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n° 316 del 19 maggio 2007 Stampa E-mail
martedì 22 maggio 2007
19 maggio 2007
nr. 316

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - Comunicato Stampa CICR 15 maggio 07
Stabilite le regole di accesso ai documenti del Servizio Internazionale delle Ricerche
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

2 - 14 maggio 2007
Una giornata con le persone afgane indigenti
di Ali Hakimi della Federazione Internazionale a Kabul
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

3 - 07-05-2007, Comunicato Stampa CICR nr. 07/58
Iraq: il CICR estende la propria azione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

4 - 03/05/2007
Comunicato stampa CICR 07/56
Yemen, attaccato un convoglio di aiuti della Mezzaluna Rossa
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

5- Allegato
Castiglione delle Stiviere 11 maggio 2007, muore a 101 anni Remo Ferlenga, custode dal 1959 al 1991 del Museo Internazionale della Croce Rossa.
Messaggio del Presidente Nazionale C.R.I. Massimo Barra.

6- Allegato
Legge Islamica e Convenzioni di Ginevra
di Jean-François Berger
Redattore CICR della Rivista „Red Cross Red Crescent“
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

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1 - Comunicato Stampa CICR 15 maggio 07
Stabilite le regole di accesso ai documenti del Servizio Internazionale delle Ricerche
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

Amsterdam/Ginevra (Commissione Internazionale / CICR) Sono state adottate le regole per l'utilizzo del Servizio Internazionale delle Ricerche (SIR).

L'organizzazione con sede a Bad Arolsen in Germania usa i vasti archivi risalenti alla seconda guerra mondiale per documentare eventi accaduti alle persone perseguitate dai nazisti e fornire a loro o ai loro discendenti certificazioni per svariati motivi.

Durante l'annuale incontro di questa settimana ad Amsterdam, la Commissione Internazionale del SIR (*), che ne supervisiona l'operato, ha stabilito le regole precise per accedere ai dati ed estenderle agli studiosi di storia. Sino ad ora gli archivi del SIR erano consultabili solo dalle vittime e dai loro stretti parenti. L'apertura degli archivi per la ricerca storiografica necessita l'adozione da parte di tutti gli stati membri della Commissione del protocollo dell'anno scorso che ammenda l'Accordo di Bonn del 1955, con cui il SIR fu creato. I rappresentanti dei cinque stati che non hanno ancora ratificato (Belgio, Francia, Grecia, Italia e Lussemburgo) hanno dichiarato all'incontro che il processo verra' portato a termine nell'autunno.

Dopo l'adozione del protocollo, gli storici avranno accesso a piu' di 30 milioni di documenti nonche' a corrispondenza risalente a piu' di 25 anni fa tra il SIR, i governi e privati cittadini. Reto Meister, direttore del SIR a Bad Arolsen, ha accolto con piacere l'unanime decisione. "Molti stati regolamentano fortemente l'accesso agli archivi, per cui 25 anni e' un buon compromesso", ha spiegato.

Chiunque faccia ricerche negli archivi dovra' certificare la propria identita' ed accettare per iscritto di mantenere confidenziali tutte le informazioni private contenute nei documenti, che in generale saranno disponibili come fotocopie o files elettronici, al fine di preservare i talvolta labili documenti originali.

"I membri avevano una grossa responsabilita' a questo incontro", ha dichiarato il presidente della Commissione Pieter Jan Wolthers. "Sono lieto di poter riferire che tutti hanno fatto del proprio meglio per raggiungere un'intesa nel correggere il mandato del SIR."

I membri si sono accordati sulla procedura per trasferire la copie digitalizzate dei documenti, cosa che permette agli stati interessati di salvare e conservare i dati nei propri archivi elettronici e dunque garantire ai ricercatori nei vari paesi l'accesso diretto alle informazioni.

Siccome l'apertura degli archivi del SIR e' stata decisa l'anno scorso, i preparativi per il trasferimento dei dati sono in corso. Tutti i documenti riguardanti detenzione sono stati digitalizzati ed indicizzati. Non appena il processo tecnico verra' completato quest'estate, i documenti saranno trasferiti agli stati membri che lo richiederanno.

