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notiziario straordinario numero 1 - 2005 Stampa E-mail
martedì 18 ottobre 2005

 Notiziario straordinario 1 - anno 2005

 

Contenuto:

 

1-

Dal Sito web del Comitato Internazionale Croce Rossa

14 settembre 2005 - Comunicato stampa nr. 05/49

“Svizzera: un simbolo nuovo si aggiunge alla croce rossa e alla mezzaluna rossa.”

  Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

 

2-

“Nuovo emblema del CICR: la speranza rinasce a Ginevra”

Tratto dalla “Tribune de Genève” del 11-12- settembre 2005

Autore: Linn Levy   -    Comunicatoci da Bianca Dompieri

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

 

3- 

CICR news 05/68  -  1 settembre 2005

“Irak: soccorsi per le vittime di un movimento di folla a Bagdad”

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

 

4-

21 Luglio 2005 Articolo di stampa

« La coerenza implica severità con se stessi »

Intervista di Andreas Bucher, della rivista svizzera “Facts”, con il Presidente del CICR Jakob Kellenberger: passeggiata sul filo de rasoio fra discrezione e informazione, pressione esercitata dal Senato americano e i vantaggi per il CICR d’avere i massimi dirigenti svizzeri.

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Contenuto:

1- Dal Sito web del Comitato Internazionale Croce Rossa

14 settembre 2005 - Comunicato stampa nr. 05/49

“Svizzera: un simbolo nuovo si aggiunge alla croce rossa e alla mezzaluna rossa.”

  Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 2-  “Nuovo emblema del CICR: la speranza rinasce a Ginevra”

Tratto dalla “Tribune de Genève” del 11-12- settembre 2005

Autore: Linn Levy   -    Comunicatoci da Bianca Dompieri

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 


3- CICR news 05/68  -  1 settembre 2005

“Irak: soccorsi per le vittime di un movimento di folla a Bagdad”

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

4- 21 Luglio 2005 Articolo di stampa

« La coerenza implica severità con se stessi »

Intervista di Andreas Bucher, della rivista svizzera “Facts”, con il Presidente del CICR Jakob Kellenberger: passeggiata sul filo de rasoio fra discrezione e informazione, pressione esercitata dal Senato americano e i vantaggi per il CICR d’avere i massimi dirigenti svizzeri.

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

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 1- Dal Sito web del Comitato Internazionale Croce Rossa

14 settembre 2005 Comunicato stampa nr. 05/49

“Svizzera: un simbolo nuovo si aggiunge alla croce rossa e alla mezzaluna rossa.”

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

 

In un comunicato stampa congiunto del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e della Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Federazione internazionale), il Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa si compiace per l’iniziativa del governo svizzero di convocare una conferenza diplomatica nel prossimo futuro, al più tardi prima della fine anno, in vista dell’adozione di un nuovo emblema che si aggiungerebbe a quelli della croce rossa e mezzaluna rossa.

Un emblema aggiuntivo porterebbe in effetti una soluzione globale e durevole per la questione dell’emblema. Il CICR e la Federazione internazionale richiedono insistentemente a tutti i governi di sostenere il processo di consultazione in corso.

 La conferenza diplomatica riunirebbe i governi dei 192 Stati parte delle Convenzioni di Ginevra al fine di esaminare l’adozione di un terzo protocollo addizionale a queste Convenzioni portando alla creazione di un emblema protettivo addizionale. Il nuovo simbolo è una cornice  rossa con forma quadrata appoggiata su uno punta. Sarà chiamato il « cristallo rosso ».

 L’emblema aggiuntivo sarà privo di ogni connotazione religiosa, politica o altro. Permetterà alle Società nazionali che non possono accettare per loro proprio uso gli emblemi esistenti di diventare membri a pieno titolo del Movimento, e e a quest’ultimo di realizzare il suo principio fondamentale di universalità.

