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Standing Commission

n° 14 del 28 Dicembre 1998 Stampa E-mail
domenica 27 dicembre 1998
28 DICEMBRE 1998
nr. 14
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)




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1. ICRC NEWS 51 Traduzione di R.Arnò
2. Allocuzione di Dott. Cornelio Sommaruga, Presidente del Comitato
internazionale della Croce Rossa : "Sant'Egidio e CICR: azione
complementare davanti alle sfide del mondo contemporaneo"

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ICRC NEWS 51

23 dicembre 1998

SOMMARIO

REPUBBLICA DEL CONGO: NUOVI COMBATTIMENTI A BRAZZAVILLE:
L'équipe del CICR a Brazzaville, di cui fanno parte 63 Congolesi e sette
collaboratori stranieri, mantiene un controllo ravvicinato sulla situazione
umanitaria conseguente alla ripresa dei combattimenti nella regione di Pool
e in alcune zone della capitale. Numerosi abitanti hanno abbandonato le
loro case e sono nuovamente in cerca di un rifugio e di sicurezza.

NEPAL: INIZIANO LE VISITE DEL CICR AI DETENUTI:
Il CICR ha iniziato le visite ai detenuti di sicurezza arrestati in
connessione ai disordini interni verificatisi in alcune parti del Regno
Himalayano del Nepal.

YUGOSLAVIA/KOSOVO: SOSTEGNO AI FANCIULLI TRAUMATIZZATI:
"Stiamo uscendo dalla fase acuta dell'emergenza ed ora stiamo cercando di
aiutare le comunità locali in Kosovo a far fronte ad alcune delle
conseguenze dirette dei drammatici eventi della scorsa estate", spiega John
Roche, delegato del CICR, incaricato di coordinare le attività di soccorso
nell'area.

KENYA: UN CORSO DIU DI NUOVO TIPO IN AFRICA ORIENTALE:
All'inizio di dicembre, 21 professori universitari, assistenti, esperti e
ricercatori provenienti dal Kenya, dalla Tanzania e dal sud del Sudan,
hanno partecipato ad un programma di "formazione per formatori" sul diritto
internazionale umanitario (DIU), organizzato in Kenya, nella città di
Nakuru, dalla locale Università di Egerton e dal CICR.

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Comunità di Sant'Egidio

"Sant'Egidio e CICR:

azione complementare davanti

alle sfide del mondo contemporaneo"

Allocuzione di Dott. Cornelio Sommaruga,

Presidente del Comitato internazionale

della Croce Rossa

Roma, Santa Maria in Trastevere

29 ottobre 1998

"J'ai frappé à ta porte, j'ai frappé à ton coeur pour avoir un bon lit,
pour avoir un bon feu.
Pourquoi me repousser?
Ouvre-moi, mon frère.
Pourquoi me demander si je suis d'Afrique, si je suis d'Amérique, si je
suis d'Asie, si je suis d'Europe?
Ouvre-moi, mon frère.
Pourquoi me demander la longueur de mon nez, l'épaisseur de mes lèvres, la
couleur de ma peau et le nom de mes dieux?
Ouvre-moi, mon frère.
Je ne suis pas un Noir, je ne suis pas un Rouge, je ne suis pas un Jaune,
je ne suis pas un Blanc, je ne suis qu'un homme.
Ouvre-moi, mon frère. Ouvre-moi ta porte, ouvre-moi ton coeur, car je suis
un homme,
l'homme de tous les temps,
l'homme de tous les cieux,
l'homme qui te ressemble."


Eccovi, cari Amici, un appello preghiera, che ho sentito un giorno e che vi
ho trasmesso in lingua originale, la cui forza ed il cui messaggio mi
sembrano perfettamente corrispondere a quanto siamo, a quanto vogliamo, a
quanto facciamo, Voi di Sant'Egidio e noi di Croce Rossa, in particolare
noi del Comitato internazionale.

