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Standing Commission

n° 271 del 28 Luglio 2006 Stampa E-mail
venerdì 28 luglio 2006
28 Luglio 2006
nr. 271

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:
 
1 - Aggiornamento sull’uscita  del libro “Il terzo combattente” di M.Junod 
di M.Grazia Baccolo
 
2 - Tratto dal sito web UNHCR  in lingua italiana
Segnalato da Alessandro Colum Donnelly
AGGIORNAMENTI  25 luglio 2006
"LIBANO: AIUTI DELL’UNHCR BLOCCATI IN SIRIA"
 
3 - Tratto dal sito web del CICR - 29 giugno 2006
"Dibattito sul diritto umanitario, la politica e le azioni: protezione delle vittime dei conflitti armati secondo la legge Islamica ed il Diritto Internazionale Umanitario."
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly
 
4 -  Tratto dal sito della Federazione Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa  - 21 luglio 2006
"Le calamità naturali minacciano i mezzi di sussistenza degli agricoltori rurali della Cina"
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 
5 -  Dal sito web del CICR  - Storie dal campo - 29 giugno 2006
“Sri Lanka: tra le linee”
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly


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1 - Aggiornamento sull’uscita  del libro “Il terzo combattente” di M.Junod  

 

La Società Editrice Franco Angeli ci ha comunicato che l’edizione italiana de “Le troisième combattant”  di Marcel Junod, curata dai Professori Costantino Cipolla e Paolo Vanni è in stampa e sarà in distrubuzione nel prossimo autunno.

Informazioni dettagliate sul pagamento e conseguente spedizione del volume verranno date nei mesi di settembre/ottobre sul sito del Caffè Dunant e direttamente ai membri del Comitato  sostenitori dell’iniziativa, che lo hanno prenotato. Verranno inoltre date informazioni su come e dove acquistare il testo per coloro che decideranno di acquistarlo.

 

Cordialmente

 M.Grazia Baccolo

 

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2 - Tratto dal sito web UNHCR  in lingua italiana

http://www.unhcr.it/index.php?option=com_content&task=view&id=616&Itemid=294

Segnalato da Alessandro Colum Donnelly

 

AGGIORNAMENTI

 25 luglio 2006


LIBANO: AIUTI DELL’UNHCR BLOCCATI IN SIRIA

 

Ancora bloccati in Siria, in attesa di un accesso sicuro in Libano, gli aiuti d’emergenza dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in favore di più di 20mila persone sfollate o comunque in difficoltà, molte delle quali vivono all’aperto in parchi o in edifici pubblici sovraffollati. Per l’UNHCR è estremamente frustrante trovarsi alla porta d’ingresso del Libano, pronti ad entrare con centinaia di tonnellate di aiuti, e vedersi negare l’accesso. L’Agenzia dispone di tende, materassi, coperte ed altri aiuti, quantificabili in 500 tonnellate, che potrebbero venir distribuiti nel giro di poche ore se solo ci fosse la possibilità di entrare nel paese. L’UNHCR sta vagliando ogni strada e facendo pressione affinché questi aiuti d’emergenza possano quanto prima giungere laddove ce n’è maggiore bisogno.

 

Attualmente l’UNHCR ha predisposto in Siria circa 20mila materassi, 20mila coperte, 5mila tende per famiglie, 5mila rotoli di teli di plastica, 10mila taniche per l’acqua, 5mila stufe e 5mila set per la cucina. Molti altri aiuti sono disponibili presso i magazzini regionali dell’Agenzia. Solo in Giordania e Siria, l’UNHCR dispone di 250mila coperte, 50mila materassi, 30mila set per la cucina, 22mila tende per famiglie, 17mila stufe e altri aiuti d’emergenza.

 

Come ha dichiarato ieri l’Alto Commissario António Guterres, l’UNHCR ha solamente bisogno di un semaforo verde per entrare nel paese dal confine siriano, dopo di che potrà essere d’aiuto per alleggerire il dramma di migliaia di persone la cui situazione va peggiorando di ora in ora.

 

Mentre gli aiuti dell’UNHCR restano bloccati, a quattro membri del team d’emergenza dell’Agenzia è stato comunicato questa mattina che avrebbero avuto accesso al Libano via terra attraverso la Siria. Gli operatori sono arrivati a Beirut nelle prime ore del pomeriggio e si sono subito uniti allo staff dell’UNHCR già dispiegato sul campo in Libano. Per la fine della settimana, l’UNHCR prevede di avere 25 membri del team d’emergenza sul campo, divisi tra Libano e Siria. Nella giornata di ieri, il responsabile umanitario delle Nazioni Unite, Jan Egeland, ha visitato la valle di Aley a nord di Beirut, dove sin dall’inizio della crisi l’UNHCR ha lavorato di concerto con le autorità libanesi per aiutare le migliaia di persone sfollate in quest’area.

