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n° 20 del 23 Febbraio 1999 Stampa E-mail
lunedì 22 febbraio 1999
23 FEBBRAIO 1999
nr. 20
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)




 ---------------------------------------------------------------------------------- 

 

1. ICRC NEWS 7 Traduzione di R.Arnò
2. FIRENZE 19-20-21 MARZO 1999 Seminario sulla problematica connessa agli
esodi di popolazioni
3. La nuova Corte Penale Internazionale: valutazione preliminare di
Marie-Claude Roberge Traduzione di Luigi Micco
4. Statuto della Corte penale internazionale Traduzione di Luigi Micco 5.
Corte penale internazionale: infine una realtà (CICR Comunicato di stampa
n° 98/27) Traduzione di Luigi Micco
6. In Attach una locandina dalla campagna antimine CICR

------- 1 -------

ICRC NEWS 7

17 febbraio 1999

SOMMARIO

AFGHANISTAN: IL CICR CONTRIBUISCE ALLA LIBERAZIONE DI 40 PRIGIONIERI:
Il 13 e il 14 febbraio, la delegazione del CICR in Afghanistan ha agevolato
la liberazione simultanea di 20 prigionieri detenuti dalle forze dei
Taliban e di altri 20 detenuti da quelle della Jamiat-i-Islami del
Comandante Massoud.

AFGHANISTAN: LA CROCE-ROSSA E LA MEZZALUNA-ROSSA ASSISTONO 10.000 VITTIME
DEL TERREMOTO IN QUATTRO GIORNI:
In seguito al terremoto che, la sera dell'11 febbraio, ha colpito le
provincie di Wardak e Logar, a sud-ovest di Kabul, il CICR, la Società
Afgana della Mezzaluna-Rossa e la Federazione internazionale delle Società
della Croce-Rossa e della Mezzaluna-Rossa hanno immediatamente reagito alla
crisi, unendo le loro risorse logistiche ed umane, e la loro competenza.

IL PRESIDENTE DEL CICR METTE IN GUARDIA SULLE DIFFICOLTA' CRESCENTI NELLA
PROTEZIONE DELLE VITTIME DEI CONFLITTI:
Il 12 febbraio, parlando su invito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite, il Presidente del CICR, Cornelio Sommaruga, ha messo in guardia
sulle crescenti difficoltà nella protezione dei civili nel corso dei
conflitti armati nel mondo ed ha sottolineato la necessità di agire con
cautela nell'imporre di sanzioni economiche.

------- 2 -------

Organizzato dal COMITATO CRI di FIRENZE VIII Centro di Mobilitazione avrà
luogo a FIRENZE nelle giornate di 19-20-21 MARZO 1999 un seminario sulla
problematica connessa agli esodi di popolazioni.

Il Sminario si terrà nella Sala Conferenze "Pietro Verri" del Comitato
Croce Rossa Italiana Lungarno Soderini 11 -
Il Seminario è aperto a tutte le componenti volontaristiche CRI ed ai
dipendenti CRI della Regione Toscana ed agli Istruttori D.I.U.
La quota di partecipazione è di £.35.000 e comprende: spese segreteria,
pranzi di Sabato e Domenica
Le Iscrizioni devono pervenire entro il 12 Marzo alla Segreteria
Organizzativa D.I.U. c/o CRI Lungarno Soderini 11, 50124 FIRENZE (Fax
055-215517) con apposito modulo che può essere fornito dalla segreteria -
le informazioni via telefono vanno richieste al Ten.Com.CRI Riccardo Toti
allo 055-283917

ESODI DI POPOLAZIONI
PROBLEMATICHE DI CARATTERE UMANITARIO

Programma

VENERDI' 19 MARZO 1999

14.00-14.30 Registrazione e distribuzione documenti
14.30-15.00 Apertura lavori - Saluto agli intervenuti e presentazione
programma del seminario

SESSIONE PRIMA - MOVIMENTI DI POPOLAZIONE: ASPETTI INTRODUTTIVI

15.10-16.00 Immigrazione: Misure, cause, problematiche di un fenomeno
sociale caratterizzante l'ingresso nel terzo millennio
16.10-17.00 Lo straniero: la sua condizione giuridica nel diritto
internazionale
17.10-18.00 Diritto dei Rifugiati, Diritto umanitario: la correlazione fra
i diversi sistemi di regole
18.00-1830 Discussione
18.30 Sospensione dei lavori

SABATO 20 MARZO 1999

SESSIONE SECONDA - IL RUOLO DEGLI ORGANISMI INTERNAZIONALI

09.00-9.50 L'ACNUR: il suo ruolo di fronte al fenomeno dei popoli in fuga
10.00-10.50 La condizione giuridica del rifugiato secondo le convenzioni
internazionali
10.50-11.10 Pausa caffè
11.10-12.00 L'UNICEF e la tutela dei minori nel contesto del fenomeno dei
movimenti di popolazione
12.00-12.50 La Forza Multinazionale quale riferimento nella protezione
delle popolazioni
12.50-13.30 Gli immigrati e i loro diritti civili, economici, sociali, con
particolare riferimento ai diritti familiari
13.30-14.30 Pausa pranzo