In questo testo c'è il messaggio di umanità, cioè quello di azione per
prevenire ed alleviare la sofferenza umana, come pure di rispetto della
dignità umana, ma c'è anche il messaggio di imparzialità. Non ci può, non
ci deve essere una scelta tra le vittime, tra coloro che hanno bisogno di
soccorso sia materiale, che spirituale. "Siamo tutti fratelli" dicevano le
donne lombarde che Henry Dunant e don Lorenzo Barziza avevano radunato
l'indomani della Battaglia di Solferino, il 24 giugno 1859. Soffermiamoci
un momento su quello che significa la lapide posta nella Chiesa maggiore di
Castiglione delle Stiviere, a poche decine di chilometri da Solferino,
Mantova e Desenzano. Li furono soccorsi -si legge- "senza distinzione di
parte i feriti di Solferino e [Henry Dunant] trasse l'idea ispiratrice
della Croce Rossa". Nel suo libro "Un ricordo di Solferino" Dunant così
descrive l'azione delle donne di Castiglione che dimostravano "la stessa
benevolenza a tutti quegli uomini di origine così diversa" e che erano "per
esse tutti parimenti stranieri". "Onore a queste creature caritatevoli
-scrive-, onore alle donne di Castiglione! Niente le ha fatte arretrare,
niente le ha stancate o scoraggiate, e la loro dedizione modesta non ha
tenuto conto alcuno né di fatiche, né di fastidi, né di sacrifici."

E' così che nacque l'idea della Croce Rossa, è così che nacque la prima
Convenzione di Ginevra, firmata il 22 agosto 1864, con l'emblema protettore
della Croce Rossa che entra nel diritto internazionale, è così che nascono
le Società Nazionali di Croce Rossa e -più tardi, dopo le Convenzioni del
1929- di Mezzaluna Rossa (oggi 175 Società Nazionali riconosciute), è così
che nasce il Comitato internazionale già nel 1863.

Onore alle donne ed agli uomini di Sant'Egidio -vorrei ora dire- che più
di un secolo più tardi si sono lanciati in una missione che incute rispetto
da tutti quelli che credono al motto della Croce Rossa Internazionale: "Per
Humanitatem ad Pacem". E' la Vostra lotta contro la povertà e la vostra
battaglia per la pace.

Rallegramenti per i vostri trent'anni di esistenza ed auguri per il
percorso futuro della Comunità perché nel mondo di oggi moltissimo resta da
fare. Il vostro percorso del passato dal Liceo Virgilio, per la Chiesa
Nuova, a Sant'Egidio, con le tappe degli incontri ecumenici di Assisi e
delle altre città del mondo che avete marcato col vostro passaggio,
dimostra la sintesi che avete saputo fare tra l'impegno sociale diretto,
col contatto personale con la gente, sempre con amichevole sorriso, e
l'attenzione che avete voluto dare ai grandi problemi della società di oggi
che sono politici e sociali e che richiedono l'impegno in particolare anche
di tutte le religioni di questo mondo.

La preghiera e la parola di Dio, vi ha stimolato e continua ad
accompagnarvi nella vostra opera quotidiana. E qui noto una differenza con
la Croce Rossa che è istituzione non religiosa, aconfessionale, in modo di
poter abbracciare tutti nella sua universalità ed operare nelle sua
neutralità dappertutto nel mondo. Essenziale per il CICR, istituzione
specificamente neutrale che ha il compito di proteggere ed assistere le
vittime dei conflitti armati. Si la Croce Rossa, sia per la sua origine
come pure per le condizioni particolari nelle quali è chiamata ad operare è
e deve restare neutrale. Sarà il compito di ognuno dei suoi membri di
stabilire personalmente quale sia la fede religiosa o la linea filosofica
sulla quale si fonda la sua azione: è dunque una questione strettamente
personale, che resta nel silenzio della coscienza personale e non provoca
l'attenzione del pubblico, nell'interesse dell'istituzione stessa. Ma pur
personale che sia, questa fede resta essenziale per la Croce Rossa, poiché
il dono di sé stesso che un uomo o una donna fanno ad un'opera di loro
scelta, dipende, in ultima analisi, da motivi che loro ritrovano nelle
convenzioni e nei valori che conferiscono alla propria vita il vero
significato.

