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n° 221 del 29 Settembre 2004 Stampa E-mail
martedì 28 settembre 2004
29 settembre 2004
nr. 221
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr 1.126 indirizzi e-mail


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1-CICR News nr. 111 del 22 settembre 2004
»Sudan : liberazione di otto detenuti nelle mani della SLA »

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

2-CICR News nr. 110 del 22 settembre 2004
“Haiti : mobilitazione della Croce Rossa in favore delle vittime delle inondazioni.”

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

3-CICR NEWS nr. 109 del 16 settembre 2004
“Giordania: conclusione di un seminario regionale sul diritto internazionale umanitario »

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

4-Tratto dal sito web del CICR: « Le visite dei CICR alle persone private di libertà : ex detenuti e delegati condividono la loro esperienza>. - Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

5-Tratto dal sito web del CICR: “Visite del CICR alle persone private di libertà : un mandato ricevuto dalla comunità internazionale, esercitato dappertutto nel mondo.” 27.02.2004 - Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

 


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1-CICR News nr. 111 del 22 settembre 2004
»Sudan : liberazione di otto detenuti nelle mani della SLA »

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

Il 18 settembre, il CICR ha consegnato alla Commissione all’aiuto umanitario (Humanitarian Aid Commission – HAC) un gruppo di otto persone detenute fino a quel giorno dall’Armata di liberazione del Sudan (Sudan Liberation Army – SLA). Questo gruppo comprendeva funzionari della HAC e dei giornalisti sudanesi, detenuti dal 18 agosto.


Dopo essersi intrattenuto con i rappresentanti delle autorità sudanesi, da una parte, e della SLA, dall’altra, il CICR ha accettato di agire in qualità di intermediario neutro in vista di questa liberazione. Con l’accordo di tutte le parti coinvolte, i membri del gruppo sono, all’inizio, stati consegnati dalla SLA ai delegati del CICR, che li hanno in seguito accompagnati fino all’ufficio della HAC a Nyala.

 

Presente in Sudan dal 1987, il CICR si è da allora incaricato di realizzare i programmi destinati ad attenuare le sofferenze delle vittime della guerra nel sud del paese. A partire del 2003. L’Istituzione ha iniziato a svolgere le attività nel Darfour (Ovest del Sudan). In ogni operazione, il CICR lavora in stretta collaborazione con la Mezzaluna Rossa sudanese, fondata nel 1956, all’indomani dell’indipendenza del Sudan.


 

 

2-CICR News nr. 110 del 22 settembre 2004
“Haiti : mobilitazione della Croce Rossa in favore delle vittime delle inondazioni.”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

A seguito delle piogge torrenziali, che hanno devastato la città di Gonaives sulla costa nord e di altre regioni del nord di Haiti, centinaia di persone sono morte, disperse o separate dalle famiglie. Una squadra del CICR, composta precisamente da un ingegnere specializzato in idraulica e bonifiche e di un medico, è stata la prima ad arrivare nella zona sinistrata il 19 settembre e ha distribuito farmaci e materiale medico alle autorità sanitarie locali. Lo stesso giorno la Croce Rossa Haitiana ha organizzato, a Port-au-Prince con direzione Gonaives, un convoglio con quattro camion con articoli di prima necessità destinati a 2000 famiglie e anche un’ambulanza con articoli per soccorso medico. La squadra del CICR è ritornata nella regione il giorno seguente per valutare meglio la situazione sul terreno e ha fornito kits medici in quantità sufficiente per curare 150 feriti di Gonaives.

 

Tenendo conto dell’ampiezza della catastrofe, la Croce Rossa haitiana, la Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e il CICR hanno mobilitato il rispettivo personale e coordinano gli sforzi di entrambi. Uno dei loro compiti consisterà nel rendere operativo l’ospedale di Gonaives, che non è stato risparmiato dalle intemperie. Nello steso tempo, i volontari della Croce Rossa haitiana organizzano i trasporti di acqua da Saint-Marc a Gonaives, dove decine di migliaia di persone hanno bisogno di soccorsi d’urgenza. Con l’aiuto del CICR, recuperano le spoglie delle persone morte per identificarle e assicurare loro una sepoltura provvisoria.

