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n° 281 del 13 Settembre 2006 Stampa E-mail
giovedì 14 settembre 2006
13 Settembre 2006
nr. 281

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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 Contenuto:

1 - 11-09-2006  -  Sanremo (IM) –
“XXIX Tavola Rotonda sui Problemi Attuali del Diritto Internazionale Umanitario”
dal  sito web CRI Nazionale www.cri.it

2 - XXIX Tavola Rotonda sui problemi attuali del Diritto Internazionale Umanitario
Giustizia e Riconciliazione - Un approccio integrato
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

3 - Agosto 2006
Lavorando per il futuro
di Asta Ytre, funzionario dell’Ufficio per la Comunicazione Giovanile (testo) / Laurian Savoy (foto)
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

4 - Settembre 2006
Il diritto di giocare
di Marya Abdul Rahman, volontaria della Croce Rossa Giovanile Libanese
traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

5 - Settembre 2006
KaZantip: prevenzione dell’AIDS…on the move
di Oksana Shved, Direttore del Dipartimento Informazione e Comunicazioni
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

6 - 06-03-2006 Storie dal campo
“Yemen: Aiuti alle donne detenute e rifugiate”
Traduzione non ufficiale di Maura Montuori

7 - Dal Sito Web www.cri.it
Le Attività Internazionali della Croce Rossa Italiana
Delegati per Missioni Internazionali di soccorso e sviluppo
Circolare e requisiti per accedere ai corsi

8- allegato
IX Giornata di Studio sul Diritto Internazionale Umanitario:
“Armi Proibite e Diritto Internazionale: la guerra nell'era della globalizzazione”
Caravaggio (BG)  sarato 23 settembre 2006

 

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1 - 11-09-2006  -  Sanremo (IM) –
“XXIX Tavola Rotonda sui Problemi Attuali del Diritto Internazionale Umanitario”
dal  sito web CRI Nazionale www.cri.it

Il 9 Settembre 2006 si è conclusa a Sanremo la XXIX Tavola Rotonda sui Problemi Attuali del Diritto Internazionale Umanitario dal titolo “Giustizia e Riconciliazione. Un approccio integrato”, organizzata dall’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo con cui la C.R.I. collabora da molti anni.
Il 7 Settembre 2006 - in occasione dell’apertura dei lavori - è intervenuto il Presidente Nazionale C.R.I., Massimo Barra, che ha voluto essere presente all’evento organizzato annualmente dall’Istituto.
Il Presidente Nazionale ha sottolineato l’importanza di tali incontri ed ha ringraziato l’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo per l’attività svolta nel corso degli anni a favore del dialogo, della comprensione e della costruzione della pace.
Nell’affermare ancora una volta l’importanza del rispetto e della diffusione dei principi fondamentali della Croce Rossa, il Presidente Nazionale ha rinnovato la volontà politica della C.R.I. di essere accanto all’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo per l’importanza e per il significato delle sue attività.

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2 - XXIX Tavola Rotonda sui problemi attuali del Diritto Internazionale Umanitario
Giustizia e Riconciliazione - Un approccio integrato
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

L'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario (IIHL), in stretta cooperazione con il Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR), ha deciso di dedicare la propria 29° Tavola Rotonda sui problemi attuali del Diritto Internazionale Umanitario al seguente argomento:

"Giustizia e Riconciliazione - Un approccio Integrato"
Sanremo, 7-9 settembre 2006


Esperti governativi, membri delle Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, insieme ai membri delle organizzazioni non-governative e specialisti accademici, si incontreranno con lo scopo di valutare l'efficienza dei diversi metodi disponibili in questo campo ed il successo della loro implementazione ad oggi, oltre a fornire importanti considerazioni e conclusioni per gli anni futuri.

In occasione del 60° anniversario dell'istituzione del Tribunale Militare Internazionale, a Norimberga, che ha segnato i primi passi verso la persecuzione internazionale dei crimini di guerra, la Conferenza si concentrerà sull'evoluzione ed i successivi sviluppi del Diritto Internazionale Penale. Quali sono i casi aperti della giustizia internazionale? La comunità mondiale è stata in grado di elaborare un sistema giuridico internazionale? Ha agito in qualche modo da deterrente?