Evocando la Bibbia in relazione al lavoro di Croce Rossa si pensa in modo
del tutto naturale in primo luogo alla parabola del Buon Samaritano, che è
tramandata fino a noi dal Vangelo di San Luca, nel decimo capitolo. Tra
l'avventura stessa di questo racconto del Cristo, dove un Samaritano
incontra sul suo cammino un uomo mezzo morto, rapinato, ferito dai briganti
ed al quale porta soccorso, e l'origine -come pure la natura- della Croce
Rossa, c'è una relazione intima e complessa. E' dunque perfettamente
legittimo che in molti luoghi per il lavoro pratico della Croce Rossa si
sia sviluppato il termine di "samaritano".

Il fatto che si tratti dell'aiuto ad un ferito è in relazione stretta, ma
direi non essenziale con la Croce Rossa; il rapporto essenziale si trova
nella spontaneità che il Buon Samaritano mette nel portar soccorso; si
trova nel sacrificio personale, immediato dell'uomo per il suo prossimo.
Non è questa anche una caratteristica dei membri della vostra Comunità? La
parabola dice che il Samaritano fu morso da "compassione". Il "cum patire"
è uno slancio del cuore, è molto più profondo che un dovere, né
l'esecuzione di un ordine, né oltretutto un sentimento di interesse
egoista. Il Samaritano agisce per necessità interiore, fa quello che gli
sembra naturale e non aspetta un'altro che potrebbe soccorrere prima di
lui. Né gli viene la tentazione di giudicare chi ha commesso il crimine. Il
Samaritano, resta neutrale, ed agisce in favore dell'uomo che soffre, la
vittima così come è, senza tener conto di chi è quel qualcuno. Ed il
Samaritano non si fa intimidire dai rischi costituiti dai briganti vicini.
Ed ancora per aiutare, il Buon Samaritano si accontenta dei mezzi ben
modesti di cui dispone; la loro precarietà non lo arresta. Anche il
dettaglio della somma di denari data all'oste perché curi il ferito,
promettendo di ritornare, non è senza importanza. Ed infine che sia proprio
un Samaritano non è un'affermazione gratuita: dopo il prete ed il Levita,
che passano oltre senza preoccuparsi del ferito, è il Samaritano, che, per
il Fariseo, che chiede al Cristo chi è il prossimo che deve amare come sé
stesso, è proprio quello considerato uomo di dubbia fede. Ma Dio, nella Sua
sovrana libertà, chiama al suo servizio chi vuole e gli accorda la grazia
di fare atto di misericordia.

Il Signore ci dice "Va e fai lo stesso"! E' proprio lì nella stessa
parabola.

Perché questa predica, vi domanderete! E' per sottolineare che nella vostra
e nella nostra missione, come traspare nella parabola del Buon Samaritano,
è l'amore per il nostro prossimo sofferente che ci fa agire.

E' qui che voglio tornare al Comitato internazionale della Croce Rossa, che
-a 135 anni dalla sua esistenza- ha voluto porsi la domanda "where do we
go from here?". Perché questa domanda oggi?

