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n° 220 del 15 Settembre 2004 Stampa E-mail
martedì 14 settembre 2004
15 settembre 2004
nr. 220
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr 1.121 indirizzi e-mail

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1-Federazione Internazionale - Comunicato 55/04 Ginevra 7 settembre 2004
“Russia: appello per un sostegno agli ostaggi di Beslan e i loro parenti”
Traduzione non ufficiale di Monica Benoldi

 

2-Federazione Internazionale – Comunicato del 6 Settembre 2004
“L'uragano Frances colpisce la Florida”
Traduzione non ufficiale di Colum B.Donnelly

 

3-Tratto da Red Cross Red Crescent - Numero 2 anno 2004
“Prigionieri e visitatori” di Jean-Francois Berger
(Capo Redattore CICR della rivista Croce Rossa/Mezzaluna Rossa)

Traduzione non ufficiale di Luigi Micco

 

 


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1-Federazione Internazionale - Comunicato 55/04 Ginevra 7 settembre 2004
“Russia: appello per un sostegno agli ostaggi di Beslan e i loro parenti”

Traduzione non ufficiale di Monica Benoldi

 

La Federazione delle Società della Croce-Rossa e della Mezzaluna-Rossa ha lanciato un appello preliminare di richiesta fondi di 865.000 franchi svizzeri (68.000 dollari) alfine di sostenere l'operazione di soccorso condotta dalla Croce-Rossa della Federazione russa, per le vittime della presa in ostaggio che si è svolta a Beslan (Ossezia del Nord), la settimana scorsa.

Questi fondi serviranno a finanziare alcuni trattamenti psicologici e fisici, per 2.000 persone, durante le prossime dodici settimane.

 

Questa assistenza volta ad aiutare gli ostaggi e i loro cari a superare lo stress post-traumatico con consulenze e soggiorni in centri specializzati. Ugualmente essa prenderà i connotati di una rieducazione per le persone che sono state ferite al momento dei violenti incidenti che hanno colmato la presa in ostaggio. In parallelo, e al fine di assicurare questa assistenza, alcuni programmi della Croce-Rossa russa saranno rinforzati, come quello di infermiere che garantiscano cure professionali.

 

Il trauma di questa tragedia è enorme, in Russia, ma allo stesso tempo negli altri paesi. Secondo le autorità, la presa in ostaggio ha fatto 336 morti, più di 400 feriti, di cui numerosi bambini, e più di 200 scomparsi. Negli ospedali, certi bambini sono ancora troppo traumatizzati o troppo piccoli per fornire la loro identità. Alcuni corpi, resi irriconoscibili dall'esplosione che ha distrutto una parte della scuola, sono ancora non identificati, negli obitori.

 

La Croce-Rossa russa chiede ugualmente degli equipaggiamenti specializzati (di cui respiratori e materiale per le trasfusioni sanguigne) per gli ospedali a Beslan e a Vladikavkaz, dove certi feriti sono ancora sotto trattamento. Essa fa anche una colletta nazionale di giochi, lenzuola e vestiti. Da parte sua, il 3 settembre, la Federazione internazionale ha sbloccato 50.000 franchi svizzeri dal suo Fondo di soccorsi d'urgenza, al fine di permettere alla Croce-Rossa russa di affrontare le spese immediate.

 

La popolazione russa ha immediatamente dimostrato la sua solidarietà. I volontari della Croce-Rossa lavorano molte ore nei punti di raccolta delle donazioni e rispondono alle promesse di donazione al telefono. Altri volontari sono stati addetti alla sede della Croce-Rossa, a Mosca, dove aiutano a raccogliere ed impacchettare i regali.

 

La mobilitazione internazionale è stata ugualmente importante. Numerose Società della Croce-Rossa o della Mezzaluna-Rossa nel mondo intero hanno esse stesse lanciato delle campagne di raccolta fondi, per aiutare gli ostaggi e le loro famiglie. "La risposta nazionale ed internazionale all'appello della Croce-Rossa aiuterà le persone vittime di questa presa in ostaggio a superare questa tragedia" ha sottolineato la presidente della Croce-Rossa russa, Tatiana Nikolaenko. "La solidarietà internazionale che qui è stata dimostrata è una prova supplementare del potere dell'umanità" ha aggiunto.