Dopo circa cinquant'anni dalla creazione dei Tribunali Militari Internazionali, istituiti rispettivamente a Norimberga  e Tokio, la creazione del Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia (ICTY) e per il Rwanda (ICTR), rappresentano un passo fondamentale per lo sviluppo del diritto penale internazionale. Seguendo primariamente la logica della punizione secondo la legge, stabilita dai Tribunali Militari Internazionali, i tribunali ad hoc hanno anche il compito di favorire la riconciliazione tra le parti.

La giustizia penale è stata quindi vista come necessaria sia per mostrare che nessuno è al di sopra della legge, sia per far conoscere l'illegittimità di ciò che è accaduto. L'intento era quello di integrare la riconciliazione all'interno del meccanismo giuridico: lo scopo della Conferenza è quindi quello di valutare il successo di questo obiettivo: il diritto penale internazionale è in grado di rispondere, e di integrare, i bisogni legali, politici e umanitari della giustizia del dopoguerra?


Lo Statuto di Roma del 1998, che ha portato alla creazione della Corte Penale Internazionale (ICC), è stato una pietra miliare nel consolidamento della giustizia internazionale. La Corte, entrata in funzione il 1° luglio 2002, è la prima corte penale internazionale permanente che ha il potere di giudicare i crimini internazionali più gravi. In ogni caso, alla Corte compete la giurisdizione complementare, rispettando il desiderio della comunità mondiale di promuovere la cooperazione tra i sistemi legali nazionali ed internazionali.

Uno strumento importante, di azione in questo senso, è stata la creazione di tribunali ibridi: la Corte Speciale per il Sierra Leone nel 1996 ed il Sistema di Monitoraggio dei Sistemi Giuridici nel 2001 a Timor Est, sono stati istituiti dalle Nazioni Unite insieme ai governi di questi paesi. Il successo di tali tribunali sarà valutato nel corso della Conferenza, che inoltre affronterà la questione dell'integrazione tra diversi sistemi giuridici. Inoltre, l'esempio della Camera dei Crimini di Guerra in Bosnia-Herzegovina sarà oggetto di dibattito.

In contrasto con la logica della giustizia penale, commissioni d'inchiesta sono state create nel corso degli anni, dove l'attenzione era più rivolta verso le vittime piuttosto che verso i criminali. Creando forum ufficiali dove le vittime di gravi violazioni dei diritti umani potevano riportare la propria esperienza, queste commissioni hanno lo scopo di portare la riconciliazione, la stabilità sociale e la (ri)costruzione nazionale. La Commissione Sud Africana per la Verità e la Riconciliazione (TRC), istituita nel 1995 dall'Atto di promozione dell'unità e della riconciliazione nazionali, sarà posta sotto i riflettori: con il mandato di tenere delle udienze sugli abusi commessi durante l'apartheid, il TRC è stato uno dei tentativi di maggior successo di riportare la pace e la riconciliazione in una nazione divisa.

La Conferenza inoltre discuterà di altri argomenti specifici, come il ruolo delle sanzioni nel processo di riconciliazione: la pena è preferibile all'amnistia? O, per rompere il circolo vizioso di violenze e portare la pace, è necessario dimenticare? Quali sono le soluzioni attualmente esistenti per portare prima all'attenzione internazionale, e poi di fronte alla giustizia le persone che normalmente non sono ritenute implicate nelle situazioni di violenza?

foto: http://web.iihl.org/iihl/images/default/Round%20Tablemini.jpg

Tutti questi argomenti saranno affrontati e discussi dalle più eminenti personalità internazionali del settore: membri della Corti Internazionali e dei tribunali ibridi, corti nazionali e commissioni della verità, rappresentanti di organizzazioni internazionali, notabili della Commissione per i Rifugiati delle Nazioni Unite, numerosi membri di organizzazioni non-governative come il Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR) e l'Organizzazione Mondiale contro le Torture (OMCT), membri di governo, numerosi esperti e docenti universitari saranno tra coloro che prenderanno parte al dibattito.

Tratto dal sito dell' IIHL di Sanremo:
http://web.iihl.org/Default.aspx?lang=en

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3 - Agosto 2006
“Lavorando per il futuro”
di Asta Ytre, funzionario dell’Ufficio per la Comunicazione Giovanile (testo) / Laurian Savoy (foto)
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

 

Yazan Torbeh, 25 anni, crede in un futuro migliore. Questo entusiasta volontario della Croce Rossa viene da Damasco, Siria, sta progettando di imparare sette lingue diverse in modo da poter “parlare con ogni persona al mondo” e concentra ogni suo sforzo nella diffusione del Diritto Internazionale Umanitario (DIU).

