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n 344 del 16 febbraio 2008 Stampa E-mail
luned 18 febbraio 2008
16 febbraio 2008
nr. 344

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 8 febbraio  2008  - Bollettino CICR  n.01/2008
Sri Lanka   - I civili sono  le vittime principali  dell’ondata di violenza
Ultimo rapporto  delle attività del CICR sul terreno
Traduzione non ufficiale di Mara Tonini
 
2 - 07/02/08
Ciad: salvare le vite umane durante la tregua
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

3 - 01 febbraio 2008
Indonesia: da zero a eroi
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
4 - 17 gennaio 2008 – FICR sezione Youth
Assistenza in situazioni difficili
di Shadrack Musyoka, Volontario della Croce Rossa Giovanile del Kenya
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

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1- 8 febbraio  2008  - Bollettino CICR  n.01/2008
Sri Lanka   - I civili sono  le vittime principali  dell’ondata di violenza
Ultimo rapporto  delle attività del CICR sul terreno
Traduzione non ufficiale   Mara Tonini

Dall’inizio dell’anno il CICR vede aumentare il numero  delle vittime civili, mentre gli attacchi  fatti senza discriminazione  si moltiplicano nel nord, est e sud del Paese.  L’intensificarsi dei combattimenti  tra le forze governamentali  e le Tigri di liberazione  dell’Eelam Tamil (LTTE) nei distretti di Jaffna, Mullaitivu, Kilinochchi, Vavuniya  e Mannar ha   di conseguenza portato  all’aumento del numero delle persone  sfollate.

“Siamo preoccupati per le conseguenze  che l’aumento della violenza porta  sulla popolazione civile, dichiara  Toon Vandenhoove, capo  della delegazione CICR a Colombo.

I civili e le persone  che non partecipano più direttamente  alle ostilità, come i soldati ammalati,  feriti o catturati , devono essere protetti in tutte le circostanze in virtù del diritto internazionale umanitario (DIH).

In virtù del DIH, in effetti , le parti del conflitto armato devono distinguere  in qualsiasi momento  le persone civili e i beni civili, da una parte e i combattenti e gli obiettivi militari dall’altra parte.  Gli attacchi devono essere mirati esclusivamente a  questi ultimi, e non alle persone e  ai beni civili. Inoltre, bisogna costantemente sorvegliare  affinchè le operazioni militari siano condotte in modo da non coinvolgere i civili.
 
L’aumento dei combattimenti nel nord e nell’est del Paese presenta altresì un  serio rischio   per i lavoratori umanitari  e neutrali e complica  la distribuzione  degli aiuti.  Grazie alla  reputazione di organizzazione strettamente umanitaria e neutrale , il CICR  è conosciuto e accettato dalle parti in conflitto, e riesci altresì a raggiungere  le persone   che necessitano di protezione o di assistenza  da una parte o dall’altra della linea del fronte.

Nel frattempo con i monsoni, il nord-est del paese ha avuto  piogge eccezionalmente abbondanti nella terza settimana di dicembre; secondo le autorità locali , questo fenomeno ha causato lo spostamento di ca. 6.100  persone,  ca. 1.700 famiglie, nel distretto  di Anuradhapura  (provincia del centro-nord). Queste persone hanno trovato rifugio  nei  centri comunitari e nelle  scuole.

Il CICR oltre che proteggere e assistere le vittime del conflitto armato  e altre situazioni di violenza, il CICR ha collaborato con la Croce Rossa di Sri  Lanka per aiutare le vittime delle inondazioni.

Le squadre d’intervento nelle catastrofi  della Società nazionale, con il sostegno  della Croce Rossa Tedesca e Britannica  hanno fornito  cibo, sacchi a pelo,  utensili da cucina, e kit  per l’ igiene. .
 
Presenza  CICR al passaggio di  Omanthai

I collaboratori del CICR hanno assicurato una presenza costante  nel punto del passaggio  di Omathai al fine di facilitare  il passaggio dei civili che attraversano la linea    delle regioni  sotto il controllo del governo  e in mano alla LTTE.  In qualità di intermediario neutrale,  il CICR facilita  il passaggio di più di 6800 veicoli e 62.600 civili, di cui 275  pazienti del nord  che si recano a Sud per essere curati.  Ha trasportato rispettivamente per il governo e per la LTTE,  più di 40 corpi di combattenti, caduti durante i combattimenti e installato e  riassestato  due camere  mortuarie  all’ospedale di Vavuniya.

