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n° 345 del 24 febbraio 2008 Stampa E-mail
martedì 26 febbraio 2008
24 febbraio 2008
nr. 345

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

Nota:

Questo numero contiene quattro articoli sulla condizione dell’infanzia nel mondo.  Si vuole fare una riflessione su questo problema che spesso viene “diluito” fra altri mille problemi….. ma resta “la questione principale”…… che deve essere sempre al primo gradino delle priorità delle emergenze mondiali. 
M.Grazia Baccolo per la redazione del Caffè.

1 - Dal Sito web www.cri.it
CRI: aiuti umanitari in Afghanistan
Milano 22-02-2008

2 - Dal sito web www.cri.it
Secondo CICR e ONU "Europa poco ospitale"
Palermo 16-02-2008

3 - 11/02/2008 Punto di vista
Repubblica Democratica del Congo: aiutare i bambini soldato a ritrovare la via di casa
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - 6-02-2007 Dichiarazione Ufficiale
Il CICR dice "no" al reclutamento dei bambini soldato
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

5 - 8-01-2008 Dal sito web CICR  Gi nevra
Costa d’Avorio: il più bel regalo di Natale
Traduzione non ufficiale di Valeria Quaglia

6 - allegato
10 dicembre 2007
Comitato Internazionale della Croce Rossa - intervista
La protezione dei bambini nei conflitti armati
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo
 

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1 - Dal Sito web www.cri.it
CRI: aiuti umanitari in Afghanistan
Milano 22-02-2008

E’ destinato alla missione di Alberto Cairo a Kabul, l’avvocato piemontese divenuto fisioterapista per conto del Comitato Internazionale della Croce Rossa, il carico di aiuti umanitari che parte domani per l’Afghanistan.

La richiesta di aiuti specifici da destinare al centro ortopedico del Comitato Internazionale della Croce Rossa (C.I.C.R.) nella capitale afgana, è stata inoltrata dallo stesso dottor Cairo al Comitato Centrale della Croce Rossa Italiana, che, a sua volta, ha dato mandato al Comitato Provinciale di Milano di operare. Gli aiuti raccolti consistono in 11 bancali di scarpe invernali da adulto e da bambino per un totale di oltre 2 tonnellate che andranno ad alleviare le sofferenze della popolazione civile determinate da un inverno particolarmente rigido con temperature sotto zero e nevicate frequenti. E’ questo il secondo carico di aiuti umanitari che il Comitato Provinciale di Milano della CRI al centro ortopedico del CICR a Kabul. La precedente missione partì a marzo dello scorso anno.

Gli aiuti, immagazzinati nel Centro Polivalente d’Emergenza del Comitato Provinciale CRI di Milano, a Bresso, verranno portati a Kabul (grazie al supporto del  C.O.I. del Ministero della Difesa), da un aereo dell’aeronautica militare dove, attraverso il contingente italiano schierato in Afghanistan e per il tramite dell’Ambasciata italiana, saranno recapitati al centro della Croce Rossa Internazionale.

“E’ per il nostro Comitato Provinciale un motivo di grande orgoglio poter inviare questo secondo carico di aiuti umanitari ai pazienti di Alberto Cairo. Il quadro dell’Afghanistan è molto difficile ma l’azione della Croce Rossa da anni è positivamente incisivo nel processo di pacificazione della Regione e noi, nel nostro piccolo, siamo molto felici di poter contribuire a ciò”, dichiara Alberto Bruno, Presidente Provinciale di Milano della Croce Rossa.

E possibile seguire gli andamenti della spedizione di aiuti da Milano, così come l’opera del Centro ortopedico del CICR a Kabul, da questi due indirizzi internet della Croce Rossa Italiana:

http://www.cri.it/Campagne/CAIRO/cairo00.html

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2 - Dal sito web www.cri.it
Secondo CICR e ONU "Europa poco ospitale"
Palermo 16-02-2008

Pubblichiamo una nota dell’Agenzia ANSA sul meeting internazionale “Gender and Migration”

