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n° 300 del 25 gennaio 2007 Stampa E-mail
giovedì 25 gennaio 2007

25 Gennaio 2007

nr. 300

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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1 - 1906 – 25 gennaio – 2007
Centounesimo compleanno di Remo Ferlenga custode dei primi 32 anni del Museo Internazionale della Croce Rossa di Castiglione delle Stiviere. Il Presidente Nazionale Massimo Barra ha formulato i suoi auguri, e quelli dell'Associazione, con una lettera che qui riportiamo. Chiunque voglia inviare un messaggio a Remo lo può indirizzare a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il direttore del Museo, Marco Savini Nicci, lo recapiterà.
 
 
 

2 - 18 gennaio 2007
Pakistan: sopportando con determinazione l’inverno himalayano.
di John Tulloch e Mubashir Fida, delegati della Federazione Internazionale in Pakistan. Foto di John Tulloch.
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

3 - 18 gennaio 2007
In Darfur, la squadra chirurgica sul campo salva vite umane nelle aule scolastiche
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

4 - 15 gennaio 2007
Somalia: difficoltà per gli ospedali che accolgono i feriti di guerra
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

5 - Sabato 27 gennaio 2007, dalle ore 15,30, presso il Palazzo Municipale di Pavia
verrà presentato il libro di Mario Mariani "La Croce Rossa Italiana, l'epopea di una grande istituzione",
 edito da Mondadori per la Collana "Le Scie".

6 - Dal sito web www.cri.it
Croce Rossa: 'Corso protezione beni culturali in caso eventi bellici e protezione civile'
Terni 24-01-2007

7 - Gennaio 2007
Comunicazione dall’Afganistan di un Istruttore DIU
Comunicatoci da Isidoro Palombo
 
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1 - 1906 – 25 gennaio – 2007

Centounesimo compleanno di Remo Ferlenga custode dei primi 32 anni del Museo Internazionale della Croce Rossa di Castiglione delle Stiviere. Il Presidente Nazionale Massimo Barra ha mandato gli auguri con una lettera che qui riportiamo. Chiunque voglia inviare un messaggio a Remo lo può indirizzare a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il direttore del Museo Marco Savini Nicci lo recapiterà.

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Croce Rossa Italiana
Il Presidente  Nazionale

Prot. N° CRI/CC/0003940

18 gennaio 2007

Sig. Remo FERLENGA
C/o Casa di Riposo
Zanetti – Cominelli
Via Garibaldi 67
46043 Castiglione delle Stiviere (MN)


Caro Ferlenga, è con emozione che mi accingo a scrivere queste poche righe, perchè il ricordo è forte. Scrivere a lei che è stata una colonna della Storia della Croce Rossa nei luoghi dove la stessa ha avuto le sue origini, in cui è nata l’Idea di Croce Rossa, è difficile e facile nello stesso tempo.

Lei ha abitato il Palazzo Longhi ancora prima che diventasse sede del Museo;ne  è stato, con la sua famiglia, il custode dei primi 32 anni. Nell’assolvimento del suo incarico, ha saputo trasmettere una motivazione speciale che ha lasciato un  segno importante in  intere generazioni di volontari della CRI, così come degli alunni delle scuole che Lei ha con entusiasmo accompagnato nelle sale del Museo. Io stesso non potrò mai dimenticare la prima visita che feci al Museo, sotto la Sua guida, e lo storico raduno dei  “Pionieri della fraternità” così erano chiamati allora i giovani, i Pionieri – nel 1961.

Voglio dirle, caro Ferlenga, che la Croce Rossa Italiana deve tanto alle persone che come Lei  hanno dedicato gran parte della propria vita all’ideale del nostro Movimento. Le porgo ora tanti, affettuosi e riconoscenti auguri nel giorno del Suo centounesimo compleanno, ripromettendomi di venirla a salutare in una prossima mia visita a Castiglione. Sarà l’occasione per ripercorrere insieme quei grandi e piccoli avvenimenti che hanno premesso al Museo di diventare un’istituzione nota in tutto il Mondo.

In attesa di incontrarci personalmente, desidero inviarLe oggi i miei più cari saluti.

Tuo, Massimo Barra.