“Il CICR mantiene la sua presenza in più punti del passaggio dal 1999, dice il Sig.  Vanvenhove.

Se solamente le parti in conflitto possono  tenere aperte o chiudere le linee  di demarcazione, la presenza del personale CICR rassicurano le persone che vogliono attraversare la linea, confermando che sono state date le garanzie di sicurezza necessarie   per il loro passaggio. “
 
Protezione  dei civili  e dei detenuti  nel quadro del conflitto armato

Il CICR  continua ad osservare le violazionidel diritto umanitario che subiscono i civili nel paese, e a parlarne con le parti in conflitto. Come in passato ha incontrato le vittime  e le loro famiglie, che hanno segnalato la sparizione di famigliari, arresti,  assassini e maltrattamenti  inflitti ai civili.

Con la collaborazione talvolta con  funzionari dello Stato e del LTTE, il CICR ha potuto rendere visita al sempre maggior numero di persone arrestate per ragioni di sicurezza, fornendo loro  abiti  e articoli  per l’igiene. Ha visitato 55 luoghi di detenzione, e reso visita a 645  detenuti, registrandoli e intrattenendosi con loro.

Le famiglie di 370 detenuti hanno ricevuto assistenza finanziaria  al fine di poter rendere visita ai propri  famigliari detenuti, mentre 170 detenuti hanno ricevuto denaro per  rientrare  a casa con i mezzi pubblici .

Riattivazione  rapporti famigliari

Il CICR lavorando  a stretto contatto con la CR di Sri Lanka ,  continua  a mantenere e  ristabilire i legami   tra i membri  delle famiglie disperse a causa del conflitto. Nell’arco del periodo considerato,  sono stati raccolti 290 messaggi  famigliari  e distribuiti 220.

Aiuti a strutture sanitarie  affinchè possano curare   le vittime

A seguito dell’attentato  con una mina anticarro  ad un autobus  di civili   vicino a  Okkampitiya , avvenuto il 16 gennaio, che aveva  causato la morte di 27 persone e il ferimento di 70 , il CICR ha  fornito all’ospedale  di Moneragala  materiale sanitario per curare 200 feriti.

Nel nord e nell’Est dell’isola, il CICR ha continuato a distribuire ai centri di assistenza  medicamenti e materiale sanitario indispensabile per curare i feriti del conflitto .

Ha consegnato strumentazione medica e  radiologica , nonché materiale sanitario a vari ospedali   della zona.
 
Assistenza agli  sfollati

Nel quadro delle azioni  condotte nelle  regioni   coinvolte dal conflitto armato , il CICR ha continuato ad assistere gli sfollati  che sono impossibilitati a rientrare nelle loro case , fornendo loro un rifugio, cibo, materiale per l’igiene, zanzariere  e pacchi per i neonati.

Tra il 20 dicembre 2007 e il  31 gennaio 2008 il CICR  ha :

·        Migliorato  l’accesso alle cure mediche

Nel distretto di Jaffna: il CICR ha fornito protesi e ausilii  a più di 30  pazienti , di cui  26 amputati ;  50 trasportati in aereo  accompagnati da 40 assistenti  e 12 medici. Vaccinazioni di routine,  ha distribuito materiale sanitario  alle varie strutture mediche .

Nel distretto di  Vavuniya : il CICR ha continuato a sostenere il programma di vaccinazioni  e cure prenatali  del ministero della Sanità  nella parte nord , dove più di 250 bambini sono stati vaccinati e  65 donne hanno ricevuto cure  prenatali di routine.

·        Assistito gli sfollati    e le persone ritornate a casa

      Sono stati distribuiti  migliaia di kit per l’igiene, colli per i neonati,  kit essenziali per la casa,  zanzariere, attrezzi agricoli e pacchi alimentari .

·        Migliorate le condizioni di vita  e l’accesso all’acqua

Il CICR ha fornito tende, materiale per la ricostruzione degli alloggi, toilette  e fosse   settiche  provveduto alla pulizia di pozzi, consegnate pompe a mano  e costruito ca. 90  rifugi  per gli sfollati.

·        Si è adoperato affinchè  il diritto umanitario sia sempre più rispettato

Più di 235 persone  civili, di cui studenti, personale ONG, responsabili comunitari  e 95  persone della marina  hanno partecipato a sessioni  di diffusione  sul diritto   umanitario e sull’azione del CICR.

