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n 351 del aprile 2008 Stampa E-mail
domenica 06 aprile 2008
5 aprile 2008
nr. 351
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:


1 - 02 aprile 2008 - Intervista
Colombia: il CICR è pronto ad agevolare le visite umanitarie agli ostaggi.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 31 marzo 2008
Nigeria: formare i formatori a insegnare il DIU
Livinus Jatto è un ex soldato che adesso lavora per il CICR, insegnando agli ufficiali dell’esercito nigeriano l’importanza del diritto internazionale umanitario.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 31 marzo 2008 Punto di vista
Zimbawe: un lungo cammino per dare la vita
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4-   31-3-2008 Comunicato Stampa 08/57
Svizzera : il CICR e il Credito Svizzero concludono un accordo di partenariato
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

5 - TAVOLA ROTONDA  A VITERBO
Lunedì, 28.04.2008 dalle ore 9.30 alle 12.30
Aula magna, Via S. Carlo, 32 Viterbo
Comunicato da Giorgio Ceci 

6 - allegato programma
5° Corso di Storia di Croce Rossa e della Medicina
Durata del Corso: dal 24.9.2008 al 29.9.2008;
Sede del Corso: Reggio Calabria;            
Comunicato da Giorgio Ceci e M.Grazia Baccolo

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1 - 02 aprile 2008 - Intervista
Colombia: il CICR è pronto ad agevolare le visite umanitarie agli ostaggi.
Sempre più informazioni pubblicate dai media riportano il deterioramento dello stato di salute di Ingrid Betancourt e di un’eventuale missione volta a visitare l’ostaggio franco-colombiano e altri ostaggi che si trovano nelle mani del gruppo armato colombiano delle FARC. Il capo delle operazioni del CICR per l’America Latina, Maria Dos Anjos Gussing, parla di un possibile ruolo per il CICR in questa operazione, a condizione che tutte le parti siano d’accordo.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Le notizie sullo stato di salute di Ingrid Betancourt sono molto preoccupanti. Il CICR ha delle informazioni aggiuntive a questo riguardo?

Non abbiamo informazioni molto più precise rispetto a quelle che sono state divulgate dai media. Noi siamo tuttavia in contatto con alcuni interlocutori di diversi ambienti, sia in Colombia che all’esterno del paese, e attualmente siamo molto preoccupati per lo stato di salute di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi e detenuti. Il CICR ricorda che è a disposizione di tutte le parti implicate per facilitare un’azione umanitaria, di qualunque tipo, concernente gli ostaggi e i detenuti.

Siete al corrente dell’iniziativa in corso di tre “paesi amici” (Francia, Svizzera e Spagna) che supportano il processo di pace in Colombia?

Sì, ne siamo al corrente e abbiamo avuto diversi contatti a questo riguardo con i paesi coinvolti. Siamo stati informati degli obiettivi di questa operazione e del suo svolgimento e siamo anche stati consultati sul ruolo che il CICR potrebbe giocare nelle diverse fasi.

Quale ruolo potrebbe giocare il CICR in questa operazione?

Il CICR è pronto ad intervenire nel quadro di un’azione strettamente umanitaria per venire in aiuto agli ostaggi, ma sembra che il momento non sia ancora giunto. Devono ancora essere realizzate discussioni e negoziazioni fra le parti coinvolte (i tre paesi amici, le autorità colombiane e le FARC), prima che si possa definire una tale operazione. Si può tuttavia già dire che, una volta che i contorni dell’operazione si disegneranno, il CICR potrà, in qualche ora, organizzare un’azione, recarsi in qualunque luogo della Colombia e assistere gli ostaggi. Ma per fare ciò è necessario che tutte le parti coinvolte siano d’accordo sulla natura dell’operazione e sul ruolo che il CICR dovrebbe giocare per condurla a buon fine. La fiducia di tutte le parti nel CICR in quanto istituzione umanitaria specificamente neutra e indipendente è essenziale ed è questo che permetterà al CICR di condurre a buon fine l’operazione.

Il CICR pone delle condizioni per il suo intervento?

