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notiziario straordinario numero 2 - 2005 Stampa E-mail
mercoledì 12 ottobre 2005
Notiziario straordinario numero 2 - 2005
 
 

 

Revue Internationale de la Croix Rouge nr. 858 giugno 2005

Invito alla Sessione “Medicina e Croce Rossa”  Castiglione delle Stiviere  Domenica 23.10.05

 

 

Revue Internationale de la Croix Rouge nr. 858 giugno 2005

Editoriale di Toni Pfanner - Caporedattore

Traduzione non ufficiale

 

La guerra civile che imperversa nel Nepal ha colpito i luoghi della nascita di Budda. I soldati pattugliano Lumini e il vecchio regno del principe Guatama è adesso in balia delle ostilità. Duemilaseicento anni fa ha pronunciato parole di saggezza sulla violenza, sulla sofferenza e sulla possibilità di dominarle, sempre attuali oggigiorno, non sono assolutamente ascoltate nel Paese. In altri luoghi santi, come Gerusalemme, gli stessi simboli della fede religiosa generano violenza.

 

La religione gioca un grande ruolo nei conflitti, ma non è il solo e unico fattore e nemmeno, probabilmente, il più importante. In ultima analisi, le guerre sono dovute principalmente alla cupidigia e non al risentimento, ed i conflitti armati risultano dunque, prima di tutto, la combinazione di avidità economiche e di incapacità politiche che di lamentele religiose. Ciononostante, queste ultime sono significative e costituiscono sovente un elemento importante di tutte le tappe dei conflitti. La religione è utilizzata per legittimare i conflitti e serve da base per il reclutamento, ma anche per richiamare alla moderazione, risolvere un conflitto o nei processi di riconciliazione.

 

La religione è quindi ambivalente: essa può essere al tempo stesso costruttiva (superare le ostilità) e distruttiva (alimentare la violenza). Essa ha riunito delle nazioni e le ha separate. Essa è assoluta, incondizionata, spesso autoritaria e le guerre sante sono state condotte con una crudeltà impudente ma pietosa. E’ stato rimproverato alle religioni monoteiste in particolare, di avere il potere di incoraggiare la tentazione di ricorrere alla violenza. I movimenti fondamentalisti pretendono una sola ed unica interpretazione religiosa, assolutista, che essi collegano a obiettivi politici. Le differenze religiose sono facilmente sfruttabili a fini di dominazione.

 

Come il sociologo tedesco Max Weber, molti pensavano, quarant’anni fa, che religione e epoca moderna fossero incompatibili e che una escludesse l’altra. L’idea era che il processo di laicità e di allontanamento dagli istituti religiosi si accelerasse e si sarebbe finiti dunque per arrivare alla scomparsa delle religioni. Nell’antica India, le relazioni fra gli Stati  erano già fondati sui principi di laicità, indipendentemente dalla religione, dalla razza e dall’appartenenza etnica. La questione della laicità non veniva posta neanche in Cina, dove il taoismo e il confucianesimo sono probabilmente prima di tutto un modo di vita e un insieme di insegnamenti filosofici sugli esseri umani, i loro valori e le loro istituzioni, più che una religione. D'altronde, in altre parti del mondo non esiste una religione autoctona.

 

Una separazione chiaramente definita fra istituzioni politiche e organismi religiosi si è sviluppata nei secoli di conflitto fra i papi e gli imperatori, propri dell’Europa occidentale e dell’America del Nord. Nelle religioni monoteiste come l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, le relazioni fra religione e politica hanno sempre avuto qualche problematica. La distinzione fra gli aspetti universali, valori eternamente validi della religione e le loro espressioni temporali specifiche nella vita quotidiana non è una novità. Le tensioni che esistono fra le credenze assolute nel divino e la natura storica dell’esistenza umana sono più naturali, anche se è di tutta evidenza che esse diventano particolarmente critiche quando gli organismi religiosi hanno aspirazioni politiche.

 

Un sistema laico non suppone a priori l’esistenza di una società  priva di religione. Anche in una società laica, la religione continua ad essere, sotto diversi aspetti, una sorgente essenziale di risposte probanti e semplici alle questioni complesse di oggi. Nelle comunità mussulmane in particolare, ci si rivolge abitualmente alla religione per avere una soluzione ai problemi attuali e una identità comune si è sviluppata intorno alla religione, che ha un ruolo predominante. Per molti mussulmani, il fatto di conservare l’eredità religiosa ed i valori religiosi attesta la modernità dell’islam. Questo punto di vista è largamente percepito come una reazione alla laicità e alle nazioni laiche, dove le barbarie, l’ignoranza e l’eresia apparentemente prevalgono. Il  rigetto dei punti di vista laici influisce sull’accettazione o la non-accettazione del diritto internazionale, incluso il diritto umanitario e l’azione umanitaria.