I partecipanti all'incontro di Amsterdam si sono anche accordati all'unanimita' sul trasferimento dei dati agli stati che abbiano ratificato il trattato, anche prima che tutti quanti i paesi accettino formalmente i cambiamenti. In tal modo i dati possono essere processati ugualmente e preparati per il momento in cui gli archivi saranno aperti.

(*) Nota:
La Commissione Internazionale del SIR e' composta da 11 stati membri (Belgio, Francia, Grecia, Italia, Lussemburgo, Germania, Israele, Olanda, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti). Il CICR gestisce il SIR per conto della Commissione Internazionale.

Ulteriori informazioni:
Iris Moeker, SIR, tel. +49 172 211 78 31
Vincent Lusser, CICR Ginevra, tel. +41 22 730 24 26 / +41 79 217 32 64

Si veda anche l'editoriale di Reto Meister, direttore del SIR a Bad Arolsen, al sito
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/arolsen-article-150507

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2 - 14 maggio 2007
Una giornata con le persone afgane indigenti
di Ali Hakimi della Federazione Internazionale a Kabul
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

La giornata di Aqelah inizia all’alba, quando la maggior parte delle persone è ancora a letto. Accende la stufa per bollire dell’acqua, si lava e prega. Poi, prima di uscire per andare a lavorare come donna delle pulizie, prepara la colazione per lei e suo figlio tredicenne. Nonostante la sua routine mattiniera possa sembrare relativamente normale, la vita di Aqelah è molto diversa da quella dei suoi pari.  

Aqelah è una degli oltre 220 residenti del “marastoon” (una parola Pashto che significa “casa per gli indigenti”) di Kabul. I marastoon sono stati creati nel 1929 dall’ex re dell’Afghanistan, Mohammad Nader Shah, con lo scopo di aiutare i senzatetto e i poveri. Oggi, queste case vengono supportate dalla Società della Mezzaluna Rossa afgana.

Attualmente ci sono in totale 380 residenti che vivono nei cinque marastoon sparsi in tutto l’Afghanistan, il più grande di questi si trova nella base della Società della Mezzaluna Rossa afgana a Kabul.

Tragedia e sopravvivenza

Aqelah vive nella sezione famiglia del marastoon di Kabul da oltre un decennio. Nel 2002, suo marito è morto all’età di 65 anni, una tragedia personale preceduta da molti altri eventi strazianti.

“Quando avevo sette anni, contrassi una malattia che il dottore diagnosticò come varicella… Alcuni mesi dopo la diagnosi, la mia vista incominciò a diminuire un po’ alla volta: diventai cieca”, spiega Aqelah. “Questo evento orribile cambiò la mia vita”.

Tre anni dopo, all’età di 10 anni, Aqelah perse suo padre in seguito a un incidente automobilistico. Successivamente, il suo unico fratello fu rapito durante la guerra civile, e una delle sue cinque sorelle rimase uccisa nell’esplosione di un razzo a Kabul.

Dopo essere diventata cieca, la madre di Aqelah le insegnò come cucinare, pulire la casa e affrontare le sue responsabilità quale futura moglie e madre.

“Quando persi la vista, non potevo frequentare una scuola normale come gli altri bambini, così andai in una scuola per studenti ciechi. Diversamente dai miei coetanei, iniziai ad andare a scuola all’età di 23 anni. Continuai la mia istruzione fino all’età di 32 anni, quando sposai un uomo anch’egli disabile… perse una gamba durante il conflitto interno a Kabul”, ricorda Aqelah. “Quando la guerra civile incominciò all’inizio degli anni novanta, persi il mio lavoro e diventai disoccupata”.

Nel 2004, ad Aqelah è stata data l’opportunità di lavorare in una scuola superiore per studenti ciechi, gestita dal governo afgano. Lei prepara il tè, pulisce le classi e prepara la colazione per gli studenti. Nonostante non possa vedere, si affida ai suoi altri sensi per capire che ogni cosa sia pulita e in ordine. Al di fuori del lavoro, suo figlio spesso l’aiuta nei lavori domestici.

