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n° 184 del 26 febbraio 2004 Stampa E-mail
mercoledì 25 febbraio 2004

26 febbraio 2004

nr. 184
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)




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1-CICR Comunicato stampa n° 04/09 del 10 febbraio 2004

<Ginevra: il Cantone di Ginevra si impegna in favore delle vittime dei conflitti dimenticati>
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

2- CICR Comunicato stampa n° 04/13 del 24 febbraio 2004
<Marocco/Sahara occidentale: 100 prigionieri marocchini liberati e rimpatriati>
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

3-Editoriale
Muro in Cisgiordania e visita a Saddam Hussein: la voce del CICR
Di Sabrina Bandera

4- CICR Comunicato stampa n° 04/12 del 18 febbraio 2004
<Israele, i territori occupati e i territori autonomi palestinesi: la barriera in Cisgiordania pone dei gravi problemi di ordine umanitario e giuridico>
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

 

5-“Gli Stati Uniti rispettano veramente la nostra indipendenza”
Jakob Kellenberger, presidente del CICR, parla di Guantanamo, del terrorismo.
intervista di Vincent Bourquin a Jakob Kellenberger
in Tribune de Genève sabato/domenica 14-15 febbraio 2004
Comunicatoci da Bianca Dompieri
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

6- Iraq: che cosa significa lo status di prigioniero di guerra nel caso di Saddam Hussein?
FAQ del 21 febbraio 2004, dal sito Internet del CICR (www.cicr.org)

Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

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1-
Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 04/09 del 10 febbraio 2004
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

Ginevra: il Cantone di Ginevra si impegna in favore delle vittime dei conflitti dimenticati

 Ginevra (CICR) –  Nel momento in cui celebra il suo primo compleanno, il servizio di Solidarietà internazionale del Cantone di Ginevra, firma oggi [10 febbraio 2004 NdT] una convenzione con il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) che conferma il suo impegno verso le persone più duramente colpite dai conflitti armati cd. “dimenticati”.

 Nel corso di una cerimonia presieduta da Carlo Lamprecht, presidente del Dipartimento dell’economia, del lavoro e degli affari esteri, e da Jakob Kellenberger, presidente del CICR, il Cantone di Ginevra ha ufficialmente confermato la sua volontà di sostenere, con un contributo di tre milioni di franchi svizzeri l’anno, le attività che il CICR conduce presso persone e popolazioni colpite dai conflitti armati trascurati dalla comunità internazionale e ignorati da grande parte del pubblico.

Lamprecht ha sottolineato l’importanza che il Cantone di Ginevra accorda al sostegno e alla protezione che i collaboratori e le collaboratrici del CICR apportano a decine di migliaia di persone che subiscono nel silenzio e nell’indifferenza le conseguenze drammatiche delle guerre. “Ginevra ha una grande tradizione di solidarietà nei confronti delle persone e delle popolazioni più abbandonate – ha dichiarato -. Noi ci auguriamo, attraverso il nostro sostegno al CICR, di prendere un impegno tangibile  e durevole  che segnali il nostro rispetto per la dignità di ogni persona umana, quali che siano le circostanze che l’hanno condotta ad una situazione di bisogno”.

 Da parte sua, Kellenberger ha salutato lo spirito di solidarietà del Cantone di Ginevra con le più vulnerabili tra le persone toccate dai conflitti armati. “I conflitti armati dimenticati non esistono che per le persone che ne subiscono le conseguenze. E’ dovere del CICR essere presente al loro fianco anche quando il resto del mondo si mostra indifferente o impotente. L’impegno esemplare del Cantone di Ginevra apporterà un appoggio concreto alla nostra funzione in favore di queste persone” – ha dichiarato il presidente del CICR.

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 2- Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 04/13 del 24 febbraio 2004
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

 Marocco/Sahara occidentale: 100 prigionieri marocchini liberati e rimpatriati

Ginevra (CICR) –  Cento prigionieri marocchini liberati dal Fronte Polisario sono stati rimpatriati oggi sotto gli auspici del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). La liberazione di questi prigionieri interviene in seguito ad una mediazione dello Stato del Qatar.