Il suo impegno per la Croce Rossa incominciò tre anni fa, quando si trasferì in Francia per studiare letteratura inglese e iniziò a partecipare alle attività della Croce Rossa Francese in qualità di volontario di primo soccorso. Imparando a proposito del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, Yazan inoltre è venuto a conoscenza della Mezzaluna Rossa in Siria. “È stato bello imparare che la Mezzaluna Rossa Siriana fa un buon lavoro e insegna il DIU.”

 



Yazan era venuto in Europa per imparare le lingue e avrebbe sempre voluto lavorare per le Nazioni Unite, ma una volta venuto a sapere dell’attività della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, si è avvicinato alla Croce Rossa Francese di Parigi, lavorando come volontario nel soccorso, sulle ambulanze e nella logistica.

Non ci è voluto molto perché Yazan si ritrovasse completamente coinvolto dalla Croce Rossa e presto il suo lavoro di volontario ha preso il posto delle lezioni e dello studio. “Sono venuto in Francia per studiare letteratura inglese,” ha detto, “ma in qualche modo la Croce Rossa è divenuta il mio oggetto di studio.” Per qualcuno, questo avrebbe potuto essere un problema, ma per Yazan il lavoro in Croce Rossa ha fatto maturare il sogno di poter lavorare un giorno per il Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Un anno dopo, la Croce Rossa Francese ha organizzato il primo corso di formazione “Raid Cross”. Raid Cross è un gioco di ruolo sulle regole della guerra ed è stato realizzato da un volontario belga, con il supporto della Croce Rossa Francese e Belga. Il gioco è ora diffuso dalle due Società Nazionali, dalla Federazione Internazionale, il CICR e l’Organizzazione Mondiale del Movimento Scout. Yazan ha partecipato alla primo turno di formazione ed è rimasto subito affascinato dal DIU e dall’idea di insegnare ai bambini ed ai giovani le regole della guerra.

“Insegnare ai bambini è importante,” sostiene. “Se si insegna il DIU a questa generazione, tra 50 anni tutte le generazioni avranno ricevuto un’educazione sul DIU, tutti sapranno qualcosa di questo diritto.”


“Raid Cross non è un gioco che riguarda soltanto la diffusione di informazioni sul DIU,” ha detto. “Sto parlando di ciò che i bambini ed i giovani possono imparare giocando, quando viene loro mostrata ciò che la guerra è in realtà. Al giorno d’oggi ci sono molti video games in cui si vince uccidendo il maggior numero di persone. I bambini di molte parti del mondo non sanno cosa sia veramente la guerra. Tutto ciò che imparano attraverso questi giochi è che, uccidendo di più, si vince prima. Giocando a Raid Cross, i partecipanti capiscono che non bisogna privare qualcuno dei propri diritti. Attraverso questo gioco, si può imparare a relazionarsi con gli altri esseri umani in ogni circostanza. Il risultato ottenuto è migliore di quello che si avrebbe dopo ore di corsi di formazione e lezioni.”

Finora, Yazan si è occupato della diffusione di Raid Cross in Francia, nel Regno Unito e in Svizzera. Quando si è trasferito nel Regno Unito per studiare l’inglese, ha contattato la Croce Rossa Britannica per organizzare un progetto pilota su Raid Cross nell’Isola di Man. A causa della mancanza di finanziamenti, ha continuato il suo lavoro su base volontaria ed è riuscito a mettere insieme i fondi necessari per far partire il programma. Ancora una volta, i suoi studi sono stati messi in secondo piano dalla attività in Croce Rossa. “L’idea era quella certamente di studiare e contemporaneamente seguire il progetto,” ha detto, “ma alla fine non avevo proprio tempo per studiare e così sono stato contento di aver migliorato il mio inglese lavorando con il progetto Raid Cross.”