SESSIONE TERZA - IL RUOLO DELL'EUROPA COMUNITARIA

14.30-15.20 I flussi di persone nell'area mediterranea: caratteristiche del
fenomeno
15.30-16.20 Il contributo del Consiglio d'Europa e delle altre istituzioni
europee al riconoscimento dell'asilo e dei diritti dei rifugiati
16.30-17.20 L'ingresso dei cittadini non comunitari ed il controllo delle
frontiere europee
17.30-18.00 L'azione umanitaria delle istituzioni europee
18.00-18.30 Discussione
18.30 Sospensione dei lavori

DOMENICA 21 MARZO 1999

SESSIONE QUARTA: LE NORMATIVE NAZIONALI

09.00-09.50 La disciplina degli immigrati, rifugiati, richiedenti asilo
nella legislazione italiana
10.00-10.50 Immigrazione e criminalità transnazionali: immigrazione
clandestina e ordine pubblico.
11.50-11.10 Pausa caffè

SESSIONE QUINTA: LA CROCE ROSSA E GLI ESODI DI POPOLAZIONI

11.10-12.00 Il Movimento internazionale di Croce Rossa: Teoria e pratica
nell'emergenza dei movimenti di popolazione
12.00-12.50 La Croce Rossa Italiana: il mandato umanitario e la sua
realizzazione
12.50-13.30 Rifugiati e Diritto Umanitario dei Conflitti armati
13.30-15.00 Pausa pranzo
15.00-15.50 La Croce Rossa Italiana: L'Ufficio Ricerche
16.00-16.50 La Croce Rossa Italiana e la sua missione umanitaria nella
gestione dei Campi di accoglienza dei Profughi
17.00-1730 Discussione
17.30 Chiusura dei Lavori e Consegna degli attestati
------- 3 -------

Rivista Internazionale della Croce Rossa
n. 832, dicembre 1998, pp. 725-739


La nuova Corte Penale Internazionale: valutazione preliminare
di Marie-Claude Roberge(1)