·        Sostenuto  le attività di preparazione  alle catastrofi, ricerca di persone

       Circa 30 volontari della sezione di Mullaitivu  hanno ricevuto una  formazione  sulla  

       Ricerca delle persone .

       Altri 12 volontari sono stati istruiti per pulire i pozzi e costruire rifugi.

Informations complémentaires :
Anna Nelson, CICR Genève, tél. : +41 22 730 2426 ou +41 79 217 3264
Aleksandra Matijevic, CICR Colombo, tél. : + 94 11 250 33 46 ou  + 94 777 289 682
Sarasi Wijeratne, CICR Colombo, tél. : + 94 11 250 33 46 ou  + 94 773 158 44
ou sur notre site : www.cicr.org

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2 - 07/02/08
Ciad: salvare le vite umane durante la tregua
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Durante il fine settimana del 2-3 febbraio, violenti scontri tra le truppe governative e i ribelli a N'Djamena hanno lasciato centinaia di feriti, molte migliaia di morti e di persone che fuggono dalla capitale. Da lunedì 4 febbraio, i combattimenti si sono spenti, consentendo al CICR e alla Croce Rossa del Ciad di salvare la vita alle vittime dei combattimenti.

La Situazione umanitaria

Durante il fine settimana del 2-3 febbraio, feroci combattimenti hanno scosso la capitale del Ciad, N'Djamena, quando i gruppi armati sono entrati in città. Per due giorni, feroci scontri tra l'Esercito Nazionale Ciadiano e i gruppi di opposizione armata hanno costretto i civili e il personale umanitario a rifugiarsi nelle loro case. L'eccezione è stata la Croce Rossa del Ciad. Nonostante il pericolo, i volontari di questa organizzazione hanno dimostrato un eccezionale coraggio e dedizione al dovere, provvedendo al primo soccorso ed evacuando i feriti, nonostante gli intensi combattimenti. Gran parte della comunità internazionale è stata evacuato da N'Djamena, tra cui la maggior parte del personale umanitario avente sede nella capitale. I negozi e le abitazioni sono stati saccheggiate. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), insieme a un piccolo numero di ONG internazionali, ha deciso di rimanere, in attesa del momento in cui è possibile iniziare ad aiutare le popolazioni colpite dal conflitto

Lunedì 4 febbraio, i combattimenti sono calati. Da allora, il CICR e la Croce Rossa del Ciad stanno facendo tutto il possibile per salvare le vittime degli scontri del fine settimana.

Malgrado la relativa calma, il futuro resta incerto, e decine di migliaia di persone si sono riversate sul fiume Chari nel cercare rifugio in Camerun. Si riporta anche di ciadiani rifugiati in Nigeria, Niger e Repubblica Centrafricana. In tutti questi paesi, la società nazionale di Croce Rossa si è attivata immediatamente per accogliere i profughi e organizzare l'assistenza iniziale, in attesa della mobilitazione della comunità umanitaria internazionale.

Le Attività della Croce Rossa a N'Djamena

I Servizi medici

Una volta calati i combattimenti, il CICR ha potuto iniziare a lavorare. La priorità assoluta è stata il trattamento di coloro che sono stati feriti durante il fine settimana. Il CICR stima che sono stati feriti oltre 1000 combattenti e civili. N'Djamena e le strutture mediche sono state sopraffatte dal numero di persone che chiedono cure, un problema aggravato dal fatto che il personale di queste strutture è stato costretto ad abbandonare i combattimenti. Lunedì, il CICR è stato in grado di schierare un’ equipe chirurgica al Liberty Hospital (Hôpital de la Liberté), e ha  fornito ora kit di medicazione chirurgica per la cura dei feriti a sei strutture mediche. La seconda equipe di intervento chirurgico del CICR è arrivato a N'Djamena il 7 febbraio

L’Associazione Medici Senza Frontiere francese ha anch’essa un team chirurgico, nel sud della città, e un altro team chirurgico della MSF francese è arrivato il 6 febbraio.

Con il sostegno finanziario del CICR, la Croce Rossa del Ciad ha dispiegato 35 volontari in due ospedali, dove si stanno assistendo i feriti, con cure di base. La Croce Rossa del Ciad sta anche evacuando i feriti.