<< Europa bacchettata per l' accoglienza ai migranti: si preoccupa troppo della sicurezza, criminalizza eccessivamente gli irregolari, limita gli accessi legali, la protezione non e' in cima agli interessi dei governi. E' la dura critica lanciata, pur con sfumature diverse, da alcuni esponenti di organismi internazionali (Cicr, Oim, Unhcr) riuniti a Palermo, per iniziativa della Cri, in un confronto sulle migrazioni con 28 societa' nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa dei paesi dell'area del Mediterraneo. ''I governi - ha detto Alain Aeschlimann, capo ufficio protezione del Comitato internazionale Croce Rossa - non sempre sono interessati alla protezione''. ''Vanno cercati canali di entrata regolari'', ha affermato Peter Schatzer, direttore dell'Oim per il Mediterraneo, che ha sollecitato misure per il rimpatrio volontario. L'accusa piu' dura ai governi europei l'ha lanciata Damtew Dessalegn, vicedirettore generale per il Mediterraneo dell'Unhcr: ''la maggior parte dei migranti devono far ricorso a mezzi illegali per entrare in Europa. I canali legali sono pochi''. E poi: ''sono sempre piu' criminalizzati, si dimentica che si tratta di persone che giungono da luoghi in conflitto,che hanno bisogno di protezione. Le misure di controllo stanno aumentando nel Mediterraneo e determinano condizioni avverse ai rifugiati e richiedenti asilo''. Le difficolta' poste dai governi nell'accogliere i migranti ''minacciano la tradizione umanitaria che non e' solo un obbligo morale ma fa parte delle convenzioni internazionali''. L'Europa, per Aeschlimann, non si occupa abbastanza della protezione umanitaria dei migranti, soprattutto di quelli irregolari, tanto che anche il sostegno di operatori umanitari ''puo' venire strumentalizzato e visto a favore della violazione. Ma la maggior parte degli irregolari non sono pericolosi, non vanno criminalizzati. A queste persone va invece fornita assistenza. E' un dovere e un diritto delle autorita'. Ed e' nostro dovere, come Croce Rossa, promuovere la protezione dei vulnerabili, senza pensare al loro status giuridico, in modo indipendente ed autonomo dalle autorita'''. L'esponente del Cicr ha posto l'attenzione sul recupero dei legami familiari annunciando che il Comitato sta mettendo a punto su questo tema un piano di azione specifico. Le donne sono una parte significative dei flussi. Il copresidente del Perco (Piattaforma europea della Croce Rossa per i migranti e rifugiati), Dejan Ukropina, ha reso noto che il 2,3% delle migranti sono oggetto di tratta. Tahr Cheniti della Mezzaluna Rossa tunisina, ha posto l'attenzione sull'umanizzazione dei rimpatri: ''Ho saputo che il governo francese intende aumentare nel 2008 il numero di rimpatri. Un approccio basato sulle cifre non si basa su fabbisogni umani''. La Conferenza di Palermo dovrebbe dare il via ad accordi operativi di collaborazione fra le societa' nazionali della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa dell'area del Mediterraneo. Il confronto e' intenso e sono in corso incontri informali, anche fra societa' di paesi politicamente lontani. Come sta avvenendo, ad esempio, tra la societa' israeliana (Magen David Adom) e la
Mezzaluna Rossa libica. Del resto - ha commentato il presidente della Cri, Massimo Barra - ''anche fra la societa' israeliana e quella palestinese c'e' una fattiva collaborazione sul luogo. Sono piu' avanti dei rispettivi governi e lottano per ottenere risultati di pacificazione''. Anche l'incontro palermitano e' in tal senso un successo per Barra: ''dimostra che parlare di potere dell'umanita' non e' un esercizio retorico, ma che la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa sono assolutamente la stessa cosa e che il movimento e' piu' avanti dei governi e della
stessa opinione pubblica nel dimostrare che sinergie e integrazioni sono possibili anche tra popoli di culture e tradizioni diverse''. >>

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3 - 11/02/2008 Punto di vista
Repubblica Democratica del Congo: aiutare i bambini soldato a ritrovare la via di casa

Un centro situato nell’est della RDC ha aiutato più di 1500 ex bambini soldato a reinserirsi nelle loro comunità. Il CICR gli fornisce un sostegno materiale e gioca un ruolo essenziale affinché i bambini riallaccino i rapporti con le proprie famiglie. Bernard Barret racconta da Bukavu.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Il centro è gestito dall’Ufficio per il Servizio Volontario per i bambini e la salute (Bureau for Volunteer Service for Children and Health, BVES). Negli ultimi cinque anni, ha accolto più di 1500 ex bambini soldato, di cui 173 ragazze.