Dopo anni si sforzi accaniti e cinque settimane di negoziazioni intense ed
ardue, lo Statuto della Corte Penale Internazionale è stato finalmente
adottato a Roma il 17 luglio ed aperto alla firma degli Stati il giorno
dopo. Quest'avvenimento storico costituisce un decisivo progresso nella
lotta contro l'impunità e una tappa in più verso un accresciuto rispetto
del Diritto Internazionale Umanitario. Per troppo tempo, si sono potute
commettere delle atrocità completamente impunite, una realtà che ha dato
agli autori carta bianca per continuare ad agire allo stesso modo. Il
meccanismo di repressione previsto dal Diritto Internazionale comporta
delle insufficienze evidenti. È venuto il momento di adottare delle nuove
regole e creare delle nuove istituzioni al fine di garantire che i
responsabili di crimini internazionali siano perseguiti e puniti. Una Corte
penale, a livello nazionale o internazionale, non può mettere fine alla
criminalità, ma può avere un effetto dissuasivo e, di conseguenza,
contribuire a limitare il numero delle vittime. Conviene dunque rendere
omaggio ai risultati ottenuti a Roma, nella speranza che la nuova Corte
sarà in grado di rispettare completamente il suo mandato.
Lo scopo del presente articolo è di offrire una valutazione preliminare dei
risultati della Conferenza di Roma alla luce del Diritto Internazionale
Umanitario esistente e l'azione del CICR in favore delle vittime della guerra.
Il CICR, come tutti noi sappiamo, è attivamente impegnato nell'azione di
protezione ed assistenza nelle situazioni di conflitto armato. Inoltre, gli
Stati parti alle Convenzioni di Ginevra del 1949 gli hanno dato mandato di
incoraggiare lo sviluppo del Diritto Internazionale Umanitario e di operare
affinché sia meglio rispettato da tutti coloro che sono tenuti ad
osservarne le disposizioni. Il CICR approva dunque tutte le misure prese in
vista di far rispettare gli obblighi derivanti dal Diritto Internazionale
Umanitario, sia si tratti d'attività preventive (come l'insegnamento e la
formazione), sia di misure repressive. Per via indiretta, attraverso i suoi
Servizi consultivi, il CICR fornisce un'assistenza tecnica agli Stati
quando si tratta di adottare le leggi necessarie per permettere di
perseguire i presunti criminali di guerra, conformemente alle norme delle
Convenzioni di Ginevra.
È per questo che il CICR ha partecipato attivamente ai negoziati condotti a
New York e a Roma sulla creazione di una Corte Penale Internazionale. Si è
espresso innanzi al Comitato preparatorio, l'Assemblea generale delle
Nazioni Unite e la Conferenza diplomatica di Roma, su delle questioni
direttamente legate al mandato del CICR come custode del Diritto
Internazionale Umanitario. In occasione della riunione di febbraio 1997 del
Comitato preparatore, i rappresentanti del CICR hanno sottoposto un
documento di lavoro relativo alla lista dei crimini di guerra che, secondo
il CICR, dovevano rientrare nella giurisdizione della futura Corte. Di
seguito, un commento scritto è stato elaborato per spiegare e supportare la
struttura e il contenuto di questo documento di lavoro. Il CICR ha
ugualmente redatto un documento intitolato "State consent regime vs.
universal jurisdiction (2)". Questo enumerava i precedenti e gli elementi
nuovi che hanno condotto al riconoscimento del principio di giurisdizione
universale rispetto ai crimini di guerra, ai crimini contro l'umanità e il
crimine di genocidio. Il CICR ha anche apportato un contributo concreto ai
negoziati.
Prima valutazione dello Statuto adottato dalla Conferenza di Roma
A prima vista, la Conferenza di Roma ha tirato fuori dei risultati
positivi. È innegabile che l'adozione dello Statuto della Corte penale
internazionale rappresenta un avvenimento determinante nella storia del
Diritto Internazionale Umanitario e apporta un contributo decisivo alla sua
applicazione. È tuttavia importante andare più in fondo di questa
valutazione globale ed esaminare più da vicino i risultati ottenuti a Roma,
rispetto alle preoccupazioni espresse dal CICR prima dell'adozione dello
Statuto(3). La presente valutazione si concentrerà dunque sulla definizione
dei crimini di guerra (esaminando specialmente la proposizione tesa a
stabilire un "limite di competenza" su questo punto), sulla giurisdizione
automatica della Corte penale internazionale e sul ruolo del suo procuratore.
Giurisdizione della Corte penale internazionale rispetto ai crimini di
guerra commessi durante i conflitti armati, sia internazionali, sia non
internazionali
Anche se non comprende tutte le violazioni gravi del Diritto Internazionale
Umanitario, la lista dei crimini di guerra che figura nell'art. 8 dello
Statuto comprende un gran numero di violazioni(4). Il principale progresso
realizzato su questo punto è senza alcun dubbio l'aggiunta - malgrado una
certa opposizione - di una sezione relativa ai crimini di guerra commessi
durante i conflitti armati non internazionali.
Per quello che riguarda certe violazioni particolari, è interessante notare
che secondo lo Statuto, lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione
forzata, la gravidanza forzata, e la sterilizzazione forzata, sono
qualificati come crimini di guerra. La costrizione o l'arruolamento di
bambini minori di quindici anni nelle forze armate nazionali (o in un
gruppo armato, nel caso di conflitti interni), piuttosto che il fatto di
farli partecipare attivamente alle ostilità, sono ugualmente considerati
come crimini di guerra che investono la competenza della Corte.
a) È tuttavia spiacevole che certi crimini di guerra siano stati esclusi
dalla lista adottata a Roma(5). Per citare qualche esempio, nessuna norma
sanziona i ritardi ingiustificati nel rimpatrio dei prigionieri di guerra o
dei civili, né gli attacchi lanciati senza discriminazioni che colpiscono
la popolazione civile o beni civili. La disposizione relativa
all'utilizzazione d'armi particolarmente crudeli è stata limitata al
massimo in ragione della difficoltà di pervenire ad un consenso,
principalmente perché certi Stati volevano includere le armi nucleari nella
lista delle armi vietate, mentre altri Stati si opponevano. Di conseguenza,
le armi nucleari, le armi biologiche e le armi laser accecanti sono state
omesse, così come le mine antiuomo. Il CICR ha incoraggiato l'adozione di
una clausola generica richiamante la norma, esistente da lungo tempo, che
vieta il ricorso a metodi e mezzi di combattimento suscettibili di causare
dei mali superflui o che per la loro stessa natura colpiscono senza
discriminazione. Bisogna sperare che la lista delle armi proibite sarà
ampliata durante la prima conferenza di revisione dello Statuto.
b) Per quello che riguarda i crimini di guerra commessi durante i conflitti
armati non internazionali, è deplorevole che lo Statuto non vieti il fatto
di affamare deliberatamente la popolazione civile, di utilizzare certe armi
o di causare deliberatamente dei danni estesi, durevoli e gravi
all'ambiente naturale. Noi stimiamo che converrà sforzarsi maggiormente di
completare la lista dei crimini di guerra durante la conferenza di
revisione, prevista sette anni dopo l'entrata in vigore dello Statuto.
Questo dovrà essere possibile nella misura in cui il numero degli Stati
parti ai Protocolli aggiuntivi I e II del 1977 alle Convenzioni di Ginevra,
non abbia cessato di crescere (ad oggi, 151 Stati sono parti al Protocollo
I e 143 al Protocollo II), e che questi Stati dovranno essere maggiormente
pronti ad accettare una lista più esaustiva di crimini di guerra(6).
c) La questione di sapere se solo i crimini di guerra commessi su vasta
scala devono investire la competenza della Corte, o se questa deve
ugualmente essere abilitata a giudicare i crimini di guerra isolati, è
stata a lungo dibattuta. Lo Statuto dispone finalmente che la Corte è
competente riguardo ai crimini di guerra, "in particolare" quando questi
