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n° 282 del 20 Settembre 2006 Stampa E-mail
mercoledì 20 settembre 2006
20 Settembre 2006
nr. 282

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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 Contenuto:

Nota: Da qualche settimana è stata aperta un'altra sezione speciale che affianca la situazione Libano. E' sulla "situazione Sri Lanka" che, pur  non essendo sotto i riflettori dei media, è carica di problematiche riconducibili al conflitto armato in atto da tempo ormai........ ed i più vulnerabili sono, come al solito, i civili. Riportiamo in questo spazio gli aggiornamenti in italiano delle news pubblicate sui siti internazionali.

M.Grazia Baccolo
 
1 - Tratto dal Magazine del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa nr.1/2006 http://www.redcross.int/FR/mag/magazine2006_1/14-15.html
“Un nuovo inizio per la Croce Rossa del Brasile”
Traduzione non ufficiale di Barbara D’Urso

2 - 11 settembre 2006
Peru: esperti e autorità sud americane presenti al seminario internazionale sulla salute in prigione
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

3 - Rivista del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa – n° 2 / 2006
Raid Cross: un gioco fatto per imparare
di Åsta Ytre, Ufficio Comunicazione Giovanile – Federazione Internazionale
traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

4 -  1 settembre 2006
Territori Palestinesi: simulazione per addestrare le squadre della Mezzaluna Rossa
A cura di Bernard Barrett, CICR - Ramallah
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

5 - al sito www.cri.it
Diritto internazionale: Barra, garantite risposte adeguate
Roma 19-09-2006
Il ruolo della CRI

1 - Tratto dal Magazine del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa nr.1/2006 http://www.redcross.int/FR/mag/magazine2006_1/14-15.html
“Un nuovo inizio per la Croce Rossa del Brasile”
Traduzione non ufficiale di Barbara D’Urso


Il Brasile è il paese più ricco dell’America latina, ma un terzo dei suoi abitanti vive nella povertà. Dopo dieci anni d’inattività, la Croce Rossa brasiliana è nel pieno della ricostruzione e può ormai concludere il suo obiettivo principale: migliorare le condizioni di vita dei più poveri.

Lontano, su spiagge celebri al mondo e quartieri chic di Rio de Janeiro, si estendono dei tuguri in cui vivono circa due milioni di persone. A Rio, come nel resto del Brasile, quasi un terzo della popolazione vive in povertà. Il fenomeno non è dovuto ad una mancanza di richezza - il Brasile è la decima economia al mondo - , ma al modo in cui questa ricchezza è ripartita. Nel 2005, uno studio ha mostrato che l’1% della popolazione deteneva il 13% della ricchezza nazionale, cioè quanto il 50% dei cittadini più poveri.

Ecco perché 54 milioni di persone vivono in povertà nel paese più ricco dell’America latina. Le differenze di reddito sono oggi il problema più cruciale del Brasile e una delle sfide che il governo deve rilanciare.

Cercare di migliorare lo stato dei più vulnerabili è uno dei fondamentali obiettivi della Croce Rossa brasiliana, oggi in piena ricostruzione dopo dieci anni di quasi totale inattività. Nel 2004 l’elezione di nuovi dirigenti e l’approvazione di un piano strategico marcano una svolta decisiva.

Un problema di disuguaglianza

«Se si dovessero descrivere con una parola le cause della vulnerabilità in Brasile, quella sarebbe disuguaglianza», spiega Fernando Casanova, coordinatore della delegazione regionale per l’America del Sud della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa a Buenos Aires (Argentina). «La distribuzione delle ricchezze e delle risorse è marcata dalla disuguaglianza, essa stessa causa di povertà».

«La Croce Rossa brasiliana ha scelto di dare le sue priorità a: sanità, catastrofi, programmi comunitari, giovani e volontari. Tutti questi programmi saranno realizzati nell’ottica di aiutare i più vulnerabili», afferma Gabriel Santangelo, del Comitato Internazionale della Croce Rossa a Buenos Aires.

Il piano strategico della Società nazionale è orientato su quel terzo della popolazione che vive con meno di 33 dollari al mese. Secondo il documento, «sopravvivere con un tale reddito significa vivere in cattive condizioni di alloggio e di igiene, senza accesso all’educazione e con un’alimentazione insufficiente e inadatta.



