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notiziario straordinario numero 9 - 2005 Stampa E-mail
domenica 20 novembre 2005

 -- notiziario straordinario numero 9 - 2005 --

 

 

Tratto dal sito web del Comitato Internazionale Croce Rossa 10-06-2005

Dichiarazione di Jacques Forster

Vicepresidente del Comitato Internazionale del Croce Rossa

Traduzione non ufficiale di Luigi Micco

 

“Ottanta anni di prevenzione dell'impiego di armi biologiche e chimiche”

 

(Dichiarazione pronunciata da Jacques Forster, vicepresidente del CICR all'epoca del Seminario Internazionale sulla minaccia biologica e chimica tenuta in occasione del 80° anniversario del Protocollo di Ginevra del 1925 relativo al divieto di impiego, nei conflitti armati, di gas asfissianti, tossici o similari e di mezzi batteriologici.)

Tratto dal sito web del Comitato Internazionale Croce Rossa 10-06-2005

Dichiarazione di Jacques Forster

Vicepresidente del Comitato Internazionale del Croce Rossa

Traduzione non ufficiale di Luigi Micco

 

“Ottanta anni di prevenzione dell'impiego di armi biologiche e chimiche”

 

(Dichiarazione pronunciata da Jacques Forster, vicepresidente del CICR all'epoca del Seminario Internazionale sulla minaccia biologica e chimica tenuta in occasione del 80° anniversario del Protocollo di Ginevra del 1925 relativo al divieto di impiego, nei conflitti armati, di gas asfissianti, tossici o similari e di mezzi batteriologici.)

 

 

Il 6 febbraio 1918, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) lanciava, ai belligeranti impegnati nella Prima Guerra Mondiale, un pressante appello contro l'impiego dei gas tossici. Qualificava questi gas come un’ “invenzione barbara che la scienza tende a perfezionare” e protestava “con tutta la forza contro questo metodo di guerra, che non si può non definire criminale". Il timore di allora era che fosse “una lotta che supererà in ferocia ciò che la storia ha conosciuto di più barbaro".

 

Lo stesso anno, Fritz Haber riceveva il premio Nobel per la chimica. Preoccupato dall'idea che la produzione alimentare mondiale non sarebbe presto più bastata a sfamare la popolazione del globo, aveva inventato un procedimento che permetteva di trasformare l’azoto atmosferico in fertilizzante. Oggi, l'approvvigionamento alimentare di circa due miliardi di persone dipende da questa invenzione.

 

Haber non aveva applicato tuttavia il suo genio solo a questo campo. Aveva pensato che la chimica potesse portare anche una soluzione alla situazione di stallo delle trincee della Prima Guerra Mondiale. Convinto delle possibilità offerte da una nuova forma di combattimento, ebbe un ruolo importantissimo nel primo utilizzo di gas tossici (per la prima volta nella storia militare) il 22 aprile 1915. Quel giorno circa 150 tonnellate di cloro furono scaricate sul fronte nelle Fiandre, in Belgio. Centinaia di soldati morirono, “come annegati sulla terraferma", si dirà. Non è tutto: una volta rotto il tabù che vietava l'utilizzazione di sostanze tossiche come mezzo di guerra, le due parti in conflitto non tardarono ad utilizzare il gas senape che brucia la pelle ed acceca.

 

Cosa sarebbe stata la Seconda Guerra Mondiale se il divieto delle armi tossiche non fosse stato ripristinato dal Protocollo del 1925? Mentre numerosi principi umanitari fondamentali furono sistematicamente violati durante i sei anni di durata del conflitto, il Protocollo del 1925 fu rispettato da tutti i belligeranti. Si potrebbe sostenere, evidentemente, che il timore di rappresaglie fu l’elemento di dissuasione più potente, e questo è infatti molto probabile. Tuttavia che sia per timore di rappresaglia o per altre ragioni, il Protocollo aveva fissato un limite che nessuno dei belligeranti osò superare.