 

Alla grande domanda posta nell’opera di Goethe “Dimmi, dunque, di quale religione sei?”, Faust risponde in maniera enigmatica: “Tutti i cuori sotto il sole, lo ripetono in ogni luogo, ognuno nel suo linguaggio, perché non dirlo nel mio?”. Gli sforzi impiegati per trovare nel diritto internazionale una definizione autorevole della religione sono stati vani, anche se in diversi trattati accettati in ogni parte del mondo vi si fa riferimento. Una definizione completa potrebbe trascinare l’immagine di una ortodossia che bandirebbe la libertà religiosa e, troppo limitata o al contrario troppo esaustiva, rischierebbe di incoraggiare l’intolleranza. La diversità di credo religioso e la controversie che la circondano hanno maggiormente complicato la ricerca di una definizione universale.

 

Il diritto internazionale è sviluppato in modo da avere una portata universale, concepito per regolamentare le relazioni fra popolazioni differenti, ognuna con la sua religione, la sua storia, la sua cultura, la sua legislazione e la sua lingua. Richiamare l’attenzione sul diritto religioso può indebolire il carattere universale e laico del diritto internazionale. Numerosi giuristi internazionali, coscienti del fatto che i valori occidentali non sono necessariamente condivisi da altre culture, non sono affatto disposti a discutere di religione per timore di escludere le persone le cui credenze possano essere molto differenti dalle loro. Essi stimano che un approccio scientifico del diritto escluda la religione e che il diritto non possa essere realmente “moderno” e “razionale” se non è totalmente separato dalle credenze religiose. Il diritto delle nazioni dei tempi antichi è stato abbandonato perché è stato considerato religioso.

 

La religione interveniva incontestabilmente in tutti gli aspetti delle relazioni internazionali. Nell’antichità, il giuramento, il più religioso dei doveri vincolanti, contemplava l’intervento del dio o degli dei protettori contro la parte che non rispettava il suo impegno. Si temeva la punizione divina dell’Onnipotente o degli dei in collera. Le regole di condotta dello Stato non erano mai interamente religiose, ma condizionate dal pragmatismo e dalla realizzabilità: sanzioni sociali e punizioni erano praticate attraverso dei rituali e, nel quadro delle istituzioni, era prevista una sanzione fondata sulla ragione consistente nel presentare un’argomentazione e una retorica giuridica. La religione, le abitudini e le argomentazioni giuridiche avevano più o meno peso a seconda dei differenti periodi della storia del diritto.

 

L'importanza del diritto religioso, la sua predominanza sul diritto internazionale è specialmente sottolineata nella tradizione musulmana e merita dunque un'attenzione tutta particolare. Il diritto islamico è uno dei grandi sistemi giuridici del mondo; è stato ed è ancora uno dei pilastri della civiltà musulmana, e la letteratura giuridica musulmana è abbondante. Lo statuto del diritto musulmano (chari'a) e della giurisprudenza musulmana (fiqh) è al centro del dibattito tra gli ideologi islamici ed i loro avversari. Come il diritto regola tutti gli aspetti della vita di ogni musulmano e di ogni musulmana, ovunque siano, le competenze personali prevalgono sulle competenze territoriali, sia all'interno sia  all'esterno del territorio musulmano. Sulla base dei versetti del Corano e degli hadiths (tradizioni e parole venerate del profeta Maometto), basate su questo punto, le regole che reggono la condotta delle ostilità durante l'espansione dell'impero islamico sono state formulate dai giuristi teologi fin dall'emigrazione del Profeta da La Mecca. Nelle raccolte delle differenti scuole dottrinali di diritto islamico, queste regole si trovano sotto le voci  jihad e siyar. Questa ultima regge le relazioni degli Stati musulmani con gli altri Stati, in particolare in tempo di guerra, ed anche durante i conflitti armati che hanno luogo nel mondo musulmano. Queste regole fanno parte della legislazione interna e sono obbligatorie per gli Stati islamici.

 

Su circa una cinquantina di Stati nel mondo che hanno una popolazione di maggioranza musulmana, quindici hanno proclamato l'islam come religione di Stato e cinque sono specificamente designate dal termine di "repubbliche islamiche". La cultura e la civiltà islamica superano le frontiere geografiche e creano una potente eredità divisa dai paesi musulmani, con la chari'a come comune denominatore. Oggi, gli Stati del mondo musulmano hanno aderito agli attuali strumenti del diritto internazionale umanitario, ed il principio del pacta sunt servanda è fermamente ancorato nel diritto islamico. Tutti gli Stati musulmani insistono sul loro impegno al riguardo del diritto islamico e si riferiscono spesso ai "principi" ed ai "valori" dell'islam per sottolinearne la convergenza col diritto internazionale umanitario. Per i movimenti islamici, siano essi moderati o radicali, la chari'a è un insieme di regole indivisibili e coerenti; nessuna influenza straniera deve alterare il carattere divino del diritto islamico. Anche i moderati convengono che sono ispirati solamente da altri sistemi giuridici, e questo, senza allontanarsi dal diritto e dalla giurisprudenza islamica. In questo numero Rivista, pubblichiamo un articolo che dà un punto di vista ufficiale del fiqh, o giurisprudenza islamica, sull'islam ed il diritto internazionale. Secondo un specialista musulmano, ciò dimostra che il diritto internazionale umanitario ha "1400 anni". Egli testimonia l'importante contributo del diritto musulmano al diritto internazionale umanitario attuale e traccia una strada per il dialogo tra differenti civiltà.

