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n° 347 del 8 marzo 2008 Stampa E-mail
lunedì 10 marzo 2008
8 marzo 2008
nr. 347
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1- Allegato
28 febbraio 2008
Comitato Internazionale della Croce Rossa - intervista
Le donne ed i dispersi: il fardello di chi rimane
In occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo)
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

2 - 27-02-2007 Storie dal campo
Uganda: una lezione di coraggio dalle donne
Traduzione non ufficiale di Quaglia Valeria

3 - 18-01-2008 Intervista
Colombia: l’intervento del CICR nella liberazione di Clara e Consuelo
Traduzione non ufficiale di Valeria Quaglia

4-  Allegato
Genere e Diritto Internazionale Umanitario
Rapporto Riassuntivo
Meeting Internazionale di Esperti:
“Il punto di vista del genere ‘uomo-donna’ nel Diritto Internazionale Umanitario”
4-5  Ottobre 2007 Stoccolma, Svezia
Traduzione non ufficiale di V. Quaglia e MG. Ianniello

5 - "Da Solferino a Castiglione - Fiaccolata 2008"
dal 21 al 29 giugno 2008
di M.Grazia Baccolo

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1- Scarica Allegato
28 febbraio 2008 Comitato Internazionale della Croce Rossa - intervista
Le donne ed i dispersi: il fardello di chi rimane
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

In occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo), Florence Tercier, consigliere del CICR per le questioni relative
alle donne e alla guerra, parla della terribile condizione in cui vivono le donne i cui parenti maschi sono rimasti dispersi in
guerra e spiega ciò che fa il CICR per venire in loro aiuto.

(....)

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2 - 27-02-2007 Storie dal campo
Uganda: una lezione di coraggio dalle donne
Traduzione non ufficiale di Quaglia Valeria

Nel nord dell’Uganda quasi 1.5 milioni di persone, molti di cui appartenenti al Popolo degli Acholis, hanno dovuto abbandonare i loro villaggi ed i loro territori per cercare rifugio nei campi per profughi interni. Alcuni di loro vivono in questi campi da dieci anni, e qui hanno cercato di ricreare una comunità.  Ma questo si è spesso rivelato difficoltoso.

Il popolo degli Acholis si è ricostruito una vita, creando anche una nuova struttura sociale.

L’andare a vivere in un ambiente estraneo e sovraffollato ha significato per i profughi disorientamento e perdita delle tradizioni che un tempo cementavano la comunità.

Le donne sopportano il peso di questa scomposizione del tessuto sociale. Sebbene il loro accesso alla terra sia limitato, devono procurare cibo per la loro famiglia –spesso senza il sostegno degli uomini, che hanno smesso di cacciare e di lavorare nei campi. Per molti uomini, che adesso sono disorientati, indigenti e senza lavoro, la perdita dei loro ruoli tradizionali di perno economico familiare e la loro perdita di posizione ha avuto effetti disastrosi. Lo scambio dei ruoli, l’abuso di alcol e la distruzione dei costumi della famiglia e della comunità stanno portando ad un aumento della violenza a cui spesso donne e bambini sono esposti. Alcune persone sostengono addirittura che la violenza domestica sia “intrinseca alla vita nei campi”.

Tuttavia, per alcune donne come Joy, Peace e Mary, questi cambiamenti e la vita nei campi offrono l’opportunità di imparare nuovi mestieri, di assumere nuovi ruoli e prendere nuove responsabilità.

Joy, un’ostetrica tradizionale

Joy, una donna di 38 anni, è ostetrica. Ha imparato questa professione da sua madre che a sua volta l’aveva imparata dalla madre. Quando era bambina era sua abitudine accompagnarle durante i loro giri quotidiani di visite. Fu così che acquisì esperienza, prima guardando e poi aiutando. L’abilità di un’ostetrica tradizionale è trasmessa di generazione in generazione. Non ricorre alla scienza, ma alla memoria delle donne che deve essere tramandata per non andare perduta.