 

Sebbene il tabù che vieta l'impiego di sostanze tossiche in guerra sia stato codificato con il Protocollo del 1925, l’idea risale ad oltre due millenni prima e si basa sulle regole di condotta della guerra stabilita da diversi sistemi morali e culturali. Nell'antichità, i Greci ed i Romani osservavano consuetamente il divieto di usare veleno e armi avvelenate. In India, fin dal 500 a.c., l'impiego di tali armi era vietato dalle Leggi di Guerra di Manu e, mille anni più tardi, i saraceni derivavano dal Corano regole di condotta della guerra che proibivano espressamente l'avvelenamento.

 

Facendo eco all'orrore dell'opinione pubblica di fronte all'impiego dei gas tossici nella guerra, l’appello lanciato dal CICR nel 1918 e quello che l'istituzione invierà alla Conferenza Internazionale della Croce Rossa del 1921, contribuiranno allo slancio diplomatico che culminerà nel trattato che oggi commemoriamo, 80 anni dopo la sua adozione.

 

Conviene precisare che a parte alcuni casi ben conosciuti di violazione dal 1925, la regola che vieta l'impiego delle armi tossiche enunciate nel Protocollo di 1925 è stata osservata nella quasi totalità delle centinaia di conflitti armati che sono esplosi dalla sua adozione. Oggi, mentre festeggiamo questo successo, bisogna anche chiederci se prendiamo veramente tutte le misure necessarie affinché non si faccia mai più ricorso all'avvelenamento e alla propagazione deliberata di malattie come mezzo di guerra o per altri fini ostili. Dobbiamo interrogarci inoltre, seriamente, sulla validità delle disposizioni previste dalle convenzioni relative alle armi chimiche e biologiche in una storia attuale contrassegnata dal progresso tecnologico e dall'evoluzione dei contesti politici.

 

Il lavoro di Fritz Haber ci mette di fronte ad una terribile verità sui progressi della scienza: quasi tutte le grandi scoperte, in qualsiasi campo, hanno finito per essere utilizzate per fini ostili. All'inizio del XXI secolo, abbiamo il dovere di pensare a ciò che sarà l'avvenire dell'umanità, se i numerosi progressi che osserviamo oggi nel campo delle scienze della vita, della biotecnologia e della farmacologia sono utilizzati per tali fini.

 

L’attuale sviluppo che conosce il campo della biotecnologia potrebbe rendere le armi chimiche e biologiche più efficaci, la loro fabbricazione più facile e la loro utilizzazione più sicura e più difficilmente scopribile, dunque più allettante per un Stato, un gruppo o un individuo che abbia l'intenzione di condurre un attacco. È probabile che si possa agire, anche a distanza e senza possibilità di essere localizzati, sul comportamento di una popolazione o sulla sua stessa fertilità. L'impiego di agenti farmaceutici in quanto armi, sono oggi una realtà dalle evidenti conseguenze tragiche. Non è certamente lontano il giorno in cui si potrà scegliere come bersaglio di un attacco con agenti biologici, un particolare gruppo etnico. Questo genere di scenario non è il frutto dell'immaginazione del CICR, ma sono fatti verificatisi e identificati da numerosi esperti indipendenti e governativi. Allarmato da una tale prospettiva, il CICR ha lanciato, nel settembre 2002, un nuovo appello, “Biotecnologia, armi ed umanità ". Portatore di un triplo messaggio, quest’appello attirava soprattutto l'attenzione del pubblico sui potenziali rischi relativi a certi progressi realizzati nel campo delle scienze della vita e della biotecnologia. Sottolineava poi la pertinenza delle norme giuridiche ed etiche che vietano l'avvelenamento e la propagazione deliberata di malattie. Infine, insisteva sulla responsabilità che hanno i governi, la comunità scientifica e l'industria di impedire l'utilizzazione dei progressi della scienza per fini diversi dal bene dell'umanità.