 

A questo stadio, bisogna in priorità distribuire le dure alle persone ferite (principalmente da pezzi di lamiera ondulata caduta dalle case distrutte), distribuire acqua e viveri, cercare rifugi per la popolazione senza tetto, identificare e inumare i morti, e anche sotterrare gli animali morti.

 

La situazione a Gonaives è particolarmente grave; altri luoghi a nord di Haiti sono stati colpite in uguale maniera, precisamente la città costiera di Port-de-Paix, l’Isola della Tartaruga e le regioni montagnose intorno a Gonaives. In occasione di una missione di valutazione, una squadra congiunta CICR e Croce Rossa haitiana ha scoperto un villaggio situato fra Cap-Haitien e Gonaives dove le intemperie hanno provocato la morte di 28 persone e la distruzione di numerose case. La strada fra queste due città divisa dal fiume in piena, e la Società Nazionale si sforza di organizzare soccorsi per il villaggio.

 

Il CICR, che è presente in maniera permanente a Cap-Haitien, ha potuto mettere a disposizione una squadra rapidamente. La Federazione internazionale invia attualmente personale e materiale supplementare e prossimamente assumerà la direzione generale delle operazioni di soccorso della Croce Rossa.

 

 

 

 

 

3-CICR NEWS nr. 109 del 16 settembre 2004
“Giordania: conclusione di un seminario regionale sul diritto internazionale umanitario »

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Il CICR ha organizzato recentemente un seminario sul diritto internazionale umanitario che ha riunito 40 professori in diritto provenienti da 15 paesi arabi e del Pakistan. Aprendo la riunione ad Amman, il ministro giordano dell’Istruzione superiore, Dr. Issam Za’balawi, ha dichiarato davanti a 250 diplomatici giordani e stranieri, professori di diritto e rappresentanti delle forze armate e della società civile, che la Giordania resta determinata a rinforzare l’insegnamento del diritto umanitario nelle scuole e nelle sue università. Ha comunicato che otto facoltà di diritto hanno già cominciato l’insegnamento di questa branchia del diritto e che altre lo andranno ad inserire prossimamente.


I partecipanti hanno appreso con grande interesse, come gli autori delle violazioni del diritto internazionale umanitario possano essere considerati responsabili dei loro atti. La questione è stata esaminata da un gruppo di esperti. Presieduta dal ministro di Stato e porta parola del governo giordano, Asma Khader, il gruppo comprende precisamente il giudice Sang-Hyun Song della Corte penale internazionale e il giudice Amin Mehdi del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia.


Al termine del seminario, numerosi partecipanti hanno espresso la loro ferma volontà di continuare a allargare la rete di professori arabi insegnanti di diritto internazionale umanitario con vivo interesse a diffondere i suoi principi e le sue regole nelle facoltà arabe di diritto. Un professore della Libia ha rilevato che la riunione aveva permesso ai partecipanti di familiarizzare con i numerosi strumenti e con le migliori metodologie di insegnamento del diritto internazionale umanitario. <Io so che il diritto internazionale umanitario è ampiamente schernito ai nostri giorni> dice un partecipante del Libano, < e, nonostante tutto, io resto fermamente convinto che l’applicazione delle sue regole e dei suoi principi possa portare cambiamenti>.

 

 

 

 

4-« Le visite dei CICR alle persone private di libertà : ex detenuti e delegati condividono la loro esperienza>. Tratto dal sito web del CICR al link:

http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/detention_testimonies_040713

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

Comitato Internazionale della Croce Rossa 29 Luglio 2004

 

Visite del CICR ai detenuti: persone liberate testimoniano

I delegati del CICR visitano le persone private della libertà in situazione di conflitto armato dal parossismo della Prima Guerra mondiale. Oggi, ex detenuti condividono pensieri e sentimenti riguardo al ruolo del CICR attraverso lettere, interviste, discorsi e altre testimonianze scritte.

