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n° 305 del 3 marzo 2007 Stampa E-mail
lunedì 05 marzo 2007

3 marzo 2007

nr. 305

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 24 febbraio2007
Comunicato stampa CICR 07/23
Somalia, il CICR lancia un appello per la protezione dei civili rimasti coinvolti negli scontri armati a Mogadischu
Traduzione non ufficiale di Susy Turato
 
2 - 22 febbraio 2007
La Federazione Internazionale risponde alle inondazioni e al ciclone in Mozambico e lancia un appello per l’Angola
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

3 -  12 febbraio 2007
CICR - conferenza stampa
Ciad: una sovrapposizione di conflitti induce il CICR ad intensificare le sue attività
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

4 -  31 gennaio 2007  Storie dal campo
La guerra in Libano e' finita, ma le bombe a grappolo continuano a mutilare
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

5 - Ringraziamenti di Remo Ferlenga al Presidente Nazionale Massimo Barra e a chi gli ha inviato messaggi augurali per i suoi 101 anni. (pubblicata sul sito www.cri.it ) 

1 - 24 febbraio 2007
Comunicato stampa CICR 07/23
Somalia, il CICR lancia un appello per la protezione dei civili rimasti coinvolti negli scontri armati a Mogadischu
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

Nairobi / Ginevra (CICR) – durante il mese di febbraio, a Mogadishu, sono aumentati gli scontri armati, in termini di frequenza e intensità, provocando la morte di dozzine di persone e il ferimento di molte altre, e costringendo i civili ad abbandonare le loro case.

Dall’inizio dell’anno, più di 430 feriti di guerra sono stati ricoverati in due dei tre ospedali della città. Solo a febbraio, l’ospedale Deysaney, diretto dalla Società della Mezzaluna Rossa della Somalia, e l’ospedale Medina hanno ricoverato oltre 200 feriti, tra cui almeno 30 donne e 24 bambini. Il bilancio dei morti, stimato a parecchie dozzine, ancora non può essere confermato.

Il Comitato della Croce Rossa (CICR) è profondamente preoccupato circa la situazione dei civili coinvolti negli scontri e fa appello a tutti i partiti belligeranti di attenersi alle regole del diritto internazionale umanitario, e di fare continua attenzione nel condurre le operazioni militari, al fine di salvaguardare le vite e la dignità dei civili. L’organizzazione è inoltre preoccupata per la sorte di quelle persone apparentemente arrestate in connessione con il conflitto, per le quali le loro famiglie ancora non sanno in che luogo si trovino. Il CICR esorta tutti i partiti a prendere ogni misura necessaria al fine di assicurare che i feriti abbiano accesso alle strutture mediche e che gli operatori umanitari, lo staff medico, gli ospedali e le cliniche siano salvaguardati e protetti.

Il CICR ha aumentato il suo abituale sostegno agli ospedali Keysaney e Medina, dove lo staff medico sta lavorando incessantemente, in circostanze difficili, per salvare vite umane. L’organizzazione sta anche offrendo supporto ad altre strutture mediche nella capitale somala.

Il CICR è presente in Somalia dal 1997 ed è una delle poche organizzazioni che ancora opera in questo paese. Ogni anno offre assistenza a oltre 500.000 sfollati, gestisce 300 progetti per l’approvvigionamento dell’acqua, per la salute e l’agricoltura e aiuta i bambini che sono stati separati dai loro genitori a causa del conflitto a ricongiungerli con le loro famiglie.   

Nella Somalia centrale e meridionale, il CICR fornisce alle strutture mediche, tra cui tre ospedali a Mogadishu e 23 cliniche gestite dalla Società della Mezzaluna Rossa della Somalia, attrezzature chirurgiche, medicine e provvede anche all’addestramento dei medici e del personale infermieristico.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/Web/eng/siteeng0.nsf/html/somalia-news-240207!OpenDocument

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2 -  22 febbraio 2007
La Federazione Internazionale risponde alle inondazioni e al ciclone in Mozambico e lancia un appello per l’Angola
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

La Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sta aumentando la sua risposta alle devastanti inondazioni che hanno colpito l’Africa meridionale, specialmente il Mozambico e l’Angola.

La situazione è stata peggiorata dal ciclone Favio che giovedì (22 febbraio, ndt) in Mozambico ha provocato frane con venti molto forti. Le prime notizie dicono che abbia causato estesi danni nell’area di Vilanculos, nella parte meridionale del paese. Tutto lo staff e i volontari della Croce Rossa del Mozambico sono in stato di allerta e si sono già adoperati a rispondere. Al momento è ancora troppo presto per conoscere l’estensione dei danni.