 Nella giornata di ieri, lungo il confine tra Siria e Libano, i team di monitoraggio dell’UNHCR collocati in tre valichi hanno osservato che il numero di persone in arrivo è calato a circa 4mila, rispetto ai 10mila dei giorni precedenti, con molte persone in arrivo dal Libano meridionale oltre che piccoli gruppi di cittadini stranieri. A un piccolo gruppo di persone che chiedevano di essere riconosciute come rifugiati – sudanesi e somali – è stato concesso di entrare nel paese e la Mezza Luna Rossa siriana ha offerto loro un alloggio e una prima assistenza. 

Si stima che dall’inizio del conflitto circa 210mila persone abbiamo attraversato i quattro valichi di confine. Di questi, circa 100mila libanesi e alcuni cittadini di paesi terzi sono ancora in Siria. Le persone che vivono negli alloggi organizzati e presso famiglie ospiti hanno bisogno di sostengo e di assistenza.

 Nel frattempo, a Cipro, l’UNHCR sta monitorando nei porti e negli aeroporti l’arrivo di cittadini libanesi e di altre persone di competenza dell’UNHCR che potrebbero essere fuggite dal Libano.  

La porzione dell’appello di emergenza lanciato nella giornata di ieri per la crisi libanese che spetta all’UNHCR corrisponde a un totale di 18,9 milioni di dollari, che dovrebbero servire per aiutare 150mila persone sfollate vulnerabili in Libano e nei paesi vicini per un periodo iniziale di tre mesi. Facendo parte dell’approccio congiunto delle Nazioni Unite alla crisi, l’UNHCR sarà responsabile delle attività di protezione oltre che degli alloggi, della gestione dei siti e della fornitura di aiuti non alimentari.

 

L’Agenzia avrà anche la responsabilità di assicurare la sicurezza dei rifugiati e degli sfollati interni vulnerabili in Libano, Siria e nei paesi vicini, con particolare attenzione nei confronti di donne, bambini e anziani. Il lavoro dell’UNHCR consisterà anche nel monitoraggio del confine, nell’assistenza all’ingresso di tutti i nuovi arrivati in Siria e nell’assicurarsi che questi vengano identificati, registrati e assegnati a un’organizzazione in grado di aiutarli. Le attività dell’UNHCR comprenderanno anche la mappatura di tutti i siti in cui vivono sfollati interni, l’individuazione di ulteriori sistemazioni per gli sfollati, l’assistenza alle famiglie ospiti che si stanno attualmente prendendo cura di decine di migliaia di persone sradicate e la fornitura di assistenza umanitaria, anche alle comunità assediate.

 

 

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3 -  Tratto dal sito web del CICR - 29 giugno 2006

Dibattito sul diritto umanitario, la politica e le azioni: protezione delle vittime dei conflitti armati secondo la legge Islamica ed il Diritto Internazionale Umanitario.

Secondo il mandato conferito dalla comunità internazionale, il CICR si impegna a proteggere ed assistere le vittime dei conflitti armati da ogni forma di violenza, senza distinzione di nazionalità, etnia, fede religiosa o idee politiche.

Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

Oltre la metà delle operazioni condotte dal CICR attualmente sono rivolte verso le vittime di conflitti nel mondo Mussulmano - siano essi prigionieri, sfollati, famiglie, detenuti o altre persone bisognose d'aiuto. In tali regioni i conflitti proseguono da decenni, mentre altri sono esplosi in tempi più recenti, in particolare conflitti "asimmetrici" tra gruppi armati che conducono attacchi indiscriminati contro civili e Stati sostenitori della "guerra al terrore". Questo genere di conflitti rappresentano una sfida impegnativa per le organizzazioni umanitarie indipendenti e neutrali. Nel caso del CICR, hanno alimentato la confusione rispetto alle attività svolte e all'emblema.

Allo stesso tempo, gli attuali dibattiti sulle radici del Diritto Internazionale Umanitario hanno sottolineato il fatto che la normativa è un insieme di regole universalmente accettate che riflette i valori di differenti civiltà, in particolare quelli dell'Islam, dal punto di vista religioso e da quello di una civiltà che può vantare un sistema legale complesso e di ampio raggio.