 

Le regole che sono alla base delle relazioni tra Stati sul piano della diplomazia, della pace e della guerra figuravano in tutte le fonti delle differenti religioni e civiltà. Nel presente numero della Rivista, molti articoli sull'islam, l’ebraismo e l'induismo e le loro relazioni col diritto internazionale ed il diritto della guerra, mostrano che i valori enunciati nel diritto internazionale umanitario contemporaneo sono comuni a tutte le religioni. Le idee centrali dell'ordine minimale del confucianesimo, per esempio, comportano numerose “preferenze umane” o valori e regole che si potrebbe qualificare oggi come  regole di diritto umanitario. Per quanto riguarda il cristianesimo, indicazioni molto simili sono date nel sermone sulla montagna. Sia la religione sia il diritto internazionale umanitario fanno riferimento alla distinzione che occorre stabilire tra combattenti e civili, alla necessità di rispettare la proporzionalità e l'obbligo di aiutare le vittime, e questo, sebbene i termini ed il modi operandi non siano identici.

 

Tuttavia, esistono delle differenze. In particolare, la separazione netta tra le norme che regolano la legalità o la legittimità della guerra e quelle che determinano la condotta della guerra, cioè la distinzione tra jus ad bellum e lo jus in bello, è assente nell’antico diritto religioso o ispirato dalle religioni. Tuttavia, sebbene la religione abbia giocato un ruolo centrale nell'India antica per le regole di comportamento personale, occorre notare che queste regole,  in quanto alla loro applicazione, erano universali, indipendentemente dalla religione o della civiltà delle parti interessate, sia che si trattasse di credenti o sia di non credenti, o che una guerra fosse considerata giusta o ingiusta. Le conclusioni su ciò che è "giusto" o "ingiusto" sono funzione di valori che raramente è possibile provare scientificamente. Anche il grado di sensibilità all'importanza delle differenti religioni, nell’ambito delle scelte giuridiche, aiuterà la comunità internazionale a conservare il suo equilibrio sulla rigida corda tesa tra l'indifferenza e la bigotteria.

 

La religione rimane ampiamente un tabù nell'azione umanitaria. Quest’ultima, sul piano internazionale, consiste, in grande parte, in un lavoro interculturale, dove la dimensione religiosa è un fattore importante. La religione è una potente forza socioculturale in termini di motivazione, di partecipazione e di durevolezza nel campo umanitario. L'atto caritatevole è un principio profondamente radicato in tutte le grandi religioni e le azioni umanitarie rappresentano una parte essenziale della pratica religiosa. Anche i gruppi laici giovanili impegnati nell'aiuto umanitario applicano dei veri valori religiosi senza per questo considerarli come tali. Il CICR, che ha lanciato l'assistenza laica moderna, si voleva non confessionale fin dalle origini, ma tuttavia è stato influenzato dal calvinismo protestante dei suoi fondatori. Inoltre, le ONG confessionali, che appartengono ufficialmente ad un gruppo religioso o quelle il cui impegno verso un'etica e i valori religiosi è più informale, sono degli attori importanti nel campo umanitario.

 

Il diritto internazionale umanitario non definisce l'assistenza umanitaria come laica. Secondo il giudizio pronunciato dalla Corte Internazionale di Giustizia ne “il caso Nicaragua”, l'aiuto umanitario deve rispondere solamente ai criteri di imparzialità e di non discriminazione per non essere considerata come un indebito intervento. Le interpretazioni tradizionali delle regole coraniche che sono alla base della distribuzione della zakat (elemosina legale) hanno limitato questa a beneficiari musulmani, ma molte  organizzazioni umanitarie musulmane hanno adottato un'interpretazione più liberale, basata sui due criteri suddetti.

