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n 299 del 20 gennaio 2007 Stampa E-mail
sabato 20 gennaio 2007

20 Gennaio 2007

nr. 299

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 12 gennaio 2007
Il Cristallo Rosso diventa emblema protettivo supplementare
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

2 - 11 gennaio 2007
Somalia: il CICR chiede il rispetto per il diritto internazionale umanitario
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

3 - 14 dicembre 2006
La generosità globale in seguito alle crisi deve poter raggiungere le persone che ne hanno maggiormente bisogno
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

4- allegato
7 dicembre 2006
Sguardo d’insieme sulle operazioni del CICR per il 2007
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

5- allegato
Discorso del Presidente Nazionale CRI Massimo Barra alla
inaugurazione del III Corso Nazionale per Cultori di Storia
Reggio Emilia,  settembre 2006
1 - 12 gennaio 2007

Il Cristallo Rosso diventa emblema protettivo supplementare

Comunicato stampa congiunto (CICR/FICR) – Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR) accolgono favorevolmente l'entrata in vigore il 14 gennaio 2007 del Terzo Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949.

Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Il Terzo Protocollo introduce un emblema protettivo denominato cristallo rosso, accanto ai tradizionali emblemi della croce rossa e mezzaluna rossa.

L'adozione del cristallo rosso riafferma quanto il Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sia determinato a consolidare la propria universalità e quindi ad aumentare la propria efficienza e credibilità. Offrendo nuove possibilità per la protezione e l'identificazione alle Società Nazionali ed agli Stati che vorranno fare uso del cristallo rosso, il Terzo Protocollo rende palese l'impegno del Movimento per un'azione umanitaria neutrale ed indipendente. Infine, l'obiettivo è quello di migliorare la protezione per tutti coloro che ne hanno bisogno, siano essi gli operatori oppure le persone che beneficiano direttamente degli aiuti umanitari.

Il Terzo Protocollo è stato adottato da un'ampia maggioranza di Stati nel corso di una conferenza diplomatica svoltasi a Ginevra nel dicembre 2005. La XXIX Conferenza Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, che si è tenuta a giugno 2006, ha emendato gli statuti del Movimento per introdurre l'emblema aggiuntivo.

Finora sono 84 gli Stati che hanno firmato il Terzo Protocollo e nove quelli che lo hanno ratificato. Il governo svizzero è il depositario di questo trattato.

Ora la sfida sarà quella di generare per il cristallo rosso il medesimo riconoscimento e rispetto di cui godono in tutto il mondo la croce rossa e mezzaluna rossa. Si tratta di un'operazione a lungo termine che deve essere condotta da tutti i membri del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e dagli Stati parti delle Convenzioni di Ginevra.

Tratto dal sito del CICR: http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/emblem-news-120107!OpenDocument

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2 - 11 gennaio 2007
Somalia: il CICR chiede il rispetto per il diritto internazionale umanitario
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Ginevra (CICR) - Dal momento che il numero di vittime dei combattimenti in Somalia è in crescita, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è profondamente preoccupato circa la difficile situazione della popolazione civile, delle persone ferite nelle ostilità e dei detenuti.

Le operazioni militari ancora in corso, compresi i recenti attacchi aerei, hanno provocato ulteriori incidenti nella parte meridionale del paese. I servizi sanitari essenziali sono praticamente inesistenti nel sud e l'ospedale funzionante più vicino si trova a Kismayo, che dista dalla zona colpita uno o due giorni di viaggio verso nord.

Il CICR invita ancora una volta tutte le parti coinvolte nelle ostilità ad accertarsi che i combattenti catturati e feriti siano trattati con umanità e ricevano un'adeguata assistenza sanitaria e che il personale sanitario, gli ospedali e le cliniche siano rispettati e protetti. Il CICR inoltre insiste affinché tutte le parti coinvolte nelle operazioni militari adottino ogni precauzione per risparmiare e proteggere i civili.

Da quando sono scoppiate le ostilità due settimane or sono, il CICR ha intensificato il proprio sostegno nei confronti di numerose strutture sanitarie della Somalia centrale e meridionale, di 23 cliniche gestite dalla Società della Mezzaluna Rossa Somala e di tre ospedali a Mogadiscio, mediante la fornitura di 16,5 tonnellate di corredi per il primo soccorso, materiale chirurgico e medicinali. Una squadra del CICR, composta da un chirurgo, un anestesista ed un infermiere - tutti espatriati - è attualmente impegnata ad assistere ed aiutare il personale sanitario somalo. Fino a questo momento, sono stati ricoverati presso queste strutture più di 850 feriti, sia civili che combattenti.