Per rispondere alle sfide del ventunesimo secolo, in particolare la crescente influenza della religione rispetto alla politica, i conflitti e la vita quotidiana, il CICR ha iniziato a dialogare con intellettuali, accademici e studenti in varie parti del mondo Mussulmano, allo scopo di gettare le fondamenta per una maggiore comprensione reciproca, dissipando gli attuali preconcetti e cercando di trovare una base comune per proteggere la dignità umana nei conflitti armati.

- Dal 30 settembre al 2 ottobre 2004, il CICR ha tenuto una conferenza in cooperazione con l'Università Islamica di Islamabad sulle relazioni tra la legge Islamica ed il Diritto Internazionale Umanitario. All'evento, durato tre giorni, hanno partecipato i rappresentanti della maggiori madrassat (scuole Islamiche) del Pakistan e studenti provenienti da Afghanistan, Bangladesh, Egitto, India, Indonesia, Malaysia, Arabia Saudita, Sudan e Siria.

- Il 24 e 25 apriile 2005, presso la zona portuale meridionale di Aden, la Mezzaluna Rossa Yemenita e l'Universtà di Aden hanno tenuto dei seminari sulla protezione delle vittime di guerra secondo la legge Islamica ed il Diritto Internazionale Umanitario. Hanno partecipato oltre 40 persone, tra studenti, accademici, membri del Parlamento e dignitari religiosi.

- Il 25 e 26 aprile 2006, il CICR e l'Universita Qarawiyyin di Fès, Marocco, hanno organizzato un seminario sulla protezione delle vittime dei conflitti armati secondo la legge Islamica ed il Diritto Internazionale Umanitario
(per maggiori informazioni:
http://www.cicr.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/morroco-news-260406 , NdT).


Siyar: la legge Islamica di guerra

Siyar è il plurale di sira, che significa biografia, storia o trattamento.
Gli studenti della legge Islamica (fiqh) hanno introdotto siyar come termine tecnico per indicare le norme che regolano le relazioni tra il mondo Mussulmano ed il mondo non-Mussulmano (includendo sia gli Stati che gli individui).
La scuola Hanafi (una delle quattro maggiori del mondo Sciita) è stata la prima a codificare le regole della guerra grazie al lavoro di Mohammad Ibn al-Hassan al-Shaybani (748-804 DC), autore dei trattati al-siyar al-saghir (piccola siyar) e al-siyar al-kabir (grande siyar).
Un altro famoso studioso della legge Islamica, Imam al-Awza'i (707-774 DC), che aveva creato un proprio rito, aveva arricchito i trattati siyar.
Nonostante le divergenze, gli autori della siyar hanno sviluppato un codice di guerra Islamico complesso che regola, ad esempio, il trattamento delle persone e dei beni nemici. Affermando il principio di umanità nel mezzo della guerra, al-Shaybani e al-Awza'I sono stati pionieri del moderno diritto dei conflitti armati.


Tratto dal sito del CICR:
http://www.cicr.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/htmlall/islamic-law-IHL-feature 010606?OpenDocument&style=custo_print

 

 

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4-

Tratto dal sito della Federazione Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa

http://www.ifrc.org/docs/news/06/06072102/

Le calamità naturali minacciano i mezzi di sussistenza degli agricoltori rurali della Cina

21 luglio 2006

di Wen Yin, Federazione Internazionale, Delegazione regionale dell’Asia orientale, Beijing

Fotografie di Wennan Cai, Società di Croce Rossa, Divisione per i soccorsi, Cina

Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

In Cina, a partire da aprile, migliaia di persone hanno perso la loro casa e la loro terra a causa delle annuali inondazioni, tifoni e grandini. Alcune inondazioni particolarmente pesanti hanno costretto all’evacuazione milioni di persone, mentre la Società della Croce Rossa della Cina (RCSC), negli ultimi tre mesi, ha provveduto a fornire attività di assistenza a 14 province.

 

Recentemente, la RCSC ha fornito assistenza di pronto soccorso, nonché cibo e vestiario a migliaia di persone colpite dalla tempesta tropicale “Bill”, che durante la terza settimana di luglio ha causato la morte di 198 persone. La RCSC si mantiene in stretto contatto con le comunità locali in tutta la Cina, e grazie a un organico di oltre 23 milioni di membri, la Società Nazionale si trova in condizioni ottimali per rispondere a varie calamità.

 

Tuttavia, nonostante gli sforzi diretti ad aiutare coloro che sono stati colpiti più duramente dalle intemperie, ogni anno un numero sempre più crescente di agricoltori rurali non ha altra scelta se non quella di lasciare la propria famiglia e dirigersi verso le aree urbane in cerca di maggiori opportunità e di un guadagno migliore.