“A scuola ho imparato ad ascoltare i diversi suoni intorno a me. Ogni oggetto ha una certa risonanza che mi aiuta a riconoscerlo e identificarlo. Il mio istinto è veramente forte e mi aiuta a svolgere il mio lavoro e trovare la mia strada”.

Un futuro migliore

Come altri bambini che vivono nei marastoon, il figlio di Aqelah ha beneficiato di vari corsi di studio e di formazione professionale, come quelli di inglese, falegnameria, informatica e matematica, che vengono forniti gratuitamente.

Secondo il presidente della Mezzaluna Rossa afgana, Fatima Gailani, queste case non solo offrono un riparo alle famiglie vulnerabili, ma aprono loro anche le porte a un futuro migliore.

“Voglio infondere loro speranza, non solo nei loro cuori ma anche nelle loro menti”, afferma Gailani. “I bambini che vivono nei marastoon ricevono un’istruzione gratuita… se riusciamo a dare speranza a questi bambini, i loro genitori avranno qualcosa in meno di cui preoccuparsi in quanto i loro figli saranno più indipendenti”.

Nello stesso piano della sezione famiglie abita Nasimeh, che vive in questo marastoon da due anni. Come Aqelah, è una donna forte che ha dovuto affrontare molte sfide nella sua vita.

“Ho 32 anni e ho due figli e una figlia. Mio marito era un ingegnere edile”, spiega Nasimeh. “Una mattina di diversi anni fa, andò al lavoro e non fece più ritorno a casa… Dopo la sua scomparsa, mio suocero non mi permise più di rimanere nella sua casa così non ebbi altra scelta se non quella di lasciare l’est del paese e tornare a Kabul”, dice Nasimeh.

Una volta arrivata nella capitale, Nasimeh trovò lavoro come sarta presso un’organizzazione non governativa, ma poi quest’ultima cessò la sua attività e lei si ritrovò disoccupata. Non riuscendo a trovare nessun altro lavoro per supportare la sua famiglia decise di sistemarsi in un marastoon.

“Ho trascorso gli ultimi due anni a cercare un lavoro ma non ho avuto molto successo… Non ci sono molte organizzazioni disponibili ad assumere una vedova, e le aziende che sono gestite da donne e impiegano donne sono limitate in Afganistan”, dice Nasimeh.

Tre mesi all’anno, Nasimeh riesce a guadagnare qualche soldo lavorando come fornaia nel marastoon, che impiega quattro gruppi di donne durante diversi periodi dell’anno. Guadagnano 3000 AFG (circa 60,00 dollari Usa) al mese.

Per il resto dell’anno, divide il suo tempo tra la ricerca di un lavoro, il prendersi cura dei suoi figli, lo sbrigare le faccende domestiche e il lavoro svolto con le altre famiglie per la pulizia dell’edificio residenziale, tra cui la pulizia delle toilette, della cucina e del giardino.

“Oltre alla mia responsabilità come madre, devo anche essere un padre per loro. Non voglio che i miei figli sentano nella loro vita la mancanza del loro padre”, dice Nasimeh. “Credo che un giorno, i miei bambini mi aiuteranno. Mio figlio più grande, che ha 10 anni, vuole diventare un medico e mia figlia di 12 anni vuole diventare una giornalista”, aggiunge Nasimeh.

Nonostante le sfide che si trovano ad affrontare, Nasimeh e Aqelah dicono di essere felici che i loro figli possano frequentare i corsi di studio e di avere un posto decente dove vivere.

Opportunità di imparare

“Il marastoon è come una famiglia e noi siamo tutti membri di questa famiglia, così ci prendiamo cura uno dell’altro”, sostiene Pakizeh Raz, direttore del dormitorio del maristoon di Kabul.

“Queste case offrono l’opportunità a questa gente di costruirsi una propria vita… I nostri corsi di formazione sono particolarmente utili e abbiamo assistito a molti successi in cui alcuni residenti sono risusciti a trovare un lavoro all’esterno e diventare indipendenti”, aggiunge Raz.

