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n° 308 del 23 marzo 2007 Stampa E-mail
venerdì 23 marzo 2007

 23 marzo 2007

nr. 308

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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1 - 22-03-2007 Comunicato Stampa 07/35
Le prigioni favoriscono la comparsa e la propagazione della tubercolosi
Giornata mondiale della tubercolosi: 24 marzo 2007
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

2 - 20/03/2007
Comunicato stampa CICR 07/33
Il CICR presta il suo aiuto nel ripristino dell’approvvigionamento di acqua per oltre 16 milioni di persone
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

3 - 16 febbraio 2007 - Intervista CICR
Guinea: "Le persone hanno paura del vuoto e del caos"
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

4 - Tavola rotonda sul diritto internazionale umanitario consuetudinario e la sua rilevanza per l'interoperabilità delle forze armate - Ginevra,1 - 2 febbraio 2007
Discorso di saluto di Jean-Philippe Lavoyer, direttore del dipartimento giuridico del Comitato Internazionale della Croce Rossa
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

1 - 22-03-2007 Comunicato Stampa 07/35
Le prigioni favoriscono la comparsa e la propagazione della tubercolosi
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Ginevra (CICR) – La tubercolosi, malattia contagiosa ed eventualmente mortale. Costituisce oggi un problema di sanità maggiore nelle prigioni del mondo intero.

Per mettere in evidenza la Giornata mondiale della tubercolosi, il 24 marzo, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) lancia un appello ai direttori delle prigioni,  alle autorità di sanità pubblica e alla comunità internazionale nel suo insieme a prestare  più attenzione al pericolo che rappresenta la propagazione attuale della malattia nelle prigioni e alla sua esportazione fuori le mura della prigione, quando i detenuti sono rimessi in libertà e ritornano nelle loro comunità.

< Non possiamo permetterci di perdere la guerra contro la tubercolosi nelle prigioni. Non è possibile sradicare la malattia nella popolazione generale senza occuparsi di questo problema, in egual maniera, nelle prigioni.> Ha dichiarato Hernan Reyes, medico al CICR.

I casi di tubercolosi all’interno delle mura della prigione sono cento volte più numerosi che all’esterno. Questa prevalenza è spesso dovuta alla sovrappopolazione, ad una ventilazione inadeguata, all’ignoranza delle misure di prevenzione, così come alla mancanza di  sorveglianza, da un lato e regolarità delle cure con i farmaci dall’altro. < Sfortunatamente, il mondo ha impiegato molto tempo a riconoscere la necessità di lottare urgentemente contro la tubercolosi nelle prigioni>, ha aggiunto il Dr. Reyes.

Sono sempre più numerosi i detenuti che sviluppano ceppi del virus molto resistenti. Il trattamento, in questi casi,  diventa impossibile, quando normalmente, la tubercolosi è una malattia curabile.  L’associazione delle malattie tubercolosi e AIDS complica ulteriormente il problema.

Il CICR lotta contro la tubercolosi nelle prigioni del Caucaso, nell’Asia centrale e nell’Africa da diversi anni, direttamente o sostenendo programmi locali. Nel Caucaso del Sud, l’istituzione e le autorità sanitarie locali sono riuscite a far abbassare il tasso di mortalità fra i detenuti colpiti, dal 16% nel 1995 al 5% nel 2005. Resta comunque molto da fare. La lotta contro la tubercolosi nelle prigioni è una priorità urgente che deve far parte integrante di una politica globale di sanità pubblica volta a combattere e finalmente a sradicare la malattia.

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L’originale francese è al link:
http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/html/tuberculosis-news-220307!OpenDocument

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2 - 20/03/2007
Comunicato stampa CICR 07/33
Il CICR presta il suo aiuto nel ripristino dell’approvvigionamento di acqua per oltre 16 milioni di persone
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

Ginevra (CICR) – “In tutto il mondo, oltre un miliardo di persone, in particolare quelle povere, non ha accesso all’acqua potabile. Per 300 di queste persone, il problema è aggravato da conflitti armati e violenze interne”, ha affermato Robert Mardini, direttore dell’unità acqua e ambiente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR)

“Sono proprio queste persone, le più vulnerabili di tutte, che vengono assistite dal CICR, in conformità al suo mandato conferitole dal diritto umanitario internazionale”, ha spiegato Mardini.

