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Standing Commission

n° 289 del 3 Novembre 2006 Stampa E-mail
venerdì 03 novembre 2006

3 Novembre 2006

nr. 289

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 27 ottobre 2006 Comunicato stampa 06/116
Afghanistan: il CICR deplora il crescente numero di vittime civili
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

2 - 19 ottobre 2006
Sviluppi nella politica e nella legislazione degli Stati Uniti riguardo al problema dei detenuti: la posizione del CICR
Intervista al Presidente del CICR, Jacob Kellenberger
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

3 - 13 ottobre 2006  IFRC News  
Malawi: Caroline, 13 anni, sola al mondo
Intervista di Jean-Luc Martinage a Chisoko, Malawi
Traduzione non ufficiale di Barbara D’Urso

4 - 10 ottobre 2006  Federazione Internazionale  - Comunicato stampa
La Croce Rossa e Mezzaluna Rossa stringono un'alleanza con le maggiori organizzazioni della salute contro l'aumento del rischio di resistenza farmacologica alla tubercolosi in Europa
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

5 -  dicembre 2006  Aprila (Latina)
Presentazione de “Il terzo combattente” di Marcel Junod a cura del Prof. Vanni
Presso la Sala Smaila’s  Via Mediana Cisterna a Campoverde di Aprilia (Latina)
di M.Grazia Baccolo

6- allegato
Reggio Emilia  10-11-12 Novembre 2006
Corso Informativo Diritto Internazionale Umanitario
organizzato dal Comitato Provinciale Croce Rossa Italiana Reggio Emilia
c/o Aula Magna della Questura, Via Dante, 10 – Reggio Emilia
In allegato programma e scheda di Iscrizione
Comunicatoci da Livio Garavaldi

1 - 27 ottobre 2006 Comunicato stampa 06/116
Afghanistan: il CICR deplora il crescente numero di vittime civili
Ginevra (CICR) - Le ostilità si sono intensificate nella zona meridionale del paese, nel corso delle ultime due settimane, tra l'Esercito Nazionale Afghano e l'ISAF (International Security Assistance Forces) da un lato e l'opposizione armata dall'altra parte.
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

Come risultato,  si aggrava la preoccupazione sulla situazione dei civili coinvolti nel mezzo dei combattimenti. I bombardamenti aerei e le offensive di terra nelle aree rurali popolate, insieme ai recenti attacchi suicidi e le bombe poste sul ciglio delle strade, hanno significativamente aumentato il numero di decessi, feriti e sfollati tra la popolazione civile.

Il CICR richiama ancora una volta tutte le parti in conflitto a rispettare le regole del Diritto Internazionale Umanitario.

Il DIU richiede alle parti in conflitto di mantenere la distinzione tra combattenti e popolazione civile. Inoltre richiede che le parti esercitino una costante attenzione nella condotta delle operazioni militari e proibiscano gli attacchi rivolti alla popolazione civile o contro obiettivi civili.

Tutte le parti in conflitto devono ricordare in ogni momento di prendere tutte le precauzioni necessarie per salvaguardare le vite e le proprietà civili dagli effetti degli attacchi.
Tutti i feriti devono ricevere cure sanitarie adeguate ed i combattenti catturati devono essere trattati nel rispetto del Diritto Internazionale Umanitario.

In seguito all'incremento delle vittime nell'Afghanistan meridionale, il CICR ha rinforzato il proprio sostegno in favore dell'Ospedale Mirwais di Kandahar. Inoltre, l'organizzazione ha reintegrato i propri stock d'emergenza di articoli casalinghi in modo da essere in grado di aiutare la popolazione civile coinvolta nelle ostilità. Attualmente fornisce assistenza in collaborazione con la Mezzaluna Rossa Afghana.

I delegati del CICR continuano a controllare la situazione, pronti ad intervenire per assistere e proteggere la popolazione civile, visitare e registrare i detenuti e fornire cure mediche e forniture vitali in risposta a qualsiasi necessità urgente.

Tratto dal sito del CICR:
http://www.cicr.org/Web/eng/siteeng0.nsf/html/afghanistan-news-271006
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2 - 19 ottobre 2006
Sviluppi nella politica e nella legislazione degli Stati Uniti riguardo al problema dei detenuti: la posizione del CICR
Intervista al Presidente del CICR, Jacob Kellenberger
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

Quali sono state le reazioni del CICR a proposito dei recenti cambiamenti politici e legislativi adottati negli Stati Uniti riguardo alle persone catturate nell’ambito della “guerra contro il terrorismo”?