“Il nostro sistema di allerta rapida è stato attivato e il nostro personale e i nostri volontari hanno diffuso informazioni alle comunità. C’è urgente bisogno di altri finanziamenti per aiutarci ad aumentare la nostra operazione di soccorso per tutte le vittime”, afferma Fernanda Teixeira, segretario generale della Croce Rossa del Mozambico. La Federazione Internazionale sta provvedendo all’invio di un’ulteriore unità di intervento di emergenza per l’assistenza sanitaria di base per aiutare la gente colpita dal ciclone Favio. Inoltre, nelle prossime ore, l’organizzazione provvederà a dislocare un team per le telecomunicazioni e un campo base.

Ci sono 600 volontari della Croce Rossa del Mozambico che stanno lavorando giorno e notte per aiutare il numero crescente delle persone colpite dalle inondazioni. Le cifre sono balzate da 88.600 a 121.000 persone e potrebbero aumentare ulteriormente. Le piogge torrenziali, iniziate a gennaio, hanno causato la rottura degli argini dei fiumi, tra cui lo Zambezi.
 
Inoltre, l’unità di intervento di emergenza specializzata nella logistica, inviata dalla Croce Rossa svizzera e danese, è ora operativa a Beira, mentre un’altra un’unità di soccorso della Croce Rossa spagnola e belga è appena arrivata. Il team per le valutazioni sul campo e il coordinamento della Federazione Internazionale sta supportando la Croce Rossa del Mozambico nel monitorare attentamente la situazione dell’intera aera colpita.

La situazione sanitaria è la preoccupazione più grande, con un numero crescente di casi di diarrea, e un aumentato rischio di epidemie di colera.

Il 16 di febbraio, la Federazione ha lanciato un appello di emergenza per 7,5 milioni di franchi svizzeri (Euro 4,3 milioni) per supportare l’assistenza offerta dalla Croce Rossa del Mozambico alle vittime delle inondazioni.

La federazione sta seguendo con attenzione la situazione di altri paesi dell’Africa meridionale, anch’essi colpiti dalle inondazioni, e ha deciso di lanciare un appello di emergenza per 1,4 milioni di franchi svizzeri (€874.200) per sostenere la Croce Rossa dell’Angola nella sua risposta alle inondazioni nelle province di Modico e Luanda. L’operazione ha l’obiettivo di fornire assistenza a 5.000 vittime, distribuendo articoli casalinghi, tra cui 15.000 coperte, 15.000 zanzariere, 10.000 secchi di acqua e 5.000 set da cucina, e provvedendo all’approvvigionamento di acqua. Inoltre, verranno aumentate le attività di educazione sanitaria condotte dai volontari della Croce Rossa dell’Angola.

“Sebbene la situazione in Angola non abbia fatto notizia, laggiù la situazione è molto seria”, sostiene John Roche, funzionario responsabile per l’Africa meridionale della Federazione Internazionale a Ginevra. Nelle province di Luanda e Modico, dal 21 gennaio le forti piogge e conseguenti inondazioni hanno colpito oltre 16.000 persone e causato estesi danni alle infrastrutture. In Angola, dove Il colera è endemico, le piogge torrenziali ne hanno aumento il numero di casi.

Dal primo di gennaio, almeno 224 persone sono morte e oltre 6.500 casi nuovi sono stati riportati in 16 delle 18 province dell’Angola.

La Federazione Internazionale sta anche monitorando attentamente  la situazione in altri paesi colpiti dalle piogge torrenziali, inondazioni e colera, tra cui Malawi, Namibia, Swaziland e Zambia. Le Società Nazionali della Croce Rossa di questi paesi stanno prestando soccorsi di emergenza alle vittime delle inondazioni.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa:
http://www.ifrc.org/docs/news/pr07/0907.asp

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3 -  12 febbraio 2007
CICR - conferenza stampa
Ciad: una sovrapposizione di conflitti induce il CICR ad intensificare le sue attività
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

In occasione una conferenza stampa che si è tenuta a Ginevra al suo ritorno dalla visita sul campo, il direttore delle operazioni del CICR, Pierre Krähenbühl, ha spiegato la complessità di questi conflitti ed ha descritto gli sforzi compiuti dal Comitato per rispondere ai bisogni più urgenti delle comunità locali e delle persone sfollate.

Da più di 15 mesi in Ciad si assiste ad una recrudescenza delle agitazioni che ha portato ad un conflitto interno generalizzato. L'inizio delle ostilità risale alla fine del 2005, quando si sono verificati scontri sporadici tra le truppe governative ed i diversi gruppi di opposizione armata ciadiani. La tensione è aumentata ancora di più, nella seconda metà del 2006, nelle regioni orientali del paese dove i civili si sono ritrovati coinvolti nelle dinamiche sovrapposte del conflitto e della violenza.

Gli scontri più recenti risalgono all'inizio del mese di febbraio di quest'anno contro la città di Adré, sul confine con il Sudan.