s'inscrivono in un piano o una politica o quando essi sono commessi su
vasta scala. In altri termini, lo Statuto introduce una soglia di
competenza, ma senza che questa sia esclusiva. La soluzione accettabile è
che la Corte è abilitata ad indagare su crimini di guerra isolati.
d) La delusione più grande sta nella norma che fa specificamente
riferimento ai crimini di guerra. L'art. 124 prevede che tutti gli Stati
che divengono parti allo Statuto possono dichiarare che, per un periodo di
sette anni a partire dall'entrata in vigore di questo testo, non accettano
la competenza della Corte su ciò che concerne i crimini di guerra quando
esso è commesso sul suo territorio o dai suoi cittadini. Ciò induce ad
instaurare per i crimini di guerra un regime differente da quello
applicabile agli altri crimini di competenza della Corte. Ancor di più, ciò
da' l'impressione che i crimini di guerra non sono così gravi come gli
altri crimini "più gravi" menzionati nello Statuto. Comunque, il diritto
internazionale riconosce già l'obbligo degli Stati di perseguire i
criminali di guerra, quale che sia la nazionalità di questi ultimi o il
luogo dove il crimine è stato commesso. Gli Stati dovranno essere chiamati
a non fare la dichiarazione su menzionata e la norma in questione dovrà, di
seguito, essere cancellata dalla conferenza di revisione.
Giurisdizione automatica rispetto ai quattro crimini più gravi
Dopo intense discussioni, gli Stati hanno finalmente convenuto di accettare
il principio secondo il quale tutti gli Stati, divenendo parte dello
Statuto, riconoscono la giurisdizione della Corte rispetto ai quattro
crimini più gravi: il crimine di genocidio, i crimini contro l'umanità, i
crimini di guerra e gli atti d'aggressione. La Corte può dunque esercitare
la propria giurisdizione se lo Stato sul territorio del quale hanno avuto
luogo gli atti o l'omissione in causa, o lo Stato di cui ha la nazionalità
la persona sotto esame o perseguita, è legata allo Statuto o ha
riconosciuto la competenza della Corte. Se, tenuto conto delle condizioni
su menzionate, il consenso di uno Stato che non è parte allo Statuto è
necessario, questo Stato può fare una dichiarazione dalla quale riconosce
la giurisdizione della Corte rispetto ad un crimine particolare.
Nessun consenso dello Stato in questione, è richiesto quando il Consiglio
di sicurezza deferisce un caso al procuratore in applicazione del Capitolo
VII della Carta delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza può
ugualmente richiedere che nessuna inchiesta sia aperta o che nessun
procedimento sia avviato per un periodo di dodici mesi, rinnovabile. È
tuttavia necessario che una risoluzione sia stata adottata, in questo
senso, in virtù del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite.
È spiacevole che la proposizione tesa ad accordare la giurisdizione
automatica della Corte se lo Stato di detenzione è parte allo Statuto non
sia stata accettata. Nella pratica, gli Stati di detenzione possono aiutare
in larga misura a portare in giudizio i criminali di guerra, come nel caso
immaginario illustrato di seguito: una persona sospettata di aver commesso
un crimine di guerra nel corso di un conflitto armato interno sul
territorio dello Stato X, di cui egli ha la cittadinanza, fugge nello Stato
Y. Lo Stato X non è parte allo Statuto e rifiuta di riconoscere la
competenza della Corte penale internazionale rispetto al sospettato. In
assenza della giurisdizione automatica, la Corte non può agire e di
conseguenza non può essere avviare nessun procedimento nei confronto del
sospettato, a meno che il Consiglio di sicurezza non deferisca il caso al
procuratore, o se lo Stato Y è disposto a - e può - tradurre il sospettato
davanti ai propri tribunali(7). Ed ancora, non è possibile uscire da questo
"impasse" a meno che lo Statuto non sia accettato da un gran numero di Stati.
Un procuratore indipendente
I partecipanti alla Conferenza di Roma hanno convenuto che il procuratore è
abilitato ad avviare "proprio motu" (cioè di propria iniziativa) delle
inchieste relative ai quattro crimini più gravi. Una volta che egli ha
concluso di avere delle buone ragioni di aprire un'inchiesta, il
procuratore deve presentare alla Camera preliminare una richiesta
d'autorizzazione in tal senso. Se questa decide di autorizzare l'apertura
dell'inchiesta, il procuratore deve notificarlo a tutti gli Stati parti e
agli Stati coinvolti. Questi dispongono allora di un mese di tempo, a
partire dal ricevimento di questa notifica, per informare il procuratore se
un'inchiesta o un procedura concernente il caso in questione è già in corso
sul piano nazionale. Se questo è il caso, il procuratore deve mettere
l'inquisito sotto l'autorità dello Stato interessato. Il procuratore può
tuttavia decidere di chiedere alla Corte di deliberare sulla questione
della giurisdizione o dell'ammissibilità.
La soluzione trovata a Roma, su ciò che riguarda il potere del procuratore
di avviare dei procedimenti, costituisce un compromesso tra gli Stati che
temevano di ritrovarsi con un procuratore sovraccaricato e "politicizzato"
e quelli che speravano che un procuratore indipendente fosse la garanzia di
una Corte efficace e non politica. Solo il futuro dirà se il ruolo di
sorveglianza della Camera preliminare faciliterà la rapidità delle inchieste.
Il ruolo del CICR dopo la Conferenza di Roma
Adesso che lo Statuto della Corte penale internazionale è stato adottato,
resta ancora molto da fare prima che la Corte sia definitivamente
costituita e pienamente operativa, poiché restano ancora da risolvere
alcune questioni. Precisamente, bisogna ancora elaborare un allegato allo
Statuto, che precisi gli elementi costitutivi dei differenti crimini, al
fine di aiutare la Corte ad interpretare ed ad applicare gli artt. 6, 7, e
8 relativi ai crimini di genocidio, ai crimini contro l'umanità ed ai
crimini di guerra(8). I giuristi del CICR prevedono di partecipare
attivamente a questo processo d'elaborazione, in particolare per quel che
riguarda gli elementi costitutivi i crimini di guerra.
È evidente che la Corte può essere veramente efficace solo se un gran
numero di Stati ratificano i suoi Statuti. Nessun dubbio che il CICR
contribuirà molto ad incoraggiare i governi a farlo. Anche le Società
Nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sono state invitate a
promuovere la ratifica dello Statuto della Corte da parte dei governi dei
rispettivi Paesi.
Inoltre, tenuto conto del principio di complementarità tra la Corte penale
internazionale e le giurisdizioni penali nazionali, gli Stati devono
moltiplicare i loro sforzi per elaborare una legislazione nazionale tesa a
far applicare l'obbligo universale di perseguire i criminali di guerra
presunti ovunque essi si trovino. Anche dopo la creazione della Corte
penale internazionale, gli Stati continueranno ad essere tenuti ad
esercitare la loro giurisdizione in materia penale riguardo alle persone
sospettate di crimini internazionali, poiché la Corte non è competente che
nel caso in cui il sospettato non sia stato giudicato da un tribunale
nazionale. È probabile che ciò incoraggerà gli Stati a prendere misure
appropriate sul piano nazionale. A questo scopo, i Servizi consultivi del
CICR continueranno ad offrire loro un'assistenza tecnica per aiutarli d
adottare le leggi necessarie per indagare sui criminali di guerra presunti
ed avviare dei procedimenti contro di essi.
Conclusioni
Resta da sperare che questa nuova Corte contribuirà in maniera
significativa a migliorare il rispetto del Diritto Internazionale
Umanitario ed aiuterà così a limitare il numero di vittime. Gli Stati sono
invitati a divenire parti allo Statuto della Corte penale internazionale ed
a prendere tutte le misure necessarie per assicurare che cominci suoi
lavori nelle migliori condizioni e che essa sia efficace.