In quei bacini di fiumi colpiti da instabilità ricorrenti, l’accesso inadeguato all’acqua è spesso dovuto alla mancanza di infrastrutture. In alcuni casi, ciò succede quando l’utilizzo supera la velocità naturale di ricarica. La scarsità di questa fonte vitale porta all’insorgere di rivalità tra comunità, grandi e piccole, per il controllo della fornitura d’acqua, generando tensioni e persino conflitti armati.

Nel 2006, grazie al duro lavoro e impegno di oltre 800 ingegneri e tecnici, il CICR ha fornito acqua e servizi igienici a più di 16 milioni di persone in 40 paesi per un costo pari a 100 milioni di franchi svizzeri. La competenza acquisita dal CICR in questo campo durante gli ultimi 24 anni, ha permesso all’organizzazione di portare rapidamente assistenza alle comunità colpite da situazioni di emergenza, e in tal modo di prevenire l’insorgere di conflitti o mitigandone gli effetti.

In alcuni luoghi, fino al 30% del reddito familiare è destinato ad assicurare una fornitura adeguata di acqua. In particolare, è sulle donne che ricade il peso maggiore della responsabilità di dover portare l’acqua a casa. Questo le porta a dedicare meno attenzione alla cura della famiglia, alle attività di istruzione e a quelle generatrici di reddito. Ed è per questo che milioni di persone si ritrovano intrappolate in una vita di povertà.

Grazie all’aderenza ai principi di neutralità e imparzialità, il CICR è in grado di ottenere le garanzie di sicurezza necessarie per raggiungere la gente bisognosa di assistenza che si trova in luoghi remoti e inaccessibili, come alcune zone del Sudan, Ciad, Sri Lanka, Iraq, dei territori palestinesi, della Cecenia e della Colombia.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/water-and-habitat-new-200307!OpenDocument

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3 - 16 febbraio 2007 - Intervista CICR
Guinea: "Le persone hanno paura del vuoto e del caos"
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

George Cunz, capo delegazione del CICR in Guinea, spiega che l'organizzazione intende accrescere la propria presenza nel paese per rispondere ai bisogni umanitari in seguito agli scontri avvenuti di recente.

Quali sono le conseguenze umanitarie della violenza in Guinea?

Le conseguenze umanitarie di questi scontri in Guinea sono pesanti: non siamo in grado di fornire cifre precise al momento, ma sulla base delle testimonianze che abbiamo raccolto dai nostri colleghi della Croce Rossa Guineana e delle nostre osservazioni, ovunque nel paese i feriti sono centinaia, alcuni dei quali in gravi condizioni a causa di ferite d'arma da fuoco, e numerosi sono i morti. Soltanto nelle giornate di sabato e di domenica, i volontari della Croce Rossa Guineana hanno evacuato nella capitale Conakry oltre 400 feriti, di cui più di 200 sono stati ricoverati in ospedale a causa di gravi ferite.

Molte persone hanno perso la vita negli scontri con le forze dell'ordine. Al tempo stesso, edifici pubblici, banche, stazioni di polizia, abitazioni appartenenti a membri del governo o a persone vicine agli ambienti governativi sono stati saccheggiati ed incendiati. Si sono verificati anche gravi episodi di saccheggio ed un aumento di atti tipicamente criminali. L'insicurezza è generalizzata, la gente ha paura del vuoto e del caos.

Per di più, l'esercito spesso spara a scopo di intimidazione nel tentativo di far rispettare il coprifuoco e, anche se i tiri non sono diretti alla popolazione, queste sparatorie causano non poche vittime.

Il problema di immediata rilevanza è costituito dall'accesso alle cure sanitarie ed al cibo in un paese completamente disorganizzato e in preda alla violenza. Bisogna inoltre ricordare il dolore delle famiglie colpite ed il fatto che numerose persone rimangono invalide e segnate per il resto della vita da questi avvenimenti.

