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n 216 del 29 Agosto 2004 Stampa E-mail
sabato 28 agosto 2004
29 agosto 2004
nr. 216
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr 1.120 indirizzi e-mail

 ----------------------------------------------------------------------------------

1-
“Il Comitato internazionale della Croce Rossa a Guantanamo Bay”
di Sabrina Bandera

 

2-“Questioni relative alle persone detenute dagli Stati Uniti per delle ragioni legate agli avvenimenti dell’11 settembre 2001 e alle loro conseguenze. Il ruolo del CICR” -
Il punto sulle attività al 30 luglio 2004.
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandiera

 

3- allegato

Rapporto del Comitato internazionale della Croce Rossa sul trattamento da parte delle Forze della coalizione dei prigionieri di guerra e di altre persone tutelate dalle Convinzioni di Ginevra in Iraq, del febbraio 2004. Traduzione di Anna Bissanti.

Comunicatoci da Isidoro Palumbo

 

 


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1-“Il Comitato internazionale della Croce Rossa a Guantanamo Bay”
di Sabrina Bandera

 

 

Le vicende legate alla detenzione dei sospetti di terrorismo nella base navale di Guantanamo a Cuba da parte degli Stati Uniti sono state negli ultimi anni, dopo i tragici fatti dell’11 settembre, al centro dell’attenzione della stampa italiana e mondiale. Solo nelle ultime settimane possiamo ricordare gli articoli di commento alle decisioni della Corte suprema americana (tra gli altri quello del prof. Federico Stella in Corriere della Sera, 3 luglio 2004 e del prof. Guido Rossi, in La Repubblica, 1° luglio 2004), e sulle denunce di violazioni da parte di tre ex detenuti inglesi (La Repubblica, 5 agosto 2004).

Negli articoli vengono spesso evocate anche presunte denunce o posizioni (diversamente interpretate a seconda dell’orientamento dell’organo di stampa) del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) sul trattamento dei prigionieri e sul loro status giuridico (l’ultimo in ordine di tempo l’articolo de Il Manifesto del 6 agosto 2004 “Riflettori a Guantanamo. Crimini di guerra, ipotizza la Croce Rossa”).

Anche Caffè Dunant si è in passato occupato della vicenda di Guantanamo, che è stata al centro della visita del presidente del CICR, Jakob Kellenberger a Washington nel marzo 2003 (cfr. Caffè Dunant nr. 140/2003) e nel gennaio 2004 (cfr. Caffè Dunant nr. 177/2004), e dell’intervista rilasciata sempre da Kellenberger alla Tribune de Genève nel febbraio scorso (cfr. Caffè Dunant nr. 184/2004).

Pubblichiamo ora la traduzione integrale del “punto sulle attività sui detenuti del dopo 11 settembre” del CICR. L’articolo, tratto da sito Internet del Comitato internazionale (www.cicr.org), fa il punto (al 30 luglio 2004) sulle visite del CICR alle persone internate a Bagram, Kandahar, Guantanamo Bay e Charleston. Esso spiega lo scopo delle visite del CICR e le procedure che egli applica, illustrando anche le preoccupazioni dell’Istituzione, soprattutto a proposito della sorte dei prigionieri detenuti in luoghi tenuti segreti e dello status giuridico delle persone detenute, anche a seguito delle tre sentenze della Corte suprema americana del 28 giugno 2004 che hanno stabilito che i detenuti possono ricorrere alla giustizia degli Stati Uniti.

 

Sul tema si segnalano anche gli articoli di Herman Schwartz (docente all’American University di Washington) “Il trattamento giuridico dei terroristi internazionali da parte degli Stati Uniti” (sul “President Issues Military Order” – il decreto istitutivo dei tribunali militari - del 13 novembre 2001) e di Fulco Lanchester “Gli Stati Uniti e l’11 settembre 2001”, entrambi pubblicati sul sito dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti (www.associazionedeicostituzionalisti.it, sezione Dibattiti/vicende internazionali), e il libro del giornalista italiano Carlo Bonini, “Guantanamo”, pubblicato da Einaudi all’inizio del 2004, interessante soprattutto per l’appendice che contiene i testi normativi dell’amministrazione americana sul trattamento dei detenuti di Guantanamo e negli altri luoghi di detenzione.