Sì, la condizione principale è che gli sia affidata una missione con un obiettivo strettamente umanitario, cioè alleviare la sofferenza delle vittime. Affinché tale missione sia possibile, è necessario che tutte le parti coinvolte – le autorità colombiane e le FARC, in particolare – diano il loro preventivo consenso e delle garanzie di sicurezza.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/colombia-interview-020408

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2 - 31 marzo 2008
Nigeria: formare i formatori a insegnare il DIU
Livinus Jatto è un ex soldato che adesso lavora per il CICR, insegnando agli ufficiali dell’esercito nigeriano l’importanza del diritto internazionale umanitario.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Quando stiamo per tenere un corso sul diritto internazionale umanitario, spesso i soldati ai checkpoint ci chiedono antidolorifici, bende e altri rifornimenti sanitari. Sentire questo è meno sorprendente di sentire i commenti dei partecipanti invitati a seguire il corso del CICR di formazione per i formatori.

Lo schema dei tre corsi ai quali ho partecipato è abbastanza comune. Il primo giorno, il formatore valuta le conoscenze e le opinioni dei presenti. Spesso gli ufficiali hanno qualche conoscenza del diritto dei conflitti armati, ma un’idea limitata del ruolo del CICR nella sua promozione.

Le osservazioni che spesso si sentono sono “Qual è la relazione fra la Croce Rossa e il diritto dei conflitti armati”, “Perché il diritto dei conflitti armati è una materia di interesse del CICR” oppure “Il diritto dei conflitti armati è un vincolo per la condotta della guerra”. Proprio qui è la sfida per il formatore e io mi scaldo per “raggiungere un altro obiettivo” in altri dieci giorni.

Raggiungere l’obiettivo

Ri-orientare l’atteggiamento mentale degli ufficiali è come far spostare un nemico da una posizione particolarmente trincerata. L’attaccante necessita di qualcosa di più del fuoco diretto e deve programmare delle fasi di attacco per non essere condannato al fallimento.

La fase 1 per raggiungere l’obiettivo è di rivolgere la domanda “chi protegge il diritto durante una guerra?”. La risposta è sempre “il diritto protegge VOI”. Quando non siete più in grado di combattere a causa di una malattia o di una ferita, il diritto vi dà l’opportunità di una seconda occasione di vita. Il diritto richiede che il nemico vi conduca in una struttura sanitaria invece che uccidervi. Il diritto dice che voi diventate un Prigioniero di Guerra (PoW [Prisoner of War, nd.t.]), quando avreste potuto essere “uccisi in azione” (KIA [killed in action, n.d.t.]). Quando proseguo spiegando agli ufficiali in classe i vantaggi, la convinzione inizia a lasciare spazio al dubbio.

La fase 2 testa ulteriormente gli ufficiali. Alcune volte chiedo di guardare nel proprio portafoglio e normalmente hanno le foto della moglie o dei figli. Ancora “assaltandoli” con la mia raffica di domande, chiedo se sono stati in qualche operazione nella Penisola di Bakassi [area contesa fra Camerun e Nigeria, n.d.t.] o con l’ECOMOG [Economic Community of West African States Monitoring Group, n.d.t.] o con l’ONU e la risposta è spesso affermativa. Insieme cerchiamo di ricostruire come spendevamo il nostro tempo (quando non eravamo di pattuglia o stavamo fronteggiando il fuoco nemico). Essi ricordano che usavano i momenti tranquilli per guardare quelle fotografie delle persone amate e per riandare con la memoria ai momenti (belli e brutti) passati con loro. Ricordiamo come preghiamo che la missione finisca bene, in modo tale da poter tornare da loro e chiedere scusa per litigi che non avevano motivi. Poi chiedo loro come si sentirebbero se le loro famiglie fossero uccise o rapite e le loro proprietà sequestrate dall’avversario prima del loro ritorno. Naturalmente, gli ufficiali pensano che sia assurdo che un avversario faccia una cosa simile. Io spiego loro che prevenire queste situazioni è l’essenza del diritto dei conflitti armati.

La fase 3 è l’assalto finale – l’esercitazione di combattimento (BATEX, [Battle Exercise, n.d.t.]). Lo scenario è quello di un attacco imminente su una posizione nemica vicina a un area civile, che ha due luoghi di preghiera, un ospedale e così via. Il diritto afferma che dobbiamo lasciare il nemico tranquillo? La risposta è certamente NO. Il diritto fa sì, soltanto, che il comandante debba pianificare l’attacco più accuratamente, in modo tale che possa utilizzare i mezzi e i metodi migliori per concludere con successo la sua missione.

