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n° 348 del 16 marzo 2008 Stampa E-mail
lunedì 17 marzo 2008
16 marzo 2008
nr. 348
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 07/03/2008 Dal sito web della Federazione Internazionale
“Rompere il silenzio” sulle violenze di natura sessuale in Argentina
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 26/02/2008 Intervista
Iraq: priorità assoluta a un sistema sanitario in stato catastrofico
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3- Allegato
Status di rifugiato: norme minime per le procedure di riconoscimento e di revoca
Decreto legislativo 28.01.2008 n° 25 , G.U. 16.02.2008
Comunicatoci da M.Grazia Ianniello

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1 - 07/03/2008

“Rompere il silenzio” sulle violenze di natura sessuale in Argentina

Gabriela Luna è nata 36 anni fa a Rosario de la Frontera, una città di circa 30.000 abitanti nel nord dell’Argentina. Ha lavorato come volontaria della Croce Rossa locale per otto anni. Dal 2004 è la coordinatrice del progetto “Rompere il silenzio: un approccio integrato alle violenze sessuali”.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Uno degli obiettivi del piano strategico elaborato dalla Croce Rossa Argentina è affrontare le nuove sfide poste dai cambiamenti del contesto socio-economico del paese. La provincia di Salta, in cui vive Gabriela Luna, è caratterizzata da un alto tasso di povertà e di mortalità, un potenziale di sviluppo limitato, elevata disoccupazione, chiusura di fabbriche e da un’agricoltura in declino. Tutti questi fattori contribuiscono ad aumentare la violenza.

Perché la Croce Rossa Argentina ha avviato questo progetto?

“Sulla base di un’analisi preliminare della situazione, abbiamo lanciato un progetto pilota che ci permette di lavorare direttamente con i problemi relativi alle violenze e alla discriminazione. Inizialmente abbiamo scelto un gruppo di donne che avevano già partecipato ad un altro progetto per le vittime di violenze domestiche. È stato allora che abbiamo capito a che punto quel tipo di violenza resta nascosta dietro a delle porte chiuse e che è necessario rompere il silenzio e dare alle donne la forza di agire.

Nove volontari della sezione della Croce Rossa di Rosario de la Frontera stanno lavorando al progetto, che è finanziato dalla Federazione Internazionale attraverso fondi della Croce Rossa Svedese. Fino ad ora il progetto ha aiutato 750 persone, in prevalenza ragazze e donne, ma anche qualche ragazzo e uomo”.

Quali attività sono previste dal progetto?

“Il progetto è stato lanciato in un certo numero di comunità particolarmente povere e vulnerabili. Diverse organizzazioni sono state invitate ad unire i propri sforzi attraverso dibattiti, workshop, attività educative per i giovani e le famiglie, corsi di formazione organizzati con le istituzioni locali e campagne di sensibilizzazione. Come risultato, sono stati stabiliti dei legami utili per sostenere servizi di promozione, supporto, consiglio e di assistenza per le donne coinvolte.

Ai forum di supporto, le donne hanno potuto esprimere i loro bisogni, condividere i loro problemi e parlare liberamente di quanto è accaduto loro. Le donne che partecipano al progetto sono incoraggiate anche a consigliare altre donne. L’analisi dei ruoli e degli stereotipi sessuali, nonché dei sistemi di potere e di risoluzione dei conflitti all’interno della famiglia ha aiutato i partecipanti a comprendere meglio come la violenza si manifesta e si perpetua. Nei workshop le donne hanno discusso dei diritti delle donne, di sessualità, di igiene e di come riconoscere l’aggressione e la violenza in una relazione. Una delle attività avviate fornisce alle donne un’assistenza psicologica e legale relativa agli abusi domestici. Esse ricevono delle indicazioni e un supporto legale su come presentare denuncia in quelle circostanze”.

Quali risultati sono stati raggiunti?

“Grazie a questo progetto, le persone vengono spesso presso la Croce Rossa per fare domande e cercare un aiuto sulle questioni legate alle violenze sessuali. Il progetto è stato per noi una valida esperienza di apprendimento, perché abbiamo potuto ottenere una visuale più chiara su questi problemi.