Qual è stata la reazione del CICR?

Abbiamo potuto fare molto nelle zone in cui siamo presenti, ovvero a  Conakry ed a Nzérékoré, nella regione delle foreste. Abbiamo messo 14 veicoli del CICR a disposizione della Croce Rossa Guineana per l'evacuazione dei feriti e la raccolta dei cadaveri nella capitale. La Croce Rossa Guineana, nel momento di maggiore violenza, ha impiegato circa 600 soccorritori in tutto il paese, i quali hanno garantito il primo soccorso e hanno trasportato i feriti verso le strutture di accoglienza.

Il CICR ha inoltre fornito a tre ospedali della provincia l'occorrente per il primo soccorso ai feriti di guerra e materiale chirurgico agli ospedali universitari di Conakry.

Infine, abbiamo mantenuto il nostro programma nutrizionale d'emergenza nella prigione centrale di Conakry, in cui erano stati segnalati numerosi casi di grave malnutrizione già prima delle sommosse.

Quali sono le ragioni alla base di una tale esplosione di violenza in Guinea?

La tensione è aumentata con il primo sciopero nazionale all'inizio del 2006 ed il secondo in giugno, con un incremento costante del numero delle vittime della violenza. La situazione oggi è il risultato di un malcontento diffuso tra la popolazione, nei funzionari pubblici e nei lavoratori. La protesta, all'inizio guidata dai sindacati, si è trasformata in una sommossa; nessuno ha più il controllo della situazione e la repressione è forte.

Come può evolvere la situazione?

Al momento la situazione è più tranquilla, ma la Croce Rossa Guineana continua ad evacuare i feriti. Lo sciopero generale è tuttora in corso, così come lo stato d'assedio. Il blocco quasi totale delle esportazioni dei prodotti minerari e dell'attività del porto di Conakry rischia di avere anche delle conseguenze rilevanti sull'economia e sul tenore di vita della popolazione.

Si assiste ad una timida ripresa dei negoziati tra la società civile, i sindacati, le istituzioni religiose con le autorità repubblicane quali l'Assemblea o il Consiglio Economico e Sociale, ma nulla si muove veramente. Forse gli abitanti della Guinea saranno sensibili alle pressioni della comunità internazionale che condiziona ormai il proprio aiuto al rispetto delle libertà fondamentali.

Il CICR continuerà le sue operazioni in Guinea?

Certamente. E intensificheremo anche i nostri programmi. La nostra priorità è quella di restare operativi nell'emergenza; quindi faremo un bilancio in materia di protezione della popolazione civile per essere in grado di confrontarci con le autorità politiche e militari. Dobbiamo inoltre verificare quali siano le condizioni di detenzione delle persone arrestate durante gli scontri. Bisognerà anche risolvere il problema causato dalla distruzione di numerose prigioni da parte degli insorti: le persone arrestate nel prossimo futuro saranno inevitabilmente detenute in strutture del tutto inadeguate. Prevediamo poi di aiutare gli ospedali a migliorare le cure di emergenza per i feriti.

Rimane il fatto che dobbiamo ristabilire i contatti con i nostri interlocutori che, per la maggior parte, non sono più raggiungibili. Nessuno sa dove si trovino di preciso i membri del governo. Bisogna ricordare che la distruzione degli edifici pubblici in tutto il paese ostacolerà per un certo periodo il funzionamento ed il lavoro delle autorità pubbliche.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:

http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/guinea-interview-160207?opendocument

Foto [© Reuter / Luc Gnago]:




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4 - Tavola rotonda sul diritto internazionale umanitario consuetudinario e la sua rilevanza per l'interoperabilità delle forze armate - Ginevra,1 - 2 febbraio 2007
Discorso di saluto di Jean-Philippe Lavoyer, direttore del dipartimento giuridico del Comitato Internazionale della Croce Rossa
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Signore e signori, onorevoli partecipanti, Ambasciatore Seger, colleghi del Ministero degli Affari Esteri svizzero,

Anche per me è un grande piacere dare a tutti voi il benvenuto a questa tavola rotonda.