Il Trattamento delle salme

Molte persone sono morte durante il fine settimana. La Croce Rossa del Ciad sta raccogliendo cadaveri da martedì, con il sostegno del Comitato Internazionale della Croce Rossa, le autorità locali hanno individuato delle aree in cui essi possono essere sepolti. Il CICR e la Croce Rossa del Ciad sono molto consapevoli della necessità di trattare con dignità le salme al fine di garantire che le famiglie siano informate. Essi quindi fanno ogni tentativo, anche se spesso è impossibile, per identificare i cadaveri e registrare i luoghi dove sono stati sepolti. Tuttavia, preoccupazioni per la salute pubblica rendono imperativa una rapida sepoltura e, purtroppo, è probabile che molti di coloro che vengono sepolti non potranno essere identificati.

La Detenzione

Un certo numero di membri dell'opposizione sono stati arrestati. Il CICR è in contatto quotidiano con le autorità Ciadiane, al fine di registrare le persone che sono state arrestate e monitorare le loro condizioni di detenzione e di trattamento. In conformità con lo standard delle pratiche del CICR, tutto il dialogo tra il CICR e le autorità di detenzione sono bilaterali e restano riservate.

Il Ripristino dei legami familiari

Molte famiglie si sono disperse nella confusione in fuga dai combattimenti. Inoltre, molte persone che vivono al di fuori del Ciad hanno perso i contatti con le loro famiglie all'interno del paese. Le principali reti telefoniche non sono ancora divenute funzionali, e il CICR e la Croce Rossa del Ciad stanno esaminando la possibilità di creare sistemi per permettere alle famiglie lo scambio di notizie.

Le Prospettive immediate

Sembrerebbe che le persone implicate nei combattimenti non avevano di mira direttamente la popolazione civile. Tuttavia, l'organizzazione è preoccupata per il numero di morti e feriti a N'Djamena. Il CICR ricorda a tutte le parti in conflitto, che le persone che non prendono parte alle ostilità non devono essere lese, che le persone che non sono più in grado di prendere parte alle ostilità (come i combattenti feriti o catturati) non devono essere lese, e che la Croce Rossa e i Servizi medici devono essere sempre rispettati.

Il CICR resta impegnato ad aiutare le persone colpite dal conflitto, sia coloro che sono restate a N'Djamena, sia coloro che sono fuggiti e che avranno bisogno di aiuto della Comunità umanitaria, per il loro ritorno.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale di Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/chad-update-070208

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3 - 01 febbraio 2008
Indonesia: da zero a eroi
Sull’isola di Nias, un’iniziativa della Croce Rossa Indonesiana ha mobilitato e formato più di 800 nuovi volontari in appena dieci mesi.
Di Ahmad Husein, coordinatore della comunicazione della Federazione Internazionale in Indonesia
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Quando, nel marzo 2007, è stato lanciato, sull’Isola di Nias, in Indonesia, un programma di primo soccorso a livello di comunità, nessuno immaginava che sarebbe diventato uno dei più grossi successi della storia della Croce Rossa.

“All’inizio non avevamo nessun volontario sul posto: è stato quindi necessario creare il programma a partire dal nulla”, racconta Mariani Gulo, un membro del dipartimento della salute della Croce Rossa Indonesiana che ha lavorato per la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa all’elaborazione di questo progetto.

Oggi più di 800 volontari locali insegnano le tecniche di primo soccorso in trentanove villaggi dell’isola, raggiungendo le persone bisognose anche nelle comunità più remote.

Se si considera l’isolamento geografico di Nias, è un risultato formidabile per le due organizzazioni. Prima ancora di essere colpita dallo Tsunami del dicembre 2004 e poi devastata nel marzo 2005 da un sisma che ha fatto circa 800 morti e decine di migliaia di senza tetto, l’isola ha già dovuto affrontare numerose difficoltà.

Così, migliaia di famiglie di villaggi isolati sopportavano quotidiani problemi di salute, poiché non avevano la possibilità di recarsi all’ospedale o nei centri medici regionali. È stata questa situazione che ha spinto la Croce Rossa Indonesiana e la Federazione Internazionale a mettere in piedi, in diverse regioni, un programma di primo soccorso a livello di comunità, affinché gli abitanti potessero fronteggiare le urgenze quotidiane quando i professionisti della salute erano troppo lontani o sovraccarichi di lavoro.

Al fine di garantire la sostenibilità del progetto, le due organizzazioni hanno iniziato a reclutare sul posto dei volontari, compresi alcuni che erano inattivi perché non c’erano attività nelle quali potessero essere coinvolti. All’inizio solo cinque volontari erano disponibili, ma il loro numero è passato rapidamente a trentacinque.