 

A Beslan, i volontari, i medici, gli psicologi e le infermiere della Croce-Rossa russa sono ancora al capezzale dei feriti e vicini alle famiglie. All'inizio del rapimento, la Croce-Rossa aveva mobilitato i volontari e i membri del suo personale, al fine di fornire cibo e conforto ai familiari degli ostaggi, che attendevano notizie vicino alla scuola.

Quando gli spari sono iniziati, essi hanno, con il sostegno del Comitato internazionale della Croce-Rossa, iniziato ad evacuare gli ostaggi che fuggivano dalla scuola.

 

Le donazioni on line possono essere fatte sul sito della Federazione Internazionale: www.ifrc.org

 

Per maggiori informazioni, o per delle interviste, contattare:

a Mosca: Rita Plotnikova, addetta stampa: tel. +7095 126 1566; cellulare: +7095 991 17 12

A Ginevra: Marie-Françoise Borel, addetta stampa: tel. 41 22 730 43 46/ +41 79 416 38 81.

 

Oppure consultare il sito della Federazione Internazionale: www.ifrc.or

 

 

 

 

2-Federazione Internazionale – Comunicato del 6 Settembre 2004

“L'uragano Frances colpisce la Florida”

Traduzione non ufficiale di Colum B.Donnelly

 

 

Con venti di 95 miglia orarie, l'uragano Frances, sabato, ha provocato smottamenti sulla costa orientale della Florida, interrompendo l'elettricità in almeno due milioni di case, facendo cadere alberi e inzuppando i campi con piogge torrenziali.

 

La tempesta ha portato piogge torrenziali, venti distruttivi, inondazioni in seguito alle ondate provocate dalla burrasca costiera e tornado isolati nella Florida meridionale per gran parte della giornata.

 

La Croce Rossa americana ha aperto 249 rifugi in tutto lo stato per fornire un luogo sicuro a più di 80.000 persone. Il personale della Croce Rossa delle comunità colpite dall'uragano è ora sulla scena, fornendo rifugi ed alimenti. Prima che Frences provocasse gli smottamenti, il network nazionale dei volontari di Croce Rossa, Veicoli per la Risposta all'Emergenza e rifornimenti erano stati posizionati pronti per fornire supporto immediato.

 

La Croce Rossa ha integrato le risorse locali con più di 5.180 dipendenti e volontari da tutti i 50 stati e territori statunitensi. L'organizzazione ha anche predisposto 42 cucine ed ha la capacità di servire più di 280.000 pasti al giorno nelle aree colpite.

 

Questa burrasca rappresenta una sfida significativa per la Croce Rossa, essendo questo il più grande pre-posizionamento e mobilitazione di risorse per un disastro naturale nella storia della Croce Rossa americana.

 

"Abbiamo stimato che Charlie sia costato 50 milioni di dollari alla Croce Rossa, e adesso dobbiamo rispondere ad un disastro che costerà molto di più. Per permetterci di assistere le vittime del disastro, abbiamo bisogno che il pubblico doni un contributo monetario."

 

Dopo aver attraversato la penisola, Frences dovrebbe dirigersi verso il Golfo del Messico ed è prossimo a colpire l'Alabama e la Georgia nei prossimi giorni.

 

 

 

 

3-Tratto da Red Cross Red Crescent - Numero 2 anno 2004
www.redcross.int

“Prigionieri e visitatori” di Jean-Francois Berger
(Capo Redattore CICR della rivista Croce Rossa/Mezzaluna Rossa)

Traduzione non ufficiale di Luigi Micco

 

In questi ultimi mesi i media si sono ampiamente interessati della situazione dei prigionieri in Iraq, specialmente dopo la diffusione delle foto dei detenuti torturati nella prigione di Abu Ghraib e la diffusione di un rapporto confidenziale del CICR pubblicato il 7 maggio scorso dal Wall Street Journal. Queste rivelazioni hanno suscitato numerosi commenti e domande, sia sulla stampa sia nell'opinione pubblica, fornendoci l'occasione per ritornare su qualche concetto fondamentale del lavoro del CICR in favore dei prigionieri.