Le popolazioni che vivono nel Ciad orientale hanno subito gli effetti del conflitto, con la contrapposizione tra le forze armate del governo ed i gruppi di opposizione armata ciadiani, e delle annose tensioni che sono all'origine degli scontri tra comunità per l'accesso alle risorse idriche ed ai pascoli, soprattutto tra agricoltori ed allevatori nomadi. Queste antiche dispute si sono inoltre aggravate a causa del deterioramento delle condizioni ambientali, soprattutto per la siccità.

La violenza è stata ulteriormente esacerbata dal conflitto nel vicino Darfur, con l'afflusso, a partire dal 2004, di circa 200.000 rifugiati dal Sudan, ospitati in 12 campi lungo la frontiera orientale del Ciad. La presenza di queste persone ha generato nuove tensioni relative all'accesso alle risorse, oltre ad aver comportato problemi di sicurezza per la popolazione locale. La situazione in Darfur ha inoltre registrato un aumento degli attacchi da parte dei gruppi armati che irrompono nel paese per saccheggiare le città ed i villaggi situati lungo la frontiera.

"Questa sovrapposizione dei conflitti ha fatto sì che negli ultimi mesi 100.000 civili siano sfollati in numerose regioni del Ciad orientale," ha dichiarato Krähenbühl. "È importante cogliere la dinamica di questi conflitti che coesistono su piani differenti - locale, nazionale e regionale -, per poter comprendere in che modo ne rimangano coinvolte le popolazioni di questa regione. Non si può spiegare ciò che sta accadendo in Ciad soltanto alla luce degli avvenimenti del Darfur."

L'impatto generale degli sfollamenti e del conflitto interno sui civili ed i combattenti nel Ciad orientale ha spinto il CICR a rafforzare le proprie attività alla fine del 2006 e nei primi giorni del 2007 per potersi adattare alla natura, all'ampiezza ed all'urgenza variabili dei bisogni. In termini di budget, l'organizzazione ha raddoppiato le risorse da 8 milioni di franchi svizzeri nel 2006 a 17 milioni per il 2007.

La priorità del CICR consiste nel rispondere ai bisogni degli sfollati nelle regioni orientali, ma anche di affrontare alcune delle conseguenze dello sfollamento sulla popolazione locale.

"Abbiamo deciso di concentrare le nostre attività nelle regioni più a rischio ed isolate lungo la frontiera, dove molte altre organizzazioni umanitarie hanno avuto difficoltà di accesso," ha precisato Pierre Krähenbühl.

Per quanto riguarda l'aiuto alle comunità locali ed agli sfollati interni, il CICR si sforza soprattutto di fornire loro generi alimentari, semenze, attrezzi agricoli ed oggetti di prima necessità. Dall'inizio dell'anno, 15.000 persone hanno beneficiato della attività del CICR. L'organizzazione prevede di venire in aiuto a 40.000 persone entro la fine del 2007. Per quanto riguarda i progetti di approvvigionamento idrico nel Ciad orientale, fino ad oggi ne hanno beneficiato circa 100.000 persone.

Tra le principali attività svolte nella regione dalla CICR, occorre ricordare lo sviluppo dei programmi sanitari per i feriti di guerra, le visite ai luoghi di detenzione, i corsi di formazione in diritto internazionale umanitario e le attività nell'ambito della ricerca delle persone – soprattutto lo scambio di migliaia di messaggi di Croce Rossa ed i ricongiungimenti tra i membri delle famiglie disperse, con un'attenzione del tutto particolare per i bambini non accompagnati.

"Se guardiamo al futuro, non c'è da sperare che la situazione attuale possa contare su  qualche miglioramento dal punto di vista umanitario; per questo motivo, ci attendiamo di dover incrementare la nostra attività in primavera. Con l'inizio della raccolta, potremo infatti assistere ad un aumento delle tensioni tra gli sfollati e le comunità locali", ha concluso Pierre Krähenbühl.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/chad-briefing-120207

Foto [©ICRC]:



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4 - 31 gennaio 2007  Storie dal campo
La guerra in libano e' finita, ma le bombe a grappolo continuano a mutilare
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

Almeno un milione di piccole bombe, sparpagliate nei campi e frutteti del Libano meridionale, continuano a uccidere e mutilare gente come il 22enne Muhammad, che si era arrampicato su una vite per prendere ciò che credeva essere un pezzo di plastica, mentre raccoglieva l'uva dietro la propria abitazione.

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Ora Muhammad Hassan siede tutto curvo su una sedia di plastica davanti alla propria casa, le stampelle al suo fianco, e con uno sguardo distaccato. L'esplosione ha mutilato la sua gamba sinistra in modo serio. Risponde a malapena alle domande e lascia che la famiglia spieghi ad un visitatore, tra caffé e mandarini, cosa affligga Resheknaneih, un magnifico villaggio immerso nelle montagne del Libano meridionale, tra olivi e piantagioni di tabacco.