Innanzitutto vorrei dire che sono completamente d'accordo con quanto ha appena detto l'ambasciatore Seger. Anche noi al CICR crediamo che la principale sfida di oggi nel campo del diritto internazionale umanitario non sia rappresentata da una mancanza del diritto, dalla mancanza delle regole, ma bensì da una scarsa attuazione di queste norme, e troppo spesso dall'assenza della volontà politica di osservare il diritto internazionale umanitario.

Il CICR è riconoscente al governo elvetico per aver organizzato questo incontro che segue la tavola rotonda sul diritto internazionale umanitario consuetudinario che si è svolta nel 2006 a Sanremo .

L'obiettivo dell'incontro di Sanremo del 2006 era presentare lo studio del CICR sul diritto internazionale umanitario consuetudinario e discutere gli aspetti generali di tale studio. L'attuale follow-up si pone l'obiettivo di andare al di là degli aspetti generali e di sviscerare le peculiarità del diritto internazionale umanitario che sono oggetto del dibattito e che devono essere ulteriormente chiarite.

Questo evento, come molti altri riguardanti lo Studio, è la prova della volontà del CICR di prendere parte ad un dibattito circa lo Studio stesso. Noi abbiamo sempre detto che lo Studio non rappresenta di per sé un punto di arrivo, ma dovrebbe servire come spunto per un ulteriore consolidamento e chiarificazione del diritto.

Abbiamo adottato questa posizione in parte perché abbiamo voluto metterci al servizio degli Stati. Dopo tutto, erano gli Stati che avevano dato al CICR il mandato di intraprendere questa analisi, in particolare in seguito alle brutali guerre della ex Jugoslavia e del Rwanda.

Infatti abbiamo ricevuto la richiesta di predisporre lo Studio da parte della 26a Conferenza Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nel dicembre 1995.

A quell'epoca gli Stati erano particolarmente preoccupati del fatto che il diritto dei trattati per i conflitti armati non internazionali non fosse sufficientemente sviluppato; pertanto desideravano conoscere in quale misura il diritto consuetudinario regolamentasse tale tipologia di conflitti.

Per ragioni di tempo non posso dilungarmi nel descrivere il processo che ha portato alla pubblicazione dello Studio da parte del CICR e della Cambridge University Press.

Quello che posso dire è che lo Studio è stato pubblicato nel marzo 2005 dopo circa 10 anni di lavoro - un'approfondita raccolta di materiali, incontri di esperti e stesure preliminari - per ricordare soltanto alcuni passaggi di un processo lungo e molto difficile.

Quali sono i risultati dello Studio? Vorrei in questa occasione menzionare le tre principali conclusioni:

1) lo Studio dimostra che l'accordo sui principi e le regole del diritto internazionale umanitario è più diffuso di quanto non dimostri il processo di ratifica dei trattati.

Le Convenzioni di Ginevra sono state ratificate universalmente, a differenza di quanto sia accaduto con altri trattati trattati, quali i Protocolli Aggiuntivi. Questi ultimi tuttavia contengono un ampio numero di regole e principi che hanno ricevuto un ampio e diffuso consenso nella comunità internazionale. Il risultato è che esiste un ampio corpo normativo comune a tutti gli Stati; un sistema di regole che tutti gli Stati hanno accettato e che costituiscono il diritto internazionale umanitario consuetudinario.

2) La struttura normativa per quanto riguarda i conflitti armati non internazionali si è rafforzata.

Mentre il diritto dei trattati che regola i conflitti armati internazionali è ben sviluppato, non altrettanto si può dire per il diritto pattizio che disciplina i conflitti armati interni. La pratica degli Stati, tuttavia, ha colmato una larga parte di questo vuoto e ha creato regole consuetudinarie oltre a quelle previste dai trattati. Il risultato è che esiste una struttura normativa più estesa per i conflitti armati interni di quanto sia contenuto nel diritto dei trattati.

3) Lo Studio dimostra che molte di queste regole applicabili ai conflitti armati interni sono le medesime che trovano applicazione nei conflitti armati internazionali.

Questo è quanto avviene per molte regole sulla condotta delle ostilità, l'uso delle armi e il trattamento che deve essere accordato ai civili ed alle persone hors de combat.