"Un grave problema è la mancanza di fiducia e la paura che vi siano delle ripercussioni", spiega Oscar Avogadri, un medico del CICR. Molte delle persone ferite hanno lasciato gli ospedali prima di aver completato le cure, ha riferito. Altri non hanno potuto raggiungere la struttura sanitaria a causa dei continui combattimenti e delle condizioni di sicurezza generalmente precaria. Se ci fosse la possibilità di avere accesso alle cure mediche in tempo, ci sarebbero sicuramente meno morti.

In seguito ad una serie di disastri naturali e del combattimento più grave dell'ultimo decennio, la situazione della popolazione civile in Somalia si è sempre più deteriorata nel corso delle ultime settimane. La maggior parte delle persone dipende dagli aiuti umanitari ed i civili hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, alcuni si sono diretti verso le zone di frontiera.

Prima dello scoppio delle recenti ostilità, la scarsità dei generi di prima necessità era già notevole. "Ogni possibile precauzione deve essere presa per risparmiare la popolazione civile", sottolinea Pascal Hundt, capo della delegazione del CICR in Somalia. "I coltivatori devono poter raggiungere i loro campi in modo da poter piantare le sementi che sono state di recente distribuite quando le acque delle inondazioni si sono ritirate. Altrimenti, nell’immediato futuro ci troveremo a dover affrontare disastrose scarsità di cibo”.

Il CICR svolge attività umanitaria in Somalia dal 1977 ed è una delle poche organizzazioni umanitarie che ancora operano in quel paese. Ogni anno presta soccorso a più di 500.000 persone sfollate a causa del lungo conflitto e realizza oltre 300 progetti sulle risorse idriche, la salute, lo sviluppo agricolo ed i mezzi di sussistenza.

Tratto dal sito del CICR: http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/somalia-news-110107!OpenDocument

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3 - 14 dicembre 2006
La generosità globale in seguito alle crisi deve poter raggiungere le persone che ne hanno maggiormente bisogno
di Mohammed Omer Mukhier, direttore del dipartimento per la preparazione ed il soccorso nei disastri della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Nel 2005, gli individui ed i governi si sono mobilitati notevolmente per soccorrere le popolazioni in difficoltà in tutto il mondo, intervenendo in risposta ad una serie di catastrofi improvvise e su larga scala, tra cui lo tzunami dell'oceano Indiano, il terremoto nel sud-est asiatico ed una stagione di uragani mai vista prima che ha colpito le coste americane del Golfo del Messico. L'anno scorso, i disastri hanno provocato 99.425 decessi ed hanno in qualche modo coinvolto circa 161 milioni di persone, con un costo totale di circa 160 miliardi di dollari.

La risposta è stata di una generosità senza precedenti. Nel 2005, i fondi erogati da parte dei singoli individui e dai governi a sostegno dell'azione umanitaria hanno superato i 17 miliardi di dollari, un record assoluto. Di questa cifra, 5,5 miliardi di dollari sono stati donati dalle persone per i sopravvissuti dello tzunami, vale a dire più di quanto le organizzazioni non governative abbiano mai raccolto in un anno.

Queste cifre compaiono nella nuova edizione del Rapporto Mondiale sui Disastri presentato oggi (14 dicembre) a Ginevra dalla Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, dedicato in particolar modo alle crisi trascurate.

Grazie a questa generosa mobilitazione pubblica e privata, milioni di vittime dei disastri hanno potuto nutrirsi, bere acqua potabile, proteggersi dalla pioggia e dalla neve ed iniziare a ricostruirsi una vita e ripristinare i mezzi per la propria sussistenza.

Ma che cosa capita a chi resta nell'ombra?

In pochi conoscono la tragedia silenziosa della mortalità che colpisce le madri ed i neonati in Nepal, il cui tragico bilancio è di 25 volte superiore a quello del conflitto. La discriminazione nei confronti delle donne in Nepal costringe molte di esse a soffrire in segreto durante la gravidanza ed il parto. Si stima che, ogni anno, circa 35.000 madri e neonati muoiano a causa della mancanza di cure e della discriminazione. Il territorio montagnoso, il conflitto e la povertà sono fattori ulteriori che concorrono ad impedire l'accesso ai servizi sanitari. Ma questa tragedia rimane praticamente ignorata. Se si desidera limitare le sofferenze, le crisi che rimangono nascoste per ragioni politiche o culturali devono essere assolutamente portate all'attenzione dell'opinione pubblica.