A breve scadenza, la Società nazionale considera di inserire le sue attività per concentrarle sui gruppi più vulnerabili. L’obiettivo è di trovare dei nuovi mezzi per aiutare i numerosissimi poveri da questo momento fino al 2008. Le attività comprendono un programma nazionale di sanità, dei programmi a fondo comunitario, dei programmi di preparazione e d’intervento in caso di catastrofe e la formazione dei volontari.

Disoccupazione e violenza sono così al centro dei programmi della Società nazionale. Nello Stato di Rio de Janeiro, il tasso di disoccupazione raggiunge il 9% e arriva fino al 19% nelle favelas.

L’obiettivo del 2008 per la ristrutturazione della Croce Rossa brasiliana non è stato scelto a caso: l’anno segnerà, infatti, il centenario della sua fondazione. Il suo primo presidente, Oswaldo Cruz, aveva lanciato delle campagne di igiene pubblica a Rio de Janeiro agli inizi del 20° secolo. D’allora, la Società ha servito i Brasiliani nella vita quotidiana, ma anche nei momenti critici, in periodi di inondazione o di secchezza.

Tuttavia, problemi amministrativi a Rio de Janeiro hanno causato la paralisi delle attività nazionali tra il 1992 e il 2001. Un debito di 2,3 milioni di dollari ha ridotto a quasi nulla l’attività della sede, che non molto tempo fa impiegava più di 130 persone mentre oggi non conta più di 18 collaboratori rimunerati.

Anche durante gli anni difficili, quando la sede non era in grado di dare né direzione né sostegno, hanno continuato a funzionare in maniera indipendente 16 sezioni nello Stato e 36 a livello locale. «Ogni sezione lavorava sui problemi locali della propria regione», spiega Luiz Fernando Hernàndez, il presidente della Croce Rossa brasiliana.

Delle barche sull’Amazzonia

In questo periodo, delle barche che trasportavano i volontari della Croce Rossa brasiliana sono state spesso, per le popolazioni che vivono nelle zone inaccessibili dell’Amazzonia, l’unico mezzo per avere accesso a dei servizi di sanità.

Nello Stato di Parà, nel nord del paese, la sezione locale, forte di 3000 volontari, ha collaborato con un gruppo ecologista per riciclare i rifiuti. E’ un modo per proteggere l’ambiente creando degli impieghi e ritirando denaro per i poveri.

Nello Stato di Maranhao, uno dei più poveri del paese, la sezione locale forma gruppi di giovani dai 14 ai 24 anni per prepararli alla vita attiva. «Nel nostro Stato si trova il fulcro delle nunerose contraddizioni del paese», spiega il presidente della sezione di Maranhao, Carmen Maria Texeira Moreira. «Il tasso di disoccupazione è elevato, mentre l’industria afferma di non trovare lavoratori qualificati».

Fondata nel 1914, la sezione di Minas Gerais è una delle più vecchie del paese. Nel corso degli ultimi anni, ha organizzato corsi di formazione per personale infermieristico e soccorritori. La segretaria generale, Màrcia Fernandes Zazà, precisa: «Applichiamo oggi il piano strategico per riconcentrarci sulle persone più vulnerabili».



Trarre profitto dalle capacità del Brasile

Per il presidente Luiz Fernando Hernàndez, le sezioni non devono rinunciare alla loro specificità. «Prepariamo, d’accordo con le sezioni, delle attività nazionali, ma esse continuano ad agire per risolvere i problemi locali».

La Croce Rossa brasiliana ha messo alla prova il suo vigore, ritrovato dopo lotsunami del 2004: essa ha raccolto 300 tonnellate di viveri, di vestiario e di medicinali, così come 705 000 dollari per aiutare le vittime della catastrofe nell’Oceano Indiano. «Fu una colletta senza precedenti nell’America latina, spiega Luiz Fernando Hernàndez. Abbiamo raccolto più del doppio delle somme rilevate negli altri paesi della regione. Oggi, l’obiettivo della Società è di dedicare questa capacità alle persone più vulnerabili del paese e di fare di tutto per migliorare le loro condizioni di vita».