Il CICR e la Federazione internazionale continueranno ad utilizzare i loro simboli, cioà la croce rossa e la mezzaluna rossa. Ciononostante, in circostanze eccezionali, le due istituzioni, così come le Società Nazionali, potranno utilizzare l’emblema addizionale per facilitare la loro azione.

Il CICR e la federazione internazionale sono profondamente riconoscenti verso il governo svizzero per gli sforzi che vengono prodigati per portare a termine la questione dell’emblema.

 

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2- “Nuovo emblema del CICR: la speranza rinasce a Ginevra”

Tratto dalla “Tribune de Genève” del 11-12- settembre 2005

Autore: Linn Levy   -    Comunicatoci da Bianca Dompieri

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

Ginevra internazionale

 
Gli Stati perverranno, infine, ad un accordo sull’adozione di un nuovo emblema, neutro, che possa essere utilizzato al posto della croce rossa o mezzaluna rossa? La questione sarà dibattuta lunedì e martedì a Ginevra in occasione delle consultazioni chiamate” informali” fra i rappresentanti governativi.

 

Promettenti, queste discussioni organizzate dalla Svizzera (in qualità di Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra) dovranno arrivare a una conferenza diplomatica nel mese di ottobre del corrente anno. E lo stallo nel quale si trova il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) dalla fine del XIX secolo avrebbe possibilità di essere regolato.

 

Per qualche osservatore, l’ottimismo sembra ovvio. L’atmosfera delle discussioni sarebbero “pacate”. L’ambasciatore Blaise Godet, capo della missione svizzera alle Organizzazioni Internazionali, ha affermato recentemente di avere la sensazione “che le negoziazioni partono sotto auspici favorevoli”.

 “Semplicità grafica e senza connotazioni”

Un largo consenso fra gli Stati parte alle Convenzioni di Ginevra esiste riguardo alla necessità di adottare un nuovo emblema “ alla semplicità grafica e privo di connotazioni nazionale, politica o religiosa”, come lo ha definito nel 1992, il Presidente del CICR Cornelio Sommaruga, Questo “quadrato rosso appoggiato sulla punta” sarebbe utile alle Società Nazionali di soccorso che non si riconoscono nella croce rossa né nella mezzaluna rossa. E’ il caso specifico di Israele che, per questa ragione, rifiuta di far parte della Federazione internazionale della Croce Rossa. La società nazionale israeliana creata nel 1930, la Magen David Adom, utilizza la stella di David.

 

Nell’autunno 2000, le negoziazioni sull’argomento erano ad uno stadio avanzato. Le autorità svizzere avevano deciso di invitare formalmente gli Stati a prendere parte ad una conferenza diplomatica per il 25 ottobre di quest’anno. Come scrive François Bugnion, direttore del diritto internazionale e della cooperazione in seno al Movimento, in un articolo pubblicato nella Revue internazionale de la Croix Rouge, “una soluzione globale della questione dell’emblema, accettabile sia come sostanza sia come procedura, sembrava a portata di mano fino a quando gli eventi sopravvenuti nel Medio Oriente alla fine di settembre 2000 hanno rimesso in questione questi risultati”

 

Oggi, la situazione diplomatica fra questi paesi sembra più calma, specialmente grazie al ritiro da Gaza. Sarà questo sufficiente per gli Stati per intendersi sulle modalità di una futura conferenza diplomatica e sull’adozione di un terzo protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginerva?

 

Il problema originale

Il problema dell’emblema dura dalla creazione stessa della Croce Rossa da Henry Dunant nel 1864. Il simbolo scelto per proteggere le società di soccorso sui campi di battaglia era la croce rossa su fondo bianco (inversione dei colori federali). Ma il conflitto russo-turco farà “scoppiare” l’universalità dell’emblema utilizzato. In una nota datata 16 novembre 1876, L’Impero Ottomano dichiarava di adottare il simbolo della mezzaluna rossa. Dalla sua parte, la Persia decideva di utilizzare il simbolo del Leone e sole rossi. Nel 1929, la Convenzione di Ginevra venne rivista. Gli Stati riconoscono questi nuovi simboli, decidono che tutte le richieste similari non saranno più accettate in avvenire. E’ per questa ragione che la domanda israeliana di riconoscimento della stella di David rossa è stata rifiutata nel 1949.