Recentemente, durante una sessione di divulgazione, un ufficiale superiore mi ha chiesto se pensassi che il diritto dei conflitti armati fosse praticabile. La mia risposta è stata che ora io sono in pensione e che un giorno anche lui sarebbe stato in pensione e allora la definizione di cosa significa essere un civile sarebbe diventata chiara. In caso di ostilità, come ti sentiresti se il nemico potesse trattare te e la tua famiglia in qualunque modo egli volesse?

Inoltre, i membri delle forze armate che sostengono di stare seguendo le istruzioni dello Stato ma che stanno compiendo delle violazioni delle Convenzioni di Ginevra sono venuti meno alle loro responsabilità. Ratificando le Convenzioni di Ginevra e gli altri trattati del Diritto Internazionale Umanitario, lo Stato ha stabilito chiaramente in che modo intende difendersi.

Missione compiuta

Alla fine di ciascuna sessione di formazione dei formatori, il formatore testa nuovamente le opinioni della classe. I loro commenti spesso rivelano un cambiamento positivo delle loro idee e mostrano che i membri delle forze armate sono come le altre persone. Essi desiderano vivere in pace ma, se obbligati a combattere, desiderano farlo secondo le regole, se sono sicuri che il nemico farà lo stesso. Molti partecipanti promettono di “passare la parola” fra i propri colleghi. Questa è la ricompensa per il facilitatore. “Obiettivo raggiunto, Signore”.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/nigeria-ihl-310308?opendocument

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3 - 31 marzo 2008 Punto di vista
Zimbawe: un lungo cammino per dare la vita
Mona-Lisa è nata in buona salute dopo che sua madre, incinta di nove mesi, ha percorso più di 15 km a piedi per partorire nell’ospedale più vicino. Il CICR fornisce il suo sostegno a 16 strutture sanitarie in tre distretti rurali per colmare alcune delle lacune più preoccupanti del sistema di cure sanitarie dello Zimbawe.
Testimonianza di Robin Waudo
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Sekai Zhou ha 26 anni. È arrivata all’ospedale Chishave, situato in una regione rurale, un lunedì mattino soleggiato con la sua figlioletta di cinque mesi, Mona-Lisa. La bambina è in buona salute: sua madre l’ha condotta all’ospedale per una vaccinazione e un esame di routine. Sekai stringe sua figlia fra le braccia, aspettando pazientemente con le altre madri di essere ricevuta dalle infermiere. Mentre la stanno vaccinando, Mona-Lisa si mette a piangere. Sekai comincia subito a cullarla fra le braccia, cantando dolcemente per alleviare il suo dolore.

La giovane madre abita nel villaggio di Chinjiva, a 15 km dall’ospedale Chishave. Poiché non c’è nessuna struttura medica nel suo villaggio, ha dovuto percorrere a piedi la lunga distanza che separa il suo villaggio dall’ospedale, perché non ha i mezzi per pagare un biglietto dell’autobus. Il tragitto ha occupato diverse ore, ma è sembrato molto più lungo del solito a causa della vicinanza con la nascita della bambina.

Una casa di accoglienza cadente per le donne incinte

“Per cinque mesi ho percorso a piedi la distanza enorme fra il mio villaggio e il dispensario”, racconta Sekai. “Arrivavo a casa stanca e le gambe gonfie per la fatica mi facevano male”. Durante il suo ultimo mese di gravidanza, Sekai ha avuto la fortuna di ottenere un posto nella casa di accoglienza per donne incinte dell’ospedale, benché questa fosse in uno stato di evidente decadenza: nessuna parete separa i letti, i muri dovrebbero essere ritinteggiati e il tetto si sgretola.

La piccola Mona-Lisa è nata senza complicazioni a ottobre 2007. “Le infermiere mi sono state di grande aiuto”, ricorda Sekai. “Mia figlia è nata in buona salute grazie alle loro cure”. La giovane donna ha altri due figli – un bambino di cinque anni e una bimba di tre anni. Tutti e due sono nati in questo ospedale rurale. Sekai vive in un piccolo villaggio, dove coltiva miglio, mais, saggina e ortaggi per nutrire la sua famiglia. Suo marito lavora a Chiredzi, a circa 100 km da casa, e torna solo una volta al mese.

