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n° 302 del 01 febbraio 2007 Stampa E-mail
sabato 10 febbraio 2007

10 febbraio 2007

nr. 302

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 8-2-2007 - CICR News
Cisgiordania e Gaza – CICR Bollettino nr. 7/19
Ultimo rapporto delle Attività del CICR sul terreno
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

2 -  6.2.2007 Comunicato stampa 7/13
Il Presidente del CICR riafferma il suo sostegno alla Convenzione contro le sparizioni forzate.
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

3 - 6 febbraio 2007  -  CICR News 07/02
Iraq: il CICR assiste le strutture sanitarie sovraffollate
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

4 - Anno 07 - Numerpo 01-03
L'intervista
Seminari internazionali di Psicologia della Pace - Intervista ad Ervin Staub
di Prof. Eugenio Zaniboni
Comunicatoci da Matteo Cavallo

5 - scarica allegato
La Corte Penale Internazionale
Date tempo a questo "bambino"
Tratto dall’Economist del 27-1 / 2-2 / 2007
Traduzione non ufficiale di Roberto Arnò e Simon G.Chiossi

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1 - 8-2-2007 - CICR News
Cisgiordania e Gaza – CICR Bollettino nr. 7/19
Ultimo rapporto delle Attività del CICR sul terreno
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Situazione generale

Nella striscia di Gaza, il 1 febbraio, sono scoppiati nuovi incidenti fra fazioni palestinesi. Almeno 28 persone  sono morte, di cui 2 donne e 4 bambini e più di 240 persone sono state ferite prima che una relativa calma si ristabilisse  in tre giorni. Dal 25 gennaio, i combattimenti hanno provocato più di 60 morti e più di 300 feriti. Un gran numero di feriti sono semplici spettatori che non hanno preso parte agli atti di violenza.

Le ambulanze impegnate per evacuare  pazienti hanno avuto difficoltà a spostarsi intorno alla striscia di Gaza per la presenza di una decina di barriere stradali e di nuovi “check points”. Gli ospedali hanno carenza di sangue e hanno dovuto fare appello alle moschee per avere dei donatori. Gli ospedali, al momento, possono ancora trattare i feriti ma le loro riserve di farmaci d’urgenza e articoli medicali monouso sono quasi esaurite.

In occasione degli incidenti avvenuti nella città di Gaza il 3 e 4 febbraio, fazioni armate si sono battute all’interno dell’ospedale Shifa, principale ospedale della striscia di Gaza, impedendo il passaggio delle ambulanze, dei pazienti e del personale. Gli incidenti hanno disturbato il funzionamento dei servizi sanitari d’urgenza nella striscia di Gaza nel corso degli ultimi giorni.

In Cisgiordania, l’armata israeliana ha effettuato delle operazioni militari quotidiane nel villaggio di Naplouse e dintorni, così come nelle città e villaggi del distretto di Ramallah, procurando un grande numero di feriti.

Gli abitanti della Cisgiordania provano un sentimento di maggiore insicurezza a causa del crescere del numero delle persone prelevate forzatamente.  Diversi Palestinesi sono stati prelevati forzatamente nel nord della Cisgiordania e un buon numero sono stati feriti in occasione di incidenti fra le fazioni palestinesi.

Le limitazioni di circolazione nei distretti più colpiti (Naplouse, Tulkarem e Jenine) si sono attenuati nel corso delle ultime settimane. Le misure imposte dagli Israeliani hanno tuttavia colpito il traffico commerciale; i camions israeliani che portano le merci nel nord della Cisgiordania sono costretti a scaricare al chgeck point di Tulkarem. I camionisti del terminal hanno confermato che queste misure impediscono il traffico dei containers verso Oalgilia, Naplouse e Jenine.

Attività del CICR

Per aiutare gli ospedali di Gaza a far fronte all’afflusso dei feriti, il CICR ha preparato delle riserve di forniture mediche e chirurgiche, precisamente garze e bende, prodotti chirurgici e anestetici in quantità sufficiente per operare più di 300 feriti  di arma da fuoco.

L’istituzione ha anche donato cinque kits chirurgici con assortimento di bende per curare i feriti. Il 2 febbraio, il CICR ha anche fornito pacchi viveri a 25 persone dei servizi sanitari  d’urgenza che avevano lavorato giorno e notte senza riposo o possibilità di mangiare.