 

L’appello del CICR ha suscitato reazioni molto diverse. Le più incoraggianti sono venute dagli scienziati e da certe grandi istituzioni operanti nel campo delle scienze, che hanno cominciato a riflettere sui rischi di utilizzazione abusiva dei loro lavori, così come sulla responsabilità giuridica ed etica che tocca loro per prevenire ciò. Purtroppo, molte attori chiave delle industrie biotecnologiche e farmaceutiche si sono mostrati poco disposti ad entrare nel merito della questione. Comunque, troviamo molto incoraggianti gli sforzi impiegati affinché le industrie interessate siano legate da una “carta delle pratiche responsabili”

 

Ci rallegriamo inoltre che gli Stati parte alla Convenzione sulle armi biologiche, prendano in considerazione un insieme di misure che mirano a prevenire e a punire le violazioni delle disposizioni di questo strumento. Deploriamo tuttavia che i passi in vista dell'adozione di un protocollo che stabilisca un sistema di sorveglianza del rispetto della Convenzione, non siano arrivati a termine, perché ciò continua ad ipotecare la probabilità di trovare un accordo su un programma di necessaria ed urgente azione concertata. Se lo spettro del terrorismo che utilizza gli agenti biologici o chimici suscita delle crescenti inquietudini, occorre riconoscere che non si tratta che di uno dei diversi rischi di impiego abusivo di tali sostanze, e che ogni sistema che mira ad prevenire l'insieme di questi rischi deve includere le disposizioni del Protocollo del 1925 e delle Convenzioni sulle armi biologiche e chimiche.

 

Considerato il forte aumento del potenziale numero di agenti pericolosi, di vettori utilizzabili e di attori che vi possono avere accesso, l'umanità rischia di perdere la lotta che ha impegnato contro l’uso dei veleni e la propagazione deliberata di malattie. Ma questo non è inevitabile. Possiamo ridurre i rischi se ci prodighiamo tutti insieme per riaffermare le norme giuridiche ed etiche esistenti, e se impegniamo non solo gli esperti governativi, ma anche tutti i mezzi scientifici ed industriali, per un'azione congiunta di prevenzione.

 

La reazione di orrore del pubblico, norme etiche, codici di condotta, legislazione e misure pratiche di prevenzione, questi sono gli strumenti di cui l'umanità dispone, attraverso le generazioni ed i millenni, per proteggersi contro l'avvelenamento e la propagazione deliberata di malattie.

 

L'indebolimento di queste protezioni, per negligenza, per avere ceduto alla tentazione di mettere a punto nuovi tipi di armi chimiche o biologiche, a causa di un vicolo cieco politico tra i grandi poteri o per avere delegato la responsabilità di queste norme agli esperti, non serve l'interesse dell'umanità. A questo riguardo, il CICR dichiarava, nel suo appello del 2002: “Vi esortiamo a considerare la soglia alla quale noi tutti siamo di fronte, e di ricordarvi della nostra umanità comune”.

 

Le norme contenute nel Protocollo di Ginevra del 1925 e nelle due Convenzioni basate su questo strumento, figurano tra gli elementi più vecchi e più importanti del Diritto Internazionale Umanitario. Li abbiamo ricevuti in eredità delle generazioni precedenti, tocca a noi amministrarli. Ma per sopravvivere, devono essere più che dei documenti giuridici fini a se stessi. La vigilanza ed il senso di responsabilità che esigono devono varcare i limiti di questa sala. È imperativo che i leader politici, i giornalisti ed il grande pubblico, ogni scienziato che lavora nel campo, i finanziatori della ricerca scientifica, così come le industrie e le imprese interessate, operino per partito preso. Il Protocollo del 1925 potrebbe essere messo molto alla prova negli anni futuri, come mai prima d’ora. Non possiamo permetterci di ignorare i rischi, di lasciare che le norme si indeboliscano o di sottrarci alle nostre responsabilità. Certi effetti della guerra chimica o biologica sono già fin troppo conosciuti. Non dobbiamo aspettare di essere testimoni di altri orrori di questo tipo o di altri nuovi: occorre che tutti gli attori interessati assumano le loro responsabilità senza aspettare oltre.

 

Per maggiori informazioni:

(versione inglese)

http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/iwpList136/8A0FFCE21E3DC9EAC125701A0036527B

 
(versione francese)

http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/iwpList515/4151EDB85549FB25C125701A004052B0

 

Chi fosse interessato al filmato ed altre interviste che RaiNews24 ha mandato in onda recentemente (novembre 2005)  sui bombardamenti al fosforo su Falluja sul link:
http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchiesta/default_02112005.asp

 
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