Il governo degli Stati Uniti ha recentemente adottato una serie di importanti decisioni circa la detenzione, il trattamento e il processo delle persone sottoposte a custodia, tra cui: la pubblicazione di una direttiva sulla detenzione da parte del Dipartimento della Difesa e del manuale operativo sugli interrogatori dell’Esercito, la rivelazione del programma di detenzione della CIA e l’adozione del Military Commissions Act del 2006. Il CICR esaminerà con attenzione questi sviluppi, in un dialogo costante con l’amministrazione statunitense circa l’impatto legale e sostanziale che queste innovazioni potranno avere.

Dobbiamo ricordare che fino a settembre 2006, il governo USA diceva che stava trattando i propri detenuti con umanità, “in conformità con i principi del diritto internazionale umanitario”. In seguito alla decisione della Suprema Corte nel caso Hamdan (giugno 2006), il governo statunitense ha riconosciuto che l’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra rappresenta lo standard legale minimo applicabile alle persone detenute per ragioni connesse alla lotta contro il terrorismo.

Secondo la sua più recente dottrina, il Dipartimento della Difesa ha riconosciuto che l’articolo 3 comune rappresenta la norma giuridica minima vincolante a proposito dei detenuti sotto la sua custodia. Si tratta di un’evoluzione che dobbiamo accogliere con favore.

Qual è la prima impressione del CICR a proposito del Military Commissions Act del 2006?
Il Military Commissions Act del 2006 è una legge complessa che affronta un’ampia gamma di problematiche, alcune rilevanti nell’ambito del diritto interno, altre implicanti interpretazioni del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario.

Da una prima lettura, la nuova legislazione ci sembra fonte di preoccupazioni e solleva alcune questioni, ad esempio la definizione troppo ampia del termine “combattente nemico illegittimo” e il fatto che l’utilizzo di prove, eventualmente ottenute mediante la coercizione, non sia esplicitamente proibito.

Al tempo stesso, siamo preoccupati per il fatto che la legge crea un sistema di violazioni dell’articolo 3 comune a due livelli. Da una parte, la normativa enuncia una lista di violazioni da essa stessa qualificate “violazioni gravi” dell’articolo 3 comune, lista che va ben al di là di quanto previsto dall’articolo stesso (sono aggiunti: lo stupro, l’aggressione sessuale, gli esperimenti biologici e le gravi lesioni fisiche causate intenzionalmente), e questo è un fatto positivo.

Dall’altra, la legge omette, nella lista degli atti che sono considerati crimini di guerra ai sensi della legislazione nazionale americana, di elencare alcune violazioni come gli attentati alla dignità delle persone, in particolare i trattamenti umilianti e degradanti, e il diniego del diritto ad un processo equo, che rappresenta una forma di protezione fondamentale prevista dal diritto internazionale. Questa distinzione tra le differenti violazioni compromette l’integrità stessa dell’articolo 3 comune.

Su questi ed altri temi abbiamo un costante dialogo e confronto con gli Stati Uniti.

Lei ha menzionato l’articolo 3 comune: perché è così importante?

L’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra – definito “comune” perché venne incluso in tutti i quattro trattati per la protezione delle vittime della guerra adottati nel 1949 – stabilisce alcune regole per le parti coinvolte in conflitti armati non internazionali. Tali norme proteggono le persone che non prendono parte, o non prendono più parte, alle ostilità, proibendone l’assassinio, le mutilazioni, le torture, i trattamenti crudeli, la cattura di ostaggi, così come gli oltraggi alla dignità personale, in particolare i trattamenti umilianti e degradanti. Allo stesso modo sono vietate le condanne pronunciate senza che siano state rispettate tutte le “garanzie giudiziarie riconosciute indispensabili dai popoli civilizzati”. L’articolo 3 comune stabilisce che le disposizioni previste costituiscono un “minimo” che le parti in conflitto sono tenute a rispettare.