Yazan ora si trova in Svizzera, dove lavora con la Croce Rossa Svizzera e il Bureau Svizzero degli Scout sul progetto Raid Cross. Spera di poter organizzare un giorno il gioco nel suo paese natale, ma sostiene che alcuni elementi del gioco dovrebbero essere adattati al contesto arabo. “Molte persone conoscono già che cosa sia la guerra e hanno sperimentato ciò che essa comporta e i problemi che causa,” ha detto. “Sarebbe difficile riportare le persone nuovamente nella realtà della guerra, pertanto ritengo sia necessario una versione differente del gioco.”

Malgrado le possibili difficoltà per portare il gioco nella regione, Yazan sostiene che ce ne sia davvero bisogno. “Sarebbe fantastico poter diffondere il DIU nei paesi arabi, insegnando che la guerra ha dei limiti.”

Da quando Yazan ha scoperto il Diritto Internazionale Umanitario attraverso il gioco Raid Cross, ha concentrato ogni suo sforzo su questo programma. Anche se era entrato in Croce Rossa per occuparsi di primo soccorso e logistica, il DIU è ormai divenuta la sua vera passione. “Io credo nel DIU,” dichiara Yazan. “È importante che la gente sappia, nel lungo periodo, che il DIU esiste: solo così si potrà cambiare il futuro!”

Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: http://www.ifrc.org/youth/activities/news/0608Geneva/index.asp

Per maggiori informazioni sul gioco di ruolo Raid Cross, consultare il sito della Federazione Internazionale al link: http://www.ifrc.org/youth/activities/raidcross/index.asp, oppure il sito del Magazine del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (n° 2, 2006) al link:
http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2006_2/26-27.html

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4 - Settembre 2006
“Il diritto di giocare”
di Marya Abdul Rahman, volontaria della Croce Rossa Giovanile Libanese
traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

 Sarà difficile dimenticare il suo viso minuscolo e la sua postura, ma ciò che colpisce di più sono i suoi occhi, che non parlano di giochi spensierati, ma ti fanno capire di aver assistito ad un conflitto brutale. Ho incontrato Fatima, una bambina di tre anni, durante la visita ad un ricovero temporaneo per sfollati rifugiatisi a Beirut.



Qualcosa mi ha spinto ad avvicinarmi a lei. Ripensandoci, saranno stati i suoi profondi occhi castani. Ho preso l’iniziativa e mi sono inginocchiata vicino a lei. Poi le ho rivolto la domanda che ho sempre fatto ad ogni bambino in tutti i cinque anni di volontariato presso la Croce Rossa Libanese: “Vorresti giocare, Fatima?” Tuttavia, non ho ricevuto una delle solite risposte: “Giocare? Ora? Sul serio?”. Non avrei mai immaginato che un bambino potesse dimenticarsi l’idea di giocare, ma la piccola Fatima era scappata dal suo villaggio nel Sud, lasciandosi dietro i suoi giochi e i suoi dolciumi.



Ci è voluto un po’ di tempo per convincere Fatima che Sì! Possiamo giocare! Questo, dopo tutto, è un suo diritto. Gli altri volontari avevano già riunito i bambini del rifugio per ricordare che nessuno può impedire loro di giocare. I volontari hanno predisposto un programma di intrattenimento per aiutare i bambini ospitati nei vari rifugi sparsi per il paese a gestire la stressante situazione che devono affrontare. Con queste attività, i bambini sono incoraggiati ad esprimere se stessi attraverso disegni, racconti, partecipando a piccole recite, ecc.
La piccola Fatima ha tirato un lembo della mia tuta consunta. Ho visto il suo sorriso; l’ho sentita ridere. Nella mezz’ora che è seguita, Fatima ha potuto essere di nuovo una bambina di tre anni. Ha corso tutto intorno, ha cercato di capire le regole di un nuovo gioco che Rana, una dei giovani volontari, stava cercando di spiegare in mezzo alle urla e alle risate. È stato rassicurante poter ascoltare di nuovo questi rumori innocenti, dopo essere stati abituati al suono orribile delle bombe e degli attacchi aerei.



Hala, un’altra giovane volontaria, mi ha mostrato una lista di nove scuole ancora da visitare e ha dato il segnale. Era tempo di andare e di salutare, con la promessa di ritornare il prima possibile per divertirsi ancora insieme. Fatima mi ha seguito fino all’uscita. “Giocheremo ancora insieme?” mi ha chiesto.
Sì, lo faremo piccola Fatima – sì, giocheremo insieme!



Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: http://www.ifrc.org/youth/activities/news/0609Lebanon/index.asp

Si segnala il sito internet della Croce Rossa Giovanile Libanese: http://www.redcross.org.lb/youth/index.htm



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5 - Settembre 2006
“KaZantip: prevenzione dell’AIDS…on the move”
di Oksana Shved, Direttore del Dipartimento Informazione e Comunicazioni
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo

“È un paradiso dove non ci sono limiti morali, con molto sole, una spiaggia perfetta e le calde acque del Mar Nero. Le notti sono lunghe e vi si può ascoltare, senza interruzione, ogni genere di musica elettronica!” Questa è la descrizione, piuttosto esplicita ed eccitante, di KaZantip, l’annuale festival internazionale di musica techno, di cui disponeva il gruppo di volontari della Croce Rossa Ucraina mentre preparava la trasferta.



I giovani volontari andavano a diffondere informazioni sulla prevenzione dell’AIDS, lo stigma e la discriminazione [NdT: per maggiori informazioni sulla campagna contro lo stigma e la discriminazione lanciata dalla Federazione Internazionale, visitare il seguente link: http://www.ifrc.org/WHAT/health/hivaids/antistigma] , e ad insegnare il primo soccorso a tutti gli appassionati di sport estremi che, con molta probabilità, si sarebbero radunati per il festival.

Il party più esclusivo

Nato dalla cultura della dance music dei primi anni novanta, KaZantip è l’annuale festival di musica elettronica che attira party goers (lett.: frequentatori di feste) non solo dalla Russia e dall’Ucraina, ma da tutto il mondo. Questa festa techno di grido, che quest’anno si è svolta dal 15 luglio al 26 agosto, nel periodo di alta stagione turistica in Crimea, è considerata come la “techno Woodstock russa”. Molti sono stati gli “abitudinari” che si sono ritrovati per l’edizione 2006 del festival, ma anche i nuovi arrivati, come i volontari della Croce Rossa, sono stati accolti come i benvenuti.



Conseguenze inaspettate

Durante il festival, Dima è stato uno dei molti volontari che hanno distribuito preservativi, insieme a due ragazze, entrambe di nome Tatyana, sfoggiando la t-shirt e la bandana con la Croce Rossa, che risaltavano tra l’abbigliamento tipico dei partecipanti al festival. “Sotto questo sole è facile divertirsi,” ha spiegato, “ma le decisioni prese quando sei in vacanza possono avere conseguenze inaspettate”.

I pericoli sono molteplici: scottature con vesciche o morsicature provocate dalle cosiddette pulci della sabbia sono solo alcuni dei rischi. Oltre al sole e alla sabbia ci sono altre tentazioni, quali l’alcool, il tabacco e altre droghe, e il sesso. I volontari della Croce Rossa Ucraina hanno affrontato l’intera gamma di pericoli, prestando il primo soccorso così come distribuendo preservativi. Dima ha raccontato che le attività dei volontari sono state decisamente apprezzate dal pubblico, che ha seguito con attenzione l’addestramento sul primo soccorso e l’attività informativa sull’educazione sessuale, nonostante la grandissima offerta di altre attività.



“È quasi incredibile poter credere che durante le feste ininterrotte 24 ore al giorno, in 14 diverse piste da ballo, con più di 300 dj, alcuni giovani avessero ancora il desiderio di imparare il primo soccorso, di porre domande sull’AIDS e sulla Croce Rossa, di essere coinvolti nelle competizioni da noi organizzate riguardo all’apprendimento di uno stile di vita sano e perfino di diventare i nostri volontari a Kazantip,” ha aggiunto.

I partecipanti al festival di Kazantip, grazie alla Croce Rossa Ucraina, hanno avuto la possibilità di disegnare poster, scrivere slogan e brevi messaggi, e sostenere un test sui pregiudizi legati all’HIV/AIDS. E c’erano anche i gadgets – le bandane rosse, riparo dal caldo sole estivo e segno di solidarietà con le attività della Croce Rossa.



Parlando di stigma

Nikolay, membro del comitato organizzatore di Kazantip e primo ministro della repubblica di Kazantip (Ndt: ci si riferisce alla repubblica virtuale di Kazantip, finzione messa a punto dagli organizzatori e partecipanti al festival), spiega perché ha sostenuto le attività della Croce Rossa durante il festival, facendo addirittura un confronto tra la Croce Rossa e il festival stesso.