Ci sono sette ostetriche nel campo di Omot, che contiene all’incirca 4.000 rifugiati. Le donne si rivolgono a loro per qualsiasi genere di difficoltà riguardanti la loro sessualità, la violenza domestica, la gravidanza o l’educazione dei loro bambini. Sotto un certo aspetto, loro sono confidenti e depositarie di segreti e dispiaceri.

La violenza è in aumento e molte ragazze e donne sono ancora più vulnerabili di quanto fossero in passato, come ci spiega Joy. “E’ ironico ma, alla fin fine, la guerra è stata vantaggiosa per le nostre ostetriche tradizionali. Alcune organizzazioni umanitarie operanti nel nord dell’Uganda, come il CICR, ci stanno insegnando tecniche nuove. Sappiamo reagire meglio in caso di complicazioni durante la gravidanza o il travaglio”.

Un’ostetrica del CICR lavora regolarmente al fianco delle ostetriche tradizionali in sei dei campi nella zona di Pader. Lei insegna loro come condurre un esame prenatale, fornisce loro il materiale medico e gli strumenti per il parto e mostra loro come individuare complicazioni che possono risultare fatali al momento del parto. Le ostetriche tradizionali mandano automaticamente le donne che necessitano cure specialistiche negli ospedali appropriati. Anche se hanno praticano la loro professione da molti anni, è la prima volta che ricevono una formazione professionale. “E’ come andare alla scuola che ho sempre sognato di frequentare quando ero piccola”, dice Joy con gioia.

Peace, la portavoce delle sorelle

Peace è la rappresentante delle donne di un altro campo situato ad Adilang, che si trova leggermente più a nord. Il campo è organizzato e suddiviso in isolati numerati da 1 a 10. Ogni isolato è rappresentato da un uomo considerato il “capo dell’isolato”, mentre ogni campo è rappresentato da un capo del campo stesso, dal suo vice e dai suoi segretari. Le donne in ogni campo sono rappresentate da un piccolo gruppo di loro, costituito dalla rappresentante principale e dalle sue deputate, che in genere provengono dai diversi isolati.

Non è semplice trovare Peace in mezzo a tutte queste capanne ammassate e molto simili tra loro. Ma tutti si conoscono tra loro, ed i rappresentanti hanno maggiore visibilità. A volte basta chiedere indicazioni ad un bambino per essere guidati nel labirinto di capanne. Peace è una donna anziana, ed il CICR spesso la incontra per sapere le condizioni di vita, la sicurezza o le relazioni che intercorrono tra gli abitanti del campo ed i soldati delle vicinanze. Lei descrive la vita nel campo mentre si prendere cura dell’ultimo arrivato in famiglia o mentre riordina le sementi.

Spesso vedendola molte donne si siedono vicino per ascoltare. Alle volte accennano ad un timido accordo, altre volte invece si lanciano in lunghe discussioni. Per Peace, che della vita ha conosciuto solo il lavoro nei campi e negli ultimi 20 anni la guerra, questo ruolo le ha dato una fama inaspettata. “ E’ vero che generalmente le donne non diventano capi. Ora prendo parte agli incontri con le organizzazioni umanitarie ed i rappresentanti delle autorità locali. Io ho il diritto ed il dovere di parlare, di descrivere le condizioni di vita delle donne e degli uomini nei campi. Parlo delle nostre paure, ma anche delle nostre speranze di ritornare nelle nostre case, villaggi, territori e famiglie.”

Peace sta imparando a parlare in pubblico e si sta ricordando poco alla volta l’inglese che aveva imparato a scuola. Ora ha libero accesso alle informazioni politiche ed economiche che riguardano tutti loro. “Questo è l’aspetto positivo, “ conclude, “ la mia vita si è impoverita a causa di questa guerra che è durata troppo, ma si è anche arricchita.”

Mary, la ragazza di quindici anni rimasta ostaggio del Lord’s Resistance Army

Mary ha 15 anni. Non molto tempo fa è stata ostaggio del Lord’s Resistance Army (LRA), che ha rapito molti bambini durante il conflitto. Lei è madre di due bambini nati in prigionia, figli di due padri diversi, entrambi combattenti del LRA. Il CICR la sta incontrando per portarle un messaggio dalla Croce Rossa da parte di uno dei padri che è stato catturato dall’esercito regolare ugandese. Lei sembra molto lieta di leggerlo, nonostante suo padre, che le sta vicino, non sembra gradire particolarmente la lettera di un uomo che non conosce, che non appartiene al clan e che ha rovinato la figlia.