Roberta Jansen
Giornalista di “O Globo” (Brasile)

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2 - 11 settembre 2006
Peru: esperti e autorità sud americane presenti al seminario internazionale sulla salute in prigione
Per cinque giorni, esperti ed autorità provenienti da Argentina, Cile, Paraguay, Ecuador, Bolivia, Brasile, Uruguay e Peru hanno scambiato le loro esperienze durante un seminario internazionale sulla salute in prigione, che si è tenuto oggi, 11 settembre 2006,a  Lima, Peru. Tratterà i diversi problemi riguardanti la salute nei centri di detenzione.
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

ra gli argomenti discussi: elementi basilari necessari per creare un sistema sanitario all'interno delle prigioni, struttura e funzionamento di tale sistema e legami con il settore della sanità pubblica, controllo della tubercolosi e cura dell'HIV/AIDS.



 L'incidenza di malattie come la tubercolosi può essere fino a cento volte superiore tra le mura delle prigioni che tra la popolazione; questo può essere dovuto al sovrafollamento, alla mancanza di spazio, all'assenza di diagnosi precoce della malattia, o al trattamento inadeguato della malattia e la conseguente resistenza alle cure farmacologiche. La situazione nelle carceri, che sono fortemente interessate dal fenomeno della tubercolosi, è strettamente collegata alla salute pubblica, essendo che la popolazione si muove tra i confini della prigione ed il mondo esterno, con la possibilità che la malattia si diffonda in entrambi gli ambienti.



Un'esame più approfondito dei problemi sanitari all'interno delle prigioni renderà più semplice trovare soluzioni appropriate. Alla luce di ciò, gli organizzatori credono che lo scambio di esperienze sia positivo e contribuisca a mettere meglio a fuoco il problema. Per il Peru e la Bolivia, la condivisione di queste esperienze è di particolare importanza, essendo che entrambi i paesi attraversano una fase di ristrutturazione dei propri sistemi sanitari carcerari.

Le presentazioni saranno tenute, tra gli altri, da Hernan Reyes, un medico del CICR con oltre 20 anni di esperienza nelle visite alle prigioni di tutto il mondo; membri di Medici Senza Frontiere; direttori sanitari del mondo carcerario dei paesi partecipanti; professionisti sanitari che operano nelle carceri ed esperti provenienti dai ministeri della salute dei paesi convenuti.

Il seminario è stato organizzato dall'Istituto Nazionale Carcerario Peruviano e dal CICR, ed è la prima volta che il CICR partecipa all'organizzazione di questo tipo nel continente americano.

Tratto dal sito del CICR:
http://www.icrc.org/Web/eng/siteeng0.nsf/html/peru-news-110906!OpenDocument

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3 - Rivista del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa – n° 2 / 2006
Raid Cross: un gioco fatto per imparare
di Åsta Ytre, Ufficio Comunicazione Giovanile – Federazione Internazionale
traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo


 
Ragazzi e ragazze tentano di passare un check-point. Di fronte hanno molti ostacoli: campi minati, blocchi stradali. Indossano pettorina e distintivo di riconoscimento. Parlano con calma ai soldati che puntano loro i fucili.

“Siamo volontari della Mezzaluna Rossa: siamo venuti per portare aiuto ai feriti.”

Facendo attenzione a dove mettono i piedi per evitare i pericoli, questi giovani si fanno strada verso il loro obiettivo: un gruppo di persone, rimaste vittime del conflitto, che hanno bisogno di assistenza umanitaria.

La scena potrebbe svolgersi in ogni luogo e in ogni tempo, nell’ambito di una situazione qualsiasi di conflitto armato; ma questa volta si tratta soltanto di un gioco di ruolo, ambientato nel paese immaginario di Haddar, che è stato attaccato dal vicino stato di Deldar. Questi giovani sono volontari della Mezzaluna Rossa Marocchina e stanno partecipando ad uno stage di formazione su “Raid Cross”, un gioco concepito per aiutare a comprendere quali sono le principali questioni di carattere umanitario che si pongono in un conflitto armato. Le “mine” sono di carta e i “blocchi stradali” sono nient’altro che sedie capovolte. Gli stessi “soldati” sono interpretati da altri volontari della Mezzaluna Rossa.