Le opinioni esposte in questo articolo sono quelle dell'autore e non
impegnano il CICR. Originale in inglese.

(1) Marie-Claude Roberge è consigliere giuridico in seno alla Divisione
giuridica del CICR. In qualità di rappresentante del CICR (che aveva lo
status di osservatore alla Conferenza diplomatica di Roma), ha assistito ai
negoziati relativi allo Statuto della Corte Penale Internazionale, e quindi
alla sua adozione.
(2) Questi documenti di lavoro sono disponibili sul sito Web del CICR:
www.icrc.org.
(3) Supra, nota 1.
(4) Per la lista completa dei crimini di guerra, vedere l'art. 8 dello
Statuto della Corte penale internazionale (allegato 1).
(5) Cf. art. 8, par. 2 (b) (xx), dello statuto della Corte penale
internazionale (allegato 1).
(6) Tuttavia, il fatto che certi crimini siano assenti dalla lista o che
questa si differenzi dalle norme dei Protocolli del 1977, non avrà forse
che delle conseguenze limitate. L'art. 10 dello Statuto della Corte penale
internazionale prevede, in effetti, specificatamente che "nessuna
disposizione del presente capitolo (che contiene la definizione di crimini
di guerra) deve essere interpretata nel senso di limitare le regole del
diritto internazionale esistente o in formazione o di pregiudicarle in
qualsiasi modo per fini diversi da quelli del presente Statuto."
(7) Ciò implica che la legislazione nazionale dello Stato Y permetta ai
suoi tribunali nazionali di giudicare un cittadino straniero per crimini
commessi in un altro Paese. Ad oggi, solo un piccolo numero di Stati hanno
adottato una tale legislazione.
(8) Una proposta contenente gli elementi costitutivi dei crimini saranno
elaborati da una Commissione preparatoria formata dai rappresentanti degli
Stati firmatari dell'Atto finale della Conferenza e da altri Stati invitati
per l'occasione. Una bozza deve pronta entro il giugno 2000.

