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n° 306 del 10 marzo 2007 Stampa E-mail
lunedì 12 marzo 2007

10 marzo 2007

nr. 306

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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 1 - 5-03-2007 - News CICR 07/25
Repubblica Centrafricana: il CICR porta aiuto ai profughi nella subprefettura di Paoua
Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

2 - 2 marzo 2007
Golan occupato: il CICR sostiene le comunità locali trasportando mele
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

3 - 1 marzo 2007
Guyana: Il CARICOM ed il CICR siglano un accordo di cooperazione sul  Diritto Internazionale Umanitario
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

4 - 5 febbraio 2007
La Federazione Internazionale chiama alla mobilitazione per l’Africa
Traduzione non ufficiale di Barbara D’Urso

5 - 2-10-2006 –documento dal sito del CICR.
Il diritto internazionale umanitario è ancora applicabile nel mondo dopo l’11 settembre?
Traduzione non ufficiale di Laura Grassi.
1 - 5-03-2008 - News CICR 07/25
Repubblica Centrafricana: il CICR porta aiuto ai profughi nella subprefettura di Paoua
Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

Ginevra/Bangui: il Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR) ha fornito aiuti a 2.600 profughi nei villaggi di Mbalia, Leouro Kounpo-sud (tra Paoua e Bouzoum) ed a Bozoy 3, Poulac e Benadili (tra Paoua e Pende) nel nord della Repubblica Centrafricana (CAR).

L'operazione, condotta tra il 27 febbraio ed il 1 marzo con l'aiuto dei volontari della Societa' Nazionale di Croce Rossa Centrafricana, "ha portato beni di prima necessita' a gente che viveva in totale sbando", stando a Jean-Nicolas Marti, responsabile della missione del CICR a Bangui. I beneficiari hanno ricevuto zanzariere, coperte, tende impermeabili, materassini, utensili da cucina, secchi e sapone.

Il CICR ha inoltre distribuito via aria 86 tonnellate di forniture per persone fuggite dalle proprie case a causa degli scontri armati nel nord del paese.

Dall'aprile del 2006 il CICR ha notevolmente esteso la propria presenza nel paese, aprendo una sede a Paoua, nei pressi del confine con il Ciad, ed una a Kaga-Bandoro, 250 km a nord di Bangui. Tra luglio e novembre dell'anno scorso 50.000 profughi nelle aree di Markounda, Batangafo e Paoua sono stati assistiti, garantendo loro un tetto e igiene.

La delegazione del CICR in CAR conta attualmente tra il proprio personale 15 stranieri e 60 locali, e si occupa di proteggere ed assistere le vittime di conflitti nel paese.

Ulteriori Informazioni:
Jean Nicolas Marti, CICR Repubblica Centrafricana, tel : + 236 61 11 74
Nicolas Vako, CICR Yaounde', eél: + 237 222 58 59
Murielle Gras, CICR Ginevra,, eél: + 41 79 217 3224

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2 - 2 marzo 2007
Golan occupato: il CICR sostiene le comunità locali trasportando mele
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

"Le mele sono il pilastro dell'economia locale", afferma Mohammed  Safadi, impiegato dell'ufficio CCIR nel Golan occupato. "Le entrate  derivanti da questo frutto sono molto importanti per le comunità  locali."

Il CICR sta trasportando 10.000 tonnellate di mele dal Golan occupato  alla Siria. L'organizzazione agisce nel rispetto del proprio status  di intermediario neutrale e dietro richiesta dei coltivatori locali e  delle autorità Siriane ed Israeliane. L'operazione è stata coordinata  insieme a tutte le parti coinvolte.

Le mele vengono trasportate da un magazzino nel Golan occupato fino  al posto di blocco Israeliano presso la frontiera di Kuneitra. Quindi  vengono trasferite a bordo di tre camion del CICR e consegnate ai  compratori che attendono dall'altra parte della frontiera, sul lato  Siriano. Si prevede che tale operazione durerà all'incirca sei  settimane.

Per il terzo anno, il CICR conduce questo tipo di operazione presso  la frontiera di Kuneitra. Nel 2005 ha trasportato 4.000 tonnellate,  lo scorso anno quasi 5.000 tonnellate di mele.

L'organizzazione ha condotto attività umanitarie nel Golan occupato  sin dal 1967 e mantiene una presenza costante dal 1998. Nel rispetto  del proprio ruolo di intermediario neutrale, fornisce una serie di  servizi per risolvere i problemi derivanti da limitazioni agli  spostamenti imposti alla popolazione e tutte le difficoltà di natura  legale ed amministrativa dovute all'occupazione.