I prigionieri, che erano accompagnati da una équipe del CICR, hanno lasciato Tindouf (Algeria) a bordo di un aereo messo a disposizione dal Qatar e sono stati consegnati alle autorità marocchine sulla base militare di Inezgane, vicino ad Agadir. In precedenza, dei delegati del CICR si erano intrattenuti senza testimoni con ciascun prigioniero, al fine di assicurarsi che egli era rimpatriato con il suo consenso.

Il CICR si felicita della liberazione di questi 100 prigionieri. Resta tuttavia preoccupato della sorte dei 514 marocchini che sono ancora in prigionia. Il CICR reitera il suo appello affinché essi siano liberati, conformemente alle disposizioni del diritto internazionale umanitario.

I delegati del CICR visitano due volte l’anno i prigionieri marocchini nelle mani del Fronte Polisario. Le visite, l’ultima delle quali si è svolta dal 2 al 16 dicembre 2003, hanno per obiettivo la valutazione delle condizioni della prigionia e l’evoluzione dello stato di salute fisica e psichica dei prigionieri.

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 3-Editoriale di Sabrina Bandera
Muro in Cisgiordania e visita a Saddam Hussein: la voce del CICR

 Nelle ultime settimane, contrariamente a quanto avviene solitamente, sui giornali italiani sono apparse diverse notizie che coinvolgevano l’azione del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), la cui attività è stata collegata in particolare alle critiche per la costruzione del muro da parte di Israele in Cisgiordania e alla visita di alcuni delegati del CICR a Saddam Hussein.

Conformemente ai suoi obiettivi “Caffè Dunant” si limita a riportare le notizie relative alle attività del CICR “attraverso la sua voce diretta”, traducendo cioè pari pari comunicati stampa e news.

Questa volta, data l’importanza dei due avvenimenti e soprattutto vista la vasta eco che hanno avuto sulla stampa e nei mass media, ci siamo permessi di scrivere un piccolo editoriale che inquadrasse quanto è successo e che costituisse la cornice delle notizie dirette del CICR, anche in risposta alle richieste di chiarimenti ricevuti dalla redazione del notiziario negli ultimi giorni.

 

Barriera in Cisgiordania

I quotidiani hanno più volte sottolineato le presunte critiche ad Israele da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa per la costruzione della barriera in Cisgiordania, presunte critiche amplificate dall’apertura il 23 febbraio  dell’esame della vertenza sul muro da parte della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja (si vedano, tra gli altri, Corriere della sera del 19 e 23 febbraio 2004 e Le Monde del 23 febbraio)

Sull’argomento riportiamo in questo numero del Caffè la traduzione del comunicato stampa del CICR del 18 febbraio 2004 su “Israele, i territori occupati e i territori autonomi palestinesi: la barriera in Cisgiordania pone dei gravi problemi di ordine umanitario e giuridico”.

Visita del CICR a Saddam Hussein

Dopo le  tante notizie che si sono rincorse nelle ultime settimane sulla possibilità o meno per il CICR di visitare Saddam Hussein (si veda tra le altre le dichiarazioni del presunto avvocato di S. Hussein, Jacques Vergès, nel Corriere della Sera dell’11 febbraio 2004), il 21 febbraio un delegato di lingua araba e un medico del CICR hanno visitato Saddam Hussein, conformemente alle modalità abituali dell’Istituzione.

L’unica notizia relativa alla visita, apparsa sul sito Internet del CICR (www.cicr.org) dopo la visita stessa è la seguente: “Il CICR visita Saddam Hussein in cattività. Il 21 febbraio, il CICR ha visitato per la prima volta Saddam Hussein, l’ex dirigente iracheno, che è detenuto in quanto prigioniero di guerra dalle forze della coalizione dirette dagli Stati Uniti. La visita è stata effettuata da un delegato di lingua araba e da un medico del CICR, conformemente alle modalità abituali dell’Istituzione”.

La non pubblicizzazione della visita da parte del CICR era stata del resto anticipata nell’intervista rilasciata da Jakob Kellenberger alla Tribune de Genève a metà febbraio (la traduzione dell’intervista è riportata in questo numero di “Caffè Dunant”), che aveva ricordato anche che dopo la visita non sarebbero state date informazioni sulle sue condizioni di detenzione, ma presentato un rapporto alle autorità competenti, come normalmente avviene dopo le visite di tutti i prigionieri di guerra.