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2 - 18 gennaio 2007
Pakistan: sopportando con determinazione l’inverno himalayano.
di John Tulloch e Mubashir Fida, delegati della Federazione Internazionale in Pakistan. Foto di John Tulloch.
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Tonnellate di materiale di emergenza sono state trasportate, per mezzo di aeroplani, dalla Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sulle montagne ricoperte di neve del Pakistan settentrionale, per assistere le comunità colpite dal terremoto che vivono in zone particolarmente remote.
Per mezzo degli elicotteri messi a disposizione dal Servizio Aereo Umanitario delle Nazioni Unite (UNHAS), la Federazione Internazionale e la Mezzaluna Rossa Pakistana sono nel bel mezzo di un'operazione che in tre settimane porterà 166.000 chili di materiale nella Valle di Allai, territorio compreso nella Provincia della Frontiera Nord Occidentale.
Le "heliops” [NdT: termine con cui si indicano le operazioni condotte per mezzo di elicotteri; per maggiori informazioni sul programma delle Nazioni Unite consultare il sito www.unhas.it ] fanno parte di una più ampia operazione che si prefigge di assistere 13.500 nuclei familiari nella Provincia della Frontiera Nord Occiedentale e nel Kashmir amministrato dal Pakistan, poiché le temperature continuano ad essere molto rigide e persistono condizioni di abbondante innevamento.

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3 - 18 gennaio 2007
In Darfur, la squadra chirurgica sul campo salva vite umane nelle aule scolastiche
Il CICR ha deciso di far fronte alla necessità di portare assistenza ai feriti d'arma da fuoco in Darfur mediante l’istituzione, nell'aprile 2005, di una squadra chirurgica sul campo in grado di fornire soccorso immediato ed in grado di muoversi sul territorio (Field Surgical Team, o FST). Jessica Barry del CICR racconta la storia di un insegnante di infermieristica che ha recentemente avuto l'opportunità di provare in prima persona l’attività quotidiana della FST.
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Lo scorso novembre ad Apollo Barasa, un insegnante di infermieristica che lavora con il CICR nel Sudan meridionale, è stato chiesto di sostituire per un breve periodo uno dei membri della squadra chirurgica sul campo (FST). Ha lasciato il suo posto al Juba Teaching Hospital ed è volato in Darfur. Era la seconda volta che lavorava con la FST, ed è risultata una delle settimane più impegnative di tutto l'anno.

In seguito allo scoppio delle ostilità a nord di Kutum, a metà novembre 2006, i comandanti sul campo hanno richiesto l'aiuto della FST per curare i feriti. Quando sono state ottenute da tutte le parti in conflitto le garanzie per poter passare incolumi, la squadra è partita con un convoglio formato da quattro automezzi alla volta di una zona sicura precedentemente individuata tra le linee di combattimento. "Il posto si trovava nel mezzo del nulla più assoluto," ha ricordato Apollo.

La squadra ha installato la propria base in una scuola abbandonata, trasformando due aule in un deposito per le attrezzature ed in una sala operatoria. Dopo aver completamente pulito il luogo, hanno appeso sopra il tavolo operatorio una zanzariera a protezione dal pulviscolo che cadeva dal soffitto. Alla fine, hanno collocato di fronte all'edificio una grande bandiera con l'emblema protettivo della Croce Rossa e hanno parcheggiato i veicoli nelle vicinanze per consentire una migliore identificazione in caso di attacco.

In poco tempo sono arrivati i primi feriti sui pickup ed i fuoristrada. "Alcuni di loro erano in condizioni pietose," racconta Apollo, "con fratture complesse e ferite d'arma da fuoco che avevano sanguinato molto e non erano state medicate."

La squadra ha iniziato ad operare la mattina successiva alle 7.30 ed ha continuato ininterrottamente per 20 ore. Sono stati talmente impegnati che persino il capo dell'ufficio del CICR a Kutum, che accompagnava la squadra, ha dovuto prestare il suo aiuto, portando i pazienti in sala operatoria e svolgendo altre commissioni. Gli strumenti chirurgici hanno dovuto essere sterilizzati in un’autoclave collocata sul fuoco. Quando, il giorno seguente, tutto è terminato alle 3.30 del mattino, la squadra aveva svolto ben 27 operazioni.

Per Apollo questa esperienza non avrebbe potuto essere più diversa dal suo lavoro di insegnamento all'ospedale. Parlando dopo il suo ritorno a Juba, ha dichiarato: “Abbiamo dovuto lavorare con risorse veramente limitate su pazienti molto malati, e avreste dovuto vederli rispondere alle cure. Abbiamo lavorato davvero in conformità con il mandato del CICR. Per me è stato un privilegio essere là."