 

Allegato a questo numero del Caffè trovate anche la traduzione del Rapporto del Comitato internazionale della Croce Rossa sul trattamento da parte delle Forze della coalizione dei prigionieri di guerra e di altre persone tutelate dalle Convinzioni di Ginevra in Iraq, del febbraio 2004. Si tratta del rapporto sulla prigione di Abu Ghraib, che tanto clamore aveva suscitato sulla stampa nei mesi scorsi, a seguito della sua pubblicazione sul Wall Street Journal.

 

A questo proposito ricordiamo che Caffè Dunant si era già occupato della posizione del CICR in materia nel nr. 203 dell’11 maggio 2004, proponendo la traduzione del comunicato stampa del 7 maggio 2004 (“Relazione del CICR sul trattamento riservato dalle forze della coalizione alle persone detenute in Iraq”) e della FAQ del 4 maggio (“Quale è la posizione del CICR sui maltrattamenti che sarebbero stati inflitti ai prigionieri iracheni dalle forze americane e britanniche?“).

 

Ringraziamo Isidoro Palumbo che ci ha inviato la traduzione del Rapporto.

 

 

 

 

2-“Questioni relative alle persone detenute dagli Stati Uniti per delle ragioni legate agli avvenimenti dell’11 settembre 2001 e alle loro conseguenze. Il ruolo del CICR”
Il punto sulle attività al 30 luglio 2004
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandiera

 

L’articolo che segue fa il punto sulle visite del CICR alle persone internate a Bagram e a Kandahar (Afghanistan), a Guantanamo Bay e a Charleston (Stati Uniti). Esso spiega lo scopo delle visite del CICR e le procedure che egli applica, e descrive sommariamente le preoccupazioni dell’Istituzione, soprattutto a proposito della sorte dei prigionieri detenuti in luoghi tenuti segreti.

I terribili avvenimenti dell’11 settembre 2001 hanno shoccato il mondo intero e anche il CICR, che ha immediatamente condannato glia attentati perpetrati negli Stati Uniti (si veda in proposito il comunicato stampa del CICR sugli avvenimenti dell’11 settembre)[1].

Il CICR è cosciente dell’immensità della sfida che gli Stati Uniti ed altri Paesi devono affrontare per difendere i loro concittadini contro gli attentati terroristici. Nondimeno, profonde differenze di opinione si manifestano quanto alla questione del diritto applicabile nella lotta che il governo americano ha ingaggiato contro il terrorismo. Il CICR è particolarmente preoccupato per il fatto che gli Stati Uniti detengono un numero indeterminato di persone al di fuori di qualsiasi quadro giuridico.

Numerosi di coloro che sono stati catturati nel contesto di quella che viene chiamata la guerra contro il terrorismo sono stati internati nei luoghi di detenzione a Bagram (Afghanistan) e a Guantanamo Bay (Cuba). Altri, meno numerosi, sono incarcerati a Charleston (Stati Uniti). Si sa inoltre, da fonte ufficiale americana, che un certo numero di persone sono detenute in segreto in altri luoghi non conosciuti.

Il CICR visita le persone internate a Bagram, Kandahar, Guantanamo Bay e Charleston. Ha inoltre chiesto a più riprese alle autorità americane che esse gli accordino l’autorizzazione di visitare le persone detenute in luoghi tenuti segreti.

 

 

 

Il CICR a Bagram (Afghanistan)

Dal gennaio 2002 il CICR visita le persone detenute nella base aerea americana di Bagram. Si tratta per la maggior parte di afgani catturati dalla coalizione diretta dagli Stati Uniti nel sud e nell’est dell’Afghanistan. A fine giugno 2004 a Bagram erano internate circa 300 persone. Nel 2003, il CICR ha facilitato lo scambio di circa 670 messaggi di Croce Rossa tra i detenuti e i loro famigliari.