 

In ogni conflitto armato o situazione di violenza interna, i prigionieri si trovano in una situazione di estrema vulnerabilità, per il fatto che sono considerati come nemici da coloro che li hanno catturati e quindi alla mercé di atti di vendetta. E' per questo che, è di primaria importanza che i prigionieri possano beneficiare dell'intervento di un organismo neutrale ed indipendente che ha per missione quella di assicurare che siano trattati con umanità, che siano detenuti in condizioni decenti e che abbiano la possibilità di scambiare notizie con i propri familiari. Questa missione è precisamente quella del CICR, che dal 1915, visita le persone detenute nell'ambito dei conflitti armati e violenze interne.

 

Il rituale della visita

In cosa consiste una visita del CICR ai prigionieri ? Ogni visita ad un luogo di detenzione è fatta generalmente da una squadra di delegati specializzati, che include del personale medico e degli interpreti. Una volta sul posto, la squadra opera secondo le seguenti modalità standard: colloquio iniziale con le autorità detentrici; registrazione dei prigionieri; ispezione di tutti i locali riservati ai prigionieri (cucine, installazioni sanitarie, celle, infermeria, …); colloqui privati senza testimoni con i detenuti, singolarmente o in gruppi, per avere un quadro particolareggiato delle condizioni di detenzione; raccolta e distribuzione di messaggi destinati ai familiari; colloquio finale con le autorità detentrici.

 

Una volta che il CICR ha stabilito un primo contatto con un detenuto, l'ostacolo iniziale è superato ed il vero lavoro comincia. È un lavoro accurato, costruito sull'ascolto, sull'osservazione e sulle dinamiche di gruppo, poiché ogni elemento captato dai delegati è potenzialmente un punto che deve essere documentato e attentamente controllato prima di essere sottoposto all'autorità detentrice, quasi sempre accompagnato da una raccomandazione pratica.

 

I punti essenziali che sono oggetto delle attenzioni dei delegati durante la visita, sono l'accesso all'acqua, al cibo, lo spazio disponibile e le cure mediche. Inoltre, e questo richiede una speciale sensibilità, il trattamento di detenuti deve essere analizzato attentamente. Questo richiede che si esamini il regime disciplinare e i metodi di interrogatorio, e se necessita, indagare sugli abusi, sulle pratiche dubbie e le eventuali sevizie.

 

L'ambiente carcerario ha un proprio codice e rituali che non possono essere decifrati ad un primo sguardo. Occorre tempo per capire una determinata situazione e catturare i problemi importanti. Durante una visita il delegato deve mantenere una vigilanza continua e una costante curiosità, senza nessun compiacimento nei confronti di chiunque, sia esso un prigioniero, una guardia, o un altro delegato. Delicato esercizio, una visita è parte di un processo continuo che permette di seguire alcuni problemi e casi individuali. Comporta normalmente la verifica, da una visita all'altra, che le misure pratiche suggerite, relative alle condizioni di detenzione, trattamento o caso individuale, siano state effettivamente adottate. E' per questo che tocca al CICR, e non alle autorità detentrici, decidere sulla durata e sulla frequenza delle visite e il modo di condurle.

 

Dialogare per cambiare

Dopo la visita, la squadra di CICR produce un rapporto riassuntivo sulle condizioni della detenzione e del trattamento dei detenuti e, se necessario, propone misure correttive. Questo rapporto è strettamente confidenziale. Effettivamente, la pratica e l'esperienza accumulata in tutto il mondo, ha dimostrato la necessità di occuparsi direttamente dei problemi della detenzione con le autorità interessate attraverso un dialogo discreto, lontano dalla ribalta giornalistica e dal pubblico dibattito. Per questo motivo la riservatezza del CICR non è fine a se stessa, ma è uno strumento fondamentale per sviluppare una significativa relazione e un dialogo con le autorità detentrici, così come per sviluppare la fiducia coi prigionieri e le autorità. Comunque, il CICR si riserva la facoltà, in ogni momento, di interrompere questa sua politica di discrezione e rendere pubbliche le proprie preoccupazioni, se le violazioni sono ripetute e se i suoi approcci confidenziali alle autorità non hanno effetto.