La violenza che imperversa nelle strade ha impedito al CICR di rifornire i centri di gestione del materiale medico con  farmaci e medicamenti e articoli monouso, è possibile però distribuire certi articoli direttamente dai depositi del CICR.

Nonostante  tutte queste difficoltà, 525 Palestinesi di Gaza hanno potuto, grazie al CICR, rendere visita la settimana scorsa a 256 parenti incarcerati nel nuovo luogo di detenzione in Israele.

Il CICR ha anche distribuito soccorsi di prima urgenza precisamente tende, coperte, materassi, bombole di gas, pacchi viveri e articoli di igiene a 18 famiglie palestinesi a Gerusalemme-Est, nella valle del Giordano e a Naplouse le cui case sono state demolite.  In gennaio, le autorità israeliane hanno distrutto almeno 13 case, dicendo che erano state costruite senza permesso. I palazzi comprendevano un blocco di quattro piani di abitazioni a Gerusalemme-Est.

 A Betlemme, Gerusalemme-Est, Hebron, Naplouse, Tulkarem e Oalkilia, il CICR ha fornito circa 800 giorni di lavoro a persone vulnerabili senza lavoro le cui condizioni si sono deteriorate a causa del declino economico generale in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. I progetti <remunerazione in merci per lavoro>  hanno aiutato le comunità locali, i lavoratori procedono al rinnovo delle strade e alla ricostruzione dei muri di tenuta per lottare contro l’erosione del suolo.

 Nel distretto di Hebron, il CICR ha lanciato un programma agricolo che consisterà nel rinnovare le serre e nel creare giardini di ortaggi. Il progetto porterà beneficio a un centinaio di Famiglie di Idna, dove 200 ettari di terre agricole  e di pascolo sono state perdute o tagliate dal muro di separazione con la Cisgiordania.
 Il CICR ha mantenuto i suoi contatti con le autorità e diversi gruppi palestinesi, e continuamente rinnovato la sua domanda di avere accesso ai soldati israeliani catturati, Gilad Shalit.  Con questi contatti e dichiarazioni, l’istituzione ha esortato le persone che detengono i soldati a trattarli con umanità, a rispettare la vita e la loro dignità e a autorizzare la comunicazione con la loro famiglia.

Nel 2006 il CICR ha:

-       reso possibile più di 220.000 visite di abitanti di Gaza, di Cisgiordania e di Gerusalemme-Est a dei parenti detenuti nelle prigioni israeliane;

-       seguito da vicino ed individualmente la situazione di 20.000 persone incarcerate nei luoghi di detenzione israeliane;

-       trasmesso più di 2.732 messaggi Croce Rossa (corti messaggi personale inviati a parenti irraggiungibili a causa di un conflitto armato) fra i detenuti e i loro parenti, e fatto diverse migliaia di chiamate telefoniche a famiglie per comunicare loro dove si trovassero i parenti detenuti e come stavano.

-       ha sorvegliato la situazione negli ospedali chirurgici pubblici di Gaza e della Cisgiordania, durante lo sciopero del settore delle cure di sanità, provvedendo ai centri di gestione la fornitura di materiale medicale e farmaci vitali e articoli monouso per aiutare gli ospedali a continuare a fornire i servizi di urgenza essenziali;

-       sostenuto i servizi di urgenza e altri servizi medicali essenziali della Mezzaluna Rossa palestinese facilitando, in caso di bisogno, la circolazione delle ambulanze della Società Nazionale, in particolare durante le incursioni dell’armata israeliana;

-       distribuito teli impermeabili, materassi, coperte e altri articoli domestici di prima necessità, compreso tende (quando necessarie) a più di 1.000 famiglie le cui case erano state distrutte o danneggiate;

-       fornito generatori di soccorso e di carburante, e installato, sviluppato o riparato sistemi di approvvigionamento di acqua alimentando più di 134.000 persone, precisamente persone vittime di operazioni militari a Gaza ;

-       fornito ogni mese, nella città di Hebron, pacchi di viveri a circa 1.800 famiglie, in particolare quelle colpite dalle “severe restrizioni al movimento interno”  che impediscono gli abitanti di lasciare il loro domicilio, anche per ricevere cure sanitarie (più di 37.200 pacchi alimentari e circa 5.300 articoli assortiti di igiene sono stati distribuiti fino ad ora, e più di 157 tonnellate di farina di grano sono state fornite a 1.200 famiglie bisognose);

-       realizzato dei programmi di sostegno a mezzi di esistenza che hanno permesso a più di 800 famiglie di sviluppare nuove attività che generano rientri malgrado le limitazioni di circolazione imposte dalle severe restrizioni, gli insediamenti, o il muro di separazione con la Cisgiordania.  