Non si tratta di un gioco per bambini

Raid Cross è stato realizzato dalla Croce Rossa Francese e dalla sezione francofona della Croce Rossa Belga, ed è basato su un gioco di ruolo ideato da Antoine Gran, un volontario belga che è stato anche un boy scout. Dopo aver pensato questa attività per far avvicinare i giovani scout ai principi fondamentali del diritto internazionale umanitario, ne ha fatto dono alla Croce Rossa Belga. Le due Società Nazionali hanno sviluppato il gioco insieme. In seguito alla conclusione, nell’aprile 2005, di un accordo tra le Società Nazionali di Francia e Belgio, la Federazione Internazionale, il CICR e l’Organizzazione mondiale del Movimento Scout, il gioco viene attualmente diffuso in tutto il mondo.



Raid Cross prevede sette postazioni o scenari che si riferiscono al tema dei prigionieri di guerra, al trattamento dei feriti, ai combattenti, all’assistenza umanitaria, alle procedimento decisionale militare o alle responsabilità in seguito ad un conflitto. Possono giocare fino a 90 persone contemporaneamente.

Sarah Viale, responsabile della diffusione del DIU della Croce Rossa Francese, è stata impegnata nel gioco ben prima che questo raggiungesse l’attuale connotazione. “Il gioco era abbastanza lungo e studiato apposta per gli scout,” ha detto, “ma l’idea in sé era buona. Lo abbiamo semplicemente adattato alla realtà di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.”

“La rete del movimento scout è un eccellente veicolo di diffusione della conoscenza del diritto internazionale umanitario. Ma Raid Cross consente anche alle Società Nazionali e alle organizzazioni scout nazionali di sviluppare i rapporti di mutua collaborazione.”

Raid Cross è già stato scaricato in lingua inglese e francese, dal sito FedNet (extranet della Federazione Internazionale), da giovani volontari di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa di ogni parte del mondo, e numerose organizzazioni nazionali scout stanno contattando le Società Nazionali per cominciare a giocare. Raid Cross si è svolto in paesi diversi tra loro, quali ad esempio l’Armenia, la Mauritania e il Regno Unito. Si sta lavorando alla traduzione in spagnolo e arabo.

Sarah Viale sottolinea che il valore autentico del gioco sta nel fatto di produrre sempre un qualche effetto positivo. “I giocatori si divertono e ogni volta imparano qualcosa di nuovo,” spiega. “Ovunque ha il medesimo successo, anche quando viene giocato in altri paesi e in contesti culturali diversi.”

Bejamin ha sedici anni e ha partecipato a Raid Cross in Francia. “Dopo aver giocato, non potrò più guardare la guerra come prima: non si tratta soltanto di attaccare, uccidere e difendersi. Bisogna anche proteggere i civili ed occuparsi dei feriti, anche se sono nemici.”


Il gioco

In ciascuna delle sette postazioni, i partecipanti interpretano un ruolo differente: possono essere combattenti, civili oppure operatori umanitari. Le attività sono studiate per illustrare le diverse regole e mostrarne ai giocatori la rilevanza pratica.

I giocatori non devono essere degli esperti di diritto internazionale umanitario. Qualsiasi volontario che sia stato formato può essere il leader del gioco. Allo stesso modo, non vi sono particolari requisiti per i partecipanti. In Francia, Raid Cross viene soprattutto impiegato con i giovani tra i 12 e i 18 anni, ma l’età può variare in base al contesto culturale e al paese. L’idea centrale è che i bambini ed i giovani adulti di oggi debbano imparare il diritto della guerra perché saranno i cittadini, i soldati e i leader politici di domani. Raid Cross insegna loro a proteggere la vita e la dignità umana durante i conflitti armati e, di conseguenza, in ogni altra circostanza.



La sessione formativa è terminata: è ora che i volontari della Mezzaluna Rossa Marocchina mettano alla prova ciò che hanno imparato. I loro primi giocatori sono stati i partecipanti alla Quinta Conferenza della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa del Medio Oriente e Nord Africa, che si è svolta a Marrakesh nel maggio 2006.

“Signore, faccia attenzione! Sta per mettere il piede su una mina”! Perplessi, i partecipanti alla Conferenza, che si stavano avviando al punto ristoro per una pausa caffè, si accorgono immediatamente dei fogli sul pavimento con scritto “Pericolo! Mine!”



I partecipanti iniziano quindi a prestare attenzione a dove mettono i piedi. Ad alcuni viene chiesto di indossare le pettorine con la Mezzaluna Rossa e di portare cibo e acqua attraverso il campo. Vengono allora fermati da alcune guardie che domandano loro: “Signore, mi mostri il suo distintivo! Dove state andando?”