 

Il CICR a Kandahar (Afghanistan)

Il CICR ha visitato il luogo di internamento americano a Kandahar a partire dal dicembre 2001, quando è stato aperto, fino alla sua chiusura nel giugno 2002. Il CICR ne ha richiesto l’accesso a inizio giugno 2004, dopo che esso è stato riaperto in quanto luogo di internamento americano riconosciuto, per visitare le persone private di libertà. La prima visita del CICR in questo campo di internamento ha avuto luogo a fine giugno.

 

Il CICR a Guantanamo Bay (Cuba)

Dal gennaio 2002, il CICR visita le persone internate a Guantanamo Bay. Vi sono attualmente internati un po’ meno di 600 persone, originarie di una quarantina di Paesi e che parlano 17 lingue diverse. Sino alla fine del giugno 2004, il CICR aveva facilitato lo scambio di circa 10.000 messaggi di Croce Rossa tra gli internati e le loro famiglie.


 

 

Scopo delle visite

 

Le persone detenute per delle ragioni legate ad un conflitto armato quale la guerra in Afghanistan sono protette dal diritto internazionale umanitario (DIU), e devono essere trattate di conseguenza. Le persone detenute al di fuori di una situazione di conflitto armato fruiscono dei diritti consacrati da altre fonti del diritto, quali il diritto internazionale dei diritti dell’uomo o dalle disposizioni pertinenti della legislazione nazionale.

Le visite del CICR a Bagram, Kandahar e a Guantanamo Bay si iscrivono nel prolungamento dell’azione che l’Istituzione ha condotto nei luoghi di detenzione in Afghanistan durante il conflitto del 2001.

Il ruolo del CICR, in quanto organizzazione umanitaria neutra e indipendente che agisce sulla base del mandato che gli hanno conferito gli Stati, è di valutare regolarmente le condizioni di detenzione e di trattamento che sono riservate ai detenuti, così come di vegliare sul rispetto delle garanzie giudiziarie fondamentali. Nell’ambito del dialogo che esso intrattiene con le autorità americane, il CICR formula, all’occorrenza, delle osservazioni e delle raccomandazioni in vista di un miglioramento della situazione. Se il CICR segue da vicino la situazione a Bagram, Kandahar e a Guantanamo Bay, sono le autorità degli Stati Uniti che hanno il compito di vigilare a che le persone detenute in questi luoghi siano trattate conformemente al DIU e alle altri fonti di diritto applicabile.

 

 

 

Perché il CICR

 

Il CICR visita, dal 1915, le persone detenute in ragione di un conflitto armato. E’ stato, infatti, durante la Prima Guerra Mondiale che i suoi delegati hanno, per la prima volta, negoziato l’accesso a decine di migliaia di prigionieri di guerra. Le visite del CICR ai prigionieri di guerra – combattenti catturati nel corso di un conflitto armato internazionale – sono codificate nelle Convenzioni di Ginevra del 1949, alle quali 191 Stati sono parte. L’art. 3 comune alle quattro convenzioni di Ginevra accorda, inoltre, al CICR il diritto di chiedere l’accesso alle persone detenute nel quadro di un conflitto non internazionale, come una guerra civile. In virtù degli Statuti del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, il CICR può inoltre richiedere l’accesso alle persone detenute per delle ragioni legate a delle situazioni di violenza di minore intensità di un conflitto armato.

Nel 2003 il CICR ha visitato poco meno di 470.000 persone detenute in 80 Paesi circa in tutto il mondo. Tra essi, 127.000 sono stati registrati individualmente e hanno fatto oggetto di un seguito.