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3- CICR news 05/68  -  1 settembre 2005

“Irak: soccorsi per le vittime di un movimento di folla a Bagdad”

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Più di 800 persone sono perite il 31 agosto,  soffocate, calpestate o annegate nel Tigri dopo che il panico si è impadronito di migliaia di iracheni che erano in processione verso il mausoleo dell’imam Moussa Al-Kazim, nel quartiere di Kazimia, nel nord di Bagdad, per il pellegrinaggio all’anniversario della sua morte.

 

Il movimento di panico sarebbe stato provocato da rumori evocanti la presenza di uno o più kamikaze nella folla. Nello scompiglio, la ringhiera di sicurezza del ponte Al-Aimah è ceduta      e centinaia di persone sono cadute da un’altezza di 30 metri nel fiume. Altri sono morti calpestati o soffocati. La gran parte delle vittime erano donne e bambini.

 

La Mezzaluna Rossa dell’Irak ha immediatamente inviato sul luogo della catastrofe 50 volontari che hanno installato un posto di primo soccorso. La Società nazionale ha inviato ambulanze, veicoli a 4 ruote motrici e un minibus per evacuare morti e feriti; dei camion hanno trasportato nei tre ospedali della regione ( Kazimia, Naimiya e Medical City) kits di primo soccorso e di coperte.  Ha anche fornito a questi ospedali sacchi mortuari, delle barelle e delle lenzuola per i letti e altro materiale medico come materiale da medicazione e del gesso.

 

In cooperazione con la Mezzaluna Rossa dell’Irak e il Direttorato della Sanità, il CICR ha consegnato ieri, 31 agosto, 10.000 litri di acqua potabile all’ospedale dell’imam Ali (230 letti) a Sadr City e gliene ha consegnato altri 70.000 oggi (1/92005 NdT). Il CICR ha consegnato alla Mezzaluna Rossa dell’Irak e al Di rettorato della Sanità 5.000 lenzuola, 500 barelle, 458 sachi mortuari e materiale da medicazione per 200 pazienti ed ha consegnato loro alte forniture come liquido per perfusioni per endovene, materiale da sutura e medicamenti in quantità sufficiente per curare 100 persone.


 In queste tragiche circostanze, il CICR esprime le sue più sincere condoglianze alle famiglie e agli amici delle persone cje sono state uccise e la sua vicinanza ai feriti.


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4- 21 Luglio 2005 Articolo di stampa

« La coerenza implica severità con se stessi »

Intervista di Andreas Bucher, della rivista svizzera “Facts”, con il Presidente del CICR Jakob Kellenberger: passeggiata sul filo de rasoio fra discrezione e informazione, pressione esercitata dal Senato americano e i vantaggi per il CICR d’avere i massimi dirigenti svizzeri.

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 
Questo documento è pubblicato con la cortese autorizzazione della rivista « Facts »

FACTS: Signor Kellenberger, lei è già da 5 anni alla testa del CICR. Come vive la sua funzione?

Jakob Kellenberger: Continuamente ci si confronta con la parte buia del mondo. Per essere franco, è più facile essere presidente che lavorare per anni in condizioni difficili come quelle di delegato sul terreno. Ma io vado spesso nelle zone di conflitto, e quello che lì si vede è generalmente scioccante e doloroso. Ma si vede anche la differenza che noi possiamo portare e questo permette di digerire meglio le impressioni che si provano sul terreno.

 
FACTS : Anche quando non si può constatare alcun miglioramento durevole della situazione del conflitto?