Purtroppo, mentre i riflettori dei media si concentrano sempre più sulle catastrofi “spettacolari”, le altre crisi a carattere cronico, forse ancora più devastanti, vengono sempre più messe in ombra. Per ogni disastro che mobilita l'attenzione e le risorse, ve ne sono altri che rimangono sconosciuti o non sufficientemente finanziati. Milioni di individui restano privi degli aiuti necessari perché le loro sofferenze non vengono prese in considerazione dalle banche dati, dai mezzi di comunicazione e dai donatori.

Nessuno annota, per esempio, quanti migranti muoiano nel Sahara o sulle piccole imbarcazioni mentre tentano di raggiungere l'Europa via mare nella disperata ricerca di un futuro migliore per sé e per la propria famiglia.

Nel Guatemala, come in molti altri paesi, le numerose inondazioni locali, gli smottamenti di terreno ed i terremoti di bassa intensità che colpiscono regolarmente una parte della popolazione non vengono affatto registrati nelle maggiori banche dati.

Tuttavia questi avvenimenti "minori" causano più morti e colpiscono molte più persone di quanto non facciano le grandi catastrofi. Le crisi ricorrenti consumano le risorse ed aggravano la vulnerabilità delle comunità, le quali si ritrovano sempre più in pericolo. Ma proprio nelle crisi di questa tipologia offrono l’occasione idonea per limitare l'impatto delle future catastrofi, mediante la predisposizione di programmi comunitari per la riduzione dei rischi.

L'anno scorso, gli aiuti alimentari hanno permesso di ridurre la mortalità in Malawi, ma i donatori hanno fornito appena un quinto dei fondi monetari richiesti dalle Nazioni Unite per distribuire ai piccoli coltivatori sementi e fertilizzanti agricoli grazie ai quali ridurre il rischio di una nuova crisi nella prossima stagione.

Sono pochi i finanziatori che vogliono investire nello sviluppo agricolo, cosa che potrebbe contribuire ad evitare il ripetersi ininterrotto di gravi crisi alimentari. Come spiega nel Rapporto Modiale sui Disastri Peter Madeya, un abitante del distretto di Dedza [NdT: il distretto di Dedza si trova nel Malawi centrale], numerose famiglie di questa regione sono state costrette ad affittare o vendere i propri campi in cambio di cibo e si sono trovate quindi nell'incapacità di poter provvedere al proprio sostentamento.

I ritardi nel rispondere alla crisi alimentare in Niger non solo hanno provocato perdite di vite umane che potevano essere evitate, ma anche moltiplicato di cento volte il costo finale dell'assistenza. La comunità internazionale deve imparare da questa esperienza e cercare di intervenire in tempo nel modo più appropriato, o altrimenti saremo costretti a vedere tragedie simili riprodursi in altre regioni, ad esempio nel Corno d'Africa.

I fondi raccolti per gli interventi umanitari vengono equamente ripartiti? Se si divide l'importo totale degli aiuti umanitari raccolti dalle Nazioni Unite destinati ad una operazione specifica per il numero dei beneficiari interessati, emergono dati interessanti. Ad esempio, nel 2005 la Cecenia ha ricevuto 281 dollari per beneficiario, contro i 310 per il terremoto in Asia meridionale e i 431 per il Sudan.

La catastrofe meglio finanziata nel 2005 è stata di gran lunga lo tzunami, per il quale sono stati raccolti 1241 dollari per beneficiario soltanto per gli aiuti umanitari, senza contare 8 milioni di dollari supplementari destinati alla ricostruzione. All'altra estremità di questa classifica si trovano gli appelli d'emergenza emessi lo stesso anno dalle Nazioni Unite per il Ciad, la Guyana, il Malawi, la Costa d'Avorio ed il Niger, con mediamente meno di 27 dollari per persona.

Si potrebbe ritenere che queste differenze nei livelli di finanziamento si spieghino alla luce della diversa natura dei bisogni che devono essere affrontati volta per volta. Tuttavia, la tabella è la stessa quando si tratta di confrontare la proporzione in cui sono stati soddisfatti bisogni. Mentre gli appelli delle Nazioni Unite per la Repubblica del Congo, Gibuti e la Repubblica Centrafricana sono stati coperti in media per meno del 40 per cento, l'appello per lo tzunami è stato finanziato per il 475 per cento e quello per il terremoto in Asia meridionale lo è stato per il 196 per cento.