Nel tempo, le protezioni enunciate nell’articolo 3 comune sono state percepite come essenziali per la preservazione di un livello minimo di umanità in tempo di guerra, al punto che oggi sono conosciute come le “considerazioni elementari di umanità” [NdT: definizione coniata dalla Corte Internazionale di Giustizia nel caso relativo al Canale di Corfù (1949) tra Regno Unito ed Albania], che devono essere rispettate in ogni tipo di conflitto armato. (Gli altri articoli delle Convenzioni di Ginevra, applicabili unicamente in caso di conflitto armato tra Stati, contengono garanzie più dettagliate di cui beneficiano alcune categorie specifiche di persone protette). L’articolo 3 comune è quindi diventato una norma di riferimento a cui non è consentito derogare, in qualsiasi circostanza: esso si applica al trattamento di tutte le persone che si trovano nelle mani del nemico, non importa quale sia la loro qualificazione sul piano politico o giuridico e l’identità delle parti detentrici.

Perché è così importante preservare l’integrità dell’articolo 3 comune?

Come ho appena ricordato, l’articolo 3 comune stabilisce delle regole per il trattamento di tutte le persone che si trovano in potere del nemico, non importa quale sia la loro qualificazione. Non si dovrebbe avere più alcun dubbio sul fatto che nessuno può vedersi rifiutata la protezione prevista da questo articolo sulla base delle ragioni, ancorché inaccettabili, che hanno portato tale persona a prendere le armi. Bisogna ricordare che l’articolo 3 comune, come d’altronde le Convenzioni di Ginevra nell’insieme, è stato redatto da esperti che avevano vissuto da poco il periodo più nero del ventesimo secolo, e probabilmente dell’intera storia dell’umanità. Sarebbe presuntuoso pensare che non fossero a conoscenza del potenziale di abusi che possono generarsi a causa della guerra. L’insieme delle disposizioni dell’articolo 3 comune è stato predisposto per prevenire appunto tali abusi.

Il CICR si fonda sull’articolo 3 comune – che costituisce il suo quadro giuridico di base – per condurre le proprie operazioni sul campo in tutto il mondo. In qualità di organizzazione il cui mandato è proteggere ed assistere le vittime della guerra, noi possiamo confermare l’importanza fondamentale dell’articolo 3 comune quale strumento atto a promuovere il rispetto del diritto umanitario. Il nostro lavoro, come quello di altri organismi che si occupano di problematiche simili, si basa sulla proibizione dell’assassinio, della tortura, degli oltraggi alla dignità personale e del diniego del diritto ad un processo equo, cosi come sulle altre norme dell’articolo 3 comune. Questo lavoro è facilitato dal fatto che, da poco tempo, tutti gli Stati del mondo sono diventati parti delle Convenzioni di Ginevra.

Tuttavia, come avviene in ogni branca del diritto, riconoscere la natura giuridicamente vincolante dell’articolo 3 comune è solo la prima tappa verso l’obiettivo finale, che consiste nel far rispettare la norma nella pratica. Per alleviare le sofferenze delle vittime dei conflitti armati, è il comportamento delle parti in conflitto – stati o entità non statali – che deve cambiare. L’articolo 3 comune è stato, e deve continuare ad essere, chiara norma di riferimento nell’ambito dei continui sforzi fatti per la protezione delle vittime dei conflitti armati.

Quali provvedimenti si dovrebbero adottare riguardo alle persone sospettate di aver commesso atti terroristici?

Le persone sospettate di aver commesso un crimine, tra cui un atto di terrorismo, dovrebbero essere processate; tuttavia tali persone devono beneficiare delle garanzie giudiziarie fondamentali, quali la presunzione di innocenza, il diritto di essere giudicate da un tribunale indipendente ed imparziale, il diritto ad essere difesi da un avvocato qualificato e l’esclusione di tutte le prove ottenute sotto tortura o mediante trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Continuo a rimanere convinto del fatto che una lotta efficace contro il terrorismo sia pienamente compatibile con il rispetto di queste regole fondamentali.

Alcune persone sono detenute da alcuni Stati nell’ambito della lotta al terrorismo, senza che siano stati accusate di qualche crimine in particolare.

L’internamento di persone per ragioni imperative di sicurezza è autorizzato dal diritto internazionale umanitario nelle situazioni di conflitto armato, a condizione che vengano rispettate alcune garanzie di procedura. Il diritto umanitario prevede inoltre che queste persone debbano essere prontamente rilasciate allorquando le circostanze che giustificavano l’internamento abbiano cessato di esistere, o al più tardi alla fine delle ostilità in caso di un conflitto armato internazionale.