Jakob Kellenberger.: E’ una questione di principio. Questa mattina, per esempio, dobbiamo discutere le conseguenze che il conflitto nel nord dell’Uganda ha provocato sul piano umanitario. La sorte della popolazione civile non è per nulla migliorata da dieci anni. Comunque, noi non ci possiamo permettere di agire unicamente quando ci sono prospettive riguardanti il miglioramento della popolazione colpita nei prossimi venti anni. Noi non abbiamo questa certezza. Al CICR – e io posso impegnarmi per la maggior parte delle collaboratrici e collaboratori – abbiamo per motto: “io voglio salvare le vite e proteggere gli esseri umani nella loro dignità in questo luogo ed in questo momento”

FACTS : I delegati del CICR non possono raccontare pubblicamente le loro esperienze. Dispongono di una valvola di sicurezza come sfogo alle loro emozioni?

Jakob Kellenberger: Le persone che si trovano da tanto tempo in una zona di guerra possono in effetti essere in  difficoltà a non prendere posizione per proteggere la possibilità di azione del CICR. Questo esige una grande disciplina. I delegati hanno comunque la possibilità di scambiare le loro impressioni o di confrontarle alle esperienze precedenti. Possono anche indirizzarsi in tutta fiducia ai medici del CICR specialmente formati per questo. Inoltre, essi sanno che il principio di confidenzialità non è fine a se stesso. E’ il nostro principale metodo di lavoro per permettere di accedere in tutta sicurezza al più largo numero di persone coinvolte. 

FACTS : E’ questo il principio più importante ?

Jakob Kellenberger.: Accedere nel mondo intero a tutti gli esseri umani che si trovano in zone di conflitto e che hanno bisogno di protezione o di aiuto, è la nostra ragione di essere. E’ chiaro che se delle parti in conflitto notano che noi lasciamo trasparire pubblicamente le nostre esperienze, le nostre possibilità di intervenire efficacemente diminuiscono considerevolmente. Mi, ripeto, la confidenzialità non è un valore fine a sé stesso. Noi ci riserviamo, in certe circostanze, la possibilità di indirizzarci all’opinione pubblica.

FACTS : In quali casi ?

Jakob Kellenberger: Quattro criteri devono essere considerati: 1) deve trattarsi di violazioni gravi e ripetute del diritto internazionale umanitario, 2) noi dobbiamo esserne testimoni o poterci appoggiare su fonti assolutamente affidabili, 3) bisogna che le nostre azioni ripetute siano senza effetti, e 4)  è necessario che noi siamo convinti del fatto che  l’appello all’opinione pubblica sia nell’interesse della vittima.


FACTS : Tutte queste condizioni devono essere presenti nello stesso tempo?

Jakob Kellenberger.: Si. E’ questo che rende difficile, nei casi specifici, prendere una decisione. Adottare un’attitudine coerente è tutto tranne che facile, questo obbliga ad essere molto severi con se stessi.
 
FACTS : Capita a volte che non si possa assolutamente permettere di aspettarci che le azioni confidenziali falliscano.  Nel caso del Ruanda, il CICR ha informato molto velocemente l’opinione pubblica.

Jakob Kellenberger.: La situazione lì era senza equivoci. Si sperava di poter fermare il massacro lanciando un appello pubblico. La comunità internazionale ha purtroppo reagito troppo tardi.

FACTS : Dopo questo disinganno, il CICR ha coscientemente preso in considerazione di lanciare degli appelli pubblici?

Jakob Kellenberger.: No, ho riportato questo esempio  solo perché avevo  notato che in regola generale l’efficacità degli appelli pubblici è spesso terribilmente sovrastimata.

 FACTS : I media, non hanno effetto ?

Jakob Kellenberger.: No, sottostimare l’opinione pubblica sarebbe pure un errore. Una delle nostre sfide maggiori consiste nel non mancare il momento opportuno per rivolgersi all’opinione pubblica. C’è comunque modo di riconoscere che, in regola generale, l’effetto di un discorso chiaro in occasione di un incontro confidenziale è sottostimato mentre quello di una dichiarazione pubblica  è sovrastimata.

 
 FACTS : Dopo lo scandalo della tortura nella prigione di Abu Ghraib, voi avete per la prima volta inviato alla stampa un messaggio positivo sottolineando l’efficacità delle vostre azioni.