Permettetemi di rivenire sugli avvenimenti del 22 agosto 1864 a Ginevra,
quando diplomatici di 12 Stati -rappresentanti le Nazioni europee e gli
Stati Uniti d'America- hanno concepito un accordo di ispirazione europea,
creato per circostanze europee. Oggi il diritto di Ginevra è universale per
contenuto e campo d'applicazione. In pratica tutti gli Stati del mondo sono
vincolati dalle Convenzioni del 1949 (oggi sono 188 Stati) e tre quarti di
loro ha ratificato i Protocolli aggiuntivi. L'adozione del diritto di
Ginevra da parte dei Paesi del Terzo Mondo, avvenuta, benché non fosse
evidente, senza alcuna coercizione, ha conferito all'ideale umanitario una
nuova legittimità. I Protocolli aggiuntivi del 1977 rappresentano i primi
accordi di diritto umanitario alla cui elaborazione hanno partecipato con
uguale impegno il Nord ed il Sud, l'Est e l'Ovest. Offrendo nuove risposte
alle moderne forme di minaccia, i Protocolli aggiuntivi mirano allo stesso
obbiettivo umanitario delle Convenzioni: la protezione e l'aiuto alle
vittime specialmente civili di eventi bellici. Tutti insieme gli Stati del
mondo hanno reso possibile questo successo ed ancorato nel diritto delle
genti il mandato internazionale del Comitato internazionale della Croce
Rossa.

La gioia e la gratitudine per ciò che è stato raggiunto non ci devono però
far dimenticare che ancora troppo spesso il diritto di Ginevra è ignorato
od addirittura gravemente violato. Mentre vi parlo -lo sapete-, nei campi
di prigionia giacciono ancora decine di migliaia di prigionieri di guerra o
prigionieri politici tra i quali numerosi sono i feriti ed i malati, che
hanno forse passato lunghi anni di cattività: sono veri e propri ostaggi
dei negoziati internazionali. Vi sono bambini che muoiono per mancanza di
cibo o di assistenza medica a causa della guerra, anche se un aiuto
potrebbe essere prestato. Altrove, persone che hanno perso tutto nella
guerra vagano tra le rovine delle loro case, in cerca di un segno di vita
dei loro cari. Le sofferenze provocate agli uomini dai loro simili sono
infinite.

Non c'è invero da rallegrarsi: dal 1945 ad oggi ci sono stati più di 120
conflitti, che hanno fatto circa ventidue milioni di vittime. L'umanità si
trova ora a dover affrontare altre sfide: la degradazione dell'ambiente ha
assunto in molti paesi delle proporzioni spaventose; l'esodo rurale procede
ad un ritmo serrato, mentre la miseria urbana diventa sempre più marcata;
si assiste, negli ultimi tempi, al ritorno di certe grandi pandemie; nei
paesi più poveri, decine di milioni di persone non hanno altra prospettiva
che l'incertezza, quando si tratta del rispetto dei loro diritti
fondamentali, a cominciare da quello di una vita decente; queste persone
non possono accedere né all'istruzione né all'assistenza sanitaria; inoltre
esse non hanno nessuna possibilità di migliorare la propria sorte né quella
dei figli. All'epoca delle immagini virtuali, dell'economia immateriale e
delle autostrade dell'informazione, non è inutile ricordare il divario
crescente tra il mondo economicamente più avanzato ed una parte sempre più
vasta della popolazione mondiale. Se non stiamo attenti, questi notevoli
squilibri alimenteranno i conflitti di domani.

L'ultimo decennio rappresenta poi una fase di rottura, di profondi

cambiamenti. Siamo usciti dalla guerra fredda e dall'equilibrio del terrore
per entrare in un periodo incerto in cui i sistemi di riferimento che
servivano da parametri sono scomparsi. Tutte le strade sono aperte, tutti
gli sviluppi sono possibili, ma nessuno di essi s'impone più. Certo, non
c'è da stupirsi che ad un periodo di crisi politica corrisponda una perdita
dei punti di riferimento dei valori umanitari. I principi che erano
considerati fondamentali, vengono ora rimessi in discussione. Ma non
dimentichiamo le grandi speranze generate dalla fine della divisione del
mondo in due blocchi antagonisti, a cui tutto si opponeva: ci fu permesso
allora di credere all'affermarsi di un universo più unito, più solidale,
più umano.

