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n° 318 del 20 giugno 2007 Stampa E-mail
giovedì 21 giugno 2007
20 giugno 2007
nr. 318

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 1 giugno 2007
Il diritto della guerra resiste alla prova del tempo

<...il vero valore dei Protocolli Aggiuntivi risiede non tanto nel bene che hanno permesso di fare, quanto nel male che hanno contribuito ad evitare.>
Comunicato ufficiale di Philippe Spoerri, Direttore CICR per il diritto internazionale e la cooperazione nell'ambito del Movimento Internazionale, in occasione del trentesimo anniversario dei Protocolli Aggiuntivi I e II alle Convenzioni di Ginevra.

Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

2 - Libano: aiuti, cinque camion entrano a Nahr al Bared
Comunicato da Andrea Ciresa

3 - Dal sito internet Agenzia Fides
 AFRICA/ZIMBABWE - Sanità al collasso per lo sciopero di medici e infermieri: la Croce Rossa costretta a intervenire
Comunicatoci da Andrea Ciresa

4 - mercoledì 6 giugno 2007   h. 17:21
   
In primo piano
AFGHANISTAN: KABUL, A CROCE ROSSA GESTIONE OSPEDALE EMERGENCY
 (AGI) –
Comunicatoci da Andrea Ciresa

5-  allegato
31 maggio 2007
CICR – Scheda tecnica
Protocolli Aggiuntivi I e II alle Convenzioni di Ginevra del 1949
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

6 - "Da Solferino a Castiglione Fiaccolata 2007"
Società nazionali partecipanti e programma 
di M.Grazia Baccolo
 
 
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1 - 1 giugno 2007
Il diritto della guerra resiste alla prova del tempo

...il vero valore dei Protocolli Aggiuntivi risiede non tanto nel bene che hanno permesso di fare, quanto nel male che hanno contribuito ad evitare.

Comunicato ufficiale di Philippe Spoerri, Direttore CICR per il diritto internazionale e la cooperazione nell'ambito del Movimento Internazionale, in occasione del trentesimo anniversario dei Protocolli Aggiuntivi I e II alle Convenzioni di Ginevra.

Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Per essere un anniversario, quello che celebreremo questa settimana non farà troppo scalpore ed i festeggiamenti non saranno tanto fastosi quanto ci si potrebbe aspettare in occasione di un avvenimento significativo come questo. In effetti, si tratta di un evento relativamente sconosciuto ed i non addetti ai lavori potrebbero chiedersi a cosa si debba tutta questa agitazione. Fatto sta che il trentesimo anniversario dell'adozione dei due primi Protocolli Aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra del 1949 commemora un'importante tappa nell'evoluzione del modo di fare la guerra. Questi strumenti normativi sono infatti tra i fondamenti giuridici internazionali più importanti per la protezione dei civili nei conflitti armati. In quanto tali, meritano almeno un discreto omaggio.

La grande novità che introduceva, trent'anni fa, il Protocollo Aggiuntivo I era il fatto che venivano stabilite regole relative alla condotta delle ostilità, e in particolare il principio fondamentale della distinzione tra civili e combattenti e tra beni di carattere civili e obiettivi militari. Gli attacchi contro le persone civili e la popolazione civile, così come quelli diretti contro beni di carattere civile sono da allora espressamente vietati. Inoltre, secondo quanto previsto da un'altra importante regola fissata nel Protocollo, “gli atti o la minaccia di violenza il cui obiettivo principale sia spargere terrore tra la popolazione civile [sono vietati]”. E l'elenco non finisce qui.

La controversia, sorta all'epoca della firma come conseguenza delle innovazioni relative allo status di combattente e di prigioniero di guerra apportate dal Protocollo, si è oggigiorno notevolmente attenuata. Se è vero che alcuni Stati hanno accolto tali novità con inquietudine, i cambiamenti introdotti tenevano conto di una realtà nuova nelle relazioni internazionali: il fenomeno della guerriglia. Questa medesima realtà è all'origine di un ulteriore aspetto controverso del trattato, vale a dire la definizione che esso contiene di conflitti armati internazionali, estesa a comprendere anche i conflitti di autodeterminazione.