In questo contesto, è necessario ricordare che il CICR adotta un differente approccio caso per caso, quando si tratta di qualificare giuridicamente situazioni di violenza che sono il risultato della lotta al terrorismo. Non consideriamo il diritto internazionale umanitario come il quadro giuridico obbligatorio in ogni circostanza, dal momento che questo diritto si applica soltanto ai conflitti armati. Quando una situazione di violenza presenta un’intensità minore di quella di un conflitto armato, vi sono altre branche del diritto che stabiliscono quando la detenzione di persone sia legale e non sia passibile di incriminazione.  

Il CICR ha sempre chiesto di essere informato circa la detenzione di tutte le persone incarcerate nell’ambito della lotta contro il terrorismo e di ottenere il permesso di visitare questi detenuti. Può fare il punto su questo argomento?

Questo punto è probabilmente quello sul quale è cambiata in modo più significativo la posizione degli Stati Uniti. Le autorità americane hanno attualmente riconosciuto l’esistenza di un programma di detenzione della CIA ed hanno annunciato che 14 persone, preventivamente detenute in luoghi segreti, sono state trasferite a Guantanamo, dove hanno potuto beneficiare della visita da parte dei delegati del CICR. Le autorità statunitensi hanno inoltre dichiarato che non vi sono più detenuti nei luoghi segreti di detenzione controllati dalla CIA.

Il CICR ha espresso in più occasioni la propria preoccupazione riguardo alle persone che si trovano in stato di detenzione in luoghi segreti ed ha sempre chiesto di poter avere accesso a queste prigioni. Il CICR è preoccupato per tutti le tipologie di detenzione segreta, dal momento che una tale forma di detenzione è contraria alle garanzie previste dalle norme internazionali pertinenti.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/kellenberger-interview-191006?opendocument
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3 - 13 ottobre 2006  IFRC News   
Malawi: Caroline, 13 anni, sola al mondo
Intervista di Jean-Luc Martinage a Chisoko, Malawi
Traduzione non ufficiale di Barbara D’Urso

Caroline Chilekwa è una bella ragazzina di 13 anni. Vedendola ballare con i suoi amici dell’orchestra del Centro di accoglienza per bambini di Chisoko, si potrebbe quasi crederla felice.

Ma in questa bella regione della foresta di Mwachongo, vicino a Mwanza, nel sud del Malawi, è proprio la sfortuna che ha colpito la sua famiglia.
Quando la ritroviamo davanti a casa sua, a qualche metro dal Centro, improvvisamente il suo sguardo si incupisce, soprattutto quando inizia a raccontarci la sua storia.
Caroline fa parte di quelle migliaia di bambini dell’Africa australe che vengono chiamati “orfani del AIDS”. “Sono la minore di una famiglia di quattro figli”, ci spiega. “Ho perso mia madre all’età di 7 anni. Il mese scorso mio padre è morto”.
I suoi fratelli e le sue sorelle studiano in un pensionato lontano dal villaggio e si sono anche sposati. Caroline si ritrova quindi a vivere da sola in casa e con la responsabilità di sopperire ai propri bisogni.
Senza mezzi, l’adolescente ha potuto felicemente trovare aiuto presso il Centro d’accoglienza per bambini di Chisoko gestito dalla Croce Rossa del Malawi con il sostegno della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
Questo centro accoglie circa 750 bambini. Quelli da 1 a 6 anni frequentano il giardino per l’infanzia dove imparano l’alfabeto, ma praticano anche attività manuali, sportive e ludiche.
Ricevono anche consigli sull’igiene, sulla prevenzione e un sostegno psicologico. I più grandi, come Caroline, tra i 7 e i 18 anni, hanno anche accesso ad un sostegno di base, anche se l’educazione primaria è gratuita in Malawi.
“Numerosi bambini che frequentano il Centro sono sieropositivi”, confida Taonga Nyekanyeka, capo del progetto HIV/AIDS della regione di Mwanza. “ Ma per noi non significa doverli isolare dagli altri bambini. La comunità deve rimanere unita per evitare il rigetto e la discriminazione”, spiega.
Cinquantacinque volontari della Croce Rossa del Malawi si alternano per stare vicini ai giovani, mentre altri 28 fanno visita ai malati di AIDS nell’ambito del programma di trattamento a domicilio.
“E’ importante che i bambini si sentano meglio fisicamente e psicologicamente grazie alla nostra azione”, ritiene Peter Chammundzi, uno dei volontari che si occupano dei più giovani. “Molti bambini che frequentano il Centro sono orfani e ci assicuriamo che dispongano quindi di un’alimentazione equilibrata dando loro ogni mattina del porridge”, continua.
Resta che, a causa di mezzi limitati, la Croce Rossa del Malawi da sola non può garantire un avvenire a questi bambini. “Presto finirò gli studi primari ma non ho i soldi per pagarmi quelli secondari”, si preoccupa Caroline.
La Croce Rossa del Malawi sta pian piano elaborando un programma per il sovvenzionamento della scolarità per gli orfani dell’AIDS. Purtoppo, la regione di Mwanza non è ancora coperta ma dovrebbe esserlo tra un po’ affinchè Caroline possa beneficiarne.
Quando viene chiesto alla ragazzina cosa vuole fare in seguito, risponde che spera di diventare religiosa. Ma si capisce che al di là della sua fede, Caroline aspira anche a trovare una certa protezione da un mondo che deve affrontare da sola.
Caroline è una ragazzina coraggiosa. La sua lotta quotidiana contro l’avversità dimostra quanto sia importante per l’avvenire di questo paese il lavoro compiuto dalla Croce Rossa del Malawi”, spiega il Dr. Mukesh Kapila, Rappresentante speciale della Federazione Internazionale per l’HIV/AIDS, il quale ha incontrato Caroline durante la sua visita al Centro di Chisoko.
“Questo mostra anche perché dobbiamo accelerare e accrescere i nostri sforzi per ridurre la propagazione dell’HIV e assumerci la resonsabilità del suo impatto distruttore sulle famiglie dell’Africa australe”, conclude.
Lasciamo che Caroline raggiunga il suo gruppo di musica e danza creato dal Centro, la Chisungalalo Band, che significa “L’orchestra della felicità” in chichewa, la lingua locale. Questo gruppo oggi è diventata la sua vera famiglia e una delle uniche risorse di gioia.