E' con piacere che si possono notare taluni sviluppi positivi verificatisi
in alcune parti del mondo. E Sant'Egidio ha in questo senso dato un
contributo importante, p.e. in Mozambico.

Purtroppo -e lo ripeto-, in contrasto con buone notizie, quante tragedie
senza soluzione, precipitate nell'assurdo di immense sofferenze ed inutili
distruzioni; quanti nuovi dissidi, quante nuove zone d'ombra! Oggi, oltre
trenta conflitti insanguinano la terra: conflitti di potere, per il
territorio, di minoranze, di religione. Altrettanti scenari che mobilitano
oggi tutte le forze del CICR.

Avendo fatto questa analisi, la risposta del CICR in un esercizio chiamato
"avvenire", a cui hanno partecipato oltre 200 collaboratori ed i membri del
Comitato direttore, è stato fa l'altro quello di confermare e precisare la
nostra missione.

Ve la presento:

"La missione esclusivamente umanitaria del CICR è di proteggere la vita e
la dignità delle vittime della guerra e della violenza interna e di
prevenire le sofferenze causate da tali situazioni

- agendo direttamente presso le vittime,

- assumendo il ruolo d'istituzione e d'intermediario neutri ed
indipendenti,

- influenzando il comportamento di tutti gli attori potenziali ed attuali
di queste violenze attraverso il dialogo e la divulgazione del diritto
umanitario e dei principi del Movimento della Croce Rossa, come pure
attraverso un'azione normativa."

Questa missione sottolinea la convergenza e la complementarità con
Sant'Egidio.

Il CICR ha un mandato di diritto internazionale, ma conserva la sua
mononazionalità nell'organo responsabile e dirigente: il Comitato.

Esso si rinnova per cooptazione per evitare ogni interferenza esterna,
anche quella del Governo del paese di cui i membri del Comitato devono
avere la nazionalità: la Svizzera. Per rafforzare la nostra indipendenza
abbiamo anche concluso col Consiglio federale Svizzero un Accordo di Sede
che ci garantisce quest'indipendenza anche de jure e conferma la nostra
libertà d'azione a partire da Ginevra. Se siamo Svizzeri è semplicemente
per una ragione storica: furono quattro ginevrini che con Henry Dunant
fondarono il CICR. Vorrei dunque confermare che non considero che gli
Svizzeri siano migliori degli altri. Ma la mononazionalità è, come la
cooptazione, una garanzia supplementare di indipendenza, neutralità ed
imparzialità.

Siamo i guardiani del diritto internazionale umanitario, che abbiamo noi
stessi iniziato. Dobbiamo impegnarci per farlo rispettare, per
universalizzarlo, per approfondirlo e per diffonderlo. Non dobbiamo però
limitarci alle pure disposizioni giuridiche: nel senso della prevenzione
della sofferenza umana dobbiamo essere pionieri nel divulgare principi
etici di umanità, quali la solidarietà, la tolleranza e soprattutto il
rispetto della dignità umana. Il cammino di Sant'Egidio in "Uomini e
Religioni" -a cui sono grato di aver potuto più volte partecipare-
comporta, anche maggiore responsabilizzazione delle Religioni nell'educare
l'essere umano al rispetto della dignità dell'altro. Il concetto di
globalizzazione della responsabilità mi sembra assumere un'importanza
particolare per i leaders spirituali del mondo. Lo dicevamo a Bucarest,
Andrea Riccardi ed io, l'umanità ha bisogno dell'audacia delle religioni,
senza differenza di confessioni, per trovare la pace nella giustizia, nella
solidarietà, nella tolleranza.

Siamo, al CICR, intermediari e non mediatori. Appoggiamo e facilitiamo il
ruolo di tutti coloro che vogliono portare le parti ad un conflitto alle
trattative di pace, spesso li trasportiamo agli incontri decisivi, ne
assicuriamo l'incolumità durante i negoziati, ma partecipiamo
esclusivamente alle discussioni su questioni umanitarie. E' il nostro modo
un po' ortodosso di interpretare la nostra neutralità.