L’ospedale Chisave si situa in una zona rurale, nella provincia di Masvingo (a sud dello Zimbawe), a più di 350 km dalla capitale, Harare. Questo ospedale è il solo centro medico nel raggio di 20 km. Fornisce dei servizi sanitari essenziali a più di 14.000 persone che lottano per superare gli ostacoli e i problemi derivanti dalla difficile situazione economica dello Zimbawe. L’ospedale impiega sei infermieri, un tecnico in salute ambientale e un guardiano e utilizza tutte le sue risorse per assicurare dei servizi sanitari essenziali.

Gli ospedali incontrano “numerose difficoltà”.

La figlia di Sekai è una dei 478 bimbi venuti al mondo nell’ospedale Chishave nel 2007. Sorella Shupikai Nyamakawo, la capo infermiera dell’ospedale, ha aiutato Sekai a partorire.

“Sebbene questo parto si sia svolto senza complicazioni, l’ospedale incontra numerose difficoltà”, spiega. Non ci sono sufficienti traverse per i parti e, più in generale, per le donne che partoriscono. Di conseguenza, le donne incinte devono portare la propria biancheria per il letto.

Se Sekai apprezza l’impegno e la devozione del personale dell’ospedale, precisa però che le è capitato di doversi recare ripetutamente all’ospedale per ricevere una cura, a causa della penuria delle medicine. Problemi di approvvigionamento di medicine sono stati rilevati dalle autorità sanitarie e dai medici a differenti livelli nel distretto.

Il CICR ha completato le risorse dell’ospedale fornendo le medicine più richieste, nonché del materiale sanitario e degli articoli usa e getta come traverse, bende, guanti in lattice e mascherine. “Il sostegno dato dal CICR è più che benefico”, esclama Sorella Shupikai.

Oltre alla mancanza di medicine e di materiale sanitario, Sorella Shupikai constata che la penuria di acqua potabile è un problema maggiore, che spiega il numero crescente di casi di malattie di origine idrica, come la schistosomiasi. “Prima l’ospedale non aveva l’acqua, ma oggi disponiamo di un pozzo, e sempre più donne vengono qui per partorire”, aggiunge.

Migliorare l’accesso all’acqua potabile

Nel 2007, il CICR ha trivellato un pozzo e istallato una pompa manuale all’ospedale Chishave. La capo infermiera sottolinea il fatto che le donne incinte preferiscono andare a Chishave a causa della penuria di acqua in certe strutture mediche – compreso l’ospedale distrettuale. Constata inoltre che, poiché ormai l’ospedale è approvvigionato di acqua, ciò ha contribuito a ridurre, nel 2007, il numero di parti a domicilio (solo 16 casi), sebbene si contino circa 30 parti tradizionali nel distretto.

Il CICR fornisce il suo sostegno a 16 strutture sanitarie in tre distretti rurali dello Zimbawe, cioè Makoni, Tsholotsho e Chivi, dove si trova l’ospedale Chishave. Il CICR si sforza anche di migliorare l’accesso all’acqua potabile in queste strutture, perforando dei pozzi o rimettendo in uso i pozzi esistenti e istallando delle pompe manuali e delle riserve d’acqua.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/zimbabwe-feature-250308?opendocument

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4 - 31-3-2008 Comunicato Stampa 08/57
Svizzera : il CICR e il Credito Svizzero concludono un accordo di partenariato
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Ginevra/Zurigo – Il Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Jakob Kellenberger, e il Presidente del Credit Suisse Group, Walter B. Kielholz, hanno firmato oggi a Zurigo un accordo formale di partenariato a lungo termine

Unendosi al gruppo di imprese partners del CICR, il Credit Suisse si impegna a sostenere il lavoro umanitario del CICR nel corso dei prossimi anni

« Vogliamo rinforzare i legami fra il CICR e il Credit Suisse incoraggiando interventi regolari su questioni di interesse comune », ha dichiarato J.Kellenberger . < Con il suo sostegno, il Credit Suisse porta un contributo importante agli sforzi svolti dal CICR nel mondo intero per aiutare le vittime dei conflitti armati.>

Per conto del Credit Suisse, W.B.Kielholz ha dichiarato : < In qualità di impresa partner del CICR, il Credit Suisse si augura di riuscire a contribuire direttamente a sollevare le sofferenze e le difficili prove subite dalla popolazione del mondo intero, continuando così la tradizione umanitaria della banca. Sono molto soddisfatto di avere stabilito questo partenariato innovatore a lungo termine, e sono contento di lavorare  a fianco di un gruppo di partners così forti. Mi rallegro di questa cooperazione e dello scambio delle conoscenze e delle idee che questa operazione permetterà fra le nostre organizzazioni.