Durante ogni operazione della FST, una delle maggiori difficoltà consiste nell'assicurare le cure post-operatorie ai pazienti. Le medicazioni devono essere cambiate, i pazienti devono essere aiutati a mettersi seduti, bisogna fare in modo che recuperino una completa mobilità al momento giusto e le cure devono essere prestate tenendo presente le problematiche dettate dall'igiene. Se manca personale sanitario locale, si affida ad un membro della comunità la responsabilità di occuparsi dei pazienti e fino a quando la squadra non possa tornare indietro per controllare la guarigione. "Ci mettono tutto il loro cuore in questa attività e sono molto rigorosi nel seguire le istruzioni," ha raccontato Apollo.


Il lavoro della FST è completamente diverso da qualsiasi altra attività che il CICR conduce in Sudan nell'ambito sanitario e coloro che fanno parte della squadra ne parlano come un'esperienza unica.

La squadra chirurgica sul campo del CICR (Field Surgical Team)


La squadra, di cui fanno parte quattro persone, è composta da un chirurgo,un anestesista,un infermiere di sala operatoria ed un infermiere di corsia. La FST, che ha sede a Nyala, nel Darfur meridionale, si occupa di portare le cure necessarie ai soldati ed ai civili nelle aree più remote del Darfur, riuscendo a coprire l'intera regione. I servizi offerti dalla squadra sono indirizzati a tutti i combattenti ed ai civili che non possono ricevere le cure chirurgiche di cui necessitano.

Finalità e criteri di intervento della FST

§      La FST interverrà soltanto quando i combattimenti saranno cessati e presta soccorso ai pazienti con ferite d'arma da fuoco che necessitano di un intervento chirurgico.

§      La squadra viene impiegata quando vi sono almeno due o tre persone gravemente ferite che necessitano di un intervento chirurgico.

§      Le vittime a cui la FST può portare assistenza dipendono dalla tipologia di attacco; possono essere comprese persone con fratture (esposte o chiuse), lesioni toraciche ed addominali, i traumi, ustioni, ecc.

§      In conformità con la neutralità e l'indipendenza della sua azione umanitaria, il CICR decide di impiegare la FST soltanto sulla base della valutazione dei bisogni sanitari.


Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/sudan-stories-180107

Foto [© ICRC]:




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4 - 15 gennaio 2007
Somalia: difficoltà per gli ospedali che accolgono i feriti di guerra
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo


Sostenuto da CICR fin dal 1992, l'ospedale di Keysaney è situato nella zona settentrionale di Mogadiscio; ha una capacità di 65 letti e può offrire ogni tipo di servizio. In un'intervista per il sito Internet del CICR, il direttore dell'ospedale, Yusuf Mohamed Hassan, descrive gli sforzi quotidiani per far in modo che i feriti di guerra non lascino la struttura prima di essere fuori pericolo dal punto di vista sanitario.

Il CICR mensilmente rifornisce di materiale chirurgico e sanitario la struttura, che è dotata di sale operatorie, un laboratorio, una farmacia e di ambulatori, e garantisce un sostegno logistico. Inoltre, si è preso l'incarico di pagare i salari degli impiegati e si occupa della manutenzione dei locali e dell'addestramento del personale medico, infermieristico e tecnico. In seguito ai recenti combattimenti in Somalia, l'ospedale, che è diretto dalla Società della Mezzaluna Rossa Somala, ha ospitato 144 feriti di guerra, sia civili che combattenti.

Come descriverebbe la situazione a Mogadiscio?

Mogadiscio è sicuramente un posto difficile in cui vivere e la situazione è veramente esplosiva. In città circolano molte armi. La Somalia è ancora tra i paesi in Africa con il più alto numero di feriti d'arma da fuoco ogni anno. Dal 1992, l'ospedale di Keysaney ha prestato soccorso ad oltre 60.000 persone con ferite da proiettile.

Ricevete ancora pazienti con ferite d'arma da fuoco?

Ogni giorno riceviamo più di 10 pazienti che hanno riportato ferite d'arma da fuoco o causate dall'esplosione di granate, oltre ad altri due o tre con ferite d'arma da taglio. Durante i recenti combattimenti la maggior parte dei feriti erano combattenti; tuttavia, i pazienti ora sono soprattutto civili, persino donne e bambini, rimasti colpiti dal fuoco incrociato o feriti nel corso di azioni criminali, saccheggi o rapine. Per fare un esempio, mio zio ha subito un agguato mentre si trovava alla guida della sua automobile. Gli assalitori hanno sparato e una pallottola rimasta nel suo corpo. Attualmente si trova ricoverato qui a Keysaney; per fortuna non è in pericolo di vita.