“Dobbiamo insegnare loro a re-imparare la nozione stessa di famiglia”, spiega Mamy Wema, operatrice sociale in un centro di Bukavu per ex bambini soldato. “Quando erano nei gruppi armati, consideravano il padre e la madre come degli oggetti; per molto tempo non hanno conosciuto alcuna relazione di parentela né alcun amore famigliare. E questo è un aspetto importante del lavoro che svolgiamo qui.”

I bambini passano almeno tre mesi nel centro prima di rientrare nelle loro famiglie. Vengono insegnate loro alcune competenze basilari per facilitare il loro reinserimento e ciò include dei corsi di alfabetizzazione o dei corsi di recupero per coloro che avevano precedentemente frequentato la scuola, nonché delle attività ludiche che mirano a migliorare la loro socializzazione, dei lavori manuali, una formazione relativa ai lavori agricoli o ad altri mestieri.

Servizi psicosociali e centri di cura

Il centro dispone anche di servizi psicosociali e di un centro di cura. “Alcuni bambini soffrono di malattie sessualmente trasmissibili, di infezioni polmonari o anche di ferite da proiettile”, spiega Adolphine Nsimire, un’infermiera del centro. “Alcune ragazze sono incinte e tutte soffrono di malnutrizione.”

Il sostegno dato dal CICR include la fornitura di materiale al centro e la ricerca delle famiglie dei bambini al di fuori di Bukavu e anche nei paesi vicini, come il Ruanda e l’Uganda. Dopo aver localizzato la famiglia, il CICR organizza degli scambi di messaggi di Croce Rossa e la riunificazione dei bambini con le loro famiglie.

Il direttore del BVES, Murhabazi Namegabe, spiega che i differenti gruppi armati seguono una strategia deliberata che consiste nel trasferire i bambini in regioni diverse per mantenerli lontani dalle loro famiglie. “Le infrastrutture di trasporto sono in tale cattivo stato”, afferma Namegabe, “che solo un’organizzazione come il CICR può utilizzare la vasta rete di cui dispone e avere accesso alle regioni isolate dove è necessario andare per ritrovare le famiglie”

Il ritorno a casa non è facile

“Anche quando questi ragazzi hanno ritrovato le loro famiglie, i problemi continuano”, spiega Marnie Lloyd, delegata del CICR alla protezione a Bukavu. “Il trauma  di quello che hanno vissuto è sempre presente. La loro rete sociale è distrutta e spesso sono rimasti per molto tempo senza alcun contatto con la propria famiglia. In generale non sono andati a scuola e alcuni sono abituati a ricorrere alla violenza per ottenere ciò che vogliono. La famiglia o la comunità può avere paura degli ex bambini soldato e talvolta può essere necessario insegnare loro ad accettare di nuovo questi bambini”.

“I messaggi di Croce Rossa sono il mezzo per ristabilire il contatto fra il bambino e la sua famiglia”, spiega. “Il contatto così riallacciato è importante per ristabilire i legami e la fiducia necessari affinché le due parti stabiliscano un accordo e la riunificazione famigliare possa avere luogo”.

“I messaggi di Croce Rossa costituiscono spesso il primo contatto fra il bambino e la sua famiglia dopo numerosi anni di silenzio. Spesso includono delle foto e quando il messaggio è consegnato l’emozione può essere estremamente forte”, dice Marnie Lloyd.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/congo-kinshasa-feature-040208?opendocument

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4 - 6-02-2007 Dichiarazione Ufficiale
Il CICR dice "no" al reclutamento dei bambini soldato
Discorso pronunciato a Parigi il 6 febbraio 2007 da Alain Aeschlimann, responsabile dell’ufficio di protezione del CICR, in occasione della conferenza "Liberiamo i Bambini dalla Guerra", organizzata dall 'UNICEF e dal Ministero degli Affari Esteri Francese.
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Eccellenze, signore e signori,
consentitemi prima di ringraziare, molto sinceramente, il Governo francese e l’UNICEF per aver invitato il CICR a partecipare a questa importante conferenza internazionale.

Perché e come i bambini soldato siano reclutati sono complesse questioni che esigono risposte variabili adeguate ad una molteplicità di contesti completamente diversi. Non vi è quindi una risposta semplice, né uniforme.
 
Il rispetto per la dignità umana e per i diritti umani, in particolare di quelli dei bambini nei conflitti armati, dipende da una serie di fattori che, insieme, contribuiscono alla creazione di un ambiente favorevole per la protezione. La principale responsabilità per la creazione di un simile ambiente ricade sulle autorità interessate. Qui sto utilizzando il termine generico che copre tutte le autorità (indipendentemente dal fatto che siano autorità statali o internazionali nel caso di forze multinazionali, o tradizionali o di clan) e i gruppi armati. Ciò presuppone l'esistenza di una volontà politica e di determinate capacità.

