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n° 212 del 12 Agosto 2004 Stampa E-mail
mercoledì 11 agosto 2004
12 agosto 2004
nr. 212
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr 1.120 indirizzi e-mail

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1-CICRNews n° 93 del 10 agosto 2004
« Repubblica democratica del Congo : Garanzia di accesso all’acqua potabile a Kinshasa : una priorità del CICR »

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

2-CICRNews n° 92 del 9 agosto 2004
”Afganistan : la chiusura di un ospedale segna una nuova partenza”

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

3-Tratto dal sito della Federazione Internazionale Croce Rossa - 21 luglio 2004

“I giovani si prendono carico del benessere della comunità ecuadoriana” di Fernando Nuño da Loja

Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

 

 

 

 

 

1-CICRNews n° 93 del 10 agosto 2004
« Repubblica democratica del Congo : Garanzia di accesso all’acqua potabile a Kinshasa : una priorità del CICR »

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

Il CICR ha ripristinato otto motopompe a Kinshasa, quattro alla stazione di raccolta delle acque di N’Djili e quattro altre all’officina di trattamento delle acque di Kingabwa. Il progetto completato è stato inaugurato il 28 luglio scorso dal ministro dell’Energia della Repubblica democratica del Congo.

 

Il CICR ha attivato mezzi di lotta contro l’aggressione della sabbia a livello della raccolta delle acque, ciò protegge efficacemente le motopompe e permette di evitare la penuria, anche in caso di piene del fiume Congo. Nel 1999, importanti inondazioni avevano, in effetti, danneggiato gravemente queste pompe.

 

Garantire l’accesso all’acqua potabile è una priorità fra le maggiori del CICR. La stazione di raccolta di N’Djili alimenta i tre quarti della popolazione. La maggior parte degli abitanti vive nei quartieri bassi di Kinshasa, sono più di 4 milioni le persone che beneficiano ormai di un approvvigionamento di acqua continuativo e affidabile.

 

Il mandato del CICR è strettamente legato alle situazioni d’urgenza. Il progetto è costato più di due milioni di dollari USA ed ha mobilitato tre ingegneri del CICR specializzati in idraulica. Il CICR si augura ora che i proprietari dei fondi e le agenzie di sviluppo diano un sostegno nel settore dell’approvvigionamento di acqua alla popolazione congolese.


Informazioni complementari :
Patrick Mégevand, CICR Kinshasa, tél. : +243 81 700 60 60
Marco Jiménez Rodríguez, CICR Genève, tél. : +41 22 730 22 71
o sul sito web del CICR: www.cicr.org

2-CICRNews n° 92 del 9 agosto 2004
”Afganistan : la chiusura di un ospedale segna una nuova partenza”

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

L’ospedale chirurgico di Karte Seh a Kabul, che dalla sua fondazione – 16 anni fa – riceve il sostegno del CICR, ha chiuso le sue porte il 31 luglio. Circa 63000 pazienti hanno beneficiato di cure in questa struttura.

Nel maggio 1988, quando l’Afganistan, era ancora sotto l’occupazione sovietica e i combattimenti erano esasperati, gli ospedali di Kabul tentavano di far fronte ad un numero sempre crescente di feriti di guerra. Divenne allora indispensabile disporre di una struttura chirurgica nella parte ovest della città. Il CICR affittò cinque case nel quartiere Karte Seh e le trasformò per farne un ospedale chirurgico con capacità di 350 letti. Durante i primi 4 anni, il personale era composto da una squadra medica del CICR al completo (con, in permanenza, una cinquantina di espatriati), che dette attenzione particolare alla formazione del personale di sanità locale.


Nei primi anni la maggioranza dei pazienti veniva curata per ferite da armi. Con il passare del tempo, questo genere di ferite è divenuta sempre più rara, e la gran parte dei pazienti era trattenuta in ospedale per urgenze chirurgiche ordinarie.