------- 4 -------
Allegato 1
----------
Statuto della Corte penale internazionale

Adottato il 17 luglio 1998 dalla Conferenza diplomatica di plenipotenziari
delle Nazioni Unite sulla creazione di una Corte penale internazionale
(estratto)
Articolo 8 - Crimini di guerra
1. La Corte ha competenza a giudicare i crimini di guerra in particolare
quando questi ultimi rientrano nell'ambito di un piano o di una politica, o
fanno parte di una serie di crimini analoghi commessi su grande scala.
2. Ai fini dello Statuto, per "crimini di guerra" s'intendono:
a) Gravi infrazioni alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, vale a
dire uno qualsiasi degli atti di seguito enumerati quando si riferisce a
persone o beni protetti dalle norme delle Convenzioni di Ginevra:
i) L'omicidio intenzionale;
ii) La tortura o i trattamenti inumani, comprese le sperimentazioni
biologiche;
iii) Il fatto di causare intenzionalmente gravi sofferenze o di
pregiudicare gravemente l'integrità fisica o la salute;
iv) La distruzione e l'appropriarsi di beni, non giustificata da esigenze
militari ed eseguita su vasca scala in modo illecito ed arbitrario;
v) Il fatto di costringere un prigioniero di guerra o un'altra persona
protetta a servire nelle forze armate di una potenza nemica;
vi) Il fatto di privare intenzionalmente un prigioniero di guerra od ogni
altra persona protetta del suo diritto di essere giudicato regolarmente ed
imparzialmente;
vii) Le deportazioni o i trasferimenti illeciti o le detenzioni illegali;
viii) La cattura d'ostaggi.
a) Atre gravi violazioni di leggi ed usi applicabili ai conflitti armati
internazionali nel contesto stabilito dal Diritto Internazionale
Umanitario, vale a dire uno qualsiasi dei seguenti atti:
i) Il fatto di sferrare attacchi deliberati contro la popolazione civile in
generale o contro civili con non partecipano direttamente alle ostilità;
ii) Il fatto di sferrare attacchi deliberati contro beni civili che non
sono obiettivi militari;
iii) Il fatto di sferrare attacchi deliberati contro il personale, le
installazioni, le attrezzature, le unità o i veicoli utilizzati nell'ambito
di una missione di soccorso umanitaria o di mantenimento della pace secondo
la Carta delle Nazioni Unite nella misura in cui gli stessi hanno diritto
alla protezione garantita ai civili ed ai beni di natura civile dal diritto
internazionale dei conflitti armati;
iv) Il fatto di sferrare un attacco deliberato, sapendo che lo stesso
causerà incidentalmente perdite di vite umane e feriti fra la popolazione
civile, danni a beni di civili, ovvero danni estesi, gravi e durevoli
all'ambiente naturale, da ritenersi manifestamente eccessivi rispetto
all'insieme del vantaggio militare concreto e diretto previsto;
v) Il fatto di attaccare o di bombardare con qualsiasi mezzo città,
villaggi, abitazioni o edifici senza difesa e che non sono obiettivi militari;
vi) Il fatto di uccidere o ferire un combattente il quale, avendo deposto
le armi o non avendo più i mezzi per difendersi, si è arreso a discrezione;
vii) Il fatto di utilizzare la bandiera di parlamentare, la bandiera o le
insegne militari e l'uniforme del nemico o dell'Organizzazione delle
Nazioni Unite nonché i segni distintivi previsti dalle Convenzioni di
Ginevra, causando in tal modo la perdita di vite umane o feriti gravi;
viii) Il trasferimento diretto, o indiretto, da parte della potenza
occupante, di una parte della propria popolazione civile nel territorio che
occupa, oppure la deportazione o il trasferimento all'interno o fuori del
territorio occupato, della totalità o di una parte della popolazione di
questo territorio;
ix) Il fatto di lanciare attacchi deliberati contro edifici destinati alla
religione, all'insegnamento, all'arte, alla scienza o alle opere di carità,
monumenti storici, ospedali e luoghi dove siano riuniti malati o feriti, a
condizione che tali edifici non siano utilizzati per fini militari;
x) Il fatto di sottoporre persone di una parte nemica caduta in potere, a
mutilazioni o sperimentazioni mediche o scientifiche, quali che siano, non
motivate da un trattamento medico, né praticate nell'interesse di tali
persone e che comportano la morte delle stesse o mettono seriamente in
pericolo la loro salute;
xi) Il fatto di uccidere o di ferire a tradimento individui appartenenti
alla nazione o all'esercito nemico;
xii) Il fatto di dichiarare che nessuno avrà la vita salva;
xiii) Il fatto di distruggere o confiscare i beni del nemico, salvo nei
casi in cui tali distruzioni o confische sono imperativamente comandate da
necessità di guerra;
xiv) Il fatto di dichiarare estinti, sospesi o inammissibili in giudizio, i
diritti e le azioni di cittadini della parte nemica;
xv) Il fatto per un belligerante di costringere i cittadini della parte
nemica a partecipare ad operazioni belliche dirette contro il loro Paese,
anche se erano al servizio di questo belligerante prima dell'inizio della
guerra;
xvi) Il saccheggio di una città o di una località, anche se presa d'assalto;
xvii) Il fatto di utilizzare veleno o armi avvelenate;
xviii) Il fatto di utilizzare gas asfissianti tossici o affini nonché ogni
liquido, sostanza od ordigno analogo;
xix) Il fatto di utilizzare proiettili che si dilatano o si appiattiscono
facilmente nel corpo umano come le pallottole il cui involucro duro non
ricopre del tutto il centro o è inciso in schegge;
xx) Il fatto di utilizzare armi, proiettili, materiali e metodi di
combattimento di natura tale da causare mali superflui o sofferenze inutili
o che di per sé agiscono senza discriminazione in violazione del diritto
internazionale dei conflitti armati a condizione che tali mezzi siano
oggetto di un divieto generale e che siano iscritti in un annesso al