Tale responsabilità comprende l’adesione ai principali trattati internazionali, l'adozione di leggi e direttive, la creazione di istituzioni affidabili, l'istruzione e la formazione, l’adozione di sanzioni in caso di violazioni del diritto e il risarcimento in caso di vittime.

Tutti gli Stati non parti del conflitto hanno in comune la responsabilità di garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario secondo le Convenzioni di Ginevra e hanno, altrettanto, un ruolo cruciale da svolgere nella creazione di quest’ambiente favorevole. Lo stesso vale per i mezzi di informazione, le ONG internazionali, le Nazioni Unite, così come i tribunali e le altre istituzioni e meccanismi internazionali.

Sul piano nazionale e locale, le varie componenti della società civile, comprese le ONG, agiscono in qualità di osservatori e contribuiscono a dare forma a questo ambiente favorevole. La risposta di tutti questi vari partecipanti non può essere semplice, né ridotta ad un solo denominatore comune. Occorrono, quindi, azioni diverse e complementari.

L'azione umanitaria del CICR è un elemento costitutivo importante di tale ambiente. Fin dalla sua istituzione, il CICR ha cercato di assistere le vittime dei conflitti, in particolare i bambini a causa della loro vulnerabilità. Il CICR accoglie con favore l'interesse molto più marcato che la comunità internazionale sta mostrando per loro.

Il CICR cerca di sviluppare approcci complementari per integrare quelli di altri attori e partecipanti. Il suo valore aggiunto è legato alla sua lunga esperienza dei conflitti armati, alla sua profonda conoscenza del diritto internazionale umanitario, al suo carattere di istituzione strettamente indipendente, neutrale e intermediaria, ai suoi stretti contatti con le vittime, al suo dialogo con le autorità e con coloro che portano a vario titolo le armi, a tutti i livelli, alla sua capacità di dispiegare rapidamente il suo personale, il suo impegno a lungo termine e la sua volontà di fornire una risposta pluridisciplinare alle necessità.

Più specificamente, il CICR aiuta a prevenire l'arruolamento dei bambini-soldato in due modi: con la sua azione nel settore normativo e con le sue attività operative sul campo.

Lo sviluppo del diritto e della prassi internazionale costituisce una priorità. Il CICR, quale custode e promotore del diritto internazionale umanitario, ha svolto un ruolo di primo piano nella redazione dei testi e nelle conferenze diplomatiche, che sono culminate  nell'adozione delle Convenzioni di Ginevra nel 1949 e dei loro due Protocolli Aggiuntivi nel 1977. Il diritto umanitario protegge i bambini a due livelli. In primo luogo, prevede che essi, che non partecipino direttamente al conflitto, in qualità di membri della popolazione civile hanno il diritto di protezione generale contro gli effetti delle ostilità. Quindi, essi hanno il diritto ad una protezione speciale in riconoscimento della loro particolare vulnerabilità. I Protocolli Aggiuntivi fissano in 15 anni l'età minima a cui possono essere reclutati come soldati, o partecipare alle ostilità. Nel 1977 non è stato possibile ottenere di più.

Il CICR ha collaborato anche, in qualità di esperto, a tutti i lavori delle conferenze che hanno portato a significativi sviluppi del diritto internazionale per quanto riguarda la protezione dei bambini nei conflitti armati, dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e il suo Protocollo Facoltativo sulla partecipazione dei fanciulli nei conflitti armati, al Trattato di Ottawa e lo Statuto della Corte Penale Internazionale. Una lettura attenta del Protocollo Facoltativo mostra che esso non stabilisce un'età minima uniforme per il reclutamento e la partecipazione alle ostilità a 18 anni. Ad esempio, a 15 anni è possibile ancora arruolarsi volontariamente nelle forze armate governative. Un ulteriore sviluppo del diritto per il futuro è richiesto, sotto questo aspetto. Il CICR, le varie Società Nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa e la loro Federazione Internazionale sostengono un limite universale di età di 18 anni.

Inoltre sviluppi come gli Impegni e i Principi di Parigi permettono di fare un grande passo avanti. Il CICR ha apportato un contributo significativo per la loro elaborazione insieme all'UNICEF e alle altre organizzazioni specializzate.

