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n° 259 del 18 Maggio 2006 Stampa E-mail
giovedì 18 maggio 2006
18 Maggio 2006
nr. 259

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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1 - Corso di Storia della Croce Rossa e della Medicina
Di Paolo Vanni e Luca Melioli

2 - Federazione Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
Comunicato Stampa 35/06 - Ginevra,  17 maggio 2006
“La Federazione Croce Rossa e Mezzaluna Rossa intensifica la sua azione per applicare le iniziative mondiali di sanità a livello locale.”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
 
3 - "AFGHANISTAN: 25 ANNI DI AZIONE UMANITARIA"
Traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo dall’originale “Afghanistan: 25 years of humanitarian action” del 4.05.2006.
1 - Corso di Storia della Croce Rossa e della Medicina

Di Paolo Vanni e Luca Melioli

Nel periodo 27 settembre – 01 ottobre 2006, il Comitato Locale di Reggio Emilia ospiterà il prossimo corso di storia della Croce Rossa e storia della medicina.

L’evento, giunto già alla sua terza edizione, ha avuto quest’anno il riconoscimento ufficiale da parte della CRI.

Il Direttore scientifico è il prof. Paolo Vanni, è stato recentemente nominato dal Consiglio Nazionale della CRI Delegato Nazionale per la ricerca,  l’informazione e l’insegnamento della Storia della Croce Rossa.

Per questo evento, rivolto al personale di Croce Rossa di tutte le componenti e agli operatori sanitari, è stato richiesto l’accreditamento ECM (educazione continua in medicina) presso il Ministero della Salute.

 L’ammissione al corso avverrà per titoli. E’ richiesto almeno il diploma di scuola media superiore e una conoscenza sufficiente della lingua francese. I posti disponibili sono 30.

Il corso prevede lezioni monografiche di approfondimento dei principali temi legati alla nascita e alla storia della Croce Rossa e della medicina, dai Greci fino ai tempi moderni.

Al termine del corso è prevista una verifica finale, il superamento della quale consente di ottenere un attestato di qualifica a “cultore italiano di storia della Croce Rossa internazionale” (CISCRi)

Il titolo è spendibile per il personale della Croce Rossa Italiana per svolgere lezioni o corsi di storia della croce Rossa e della Medicina  e all’esterno della croce Rossa come esperto di storia della Croce Rossa e della Medicina per corsi esami ed ammissione alla Società Italiana di Storia della Medicina.

Prossimamente sarà disponibile on-line sul sito www.caffedunant.it la scheda di iscrizione e il programma dettagliato.
Il corso è bello e divertente, venite in tanti.

 

Per informazioni rivolgersi a:
Luca Melioli,  Comitato di Reggio Emilia  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo cell: 349 1005158
Paolo Neviani, Comitato di Reggio Emilia Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo   cell: 339 5498637
Giorgio Ceci, Aprilia (Roma) 06 9200023
M.G.Baccolo,  Castiglione delle Stiviere (MN) Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo   0376 638505


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2 - Comunicato Stampa 35/06 - Ginevra,  17 maggio 2006

“La Federazione Croce Rossa e Mezzaluna Rossa intensifica la sua azione per applicare le iniziative mondiali di sanità a livello locale.”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

La Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa gioca un ruolo sempre più importante nella diffusione delle iniziative mondiali della sanità a livello locale, grazie alla sua rete di volontari. Dal 17 al 19 maggio, ovvero una settimana prima dell’apertura dell’Assemblea mondiale della salute. Rappresentanti di una quarantina di Società nazionali della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa si riuniscono a Ginevra nel quadro di un “Forum mondiale sulla salute”alfine di mettere la loro esperienza al servizio per il rinforzo delle strategie internazionali della Federazione di fronte alle sfide umanitarie come la malaria, la tubercolosi, l’AIDS e l’influenza aviaria.

« La partecipazione delle popolazioni locali è essenziale se si vuole applicare grandi programmi di salute mondiale » sottolinea il dottor Bruce Eshaya-Chauvin, capo del dipartimento della salute alla Federazione internazionale. “Le Società Nazionali, grazie al loro impegno nella mobilitazione delle comunità locali, grazie alla loro rete di volontari e al loro ruolo in quanto ausiliarie delle autorità pubbliche, hanno molto da portare”, aggiunge.

