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n° 341 del 25 gennaio 2008 Stampa E-mail
lunedì 28 gennaio 2008
25 gennaio 2008
nr. 341

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

 

1 - 23 gennaio 2008 - Intervista
Il CICR approvvigiona Gaza.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 17-01-2008    Dal sito web del CICR
Kenya: un impegno a lungo termine necessario per le vittime della violenza
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

3 - Circolare per il corso nazionale Istruttori D.I.U.
Link al sito del Comitato Centrale e a quello del Caffè Dunant

4 - Dal sito web  “7 seven magazine”
Hamas dichiara che risponderà con il lancio di razzi ad ogni attacco israeliano
Per la Croce Rossa Internazionale il costo umanitario del blocco è insopportabile
Al link http://www.7magazine.it/new.asp?id=1686
Comunicatoci da Andrea Ciresa

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1 - 23 gennaio 2008 - Intervista
Il CICR approvvigiona Gaza.
Lo stesso giorno in cui Israele autorizza, per una sola giornata, la ripresa dei rifornimenti nella Striscia di Gaza, il coordinatore del CICR incaricato delle problematiche legate alla salute, Eileen Daly, parla dei pericoli per la popolazione causati dal divieto di entrata di derrate alimentari e merci sul territorio. Medicinali e altre forniture essenziali hanno potuto entrare a Gaza il pomeriggio del 22 gennaio.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Il 22 gennaio, il governo israeliano ha aperto i punti di frontiera per la consegna di gasolio e di aiuti umanitari indispensabili. Quali sono state le ripercussioni sulla situazione di Gaza?

Senza alcun dubbio è stata una decisione positiva del governo israeliano. Tuttavia, se si considera la gravità della situazione nella Striscia di Gaza, la fornitura di un’assistenza umanitaria essenziale deve essere garantita a lungo termine per evitare problemi più grandi. La popolazione a Gaza sta fronteggiando una situazione estremamente difficile dopo mesi di restrizioni sulle importazioni. Le infrastrutture principali – come le strutture mediche e le installazioni di distribuzione di acqua e servizi igienici – sono sul punto di collassare.

Qual è la situazione degli ospedali di Gaza?

Vi manca quasi tutto ciò che è necessario affinché gli ospedali funzionino normalmente. Per esempio, l’ospedale Shifa, l’ospedale pediatrico Nasser e i magazzini centrali di forniture mediche della città di Gaza, nonché l’ospedale europeo di Gaza a Khan Younis [città a sud della Striscia di Gaza, n.d.t.] hanno urgentemente bisogno di gasolio. Su richiesta del CICR, le Nazioni Unite (UNWRA è l’acronimo inglese per indicare l’Ufficio di Soccorso e di Lavoro delle Nazioni Unite per i rifugiati della Palestina nel Medio Oriente) ne hanno consegnati 12.700 litri, abbastanza solo per due giorni.

Su 11 ospedali seguiti dal CICR, solo 2 hanno combustibile per più di 6 giorni.

Negli ospedali fa freddo perché i riscaldamenti sono spenti per risparmiare gasolio. Vi è sempre meno gas necessario alla cottura dei pasti destinati ai pazienti e al personale. I trasporti sono limitati e quindi il personale sanitario fa difficoltà ad andare a lavorare. Le lavanderie degli ospedali hanno anch’esse bisogno di gasolio.

Tenuto conto di questi problemi, gli ospedali possono restare aperti?

Quattro ospedali della città di Gaza, fra cui il principale ospedale pediatrico della Striscia di Gaza, sono sul punto di chiudere.

L’ospedale psichiatrico (39 posti letto) non ha più corrente elettrica; l’ospedale oftalmologico (31 posti letto) e l’ospedale pediatrico Nasser (151 posti letto) trattano soltanto i casi urgenti.

Al calare della notte, il 21 gennaio, non c’era elettricità in questi tre ospedali, salvo nelle unità di cure intensive ai neonati e ai bambini dell’ospedale pediatrico e tutto ciò grazie solo a un piccolo generatore. L’ospedale pediatrico Al Dorra (79 posti letto) ha corrente elettrica solo nell’unità di cure intensive.

Il risultato è che gli ospedali trattano solo le persone la cui vita è in pericolo: tutti gli esami diagnostici e gli interventi chirurgici non urgenti sono soppressi. Gli ospedali mettono in comune il loro gasolio per alimentare il generatore principale, per poter garantire la funzionalità dei servizi vitali come le sale operatorie, le unità coronariche, le unità di rianimazione, le unità speciali per i neonati, le dialisi e la banca del sangue.

E per quanto riguarda gli approvvigionamenti di medicinali degli ospedali di Gaza?