Tratto dal sito del CICR:
http://www.cicr.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/Golan-News-020307%20!OpenDocument

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3 - 1 marzo 2007
Guyana: Il CARICOM ed il CICR siglano un accordo di cooperazione sul  Diritto Internazionale Umanitario
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

Ginevra (CICR) - La Comunità Caraibica (CARICOM) ed il Comitato  Internazionale di Croce Rossa (CICR) hanno siglato oggi (1 marzo  2007, NdT) un accordo di cooperazione e di consultazione a  Georgetown, in Guyana.

Lo scopo è quello di aiutare gli Stati Membri del CARICOM a  promuovere, ratificare ed implementare i principali strumenti del  Diritto Internazionale Umanitario.

Il documento è stato siglato dal Segretario Generale del CARICOM  Edwin Carrington e da Guy Mellet, a capo della Delegazione Regionale  del CICR con competenza in Venezuela, Surinam e nei paesi caraibici  di lingua inglese. Alla cerimonia era presente Charles Sabga, capo  della Delegazione sub-regionale del CICR di Trinidad e Tobago.

Mellet ha espresso soddisfazione nel dare il benvenuto al  riconoscimento formale, da parte del CARICOM, del ruolo del CICR  nella protezione e nell'assistenza alle vittime dei conflitti armati,  dei disordini interni e nella promozione del Diritto Internazionale  Umanitario.

Ha aggiunto: "Questo dimostra l'approccio regionale alla promozione,  allo sviluppo e all'integrazione del Diritto Internazionale  Umanitario e dei suoi principi nella regione del CARICOM, e l'impegno  ad includere questi argomenti nell'agenda del Comitato Affari Legali  del CARICOM".

L'accordo permetterà inoltre al CICR ed a vari elementi del CARICOM  di instaurare consultazioni regolari riguardanti il Diritto  Internazionale Umanitario.

Il Delegato Regionale del CICR presso Caracas, con competenza in  Venezuela, Surimane e paesi caraibici anglofoni, ha promosso lo  sviluppo del Diritto Internazionale Umanitario all'interno della  legislazione di tali paesi sin dall'apertura, nel febbraio 2000.


Tratto dal sito del CICR:
http://www.cicr.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/guyana-news-010307!OpenDocument

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4 - 5  febbraio 2007
La Federazione Internazionale chiama alla mobilitazione per l’Africa
Traduzione non ufficiale di Barbara D’Urso

La riunione del Consiglio di direzione della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa è l’occasione per prendere regolarmente delle decisioni strategiche necessarie, tra cui i principali campi d’azione dell’organizzazione. La sessione che si svolge dal 5 al 7 febbraio assume tuttavia un carattere particolare. Essa, infatti, non solo non ha luogo a Ginevra come di consueto, ma ad Addis Abeba, capitale etiope. In più, intende riaffermare in modo a volte solenne e di una tale concretezza il posto prioritario che occupa l’Africa per la Federazione.

Lo svolgimento di questa riunione sulla terra africana non è quindi solo un gesto simbolico. “Spostandosi al cuore dell’Africa, i dirigenti della Federazione sperano di mettere in evidenza il posto sempre più centrale occupato dal continente, a volte formidabile serbatoio di gioventù ed inventiva, ma anche un continente che subisce in pieno l’effetto, spesso combinato, di molteplici disastri: catastrofi naturali, malattie endemiche, epidemie, carestia”, spiega Juan Manuel Suárez Del Toro, Presidente della Federazione Internazionale.

Dal 2004, la “Dichiarazione d’Algeri” ha definito le direzioni fondamentali della sua azione, come l’insicurezza del fabbisogno alimentare, la lotta contro l’AIDS e il miglioramento delle condizioni di salute.

Queste priorità sono riaffermate con forza nell’Agenda mondiale della Federazione Internazionale che mette in primo piano come obiettivi principali la riduzione di numero dei decessi e delle catastrofi, insistendo sulla necessità d’integrare le comunità locali e la società civile attraverso le soluzioni proposte contro la povertà e le situazioni di vulnerabilità.