Mary ci racconta qualcosa della sua vita passata e delle sue sofferenze, di come è riuscita a scappare con i suoi due bambini piccoli e di come si è ricongiunta alla famiglia grazie alla mediazione delle agenzie umanitarie, E’ stato meraviglioso tornare a casa e lei era piena di gioia nel rivedere i suoi genitori dopo aver per anni vagato da un posto all’altro, nascondendosi. Sostiene inoltre che per lei non sia semplice essere come le altre donne del campo.

I suoi figli le ricordano continuamente del suo passato, le ricordano che non sono figli della sua famiglia ma di uomini sconosciuti dal clan, uomini che hanno ucciso e rapito. L’integrazione dei due bambini si sta dimostrando difficoltosa. Lei ogni giorno lotta per aiutarli. Ma il suo universo è stato ampliato di recente. Dopo aver vagabondato per cinque anni nella foresta e nelle distese del nord dell’Uganda, lei sta infine imparando a fare qualcosa di diverso dalla guerra. Assieme ad altre ex donne-soldato del LRA ha prodotto e preso parte ad un progetto ideato per aumentare la loro accettazione da parte della popolazione e diffondere la loro storia.

Oggi il messaggio della Croce Rossa le porta un barlume di speranza. L’uomo che ama le ha scritto per dirle che si è liberato del suo passato. Anche se lui è membro dell’esercito regolare dell’Uganda, lei spera che finite le trattative di pace, un giorno, lei ed i suoi due bambini potranno raggiungerlo potendo vivere insieme come una famiglia.

Tratto dal sito web del Comitato Internazionale di Croce Rossa
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/uganda-stories-270207

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3 - 18-01-2008 Intervista
Colombia: l’intervento del CICR nella liberazione di Clara e Consuelo
Traduzione non ufficiale di Valeria Quaglia

La liberazione delle due donne ostaggio ha messo in evidenza il lavoro del CICR nel lungo conflitto in Colombia, che ha portato a milioni di vittime.
Barbara Hintermann, capo della Delegazione del CICR di Bogotà, ci racconta i retroscena dell’operazione di liberazione con particolare attenzione all’operato del CICR.

Qual’ è stato il ruolo del CICR nel rilascio di Clara Rojas e Consuelo González?

In Colombia, gruppi armati organizzati prendono in ostaggio persone per ottenere vantaggi politici e finanziari. Nella maggioranza dei casi, questi ostaggi vengono trattenuti per settimane, mesi ed anni in condizioni molto dure. Anche la situazione dei loro cari e delle loro famiglie è difficoltosa. Raramente ricevono notizie dalle persone prese in ostaggio e l’attesa può diventare estremamente penosa.

Il primo tentativo di liberare Clara Rojas e Consuelo González è stato fatto sotto un notevole controllo pubblico. Il governo venezuelano è stato strettamente coinvolto nell’intero processo, ed una commissione internazionale, composta dai rappresentanti di sette governi, ha preso parte alle prime fasi del tentativo di liberazione. Il CICR ha seguito da vicino queste negoziazioni, partecipando come intermediario neutrale per facilitare la riuscita dell’operazione.

Anche se Clara e Consuelo non sono state immediatamente liberate, il CICR ha continuato a lavorare diligentemente con tutte le parti coinvolte per assicurare una liberazione rapida. Alcuni delegati del CICR sono stati mandati a Caracas ed a San Josè de Guadaviare, in Colombia. Il secondo posto è servito come rampa di lancio per l’ultima fase di consegna degli ostaggi. Io ed il mio collega –io a Bogotà, lui a Caracas- abbiamo mantenuto stretti contatti con il governo rispettivamente venezuelano e colombiano ed abbiamo lavorato sugli aspetti logistici.