Fortunatamente, sembra che si cominci ad imparare da queste esperienze e si cerchi di portare assistenza alle vittime delle crisi dimenticate.

Nel marzo 2006, l'ONU ha lanciato un fondo monetario centrale per la risposta alle emergenze (CERF) al fine di poter provvedere senza ritardo al reperimento delle risorse necessarie in caso di catastrofe. Un terzo dell'importo disponibile sarà destinato alle crisi trascurate. Nel primo mese di vita, il CERF ha distribuito 13 milioni di dollari ad organizzazioni che operano nel Corno d'Africa. Alla fine di giugno, il fondo aveva raggiunto 365 milioni di dollari; l’obiettivo finale prefissato ammonta a 500 milioni.

Dal canto suo, la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa aveva costituito un fondo analogo per le operazioni di soccorso nei disastri gia vent'anni fa (Disaster Relief Emergency Fund – DREF). Nel 2005, questo fondo ha permesso di impiegare più di 8,5 milioni di dollari per interventi rapidi di risposta alle catastrofi, metà dei quali sono stati destinati alle emergenze cosiddette “minori” o dimenticate.

Anche se i bisogni delle donne sono spesso trascurati nelle situazioni d'emergenza, ogni tanto si assiste a qualche positivo passo in avanti. In Pakistan, l'agenzia stampa IRIN ha segnalato, in seguito al terremoto in Asia meridionale, un campo nella provincia del Punjab costruito in una settimana appena dal sisma per accogliere circa 300 donne e bambini che avevano perso il marito o il padre nella catastrofe.

"A differenza di quanto avviene in altri campi, in cui le famiglie sono costrette a vivere quasi ammassate l'una sull'altra, in questo campo le giovani ragazze ed i bambini corrono liberamente e giocano insieme, mentre le donne, all’aria aperta, rammendano o lavorano a maglia”, ha riferito il giornalista.

Altri sforzi di questo genere meritano di essere segnalati. Dietro ogni crisi dimenticata, si ritrova la stessa causa originale, ovvero la vulnerabilità sociale che, insieme alla povertà cronica ed all’incapacità dei governi di fornire risposte adeguate ai bisogni essenziali della popolazione, espone le persone a tutta una serie di rischi e compromette la loro capacità di affrontare una catastrofe.

Bisogna ancora fare molto affinché milioni di persone che soffrono a causa di queste situazioni non siano più dimenticati. In molti casi, la prima tappa consiste nel sensibilizzare la volontà politica per creare le condizioni necessarie affinché si possano svolgere le operazioni di aiuto umanitario, in regioni che sono tra le zone più dimenticate e pericolose del mondo. Ecco quali sono le priorità:

§      raccogliere sufficienti donazioni per fondi a sostegno delle emergenze senza che questi vengano destinati a particolari operazioni;

§      sviluppare uno strumento di misurazione globale dei bisogni umanitari;

§      garantire risorse ed interventi adeguati per le crisi croniche (ad esempio, le carestie), combinando insieme soccorso e sviluppo;

§      concordare con donatori e governi le modalità di avviamento dell'azione umanitaria.

I governi, i finanziatori, i mezzi di comunicazione e le organizzazioni di assistenza dovranno essere pronti a riconsiderare i metodi impiegati per rispondere alle crisi dimenticate e spezzare così il circolo vizioso della vulnerabilità e della miseria.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: http://www.ifrc.org/docs/news/opinion06/06121301/



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4- allegato - SCARICA L'ALLEGATO
7 dicembre 2006
Sguardo d’insieme sulle operazioni del CICR per il 2007
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Il testo allegato è un estratto dall'introduzione di Pierre Krähenbühl, Direttore delle operazioni del CICR e contiene:

Sviluppo delle situazioni di conflitto

Conseguenze per le attuali operazioni del CICR

Sfide decisive per il CICR nel 2007

 * Sviluppare una risposta umanitaria universale e professionale ai bisogni in caso di conflitto armato e violenza
* Un'attenzione particolare sulla gestione delle operazioni e della sicurezza
* Salvaguardare l'essenza di un'azione umanitaria neutrale ed indipendente
*  Migliorare la collaborazione la coordinazione
* Investire nello sviluppo della cultura del management
* Priorità operative nel 2007
* Caratteristiche principali
* Conclusioni

 Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/appeals-overview-071206

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5- allegato - SCARICA L'ALLEGATO
Discorso del Presidente Nazionale CRI Massimo Barra alla
inaugurazione del III Corso Nazionale per Cultori di Storia
Reggio Emilia,  settembre 2006

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