 

La forza lavoro migrante della Cina è composta da 200 milioni di agricoltori “convertiti” a manovali, che rappresentano il più grande movimento di popolazione nella storia della Cina. Per alcune famiglie, il denaro prodotto in città dai propri congiunti costituisce fino al 50% del loro reddito.

 

Zhao, 58 anni, è una donna onesta e una grande lavoratrice, protagonista di una storia che in Cina sta diventando sempre più comune.

 

Per gli ultimi 22 anni, ha lavorato come governante a Beijing. Talvolta, sente la mancanza dell’aria pulita e dell’acqua sorgiva del suo paese natio, ma qui guadagna 1,900 RMB ( Euro 188), molto di più rispetto a quanto poteva sperare di guadagnare come coltivatrice.  

 

Tutti i membri della sua famiglia, tra cui suo marito, suo figlio e sua figlia, si sono trasferiti a Beijing anni fa per unirsi a lei, e tutti loro lavorano come lavoratori migranti da qualche parte nella città. 

 

Zhao è nativa di Anhui, e, per i primi 36 anni della sua vita, ha vissuto nel villaggio di Zhongwu della contea di Wuwei. Durante questo periodo la sua famiglia non disponeva di alcun risparmio e i guadagni prodotti dalla coltivazione dell’orzo coprivano a mala pena i costi del cibo e le tasse scolastiche dei figli. 

 

Eppure, Zhao si sente ancora molto attaccata a Zhongwu; lì mantiene, infatti, una casa vuota, dove trascorrerà il resto dei suoi giorni quando “sarà diventata molto vecchia e non potrà più lavorare”.

 

Il villaggio di Zhongwu si trova nella parte orientale della provincia di Anhui, non molto lontano dal lago Chao. Il villaggio ha oltre 300 agricoltori che lavorano nei campi di riso.

 

Visto che si tratta di un area montuosa, Zhao non era afflitta dalle inondazioni annuali come succede invece ai suoi parenti che vivono vicino al fiume Hai. Tuttavia, le grandini e la siccità colpiscono la sua città natia regolarmente, così le frequenti calamità naturali le permettevano di raccogliere all’incirca solo il 30% di quanto seminato nel suo mezzo acro di terra.  

 

I danni ai campi spesso hanno un impatto a lungo termine, danneggiando la semina stagionale successiva. Come qualsiasi altro agricoltore del suo villaggio, Zhao non poteva certo prendere a prestito del denaro o del cibo dai suoi parenti e amici poiché poveri quanto lei. Pertanto, trasferirsi in città per lavorare come lavoratore migrante era il solo modo per sopravvivere.

 

La vita di un lavoratore migrante non è facile. Il marito di Zhao è addetto alle pulizie presso una società di gestione immobiliare e guadagna 600 RMB (Euro 60) al mese più altri 200 RMB per il riciclaggio dell’immondizia.

 

Sua figlia vive in una piccola baracca e fa da guardia a delle biciclette in un’area residenziale. Guadagna circa 500 RMB al mese, che corrispondono pressappoco a due dollari al giorno.

 

Il figlio di Zhao lavorava presso due dei cantieri edili simbolo della promessa prosperità di Beijing, ma non ricevette alcun compenso a causa dei crediti inesigibile dell’impresa di costruzione, e ora sta cercando un nuovo lavoro. Ciononostante, Zhao considera se stessa e la sua famiglia come fortunati, poiché molti migranti per guadagnarsi da vivere sono finiti a spazzare le strade o a rivendere immondizia.

 

Per i suoi parenti rimasti ad Anhui la vita è dura, in quanto si tratta di una regione pericolosa e incline a inondazioni. Prima che Zhao se ne andasse, essi erano abituati ad andare a stare con lei quando le inondazioni stagionali li lasciavano senza un posto dove dormire.

 

Per i poveri contadini rurali, la stagione delle inondazioni si legge sul calendario come un appuntamento con la sofferenza. Se le inondazioni arrivano e se ne vanno a giugno, è probabile che il danno alle coltivazioni sia tale da lasciare ai coltivatori un raccolto misero.

 

Se le inondazioni arrivano e se ne vanno a luglio, gli agricoltori possono solo seminare fagiolini e sesamo, e potrebbero comunque ritrovarsi con un raccolto dimezzato. Se le inondazioni arrivano e se ne vanno in agosto o più tardi, queste famiglie non possono fare altro che aspettare l’arrivo della prossima primavera e affrontare un futuro incerto di povertà e fame nel villaggio o dirigersi in città.     