 

La questione più importante sulla quale si confrontano le organizzazioni di credenti nella loro missione è la controversia sull'eventuale incitamento, attraverso il loro lavoro o il proselitismo diretto, a convertire le persone alla loro fede. L'Africa subsahariana sta diventando, per la maggior parte, una zona di concorrenza tra proselitismo cristiano e proselitismo musulmano, trattandosi del principale continente dove le conversioni religiose su vasta scala sono suscettibili di essere realizzate. Nelle zone di conflitto come l'Afghanistan e l'ex-Iugoslavia, le agenzie di aiuto musulmane hanno rivaleggiato con le agenzie di aiuto occidentali per esercitare la loro influenza, ma anche tra esse sulla base di interpretazioni divergenti dell'islam e di opposti interessi nazionali. La manifestazione crescente ed intensificata della religione in politica, e l’inverso, fa parte dell'ambiente naturale delle operazioni del CICR ed anche gli emblemi del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sono oggetto di un'interpretazione religiosa, in particolare negli operazioni interculturali. Le organizzazioni umanitarie così come le agenzie governative donatrici devono imparare a trattare il problema dell'ambivalenza del fattore religioso. La combinazione crescente della politica, della religione e dell’azione umanitaria ha contribuito anche alla comparsa di movimenti violenti e certe organizzazioni umanitarie sono state sospettate di sostenere il terrorismo. La dottrina della jihad è stata invocata al tempo stesso in nome dell'autodifesa e della buona causa, umanitaria compresa.

 

I musulmani attribuiscono da molto tempo al sistema di aiuto occidentale un fine nascosto, e le organizzazioni cristiane fondamentaliste hanno in effetti spesso delle sezioni umanitarie. I codici di condotta delle organizzazioni internazionali non governative respingono ogni legame tra aiuto umanitario e proselitismo religioso. L'aiuto umanitario deve essere accordato secondo i bisogni degli individui, delle famiglie e delle comunità. A dispetto del diritto delle ONG di adottare un credo religioso, l'aiuto non deve dipendere mai dall'adesione dei beneficiari a queste credenze, e la promessa, la fornitura o la distribuzione dell'aiuto, non deve essere legata all'adozione o all'accettazione di una credenza particolare religiosa. Queste regole non escludono il principio di prossimità culturale o aiuto comunitario. Le competenze socioculturali sono diventate une delle qualifiche chiavi richieste per ogni azione umanitaria. Ma questa ultima è centrata sulla dignità umana ed il benessere di tutti, principali obiettivi anche di tutte le religioni.

 

Toni Pfanner

Capo redattore

 

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Al Commissario Regionale C.R.I.

Ai Presidenti Comitati Provinciali C.R.I.

Ai Presidenti Comitati Locali C.R.I.

 

Regione Lombardia

 

Loro Sedi

 

 

 

Con la presente si informa le SS.VV. che dal 20 al 23 Ottobre p.v. si terrà il  44° Congresso Nazionale della Società di Storia della Medicina (S.I.S.M.). Le sedi del Convegno sono diverse:

 

Brescia – giovedì  20 ottobre 2005 ore 16,30 Palazzo Loggia Piazza Loggia  - Apertura Congresso

Solferino – venerdì 21 ottobre 2005 dalle ore 8,15 alle ore 18,30 – Sala Civica Lavori

Mantova – sabato 22 ottobre 2005 Sede Università – dalle 9,00 alle 18,00  Lavori

Castiglione delle Stiviere – domenica 23 ottobre dalle 9 alle 13,30 – Lavori e chiusura Congresso

 

Nell’ambito del Congresso il Consiglio Direttivo della S.I.S.M. ha voluto inserire una sessione dedicata alla Croce Rossa che si terrà

 

Domenica  23 ottobre 2005 dalle ore 9 alle ore 13,30

Sala Consiliare del Municipio di  Castiglione delle Stiviere

 

Come si evince dall’allegato programma, gli interventi sono tutti molto interessanti e chiedo  quindi gentilmente di diffondere questa comunicazione, affinché tutto il personale di Croce Rossa possa venire a conoscenza di questa iniziativa, e partecipare. Per questioni organizzative, è gradita una conferma telefonica o via fax ai recapiti del Comitato Locale di Castiglione delle Stiviere indicando il numero delle persone di ogni Comitato o Delegazione, entro venerdì 21 ottobre 2005. La partecipazione è gratuita.

 

Nell’attesa di incontrarvi, ringrazio per la collaborazione e porgo cordiali saluti.

 

 

 

 

Dott.ssa Maddalena Negri

Presidente Comitato Locale C.R.I.

Castiglione delle Stiviere

 

 

 
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GORIZIA 3 febbraio 2018 dalle ore 8,30 alle ore 17,30

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Aula Magna Corso di Laurea Scenze Internazionali e Diplomatiche  Via Alviano 18 Gorizia

Giornata di Studio sul

"Diritto Internazionale Umanitario nel terzo millennio: diplomazia umanitaria e International Disaster Law"

Per informazioni scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

In allegato pieghevole esplicativo e modulo iscrizione

Comunicato dalla Presidenza CRI Gorizia 

 

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