 

< Portandoci la posta e ottenendo che i nostri familiari ci possano visitare, il CICR ha cambiato la nostra vita > Ecco le parole di un ex detenuto, uno fra i milioni che il CICR ha visitato nel lungo arco dei 140 anni di storia, nel quadro del mandato che la comunità internazionale gli ha conferito: garantire che le persone private della libertà nel contesto di un conflitto armato siano protette dagli abusi e detenute in condizioni conformi al diritto internazionale umanitario.

Solo nel 2003, il CICR ha visitato circa 470.000 detenuti in circa 2000 centri di detenzione in 80 paesi nel mondo.

Gli archivi del CICR sono pieni di esempi di progressi realizzati e di migliorie fatte grazie alla strategia dell’Istituzione: lavorare nelle retrovie.

Lettere come quella di Ali Najab, un Marocchino detenuto dal Fronte Polisario per 25 anni prima di essere liberato nel 2003. <E’ grazie al CICR che noi abbiamo salvato la nostra dignità di esseri umani…… è il lavoro del CICR che ha sempre rianimato la nostra speranza……>

O di Souha Béchara, una donna libanese che ha passato 10 anni nella prigione di Khiam, nel sud del Libano, che ha descritto la sua esperienza nel suo libro “Resistente”. <Il CICR aveva vinto una prima battaglia al termine di una lunga lotta. Per la loro caparbietà, i delegati hanno finalmente ottenuto che le famiglie potessero fare visita ai loro familiari detenuti >
E Mike Durant, un pilota americano detenuto in Somalia in ottobre 1993, si ricorda l’impatto emotivo provocatogli dalla visita di un delegato CICR. <Quando sono partito, ho provato un profondo rispetto verso le persone che lavorano per il CICR, per i rischi che corrono, e le attività che svolgono in favore degli sfortunati di cui io faccio parte.>

O le parole di Ricardo Gadea Acosta, un giornalista peruviano detenuto negli anni 90. <Grazie a queste visite, ho capito che la polizia e le forze armate erano controllate da una presenza di una Istituzione internazionale prestigiosa, quale è il CICR>

Queste testimonianze mettono in evidenza l’efficacità che può avere la strategia del CICR e il ruolo essenziale che esso gioca nella qualità di sola organizzazione internazionale che mantiene una presenza continua nei luoghi di detenzione nel mondo.

Per saperne di più sul mandato del CICR concernente le visite alle persone privare di libertà nell’ambito di un conflitto armato…… (leggete l’articolo ““Visite del CICR alle persone private di libertà: un mandato ricevuto dalla comunità internazionale, esercitato dappertutto nel mondo.” che segue, n.d.t.)

 

 

 

 

5-Tratto dal sito web del CICR al link http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/detention_testimonies_040713

“Visite del CICR alle persone private di libertà : un mandato ricevuto dalla comunità internazionale, esercitato dappertutto nel mondo.”

27.02.2004 - Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

 

 

Nel 2003, il CICR ha visitato 469.647 prigionieri e detenuti incarcerati in 1.933 luoghi di detenzione in 73 paesi. 126.922 di queste persone sono state seguite individualmente.

 

Perchè visitare i prigionieri ?


Visitare le persone private di libertà nell’ambito di un conflitto armato è una delle attività principali di protezione del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).

 

Il principio delle visite è il seguente: le persone che sono fatte prigioniere o che sono detenute durante un conflitto, o a seguito di questo, sono considerate da chi le ha catturate come nemici. Esse devono dunque beneficiare dell’intervento di un organismo neutro ed indipendente che assicurerà che esse sono trattate umanamente ed incarcerate in condizioni corrette, e che esse abbiamo la possibilità di scambiare notizie con la loro famiglia.

 

Durante la Prima e la Seconda Guerra mondiale, innumerevoli prigionieri – tedeschi, americani, britannici, francesi o altre nazionalità – hanno beneficiato di queste visite e hanno ricevuto pacchetti e messaggi inviati dai loro familiari. Quest’azione è sempre svolta oggi, per esempio, attraverso le visite ai prigionieri di guerra del conflitto interno fra l’Etiopia e l’Eritrea, o nel Sahara Occidentale.