“Sarà anche sorprendente, ma secondo me vi sono molti punti in comune tra i problemi quali la discriminazione e lo stigma di cui parlano i volontari della Croce Rossa e le sorti dello stesso festival,” ha detto Nikolay. “Prima del 1999, il festival si svolgeva in una centrale nucleare abbandonata in Crimea, e questo non era gradito dalle autorità locali. Molti erano spaventati dal festival, e c’era un gran pregiudizio nei confronti dei frequentatori del festival e diffidenza nei confronti del festival stesso. Alla fine, le autorità decisero di sospendere l’evento, che fu trasferito in un’altra località. Vi sono ancora molte persone che non possono sopportare la libertà di scelta e di espressione, e che cercano di analizzare i problemi, senza in realtà voler vedere; ma la Croce Rossa si rivolge ai giovani, che diventeranno i decision-makers del futuro, cercando di lavorare sulle loro attitudini e preparandoli ad agire fin dal presente.”

 



 Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: http://www.ifrc.org/youth/activities/news/0609Ukraine/index.asp
Per maggiori informazioni, consultare il sito della Croce Rossa Ucraina: http://www.redcross.org.ua/index.php


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6 - 06-03-2006 Storie dal campo
“Yemen: Aiuti alle donne detenute e rifugiate”
Traduzione non ufficiale di Maura Montuori


Il CICR, in collaborazione con la Mezzaluna Yemenita, sta provvedendo alla formazione professionale per donne detenute dando loro un'opportunità di reintegrarsi nella società dopo il completamento delle loro condanne. L'organizzazione aiuta anche le donne rifugiate a rimanere in contatto con le persone che amano.

CICR/Jon Bjorgvinsson / ye-e-00075

Le conoscenze apprese in prigione danno ad alcune delle detenute almeno la possibilità di ricominciare da capo.

In Yemen, le donne detenute sono frequentemente bandite dalla società e rifiutate dalle loro famiglie; poche ricevono visitatori e vivono dietro le sbarre con i loro bambini. Khalil ha solo 4 mesi e li ha passati tutti in prigione da quando sua madre somala, Aisha, è stata condannata 5 mesi fa.

Nella prigione centrale di Hodeida, alcune delle donne riscoprono un senso di libertà durante le lezioni date dai volontari della Mezzaluna Yemenita. Molte stanno imparando a cucire o a parlare arabo.

Il miglioramento della vita quotidiana di queste donne e il donare loro la possibilità di reintegrarsi nella società dopo la loro detenzione sono sfide sostenute dal CICR.

Aisha spera un giorno di poter mettere in pratica i suoi nuovi talenti.

“Sto beneficiando di questo programma perché un giorno voglio essere una sarta”

Per Aisha e la sua amica Juma l’unico contatto con il mondo esterno è la loro insegnante proveniente dalla Mezzaluna Yemenita che loro chiamano Zia Aish. Per lei, quest’attività è più di un semplice lavoro.

“Quando loro scoprono qualcosa di nuovo e mostrano un interesse, io sono felice che le mie ragazze hanno imparato qualcosa. Quando lasceranno la prigione, potrebbero cucire ed evitare di ricadere in cattive strade”

E’ alquanto strano che le donne possono usare questo tempo passato in prigione per dei loro benefici personali, qualcosa che non avrebbero mai pensato di poter fare nel mondo esterno. Juma ha alcuni bambini ed ha avuto una condanna di  tre anni in prigione. Quindi, perché non ha imparato a cucire prima?

“Perchè ho cinque bambini piccoli e stavo a casa ad allevarli. Non avevo nessuno che mi aiutasse. Stavo sempre a casa. Non potevo andare a scuola o imparare a cucire. Stavo a casa e non potevo permettermi di fare queste cose.”

Nella classe della prigione ci sono corsi di Arabo, matematica, salute e nutrizione e studi coranici. C’è meno tempo di annoiarsi adesso e meno liti tra le carcerate.

Sessanta donne in Hodeida hanno avuto vantaggi dalle lezioni sin da quando hanno cominciato tre anni fa. Dal gennaio 2005, un corso di cucito è stato proposto così anche alla prigione centrale di Aden o “Al Mansoura”.