 

 

Modalità

 

Le visite del CICR nei luoghi di detenzione sono generalmente realizzate da una équipe di delegati specializzati, accompagnati da interpreti e, all’occorrenza, da membri del personale medico. Quale che sia il luogo di detenzione, l’Istituzione osserva le medesime modalità, vale a dire:

 

· la cosa più importante è che i suoi delegati possano intrattenersi senza testimoni con ciascuno dei detenuti. Essi devono essere autorizzati ad ispezionare tutte le celle e le altre installazioni;

· il CICR deve poter decidere la frequenza delle visite, e deve poterle proseguire per tutto il tempo in cui le persone sono detenute;

· ciascun detenuto deve avere la possibilità di scrivere alla sua famiglia e di ricevere della notizie dai suoi famigliari attraverso i messaggi di Croce Rossa;

· i delegati hanno un incontro confidenziale con le autorità del campo all’inizio ed alla fine di ciascuna visita per sollevare delle questioni e, se necessario, fare delle raccomandazioni;

· il CICR deve essere autorizzato a registrare individualmente l’identità dei detenuti, in modo da poter seguire la situazione di ciascuno di essi durante il periodo in cui è detenuto.

 

 

Dialogo con le autorità americane

 

Il CICR comunica regolarmente alle autorità militari del campo le sue osservazioni riguardanti Bagram, Kandahar e Guantanamo Bay, così come ai rappresentanti direttamente interessati degli Stati Uniti, a Kabul e a Washington. Benché il CICR abbia stimato di dover rendere pubbliche alcune delle sue preoccupazioni, soprattutto a proposito dello status giuridico dei detenuti, il mezzo essenziale al quale l’Istituzione ricorre per affrontare le questioni relative alla detenzione resta il dialogo diretto e confidenziale con le autorità degli Stati Uniti.

 

 

Perché la confidenzialità?

 

In tutti i Paesi dove il CICR visita dei luoghi di detenzione, le sue osservazioni sulle condizioni di detenzione e il trattamento dei detenuti sono discusse in modo diretto e confidenziale con le autorità direttamente interessate. Bagram, Kandahar e Guantanamo Bay non fanno eccezione. Il fatto che il CICR non si esprima pubblicamente su delle questioni di detenzione non deve quindi essere interpretato come indifferenza.

La confidenzialità è uno strumento di lavoro importante che offre al CICR la possibilità di preservare la natura esclusivamente umanitaria e neutra della sua azione. Questa regola permette al CICR di ottenere, e soprattutto di conservare, l’accesso a delle decine di migliaia di persone detenute nel mondo, in contesti estremamente difficili che siano i conflitti armati o altre situazioni di violenza. Il CICR è cosciente che nel caso in cui fosse divulgata, qualsiasi informazione sulle sue osservazioni potrebbe facilmente essere utilizzata a dei fini politici.

 

 

Messaggi di Croce Rossa

 

Per la maggior parte delle persone incarcerate a Bagram, Kandahar e Guantanamo Bay, i messaggi di Croce Rossa rappresentano il solo mezzo di mantenere un contatto regolare con la propria famiglia. Poiché gli internati si sentono sempre più isoalti e incerti sul loro destino, in particolare a Bagram e a Guantanamo Bay, questi messaggi sono diventati sempre più preziosi per loro e per i loro famigliari. I messaggi di Croce Rossa non possono contenere che notizie di carattere strettamente personale e famigliare. Essi sono regolarmente verificati dalle autorità americane. Questa modalità è la stessa in tutti i Paesi dove il CICR visita dei luoghi di detenzione.

Il servizio dei messaggi di Croce Rossa a favore dei detenuti e delle loro famiglie implica il dispiegamento di mezzi logistici considerevoli e impegna un numero rilevante di delegazioni nel mondo, oltre alle Società Nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa dei Paesi di origine dei detenuti. Ciascun messaggio è consegnato direttamente nelle mani del destinatario, internato o membro della sua famiglia. I mezzi logistici messi in opera e il lavoro di censura dei messaggi da parte delle autorità sono sfortunatamente suscettibili di rallentare tutto il processo.