La neutralità è uno dei principi fondamentali della Croce Rossa e per il
Comitato internazionale è un dovere assoluto. La stretta osservanza del
principio di neutralità da parte del CICR ha lo scopo di mantenere un
rapporto di fiducia con tutte le parti ad un conflitto, in modo di poter
andare dappertutto, in particolare nelle prigioni di tutti i governi e -in
situazioni di guerra civile- anche in quelle degli insorti.

E' indubbio che all'origine vi sia stata una relazione particolare tra la
neutralità svizzera e quella del CICR. Se il messaggio della Croce Rossa à
stato ben accolto nel secolo scorso e le Convenzioni di Ginevra rapidamente
firmate dalle più grandi potenze dell'epoca, è perché veniva da Ginevra e
Ginevra era in paese neutrale. Ma attenzione di non spingere eccessivamente
questo rapporto delle due neutralità.

Esse hanno un senso ben diverso. La Svizzera ha scelto e praticato la
neutralità per proprio interesse, quale mezzo per mantenere la propria
indipendenza e la sua unità. Il CICR invece non ha interessi propri da
difendere, la sua esistenza non é una finalità del Comitato, il CICR è
neutro nell'interesse delle vittime. Ed è anche nell'interesse delle
vittime che l'istituzione difende la sua indipendenza!

La neutralità del CICR -insisto su questo principio fondamentale- non è
solo materiale per offrire la protezione e l'assistenza a tutte le vittime,
per poterle ovunque raggiungere; è anche un principio morale: gli Statuti
dicono chiaramente che il CICR "si astiene dal partecipare a controversie
di carattere politico, razziale, ideologico e religioso". Il CICR non porta
giudizio sui comportamenti che osserva e -salvo in casi eccezionalmente
gravi ed a condizioni ben precise-, non ricorre alla denuncia pubblica.

Questa riserva ci causa molte critiche. Eppure essa risponde ad una
necessità essenziale. Ogni organizzazione umanitaria ha il suo modo di
agire. Ce ne sono, come "Amnesty International", che s'informano per
denunciare e per ottenere, attraverso la pressione dell'opinione pubblica,
la riparazione di talune ingiustizie. Ma in fondo chi entra nelle prigioni,
sono i delegati del CICR -senza comunicato stampa- e qualche volta
proprio perché la campagna di Amnesty ha fatto si che l'autorità detentrice
voglia cercare il dialogo con un'istituzione credibile per la sua
neutralità. In fondo l'alternativa per il CICR è semplice: o veniamo a
patti con il diavolo (attraverso un dialogo per migliorare la sorte delle
vittime) oppure chiudiamo le porte dell'inferno.

La neutralità, specialmente la neutralità morale, non è sempre facile da
osservare. I nostri delegati assistono talvolta a delle scene rivoltanti e
devono, salvo eccezioni, restare muti. Senza arrivare a questi eccessi, può
capitare che i nostri collaboratori s'intendano meglio con una parte al
conflitto, piuttosto che con l'altra. Questo non dovrebbe capitare, anche
se è umano, perché non è sempre possibile ordinare i propri sentimenti.

La difficoltà è un'altra. Si tratta della percezione che altri (governi,
comandanti, bande armate, ribelli e popolazione civile) possono avere della
nostra neutralità. Ed è chiaro che si tratta di un problema delicato, in
quanto spesso veniamo caratterizzati come europei, cristiani, ricchi e
quindi non neutri culturalmente.

Il nostro emblema, la croce rossa, è da più di un secolo oggetto di
controversie perché considerato un emblema del cristianesimo. Eppure -e
qui gli sforzi di divulgazione non devono mai affievolirsi- alla Conferenza
di Ginevra del 1864 furono dei diplomatici stranieri a suggerire di
invertire i colori della bandiera svizzera, insistendo che la
neutralizzazione del ferito poteva anche essere garantita dalla croce
segnata col proprio sangue su un drappo bianco.