Per quanto mi riguarda, ho incontrato il Ministro della Difesa ed il Comandante Generale delle Forze Armate per ottenere le garanzie di sicurezza necessarie nel luogo dove la liberazione avrebbe avuto luogo. E’ stato deciso che una commissione più ristretta rispetto alla precedente avrebbe preso parte alla liberazione degli ostaggi e che sarebbe stata condotta sotto il patrocinio del CICR.

Una volta ottenute le garanzie di sicurezza, l’operazione umanitaria guidata dal CICR è stata condotta velocemente. Il mattino del 10 gennaio decollarono da San Josè de Guaviare due elicotteri che trasportavano due delegati del CICR ed alcuni membri della commissione internazionale, entrambi esponendo l’emblema della Croce Rossa. L’uso dell’emblema della Croce Rossa era simbolico, a dimostrazione che la missione aveva davvero un  carattere neutrale ed umanitario; infatti Clara Rojas ha dichiarato che solo quando ha visto l’emblema della Croce Rossa sull’elicottero si è convinta che finalmente sarebbe stata liberata.

Il CICR prende parte in altre liberazioni di ostaggi?

Certamente sì. Difatti il CICR ha partecipato come intermediario neutrale ed imparziale nella liberazione di centinaia di ostaggi in Colombia, per prima volta nel 1980, a seguire la presa di ostaggi all’ambasciata della Repubblica Dominicana a Bogotà. Il CICR mantiene contatti regolari ed un dialogo confidenziale con tutte le parti del conflitto, anche con le FARC-EP, per ricordare loro l’obbligo di rispettare le norme fondamentali del Diritto Internazionale Umanitario.

Come organizzazione umanitaria ed imparziale, il CICR fa il possibile per garantire la liberazione di ogni ostaggio. Per assicurare la protezione degli ostaggi ed ottimizzare queste liberazioni, i tentativi di rilascio sono spesso condotti in modo discreto e riservato, ma in totale trasparenza e con l’accordo di tutte le parti coinvolte.

La presa in ostaggio di persone è proibita dal Diritto Internazionale Umanitario, ed il CICR continuerà a cercare tutti i possibili modi per assicurare la loro immediata liberazione.

Comunque, il CICR è a conoscenza della realtà sul campo, sa che la liberazione degli ostaggi potrebbe richiedere del tempo. Nel suo continuo dialogo confidenziale con le parti armate, il CICR insiste che gli ostaggi -se non vengono liberati immediatamente - vengano almeno trattati umanamente e che possano comunicare con le loro famiglie attraverso messaggi di Croce Rossa. Comunque, al CICR non è ancora stato concesso il contatto diretto con gli ostaggi, e non ha ancora avuto molto successo nello scambio di messaggi con le famiglie.

La Delegazione del CICR in Colombia ha cinque sotto-delegazioni e sei sedi. Circa 60 delegati lavorano nelle aree più colpite dai conflitti armati. Questa presenza sul campo permette al CICR di stabilire contatti con la maggior parte delle unità delle FARC e di altri gruppi armati organizzati per discutere diversi argomenti umanitari.

Il CICR ha anche partecipato alla liberazione dei membri delle forze armate colombiane prese in ostaggio da gruppi armati organizzati. Anche se la loro detenzione non è in quanto tale una violazione del Diritto Internazionale Umanitario, il CICR ha offerto le sue sedi per facilitare la loro liberazione per scopi umanitari.

Qual è il futuro degli ostaggi?

Ovviamente speriamo che loro vengano liberati il prima possibile. In Colombia molto si dice a proposito della possibilità di cominciare un “accordo umanitario”, il che significa la demilitarizzazione di un determinata area per cominciare una serie di trattative tra il governo Colombiano e le FARC per la liberazione degli ostaggi e dei detenuti. Come organizzazione neutrale ed imparziale, il CICR può, come ha fatto in passato, agire da intermediario neutrale per facilitare la liberazione di questi detenuti ed ostaggi.

Nel caso in cui questo “accordo umanitario” potesse concretizzarsi, il CICR avrebbe sicuramente un ruolo importante. Noi siamo aperti a qualsiasi iniziativa volta a ridurre le conseguenze umane dei conflitti armati e ad aumentare il rispetto del Diritto Internazionale Umanitario.