 

 

Minori a Guantanamo Bay

 

Secondo il CICR, gli Stati Uniti continuano a detenere due giovani di meno di 18 anni a Guantanamo Bay. In virtù del diritto internazionale, i minori detenuti hanno dei bisogni speciali e devono conseguentemente essere trattati differentemente dagli adulti.

 

 

Commissioni militari per giudicare gli internati di Guantanamo

 

Gli Stati Uniti hanno annunciato pubblicamente la loro intenzione di stabilire delle commissioni militari incaricate di giudicare almeno una parte degli internati di Guantanamo.

Il diritto internazionale umanitario prevede che le persone sospettate di aver commesso dei crimini di guerra o ogni altro tipo di atto criminale devono essere perseguiti. Esige, tuttavia, che le garanzie giudiziarie fondamentali siano rispettate, soprattutto la presunzione di innocenza, il diritto ad essere giudicato da un tribunale imparziale e indipendente, quello di essere difeso da un avvocato qualificato, e l’esclusione di qualsiasi confessione ottenuta sotto tortura o altre forme di trattamento crudele, inumano o degradante.

Il CICR segue da vicino l’evoluzione del quadro giuridico riguardante le attività delle commissioni militari. Ha presentato alle autorità americane i suoi commenti e le sue osservazioni preliminari e cerca di esaminare con loro le procedure proposte prima di decidere se deve o no assistere ai lavori delle commissioni militari in qualità di osservatore.

 

 

Liberazione e trasferimento dei detenuti

 

Il CICR insiste sul fatto di potersi intrattenere senza testimoni con ciascun detenuto sul punto di lasciare Guantanamo Bay, al fine di dargli, prima della sua partenza, la possibilità di indicare se egli teme di essere perseguitato nel suo Paese o in un Paese terzo. Il CICR trasmette in seguito i commenti del detenuto alle autorità detentrici alle quali egli fa delle raccomandazioni appropriate su delle eventuali misure da adottare. Questo modo di procedere ha lo scopo di garantire il rispetto del principio internazionalmente riconosciuto di non-repressione, che vieta di trasferire o di inviare una persona verso un Paese dove la stessa ha delle ragioni per temere per la sua vita, la sua integrità fisica e morale, o ancora di essere esposto ad altre violazioni gravi dei diritti dell’uomo.

Il CICR segue tutti i casi di detenuti trasferiti da Guantanamo Bay verso Stati terzi, in particolare coloro che sono di nuovo arrestati e privati della libertà. Si sforza di visitare questa categoria di detenuti nel loro nuovo luogo di detenzione al fine di assicurare che le loro condizioni di detenzione e il trattamento che è loro riservato siano conformi alle prescrizioni del diritto internazionale.

Il CICR aiuta regolarmente i detenuti liberati a Guantanamo Bay. Ogni volta che è necessario dei delegati dell’Istituzione assistono alle liberazioni. Essi distribuiscono dei vestiti e prendono in carico le spese di trasporto delle persone liberate in modo che esse possano rientrare nella loro famiglia.

 

 

Preoccupazioni del CICR

 

Per il CICR, la questione dello status giuridico delle persone detenute dagli Stati Uniti a Bagram, a Guantanamo Bay o in altri luoghi segreti, così come quella del quadro giuridico che è loro applicabile, non sono state ancora regolate.

Più di due anni e mezzo sono trascorsi da quando il numero delle persone internate a Guantanamo Bay non è più aumentato. Il CICR ha sempre mantenuto la sua posizione secondo la quale gli internati ancora presenti debbono essere sottoposti ad esame, giudicati e liberati o posti in un quadro giuridico che regoli il loro internamento prolungato. Il 28 giugno 2004, la Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso che 14 internati di Guantanamo Bay potevano disporre di una richiesta di habeas corpus [2] –

- vale a dire di contestare la legalità del loro internamento – davanti a dei tribunali federali americani. Questa decisione ha aperto la strada affinché anche altri internati di Guantanamo possano anch’essi depositare una richiesta in tal senso. Il CICR segue da vicino l’evoluzione della situazione a seguito della decisione resa dalla Corte suprema.