 

Quando la guerra civile scoppia, a seguito della ritirata delle truppe sovietiche nel 1989, cominciano a crearsi linee del fronte nella parte ovest di Kabul. Nel 1992, il CICR si ritirava dall’ospedale di Karte Seh e passava la gestione al ministero di pubblica Sanità. Nel frattempo, continuava a fornire a questa struttura, un’assistenza sotto diverse forme quali la fornitura di farmaci, di materiale medico e di carburante, la manutenzione delle apparecchiature, la messa a disposizione di premi di incoraggiamento per il personale, ecc. ecc. In tutti questi anni, l’ospedale chirurgico di Karte Seh conservava il nome che gli aveva dato la popolazione locale: “L’ospedale del CICR”.

Nel 2002, il governo italiano iniziò a costruire un nuovo ospedale chirurgico in prossimità di Karte Seh, rimpiazzando il vecchio ospedale, dando così l’occasione al CICR di trasferire le sue attività di sostegno. In questi ultimi 10 mesi, i responsabili del ministero della Sanità pubblica, dell’ospedale di Karte Seh, della direzione generale della cooperazione allo sviluppo (Italia) e del CICR si sono incontrati in numerose riprese affinchè il trasferimento dei servizi avvenisse nelle migliori condizioni. Il nuovo ospedale gode dell’aiuto di un’associazione italiana “Associazione italiana per la Solidarietà tra i popoli” (AISPO)

 

In tutti questi anni di conflitto e di transizione, il personale di Karte Seh – precisamente le 50 persone che qui hanno lavorato fin dal primo giorno – hanno salvato numerose vite, per merito della loro devozione e professionalità. La loro azione è stata un modello per i delegati del CICR, tanto a Kabul quanto alla sede dell’istituzione a Ginevra.

 

Anche se la chiusura dell’ospedale chirurgico di Karte Seh segna la fine di un’epoca e che un buon numero di persone che ci hanno lavorato sentano una certa nostalgia, essa rappresenta anche una nuova partenza. “E’, in una volta sola, l’occasione per i pazienti e per il personale del nuovo ospedale di trarre beneficio dei vantaggi che aveva portato il CICR sostenendo il vecchio ospedale e una maniera positiva di terminare la cooperazione fra l’istituzione e l’ospedale di Karte Seh”, ha dichiarato la responsabile CICR dell’ospedale, Palina Asgeirsdottir, che ha lavorato in questa struttura durante gli anni della guerra fra i più difficili.

 

Informazioni complementari :

Jessica Barry, CICR Kaboul, tél. : +873 761 24 22 60 o sul sito web CICR: www.cicr.org

 

 

 

 

3-Tratto dal sito della Federazione Internazionale Croce Rossa al link: http://www.ifrc.org/docs/news/04/04072101/

I giovani si prendono carico del benessere della comunità ecuadoriana

di Fernando Nuño da Loja - 21 luglio 2004

Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

Katty Melania Bravo, 16 anni, ha due ottime ragioni per essere felice. In primo luogo, a Tierras Coloradas è stata recentemente eletta reginetta di bellezza, e in secondo luogo, solo pochi giorni fa, la sua famiglia e altre 400 persone hanno visto arrivare nelle loro case l’acqua potabile e i servizi igienici.

 

“Durante la siccità dovevamo percorrere parecchi chilometri per rifornirci d’acqua. Mentre durante la stagione delle piogge, l’acqua c’era, ma di solito causava la diarrea”, spiega Katty, una volontaria della Croce Rossa ecuadoriana.

 

Tierras Coloradas, o Terra Rossa in spagnolo, è una comunità di 2.200 abitanti della provincia di Loja, nel sud dell’Ecuador. È una delle 16 comunità vulnerabili che beneficiano di un piano di sviluppo regionale implementato dalla Croce Rossa ecuadoriana, con il sostegno della Croce Rossa spagnola. Elemento principale del progetto è la sanità della comunità.

