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n° 217 del 01 Settembre 2004 Stampa E-mail
martedì 31 agosto 2004
01 settembre 2004
nr. 217
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr 1.117 indirizzi e-mail

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1-Tratto dal sito web del Comitato Internazionale Croce Rossa
“Troppo poco, troppo tardi per le vittime del Darfur”
Articolo del Presidente del CICR, Jacob Kellenberger, pubblicato dall’International Herald Tribune il 30 Agosto 2004 e qui riprodotto con la gentile autorizzazione del giornale.
Traduzione non ufficiale di Colum Brendan Donnelly

 

 

2-CICRComunicato stampa nr.48 del 24 agosto 2004
”Sudan : un importante ponte aereo per sostenere le operazioni di soccorso”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

 

3-Tratto dal sito web della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa “La Mezzaluna Rossa si batte contro le avversità per aiutare i profughi del Darfur”
18 Agosto 2004 di Robbie Thomson* da al-Fasher
Traduzione non ufficiale di Colum Brendan Donnelly

 

 

 

 

1-Tratto dal sito web del Comitato Internazionale
“Troppo poco, troppo tardi per le vittime del Darfur”
Articolo del Presidente del CICR, Jacob Kellenberger, pubblicato dall’International Herald Tribune il 30 Agosto 2004 e qui riprodotto con la gentile autorizzazione del giornale.

Traduzione non ufficiale di Colum Brendan Donnelly

 

Ci sono due aspre realtà riguardanti il conflitto in Dafur, Sudan occidentale. Si sono verificate imponenti violazioni del diritto internazionale umanitario, in particolare attacchi contro civili, e gli aiuti sono arrivati troppo tardi ed in misura insufficiente, nonostante il significativo impatto su centinaia di migliaia di persone.

 

“Tutte le parti coinvolte nel conflitto devono rispettare pienamente le regole e le norme del diritto internazionale umanitario”.

Entrambe le realtà richiedono di essere affrontate dal governo del Sudan, dai gruppi d’opposizione armati, dalla comunità internazionale e dagli attori umanitari. Da parte sua, l’obiettivo del Comitato Internazionale della Croce Rossa è di ottenere una migliore protezione per la popolazione civile del Darfur insistendo che tutte le parti in conflitto rispettino pienamente le regole e le norme del diritto internazionale umanitario.

 

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, o CICR, lavorando insieme alla Mezzaluna Rossa sudanese e ad altre Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha costantemente costruito la propria risposta alla crisi, anche in aree remote, facendo uso in particolare della propria abilità ad attraversare le linee del conflitto e di viaggiare in tutte le parti del Darfur. Il cuore dell’operazione del CICR è l’assistenza a 300.000 profughi e le attività mediche, che includono ospedali per la riabilitazione, fornendo personale CICR in supporto e spedendo attrezzature mediche.

 

Tutto ciò sta facendo veramente la differenza per la popolazione del Darfur, ma non è abbastanza. Sono necessarie azioni politiche se si vuole spezzare il ciclo di violenze e di deportazioni. Le autorità sudanesi, i gruppi d’opposizione armati, le Nazioni Unite e le organizzazioni regionali devono decidere in che forma tali azioni politiche devono essere intraprese.

 

Sei mesi fa ci furono smentite dalle autorità sudanesi riguardo al Darfur. Era in corso un vasto ed invisibile “conflitto tribale”, secondo Khartoum, che si stava sviluppando in opposizione ad uno scenario di opere di pace nello storico conflitto nord – sud in Sudan. Le necessità umanitarie, è stato risposto, sono state esagerate dalla propaganda esterna. Tutto ciò è cambiato. Il Darfur è diventato un’imponente operazione umanitaria, ed è, al momento, la più estesa in tutto il mondo per il Comitato Internazionale della Croce Rossa.

 

L’impatto della guerra sulla popolazione è stato devastante. E’ impossibile dire con accuratezza quante persone sono morte. I calcoli di quante persone hanno dovuto lasciare, con la forza, le proprie case non sono attendibili. La distruzione dei mezzi di sussistenza significa che molte persone continueranno a dipendere sugli aiuti dall’esterno per sopravvivere. Per coloro che sono fuggiti dalle loro case e per quelli che sono rimasti nei propri villaggi, salute e condizioni igieniche sono molto povere e continuano a portare il loro fardello umano ogni giorno.

 

“Una guerra come questa, ma in particolare il modo sprezzante di ingaggiarla, ha causato immense e non necessarie sofferenze”.

Il popolo del Darfur è abituato a sopravvivere in condizioni severe, ma la natura eccessivamente violenta del conflitto ha lasciato molti di loro in uno stato di miseria degradante, affrontando umiliazioni, maltrattamenti, malattie e morte.