Quali sono le altre conseguenze umane di questo conflitto?

Il conflitto armato interno colombiano è il conflitto più lungo nella storia contemporanea. Gli scontri armati tra lo Stato e le varie parti armate non statali, le minacce, le esecuzioni sommarie, la violenza sessuale, il reclutamento di bambini nelle forze armate e l’uso di mine anti-uomo ha avuto serie conseguenze umane, specialmente durante gli ultimi 15 anni circa. Tutto questo è stato estremamente dannoso per lo sviluppo sociale ed umano della Colombia.

Centinaia di persone sono relegate nelle prigioni di stato colombiane ed in centri di detenzione transitoria connessi al conflitto armato. Il CICR ha accesso a tutte queste strutture detentive, i delegati parlano ai detenuti e valutano regolarmente le loro condizioni di detenzione.

Come durante la maggior parte dei conflitti armati, i civili sono stati l’obiettivo delle violenze armate. Centinaia di persone che non hanno mai avuto direttamente a che fare col conflitto armato restano disperse, le loro famiglie ed i loro cari attendono disperatamente di avere loro notizie. Il fatto di non sapere se un membro della famiglia è vivo o morto può avere pesanti conseguenze psicologiche sugli individui.

Il conflitto armato colombiano ha anche prodotto uno dei maggiori dislocamenti di civili al mondo. Secondo le cifre del governo e della società civile, tra i 2 ed i 3.5 milioni di persone sono state obbligate a cercare rifugio nei quartieri poveri. L’adattamento ad un ambiente urbano può essere molto difficoltoso e in molti casi le persone dislocate non sono in grado di soddisfare i bisogni fondamentali dei loro bambini perché non riescono a trovare immediatamente lavoro.

Infatti, il CICR, in collaborazione con il World Food Programme, ha condotto in otto città uno studio intensivo sulle condizioni socio-economiche delle popolazioni dislocate, che è stato portato a termine alla fine del 2007. Anche se il governo ha fatto molto negli anni per provvedere assistenza di medio e lungo periodo a queste vittime, molto rimane ancora da fare. Molte persone dislocate continuano a vivere in condizioni di estrema povertà, specialmente durante i primi mesi della loro nuova sistemazione.

La dislocazione interna ha un particolare effetto su bambini e donne, così come sulle minoranze. Gli afro-colombiani e le popolazioni indigene sono ad oggi maggiormente colpiti dalla dislocazione forzata.

Essi hanno forti legami colturali col loro territorio ed essere dislocati può portare a conseguenze particolarmente devastanti per loro. Donne e bambini hanno esigenze specifiche. Più della metà delle persone dislocate sono sotto i 18 anni.

Molti dipartimenti  – divisioni regionali ed amministrative- non sono in grado di occuparsi di tutte le persone dislocate e la maggior parte dei bambini deve aspettare molto tempo prima avere accesso ai servizi medici ed educativi. Inoltre, molte famiglie sono gestite da ragazze madri, i cui mariti sono dispersi o morti in guerra, e ciò rende la loro lotta giornaliera alla sopravvivenza ancora più difficile. Molte donne sono anche vittime di violenza sessuale.

Il CICR ha sempre cercato di rispondere alle continue esigenze delle popolazioni dislocate.

Negli ultimi dieci anni il CICR ha soccorso più di un milione di persone dislocate con generi alimentari ed altri mezzi di sussistenza. La Delegazione del CICR colombiana continua ad aiutare queste vittime durante i primi mesi del loro spostamento. Nel 2007 il CICR da solo ha portato assistenza a circa 70.000 persone dislocate. Inoltre, il CICR si batte per persuadere e mobilitare Stati e società civili al fine di fornire una migliore qualità nei servizi sociali e nell’assistenza alle popolazioni dislocate.