Da qualche anno, si sono aperti nuovi fronti che interessano prima di tutto l’Africa. E’ risaputo, ad esempio, che il cambiamento climatico è una posta in gioco essenziale per il continente. Ogni anno si constata l’avanzamento del deserto, precipitazioni irregolari e improvvise che generano delle inondazioni catastrofiche con effetti devastanti per la qualità dei raccolti e di conseguenza il moltiplicarsi delle carestie, un aumento vertiginoso di malattie come il colera, un esodo rurale verso le grandi città che crea un accresciuto impoverimento.

Questi squilibri, fattori di disperazione, alimentano i flussi migratori. A cominciare da questo crescente movimento d’immigrazione clandestina dall’Africa verso l’Europa, con il suo seguito di tragedie di migliaia di esiliati che fuggono da una realtà insopportabile, di dispersi in mare o di morti a causa della stanchezza prima della fine del loro viaggio.

Istituito un intervento non raggirabile, sarebbe meglio prepararsi alle catastrofi provando a limitare le conseguenze del cambiamento climatico, se la comunità internazionale volesse avere una possibilità per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millénaire, qualcosa di ancora non attuabile oggi.

Allo stesso modo, è un’illusione pensare di poter sradicare dei flussi così devastanti come l’AIDS senza coinvolgere le comunità locali. Ecco il motivo per il quale la riunione di Addis Abeba dovrebbe confermare che il potenziamento degli sforzi di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa passa obbligatoriamente attraverso l’accrescimento delle capacità delle Società nazionali africane. L’Africa è una priorità centrale dell’Appello globale 2007 della Federazione Internazionale. Il lancio di un “Programma globale per l’Africa” sarà ugualmente descritto nella capitale etiope. Il suo obiettivo sarà quello di migliorare la copertura, la qualità e l’impatto dei programmi delle Società nazionali africane.

Questo sviluppo si appoggia in particolar modo sulla formazione di volontari provenienti dalle comunità, i quali sono i soli a poter far passare anche tra le popolazioni più vulnerabili i messaggi di prevenzione che permetteranno pian piano d’invertire la tendenza.

Come negare, per esempio, il ruolo maggiore dei volontari della Croce Rossa e Mezza Luna Rossa nella lotta contro la malaria, quando non solo essi distribuiscono migliaia di zanzariere, ma si assicurano anche anno dopo anno che esse siano ben utilizzate dalle famiglie e che i bambini siano vaccinati bene contro altre calamità come il morbillo, così facile da evitare se si è vaccinati? E’ in gran parte grazie alla loro azione che si è potuto ridurre del 75% il numero di decessi legato al morbillo in Africa dal 1999.

Rinforzando i mezzi dati alle società nazionali africane per migliorare la loro azione, creando quando necessario delle alleanze operazionali per evitare il moltiplicarsi degli sforzi e promuovere una più grande efficienza, sviluppando dei sistemi di valutazione affidabili e universali, la Federazione Internazionale lavora ogni giorno per migliorare il futuro delle popolazioni del continente africano e lo fa con gli stessi Africani.

“La riunione straordinaria del Consiglio di direzione di Addis è l’occasione per mettere meglio in evidenza questa realtà e per porre ancora l’accento sulla mobilitazione per far indietreggiare la malattia e la povertà in Africa”, conclude il presidente Juan Manuel Suárez Del Toro. Più che una parola d’ordine, è una priorità concreta in cui la Federazione s’impegnerà con determinazione nei mesi, gli anni a venire.

Testo francese originale al link: http://www.ifrc.org/fr/docs/news/07/07020502/

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5 - 2-10-2006 –documento dal sito del CICR.
 Il diritto internazionale umanitario è ancora applicabile nel mondo dopo l’11 settembre?
 L’articolo è stato pubblicato nel Global Futures n.2 del 2006, ed è stato riprodotto sul sito del Cicr per gentile concessione della rivista.
 Traduzione non ufficiale di Laura Grassi.

Si parla molto oggi del mondo dopo - l’11 settembre profondamente diverso dal mondo che avevamo conosciuto prima di questa orribile giornata. Secondo il parere di persone che sostengono che ci sia stato un cambiamento radicale, questo”nuovo mondo” vede emergere dei “nuovi conflitti” ai quali le antiche regole non si possono applicare nella sua interezza. Questi nuovi conflitti sono parimenti considerati come “asimmetrici”, e la “guerra mondiale contro il terrorismo” ne è l’esempio più rilevante. I sostenitori dell’idea “nuovi conflitti-nuove regole” sostengono che il diritto internazionale, ed in particolare il diritto internazionale umanitario, non è uno strumento adeguato per condurre correttamente la “guerra mondiale contro il terrorismo”.