 

Le più fondamentali regole di guerra sono state violate, e continuano ad esserlo. Piccole distinzioni sono state fatte tra civili e combattenti. La guerra ha particolarmente colpito le sezioni più vulnerabili della popolazione civile: donne, bambini, anziani e malati. Il rispetto per le regole del diritto internazionale umanitario, che ha lo scopo di proteggere i civili, è essenziale se devono essere previsti nuovi profughi. E’ allo stesso modo un presupposto base per il ritorno sicuro dei rifugiati alle loro case.

 

La responsabilità primaria per tutto ciò sta al governo sudanese. Ha il chiaro compito di proteggere la propria gente. Fino ad oggi ha fallito e non è stato in grado di farlo. La comunità internazionale, d’altra parte, ha l’obbligo, nei confronti del diritto internazionale, di assicurare il rispetto del diritto umanitario in tutte le circostanze. I governi devono riconoscere che l’azione umanitaria non sostituisce l’azione politica nella protezione della popolazione civile.

 

 

http://www.cicr.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/64CFPW?OpenDocument

 

 

2-CICRComunicato stampa nr.48 del 24 agosto 2004
”Sudan : un importante ponte aereo per sostenere le operazioni di soccorso”

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 


Ginevra (CICR) – a fronte dell’aggravamento della crisi nel Darfur, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) organizza, con partenza da Ginevra, un importante ponte aereo. Quest’operazione andrà a completare i due voli effettuati attualmente da Nairobi ogni settimana per consegnare gli aiuti e l’equipaggiamento di logistica per sostenere le operazioni condotte dall’Istituzione in Sudan. Si tratta di facilitare l’accesso del CICR alle migliaia di persone tuttora private di assistenza umanitaria e di cui esse hanno urgente bisogno, e di assicurare la consegna del materiale per rispondere ai bisogni vitali della popolazione in materia di sanità e di approvvigionamento di acqua.

Fra i sei aerei che decolleranno dall’aereoporto di Ginevra c’è un Antonov 124 – uno dei più grossi aerei-cargo del mondo – trasporterà a bordo 55 camions, 27 veicoli a 4 ruote motrici, 10 tende-magazzino di grande superficie, materiale medico, farmaci, contenitori per acqua e per carburante, pezzi di ricambio, pneumatici e altre aiuti che complessivamente pesano 270 tonnellate, di cui una parte importante è dovuta alla Croce Rossa Norvegese. Decine di convogli via terra porteranno la gran parte di questo equipaggiamento e aiuti attraverso il terreno molto accidentato – reso ancor più pericoloso dalle pioggie persistenti – verso le capitali arretrate dei tre stati del Darfur.

 

 

Informazioni complementari

Carlo Piccinini, CICR Khartoum, tél. : +249 9 121 377 64
Roland Huguenin-Benjamin, CICR Khartoum, tél. : +249 121 678 01
Marco Jiménez Rodríguez, CICR Genève, tél. : +41 22 730 22 71
Sito web del CICR : www.cicr.org

 

 

 

3-Tratto dal sito we della federazione Internazionale delle Società di
Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
“La Mezzaluna Rossa si batte contro le avversità per aiutare i profughi del Darfur”
18 Agosto 2004 di Robbie Thomson* da al-Fasher
Traduzione non ufficiale di Colum Brendan Donnelly

 

 

Barakat Faris sospira mentre raggiunge il suo ufficio nei polverosi sobborghi di El Kasher, capitale della provincia occidentale sudanese del Darfur del Nord. Sono le 20:30 ed è già buio.

 

Ci dovrebbe essere una luce di sicurezza sopra la porta della delegazione del Darfur del Nord della Mezzaluna Rossa ma stanotte, come molte altre notti, non c’è elettricità.

 

Barakat sa che dovrà scrivere a mano il suo rapporto invece di utilizzare l’unico computer della delegazione della Mezzaluna Rossa sudanese. Spera che l’elettricità ritorni in tempo per lui per inviarlo via fax a Khartoum durante la mattinata.

 

Ogni ritardo nell’invio del rapporto significa un ritardo nella concessione dei fondi del Programma Alimentare Mondiale, per conto del quale Barakat, il suo piccolo staff e una squadra proveniente dai suoi 1200 volontari, distribuisce cibo a coloro resi vulnerabili dalla crisi che ha scosso il mondo.

 

Più di un milione di persone sono state sfollate dall’esplosione del conflitto in Darfur, circa 200.000 di loro sono fuggiti nel vicino Chad, ma la maggioranza vive un’esistenza precaria nella provincia sudanese.

 

L’incidenza di malattie come diarrea, malaria ed infezioni respiratorie acute sulla popolazione sfollata è in aumento, e c’è la mancanza di appropriate misure igieniche e di forniture mediche.

 

La Mezzaluna Rossa sudanese, supportata dal Comitato Internazionale e da molte Società Nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa, sta portando l’assistenza umanitaria tanto necessaria alla popolazione sfollata da quando la crisi è scoppiata lo scorso anno.