Link dell’originale in francese: http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/html/palestine-israel-news-080207!OpenDocument

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2 - 6.2.2007 Comunicato stampa 7/13
Il Presidente del CICR riafferma il suo sostegno alla Convenzione contro le sparizioni forzate.
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Parigi/Ginevra (CICR) - <Nessuna guerra, nessuno stato d’urgenza ne alcuna ragione imperiosa di sicurezza nazionale non può giustificare le sparizioni forzate> ha dichiarato Jakob Kellemberger, presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).

J.Kellemberger è arrivato oggi (6.2.2007 NdT) a Parigi per partecipare alla cerimonia ufficiale di apertura della firma della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate.

<Il CICR si felicita del sostegno che la Francia apporta alla Convenzione contro le sparizioni forzate, e spera che tutti gli Stati seguano la stessa via> afferma Jakob Kellemberger. < La convenzione costituisce una prima vittoria per le famiglie degli scomparsi che soffrono in silenzio. Non conoscere la sorte di un congiunto è insopportabile. L’angoscia delle famiglie, il loro dolore e la loro tristezza sono indescrivibili>

Il CICR si impegna infaticabilmente a prevenire le di sparizioni forzate nei differenti paesi dove opera, e si augura che la Convenzione sia applicabile il più rapidamente possibile. Entrerà in vigore 30 giorno dopo che 20 Stati l’avranno ratificata.

L’originale francese al link: http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/html/paris-news-060207

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3 - 6 febbraio 2007  -  CICR News 07/02
Iraq: il CICR assiste le strutture sanitarie sovraffollate
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Mentre in Iraq continuano gli attentati mortali e proseguono le operazioni militari, che provocano ogni giorno numerose vittime, il CICR rifornisce regolarmente di materiale sanitario e chirurgico gli ospedali e le altre strutture sanitarie del paese.

Negli ultimi giorni, il CICR ha procurato all'ospedale universitario Al-Kindi di Bagdad forniture sanitarie e chirurgiche in quantità sufficiente per curare più di un centinaio di feriti. Una forma di assistenza simile è stata garantita all'ospedale chirurgico di Hilla e all'ospedale di Khanaqin, situati rispettivamente a 60 km a sud di Bagdad e a 200 km a nord-est della capitale.

"Se si pensa che ogni giorno vi sono degli attentati, si ha l'impressione che Bagdad sia immersa in uno stato di emergenza continuo," ha dichiarato il dott. Adel Al-Shammari, direttore dell'ospedale universitario Al-Kindi, che ha una capienza di 370 letti. "Facciamo tutto il possibile per affrontare l'afflusso di feriti con i mezzi di cui disponiamo, il sostegno del ministero della salute e l'aiuto del CICR. Le nostre sale operatorie sono sempre piene e le condizioni di lavoro sono estremamente difficili. Dei 208 chirurghi che lavoravano qui, soltanto una quarantina sono ancora operativi."

In seguito all'orribile esplosione dell'autobomba che ha devastato il mercato di Sadriya a Bagdad il 3 febbraio scorso, 125 feriti ed i corpi di 58 morti sono stati trasportati in questo ospedale. Il personale sanitario della struttura è stato sottoposto ad un lavoro estenuante ed il numero dei corpi senza vita ha quasi subito superato la capacità dell'obitorio. "Fintanto che la violenza continuerà, non avremo tregua," ha precisato il dott. Al-Shammari, lamentando il fatto che le condizioni di sicurezza precarie impediscano al suo personale di prendersi cura dei pazienti in modo conveniente.