 

Umanità, imparzialità, neutralità……

Il diritto internazionale umanitario – compreso le Convenzioni di Ginevra e tutti gli altri trattati che proteggono le persone in tempo di conflitto – sottolinea che nessuna distinzione deve essere fatta fra le parti; che non ci sono dei gradi di trattamento umano riservato a certi gruppi in funzione dei loro supposti meriti; che non ci sono “buone” o “cattive” vittime, che non ci sono vittime “meritevoli” o vittime “indegne”: tutti i prigionieri hanno diritto a un trattamento umano.

 

Il Ruolo del CICR

Il CICR è stato creato circa 140 anni fa per occuparsi dei problemi di un gruppo specifico delle vittime di guerra: i soldati feriti. Molto velocemente, intanto, l’istituzione, la cui neutralità era largamente riconosciuta, ha potuto stabilire delle liste di prigionieri della guerra franco-prussiana del 1870. Il semplice fatto di trasmettere queste liste, ha permesso di rassicurare le famiglie che vivevano nell’angoscia, e questa resta il “cuore” dell’azione del CICR in tempo di guerra.

Nel corso degli anni, il CICR ha intensificato le sue attività in questo settore, la comunità internazionale gli ha esplicitamente dato per mandato di sorvegliare che queste regole precise enunciate nelle Convenzioni di Ginevra del 1949, siano messe in opera. I prigionieri di guerra sono specificamente protetti da queste regole.


Al CICR viene anche riconosciuto il diritto di offrire i suoi servizi, per visitare altre categorie di persone detenute in occasione di conflitti e di disordini interni – i detenuti che si appellano alla “sicurezza” o “politica”. Nella grandissima maggioranza dei casi, il CICR ha potuto convincere le parti in guerra nel mondo a trattare i detenuti conformemente i principi umanitari definiti nelle Convenzioni di Ginevra, alle quali quasi tutti i paesi del mondo hanno aderito.

 

Questo principio ha permesso al CICR, in qualità di intermediario specificatamente neutro nei conflitti, di insistere sulla necessità di ottenere l’accesso ai prigionieri di ogni parte, qualunque siano le forze di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Bosnia, i soldati americani in Yugoslavia, o i soldati britannici in Iraq, per citare degli esempi. E’ lo stesso principio che regola l’azione svolta dal CICR visitando i talibani o i membri di Al-Qaida nelle mani delle forze americane o afgane – né più, né meno.

 

L’esperienza ha confermato che il rispetto delle regole umanitarie fondamentali in tempo di guerra, oltre a prevenire, almeno limita le atrocità, contribuisce a ristabilire la fiducia e facilita la riconciliazione alla fine di un conflitto. Il non rispetto di queste regole, al contrario, può creare un cerchio vizioso di crudeltà, nella quale non ci sono vincitori.

 

Lo scopo delle visite del CICR

 

Bisogna precisare bene che le visite del CICR non sono fatte per ottenere la liberazione dei prigionieri (salvo in casi particolari, per ragioni strettamente mediche e umanitarie).

Le procedure abituali del CICR, che sono chiaramente esposte alle autorità detentrici prima delle visite, comprendono la registrazione dei prigionieri, una valutazione di ogni struttura riservata ai prigionieri, o da essi utilizzati, un incontro senza testimoni con ciascuno o con l’insieme dei prigionieri per discutere i problemi che potranno sottoporre la maniera come sono trattati o le condizioni di detenzione ; la distribuzione di formulari standard, che saranno utilizzati per redigere un messaggio indirizzato ai familiari (dopo l’approvazione delle autorità detentrici, il messaggio sarà, nella misura del possibile, trasmesso dal CICR). Con l’accordo dei prigionieri, i problemi sono immediatamente sottoposti alle autorità, per tentare la loro risoluzione.

I rapporti scritti che il CICR elabora dopo ogni visita sono consegnate alle autorità detentrici e non sono destinati ad essere pubblicati – in effetti, è più facile risolvere i problemi attraverso un dialogo costruttivo, fondato sulla fiducia reciproca, che sotto le luci dei media, la cui cosa comporterebbe inevitabilmente un rischio di politicizzazione. E’ la ragione per la quale il CICR non fa dichiarazioni pubbliche su questioni quali quelle di eventuali problemi relativi ai trasporti dei prigionieri o alle condizioni di detenzione.

 
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