 

Ma Barakat è conscio del fatto che se dovesse verificarsi un ritardo nel ricevimento dei fondi, questo avrà un impatto su questa operazione vitale.

 

Significherebbe non avere gasolio per i nove veicoli affittati dalla delegazione per portare i volontari e gli aiuti nei posti dove gli sfollati e le altre persone vulnerabili si trovano. Infatti, non sarebbe in grado di effettuare i pagamenti rateali dei mezzi.

 

 

Non avrebbe nemmeno abbastanza da pagare le bollette dell’elettricità.

 

I problemi che affronta sono tipici delle sfide affrontate dai 21 direttori di delegazione della Mezzaluna Rossa sudanese.

 

Barakat è abituato ai conflitti. Non è originario del Darfur, ma proviene dal Sudan meridionale ed è fuggito nella provincia occidentale in seguito ad uno dei tanti conflitti che hanno rovinato il Sudan sin dalla sua indipendenza nel 1956.

 

Sa cosa significa essere affamati e spaventati. Questo è il motivo per cui lavora 18 ore al giorno, sette giorni alla settimana. E’ uno sforzo continuo.

Oggi i volontari di Barakat hanno fornito razioni per 7.500 persone presso il campo Abshok, appena fuori El-Fasher. Domani nutriranno un numero simile di persone nel campo, come distribuiranno biscotti energetici BP5 a tutti i bambini di età compresa tra i 6 mesi ed i cinque anni.

 

Questo è il compito di uno sola tra le 23 squadre di volontari della Mezzaluna Rossa che stanno lavorando in varie parti del Darfur in questa sera d’Agosto.

 

Portano avanti una gran varietà di compiti, dalla distribuzione di beni alimentari e non, misure igieniche e personale clinico e ospedaliero fornito da altre componenti del Movimento della Croce Rossa / Mezzaluna Rossa.

 

Barakat è orgoglioso di gestire questa emergenza e di riuscire a mandare avanti la regolare attività della delegazione.

 

Queste includono l’importante programma “donne in sviluppo”, che fornisce alle donne capofamiglia le capacità e gli strumenti per supportare le proprie famiglie.

 

Barakat, non solo istruisce e gestisce i volontari, ma deve anche compilare i complicati resoconti, necessario prerequisito per ottenere fondi dai donatori.

 

Non dispone inoltre degli strumenti per contattare la maggioranza delle sue squadre. I telefoni cellulari funzionano nelle maggiori città del Darfur, ma i volontari della delegazione lavorano nelle terre selvagge, attraversando frequentemente la prima linea per portare aiuto ai bisognosi.

 

Barakat sa che accedere ai più vulnerabili – e particolarmente coloro che non sono riusciti a raggiungere uno dei 37 campi relativamente sicuri della provincia – comporta pazienti e attenti negoziati con quelle parti in conflitto che hanno fiducia nella Croce Rossa Mezzaluna Rossa.

 

Un errore e le vite dei suoi volontari sono in pericolo. Finora è stato fortunato e non c’è stato alcun incidente. Ma non smette di preoccuparsi.

 

C’è un prezzo da pagare nel gestire una delegazione di una Società Nazionale di Croce Rossa Mezzaluna Rossa, impegnata a rispettare i principi fondamentali di Umanità, Imparzialità e Neutralità.

 

Raggiungendo l’ufficio, Barakat vede un gruppo di donne accalcate davanti al cancello. Sono le rappresentanti di un gruppo di famiglie di sfollati che sono state sistemati ad Abshok dopo che l’area della città che in cui erano fuggiti è stata evacuata.

 

Non hanno nulla, ma non essendo ancora stati registrati, non hanno accesso alle razioni di cibo e neanche ai preziosi fogli di plastica che magari riusciranno a tenere un po’ di pioggia fuori dei loro rifugi di fascine.

 

Barakat non ha risposte per loro. La registrazione non rientra tra i suoi compiti, ma non vuole evitare di parlare con le donne ed essere comprensivo nei confronti della loro condizione. Si appunta una nota per parlare con il Programma Alimentare Mondiale e con il CICR durante la mattinata di domani.

 

Sono le 22:30 quando apre la serratura della porta. Manca ancora l’elettricità e non ha ancora scritto il suo rapporto. Il suo primo incontro è fissato per le 7 di mattina del giorno successivo.

 

Per Barakat, c’è una breve pausa. Ma ciò che lo fa andare avanti è la convinzione che i suoi volontari della Mezzaluna Rossa stanno facendo una gran differenza per le vite delle vittime innocenti di una delle più disperate crisi umanitarie mondiali.

 

 

*Robbie Thomson ha recentemente guidato una spedizione di valutazione sul campo in Sudan

 

 

ENGLISH: http://www.ifrc.org/docs/news/04/04081901/

FRANÇAIS: http://www.ifrc.org/fr/docs/news/04/04082401/

 
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