Le donne che hanno partecipato al progetto hanno sottolineato il fatto che hanno potuto condividere le loro esperienze con altre donne, che le hanno aiutate a cambiare le loro vite. Questo processo era basato sul dialogo, l’ascolto e l’apprendimento dei loro diritti. Acquisire una consapevolezza dei loro diritti le ha aiutate a rompere il silenzio. Esse hanno superato con successo la tradizionale divisione dei ruoli fra uomini e donne e sono ora in grado di partecipare su un piano più egualitario con i propri mariti o partner alle decisioni domestiche importanti.
 
Uno dei principali risultati del progetto, e che non era stato originalmente previsto, è stata la creazione, da parte delle autorità, del Consiglio Municipale delle Donne. La finalità del Consiglio è di affrontare il problema della discriminazione contro le donne ed è la prima istituzione di questo tipo ad essere creata nella città. La sezione locale della Croce Rossa ne è un membro attivo e siede nel consiglio di amministrazione.

Abbiamo constatato che la comunità è molto interessata a continuare con queste attività. Il progetto infatti è stato esteso, usando lo stesso approccio, per includere i giovani, che spesso sono i figli degli uomini e delle donne che hanno partecipato alla prima fase”.

Quali sono le principali sfide per il futuro?

“Poiché trattiamo temi strettamente radicati nella società e nella cultura, abbiamo bisogno di lavorare con la comunità. Questi sforzi devono essere condotti su base continuativa, senza interruzioni; non serve lavorare con la comunità oggi e poi non tornare il mese dopo”.

Può parlarci di un’esperienza personale relativa a questo progetto?

“Prima di questo progetto, la Croce Rossa lavorava già in questa comunità attraverso un magazzino di rammendo e vendita di vestiti usati. Alcune delle donne che partecipavano a questa attività sono state intervistate per lo studio di fattibilità. Durante le interviste, esse hanno evocato aspetti della violenza di cui noi non sapevamo nulla, nonostante conoscessimo queste donne già da tempo. È stato molto doloroso e shoccante per noi sentirle raccontare quello che avevano sofferto”.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/Docs/News/08/08030701/index.asp

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2 - 26/02/2008 Intervista
aq: priorità assoluta a un sistema sanitario in stato catastrofico
Dopo anni di sanzioni e conflitti armati, e soprattutto dopo il 2003, il sistema sanitario iracheno si è deteriorato progressivamente. Pascal Olle, coordinatore per l’Iraq del programma di sanità del CICR, descrive lo stato del sistema e i bisogni attuali.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Come descriverebbe il sistema sanitario in Iraq?

È sconvolgente vedere come agli Iracheni manchino oggi i servizi sanitari più essenziali. Negli anni ’70, l’Iraq era fra i paesi che disponevano dei migliori servizi sanitari della regione. Ma gli anni di conflitto hanno colpito duramente le infrastrutture e questo per diverse ragioni.

A causa delle condizioni precarie della sicurezza, non è stato più possibile provvedere regolarmente alla manutenzione né migliorare in modo adeguato le strutture e le attrezzature. Ora, in tutte le zone di conflitto i servizi sanitari sono vitali. L’Iraq continua ad essere colpito da incidenti che causano numerose vittime. Recentemente, il 1° febbraio, le esplosioni che hanno interessato il mercato Al-Ghazl a Bagdad e un altro mercato nel sud della città hanno causato decine di morte e di feriti.

Numerose persone sono state ospedalizzate e dovrebbero poter essere salvate. Ma non è sempre così poiché i servizi d’urgenza e di chirurgia spesso non sono in grado di occuparsi di tutte le vittime.

Un altro problema è la mancanza del personale medico qualificato ed esperto. Come molti altri Iracheni, i medici, i chirurghi e gli infermieri sono minacciati, rischiano di essere rapiti o uccisi e vivono, come le loro famiglie, nell’insicurezza. Questa situazione ha spinto molti di loro ad abbandonare il paese – una fuga di cervelli importante in un momento in cui il paese aveva più bisogno di loro.

In quale misura questa situazione colpisce gli Iracheni?

Nel corso di una delle mie visite in Iraq, ho incontrato un Iracheno che mi ha detto: « Le cure mediche non sono una vera priorità per me. Ciò che importa maggiormente è vivere in sicurezza, avere un tetto e un lavoro». E molti Iracheni concordano con lui. Io comprendo che le persone possano pensare così, soprattutto quando si tratta di sopravvivere.