Quali sono le principali difficoltà che s'incontrano nel curare i feriti d'arma da fuoco?

Posso assicurare che dal punto di vista tecnico siamo preparati molto bene. Possediamo tutte le abilità necessarie, le attrezzature ed i materiali sanitari appropriati. La maggior parte del nostro personale lavora in questo ospedale da 16 anni ed ha imparato a convivere con la realtà della Somalia. Ogni mattina, quando gli infermieri e i medici arrivano al lavoro, sanno di dover ricevere pazienti con ferite. Qualcuno è stato addirittura curato all'ospedale diverse volte. Il nostro lavoro consiste nell'assicurarci che i pazienti migliorino, non importa se avranno bisogno del nostro aiuto una o dieci volte. La più grande difficoltà che incontriamo è convincere i feriti a rimanere all'interno della struttura ospedaliera fino a quando non sono completamente guariti. Riteniamo che a Mogadiscio e nelle città limitrofe vi siano circa 500 persone con ferite medicate di recente. Numerosi sono infatti i feriti che lasciano gli ospedali troppo presto, per paura di essere arrestati. Ma se queste persone non vengono curate nella maniera più appropriata, rischiano purtroppo di morire, in particolare coloro che hanno riportato ferite gravi, per esempio lesioni addominali.

Alcune di queste persone sono ritornate all'ospedale?

Nei giorni scorsi, numerose persone ferite che erano state precedentemente curate sono ritornate a Keysaney. Mi auguro che prima o poi tutti i feriti facciano ritorno. Le autorità locali hanno assicurato, mediante annunci radiofonici, che i feriti di guerra non devono avere alcun timore e che non rischiano di essere arrestati fintanto che rimangono in cura nelle cliniche o negli ospedali. Fortunatamente, il nostro ospedale gode di molto rispetto. Tutti sanno che il personale del Keysaney non fa alcuna discriminazione nei confronti dei pazienti. I medici e infermieri non sono interessati a sapere chi sia la persona ferita, ma si preoccupano unicamente di rispondere ai bisogni dei pazienti e di curarli nella maniera più appropriata. Tutte le parti a Mogadiscio rispettano la neutralità dell'ospedale.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/somalia-interview-150107?opendocument

 

Foto [© ICRC]









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5 - Sabato 27 gennaio 2007, dalle ore 15,30, presso il Palazzo Municipale di Pavia verrà presentato il libro di Mario Mariani "La Croce Rossa Italiana, l'epopea di una grande istituzione", edito da Mondadori per la Collana "Le Scie".

Si tratta della prima e completa ricostruzione della storia dell'Associazione, dalle origini ai giorni nostri, inquadrata nel più generale contesto storico e sociale del Paese.
Una delle più importanti e stimate istituzioni internazionali nacque da un'idea semplice ma rivoluzionaria: aiutare i feriti di guerra indipendentemente dalla loro nazionalità o fazione. Se nei conflitti contemporanei questo principio sembra scontato, nell'Ottocento non veniva nemmeno preso in considerazione e molti feriti erano destinati a morte certa.

Fu un uomo d'affari ginevrino, Henry Dunant, di fronte al massacro di Solferino, a denunciare le inutili sofferenze di tanti soldati e a fondare nel 1863 il Comitato internazionale per il soccorso ai militari feriti in guerra. Un anno dopo, la Convenzione di Ginevra, con l'appoggio di numerosi Paesi tra cui l'Italia, garantì uno status particolare a chi operava sotto il simbolo della croce Rossa.
Nel 1866, con la Terza guerra d'indipendenza, ci fu il battesimo del fuoco per l'Associazione italiana della Croce Rossa, che riuscì a rendere operative quattro squadriglie di ambulanze. Il periodo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento è segnato da due svolte epocali: l'apertura alle donne, con la creazione di sezioni femminili, e i primi interventi in tempo di pace (in Calabria per il terremoto del 1905, a Napoli per l'eruzione del Vesuvio dello stesso anno, a Reggio Calabria e Messina per il tragico sisma del 1908). Dopo il prezioso contributo di assistenza fornito nella Prima guerra mondiale, in particolare dal Corpo delle infermiere volontarie, la CRI si occupa di tutte le emergenze postbelliche: dalla lotta alla tubercolosi alle campagne antimalariche nelle zone di bonifica, dal soccorso all'infanzia alla propagazione delle più elementari norme igieniche. Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, che per la prima volta vede colpita massicciamente la popolazione civile, il ruolo della Croce Rossa diviene fondamentale. Gli anni successivi, caratterizzati da grandi interventi in occasione di calamità naturali (come l'inondazione del Polesine del 1951, il disastro del Vajont del 1963 e l'alluvione di Firenze del 1966) e da attività capillari come le campagne per la raccolta del sangue, l'organizzazione di posti di pronto soccorso e di un autoparco di ambulanze, registrano purtroppo alcuni episodi di corruzione e di illeciti finanziari. Il momento di difficoltà viene superato attraverso la rivalutazione dell'originale componente volontaria e delle realtà locali lontane dalla burocratizzazione centrale. Ricostruendo, sulla base di un imponente apparato documentario, il glorioso percorso della Croce Rossa italiana dalla fondazione a oggi, Mario Mariani ci offre una lettura da una prospettiva del tutto inedita della storia del nostro paese.

