSUS
L'ACCORDO DI ROMA: UNA POLITICA UMANITARIA
PER LE DIPENDENZE DA SOSTANZE
Dichiarazione per la 51a Sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulle sostanze narcotizzanti (CND), Marzo 2008
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Ianniello

@@@@@@@@@@@@@@@@@@

4- allegato
ROME CONSENSUS
Rapporto finale: III Congresso Mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sulla Politica Umanitaria verso le dipendenze da sostanze. Iniziativa dell’Accordo di Roma.
Barcellona 5-7 Marzo 2008
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Ianniello

@@@@@@@@@@@@@@@@@@

5 - Cellatica (BS) 23 aprile 2008 ore 20,30
“Il percorso della Memoria. Ricordi di un internato in un campo di prigionia”
presso la sede della Croce Rossa Italiana di Cellatica
Comunicato da Carolina David

Nell’ambito del ciclo di incontri promossi dallo scrivente Ispettorato Provinciale, volti a favorire una maggiore conoscenza tra i Volontari del Diritto Internazionale Umanitario e prevenirne le sue violazioni, il giorno 23 aprile alle ore 20.30 presso la sede della Croce Rossa gruppo VV.d.S di  Cellatica si terrà un incontro dal titolo “Il percorso della Memoria. Ricordi di un ex internato in un campo di prigionia” interverranno il Cav. Uff. Remo Capacchietti e la professoressa Maria Piras.

Il Cav. Capacchietti che molti volontari hanno già avuto il piacere di conoscere ci renderà partecipi della sua drammatica esperienza in campo di internamento della seconda guerra mondiale. La professoressa Piras, grande conoscitrice del periodo storico, ci aiuterà a capire quale era la situazione dei prigionieri e degli internati a quei tempi.

L’incontro è  stato aperto anche  a tutta la cittadinanza e, vista l’importanza della tematica trattata e lo spessore dei relatori, si auspica una vasta partecipazione delle Componenti Volontaristiche.

È gradito che i Volontari delle diverse Componenti della CRI partecipanti all’iniziativa indossino la Divisa.

Per informazioni:
Ispettorato VdS  Provincia di Brescia
Tel 030 7402913
Fax 030 7407763
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

@@@@@@@@@@@@@@@@@@

6 - Palazzolo sull’Oglio (BS)  25 maggio 2008
Esercitazione di Diritto Internazionale Umanitario
Sede Comitato Locale CRI Palazzolo
Comunicato da Carolina David

Al fine di diffondere tra tutti i Volontari una maggiore conoscenza delle origini e delle attività del Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, del Diritto Internazionale Umanitario e delle sue violazioni, l’Ispettorato Provinciale VV.d.S ha un organizzato un’esercitazione per il giorno 25 maggio a Palazzolo S/O.

Attraverso giochi di ruolo e prove di gruppo, con un linguaggio semplice a accessibile anche a chi ha scarsa dimestichezza con la materia, i partecipanti saranno invitati a riflettere sulle attività svolte dalla Croce Rossa in tempo di pace e in tempo di guerra.

Il ritrovo dei partecipanti è fissato alle ore 08.30 presso la sede Cri di Palazzolo. La manifestazione avrà termine alle ore 19.00
Con l’intento di rendere partecipi i familiari e in particolare i figli dei volontari nelle attività di Croce Rossa sono previsti nel pomeriggio alcuni giochi a loro indirizzati.
I volontari sono pertanto invitati a coinvolgere amici e parenti.
Le iscrizioni si ricevono tramite i Vertici Locali delle propria componente e l’invieranno all’indirizzo dell’ispettorato provinciale entro e non oltre  il 13 maggio.
Pregasi diffondere l’iniziativa nelle sedi tra i volontari di ogni componente.

Per informazioni:
Ispettorato VdS Provincia di Brescia
Tel 030 7402913
Fax 030 7407763
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
 
< Prec.   Pros. >

Annunci

GORIZIA 3 febbraio 2018 dalle ore 8,30 alle ore 17,30

Università degli Studi di Trieste sede di GORIZIA

Aula Magna Corso di Laurea Scenze Internazionali e Diplomatiche  Via Alviano 18 Gorizia

Giornata di Studio sul

"Diritto Internazionale Umanitario nel terzo millennio: diplomazia umanitaria e International Disaster Law"

Per informazioni scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

In allegato pieghevole esplicativo e modulo iscrizione

Comunicato dalla Presidenza CRI Gorizia 

 

PDF
 

Iscriviti

 

Totale iscritti: 1016

Scuole al museo

scuole
amici del museo croce rossa castigione stiviere
 
museo-oltre
Convegno SISM e CRI

Climate Center

CRIVIDEO - SEZIONE DIU

IIHL

IIHL

Int. Tracing Service

its

Darfur Blog

darfur

Sostieni la CRI

Syndicate

WebStaff

Get Firefox!
© 2019 Caff Dunant
Joomla! is Free Software released under the GNU/GPL License.