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n 326 del 19 ottobre 2007 Stampa E-mail
sabato 20 ottobre 2007

 19 ottobre 2007

nr. 326

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 -  10.10.2007       Comunicato stampa 07/105
Belgio : esperti discutono la regolamentazione delle armi nella guerra
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

2 - Dal sito web del Comitato Internazionale della Croce Rossa
22-9-2007 intervista
Iraq: una situazione di estrema miseria.
Traduzione non ufficiale di Laura Grassi

3 - "Sfide all'effettività dei diritti umani:donne, migranti, missioni di pace"
'Università di Padova nei mesi di novembre-dicembre 2007.
Comunicato dall'Ufficio DIU - Comitato Centrale CRI

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1 - 10.10.2008       Comunicato stampa 07/105
Belgio : esperti discutono la regolamentazione delle armi nella guerra
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Bruxelles (CICR) – L’utilizzo di armi come le munizioni a grappolo e le mine antipersona, e le norme che lo regolano nel diritto internazionale umanitario, saranno quest’anno al centro delle discussioni dei colloqui di Bruges (Belgio)

Organizzato dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e dal Collegio d’Europa,  il convegno si terrà il 18 e 19 ottobre. Riunirà esperti dei governi, delle organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative, come pure dei professori di università, che si concentreranno sui risultati ottenuti ad oggi  e le sfide ancora da rilevare in questo settore, in costante evoluzione.

Si discuterà dei  lavori in corso, volti a interdire l’utilizzo delle armi a grappolo e a elaborare un trattato internazionale sul commercio delle armi, come pure dei mezzi per far si che l’utilizzo delle nuove tecnologie, quali le « armi non letali », sia regolamentato da disposizioni giuridiche.

 Al fine di proteggere i civili e di limitare i rischi di sofferenza inutili per i combattenti, il diritto internazionale umanitario limita i tipi di armi ed i mezzi di combattimento autorizzati nei conflitti armati.

 I partecipanti esamineranno ugualmente i progressi realizzati per mettere fine alle sofferenze causate dalle mine antipersona, nella vicinanza della commemorazione, da parte della comunità internazionale, del 10° anniversario del trattato di Ottawa, che vieta l’utilizzo di queste armi.

 < Da quando gli Stati si sono impegnati a vietare le mine antipersona e ad iniziare a parlare delle conseguenze dei resti esplosivi di guerra dopo la fine di un conflitto, importanti progressi sono stati realizzati sulla via della protezione dei civili contro gli effetti di certe armi>, spiega Françoise Krill, capo della delegazione del CICR  presso l’Unione Europea ed incaricata delle relazioni con la NATO, a Bruxelles.

« Nonostante ciò, resta ancora molto da fare se si vuole arrivare a quello che questo impegno chiede, e impegnarsi a risolvere altre questioni umanitarie ugualmente preoccupanti, come l’utilizzo di armi a dispersione imprecisa e non debole, o la grande disponibilità di armi. >

Il CICR e il Collegio d’Europa organizzano i colloqui a Bruges in diritto internazionale umanitario dall’anno 2000, nel quadro delle loro attività in relazione con l’Unione europea e la NATO  (per maggiori dettagli, visitate il sito www.coe-icrc.eu il programma delle due giornate 18-19 ottobre al link http://www.coe-icrc.eu/docs/ColloquiumBruges2007.pdf )


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2 - Dal sito web del Comitato Internazionale della Croce Rossa
22-9-2007 intervista
Iraq: una situazione di estrema miseria.
Di ritorno da una missione in Iraq, Béatrice  Mégrvand-Roggo, capo delle operazioni del Cicr per il Medio Oriente e il Nord Africa, parla della grave crisi umanitaria che colpisce questo paese, delle sofferenze subite dalla popolazione civile ogni giorno e delle difficoltà per gli umanitari di intervenire in ambiente così pericoloso.
Traduzione non ufficiale di Laura Grassi.

In quale modo la crisi umanitaria colpisce attualmente la popolazione civile in Iraq?

La crisi umanitaria in Iraq non smette di estendersi, di approfondirsi, di aggravarsi e la situazione dal punto di vista della sicurezza, si è molto aggravata nel corso dell’ultimo anno e più ancora nel corso degli ultimi mesi. Dal punto di vista umanitario si tratta di una situazione di grande pericolo.

All’epoca della mia recente missione in Iraq, ho potuto constatare a che punto la sicurezza e la sopravvivenza quotidiana siano le principali preoccupazioni della popolazione. Il pericolo è infido, può colpire dovunque, in qualunque momento e in qualunque modo, quando si fa la spesa o si accompagnano i figli a scuola. Questo sia a Baghdad che in molte altre città o regioni del paese. Si percepisce che la quotidianità degli Iracheni è costantemente tinta dalla paura profonda di ciò che può accadere in ogni momento.