La minaccia costante

"Siamo stati al villaggio per quasi tutto il periodo del conflitto quest'estate", racconta il padre di Muhammad, Fadel Hassaner. "Dopo il cessate il fuoco, l'esercito venne a rimuovere parecchie bombe, ma ovviamente non la totalità. Fu allora che Muhammad ebbe l'incidente. Ve ne sono ancora moltissime, dappertutto."

Il conflitto in Libano, durato 34 giorni, causò la contaminazione da bombe a grappolo di ampi tratti del sud del paese. Un ordigno a grappolo esplode in bombe più piccole - fino a 644 - che si disperdono all'intorno. A seconda del tipo di munizioni usate, tra il 15 e il 40% restano inesplose. Molte restano impigliate sui rami degli alberi dal loro cordoncino giallo, nascoste tra i grappoli d'uva, le olive e le arance.

Una contaminazione mai vista prima

"Una tale densità di contaminazione di bombe derivanti da ordigni a grappolo non si era mai vista," dichiara Philip Spoerri, direttore per il diritto internazionale del CICR. Spoerri sottolinea inoltre che quest'arma, in uso da 40 anni, ha già avuto un impatto devastante e sproporzionato sulla popolazione civile.

In Libano questa eredità di guerra ha già ucciso almeno 18 civili dalla cessazione delle ostilità, avvenuta il 14 agosto 2006, ed ne ha ferito ulteriori 136. In novembre 2006 il CICR ha lanciato un appello agli stati per interrompere l'utilizzo di munizioni a grappolo, che sono imprecise ed inaccurate, e per proibirne l'impiego nelle aree popolate. L'organizzazione sta portando avanti una iniziativa per una chiara regolamentazione dell'uso di tali armi nell'ambito del diritto internazionale umanitario.

Nel Libano del sud, solo per l'imponenza del problema (sono stati identificati più di 800 siti contaminati) la priorità degli sminatori sono state scuole, abitazioni e strade. Alle aree coltivate toccherà in un secondo momento. Ciò significa che i contadini restano senza alcun introito.
 
"Non posso coltivare nulla di ciò che non e' stato bruciato durante il conflitto," dice il padre di Muhammad. "Il poco denaro rimastomi serve per le cure di Muhammad: dobbiamo noleggiare un'auto per portarlo a fare  fisioterapia ogni giorno, e non so come farò a pagare la sua seconda operazione." Fra 18 mesi i medici prevedono di togliere le placche metalliche che sostengono le gambe del giovane, e solo allora Muhammad saprà se potrà camminare, e lavorare, di nuovo.

Il visitatore chiede il permesso di scattare una foto. "Ma certamente!", risponde all'unisono la famiglia. Ma per la prima volta, Muhammad si raddrizza, cambia espressione e scuote il capo. Non vuole che il mondo intero veda i suoi sogni distrutti.

Tratto dal sito del CICR
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/stories-lebanon-310107?opendocument

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5 - Ringraziamenti di Remo Ferlenga al Presidente Nazionale Massimo Barra e a chi gli ha inviato messaggi augurali per i suoi 101 anni.

Al Presidente Nazionale
Croce Rossa Italiana
Dr. Massimo Barra
Via Toscana 12
00187  ROMA

Caro Presidente, non so descrivere l’emozione che la Sua lettera mi ha procurato dentro …. nel profondo.

L’essere ricordato da Lei, che è la persona più importante della Croce Rossa Italiana e che rappresenta tutti i suoi operatori, il giorno del mio centounesimo compleanno, è la cosa più bella che io potessi aspettarmi. Mi meraviglio molto delle dimostrazioni di stima e affetto nei miei confronti. Tutto quello che ho fatto nella mia vita è stato frutto di pura passione e non credo di meritare tanto.

Mi hanno sorpreso, e mi hanno fatto molto piacere, i tanti messaggi arrivati dall’Italia intera tramite internet, da persone adulte e giovani. Qualcuno fra questi l’ho incontrato quando ero al Museo, ma qualcuno, e sono la maggior parte, non li ho mai conosciuti. Ringrazio tutti, davvero tutti, ma mi permetta, caro Presidente, di rivolgere ai giovani il mio pensiero più affettuoso, loro sono il nostro futuro, e hanno un posto particolare nel mio cuore.

Ringrazio commosso
Remo Ferlenga

Castiglione delle Stiviere 14 febbraio 2007

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Vedi la lettera firmata in originale da Remo al link
http://www.cri.it/pages/get?type=article&sec=ATT&cat=ATNEW&i=1396

 
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