 

 

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5-

Dal sito web del CICR  - Storie dal campo - 29 giugno 2006

“Sri Lanka: tra le linee”

Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

 

A partire dalla firma dell'accordo di cessate il fuoco nel 2002, il CICR ha giocato un ruolo importante nel monitoraggio del traffico incrociato tra il governo e le aree occupate dai ribelli nel nord-est dello Sri Lanka. La fragile pace sembra ora in pericolo di rottura. Un rapporto da Roland Huguenin-Benjamin, delegato CICR.

 

 

Avevamo guidato per circa un'ora da Jaffna su un irregolare sentiero di campagna quando finalmente abbiamo avvistato la bandiera del CICR su un pennone, che segna l'ingresso al tratto di strada che attraversa la terra di nessuno tra le postazioni dell'esercito dello Sri Landa e quelle dell' Esercito delle Tigri della Liberazione del Tamil (LTTE). E' lì che Mjed, una keniota di alta statura impiegata del CICR, passa dieci ore al giorno con un collega dello Sri Lanka a osservare il movimento di pedoni e veicoli.

 

Una tettoia montata su quattro lunghi pali fornisce protezione dal sole tropicale ed è, insieme a due o tre sedie di rattan e un tavolo e un piccolo scompartimento separato con i servizi igienici in un angolo, cortese dono dell'ingegnere sanitario del CICR, tutto quello che uno può sperare in materia di confort in questo avamposto. Sinistri segnali rossi avvertono della presenza di mine anti-uomo disseminate accanto alla pista che attraversa la terra di nessuno. Un branco di elefanti si è recentemente trovato a vagare in un'area simile più a sud, e non c'è stato nulla da fare per salvare il povero animale che ha messo la zampa su uno di questi strumenti diabolici.

 

Le "linee" è il termine ufficiale coniato da quando il Governo dello Sri Lanka ha firmato un accordo di cessate il fuoco nel febbraio 2002 con il LTTE, che di fatto controlla l'area di Vannie, una porzione di territorio nella parte settentrionale dell'isola. I viaggiatori devono registrarsi con entrambe le parti dichiarando i propri dati personali in dettaglio e i luoghi per essere in grado di "attraversare le linee".

 

Non c'è molto tempo per fare una chiacchierata. Quando arriviamo all'avamposto del CICR, Majed è appena stata informata che qualcuno è stato colpito a morte circa quattro miglia all'interno della terra di nessuno. Non è ancora chiaro chi poteva essere e perché si trovava là, ma il corpo deve essere recuperato. Nel tipico stile CICR, il delegato CICR parte per andare a parlare con gli ufficiali militari da una parte e poi torna ad attraversare la linea per parlare con i rappresentanti del LTTE. Deve assicurarsi che ci sia un preciso accordo che non vengano più sparati colpi affinché il cadavere possa essere recuperato.

 

Entrambe le parti si rivolsero al CICR nel 2002 per richiedere l'istituzione di un servizio neutrale di monitoraggio nei punti di attraversamento. La striscia di territorio posta tra le due parti può non essere più di qualche centinaio di metri ma pochi oserebbero attraversarla a piedi a portata di tiro delle armi da fuoco se non fosse per la presenza rassicurante di un osservatore neutrale. In giorni più calmi fino a 25.000 viaggiatori hanno attraversato ogni settimana le due linee dalla zona di Vannie alla zona meridionale.

 

Ma in situazioni di conflitto le cose possono cambiare rapidamente: arrivano notizie che una bomba sulla strada è esplosa nella città di Kebitigollewa e ha causato enormi danni. Il nostro viaggio attraverso le linee da Kilinochchi verso il sud si interrompe quando un operatore radio del CICR chiama e ci ordina di fermarci a lato della strada fino a ulteriori comunicazioni. Teniamo spalancate le portiere del nostro land-cruiser per renderci conto di qualsiasi aereo in avvicinamento o di sparatorie nella zona.

 

Quando ci viene dato il via libera siamo fradici di sudore e ci godiamo l'aria mentre proseguiamo a guidare verso Vavuniya con i finestrini dell'auto abbassati. Ishfaq, il capo della sotto-delegazione ci accoglie calorosamente e ci riferisce di un altro cadavere che è stato scambiato tra le due parti proprio lo stesso giorno.

 

L'osservazione delle linee era stato per i delegati CIRC un compito importante sebbene piuttosto privo di avvenimenti importanti negli ultimi quattro anni, ma improvvisamente sembra che gli eventi stiano accelerando e gli incidenti diventando sempre più frequenti. Alla fine della giornata, questa sensazione viene sottolineata dal minaccioso suono di un aereo in avvicinamento in un cielo altrimenti perfettamente calmo.

 

 

Testo originale al link:

http://www.cicr.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/sri-lanka-stories-290606?opendocument

 

 

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