Più di un quinto dei 470 medicinali, nonché un quarto dei 600 articoli monouso sono esauriti. Le riserve di questi articoli, che sarebbero dovuto bastare per 3 mesi, sono considerevolmente diminuite.

Fra i medicinali mancanti ci sono gli anestetici e la sulfadiazina d’argento, cruciale per il trattamento di un numero crescente di ustioni. Questi medicinali, e altri essenziali, nonché gli articoli monouso sono a bordo di un camion che attende di poter attraversare il punto di passaggio di Kerem Shalom, in territorio israeliano, per entrare nella Striscia di Gaza [il camion è entrato nella Striscia verso la fine del pomeriggio del 22 gennaio, n.d.a.]

Sapete se dei pazienti hanno perso la vita a causa di questa situazione drammatica?

Sappiamo che un paziente in ossigeno-terapia è morto all’ospedale Ahli Arab durante il passaggio fra l’alimentazione della centrale elettrica e quella del generatore.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/palestine-interview-220108

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2 - 17-01-2008    Dal sito web del CICR
Kenya: un impegno a lungo termine necessario per le vittime della violenza
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Con la situazione politica in Kenya ancora tesa, le conseguenze umanitarie della violenza post-elettorale persistono e le persone colpite hanno continuo bisogno di sostegno. La Croce Rossa del Kenya e il CICR si stanno preparando per l'aiuto a lungo termine.

Decine di migliaia di persone si trovano sotto pressante necessità di protezione e di assistenza della Croce Rossa, ora e nel lungo termine.

Queste includono le persone che abbandonano le proprie case, nonché coloro che rimangono indietro; entrambi vivono in un clima di ostilità e di paura.

"Ci sono famiglie, che scappano via da una situazione di violenza, non sempre insieme, e non sempre con i loro figli", spiega Pascal Cuttat, capo della delegazione regionale del CICR a Nairobi. Oltre l’immediato aiuto, egli dice, avranno bisogno di sostegno nella ricerca dei parenti che sono stati separati da loro.

E 'una questione di tragica rilevanza familiare a causa di altre crisi Africane – bambini soli a sé stessi, lontano dalle loro famiglie. "Questi sono i minori non accompagnati, che sono rimasti indietro o sono con parenti o anche persone che non conoscevano prima," dice Cuttat.

Vi è inoltre il problema delle reliquie che non sono rivendicate - e, in molti casi, non identificate - negli obitori. "Abbiamo bisogno di garantire che queste persone non diventino solo numeri ed elencati come scomparsi, e che le loro famiglie saranno in grado di mettervi fine.

"Stiamo registrando i corpi in un dossier che una famiglia potrà eventualmente essere in grado di consultare se sono ancora alla ricerca di parenti".

Gli sfollati sono raccolti in grandi gruppi. "La situazione è particolarmente difficile per le persone attualmente nella Rift Valley. Essi si riuniscono in decine di migliaia di persone. Hanno bisogno di cibo, acqua, assistenza sanitaria, alloggio ", aggiunge Pascal Cuttat.

Ambiente ostile

"Queste persone sono a rischio, e hanno bisogno di protezione, dal momento che essi sono al centro di un ambiente ostile, raggruppate in grandi numeri ed esposte".

Al di là dei bisogni immediati delle persone e le difficoltà che affronta la Croce Rossa nell’incontrarli, i problemi umanitari sembrano destinati a persistere per mesi, con un gran numero di persone sfollate, i villaggi e le colture distrutte o lasciati marcire, una economia locale in rovina.

Ma la domanda di sicurezza è alta nei pensieri delle persone. Saranno necessari sforzi da tutte le autorità, leader delle comunità e delle organizzazioni umanitarie nell’assicurare le persone e consentire loro di tornare a qualche parvenza di vita normale.

Yasmin Praz-Dessimoz, capo delle operazioni del CICR a Kisumu, nella parte occidentale del paese, riferisce che alcuni degli sfollati sono ancora in movimento, lasciando il campo e andando verso altre regioni del Kenya. Alcuni stanno tornando nei loro ancestrali luoghi di origine nella provincia occidentale.

Andare da qualche parte è difficile a causa della mancanza di trasporto disponibile, dopo che le forniture di combustibili sono state tagliate a causa della violenza. Molti che vogliono viaggiare sono, per il momento, impossibilitati.

Raggiungere i villaggi isolati

Mentre la priorità è stata quella di soddisfare le esigenze degli sfollati, in termini di cibo, acqua e servizi igienico-sanitari, le equipes della Croce Rossa sono state in grado di raggiungere i villaggi isolati. "Per esempio in un’area, abbiamo contribuito a migliorare l'approvvigionamento idrico, e questo per i residenti e gli sfollati nella zona", dice Ms Praz-Dessimoz.