presente Statuto, per mezzo di un emendamento adottato in conformità alle
norme degli articoli 121 e 123;
xxi) Gli attentati alla dignità della persona, ed anche i trattamenti
umilianti e degradanti;
xxii) Lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la
gravidanza forzata, la sterilizzazione forzata o tutte le altre forme di
violenza sessuale costituenti una violazione grave alle Convenzioni di
Ginevra;
xxiii) Il fatto di utilizzare la presenza di un civile o di un'altra
persona protetta per evitare che certi punti, zone o forze militari non
siano bersaglio di operazioni militari;
xxiv) Il fatto di lanciare attacchi deliberati contro gli edifici, il
materiale, le unità e i mezzi di trasporto sanitari, e le persone
utilizzanti, conformemente al diritto internazionale, i simboli distintivi
previsti dalle Convenzioni di Ginevra;
xxv) Il fatto di procedere alla costrizione o all'arruolamento di bambini
di età inferiore ai 15 anni, nelle forze armate nazionali o di farli
partecipare attivamente alle ostilità;
a) In caso di conflitto armato che non presenta un carattere
internazionale, le violazioni gravi dell'art. 3 comune alle quattro
Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, vale a dire uno degli atti di
seguito elencati commessi contro persone che non partecipano direttamente
alle ostilità, compresi i membri delle forze armate che hanno deposto le
armi e le persone che sono state messe fuori combattimento da malattie,
ferite, detenzione o da qualsiasi altra causa:
i) Gli attentati alla vita ed all'integrità corporale, nonché la morte in
tutte le sue forme, le mutilazioni, i trattamenti crudeli e degradanti;
ii) Gli attentati alla dignità della persona, nonché i trattamenti
umilianti e degradanti;
iii) La presa di ostaggi;
iv) Le condanne pronunciate e le esecuzioni effettuate senza un giudizio
preliminare, reso da un tribunale regolarmente costituito, che dia le
garanzie giudiziari generalmente riconosciute come indispensabili;
a) Il punto c) del paragrafo 2 si applica ai conflitti armati che non
presentano un carattere internazionale e non si applicano dunque alle
situazioni di tumulti o tensioni interne quali le sommosse, gli atti di
violenza sporadici o isolati e gli atti per natura affini;
b) le altre violazioni gravi delle leggi e degli usi applicabili ai
conflitti armati che non presentano un carattere internazionale, nei casi
stabiliti dal diritto internazionale, vale a dire uno degli atti di seguito
elencati:
i) Il fatto di sferrare attacchi deliberati contro la popolazione civile in
generale o contro civili con non partecipano direttamente alle ostilità;
ii) Il fatto di sferrare attacchi deliberati contro le installazioni, il
materiale, le unità e i mezzi di trasporto sanitari, e il personale che
utilizza, conformemente al diritto internazionale, i simboli distintivi
previsti dalla Convenzioni di Ginevra;
iii) Il fatto di sferrare attacchi deliberati contro il personale, le
installazioni, le attrezzature, le unità o i veicoli utilizzati nell'ambito
di una missione di soccorso umanitaria o di mantenimento della pace secondo
la Carta delle Nazioni Unite nella misura in cui gli stessi hanno diritto
alla protezione garantita ai civili ed ai beni di natura civile dal diritto
internazionale dei conflitti armati;
iv) Il fatto di lanciare attacchi deliberati contro edifici destinati alla
religione, all'insegnamento, all'arte, alla scienza o alle opere di carità,
monumenti storici, ospedali e luoghi dove siano riuniti malati o feriti, a
condizione che tali edifici non siano utilizzati a fini militari;
v) Il saccheggio di una città o di una località, anche se presa d'assalto;
vi) Lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la
gravidanza forzata, così come definiti all'art. 7, par. 2 (f), la
sterilizzazione forzata, o tutte le altre forme di violenza sessuale
costituenti una violazione grave alle Convenzioni di Ginevra;
vii) Il fatto di procedere alla costrizione o all'arruolamento di bambini
di età inferiore ai 15 anni nelle forze armate nazionali o di farli
partecipare attivamente alle ostilità
viii) Il fatto di ordinare lo spostamento della popolazione civile per
delle ragioni dipendenti dal conflitto, salvo che nel caso in cui la
sicurezza dei civili o degli imperativi militari lo esigano;
ix) Il fatto di uccidere o di ferire a tradimento un combattente nemico;
x) Il fatto di dichiarare che nessuno sarà fatto salvo;
xi) Il fatto di sottoporre persone di una parte nemica caduta in potere, a
mutilazioni o sperimentazioni mediche o scientifiche, quali che siano, non
motivate da un trattamento medico, né praticate nell'interesse di tali
persone e che comportano la morte delle stesse o mettono seriamente in
pericolo la loro salute;
xii) Il fatto di distruggere o confiscare i beni del nemico, salvo nei casi
in cui tali distruzioni o confische sono imperativamente comandate da
necessità di guerra;
a) Il punto e) del paragrafo 2 si applica ai conflitti armati che non
presentano carattere internazionale e non si applicano dunque alle
situazioni di tumulti e tensioni interne come le sommosse, gli atti isolati
e sporadici di violenza ed altri atti analoghi. Si applica ai conflitti
armati che oppongono in maniera prolungata sul territorio di uno Stato le
autorità del governo di questo Stato e dei gruppi armati organizzati o dei
gruppi organizzati fra loro.
1. Nulla nel paragrafo 2 (c) e (d) impegna la responsabilità di un governo
a mantenere o a ristabilire l'ordine pubblico nello Stato o a difendere
l'unità e l'integrità territoriale dello Stato con tutti i mezzi legittimi.
(Versione del 17 luglio 1998. Questo testo è suscettibile di essere
modificato)