Lo scopo è quello di aiutare le famiglie e gli individui a diventare indipendenti. Sebbene non sia facile trovare un lavoro, possedere una qualifica speciale aumenta le prospettive di impiego.

“Vogliamo essere un supporto per i residenti”, dice Pakizeh. “Il nostro scopo è quello di farli sentire orgogliosi di ciò che riescono ad ottenere e infondere loro un senso di indipendenza”.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa:
http://www.ifrc.org/docs/news/07/07051401/

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3 - 07-05-2007, Comunicato Stampa CICR nr. 07/58
Iraq: il CICR estende la propria azione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

Ginevra (CICR) – Il Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR) ha chiesto oggi ulteriori donazioni di 35 milioni di franchi svizzeri per poter ampliare la propria attivita' umanitaria in Iraq.

I fondi addizionali porteranno il finanziamento totale CICR per il 2007 in l'Iraq a poco piu' di 91 milioni di franchi svizzeri. Il CICR continuera' a collaborare strettamente con la Societa' Nazionale di Mezzaluna Rossa dell'Iraq per far fronte alle necessita' piu' impellenti della popolazione.

            „Questo conflitto sta infliggendo enormi sofferenze sugli iracheni“, dice  Béatrice Mégevand-Roggo, responsabile CICR delle operazioni in Medio Oriente e Nordafrica. „Per la gente direttamente colpita dalla crisi e' sempre piu' difficile farcela. Il CICR sta quindi lavorando ancora di piu', per affrontare meglio i bisogni in tutto il paese.“ Aggiunge che il denaro aggiuntivo verrebbe concentrato sul miglioramento delle cure sanitarie, gli approvigionamenti di acqua potabile e sui servizi sanitari.

            Parte del denaro richiesto sara' utilizzato per i rifugiati interni, in crescente aumento, le comunita' che li ospitano ed altri gruppi considerati 'vulnerabili', tra cui anziani, disabili, orfani e famiglie con a capo donne sole.  In stretta collaborazione con la Mezzaluna Rossa Irachena il CICR intende incrementare la distribuzione di viveri e beni essenziali a 110.000 nuclei famigliari destabilizzati (circa 660.000 persone), ovvero piu' del doppio del numero previsto inizialmente. Anche le comunita' che accolgono i rifugiati beneficeranno di tali nuovi finanziamenti, venendo loro garantito un livello sufficiente di  qualita' di vita.

            Al fine di migliorare le cure mediche il CICR incrementera' la quantita' e varieta' di materiale sanitario, attrezzature e strumenti chirurgici che fornisce ai reparti di emergenza degli ospedali, specialmente quelli nelle aree di conflitto. Questo dovrebbe rafforzare la capacita' di tali strutture di rispondere adeguatamente a emergenze di massa.

            I finanziamenti addizionali serviranno inoltre per migliorare l'accesso all'acqua potabile, mediante il ripristino delle condutture idrauliche ed il recupero delle infrastrutture sanitarie e medicali danneggiate o rese inutilizzabili a seguito delle violenze.

            Il CICR resta fortemente impegnato nel sopperire alle esigenze di base della popolazione irachena. Ma l'assistenza umanitaria da sola non e' sufficiente per far fronte alle enormi necessita' della gente nella disastrosa situazione attuale.

            Il CICR fa nuovamente appello alle persone con responsabilita' nel campo politico-militare affinche' garantiscano che le vite dei civili iracheni siano risparmiate. Questo e' un obbligo dettato dal Diritto Internazionale Umanitario che riguarda sia gli Stati, sia figure giuridiche differenti.

Si veda anche il recente rapporto CICR [1] sul deterioramento della situazione in Iraq.