L’autore, Mario Mariani (Savona 1933), ha collaborato come critico letterario e studioso di storia contemporanea a importanti quotidiani e riviste – tra cui “Erasmo”, periodico della Croce Rossa Italiana – e a programmi della RAI.

Il programma dell'evento prevede alle ore 16 il saluto del Presidente del Comitato provinciale CRI di Pavia, Alberto Piacentini, cui farà seguito, alle ore 16.05, l'introduzione del Presidente Nazionale CRI, Massimo Barra. Alle ore 16.15 la presentazione del libro a cura dell'autore Mario Mariani.

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6 - Dal sito web www.cri.it

Croce Rossa: 'Corso protezione beni culturali in caso eventi bellici e protezione civile'
Terni 24-01-2007

Si è tenuto a Terni dal 22 al 24 gennaio il 'Corso per la protezione dei beni culturali in caso di eventi bellici e di protezione civile'.  
All’apertura del Corso erano presenti, tra gli altri, il Prefetto di Terni Sabatino Marchione, il Presidente Regionale CRI Umbria Dante Siena, il Presidente del  IX Centro di Mobilitazione Maria Antonietta Piacente, il Presidente Provinciale CRI di Terni Alessandra Robatto e l'Ispettore Nazionale del Corpo Militare CRI Col.  Pietro Ridolfi.
Il Corso era destinato  a tutte le Componenti Volontaristiche della CRI.
Il Presidente della Società Protezione Beni Culturali Gen. CC Roberto Conforti, il Segretario Generale della Società Gen. Giuseppe Rizzo  hanno provveduto ad illustrare il Diritto Internazionale Umanitario al fine di sensibilizzare gli operatori CRI sulle problematiche relative alla protezione dei beni culturali in caso di eventi bellici e di protezione civile.
Il Corso ha registrato inoltre la partecipazione, in qualità di uditori, di diversi rappresentanti di Istituzioni ed Organizzazioni Pubbliche.
L'occasione è stata favorevole alla divulgazione delle attività e dell'impegno della Croce Rossa Italiana  sulla materia del Diritto Internazionale Umanitario, sulle sue derivazioni e relative applicazioni. (ma/mb)
 

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7 - Gennaio 2007
Una comunicazione dall’Afganistan di un Istruttore D.I.U.


Anche qui in Afghanistan un Istruttore D.I.U. della CRI rimane un Istruttore DIU.

Ho ottenuto che tutto il personale militare, a partire da quello impegnato in attività esterne di pattugliamento, segua un corso di nozioni di diritto dei conflitti armati. Il corso dura 30 ore e sono previste tre attivazioni di gruppo da discutere in plenaria. Alla fine è previsto un test valutativo finale a risposta multipla.
Il corso è inserito nel ciclo addestrativo dei militari e costituirà un arricchimento professionale dei militari frequentatori. Spero di mettermi presto in contatto con il rappresentante del CICR a Herat, per vedere se si possono  programmare iniziative insieme.
Ciao

Isidoro


Comunicatoci da:
Cap. Isidoro PALUMBO
187° Reggimento Paracadutisti "Folgore"
Operazione PRAESIDIUM - Afghanistan
 
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GORIZIA 3 febbraio 2018 dalle ore 8,30 alle ore 17,30

Università degli Studi di Trieste sede di GORIZIA

Aula Magna Corso di Laurea Scenze Internazionali e Diplomatiche  Via Alviano 18 Gorizia

Giornata di Studio sul

"Diritto Internazionale Umanitario nel terzo millennio: diplomazia umanitaria e International Disaster Law"

Per informazioni scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

In allegato pieghevole esplicativo e modulo iscrizione

Comunicato dalla Presidenza CRI Gorizia 

 

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