 

“Oltre a sistemi idrici e di fognatura, questi villaggi, in meno di un anno, dovrebbe essere forniti anche di una clinica sanitaria, una farmacia, un laboratorio per la confezione di abiti e una falegnameria. Inoltre, ogni singola famiglia dovrebbe venir coinvolta in programmi di educazione alla salute comunitaria e di preparazione alle emergenze”, spiega Patricio Aguirre, presidente della Croce Rossa ecuadoriana di Loja.

 

Prima dell’intervento della Croce Rossa, c’era una serie di fattori che rendeva vulnerabili i residenti di Tierras Coloradas. “La disoccupazione ha portato molti capi famiglia a migrare nelle città del nord e all’estero. Questa zona è anche afflitta, da un lato, da gravi periodi di siccità e dall’altro, durante la stagione delle piogge, da frane”, aggiunge Aguirre.

 

La scarsa qualità dell’acqua costituisce una minaccia continua per la salute della popolazione, specialmente per quella dei bambini. “E come se tutto questo non fosse abbastanza, la prossimità della comunità al confine con il Perù, ha ostacolato lo sviluppo della provincia in questa zona”, spiega Carlota Celi, coordinatore di progetto della Croce Rossa ecuadoriana di Loja.

 

Riacquistare l’autostima

 

Una delle forze trainanti per il cambiamento è stata l’attitudine positiva dei giovani, che si sono impegnati fin dall’inizio su questo progetto, partecipando attivamente ai seminari organizzati dalla Croce Rossa.

 

“Un anno fa, questa comunità presentava il più alto tasso di criminalità della provincia. I redditi delle famiglie erano bassi, come pure la motivazione tra i giovani”, sostiene Celi.

 

In contrasto, nell’ultimo anno a Tierras Coloradas il tasso di criminalità è sceso fortemente. Inoltre, durante gli ultimi sei mesi, questa cittadina ha visto la presenza di una squadra permanente formata da 17 volontari della Croce Rossa, tutti membri della comunità.

 

“Questo gruppo ha già provveduto all’effettuazione di una evacuazione simulata con la partecipazione della comunità. Ciò ha costituito un passo in avanti molto positivo, a cui sono poi seguite altre attività, quali l’organizzazione di gruppi di sorveglianza del vicinato per consentire alla gente di vivere in tranquilla”, afferma Alicia González, un’assistente sociale della Croce Rossa ecuadoriana.

 

L’entusiasmo dei giovani come Katty Melania ha portato alla creazione a Tierras Coloradas di un gruppo specializzato nell’addestramento e preparazione all’emergenza. Nel caso si verifichino frane o gravi incidenti nell’ambito della comunità, tale gruppo allerta l’ufficio della Croce Rossa di Loja e nel frattempo interviene con servizi di pronto soccorso.

 

Prevenzione dell’HIV/AIDS

 

“Queste attività hanno reso più facile l’acquisizione di sicurezza in noi stessi. Presto saremmo in grado di provvedere ai nostri bisogni da soli e costruire un futuro migliore per i giovani”, sostiene Manuel Cando Carrión, leader della comunità di Tierras Coloradas.

 

 

Dall’inizio del progetto, c’è stato un flusso continuo di idee provenienti dai giovani. “Vogliono iniziare seminari di educazione sessuale e di prevenzione dell’HIV/AIDS. Questo costituisce un passo avanti molto positivo in una provincia dove solo alcuni anni fa l’uso del preservativo era considerato tabù”, afferma Celi.

 

La provincia di Loja presenta un alto tasso di migrazione. Secondo il coordinatore sanitario della Croce Rossa ecuadoriana, i comportamenti sessuali a rischio di contagio da HIV si individuano tra gli emigranti di ritorno nella comunità.

 

“Esiste un rischio elevato che il marito trasmetta alla moglie l’HIV e altre malattie sessuali. Affrontando argomenti quali la prevenzione dell’AIDS, i giovani hanno iniziato a prendere in mano le redini del proprio futuro”, aggiunge Celi.

 
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