(Nota: Clara Rojas è una avvocato di Bogotà di 43 anni che fu catturata dalle Farc il 23 febbraio 2002 nella zona di San Vicente del Caguare insieme alla candidata presidenziale Ingrid Betancourt, di cui era stretta collaboratrice, e a sua volta candidata alle elezioni per il Partito Verde Oxigeno. Consuelo Gonzalez de Perdomo, anche lei avvocato, ha 57 anni ed è originaria del dipartimento di Huila, lo stesso in cui un commando di otto uomini delle Farc la sequestrò il 10 settembre 2001.)

Tratto dal sito web del Comitato Internazionale di Croce Rossa
http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/colombia-interview-180108

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4 - Scarica l'allegato
Genere e Diritto Internazionale Umanitario
Rapporto Riassuntivo

Meeting Internazionale di Esperti:
“Il punto di vista del genere ‘uomo-donna’ nel Diritto Internazionale Umanitario”
4-6  Ottobre 2007 Stoccolma, Svezia
Traduzione non ufficiale di V. Quaglia e MG. Ianniello

Riportiamo parte dell’Introduzione

(…..)

Il meeting internazionale di esperti sul Diritto Internazionale Umanitario e sulle tematiche genere si è tenuto nello Swedish National Defence College nella città di Stoccolma, in Svezia, il 4-5 Ottobre del 2007. Esperti internazionali si sono confrontati sul Diritto Internazionale Umanitario: hanno partecipato all’incontro specialisti come avvocati militari, consulenti medici e personale delle organizzazioni regionali, organizzazioni umanitarie e delle forze armate. La multidisciplinarietà e le competenze dei partecipanti sono indice del crescente interesse internazionale a questo riguardo.

L’incontro è stato costruito sul presupposto che i ruoli tradizionali di uomini e donne siano cambiati, sia in tempo di pace che di guerra. Non solo gli uomini partecipano ai conflitti armati. Oggi sempre più donne sono coinvolte nelle ostilità, nelle forze regolari ed irregolari. C’è dunque la necessità di analizzare il Diritto Internazionale Umanitario esistente e la sua attuazione da una prospettiva di genere. E’ già stato intrapreso un importante lavoro in questo campo – in particolare il significativo studio da parte del Comitato Internazionale di Croce Rossa intitolato “Donne che affrontano la guerra”. Tuttavia questo studio e molti scritti accademici hanno concentrato la loro attenzione sul punto di vista femminile. Meno è stato fatto per discutere la questione secondo una pura prospettiva di genere sul Diritto Internazionale Umanitario.

Lo scopo dell’incontro è stato quello di discutere  il Diritto Internazionale Umanitario vigente secondo un punto di vista di genere. Sono stati affrontati un discreto numero di questioni centrali come:  E’ possibile  avere una prospettiva di genere sul Diritto Internazionale Umanitario? Questa prospettiva esiste già? Se non esiste, che cosa comporterebbe una prospettiva di genere? Che cosa può essere guadagnato o perso in termini di protezione dei civili, combattenti e comprensione di gruppi vulnerabili? Questa riflessione è utile e raggiungibile?

(….)

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5 - "Da Solferino a Castiglione Fiaccolata 2008"

Sono stati pubblicati al link   diversi  documenti sulla XVI° Edizione della manifestazione “Da Solferino a Castiglione Fiaccolata 2008” in lingua italiana ed in inglese: gli eventi si terranno nella settimana dal 21 al 29 giugno 2008.

Il programma prevede, ad oggi,  queste manifestazioni:
Sabato 21 Giugno       Seminario informativo sul DIU
Domenica  22 Giugno Seminario informativo sul DIU
Martedì 24 Giugno Celebrazione 149° Anniversario Battaglia di Solferino
Giovedì 26 Giugno Benvenuto alle delegazioni presenti al Campo Lidia
Venerdì 27 Giugno Trofeo “Massimo Ghio”  11ma edizione competizione a squadre
Venerdì 27 Giugno “Raid Cross” gioco di ruolo sul DIU
Sabato 28  Giugno “Raid Cross” gioco di ruolo sul DIU
Sabato 28 Giugno  Corteo “Da Solferino a Castiglione Fiaccolata 2008”

Maggiori dettagli si trovano al link sopraindicato

Preghiamo di darne ampia diffusione.

M.Grazia Baccolo
 
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