Oltre alla breve notizia sopra ricordata sempre sul sito del CICR è presente tra le FAQ una del 21 febbraio scorso che chiarisce che cosa significhi l’attribuzione dello status di prigioniero di guerra nel caso di Saddam Hussein (vedi la traduzione in questo numero del Caffè) ed anche molti dei dubbi e delle domande che circolano sull’argomento (tribunale competente, visite dei famigliari, …)

 Sabrina Bandera

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4-Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 04/12 del 18 febbraio 2004
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera
Israele, i territori occupati e i territori autonomi palestinesi: la barriera in Cisgiordania pone dei gravi problemi di ordine umanitario e giuridico

 

Ginevra (CICR) –  Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è sempre più preoccupato per le conseguenze umanitarie che l’edificazione della barriera in Cisgiordania ha per numerosi palestinesi dei territori occupati. Nei luoghi in cui essa di scosta dalla “Linea verde” [la linea di confine tracciata nel 1967, NdT] e sconfina nei territori occupati, la barriera priva migliaia di palestinesi di un accesso adeguato a dei servizi essenziali come l’approvvigionamento idrico, le cure mediche  e l’educazione, così come a delle forme di reddito quali l’agricoltura e altri tipi di impiego. Le comunità palestinesi che vivono tra la “Linea verde” e la barriera sono, di fatto, divise dalla società palestinese alla quale esse appartengono. L’edificazione della barriera in Cisgiordania continua a dare luogo all’appropriazione, largamente diffusa, dei beni palestinesi, e a causare dei danni considerevoli agli edifici e alle terre agricole, comportando spesso la loro distruzione.

 

Il CICR ha condannato a più riprese gli attacchi deliberati perpetrati contro i civili israeliani e ha sottolineato che tutti gli atti il cui scopo è di seminare il terrore nella popolazione civile sono delle violazioni manifeste del diritto internazionale umanitario. Esso riconosce ad Israele il diritto di prendere delle misure per assicurare la sicurezza della sua popolazione. Tuttavia, queste misure devono rispettare le norme applicabili del diritto internazionale umanitario.
Il CICR ritiene che la barriera sia contraria al diritto internazionale umanitario, nella misura in cui il suo tracciato si discosta dalla “Linea verde” e sconfina nei territori occupati. I problemi che incontra la popolazione palestinese nella sua vita quotidiana mostrano chiaramente che la barriera è contraria all’obbligo che incombe su Israele, conformemente al diritto umanitario, di assicurare un trattamento umano ai civili che vivono sotto la sua occupazione di badare al loro benessere. Le misure prese dalle autorità israeliane in relazione all’edificazione della barriera in territorio occupato eccedono di molto quello che una potenza occupante  è autorizzata a fare nei termini del diritto umanitario. Queste constatazioni si fondono sulla salvaguardia delle condizioni di vita della popolazione palestinese, assicurato dal CICR, e sull’analisi che fa l’Istituzione delle disposizioni applicabili del diritto umanitario. Le autorità israeliane sono state regolarmente informate delle preoccupazioni umanitarie e giuridiche del CICR.
Il CICR chiede quindi insistentemente ad Israele di non pianificare, costruire o mantenere questa barriera in territorio occupato.

 

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5-“Gli Stati Uniti rispettano veramente la nostra indipendenza”
Jakob Kellenberger, presidente del CICR, parla di Guantanamo, del terrorismo.
intervista di Vincent Bourquin a Jakob Kellenberger
in Tribune de Genève sabato/domenica 14-15 febbraio 2004
 Comunicatoci da Bianca Dompieri