Jakob Kellenberger.: E’ giusto.Vedendo la cosa più da vicino, tener conto di discussioni svolte  con successo può comunque costituire una violazione del principio di confidenzialità. Quando il nostro rapporto su Abu Ghraib è stato comunicato alla stampa – sottolineamo che non è stato un atto del CICR – ha suscitato due reazioni specialmente nel mondo arabo. All’inizio, qualcuno si è chiesto perché i delegati non avessero parlato prima, poi il nostro lavoro è stato messo in questione nei suoi principi. E per questo, ho preso la decisione di sottolineare che le nostre visite non sono rimaste senza effetto. Allo stato delle cose, io non ho mai voluto dire che tutte le nostre esigenze in rapporto ad Abu Ghraib sono state soddisfatte sul campo.

FACTS: Gli attentati di Londra hanno, verosimilmente dato più peso ai difensori dell’argomento “bomba a scoppio ritardato”  cioè a coloro che  auspicano legittimare l’uso preventivo della tortura per estorcere informazioni ai terroristi.

Jakob Kellenberger.: Il divieto della tortura è una regola suprema per il CICR ma è anche ancorata nei diritti dell’uomo e nel diritto internazionale umanitario. Questo diritto è stato istituito per raggiungere un equilibrio fra l’ordine pubblico e la protezione della dignità umana. Non c’è ragione che questo cambi. Non c’è bisogno che io vi spieghi cosa succederebbe se si cominciasse ora a rendere sfumati i limiti e a passare oltre il divieto della tortura. In ogni caso, c’è stato modo di stabilire che un crimine come quello degli attentati a Londra, qualunque sia il diritto applicabile , è contrario ai principi più elementari del diritto umanitario e deve essere sanzionato in conseguenza. 

FACTS: Per visitare dei prigionieri o chiarire delle citazioni di tortura, il CICR deve prima sapere chi è detenuto. Può essere che gli Stati Uniti sfruttino delle basi segrete sulle navi. La stampa considera che centinaia di detenuti che non sono registrati.

Jakob Kellenberger.: Non posso prendere posizione su quelle cifre. E’ importante tuttavia che tutti i prigionieri ci siano notificati. Le nostre visite rispondono a quattro imperativi: 1) avere la possibilità di vedere tutti i prigionieri nei luoghi di detenzione, 2) avere la possibilità di intrattenersi con loro individualmente e senza testimoni, 3) registrare i prigionieri e redigere una lista, 4) ripetere le visite ogni volta che noi lo giudichiamo necessario.

FACTS : Voi non avete risposto alla questione concernente le condizioni di detenzione di Saddam Hussein. E se io vi pongo la domanda in termini più generali, può lei dire a quale livello si trova il vostro intervento quando scoprite dei casi di abuso?

Jakob Kellenberger: Il dialogo comincia con i diretti responsabili, cioè con il comandante della base o con il direttore della prigione, come pure con i responsabili del livello intermedio nel ministero coinvolto. In occasione della visita seguente, noi valutiamo l’efficacia del primo intervento. Quando noi veniamo costretti a stabilire che ciò non ha prodotto effetti, noi ci indirizziamo ai gradi più elevai della gerarchia.
 

FACTS : Nel caso della base americana di Guantanamo, il CICR è arrivato alla cima alla gerarchia.  Avete incontrato il Presidente Bush quest’anno  e due volte il Segretario di Stato americana Rice.

Jakob Kellenberger: Non posso certo discutere del tenore di questi incontri, ma posso dire  - e non si tratta di una semplice figura retorica – che il dialogo fra il governo americano e la presidenza del CICR è di buona qualità. SI può discutere con gli Americani. Riconoscono l’importanza della confidenzialità , cosa che io rispetto. Il governo americano apprezza il CICR e siamo considerati efficaci e credibili, cosa che non significa che non ci siano alcune divergenze di veduta, ma noi possiamo parlare chiaramente e il dialogo non resta senza effetto.  