Il Credit Suisse si è impegnato a offrire un contributo importante alle operazioni del CICR. Inoltre, le due istituzioni hanno l’intenzione di condividere le loro conoscenze e le loro esperienze nei settori di interesse comune, quali la gestione del rischio, lo sviluppo delle risorse umane, la formazione, la logistica e la comunicazione.

L’accordo di partenariato va a completare l’ingaggio del Credit Suisse infavore delle Società Nazionali della Croce Rossa attraverso il mondo, attraverso il sostegno finanziario al lavoro volontario dei suoi impiegati per le Società Nazionali, in Svizzera, in Australia, a Singapore e negli USA.

Il Credit Suisse è la prima delle grandi banche mondiali ad unirsi al Gruppo delle imprese partners del CICR. Creato nel 2005 questo gruppo comprende ora 8 membri, che sono i “partner privilegiati” del CICR in occasioni di manifestazioni e di campagne specifiche organizzate per sostenere le sue operazioni umanitarie nel mondo intero.

L’originale francese al link
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/switzerland-news-310308!OpenDocument

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5 - TAVOLA ROTONDA  A VITERBO
Lunedì, 28.04.2008 dalle ore 9.30 alle 12.30
Aula magna, Via S. Carlo, 32 Viterbo

9.30 Saluto delle Autorità;
9.45 Prof. P. Vanni – “Dunant, l’alfa e l’omega” ;
10.15 Prof.ssa M. Ponticelli – “L’ordinamento della Croce Rossa”;
10.45 M. Barra – “La posizione della Croce Rossa nella comunità internazionale”;
11.20 Tavola rotonda – “Problemi della C. R. all’inizio del nuovo secolo: la prospettiva degli operatori”.

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6 - 5° Corso di Storia di Croce Rossa e della Medicina

Anche quest’anno, per la quinta volta, viene organizzato il Corso di Storia della Croce Rossa e Storia della Medicina diretto dal Prof.Paolo Vanni, Delegato Nazionale alla Storia della Croce Rossa. I precedenti corsi si sono tenuti a Marina di Massa, Maenza (LT),  Marola-Casina (RE), Terminillo (RI). La conoscenza della nostra Storia, da dove vengono le idee che hanno rivoluzionato il modo di soccorrere e la protezione delle vittime in conflitto armato, dovrebbero essere patrimonio di ogni membro di Croce Rossa, volontario o dipendente, operatore o dirigente. La formazione di Cultori della Storia è un impegno necessario per permettere che la conoscenza venga diffusa a tutti i livelli.

E’ un corso molto interessante per molti aspetti fra cui il parallelismo delle due Storie, quella della Croce Rossa e quella della Medicina che dal 1859 si intersecano in continuazione. E’ quello un anno che ha cambiato il corso dell’assistenza, è universalmente riconosciuto che le idee di Henry Dunant sono state una pietra miliare,  stabilendo “un prima ed un dopo”.  Invitiamo chiunque sia interessato a chiedere informazioni sui dettagli per l'iscrizione al numero di telefono sottostante.

Durata del Corso: dal 24.9.2008 al 29.9.2008;
Sede del Corso: Reggio Calabria;             
Direttore del Corso: Prof.  P. Vanni - Università di Firenze – Delegato Naz.le per la Storia di Croce Rossa;
Partecipanti: massimo 50;
Possesso di: licenza di Scuola Media Superiore;
Costo del Corso: a carico delle Comitati di appartenenza o dei partecipanti;
Informazioni: Com.to Prov.le CRI di Reggio Calabria tel  0965.330089;

Il Programma è allegato

Comunicato da Giorgio Ceci e M.Grazia Baccolo
 
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Università degli Studi di Trieste sede di GORIZIA

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"Diritto Internazionale Umanitario nel terzo millennio: diplomazia umanitaria e International Disaster Law"

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In allegato pieghevole esplicativo e modulo iscrizione

Comunicato dalla Presidenza CRI Gorizia 

 

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