Guardando al futuro, si vede la necessità di un continuo aiuto: "Speriamo che, se la situazione si stabilizza, gli sfollati vorranno tornare alla loro regione d'origine e che potranno anche tornare nel luogo da dove erano fuggiti e che allora la situazione lentamente possa tornare alla normalità ".

Nel frattempo, molti degli sfollati avranno bisogno di aiuto e di trovare nuovi rifugi, anche prima di poter pensare di andare a casa. "Alcuni di questi sfollati sono stati ospitati nelle scuole e nelle stazioni di polizia, siccome l'anno scolastico è iniziato, alcuni di loro dovranno essere spostati e trovare nuovi luoghi", spiega Christophe Beney, responsabile delle attività del CICR nella regione della Rift Valley, con sede a Eldoret.

Bisogno di sicurezza

"Alla gente piacerebbe tornare a casa, ma vi è ancora un alto senso di insicurezza", spiega Beney. "La cosa più importante ora per queste persone è che la sicurezza sia ripristinata dalle autorità del Kenya in modo che le persone abbiano fiducia per tornare indietro.

"La maggior parte di queste persone sono sfollate e, come potete vedere, quando si sorvola la regione, un sacco di case sono state bruciate. Più tardi, un grande sforzo umanitario sarà necessario, per consentire di iniziare la ricostruzione. "

Tratto da:
http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/kenya-feature-170108

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3 - Link alla circolare per la selezione al corso Istruttori DIU  (Giugno – Luglio 2008)

http://www.cri.it/cms/docs/archivio_documenti_04_05_06/20080123125413_Selezione%20DIU%202008,%20corretta.doc

La stessa circolare verrà pubblicata nelle pagine della “bacheca – corsi” anche sul sito www.caffedunant.it  

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4 - Dal sito web  7 seven magazine
Al link http://www.7magazine.it/new.asp?id=1686
Comunicatoci da Andrea Ciresa

Hamas dichiara che risponderà con il lancio di razzi ad ogni attacco israeliano
Per la Croce Rossa Internazionale il costo umanitario del blocco è insopportabile
23/1/2008

I palestinesi continueranno a lanciare razzi contro il territorio israeliano finché gli attacchi di Israele non cesseranno. Lo ha affermato il capo in esilio del movimento islamico Hamas, Khaled Meshaal. Intanto al quinto giorno di chiusura quasi eremetica dei valichi, la collera della popolazione di Gaza è esplosa al punto di transito con l'Egitto, a Rafah.

Nel pomeriggio di ieri centinaia di dimostranti (in prevalenza donne) giunti a bordo di autobus hanno affrontato le guardie egiziane di frontiera e dopo momenti di grande violenza sono anche riusciti a passare brevemente la frontiera. Scontro e reciproche accuse tra Israele e Anp al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunitosi per discutere situazione a Gaza. 'La situazione attuale e' assolutamente inaccettabile - ha dichiarato il rappresentante palestinese Riyad Mansour - la politica del rischio calcolato di Israele sta creando una catastrofe umanitaria'. 'E' compito di ogni stato difendere la vita dei propri cittadini - ha replicato Gilad Cohen, diplomatico di Tel Aviv'.

Israele ha respinto le critiche internazionali per il blocco imposto alla Striscia di Gaza e ha detto che lo Stato ebraico continuerà ad "agire" anche al prezzo di una condanna internazionale. "Israele non è tenuta a scusarsi per la sua esistenza. Israele continuerà ad agire e a onorare i suoi obblighi nei confronti dei suoi abitanti anche a prezzo di una condanna", ha detto il ministro degli esteri Tzipi Livni in una conferenza sulla sicurezza di Israele a Herzliya, a nord di Tel Aviv. Livni ha fatto queste dichiarazioni mentre il Consiglio di sicurezza dell'Onu era riunito a New York per esaminare la crisi umanitaria causata dal blocco di Gaza, che oggi il governo israeliano ha allentato fornendo di nuovo carburante e medicinali al territorio palestinese controllato da Hamas. Il costo umanitario del blocco eretto intorno a Gaza è "enorme" ed "insopportabile" per la popolazione, ha affermato oggi a Ginevra il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) esprimendo "profonda preoccupazione". L'organizzazione ha ribadito l'appello per la revoca immediata delle misure di ritorsione e per la riapertura dei punti di passaggio per gli aiuti umanitari.

La portavoce del Cicr Dorothea Krimitsas, ha spiegato che oggi è previstol'arrivo di aiuti umanitari essenziali e di carburante, "ma le consegne dovrebbero essere garantite sul lungo termine per prevenire sofferenze e scongiurare il collasso delle fragili infrastrutture a Gaza", ha insistito. La situazione è particolarmente grave negli ospedali.

 
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