Il testo originale al link:
http://www.ifrc.org/docs/news/06/06101301/
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4 - Federazione Internazionale  - Comunicato stampa del 10 ottobre 2006
La Croce Rossa e Mezzaluna Rossa stringono un'alleanza con le maggiori organizzazioni della salute contro l'aumento del rischio di resistenza farmacologica alla tubercolosi in Europa
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi

La Federazione Internazionale delle Societa' Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha messo a punto un accordo con l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS),  Médecins du Monde e altre 20 agenzie europee ed organizzazioni non-governative (ONG) per rispondere con piu' efficacia all'epidemia di tubercolosi (TB) nell'area nota come Regione Europea (*).

L'accordo di partnership 'Stop alla TB' per l'Europa viene lanciato nel mezzo del crescente allarme per gli alti livelli della cosiddetta 'Tubercolosi resistente ai trattamenti multi-farmaco' (MDR-TB) negli stati baltici, Europa dell'est ed Asia centrale, e per il piu' recente emergere della 'Tubercolosi ultra-resistente ai farmaci' (XDR-TB), quest'ultima praticamente non curabile (**). Esperti del settore avvertono che la incessante diffusione di tali forme mettono seriamente a rischio il trattamento e monitoraggio della TB nella Regione, e spingono affinche' l'Unione Europea assuma un ruolo piu' rilevante per risolvere il problema.

''Le Societa' di Croce Rossa erano in prima linea nella lotta per contenere la TB in Europa prima che i farmaci venissero scoperti negli anni '40, e quindi conosciamo bene la resistenza di questa malattia,'' ha detto Markku Niskala, Segretario Generale della Federazione Internazionale. ''La resistenza farmacologica cui assistiamo oggigiorno e' senza dubbio la situazione piu' allarmante nel continente a partire dalla seconda guerra mondiale, ed il nostro messaggio ai leaders europei e': Svegliatevi, non rimandate, non lasciate che il problema vada ulteriormente fuori controllo.''

Circa 450.000 sono le persone ammalatesi di TB e quasi 70.000 muoiono nella Regione  Europea ogni anno. La caratteristica dell'epidemia e' che la malattia resiste ai trattamenti. Tra i  20 stati al mondo con i livelli piu' alti di MDR-TB, 14 sono nella Regione Europea. Questa e' la conseguenza di scarse politiche di monitoraggio ed alti tassi di pazienti trattati erroneamente. In alcuni paesi l'uso sbagliato dei farmaci di seconda linea, quelli ovvero impiegati come ultima risorsa contro la malattia, sta generando alti livelli di XDR-TB.