Per l’applicazione del diritto internazionale, esso deve essere integrato nel diritto nazionale. I servizi consultivi del CICR sul diritto internazionale umanitario hanno grande esperienza per aiutare gli Stati nazionali nell’attuazione delle norme internazionali che garantiscono la protezione delle persone.

A livello operativo, il CICR è presente in tutti i teatri di conflitto. Si impegna in un ampia serie di attività contribuendo alla protezione dei bambini. La sua azione è centrata sulla reale situazione sul campo orientata verso soluzioni reali e concrete, basata sul dialogo con le persone interessate.

La maggior parte delle sue attività hanno in un modo o in un altro una funzione preventiva. Permettetemi di evidenziare alcune attività operative che contribuiscono in particolare a prevenire il reclutamento e l’impiego di bambini come soldati.

1. Il CICR ha regolarmente approcci con i gruppi armati, le autorità e le forze governative sulla base di contatti con le famiglie dei bambini, di informazioni ottenute in altri modi e della sua azione di monitoraggio. Il CICR ritiene che sia fondamentale stabilire e mantenere un dialogo regolare con tutti gli attori interessati. Grazie alla sua neutralità e imparzialità, il CICR ha spesso un accesso ai gruppi armati, che poco o nessun altro attore ha. Il CICR ricorda costantemente ai gruppi e alle forze armate i loro obblighi e il divieto di reclutamento di bambini-soldato. Siamo quindi stati in grado di ottenere la smobilitazione di molti bambini, soprattutto in Asia e in Africa.

Nei suoi contatti con i gruppi e le forze armate, il CICR sottolinea non solo che è      illegale il reclutamento di bambini soldato, ma anche che i bambini arruolati conservano determinati diritti e hanno diritto alla protezione durante il loro arruolamento. Ciò include il diritto a non essere maltrattato, a non subire abusi sessuali, e di ricevere cibo e le cure necessarie.

2. Per essere rispettato il diritto deve essere conosciuto. Per questo motivo, il CICR organizza sessioni di formazione per le forze armate, le forze di polizia e per i portatori di armi al fine di promuovere la conoscenza del diritto umanitario e delle altre norme fondamentali. Infine, è importante anche imprimere la consapevolezza e la conoscenza dei loro diritti a tutto il pubblico, a cominciare dai bambini stessi. Ciò è fatto principalmente mettendo a disposizione delle autorità didattiche dei moduli intitolati "Esploriamo il diritto umanitario".

3. L'ultimo punto che vorrei citare qui è il diritto dei bambini di vivere con le loro famiglie.
I bambini che si trovano soli, senza la protezione normalmente assicurata dall'ambiente familiare, in un contesto strappato dalla guerra, sono reclutati molto più facilmente.

La nostra azione a favore dei minori non accompagnati, la localizzazione dei loro parenti, lo scambio di messaggi e il ricongiungimento familiare sono tutti elementi determinanti se vogliamo impedire il reclutamento di bambini soldato. Nel 2006, il CICR ha riunito 2000 bambini con le loro famiglie, di cui quasi 1000 bambini soldato smobilitati. Alla fine di dicembre, circa 8000 casi, erano ancora sospesi, tra cui circa 600 bambini smobilitati. Il CICR cerca di monitorare la situazione dei bambini smobilitati dopo che sono stati riuniti con le loro famiglie.

Negli ultimi anni, il CICR ha sempre più sviluppato attività direttamente, o in collaborazione con la Federazione internazionale, ha sostenuto le attività delle Società nazionali di Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che sono volte a fornire assistenza ai bambini smobilitati che vivono in centri temporanei o nella propria comunità e a promuovere il loro reinserimento, in quanto è convinto che una buona reintegrazione sia il migliore mezzo di prevenzione della re-assunzione. Ma, per tornare a quello che abbiamo discusso ieri pomeriggio, siamo preoccupati per il fatto che in paesi come la Sierra Leone e la Liberia, dove sono terminate le ostilità abbastanza di recente, o il processo di pace è ancora fragile e dove i casi restanti sono generalmente casi difficili, con il passare del tempo, le ONG attive nel campo della mediazione e del sostegno psicologico, hanno dovuto terminare i loro programmi, o sono sul punto di farlo, a causa di una mancanza di fondi. L'impegno a lungo termine, essenziale quando si tratta di bambini smobilitati è, quindi, compromesso.