Dopo aver superato il campo minato alla postazione di assistenza umanitaria, i partecipanti alla conferenza incontrano la postazione della artiglieria, in cui viene chiesto loro di diventare soldati e di attaccare gli obiettivi con palline da tennis. Molti civili e anche qualche operatore umanitario viene fatto cadere. Viene spiegato ai partecipanti ciò che hanno fatto: “Pensate che un ospedale possa essere attaccato?” Malgrado la tazza di caffè che li attende, i delegati sono coinvolti dal gioco e molti si attardano o si mettono a discutere con i volontari della sezione giovanile della Mezzaluna Rossa Marocchina che hanno organizzato il gioco.

I volontari hanno anche predisposto alcune dimostrazioni di Raid Cross nella trafficata piazza Jamal el Fna di Marrakesh. Nel pomeriggio, quando fa meno caldo, la piazza si riempie di venditori, guaritori, cantastorie, incantatori di serpenti…e di volontari della Mezzaluna Rossa che invitano gli scolari e i passanti a partecipare ad attività per imparare il primo soccorso e la sicurezza stradale e, per la prima volta, a giocare a Raid Cross. Alcuni studenti si mettono in fila per diventare soldati ad una postazione di artiglieria e ascoltano attentamente i volontari che spiegano loro le regole della guerra prima di raggiungere il fronte, armati con palline da tennis. Prendendo la mira con attenzione, cercano di colpire con le palle alcune bottiglie di plastica con un’immagine, sperando di centrare un obiettivo militare.




Il processo

Il gioco si conclude con un processo, o un bilancio finale. Se, durante il gioco, i partecipanti comprendono sempre meglio quali sono i loro doveri – non abbandonare mai sul campo di battaglia una persona ferita, evitare di colpire gli obiettivi civili – Sarah spiega che è al momento del processo che si percepiscono realmente gli effetti del gioco.

Tutti i leaders del gioco sono arrestati e i giocatori li accusano di non aver seguito le regole della guerra. Poi i giocatori cercano delle sanzioni appropriate. Infine, le squadre hanno la possibilità di difendersi: spesso dicono di essere state costrette a prendere le decisioni sbagliate.

Alla fine della discussione, le squadre comprendono la necessità di svolgere un processo, dal momento che possono aver abbandonato un ferito sul campo di battaglia o colpito un bene civile. Ogni squadra viene giudicata collettivamente, per evitare di colpire solo alcune persone. Sarah Viale racconta che soltanto una volta un a squadra non è stata condannata alla fine del processo. In quel caso,quando è stato chiesto come mai avessero commesso dei crimini di guerra, i membri della squadra hanno risposto: “Quando siamo arrivati questa mattina, ci avete detto che non avevamo altra scelta: dovevamo combattere. Ma siamo soltanto dei bambini ed è proibito servirsi dei bambini come soldati.” Questa squadra è stata assolta e inviata ad un centro di riabilitazione del CICR per bambini-soldato.



In ogni postazione, i giocatori ricevono un pezzo di un puzzle; dopo il processo, usano i pezzi di puzzle per ricostruire il paese di Haddar. È la loro ricompensa finale per aver compreso e rispettato il diritto internazionale umanitario.



 
Tratto dal sito della Rivista del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2006_2/26-27.html

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4 - 11 settembre 2006
Territori Palestinesi: simulazione per addestrare le squadre della Mezzaluna Rossa
Aumenta l'impegno della Mezzaluna Rossa Palestinese nell'organizzazione dei propri corsi di formazione, come dimostra nella recente esercitazione svolta per permettere alle squadre di soccorso di perfezionare la capacità di risposta alle maxi-emergenze.
A cura di Bernard Barrett, CICR - Ramallah
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly


"Sono trascorsi venti minuti dall'esplosione all'arrivo della prima vittima al posto medico avanzato" nota la Dana Banke del CICR. "Per un evento come questo non è per nulla male."

Banke è una delegata del CICR che opera a Ramallah con la Mezzaluna Rossa Palestinese. La situazione si riferisce all'esercitazione pratica che ha concluso il corso di formazione "posto medico avanzato", una parte del programma di disaster management della PRCS.