Il problema e' aggravato dall'aumento esponenziale dell'HIV, specialmente in Russia ed Ucraina, che rende la gente assai piu' suscettibile a sviluppare la TB, qualora infettata da entrambe le malattie.

La nuova partnership ha diversi obiettivi principali. La priorita' immediata e' di stimolare un impegno politico in Europa che garantisca le risorse finanziarie, tecniche e umane necessarie a limitare l'epidemia. Ad oggi, il grosso del supposto tecnico che serve ai paesi colpiti per combattere la TB efficacemente e' fornito infatti dagli Stati Uniti.

''Le zone di piu' alta resistenza farmacologica sono situate alla periferia dell'Unione Europea, motivo per cui il direttore regionale dell'OMS la chiama una situazione 'd'emergenza' nel continente,'' ha affermato Mario Raviglione, direttore del dipartimento   'Stop TB' dell'OMS. ''Gli investimenti per il controllo della TB devono adeguarsi alla reale emergenza che stiamo affrontando e contare di piu' nell'agenda europea, soprattutto nei paesi che elargiscono di piu'. Gli europei dovrebbero risolvere problemi seri come questo.''

Un altro obiettivo della partnership consiste nel coinvolgere nel progetto molto piu' che i soli ministeri della salute: corporazioni, fondazioni, universita' ed istituti di ricerca, media, ONG e societa' civile, e far confluire questi sforzi collettivi in un solo canale che abbia maggiore impatto strategico.

Per ulteriori informazioni o interviste, si prega di contattare:

per la Federazione Internazionale
Marie-Françoise Borel, responsabile per l'informazione
Tel : + 41 22 730 43 46 / + 41 79 217 33 45
Ufficio stampa della Federazione Tel: + 41 79 416 38 81

per l'Organizzazione Mondiale per la Sanita':
Glenn Thomas, responsabile per la comunciazione
Tel: + 41 79 509 0677
Note:
(*)         La 'Regione Europea' dell'OMS consiste di 52 stati, ciascuno con una propria Societa' Nazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
(**)       La 'Tubercolosi resistente ai trattamenti multi-farmaco' (MDR-TB) e' il ceppo tubercolotico che resiste ad almeno i due maggiori farmaci di prima linea, l'isoniazide e la rifampicina.
           La 'Tubercolosi ultra-resistente ai farmaci' (XDR-TB3) e' attualmente definita come la sttovarieta' di MDR-TB che resiste ad almeno 3 delle 6 classi di farmaci di secondo impiego.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Societa' Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa    http://www.ifrc.org/Docs/News/pr06/7106.asp
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5 - Aprila (Latina) 3 dicembre 2006
Presentazione de “Il terzo combattente” di Marcel Junod a cura del Prof. Vanni
Presso la Sala Smaila’s  Via Mediana Cisterna a Campoverde di Aprilia (Latina)
Di M.Grazia Baccolo

Ad un anno dalla partenza della campagna  “Comitato sostenitore” della pubblicazione, l’edizione italiana del libro “Le troisième combattant” curata dal Dr.Elio Distante e il Prof.Paolo Vanni, Delegato nazionale per la Storia della CRI sarà nelle librerie a metà novembre. Il  prezzo è intorno ai 20 euro, ma per coloro che fanno parte del Comitato Sostenitore e lo hanno prenotato a titolo di Privati o di Enti sarà acquistabile a 10,50 euro, oltre alle spese di spedizione.

Il convegno di presentazione, a cui parteciperanno il Presidente Nazionale Massimo Barra, il figlio del delegato CICR Marcel Junod, un rappresentante del CICR, oltre ad altre personalità, si svolgerà nella mattinata di domenica 3 dicembre 2006 ad Aprilia (Latina). Il programma dettagliato verrà divulgato e pubblicato sul sito del Caffè Dunant non appena possibile.

Chi ha già prenotato il libro può contattarmi sulla e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo   per concordare le modalità spedizione e pagamento.
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6- allegato
Reggio Emilia  10-11-12 Novembre 2006
Corso Informativo Diritto Internazionale Umanitario organizzato dal Comitato Provinciale  Croce Rossa Italiana Reggio Emilia
c/o Aula Magna della Questura, Via Dante, 10 – Reggio Emilia


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Per informazioni:
sito internet http://xoomer.virgilio.it/corsodiureggio
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Comunicatoci da Livio Garavaldi
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