In occasione del « Forum mondiale sulla salute », diverse presentazioni verranno fatte sulle migliori pratiche esistenti per migliorare le condizioni di salute a livello locale attraverso i programmi basati sulla partecipazione delle popolazioni. Uno degli esempi presentati sarà quello di Child Survival Project messo in opera all’interno di 900 comunità dell’est del Ghana, dove il tasso di mortalità dei neonati e di bambini con meno di cinque anni è diminuita da 40 a 50 su 100 fra il 1998 e il 2004. La Croce Rossa del Ghana ha creato una rete di “clubs di mamme” i cui membri si impegna a diffondere messaggi di prevenzione. L’arretramento della mortalità infantile è dovuta agli sforzi congiunti della Società Nazionale che ha lavorato in collaborazione con i poteri pubblici e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia.

Più recentemente, una campagna integrata di lotta contro la malaria e la poliomielite in Niger ha permesso di arrivare alla quasi totalità dei nuclei familiari nigeriani. Circa 4.000 volontari della Società nazionale della Croce Rossa hanno distribuito più di 2 milioni di zanzariere alle mamme di bambini di meno di 5 anni, con l’appoggio finanziario del Fondo mondiale per la lotta contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria e di altri donatori. Contemporaneamente a queste distribuzioni, i bambini sono stati sistematicamente vaccinati contro la poliomielite. I volontari della Croce Rossa portano avanti in         questo momento un programma per ricordare alle famiglie il corretto uso delle zanzariere prima dell’arrivo, imminente, della stagione delle piogge.

« La Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e le Società nazionali fanno tutto il possibile perchè vengano messe in pratica le attività regolari, in maniera di garantire che le famiglie beneficiarie non ricevano solo delle zanzariere, ma anche dei consigli e delle sollecitazioni riguardo al loro utilizzo”, commenta il dottor Bruce Eshaya-Chauvin.

Ciò sottolinea che risultati spettacolari non esistono se non grazie agli sforzi ripetuti delle Società nazionali e di partenariato a livello locale e internazionale. “Un buon esempio di partenariato è l’accordo firmato fra la Federazione internazionale e l’Organizzazione mondiale della salute che mira a rinforzare le relazioni nel settore operativo in materia di programmi fra la Società nazionale e i ministeri della Sanità dei differenti Paesi per meglio occuparsi dei gruppi più vulnerabili all’interno delle popolazioni locali”, indica in conclusione.

 
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3 - "AFGHANISTAN: 25 ANNI DI AZIONE UMANITARIA"

traduzione non ufficiale di Matteo Cavallo dall’originale “Afghanistan: 25 years of humanitarian action” 4.05.2006. http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/afghanistan-interview-040506?opendocument]  

Il CICR è attivo in Afghanistan da 25 anni. Oggi, più di 1000 persone sono impiegate nel fornire una grande varietà di servizi umanitari, che vanno dalla visita ai detenuti alla sensibilizzazione delle donne e dei bambini sul pericolo delle mine e degli ordigni bellici inesplosi. Un’intervista con Reto Stocker, capo delegazione del CICR in Afghanistan.

Qual è la situazione attuale in Afghanistan?

L’Afghanistan ha subito più di 20 anni di conflitto. L’invasione straniera e la cacciata del regime dei Talebani all’inizio del 2002 sono stati un’evoluzione importante e il CICR ha qualificato gli avvenimenti dell’Afghanistan come propri di un conflitto internazionale fino a quando non è stato eletto democraticamente il presidente del paese. Attualmente, il CICR considera la situazione come conflitto armato non internazionale: si tratta di un contesto ancora violento, soprattutto in alcune zone della parte meridionale e orientale del paese, dove la popolazione civile è sempre più oppressa. Non soltanto risulta difficile introdurre nelle zone rurali dell’Afghanistan i piani di sviluppo che sono stati finanziati, ma il conflitto stesso comporta una serie di sofferenze e privazioni che colpiscono la popolazione.

Quali sono le attività principali del CICR in Afghanistan?

Siamo presenti in Afghanistan da 25 anni: questo ci consente di godere di una grande credibilità presso numerosi sostenitori che hanno conosciuto la nostra attività nel corso degli anni. Abbiamo sempre concentrato la nostra attenzione su ciò che chiamerei il mandato principale del CICR – vale a dire soprattutto le attività legate al fenomeno della detenzione.  Attualmente visitiamo 75 centri di detenzione controllati da diverse autorità, tra cui il Ministero della Giustizia, il Ministero degli Interni, il Dipartimento Nazionale di Sicurezza e, ovviamente, i luoghi di detenzione gestiti dagli Stati Uniti in Afghanistan. Si tratta delle attività tradizionali del CICR: visitare con regolarità i detenuti, intrattenerci con essi in privato, redigere rapporti confidenziali ed emettere delle raccomandazioni rivolte alle diverse autorità che si occupano della detenzione, cercando di mantenere un dialogo continuo.