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

D: Come analizza l’evoluzione del mondo in questi ultimi anni?
R: A livello mondiale, c’è una certa polarizzazione e una certa radicalizzazione, precisamente fra quello che chiamiamo il mondo occidentale e il mondo islamico. E la questione è particolarmente sensibile per una organizzazione come il CICR che ha la sua sede principale nel mondo occidentale, ma che conduce il 50% delle sue attività umanitarie nel mondo islamico. Dobbiamo dunque fare sforzi particolari per essere ben accettati nelle differenti civilizzazioni. E’ una grande sfida in termini di diplomazia umanitaria.
D: L’incremento della lotta contro il terrorismo cambia il compito del CICR?
R: Il terrorismo non è un fenomeno nuovo, ma ha assunto dimensioni molto più drammatiche dopo l’11 settembre. La guerra contro il terrorismo dichiarato dagli Stati ha avuto come conseguenza l’aumento della sicurezza nella scala dei valori. E’ legittimo che gli Stati assicurino la sicurezza, ma è sempre importante mantenere l’equilibrio fra la sicurezza e la protezione della dignità umana. Ciò che mi preoccupa è che in certi contesti, si rischia di perdere questo equilibrio.
D: L’esempio tipo è Guantanamo?
R: E’ un esempio. Ce ne sono altri. Ho peraltro richiesto degli importanti cambiamenti rispetto a Guantanamo.
D: Siete stati ascoltati?
R: Ho recentemente incontrato Colin Powell, Condoleezza Rice e Paul Wolfowitz (nda rispettivamente segretario di stato, consigliere alla sicurezza nazionale e segretario aggiunto alla Difesa degli Stati Uniti). Con Colin Powell è il terzo incontro in meno di un anno e non si è parlato solamente di Guantanamo. E’ stato importante poter vedere, in meno di ventiquattr’ore queste tre persone per affrontare un dialogo completo. Io penso che questo vuol dire che hanno grande attenzione per le nostre preoccupazioni e le affrontano in maniera seria. Commenterò gli effetti delle nostre attività una volta che avremo terminato le nostre prossime visite a Guantanamo.
D: Voi dite di avere buoni contatti con gli Stati Uniti, eppure avete avuto parole abbastanza dure negli incontri degli ultimi anni.

R: Non sono prese di posizione polemiche. Il fatto che abbiamo divergenze importanti in rapporto a Guantanamo, non cambia nulla nelle buone relazioni fra gli Stati Uniti e il CICR. E questo non impedisce agli Stati Uniti di sostenere molto generosamente l’azione del CICR. E’ il nostro primo donatore e rispettano davvero la nostra indipendenza.
D: Sareste dunque più duri se non fosse il donatore più importante?
R: Noi facciamo un reale sforzo per parlare ovunque lo stesso linguaggio nelle situazioni comparabili, indipendentemente dall’importanza di un paese come donatore.
D: Fra i vostri obiettivi per il 2004, non c’è anche la visita a Saddam Hussein nella sua prigione?

R: Lei personalizza un po’ troppo le nostre attività. Le nostre ambizioni vanno molto più lontano. Nel 2003, il CICR ha visitato circa 500.000 detenuti in più di 70 paesi. E’ chiaro che vogliamo visitare anche Saddam Hussein, come possiamo già visitare altri detenuti in Iraq, compresi i membri dell’antico regime. Non c’è alcuna ragione perché non lo si possa fare. Abbiamo l’assenso per la visita, ma non sappiamo ancora quando avrà luogo.
D: Una volta che avrete potuto visitare Saddam Hussein, darete le informazioni sulle sue condizioni di detenzione?
R: Noi non diamo mai pubblicamente tali informazioni, noi presentiamo un rapporto alle autorità competenti.
D: Anche per lui?

R: Perché fare un’eccezione per lui? E’ un prigioniero di guerra. Noi non parliamo pubblicamente delle condizioni di detenzione. Ne discutiamo in maniera molto chiara con le autorità competenti.
D: Per Saddam Hussein, voi parlerete con le autorità americane?
R: Sì, poiché l’Iraq è un paese sotto occupazione.
 D: Darete informazione riguardo il giorno nel quale incontrerete Saddam Hussein?
R: Daremo comunicazione quando l’avremo visto.
 D: Ci sono paesi nei quali il CICR vorrebbe andare e non può?
R: Ci sono delle regioni dove per ragioni di sicurezza non si può andare, come in Ituri, nella Repubblica democratica del Congo, dove sei collaboratori sono stati assassinati nell’aprile 2001 e l’inchiesta non ha portato a nulla. Non siamo presenti nelle quattro province nel sud dell’Afganistan per ragioni di sicurezza. Uno dei nostri collaboratori è stato assassinato nel marzo del 2003 in questa regione.
D: A che punto siete nell’apertura di una delegazione in Cina?
R: Noi vorremmo davvero aprire una delegazione regionale a Pechino. In occasione della mia visita a Pechino nel novembre 2002, il presidente cinese mi ha dato il suo assenso di principio. Stiamo negoziando perché riteniamo molto importante poter essere presenti in questo paese che è anche membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
D: Non avete ancora ottenuto l’autorizzazione, il governo cinese non si fida del CICR?