Che cos’è il diritto internazionale  umanitario?

E’ un insieme di regole che governano la condotta delle ostilità e la protezione delle persone durante un conflitto armato. E’ importante capire che il diritto umanitario non regola l’impiego della forza – questo è compito della Carta delle Nazioni Unite. E’ ugualmente molto importante capire che esso non si applica se non ai conflitti armati. Un conflitto armato implica l’uso della forza armata da parte di uno Stato contro un altro Stato, o riguarda le ostilità tra le forze armate governative  e dei gruppi armati organizzati, o tra diversi gruppi armati organizzati nell’ambito di uno stesso Stato. Le altre situazioni come gli attacchi terroristici sui treni a Madrid oppure nella metropolitana a Londra non costituiscono conflitti armati; il diritto umanitario dunque non si applica.

Per contro, si applicano i diritti dell’uomo e le diverse legislazioni nazionali.

L’espressione “guerra mondiale” è essa stessa una denominazione errata. Tutto ciò che intrapreso oggi in suo nome non sbocca in un conflitto armato nel senso del diritto internazionale umanitario. La lotta al terrorismo ingloba una serie di misure ( diplomatiche, politiche, finanziarie, ecc.) e può, in certi casi, consistere in un conflitto armato. Così come le ostilità che sono iniziate in Afghanistan nell’ottobre 2001 o in Iraq in marzo 2003 sono dei conflitti armati. E se c’è un conflitto armato, qualunque sia la causa, qualunque sia il suo obiettivo, qualunque sia il suo nome, concerne il diritto internazionale umanitario.

Alcuni hanno sostenuto che il fatto di rispettare le regole del diritto umanitario ridurrebbe la capacità degli Stati di far fronte in maniera adeguata ai problemi di sicurezza che attualmente si pongono. Se si esaminano da vicino i principi fondamentali del diritto umanitario, ci si accorge che l’equilibrio tra la sicurezza dello stato e la salvaguardia della vita, della salute e della dignità umane sono il centro stesso del diritto della guerra. Queste regole sono state specificamente concepite per rispondere alle eccezionali situazioni del conflitto armato, quando altre leggi sono momentanea inapplicabili.

Il Diu, un ostacolo alla giustizia? Niente di più falso.

Il diritto internazionale umanitario è stato ugualmente spesso criticato come se fosse, per via delle sue norme, un ostacolo alla giustizia. Niente di più falso. E’ risaputo che le persone che partecipano direttamente alle ostilità  durante un conflitto armato senza essere autorizzate perdono ogni protezione durante gli attacchi e possono essere perseguibili nel loro paese per aver imbracciato le armi. Inoltre, i trattati di diritto umanitario incoraggiano gli Stati a consegnare gli autori dei crimini di guerra davanti ai tribunali, e, nel caso di gravi infrazioni, esse lo impongono in modo particolare per l’esercizio di una  giurisdizione universale. D’altra parte,  le convenzioni  richiedono molto chiaramente che le garanzie previste dalla legge siano applicate.

Gli anni ’90 hanno visto emergere dei conflitti negli “Stati in disintegrazione”, che- come suggerito da alcuni- erano la conseguenza della fine della guerra fredda. Questi conflitti sono contraddistinti  dal crollo parziale, oppure totale, delle strutture statuali. In questo tipo di situazioni, dei gruppi armati approfittano del vuoto politico per cercare di appropriarsi del potere. Questi conflitti si caratterizzano per la debolezza della catena di comando all’interno dei gruppi armati e sovente sono diretti dai signori della guerra che hanno per obiettivo di arricchirsi, piuttosto che essere spinti da ambizioni politiche. Il loro scopo è dunque in primo luogo di prolungare il conflitto armato quanto più possibile, non necessariamente di vincere. In un tale contesto, succede anche che degli avversari arrivino a sostenersi a vicenda ( facendo commercio di armi, per esempio).   

Per altro, non è perché le strutture dello Stato sono indebolite o non più esistenti che si manifesta  un vuoto giuridico a livello del diritto internazionale. Al contrario, è precisamente in queste circostanze che si applica il diritto internazionale. L’articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra richiede  ai gruppi armati che rispettino le persone che hanno deposto le armi, così come devono rispettare i civili che non prendono parte alle ostilità e ciò avviene qualunque sia il termine utilizzato per descrivere il conflitto. Inoltre rimangono anche da applicare le norme di diritto consuetudinario che regolano la condotta delle ostilità.