Se, nel tentativo di adattare il diritto alle nuove istanze, il Protocollo Aggiuntivo I ha rappresentato un grande passo in avanti, il Protocollo Aggiuntivo II – che completa l'articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra – è stato il primo trattato internazionale dedicato esclusivamente alla protezione delle persone vittime di conflitti armati non internazionali. Le disposizioni in esso contenute relative alle garanzie fondamentali per tutti coloro che non partecipano ai combattimenti, al trattamento delle persone private della libertà e alle garanzie giudiziarie per i soggetti sottoposti a procedimento penale hanno rappresentato una tappa importante nello sviluppo del diritto internazionale umanitario. Il Protocollo forniva una definizione giuridica ad una concezione che è oggi largamente accettata: i conflitti armati che si svolgono all'interno dei confini di uno stato interessano la comunità internazionale nella sua totalità. Per questo il Protocollo ha inoltre stabilito importanti regole per proteggere i civili contro i pericoli rappresentati dalle operazioni militari nei conflitti armati interni.

Tuttavia, considerati i conflitti sanguinari che imperversano oggi in Iraq, nel Sudan ed in Colombia, soltanto per fare qualche esempio, e senza mai poter dimenticare lo spettro degli orrori commessi in Ruanda e nei Balcani negli anni novanta, sarebbe ragionevolmente lecito domandarsi: “Sì, e allora?” A che cosa può giovare un diritto della guerra se non si applicano le sue disposizioni e non le si fanno rispettare?

Certo, i casi di violazione palese dei Protocolli – e del diritto internazionale umanitario in generale – sono assai numerosi. Campagne terroristiche contro i civili, ricorso allo stupro come arma da guerra, reclutamento dei bambini soldato, sparizioni forzate – e la lista potrebbe continuare – sono purtroppo una caratteristica troppo ricorrente nei conflitti contemporanei. Nel XXI secolo, la polarizzazione della politica internazionale dopo l'11 settembre e le pesanti conseguenze generate sul piano umanitario da quella che viene non di rado chiamata “la guerra mondiale contro il terrorismo” costituiscono una gigantesca sfida. Altro problema è costituito dalla proliferazione e dalla frammentazione dei gruppi armati non statuali, che a volte rispettano in parte, a volte per nulla, il diritto della guerra. Ma se è vero che, nei conflitti, vi è stato un tempo in cui il rendere conto delle azioni poteva rappresentare un'eccezione, oggi soffia un vento di cambiamento più forte in questo settore, grazie soprattutto al fatto che l'opinione pubblica è stata resa sempre più sensibile al diritto internazionale umanitario.

È infatti stata la pressione dell'opinione pubblica – associata alla vergogna collettiva dei governi per non aver saputo porre fine alle carneficine avvenute nell'ex-Yugoslavia e in Ruanda – che, nei fatti, ha condotto alla creazione di un tribunale ad hoc in entrambi i paesi, alla metà degli anni 90. E malgrado gli ostacoli che hanno incontrato, questi due tribunali hanno rappresentato una tappa decisiva negli sforzi volti a porre fine all'impunità dei criminali di guerra.

La creazione, nel 2002, della Corte Penale Internazionale (CPI) all'Aia, primo tribunale permanente nella storia a giudicare i crimini di guerra, è stato il risultato di anni di negoziati e diatribe giuridiche. Attualmente è in corso il primo processo che vede imputato il capo della milizia congolese Thomas Lubanga, accusato di crimini di guerra per aver utilizzato bambini nella guerra civile scoppiata in Congo. Quanto a Charles Taylor, l'ex presidente della Liberia accusato di crimini di guerra nel conflitto in Sierra Leone terminato nel 2002, è in attesa di giudizio all'Aia. Il processo, che si svolgerà nella città olandese, sarà tuttavia condotto dal Tribunale speciale per la Sierra Leone. Taylor è il primo ex capo di uno stato africano ad essere condotto davanti ad una corte internazionale con l'accusa di crimini di guerra.

Inoltre, i legislatori ed i tribunali nazionali iniziano ad assumersi le proprie rispettive responsabilità, ovvero a fare in modo che le legislazioni nazionali riconoscano la responsabilità penale di coloro che violano il diritto internazionale umanitario e a fare rispettare tutto ciò nella pratica. Il messaggio è chiaro: i criminali di guerra non posso più dare per scontata la loro impunità.