FACTS : Fuori dal governo, la comprensione è minore. Una commissione senatoriale repubblicana designa il CICR come antiamericano e critica il fatto che il Comitato esiga uno statuto per i prigionieri di guerra di Guantanamo, portando così l’attenzione alla “guerra contro il terrore”.

Jakob Kellenberger: Questo rimprovero non ha fondamento. Mi interessa – ed io non sono sicuro di essere sempre bene compreso quando dico ciò – che anche se i prigionieri si vedessero conferire lo statuto di prigionieri di guerra, essi potrebbero e dovrebbero essere giudicati se hanno commesso dei crimini di guerra. La concessione di statuto di prigioniero di guerra non impedisce una persona di essere portato davanti alla giustizia per gravi violazioni del diritto internazionale. La stessa sorte si applica agli internati civili. Noi non dobbiamo mai esigere che tutti i detenuti di Guantanamo siano considerati come prigionieri di guerra. Noi insistiamo sull’applicazione di una procedura enunciata della III Convenzione di Ginevra in virtù della quale lo statuto dei prigionieri deve essere determinato.

FACTS : I sostenitori della linea dura nel Senato americano reclamano un cambiamento degli Statuti del CICR per permettere ai cittadini residenti all’estero non svizzeri di risiedere nelle vostre autorità dirigenti.

Jakob Kellenberger: Il fatto che  solo degli Svizzeri risiedano nelle autorità dirigenti si spiega storicamente, ma rispondo anche per uno scopo pratico. Noi siamo una delle più grandi organizzazioni umanitarie attive nelle zone di guerra e  dobbiamo essere pronti a decidere rapidamente. Dibattiti politici fra rappresentanti di differenti nazionalità a livello esecutivo rischiano di rallentare inutilmente il processo decisionale. E per quanto concerne i collaboratori ed i delegati , l’esclusività svizzera non è più di rigore – a vantaggio del CICR – per l’internazionalizzazione ci permette di meglio accedere a personale qualificato. Per esempio, numerosi sono i logistici che provengono dalla Francia  perché lì lo studio della logistica ha una lunga tradizione. Buona parte del personale medico che lavora con noi viene dai paesi nordici dove hanno il diritto di riprendere poi il loro impiego


 FACTS : Si è rivelato che le zone più colpite dallo tsnunami sono ugualmente delle zone di guerra civile. Quale impatto ha avuto  questo sulla ripartizione del budget del CICR di questo anno?

Jakob Kellenberger: Dopo la catastrofe dello tsunami, abbiamo rapidamente preso la decisione di fare sforzi supplementari durante la fase dei soccorsi d’urgenza. Quando abbiamo constatato che noi disponevamo fondi sufficienti per i nostri progetti, abbiamo domandato ai paesi donatori di mettere al più presto i mezzi supplementari a disposizione dell’Africa.

FACTS : Il CICR e Medici senza Frontiere sono state le due sole associazioni ad agire in questo modo.

Jakob Kellenberger: Sì, ed io sono felice che abbiamo reagito in quella maniera. Circa la metà del nostro budget di spesa per quest’anno è stata destinata all’Africa. Al Darfur (Sudan), per esempio – che è oggi la nostra missione più importante – abbiamo già portato aiuti alimentari a 475.000 persone fra gennaio e giugno, in particolare nelle zone rurali difficilmente accessibili.

FACTS : Qualche volta si arriva a pensare che la catastrofe naturale permetta di riunificare dei gruppi nemici. Ha lei un’esperienza nello Sri Lanka o di Ache?

Jakob Kellenberger: Il governo indonesiano e i ribelli sono certamente sul punto di arrivare ad una soluzione del conflitti d’Aceh, purtanto in Sri Lanka è sempre difficile mettersi d’accordo per la ripartizione dell’aiuto umanitario. Sarà prematuro dire che la catastrofe naturale avrebbe contribuito in maniera decisiva a favorire la pace.

 

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