 

Anche se agli occhi di alcuni, l'approccio confidenziale è inefficace e può sembrare una forma di complicità del CICR con le autorità detentrici, occorre ricordare che la sola presenza dei delegati in prossimità dei prigionieri all'interno delle carceri è già una preziosa salvaguardia.

 

Per propria ammissione, il CICR non crede che tutti i problemi collegati alla detenzione possano essere risolti da una visita, completa ed efficiente che possa essere. Molto dipende dalla volontà delle autorità di adottare le misure correttive, sia a livello locale sia ad un livello più alto. Può accadere anche che una squadra del CICR abbia bisogno di maggior tempo per guadagnare la fiducia dei prigionieri o che non apprezzino immediatamente l'importanza di un nuovo tassello di informazione. Ciò nonostante, le memorie dei detenuti e l'archivio del CICR traboccano di esempi di progressi e miglioramenti ottenuti grazie a questo approccio discreto e pragmatico. Ciò che è in gioco, è il collegamento tra il prigioniero ed il mondo esterno, un legame che può rappresentare speranza e sopravvivenza.

 

Souha Bechara, un ex-detenuta libanese, che è stata detenuta per dieci anni nel Libano meridionale, ha affermato in un articolo pubblicato da Associated Press (AP) l'11 maggio 2004, che aveva trascorso sei anni in cella di isolamento, prima che il CICR avesse accesso al campo dove era detenuta: "Nelle nostre celle non avevamo acqua, non avevamo bagni. Non c'era nessun contatto con i familiari. Questo cambiò quando il CICR entrò. E la cosa più importante, la Croce Rossa riattivò i contatti tra le donne e le loro famiglie dopo anni."

 

Le basi giuridiche

Le visite ai prigionieri di guerra catturati durante un conflitto internazionale sono codificate nelle Convenzioni di Ginevra di 1949 alle quali 191 Stati sono oggi parti.

 

L'articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra prevede inoltre che il CICR possa visitare le persone detenute nell'ambito dei conflitti non internazionali e di guerre civili. Infine, conformemente agli Statuti del Movimento, il CICR si sforza di accedere alle persone detenute a causa di agitazioni e atti di violenza interna.

 

Nel 2003, il CICR ha visitato circa 470.000 persone detenute in 73 Paesi.

 

La fattore di confidenzialità

 

La rivista Croce Rossa/Mezzaluna Rossa, ha chiesto al Dr. Hugo Slim, direttore del Centro per Dialogo Umanitario di Ginevra e consulente presso la Croce Rossa Britannica, la sua opinione sulla politica di confidenzialità del CICR nei confronti le visite di prigionieri.

 

- Il CICR ha ragione di preoccuparsi della divulgazione del suo rapporto confidenziale ?

 

Penso che abbia ragione nella misura in cui ciò costituisce uno strappo ad un protocollo internazionale in uso. L'istituzione ritiene essere vittima di una certa forma di tradimento, perché ha sempre insistito sul fatto che i rapporti che pubblica sono custoditi confidenziali per reciproco consenso. Così, se un governo vuole pubblicare un tale rapporto, deve ottenere il consenso del CICR.

 

- Perché è così importante di custodire i rapporti confidenziali?

 

Durante gli anni, il CICR ha elaborato una politica umanitaria molto specifica nella quale la confidenzialità è il pegno di una più grande libertà di accesso. Al momento, nessuna altra organizzazione internazionale è in grado di accedere alle prigioni del mondo intero con queste basi. Questo perché ritengo che il rispetto di questa politica è cruciale, non solo per la comunità internazionale, ma soprattutto per i detenuti.

 

- Ritiene che la divulgazione dei rapporti possano compromettere il lavoro del CICR ?

 

No, veramente. Al contrario, questo incidente potrebbe contribuire a rinforzare la credibilità del CICR a lungo termine.

 
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