Questo ci riporta al diritto internazionale umanitario.

Effettivamente tutto sarebbe positivo, se il rispetto delle Convenzioni di
Ginevra fosse migliore.

Saremmo allora in grado di visitare i prigionieri sempre e di diventare
consiglieri dell'autorità detentrice per il loro trattamento, saremmo
facilmente in grado di far comunicare attraverso i messaggi croce rossa
famiglie separate, saremmo in grado di occuparci dei feriti e di dare il
rifornimento necessario ad ospedali ed altri centri di sanità, saremmo
anche in grado di evitare la sofferenza di vittime sfollate od isolate in
mancanza di acqua potabile e di derrate alimentari. Tutto questo lo
facciamo -lo fanno i 1.000 delegati del CICR espatriati, con l'aiuto di
diverse migliaia di collaboratori locali e di uomini e donne di Società di
Croce Rossa-, ma in situazioni che diventano sempre più precarie dal punto
di vista della sicurezza. L'anno nero 1996 con la perdita di tre delegati
nel Burundi e cinque infermiere ed un delegato in Cecenia, tutti
brutalmente assassinati, ci deve sempre ricordare i limiti dei nostri
interventi, ma anche spronarci a lavorare di più per la divulgazione di
principi umanitari!

Concentrandosi così sulla vittima e sui suoi bisogni più immediati,
l'azione del CICR è diretta. La vittima della violenza e del conflitto è e
deve rimanere sempre il punto focale di qualsiasi azione, e l'obiettivo
principale deve essere quello di confortarla nella sua sofferenza fisica e
morale. Per quanto semplice possa sembrare, quest'obiettivo impone a volte
delle scelte che comportano serie conseguenze, quando è la sorte di diversi
gruppi di vittime che è in gioco. In tali momenti è possibile, se non
addirittura inevitabile, che si commettano degli errori. In questo
contesto; il CICR si è rammaricato e si rammarica ancora per le omissioni,
forse gli sbagli, commessi durante la II(superscript: a )Guerra Mondiale,
in particolare in relazione all'olocausto. Debolezza ed errori forse, ma
complicità mai.

Convergenze e complicità tra Sant'Egidio e CICR tante, anche se siamo
istituzioni profondamente diverse.

La collaborazione istituitasi da anni in modo pragmatico e puntuale a tutti
i livelli su tante questioni d'importanza, deve stimolarci a poter
proseguire il dialogo ed intensificarlo. Lo scopo sarà sempre quello di
realizzare che siamo parte dell'umanità. La nostra responsabilità personale
deve essere impegnata e l'idea della tolleranza affermata.

Ritroviamo l'umano in ogni individuo di questa terra. Le opinioni e la fede
degli altri non devono imbarazzarci, ma arricchirci: sono uno stimolo per
la nostra ricerca spirituale, la loro diversità è una ragione di più che
l'umanità ha di difenderne la natura, è un elemento forte di speranza.

E questo anche davanti alle frustrazioni quotidiane che ci dà il mondo di
oggi. E appunto, per mantenere questo slancio di servizio che è il nostro,
a Sant'Egidio ed alla Croce Rossa, voglio concludere con un augurio, che vi
presento con la proclamazione delle madri argentine della Piazza de Majo a
Buenos Aires:

"Anche se senti la stanchezza,
Anche se il trionfo ti abbandona,
Anche se un errore ti fa male,
Anche se un tradimento ti ferisce,
Anche se un'illusione si spegne,
Anche se il dolore brucia i tuoi occhi,
Anche se si ignorano i tuoi sforzi,
Anche se l'ingratitudine diventa il tuo salario,
Anche se l'incomprensione taglia il tuo sorriso,
Anche se tutto ha l'aria di niente,
RICOMINCIA."

 
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