E’ vero che le norme umanitarie sono difficili da far rispettare in questo genere di conflitti. E’ugualmente il caso dei conflitti “asimmetrici”, che si caratterizzano per la disparità tra gli avversari in termini di potenza militare. La mancanza di disciplina nelle file dei combattenti così come la distinzione sempre più sfumata tra combattenti e civili portano spesso le contese a prendere una piega molto violenta, dove le regole del diritto hanno apparentemente più che poco spazio. Bisogna tuttavia sottolineare che in questi casi, non sono le regole che mancano, ma la volontà politica delle parti - e della comunità internazionale – per far applicare queste regole.

A fianco di tutti coloro che soffrono

Oltre al diritto internazionale umanitario, alcuni hanno ritenuto che la neutralità, uno dei Principi fondamentali del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa, fosse un concetto arcaico,quasi immorale, in un mondo del dopo -11 settembre. I rappresentanti di diversi Stati hanno incoraggiato il Cicr – pubblicamente o in privato – ad abbandonare la neutralità, simbolo di un mondo secondo loro scomparso. Dei sostenitori con buone intenzioni richiedono che noi partecipiamo e scegliamo tra i “buoni” e i “cattivi”. Essi si chiedono anche come possiamo essere neutrali quando ci sono, da un lato, dei “terroristi”e, dall’altro, dei “civili innocenti”.

In tutte le controversie di natura politica, sono rari i casi in cui una delle parti ha completamente ragione e l’altra completamente  torto. Più importante ancora: i civili e la popolazione civile in senso ampio soffrono moltissimo in ogni conflitto armato, sia che essi si trovino nel campo dei “buoni” sia in quello dei “cattivi”. Essendo il nostro obiettivo primario quello di aiutare  e di proteggere le vittime dei conflitti armati, non possiamo nei nostri comportamenti nei confronti dei protagonisti, considerarli come i “buoni” o i “cattivi”, e non lo facciamo. Non ci alleiamo con una parte contro un’altra. Non critichiamo la parte che ha scatenato il conflitto e non appoggiamo nessuna giustificazione della guerra. Consideriamo il conflitto come un dato di fatto.

Jean Pictet ( oggi defunto,era un esperto e conosciuto giurista svizzero e fu uno degli alti responsabili del Cicr ) ha scritto nel 1959 che “…in certe concezioni, effettivamente, prevale l’idea  che tutto, nell’esistenza della nazione e nello stesso individuo, sia subordinato a degli imperativi politici o ideologici…La Croce Rossa non sfugge: essa è sempre di più sollecitata ad entrare nella sfera politica…Se si mettesse la Croce Rossa davanti al famoso e quanto mai nefasto dilemma: chi non è con me è contro di me, essa risponderebbe: sono con tutti coloro che soffrono e questo è sufficiente…”

Pare che questo sia altrettanto vero oggi come nel 1959, in piena guerra fredda.

Pictet sapeva che colui che parteggia “rischia di suscitare il sospetto e l’animosità di una parte o dell’altra, che probabilmente lo respingerebbe o gli toglierebbe la fiducia che poteva avere ( Hans Haug –“La neutralità come Principio fondamentale della Croce Rossa”-, Rivista Internazionale della Croce Rossa, n°822, Cicr, Ginevra, 1996, p.675-678.”) . Nessun belligerante accetterebbe la nostra presenza se non avesse fiducia nell’istituzione o se avesse l’impressione che essa venisse usata  come cavallo di Troia  per promuovere i più ampi obiettivi politici dei suoi avversari.

Il termine “neutralità” è utilizzato solamente per descrivere il nostro comportamento con riguardo ad ogni ideologia, dottrina, o programma sociale. Il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa è neutrale con riferimento alle ragioni invocate dalle parti per muovere guerra e non difende o promuove una causa piuttosto che un'altra ( come capitalismo contro comunismo o democrazia contro teocrazia). La neutralità è un mezzo per raggiungere uno scopo e non un fine di per sé stesso. E’ uno strumento che permette di conservare aperta ogni possibilità, per portare avanti un’azione umanitaria migliore e più efficace.

Angelo Gnaedinger è direttore generale del Comitato internazionale della Croce Rossa.

Originale in francese al link:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/ihl-article-300906?opendocument 
 
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