Tuttavia, malgrado questi innegabili progressi, il controllo del rispetto del diritto internazionale umanitario, sia a livello nazionale che internazionale, non è ancora che una goccia nell'oceano. Se le Convenzioni di Ginevra ed i Protocolli Aggiuntivi offrono un quadro giuridico chiaro per quanto concerne le misure indispensabili da adottare per prevenire le sofferenze umane nei conflitti armati, la volontà politica di mettere pienamente in atto tali norme continua ad essere insufficiente. In molti casi le parti in conflitto non hanno ancora acquistato la saggia consapevolezza del fatto che è nel loro interesse applicare queste disposizioni legali e farle rispettare: non prevenire gli abusi nei confronti degli altri rischia di esporre le parti a divenire in futuro esse stesse vittime di tali violazioni.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/protocols-anniversary-editorial-080607
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2 - Libano: aiuti, cinque camion entrano a Nahr al Bared

26.05.2007 - 14:39
BEIRUT - Quattro camion della Mezza Luna Rossa e uno della Croce Rossa Internazionale carichi di medicinali e cibo sono entrati questa mattina nel campo profughi palestinesi di Nehr al Bared, ancora accerchiato dalle forze di sicurezza libanesi dopo gli scontri con i miliziani del gruppo integralista Fatah al islam che nei giorni scorsi hanno causato la morte di circa 80 persone.

Lo riferisce l'agenzia di stampa libanese Nna aggiungendo che allo stesso tempo, dal campo, dove rimangono circa 10 mila persone, questa mattina sono usciti due mezzi con a bordo una ventina di feriti, soprattutto donne e bambini.

Comunicato da Andrea Ciresa

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3 - Dal sito internet Agenzia Fides al link http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=13151&lan=ita

AFRICA/ZIMBABWE - Sanità al collasso per lo sciopero di medici e infermieri: la Croce Rossa costretta a intervenire

Harare (Agenzia Fides)- “Una situazione di guerra”. Così il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha definito lo stato del sistema sanitario dello Zimbabwe dove medici e infermieri sono in sciopero per protestare per i bassi salari e per ottenere migliori condizioni di lavoro. I medici e gli infermieri sono in agitazioni da mesi (vedi Fides 22 gennaio 2007) al punto che il governo è stato costretto a mobilitare il corpo di sanità dell’esercito per garantire un minino di funzionamento agli ospedali civili.
Secondo il delegato per l’Africa Australe della Croce Rossa internazionale, Sebastian Brack, la crisi è cosi grave che l’organismo da lui rappresentato, che di norma interviene soprattutto per assistere le vittime dei conflitti armati e dei disastri naturali, ha deciso di intervenire in Zimbabwe. “Abbiamo iniziato ad allestire istituzioni sanitarie e ad organizzare la formazione del personale medico e paramedico nelle aree più remote del Paese che sono le maggiormente colpite dalla fuga dei cervelli”. Diversi medici e altro personale specializzato ha infatti lasciato il Paese per cercare fortuna all’estero, in particolare in Botswana, Sudafrica e Regno Unito.
Anche l’Associazione dei Medici dello Zimbabwe per i Diritti Umani ha affermato che il sistema sanitario è collassato. Secondo un dirigente dell’Associazione, gli ospedali rifiutano i pazienti e li rimandano a casa.
Il motivo principale della protesta sono i bassi salari. Un infermiere guadagna 400mila dollari zimbabwiani mentre lo stipendio minimo al di sopra dello stato di povertà è di 2 milioni di dollari zimbabwiani.
Il Ministro della Salute, David Parirenyatwa, ha fatto appello al settore privato perché intervenga in soccorso della sanità pubblica. “Faccio appello al settore privato e alle altre parti interessate perché assistano il Ministro nel far fronte alle sfide”. Il Ministro ha affermato che i privati possono intervenire nel settore dell’amministrazione delle strutture sanitarie. Tra le priorità da affrontare il ministro ha ricordato la mancanza di medicinali e la sostituzione delle attrezzature mediche obsolete.
Lo Zimbabwe, che era il granaio dell’Africa Australe, si trova nel settimo anno di recessione economica, con l’80% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, con un tasso di inflazione del 3713,9% (vedi Fides 22 maggio 2007) . Il Paese, inoltre, è sempre più isolato sul piano internazionale: nel 2003 è uscito dal Commonwealth ed è sottoposto a sanzioni economiche decise dalla Nazioni Unite e dall’Unione Europea. ( (L.M.)