[1]Link al testo in inglese
Per ulteriori informazioni:
Dorothea Krimitsas, CICR Ginevra, tel : +41 22 730 25 90 opp.  +41 79 251 93 18
CICR Iraq, tel : +962 65 52 39 94 opp. + 962 777 399 614

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4 - 03/05/2007
Comunicato stampa CICR 07/56
Yemen, attaccato un convoglio di aiuti della Mezzaluna Rossa
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

Ginevra / Sana’a (CICR) – il 2 di maggio, un convoglio di aiuti umanitari del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e della Società della Mezzaluna Rossa dello Yemen è stato coinvolto in una violenta sparatoria a al-Saifi, 18 km a nord della città di Sa’ada nello Yemen settentrionale.

Costituto da 15 autocarri, il convoglio trasportava forniture di emergenza destinate a 560 famiglie sfollate nel distretto di Baqim. Tale convoglio era contrassegnato in modo chiaro dall’emblema della Mezzaluna Rossa.

Un membro del personale del CICR e 40 volontari della Mezzaluna Rossa dello Yemen si trovavano a bordo del convoglio quando è stato attaccato: due volontari sono rimasti feriti e curati a Sa’ada.

Il CICR non ha ancora alcuna informazione sul motivo dell’attacco. La sua delegazione in Yemen sta cercando di fare luce sull’accaduto.

Questo attacco mette a repentaglio un’azione umanitaria di vitale importanza. Il CICR condanna tutti gli attacchi ai civili, tra cui gli operatori umanitari. Secondo il diritto umanitario internazionale, tutti coloro che sono coinvolti in lavori di soccorso devono essere rispettati e protetti: deve essere adottata qualsiasi misura necessaria al fine di assicurare la loro sicurezza e garantire la loro libertà di movimento.

Un delegato del CICR, che risiede a Sa’ada, sta operando in stretta collaborazione con la filiale della Mezzaluna Rossa dello Yemen per assicurare che vengano soddisfatti i bisogni più urgenti di coloro che sono stati colpiti dagli scontri. Inoltre, la popolazione locale e gli sfollati stanno attualmente ricevendo alcuni aiuti di emergenza, sotto forma di tende, teloni impermeabili, taniche, materassi, coperte e sapone. Finora, ne hanno beneficiato oltre 3.270 famiglie (circa 23.000 persone).

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/Web/eng/siteeng0.nsf/html/yemen-news-030507!OpenDocument

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5- Allegato
Castiglione delle Stiviere 11 maggio 2007, muore a 101 anni Remo Ferlenga, custode dal 1959 al 1991 del Museo Internazionale della Croce Rossa.

Remo Ferlenga, è stato il Custode per 32 anni del Museo Internazionale della Croce Rossa  di Castiglione delle Stiviere, dal 1959 al 1991.


Remo Ferlenga è nato a Castiglione delle Stiviere il 25 gennaio 1906 e cresciuto dal 1923 con la sua famiglia nei locali del custode di Palazzo Triulzi-Longhi che poi divenne il Museo Internazionale di Croce Rossa il 25 giugno 1959, divenendone subito il Custode.
Fonda nel 1923 la  Filodrammatica parrocchiale, scrive testi  drammatici e comici, operette, commedie musicali e spettacoli di varietà. Partecipa, unitamente alla sua famiglia alla costituzione del Museo Internazionale della Croce Rossa.

Profondo conoscitore della storia  di Castiglione e di Solferino,  Ferlenga è stato appassionato cicerone e ha saputo trasmettere il messaggio storico e sociale con le sue guide all’interno delle sale del palazzo a visitatori di ogni parte del mondo ed agli alunni delle scuole.
Il Presidente Nazionale CRI Massimo Barra ricorda che  “è stata una colonna della storia della Croce Rossa, nell’assolvimento del Suo incarico di custode del Museo ha saputo trasmettere una motivazione speciale che ha lasciato un segno importante in intere generazioni di volontari della CRI.”
 
Remo muore, a 101 anni,  a Castiglione delle Stiviere il 11 maggio 2007.

In allegato il Messaggio del Presidente Nazionale C.R.I. Dr. Massimo Barra.

Per inviare un messaggio a Remo Ferlenga scrivete a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

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6- SCARICA L'ALLEGATO
Legge Islamica e Convenzioni di Ginevra
di Jean-François Berger
Redattore CICR della Rivista „Red Cross Red Crescent“
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

 

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