L'aiuto d'emergenza del CICR ha come effetto soltanto quello di alleggerire in parte il peso che incombe sulle strutture sanitarie irachene e sul personale che vi lavora. Il Comitato ricorda ancora una volta a tutte le parti in conflitto di porre fine agli attacchi deliberati sui civili in Iraq e  di risparmiare e proteggere la popolazione civile. Il CICR inoltre chiede a tutte le parti di risparmiare proteggere il personale sanitario e le strutture ospedaliere.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/Web/eng/siteeng0.nsf/html/iraq-news-060207!OpenDocument

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4 - ANNO 07 - NUMERO 01-03
L'intervista
Seminari internazionali di Psicologia della Pace - Intervista ad Ervin Staub
di Prof. Eugenio Zaniboni

Provate a digitare il nome “Ervin Staub” su un qualsiasi motore di ricerca e - se proprio volete saperne di più sul personaggio - impiegherete un po' perché appariranno non meno di duemila richiami, compreso un curriculum lungo una decina di pagine. Docente nell'Università del Massachusetts, presidente della "American Psychological Society for the Study of Peace, Conflict and Violence” e della “International Society for Political Psycology”, Staub, è di origine ungherese. All'età di sei anni fu nascosto è poi protetto dalla persecuzione nazista con la sua famiglia grazie ad un salvacondotto di Raoul Wallenberg. Da quest'esperienza, la scelta di dedicarsi alla comprensione dei comportamenti che conducono ai genocidi e alle violenze collettive, che ha fruttato oltre che ad una mole imponente di pubblicazioni, una serie di delicati incarichi internazionali, da ultimo in Bosnia e Ruanda, nei processi di post conflict peace building. Reduce da una conferenza organizzata dall'Ordine campano degli Psicologi (grazie al quale queste innovative ricerche trovano anche qui i primi seguaci), ci ha parlato dei meccanismi psicologici che inducono al genocidio (troppo spesso tra l'indifferenza della comunità internazionale) e alcune delle delicate strategie che sovrintendono ai processi di riconciliazione nazionale oggi in corso in alcuni Paesi già teatro di guerre civili sanguinose.

Professor Staub, può dirci quali sono i principali fattori che scatenano le violenze generalizzate?
"Le ideologie, in quanto impongono una visione radicale dell'organizzazione sociale rivestono sempre un ruolo primario. In Cambogia ad esempio si tendeva a ottenere la piena eguaglianza sociale; in Germania, la purezza della razza e l'espansione del Lebensraum per i tedeschi; in Turchia, nelle stragi di armeni, ha contato il progetto di ricreare "la grande Turchia".
Paradossalmente si cerca l'eguaglianza ma si crea un nemico, che si frappone, che ostacola la realizzazione del progetto. I leaders che scatenano violenze generalizzate trasmettono una visione positiva del futuro, peccato che al momento - essi dicono - non si può concretizzarlo per colpa di quel gruppo .... Uccidere diventa così la cosa giusta da fare: contribuisce alla propria causa e alla costruzione di un mondo migliore .... Gli osservatori e i testimoni, interni ed esterni gruppi, hanno invece responsabilità molto diverse ma cruciali. Entrambi vedono ciò che accade senza reagire. Tutti i Paesi ad esempio avevano fiorenti rapporti commerciali con la Germania degli anni Trenta mentre si perseguitavano gli ebrei. In Ruanda i francesi collaboravano con il Governo senza protestare per il genocidio. Gli Usa fornivano armi e danaro all'Irak negli anni Ottanta mentre i curdi erano massacrati".

Ritiene che il sistema attuale delle relazioni internazionali sia attrezzato per la prevenzione dei fenomeni di violenze di massa?
"Anche se gli sforzi sono aumentati, per esempio con la creazione di un meccanismo di "early warning" (una specie di "campanello di allarme" per il rapido intervento nei conflitti, n.d.a.) ritengo che l'ordinamento internazionale sia ancora impreparato di intervenire in certi fenomeni. Si deve fare di più".

Dopo l'undici settembre ha incrementato i suoi studi sulle radici del terrorismo. Qual è la sua analisi del fenomeno?
"Direi che la gente impreparata i velocissimi mutamenti sociali imposte dalle tecnologie, dalle industrie culturali, dai processi di globalizzazione. Questo genera insicurezza e nell'insicurezza e nella povertà crescente si radica terrorismo. Gli Usa hanno scelto la strategia della repressione a tutti costi, senza guardare alle cause. Va bene chiudere i campi di addestramento in Afghanistan, ma poi?".

Articolo pubblicato il 13.4.2005 sul Sito web dell’Ordine degli psicologi della Campania, link:  http://www.ordpsicamp.it/home.php

Comunicatoci da Matteo Cavallo

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5 - Scarica l'allegato

La Corte Penale Internazionale
Date tempo a questo "bambino"
Tratto dall’Economist del 27-1 / 2-2 / 2007
Traduzione non ufficiale di Roberto Arnò e Simon G.Chiossi 

 
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