La Croce Rossa Indonesiana e la Federazione Internazionale hanno fatto in modo che tutti fossero formati conformemente agli standard nazionali e che comprendessero bene la natura del loro impegno volontario.
 
Raccogliere la sfida della mobilitazione

Dopo aver formato i volontari, i capi delle comunità sono stati invitati a selezionare nuovi potenziali soccorritori in seno a ciascuno dei trentanove villaggi inclusi nel programma. La dislocazione di alcuni di questi villaggi ha posto un’impegnativa sfida supplementare. In molti casi, i volontari hanno impiegato quasi quattro ore per raggiungere alcune comunità, inaccessibili anche in moto.

Per non sprecare tempo ed energie, la Croce Rossa Indonesiana e la Federazione Internazionale hanno deciso che tutti i volontari dovessero restare tre giorni in ogni regione inserita nel programma, al fine di fornire dei moduli ai volontari locali e di mettere in piedi le attività della comunità.

Questa decisione è stata apprezzata dagli abitanti dei villaggi, che hanno espresso la loro gratitudine ai volontari per gli sforzi compiuti.
 
Orari su misura

I volontari di primo soccorso delle comunità devono seguire una formazione minima di 52 ore. Poiché la maggior parte dei contadini o dei commercianti erano molto impegnati dal lavoro, è stato necessario trovare una soluzione adeguata alle loro disponibilità.

È stato quindi elaborato un nuovo approccio. Per cominciare, il modulo di formazione è stato diviso in sei parti scaglionate nel tempo. Ciascun modulo copre temi particolari, come le malattie vettoriali (paludismo e febbre dengue), le infezioni diarroiche che risultano dalla precarietà delle condizioni igieniche, la nutrizione, il primo soccorso. Queste conoscenze, combinate a nozioni di preparazione e di intervento in caso di catastrofe, dovrebbero favorire la creazione di equipe di azione all’interno delle comunità e rendere servizi preziosi nelle situazioni di urgenza. I volontari hanno anche ricevuto un’infarinatura sulla Croce Rossa Indonesiana e sul suo lavoro, nonché sui Principi Fondamentali del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

“Ci adattiamo il più possibile agli orari degli abitanti dei villaggi”, spiega il dottore Eka Airlangga, responsabile del programma sanitario della Federazione Internazionale a Nias.

Questa flessibilità ha permesso di insegnare certe nozioni di primo soccorso durante i servizi religiosi. Il dottore Airlangga precisa che gli istruttori sfruttano anche alcuni avvenimenti importanti nella cultura locale, come la Maena (assemblea della comunità basata sul canto e la danza), per proseguire con la formazione. I volontari hanno anche organizzato un concorso e formulato uno slogan sanitario che è stato messo in scena e in musica da gruppi di canto e danza.

Al fine di mantenere le conoscenze dei volontari locali, questi ultimi partecipano regolarmente a sessioni di formazione di primo soccorso destinate a pubblici specifici, come gli allievi delle scuole primarie, gli insegnanti e le persone anziane.

Da zero a centinaia

Il programma ha prodotto dei risultati impressionanti durante i dieci mesi seguenti al suo lancio.

“Ciò che è particolarmente apprezzabile è che la formazione data ai volontari è conforme agli standard della Croce Rossa Indonesiana, se non superiore in alcuni casi”, sottolinea il dottore Jeyathesan Kulasingam, delegato per la sanità della Federazione Internazionale per l’operazione tsunami a Aceh.

 Gli abitanti dei villaggi sono ovviamente i primi beneficiari. La scorsa estate, quando Nias è stata toccata da un’epidemia di diarrea, le comunità coperte dal programma di primo soccorso hanno sofferto meno che le altre.