Una volta in libertà, vero è che il ritorno alla vita normale è disseminato di ostacoli e alcune donne sono incapaci di sostenere il pensiero di ritornare nelle loro famiglie e nelle loro comunità. Le abilità che hanno acquisito in prigione, comunque, danno ad alcune di loro almeno l’opportunità di ricominciare da capo.

Lo scambio di messaggio della Croce Rossa

Reeyo è una donna Somala di 33 anni. Suo marito e suo figlio sono morti e il conflitto e l’instabilità a casa l’hanno costretta a rifugiarsi in Yemen. Lei si sente sicura lì ma il suo stato di salute è fragile. Per cinque anni, è sopravvissuta vendendo piccoli articoli porta a porta. Le sue magre entrate non le permettono di rimanere in contatto con i suoi parenti sparsi in diversi paesi.

Per questa ragione ha chiesto un aiuto al CICR di Sanaa. Il sistema di organizzazione dei messaggi familiari la aiuta a comunicare con sua sorella che è si trova in un campo per rifugiati in Kenya. In questo modo, ha potuto condividere le notizie sul loro padre, scomparso da molti anni.

“Ho utilizzato il sistema di messaggi familiari perchè non posso permettermi di pagare una telefonata. Avrei voluto telefonare ma non potete immaginare quanto costi al minuto. Io non ho  soldi.”
”I membri della famiglia sono sparpagliati e vivono in parti del mondo diverse.” Dice Mohammed Al Hersi del CICR. “Dovrebbero poter comunicare tra di loro per sapere come vanno le cose ed essere in grado di dare un aiuto. Molti dei rifugiati somali nello Yemen dipendono dal sostegno dei membri della famiglia che vivono all’estero.”

Come molte altre rifugiate somale, Reeyo spera in giorni migliori quando potrà vivere in un altro paese.

Intanto, il CICR consegna dai cinque ai seicento messaggi familiari all’anno, aiutando i rifugiati e le loro famiglie a stare in contatto quando altre forme di comunicazione sono considerate un lusso.

Originale al link: http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/iwpList138/203D572EE533618741257125005B3271

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7 - Dal Sito Web www.cri.it
Le Attività Internazionali della Croce Rossa Italiana
Delegati per Missioni Internazionali di soccorso e sviluppo
Circolare e requisiti per partecipare ai corsi


L' impegno della CRI a livello internazionale vede la presenza nelle aree di intervento di Delegati per Missioni Internazionali di soccorso e sviluppo, che assolvono ai compiti di organizzazione e supervisione delle attività previste per la realizzazione del/dei progetto/i nell'area d'intervento.

Il Delegato ha infatti il compito di monitorare il lavoro degli operatori della Croce Rossa Italiana e di tutti coloro che intervengono nel progetto con diverse mansioni. Il Delegato al termine della sua missione rendiconterà alla Croce Rossa Italiana l'attività svolta e le relative spese sostenute. Qualora il progetto sia stato co-finanziato da ECHO, la parte del lavoro realizzato con finanziamenti ECHO, sarà rendicontato a quest'ultima.

Per diventare Delegati della Croce Rossa Italiana viene effettuata, in seguito alla candidatura degli interessati, una selezione che permette l'accesso al corso preposto alla formazione dei Delegati per Missioni Internazionali, al termine del quale i partecipanti saranno ritenuti possibili Delegati per eventuali missioni qualora se ne presenti la necessità.

Di seguito, si riportano i links ai documenti necessari alla partecipazione del prossimo Corso per Delegati Internazionali:

http://www.cri.it/sai/docu/corsi/nuova-circolare-corso-delegati.pdf
http://www.cri.it/sai/docu/corsi/Requisiti-partecipazione-corso.pdf
http://www.cri.it/sai/docu/corsi/Scheda-candidatura.pdf

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8- SCARICA ALLEGATO

IX Giornata di Studio sul Diritto Internazionale Umanitario:
“Armi Proibite e Diritto Internazionale: la guerra nell'era della globalizzazione”
Caravaggio (BG)  sarato 23 settembre 2006 

 
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Giornata di Studio sul

"Diritto Internazionale Umanitario nel terzo millennio: diplomazia umanitaria e International Disaster Law"

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