L'esercitazione era anche intesa a mettere alla prova il coordinamento tra il servizio ambulanze della PRCS, la polizia e la difesa civile. I 24 partecipanti hanno dovuto assicurare un triage adeguato sia sul teatro dell'incidente sia all'interno del posto medico avanzato, che avevano allestito nel cortile della vicina scuola.

Forte esplosione

lo scenario è stato costruito partendo dall'esplosione del deposito di ossigeno nei sotterranei della sede centrale della PRCS. L'inizio della simulazione è stato segnalato dalla forte esplosione e dalle venti vittime, sdraiate a terra in pozze di sangue artificiale, che invocavano aiuto. Un pneumatico bruciato all'ingresso, unito alle grida di parenti e amici che accorrevano e al cordone della polizia intorno all'area conferivano l'effetto realistico.

Nelle prime ore della mattina, Banke ed i suoi colleghi della PRCS avevano impiegato due ore per istruire e truccare le vittime. I differenti tipi di ferite sono state selezionate per permettere la valutazione delle capacità di eseguire il triage da parte dei partecipanti. I casi includevano ustioni gravi, eviscerazioni, emorragie massive arteriose, intossicazioni, fratture, ferite toraciche e anche una gravidanza.

Banke, una specialista canadese in maxi-emergenze, osserva la gestione della scena, annotando le informazioni che poi utilizzerà nel corso del successivo de-briefing ai partecipanti con gli istruttori della PRCS.

"Questa è la terza edizione del corso in tre anni", afferma. "Durante le passate edizioni, la maggior parte degli istruttori proveniva da altre Società di Croce Rossa / Mezzalua Rossa, ma ora la PRCS può contare sul proprio personale per le attività di formazione e quindi gestire autonomamente la formazione. Tutto il materiale è stato prodotto in arabo."

Necessità di autoprotezione

Il ruolo di Banke è di supporto tecnico, contribuendo alla stesura  dei contenuti del corso e delle presentazioni insieme ai colleghi della PRCS e di assistere la gestione dell'esercitazione. Inoltre, ha personalmente tenuto il modulo relativo all'"autoprotezione". Il modulo, sviluppato dal CICR perchè fosse diffuso in tutto il mondo, riguarda la riduzione del rischio durante le operazioni di soccorso sanitario e di assistenza umanitaria in situazioni di conflitto.

Bashmir Ahmed, il direttore del corso e coordinatore dell'unità di gestione dei disastri, afferma che l'esperienza di Banke, sia in Canada che nei conflitti e nei disastri naturali in tutto il mondo, gli ha permesso di dare un contributo inestimabile durante tutto il corso ed in particolare nel modulo sull'autoprotezione.

Tratto dal sito del CICR:
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/palestine-stories-110906?opendocument

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5 - Dal sito www.cri.it
Diritto internazionale: Barra, garantite risposte adeguate
Roma 19-09-2006
Il ruolo della CRI


Il Presidente Nazionale ha portato  il suo saluto ai partecipanti al 7° Convegno Nazionale Istruttori di Diritto Internazionale Umanitario dedicato a “Flussi migratori e fruizione dei diritti fondamentali”.

Massimo Barra ha illustrato il significato e il valore dell’azione della Croce Rossa in favore dei migranti richiamando i principi fondamentali del Movimento.  “Neutralità non significa essere neutrali di fronte alla sofferenza”,  ha ribadito,  invitando i volontari della CRI ad essere non solo “attivi” ma anche “attivisti”, sostenitori della causa di chi soffre, voce di chi non ha voce, senza distinzione alcuna.

Un ruolo esclusivo che coniuga advocacy e attività operative (“advocacy is on a safer ground when supported by activities”) e che la CRI può esercitare in maniera efficace anche grazie sua originale collocazione a cavallo tra la società civile e le istituzioni: una posizione privilegiata il cui grande valore strategico è stato sottolineato dal Presidente.

Le parole di Massimo Barra - accolte con grande calore dall’uditorio e richiamate dai relatori che hanno seguito - hanno evidenziato la  presenza di un patrimonio condiviso di valori che unisce la CRI al Movimento internazionale e al mondo accademico nella ricerca di risposte adeguate ad uno dei problemi più gravi ed urgenti del nostro tempo.
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