R: Parlare di mancanza di fiducia è troppo forte, ma il governo vuole conoscere con precisione le nostre attività e fissare il quadro giuridico della futura delegazione. Ma io penso che siamo sulla buona strada.

D: Non avete l’impressione, a volte, che il CICR sia la buona coscienza della Svizzera?

R: Non è uno svantaggio per la Svizzera avere qui la sede principale del CICR e non è nemmeno uno svantaggio per il CICR avere la sua sede a Ginevra. Ma la Svizzera rispetta la nostra indipendenza ed è cosciente che il CICR non è uno strumento della sua politica estera. Ricordiamo anche che all’inizio degli anni ’90, il personale espatriato del CICR era ancora svizzero per il 90% ed il 10% venivano da altri paesi. Oggi è 50-50. L’organizzazione si è fortemente internazionalizzata. 

D: Si può immaginare che il vostro successore al vertice del CICR non sia svizzero?
R: Questo non mi sembra molto probabile. La mononazionalità del Comitato è generalmente considerata un vantaggio di efficacia e operatività del CICR. Questo assicura che le decisioni di urgenza umanitaria non siano influenzate da considerazioni politiche. Ho l’impressione che questa mononazionalità non sia contestata. 
D: L’arrivo di Micheline Calmy-Rey al vertice del Dipartimento federale degli affari esteri e la sua diplomazia pubblica ha cambiato qualcosa per il Comitato Internazionale della Croce Rossa?

R: No. Lei sostiene il CICR come il suo predecessore. Noi vogliamo, come lei, una Ginevra umanitaria e forte.

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6- Iraq: che cosa significa lo status di prigioniero di guerra nel caso di Saddam Hussein?
FAQ del 21 febbraio 2004, dal sito Internet del CICR (www.cicr.org)
 

Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

La decisione delle autorità degli Stati Uniti d’America di considerare l’ex presidente iracheno come un prigioniero di guerra significa che egli beneficia di tutte le protezioni previste dalla III Convenzione di Ginevra del 1949, che comprende il diritto di essere visitato dal CICR. 

Il CICR ritiene che lo status di prigioniero di guerra sia giuridicamente corretto per quel che riguarda Saddam Hussein, dal momento che egli era comandante in capo delle forze armate irachene.

Questo status non accorda a Saddam Hussein una immunità per il perseguimento dei crimini che egli avrebbe commesso prima di essere catturato; e non impedisce di subire degli interrogatori. Tuttavia, quando sono interrogati, i prigionieri di guerra non sono tenuti a dichiarare altro che il loro, cognome, nomi e grado, la loro data di nascita e il numero di matricola o, in mancanza, una indicazione equivalente. 

Se sono perseguiti dalla potenza detentrice, i prigionieri di guerra devono essere giudicati dagli stessi tribunali e secondo la stessa procedura dei membri delle forze armate della potenza detentrice. Così, un prigioniero di guerra nelle mani delle forze armate americane deve essere giudicato da una corte marziale che applichi il codice penale militare americano (US Uniform Code of Military Justice). Quali che siano le circostanze, questa corte deve offrire delle garanzie fondamentali di indipendenza e di imparzialità.

I prigionieri di guerra possono essere trasferiti al di fuori del paese nel quale sono stati catturati, La III Convenzione di Ginevra non contiene delle disposizioni specifiche che riguardino le visite familiari, ma se i prigionieri di guerra sono internati nel loro proprio Paese, sembra logico accordare loro lo stesso diritto alle visite famigliari che quello concesso ai civili protetti dalla IV Convenzione di Ginevra.

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