Posso immaginare che al di sopra dei problemi della sanità ci sia il bisogno di stabilità e di sentirsi protetti da ogni forma di violenza. Ciò deriva anche dal fatto che gli Iracheni non si fidano nel loro sistema sanitario e non si aspettano niente. Ma è una posizione pericolosa, perché le persone potrebbero abituarsi ai servizi sanitari che sono loro forniti attualmente e che sono lontani dal rispondere agli standard minimi in termini di qualità. Le autorità sanitarie fanno degli sforzi, ma le risorse e le condizioni di sicurezza non permettono di cambiare le cose più rapidamente.

È estremamente difficile per la popolazione farsi curare quando il materiale manca e le infrastrutture sono vecchie. Il problema è ancora più grave nei gruppi vulnerabili, come i bambini, le donne in stato interessante e i feriti. Una donna incinta che deve passare attraverso un posto di controllo per andare a partorire rischia di farsi uccidere o rapire.

In una situazione così complessa e pericolosa, il CICR è in grado di rispondere ai bisogni degli Iracheni? Che cosa è necessario fare oggi per migliorare l’accesso ai servizi sanitari?

Non si può assolutamente dire che il CICR sia in grado di rispondere a tutti i bisogni. È oggi pericoloso lavorare in Iraq, poiché il contesto è sempre più instabile e imprevedibile. Il solo mezzo per noi di essere efficaci è di concentrarci sull’assistenza d’urgenza.

Oggi la prima priorità del CICR è intervenire in caso di grandi incidenti che fanno molte vittime. Aiutiamo i servizi sanitari a gestire l’afflusso dei feriti distribuendo loro dei kit per i feriti di guerra, kit che comprendono il materiale medico e chirurgico necessario al trattamento e alla guarigione delle vittime. Ciascun kit permette di trattare più di 100 persone e di ridurre così il numero dei decessi in ospedale.

A seguito delle esplosioni del 1° febbraio, il CICR ha fornito all’ospedale universitario di Bagdad medicinali e materiale medico d’urgenza sufficienti a trattare più di 100 feriti. Soccorsi dello stesso genere erano già stati inviati preventivamente all’ospedale universitario Al-Kindi e all’ospedale Imam Ali di Bagdad.

Sarebbe necessario tenere a mente che il personale medico e le strutture sanitarie devono essere protette, perché offrono dei servizi cruciali nell’Iraq di oggi. È abbastanza difficile mantenere operativo il sistema sanitario a causa della mancanza di personale esperto. Parallelamente alla rimessa in funzione delle infrastrutture sanitarie, sarà necessario dare la priorità al rafforzamento delle capacità del personale medico.

Il CICR sostiene i servizi d’urgenza rimettendo in funzione le strutture sanitarie e dotandole di materiale chirurgico e medico.

Nel 2007, il CICR ha:

-        equipaggiato con materiale essenziale 73 sale d’urgenza in 69 ospedali e strutture mediche e i blocchi operatori di 27 ospedali in tutto il paese;
-        distribuito materiale medico d’urgenza a 28 ospedali del paese, in quantità sufficiente per curare più di 5000 feriti di guerra;
-        fornito medicinali a 84 ospedali e 12 centri di pronto soccorso;
-        organizzato tre sessioni di formazione per 80 medici e infermieri sui temi del primo soccorso (livello avanzato), della gestione dei traumi nei servizi d’urgenza e della chirurgia di guerra.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/iraq-interview-250208?opendocument

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3- Scarica Allegato
Status di rifugiato: norme minime per le procedure di riconoscimento e di revoca
Decreto legislativo 28.01.2008 n° 25 , G.U. 16.02.2008
Comunicatoci da M.Grazia Ianniello
(21 febbraio 2008 - dal sito web Altalex  http://www.altalex.com/index.php?idnot=40397)

Definite le procedure per l'esame delle domande di protezione internazionale presentate nel territorio nazionale da cittadini di Paesi non appartenenti alla Unione europea o da apolidi, nonchè quelle per la revoca e la cessazione degli status riconosciuti.

E' quanto contenuto nel decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 16 febbraio 2008, n. 40) che attua la direttiva comunitaria 2005/85/CE.

In particolare, il provvedimento stabilisce:
    * autorità competenti in materia;
    * modalità di accesso alla procedura;
    * criteri applicabili all'esame delle domande;
    * garanzie ed obblighi per i richiedenti asilo.
 
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