------- 5 -------


Corte penale internazionale: infine una realtà
Lo Statuto della Corte penale internazionale permanente è finalmente stato
adottato, il 17 luglio, dopo anni di sforzi accaniti e cinque settimane di
negoziati intensi e certe volte ardui.
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) si felicità di
quest'avvenimento storico. Esso spera sinceramente che questo Statuto
permetterà alla Corte di lottare efficacemente contro i criminali che si
fanno beffe della comunità internazionale e la cui impunità costituisce
un'incitazione al crimine.
Conviene tuttavia rilevare che le regole sostanziali di questo Statuto
potranno essere ancora migliorate. È increscioso, ad esempio, che gli Stati
che saranno parti avranno la possibilità di scegliere di non accettare, per
un periodo di sette anni, la giurisdizione della Corte sui crimini di
guerra. Inoltre, negli Stati che non hanno aderito allo Statuto, i
criminali di guerra che hanno perpetrato dei crimini sul loro territorio o
che sono loro cittadini, non possono essere perseguiti dalla Corte.
Conseguentemente è indispensabile che questo trattato sia ratificato da un
gran numero di Stati, perché la Corte possa disporre di un finanziamento
adeguato e di personale qualificato.
Ci resta ancora molto cammino da compiere. Bisogna perseguire
implacabilmente e senza ritardo i criminali di guerra affinché il diritto
possa esercitare un effetto dissuasivo per il beneficio di tutti coloro
che, senza ciò, diventeranno le loro vittime e saranno massacrati,
saccheggiati, stuprati e torturati.

Comitato Internazionale della Croce Rossa
Comunicato di stampa n° 98/27
18 luglio 1998

 
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