Siamo inoltre impegnati nelle attività per ristabilire i legami famigliari tra le persone detenute e i loro cari. In queste attività possiamo contare sulla collaborazione della Mezzaluna Rossa dell’Afghanistan, che partecipa con il lavoro di più di 15000 volontari in tutto il paese.  Abbiamo anche avuto il coraggio di intraprendere attività relativamente nuove per la nostra organizzazione. Ci siamo resi conto che, nelle prigioni e negli altri luoghi di detenzione, i problemi legati alle condizioni delle strutture sono ancora immensi: vi sono persone incatenate alle finestre o alle porte perché le pareti delle loro celle o i muri di cinta sono crollati e l’unico modo per assicurarsi che i detenuti non fuggano è incatenarli. Ciò rappresenta per noi un motivo di preoccupazione: il non rispetto di un diritto fondamentale dell’uomo causato da problemi strutturali. Abbiamo rivolto, a tale proposito, delle raccomandazioni in maniera confidenziale, come è nostra abitudine, alle autorità coinvolte. Sono stati assunti degli impegni per migliorare questa situazione, ma mancano i fondi. Per questo motivo abbiamo deciso di collaborare con il Ministero della Giustizia al fine di realizzare un’analisi approfondita della situazione di 33 prigioni provinciali nel paese. Comunicheremo i risultati di tale indagine alla comunità dei nostri benefattori per sensibilizzarla su questa problematica e per tentare di trovare donatori disposti a cercare una soluzione ai problemi che presentano le strutture carcerarie.

 E a proposito delle infrastrutture sanitarie?

Noi aiutiamo sia l’ospedale regionale di Jalalabad, che fornisce i servizi sanitari a tutta la popolazione dell’est, sia l’ospedale regionale di Kandahar, che è l’unico ospedale regionale del sud del paese. Forniamo soprattutto assistenza e formazione presso i dipartimenti di chirurgia, che hanno, negli ultimi sei mesi, curato più di un migliaio di feriti da arma da fuoco, una cifra elevata che, ho paura, aumenti piuttosto che diminuire.

Un’altra area di intervento del CICR è costituita dai servizi ortopedici; in questo settore sono impiegate circa 600 persone, la maggioranza delle quali sono esse stesse disabili. Si tratta di un programma condotto da lungo tempo in Afghanistan e grazie alla notorietà e al buon grado di accettazione e di comprensione di cui gode, tale programma costituisce il nucleo centrale dei servizi della nostra istituzione. Viene fornita assistenza di grande qualità a circa 75 mila beneficiari, la maggior parte dei quali sono amputati e alcuni sono malati di poliomielite. Queste persone ricevono protesi e ortesi, e rimangono “clienti” del CICR per la vita: ad esempio, un contadino con un arto artificiale deve sostituirlo o sottoporre la protesi a controlli ogni 2 o 3 anni. Questa clientela riceve servizi e assistenza da parte di sei centri ortopedici sparsi per il paese.

Qual è la reazione del CICR nei confronti della continua minaccia rappresentata dalle mine terrestri?

In collaborazione con la Mezzaluna Rossa dell’Afghanistan, le attività di sensibilizzazione sul pericolo delle mine sono condotte il più largamente possibile, in particolare nelle regioni più remote, dove le informazioni su queste armi non sono sufficientemente diffuse. Un altro problema a questo proposito è la raccolta di informazioni sulle mine: una raccolta completa di informazioni sulle zone minate e i tipi di lesioni provocate potrà consentire alle organizzazioni per lo sminamento di individuare e predisporre gli interventi prioritari e di usare risorse limitate per sminare le zone più infestate.

Come tenta il CICR di garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario?

Questo problema ha sempre rappresentato la più importante preoccupazione del CICR e, in questo paese, cercare di garantire il rispetto dei principi fondamentali del DIU – il diritto della guerra – è stato sempre difficile. Penso che la situazione attuale sia più favorevole, dal momento che si è iniziata un’opera di ricostituzione, a volte anche partendo da zero, dell’esercito nazionale afghano. Al CICR è stato richiesto di presentare il diritto internazionale umanitario quale momento essenziale della formazione dei militari. Un decreto presidenziale ha introdotto un programma per cui il DIU costituisce una parte integrante della formazione delle giovani reclute. Abbiamo inoltre ottime relazioni con il comando supremo dell’esercito nazionale afghano.

Certamente, la nostra istituzione deve raggiungere tutti i gruppi armati, ma è di gran lunga più difficile intraprendere un dialogo strutturato e aperto con l’opposizione armata. Facciamo tutto il possibile, ma in un contesto di sicurezza che si deteriora invece di migliorare, incontriamo degli ostacoli evidenti.
 
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