La necessità di sradicare il fenomeno d'assunzione di bambini si impone come una questione di umanità e di giustizia. Il CICR si rallegra della presenza di altrettante rappresentanze governative a questa conferenza ed auspica che si tradurrà in impegni fermi e concreti per bandire della realtà l'espressione "bambini-soldato".

Grazie a tutti voi

Tratto dal sito del Comitato Internazionale di Croce Rossa:
http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/children-statement-060207

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5 - 8-01-2008     Dal sito web CICR  Gi nevra
Costa d’Avorio: il più bel regalo di Natale
Traduzione non ufficiale di Valeria Quaglia

Con le lacrime agli occhi Pauline abbraccia sua figlia, mentre attorno a loro si crea una folla curiosa e ancora incredula. Sono passati cinque lunghi anni e nel villaggio nessuno più credeva che la bambina potesse ancora essere viva. “Questo è il più bel regalo di Natale che io abbia mai ricevuto, che Dio benedica la Croce Rossa!”

Il ritorno di Tia nel suo villaggio ha provocato un’esplosione di gioia.

Agli inizi del 2003 la guerra arrivò anche a Bohébly. Quando venne attaccato il villaggio. Pauline stava lavorando nei campi, aveva lasciato sua figlia di due anni, Tia, con la cognata  Delphine.

Un gruppo di abitanti del villaggio tra cui Delphine e Tia, furono rapiti e portati al confine con la Liberia; per una serie di sfortunati eventi zia e nipote vennero separate, e Delphine, da sola, riuscì a tornare al villaggio.

“Tutti credevano che Tia fosse morta”, afferma il capo del villaggio “come avrebbe potuto sopravvivere una bambina da sola nella foresta?”

“Sapevo che era ancora viva” ribatte la madre, “spesso la vedevo nei miei sogni. Nessuno mi credeva, ma ero certa che un giorno l’avrei ritrovata”.

Tia fu tratta in salvo da Dorothy, donna Liberiana del popolo degli Yacuba che la accudì come fosse stata sua figlia. Il CICR venne informato dalla stessa Dorothy della situazione, ma l’identificazione della bambina risultò complessa vista la sua giovane età e la conseguente difficoltà di comunicazione. Poiché nessuno sapeva che il suo nome fosse Tia, venne registrata sotto un altro nome.

Da parte sua, la famiglia di Tia richiese al CICR di effettuare una ricerca oltre i confini della Costa d’Avorio. Ma i casi di parenti separati dai loro cari a causa dei combattimenti erano molti, e le due situazioni non vennero collegate.

Con l’evolversi positiva della situazione, il CICR cercò di concludere i casi lasciati in sospeso, e fu allora che  il caso di Dorothy venne associato a quello di Tia. Durante alcune interviste a Pauline e Delphine, un dipendente del CICR mostrò alla madre di Tia diverse fotografie della figlia insieme ad altre foto di  bambine della medesima età. Nonostante gli anni intercorsi, Pauline riconobbe immediatamente sua figlia, e fu una cicatrice sulla schiena di Tia a non lasciare dubbi sulla sua identificazione.

Poco prima di Natale le delegazioni del CICR di Abidjan e Monrovia organizzarono il viaggio di Pauline al villaggio di Dorothy. Lei e la sua bambina si riconobbero l’un l’altra e dopo pochi giorni ritornarono assieme a  Bohébly. Qui una folla esultante, vestita con abiti da festa, accolse l’arrivo del veicolo del CICR. Ne uscì Tia, che venne abbracciata a turno da ogni abitante del villaggio. I delegati del CICR si unirono ai festeggiamenti cospargendosi il volto di argilla cerimoniale, la stessa usata dagli abitanti del villaggio e gustando con loro un drink di “bandji”, il vino locale di palma.

Un ruolo fondamentale nel ritrovamento e nel successivo ritorno a casa  di Tia fu svolto da Célestin, il funzionario che si occupa di rintracciare le persone scomparse in quell’area. “Quando riusciamo in un’operazione come questa il risultato è anche per noi occasione di gioia. E’ stupendo, ci fa sentire i brividi lungo la schiena!”

Tratto dal sito del Comitato Internazionale di Croce Rossa
http://www.icrc.org/Web/eng/siteeng0.nsf/html/cote-ivoire-feature-080108

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6 - SCARICA ALLEGATO
10 dicembre 2007
Comitato Internazionale della Croce Rossa - intervista
La protezione dei bambini nei conflitti armati
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo
 
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