 (Agenzia Fides 5/6/2007 righe 36 parole 417)

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4 - mercoledì 6 giugno 2007   h. 17:21
direttore responsabile: Giuliano De Risi
In primo piano
AFGHANISTAN: KABUL, A CROCE ROSSA GESTIONE OSPEDALE EMERGENCY
 (AGI) – Comunicatoci da Andrea Ciresa

 Kabul, 6 giu. - Dopo il mancato ritorno di Emergency in Afghanistan il governo di Kabul ha chiesto formalmente alla Croce Rossa Internazionale (Icrc) di gestire l'ospedale dell'organizzazione non governativa italiana a Lashkar Gah, nella provincia meridionale di Helmand.
  Lo si apprende dalla rete informativa delle Nazioni Unite (Irin) che ricorda come la richiesta sia stata formulata da Kabul a oltre un mese dalla chiusura della struttura che puo' contare su 150 posti letto. "Abbiamo chiesto all'Icrc, che gia' sostiene l'ospedale nella vicina provincia di Kandahar, di gestire l'ospedale di Emergency a Helmand", ha dichiarato Abdullah Fahim, portavoce del ministero della Sanita' afghano.
  Dall'organizzazione umanitaria hanno fatto sapere di "aver ricevuto la richiesta" del governo e che prendera' una decisione riguardo alla possibilita' di espandere i propri servizi medici dopo aver condotto un sopralluogo nell'ospedale di Lashkar Gah, ha spiegato Michael O'Brien, del Comitato internazionale della Croce Rossa in Afghanistan.
  Fonti di Emergency, contattate nella sede centrale dell'Ong a Milano, fanno sapere di non essere a conoscenza di questi ultimi sviluppi.
  La richiesta alla Croce Rossa e' stata avanzata solo ora, spiegano fonti del ministero della Sanita' di Kabul, perche' il governo ha aspettato il ritorno dell'Ong italiana in Afghanistan: "Abbiamo dato ad Emergency un mese di tempo per riprendere le sue attivita' nel Paese. Non abbiamo avuto risposte e non credo che torneranno", ha detto Santanu Sanyal, consigliere internazionale del ministero.
  Lo scorso aprile il personale internazionale di Emergency ha lasciato l'Afghanistan in segno di protesta per l'arresto di Rahmatullah Hanefi, responsabile della struttura di Laskhar Gah e "mediatore" negli ultimi due rapimenti di italiani in Afghanistan (Daniele Mastrogiacomo e Gabriele Torsello).
  Hanefi e' stato arrestato alla fine di marzo dai servizi segreti afghani che lo accusano di collegamenti col movimento talebano. Il ritiro di Emergency ha poi portato le autorita' afghane a procedere, ai primi di maggio, alla requisizione degli ospedali creati dall'Ong italiana nel Paese (uno a Kabul, uno nel nord e uno nel sud, ad Helmand appunto).
  Emergency, che ha sempre rigettato con forza le accuse mosse nei suoi confronti e del suo collaboratore arrestato, continua a chiedere con insistenza la liberazione di Hanefi, ancora detenuto nelle carceri afghane, prima di valutare la possibilita' di rientrare nel Paese. (AGI)

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5 - allegato - SCARICA L'ALLEGATO
31 maggio 2007
CICR – Scheda tecnica
Protocolli Aggiuntivi I e II alle Convenzioni di Ginevra del 1949

I principali strumenti del diritto internazionale umanitario sono le Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 per la protezione delle vittime della guerra. Questi trattati proteggono i combattenti feriti e malati, i naufraghi, i prigionieri di guerra e le persone civili. Tuttavia le Convenzioni presentano delle lacune in ambiti importanti, quali il comportamento dei combattenti e la protezione della popolazione civile contro gli effetti delle ostilità. Per porvi rimedio, sono stati adottati nel 1977 due protocolli che completano le Convenzioni di Ginevra del 1949, senza sostituirle.

Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

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6 - “Da Solferino a Castiglione - Fiaccolata 2007”

Il 2007 sarà un anno speciale per la 15ma edizione della Manifestazione “da Solferino a Castiglione – Fiaccolata”. Molte sono le attività collaterali, quali convegni e riunioni internazionali che si sono inserite all’interno della forma classica dell’evento collaudata negli scorsi anni.