Il risultato è che i problemi connessi alla qualificazione di un conflitto armato come internazionale non internazionale non sono poi così rilevanti per l'applicazione del diritto internazionale umanitario consuetudinario. Le stesse regole devono essere rispettate in qualsiasi conflitto armato. Tale conclusione è anche importante per quanto concerne la guerra di coalizione e le operazioni multinazionali in cui il diritto consuetudinario fornisce un quadro comune per tutti i partecipanti.

Dato il significato di questi risultati, e il mandato specifico di portare le nostre scoperte all'attenzione dei governi, il CICR e le sue delegazioni sul campo hanno organizzato numerosi incontri regionali e nazionali volti a discutere tali conclusioni.

Mi è impossibile elencare tutti questi eventi, ma in seguito alla presentazione dello Studio a Ginevra nella primavera 2005, sono state organizzate conferenze e tavole rotonde a Londra, all'Aja, Oslo, Washington, Montreal, Belgrado, Helsinki, Stoccolma, Bruxelles, Nuova Deli, Città del Messico, Varsavia, Kuala Lumpur, Sarajevo, Mosca, Pechino e Addis Abeba.

Il Volume I dello Studio è stato tradotto in tutte le lingue ufficiali delle Nazioni Unite. La versione in arabo dello Studio sarà presentata al Cairo alla fine del mese, quella francese a Parigi in marzo, la versione cinese a Pechino in giugno e quella in spagnolo a Bogotà e a Madrid questa primavera.

Jean-Marie Henckaerts, l'autore principale dello Studio, ha inoltre prodotto un riassunto dello Studio stesso, che include l'elenco delle regole: questo lavoro è stato già tradotto in numerose lingue su iniziativa delle nostre delegazioni e delle Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

[...]

In generale, lo Studio è stato accolto come strumento importante nell'applicazione nella diffusione del diritto internazionale umanitario. Rappresenta qualcosa di unico e costituisce il primo accertamento globale e minuzioso del diritto internazionale umanitario consuetudinario.

Lo Studio sarà di utilità per un pubblico molto vasto, tra cui gli Stati, le forze armate, il mondo accademico, le organizzazioni governative e non governative e i tribunali nazionali ed internazionali.

Ma lo Studio si concentra anche su aree del diritto in cui permane l'incertezza e che necessitano di ulteriore chiarificazione; per nominare soltanto alcune di queste aree che sono oggetto di dibattito:

·          Il significato esatto di partecipazione diretta nelle ostilità;
·          l'interpretazione esatta del principio di proporzionalità nell'attacco;
·          l'applicazione della proibizione di mezzi e metodi che causano mali superflui o sofferenze inutili;
·          il contenuto specifico della divieto di privazione arbitraria della libertà.

Come alcuni di voi sapranno, il CICR ha dato inizio alle consultazioni con gli esperti per chiarire il significato di "partecipazione diretta nelle ostilità".

Altre tematiche continuano ad essere oggetto di discussione con l'obiettivo di raggiungere una maggiore chiarezza. È questa l'ottica in cui devono essere condotte le discussioni in tale incontro. Tutto ciò fa parte del processo volto alla chiarificazione del diritto.

Come ha affermato Yves Sandoz nella sua prefazione allo Studio:

"... questo studio avrà raggiunto il suo obiettivo soltanto se sarà considerato non come la fine di un processo, bensì come un inizio, rivelando ciò che è stato portato a termine ma anche quanto deve essere ancora fatto."

Auguro a tutti voi una fruttuosa discussione durante questi due giorni e vi ringrazio della partecipazione e per l'interesse dimostrato nei confronti dello Studio sul diritto consuetudinario.

Grazie.

NdT: gli atti della Tavola Rotonda sono reperibili, su segnalazione del sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa, all'indirizzo: http://pforum.isn.ethz.ch/events/index.cfm?action=detail&eventID=269

In particolare, l'indirizzo del presente documento è: http://pforum.isn.ethz.ch/docs/A6AC1DA1-65B0-58E9-236E27646B166E1F.pdf

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