Credo che sia questo la cosa più difficile da vivere per gli Iracheni, più ancora di tutte le difficoltà della vita di ogni giorno: mancanza d’acqua, mancanza di elettricità, problemi di approvvigionamento per via del pericolo di uscire da casa, accesso limitato alle cure mediche…gli ospedali funzionano male e sono stracolmi, il personale specialistico  che è rimasto in Iraq è scarso, i centri di cura che non sono chiusi funzionano ad intermittenza e in maniera poco soddisfacente. Ogni aspetto della vita quotidiana è diventato particolarmente duro.

Per questi motivi, sempre più persone e famiglie sono costrette a fuggire. Esse si spostano all’interno del paese o cercano rifugio all’estero.

E’ molto difficile stabilire il numero di persone colpite dal conflitto ed il numero esatto di sfollati e di rifugiati. Quello che è certo, è che diversi milioni di persone sono emigrate e parecchie centinaia di migliaia si sono spostate all’interno del paese. La chiusura annunciata della frontiera siriana sta per rendere ancora più drammatica la situazione di quelli che vorranno lasciare il paese.

Quali sono le sfide a cui deve far fronte il CICR? Come valutate la capacità del CICR di procurare assistenza e protezione a coloro che ne hanno maggiormente bisogno in un ambiente umanitario così pericoloso?

La sfida della sicurezza è la principale sfida per gli attori umanitari. In Iraq, la difficoltà per ogni organizzazione umanitaria, tra cui il CICR,  è di funzionare secondo un modus operandi tradizionale con personale espatriato sul luogo, che controlli le necessità e assicuri la continuità dell’attività.  Questo non è possibile attualmente in Iraq, tranne che nel nord. Nel resto del paese, dobbiamo contare essenzialmente sui nostri impiegati iracheni, che compiono uno straordinario lavoro, come ho potuto constatare di persona, e grazie ai quali possiamo continuare a portare avanti delle attività

Noi contiamo anche molto sulla Mezzaluna irachena per la realizzazione di un programma di assistenza alle persone sfollate e le attività di ristabilimento dei legami familiari, in particolare gli scambi di messaggi di Croce Rossa tra le persone detenute e la loro famiglia.

E’ così grazie agli Iracheni che la nostra operazione può essere condotta per cercare di rispondere ai bisogni umanitari di coloro che sono più gravemente toccati dal conflitto.

Per un’organizzazione come il CICR, che non ricorre alle scorte armate in un ambiente umanitario così pericoloso, la chiave, è essenzialmente nel dialogo con tutte le parti e tutti gli attori che partecipano al conflitto. Si tratta di spiegare cosa facciamo, quale sia il nostro mandato, cosa significhi un’azione umanitaria neutrale ed indipendente, di convincere attraverso l’azione e l’esempio, di persuadere infine della fondatezza delle nostre operazioni.

Io credo che questo dialogo, questa volontà di parlare e di avere dei contatti con tutti, di spiegarsi, di spiegare ciò che facciamo siano assolutamente essenziali in ogni contesto.

In una situazione come quella dell’Iraq, ancora maggiormente. Anche se non siamo al riparo da incidenti violenti, questo resta il miglior modo di far accettare e rispettare l’azione umanitaria del CICR.

Nel maggio 2007, il CICR ha intensificato le sue attività in Iraq, ma l’aiuto umanitario è palesemente non sufficiente per rispondere alle necessità della popolazione civile. Che cosa fare maggiormente?

E’ evidente che l’azione umanitaria non è sufficiente e pertanto c’è molto da fare. Le necessità sono immense, ma i fondi a disposizione sono ugualmente importanti così come la buona volontà di lavorare. Bisogna dunque creare le condizioni utili e necessarie per condurre delle azioni umanitarie  che rispondano all’insieme delle necessità degli Iracheni. Queste condizioni oggi non sono sfortunatamente  riunite: la soluzione da trovare è più globale e più politica.

Oggi, in Iraq, gli umanitari  possono solo dare una soluzione provvisoria a certi problemi, possono solo rispondere all’urgenza, e da ultimo possono intervenire solo quando il danno è fatto.

Si tratterebbe di prevenire il male e di creare delle condizioni adeguate, sul piano politico e della sicurezza, perché l’azione umanitaria possa pienamente svilupparsi. Evidentemente queste soluzioni non dipendono dagli attori umanitari, ma dagli attori politici e militari che si trovano sul posto.

Come CICR possiamo unicamente lanciare un appello affinchè si trovino delle soluzioni. Solo un pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e dei principi che ne stanno alla base può garantire un ambiente adeguato per procedere ad un’attività umanitaria soddisfacente.

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3 - Riceviamo dall’Ufficio D.I.U. del Comitato Centrale CRI

Si diffonde per conoscenza agli Istruttori CRI di Diritto Internazionale Umanitario la brochure dei Moduli Specialistici dal titolo "Sfide all'effettività dei diritti umani:donne, migranti, missioni di pace" che si terrà presso l'Università di Padova nei mesi di novembre-dicembre 2007.

Per ulteriori informazioni si prega di consultare il sito www.cripadova.it/home/corsi2007

Cordiali Saluti
Ufficio D.I.U.
 
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