Ricordiamo che il tutto iniziò nel 1992 come cerimonia che impegnava il tempo di una serata con 200 volontari della CRI Regione Lombardia. Poi è andata evolvendo ed ampliando le attività fino a riempire le giornate e le serate di 9 giorni ed a coinvolgere migliaia di persone da tutto il mondo. Quest’anno andrà da mercoledì 20  a domenica 24 giugno. Diverse saranno le offerte, dal gioco-didattico per bambini e ragazzi fino a Seminari e Convegni internazionali, sul Diritto Internazionale Umanitario e sulla Protezione Civile  in particolare il ruolo della Croce Rossa nelle emergenze. Sono migliaia le iscrizioni che sono pervenute da tutto il mondo alla segreteria che è presso il Museo Internazionale della Croce Rossa. Queste sono le 34 Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa che hanno già inviato la loro adesione alla Manifestazione 2007:

 1 - Argentina
 2 - Austria
 3 - Azerbaijian
 4 - Bolivia
 5 - Brasile
 6 - Capo Verde
 7 - Cile
 8 - Colombia
 9 - Croazia
10 - Ecuador
11 - Egitto
12 - Finlandia
13 - Francia
14 - Germania
15 - Giappone
16 - Grenada
17 - Honduras
18 - Italia
19 - Nicaragua
20 - Nuova Zelanda
21 - Olanda
22 - Panama
23 - Paraguay
24 - Romania
25 - Siria
27 - Spagna
28 - Svizzera
29 - Ucraina
30 - Uruguay
31 - U.S.A.
32 - Venezuela
33- Australia
34 Canada
 
 GIOVEDI 21

Ore 17,00             Castiglione presso il Museo Internazionale Croce Rossa: presentazione del libro:
“Il grande libro della Costituzione italiana” interverranno:
La Presidente Regionale Croce Rossa Italiana – Lombardia M.R.Parlanti
Dott.Luigi Trematerra, Presidente Onorario aggiunto Suprema Corte di Cassazione
Dott.Paolo Boldrini  Capo Redattore Gazzetta di Mantova
Saranno presenti gli autori.

Ore 21,00             Castiglione -  Campo Lidia: Festa di Benvenuto alle Delegazioni -  Discoteca

VENERDI 22

Ore 8,30             Castiglione - Campo Lidia  e centro città:  Concorso a Squadre  “ 10° Trofeo Massimo Ghio“

Mattina             Castiglione: Campo Lidia
“Raid Cross” – Gioco di Ruolo sul Diritto Internazionale Umanitario

Ore 15,00             Castiglione: Auditorium Licei Convegno Internazionale “Il ruolo della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa  nelle emergenze internazionali” (I parte)

Pomeriggio            Castiglione: Campo Lidia  “Raid Cross” – Gioco di Ruolo sul Diritto Internazionale Umanitario

Ore 21,00             Solferino: Centro Sportivo Concerto Musicale “Zeta Out”

Ore 23,00             Castiglione Campo Lidia. Premiazione squadre “10° Trofeo Massimo Ghio”

                        Discoteca

 
SABATO 23

Ore 9,00             Castiglione, Auditorium dei Licei Convegno Internazionale “Il ruolo della Croce

Rossa e Mezzaluna Rossa  nelle emergenze internazionali” (II parte)

Mattina             Castiglione -    Campo Lidia: “Raid Cross” – Gioco di Ruolo sul

Diritto Internazionale Umanitario

Dalle ore 16             Castiglione Campo Lidia navette da Castiglione a Solferino

Pomeriggio             Solferino:“Raid Cross” – Gioco di Ruolo sul Diritto Internazionale Umanitario

Ore  18,00      Corsa di avvicinamento del “Gruppo podisti Castiglionesi” alla Fiaccolata  “Da San Martino a Solferino” unitamente alla fiaccola proveniente da Messina

Ore 19,30            Solferino Piazza Castello  partenza corteo “da Solferino a Castiglione - Fiaccolata 2007” - 15° Edizione
Ore 23,00            Castiglione Campo Lidia arrivo corteo a Castiglione e Spettacolo pirotecnico

DOMENICA 24

Ore 10,00            Solferino Piazza Torelli Cerimonia 148° battaglia di Solferino e S.Martino

 
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Comunicato dalla Presidenza CRI Gorizia 

 

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