Il CICR stima che il fatto che le persone non sappiano quale sarà la loro sorte è una delle cause dei problemi di sanità mentale ed emozionale che i delegati del CICR hanno osservato tra gli internati di Guantanamo e che anche altre fonti hanno attestato.

Il CICR può oggi visitare regolarmente le persone detenute a Bagram, ma non subito dopo il loro arresto. In origine, le persone internate su questa base militare lo erano solo per una durata limitata, prima di essere trasferite a Guantanamo Bay o liberate. Dalla metà del 2003, tuttavia, numerose persone sono state internate a Bagram per lunghi periodi, a volte per più di un anno. Il CICR è dunque sempre più preoccupato per il fatto che le autorità degli Stati Uniti non hanno ancora risolto la questione dello status di questi internati né quello del quadro giuridico che è loro applicabile.

Le osservazioni del CICR relative ad alcuni aspetti delle condizioni di detenzione e di trattamento dei detenuti a Bagram e a Guantanamo Bay non hanno sempre beneficiato dell’attenzione adeguata.

Le autorità americane affermano che le persone detenute in Afghanistan e a Guantanamo Bay sono di un’importanza capitale in fatto di informazioni. Le Convenzioni di Ginevra non vietano di interrogare dei prigionieri di guerra. Tuttavia, il CICR segue da vicino gli effetti di periodi di interrogatorio così prolungati come quelli cui sono sottoposti i detenuti, soprattutto quelli di Guantanamo Bay. Ogni interrogatorio deve essere condotto conformemente alle norme umanitarie fondamentali.

Oltre a Bagram, Kandahar e Guantanamo Bay, il CICR è sempre più preoccupato della sorte di un numero indeterminato di persone catturate nel quadro di quella che viene chiamata la guerra internazionale contro il terrorismo e detenuti in luoghi tenuti segreti. Ottenere delle informazioni su di loro così come l’autorizzazione a visitarli è una priorità fondamentale dell’azione umanitaria del CICR, e costituisce il logico seguito delle attività che l’Istituzione conduce attualmente nel settore della detenzione in Afghanistan e a Guantanamo. Il dialogo con le autorità americane prosegue per trovare una soluzione a questo problema.

 

 

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(1) Si tratta del comunicato stampa nr. 33 del 21 settembre 2001, tradotto in Caffè Dunanti nr. 66/4 del 2001, nel quale il CICR ricordava come “lo scopo e l'essenza del diritto internazionale umanitario è di ridurre al minimo gli effetti della guerra sulle persone che non partecipano alle ostilità, di proteggere la loro vita e la loro integrità fisica” e che “coloro che sono coinvolti nelle ostilità armate, devono mantenere un atteggiamento fermo nei confronti di coloro che infliggono indiscriminatamente sofferenze fisiche e psicologiche”. E ancora che “il principio di umanità è all'origine stessa del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Nel momento in cui i fondamenti stessi della società umana sono minacciati da una violenza mostruosa il Comitato internazionale della Croce Rossa e l'insieme del Movimento sono pronti a fare l'impossibile perché lo spirito di umanità prevalga” [Nota del traduttore].

 

(2) L’ habeas corpus, istituto giuridico di origine anglosassone, consiste nell'ordine emanato dal giudice all'autorità di polizia di presentargli entro un termine perentorio chiunque sia detenuto, indicando i motivi dell'arresto, in modo da poter consentire eventualmente un'immediata scarcerazione. Rappresenta quindi il diritto di una persona detenuta di sollevare il proprio caso davanti al giudice, affinché accerti se lo Stato abbia o meno fondati motivi per trattenerlo in un luogo di detenzione senza giusto processo [Nota del traduttor

 
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