“Nella maggior parte dei casi, possiamo ormai risparmiare il denaro che prima serviva per il tragitto fino all’ospedale della città”, nota Faolozisokhi Zega, volontario coordinatore del villaggio di Lolo’ana’a lolomoyo, nel distretto di Gunung Sitoli Utara. “Ancora più importante”, aggiunge, “è che gli abitanti del villaggio sono ormai in grado di reagire rapidamente ed efficacemente quando un membro della loro famiglia o un vicino si ammala o è vittima di un incidente”.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/fr/docs/news/08/08020102/index.asp

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4 - 17 gennaio 2008 – FICR sezione Youth
Assistenza in situazioni difficili
di Shadrack Musyoka, Volontario della Croce Rossa Giovanile del Kenya
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

 


Ben prima che iniziassero le elezioni generali in Kenya, i volontari della Croce Rossa erano già in stato di massima allerta per ogni evenienza e garantivano la copertura 24 ore su 24 presso la sede centrale e quelle periferiche in tutto il paese. “Speriamo per il meglio, ma ci prepariamo al peggio,” una frase comune nella preparazione ai disastri, che ha anticipato l’escalation di violenza delle elezioni. I volontari della Croce Rossa del Kenya, grazie alla propria neutralità, hanno principalmente offerto assistenza umanitaria e primo soccorso nei casi di incidenti violenti. Dalla sera del 27 dicembre 2007, il Kenya è stato teatro di numerosi casi di violenza in diverse aree del paese, in seguito al ritardo della dichiarazione dei risultati e alla successiva proclamazione dei vincitori.


Durante due settimane di violenza generalizzata, centinaia di persone hanno perso la vita e gli sfollati in tutto il Kenya sono stati più di 200000. Circa mezzo milione di persone versano in condizioni umanitarie disperate. Molte abitazioni sono state distrutte e numerosi sono stati i casi di saccheggio verificatesi negli scontri tra gli oppositori politici e le bande armate. Aiuto, Aiuto! “Saidia, saidia!” gridano disperati quanti si sono trovati coinvolti negli attacchi o sono rimasti feriti; i volontari della Croce Rossa, “angeli” di speranza per molti, hanno saputo rendere il nostro Movimento una delle più efficaci organizzazione umanitarie che operano attualmente in Kenya.

 


La sera del 29 dicembre, la situazione è diventata critica in molte zone della provincia di Nyanza, in quella Occidentale, nella Rift Valley, sulla costa e nell’area di Nairobi. I volontari della Croce Rossa si sono subito messi al lavoro, portando assistenza ai feriti e agli sfollati, molti dei quali si trovavano in stato di estrema necessità, senza cibo, acqua, servizi igienici, vestiario e riparo. Si sono verificati casi di malattie portate dall’acqua e di  affezioni respiratorie, causate dal collasso dei sistemi di rifornimento idrico e della rete fognaria.

La Croce Rossa del Kenya ha garantito il primo soccorso, la distribuzione di materiale di prima necessità e di cibo, la ricerca ed il ricongiungimento delle famiglie, la diffusione dei principi e dei valori della Croce Rossa, il sostegno psicologico e interventi di pubblica sanità. Durante le ultime due settimane, i volontari della Croce Rossa hanno continuato a dimostrare passione per l’umanità, nonostante le difficoltà e il rischio per la propria incolumità.


Il 29 dicembre 2007, cinque volontari sono stati dispiegati nella zona di Dagoretti a Nairobi, per fornire assistenza e valutare la situazione in seguito alle violenze. All’arrivo, un nutrito e chiassoso gruppo di persone ha avvicinato il veicolo della Croce Rossa, insistendo affinché i volontari si precipitassero ad assistere alcuni infortunati. Quando il personale si è trovato in mezzo alla folla alcuni hanno incominciato a chiedere informazioni sull’origine etnica dei volontari. Si è trattato di una situazione ignobile per la Croce Rossa, che ha sempre lavorato con imparzialità e neutralità in ogni circostanza. Questo è solo uno degli spiacevoli incidenti che i volontari hanno dovuto affrontare nello svolgimento del loro dovere. I volontari, nelle situazioni più difficili, snervanti e traumatiche, continuamente sotto stress, si sono riuniti insieme per l’umanità e hanno ricevuto il sostegno di molte persone, tra cui il sig. Abbas Gullet, Segretario Generale della Croce Rossa del Kenya.

Questi volontari, molti dei quali sono giovani, hanno dimostrato un grande spirito di adattamento e dedizione durante le operazioni, rendendosi disponibili anche a lavorare per molte ore di seguito, senza lamentarsi. È evidente che a questi giovani volontari si devono attribuire i buoni risultati ottenuti dalla Croce Rossa del Kenya, grazie al loro desiderio di migliorare la situazione dei connazionali colpiti dalla improvvisa spirale di violenza verificatasi in seguito alle elezioni.


Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, sezione YOUTH: http://www.ifrc.org/youth/activities/news/2008/0117Kenya/index.asp

 
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