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RCRC Magazine

Standing Commission

n° 33 del 06 Luglio 1999 Stampa E-mail
lunedì 05 luglio 1999
6 LUGLIO 1999
nr. 33
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)




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1--ICRC NEWS nr. 24- - 25 -26 traduzione di Luigi Micco

2--Articolo sulla Manifestazione da "Solferino a Castiglione Fiaccolata 99"
di Maria Grazia Baccolo

3--Conferenza del Presidente Cornelio Sommaruga a Castiglione delle
Stiviere 27.7.99 "50 anni delle Convenzioni di Ginevra: la croce Rossa ne
esige conoscenza e rispetto"

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ICRC NEWS 24 del 22/6/99

CRISI NEI BALCANI: DECINE DI MIGLIAIA DI NUOVI SFOLLATI IN CONDIZIONI DI
BISOGNO
Con l'inizio del ritiro delle forze di sicurezza iugoslave e l'impiego di
una forza di sicurezza internazionale in Kossovo, si stima che circa 24000
sfollati all'interno, principalmente di origini serbe, ma anche
montenegrine e rom, si sono spostati in altre regioni della Serbia dall'11
giugno, mentre altri 9000 si dirigono verso la repubblica iugoslava di
Montenegro.

ISOLE SOLOMON: AIUTI PER GLI SFOLLATI DI GUADALCANAL
In seguito alle tensioni interne a Guadalcanal, a causa delle quali
numerosi civili hanno lasciato le proprie case, tre delegati del CICR sono
andati sull'isola.

COLOMBIA: RILASCIO DI 33 PERSONE RAPITE DALL'ELN
Il 15 giugno, 33 persone, su un gruppo di 70, tenute prigioniere per gli
scorsi 17 giorni dall'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), sono state
rilasciate con il supporto logistico della delegazione CICR in Colombia.

AFGHANISTAN: IL CICR AVVIA LE RIUNIONI SU "PERSONE IN GUERRA"
Dal 12 giugno il CICR ha avviato le attività per comprendere il punto di
vista degli afgani sulle loro esperienze e preoccupazioni, le loro speranze
e le loro paure, in una società che ha visto 20 anni di guerra.

NIGERIA: "PERSONE IN GUERRA": RIUNIONE DEL CICR SULLA GUERRA CIVILE IN BIAFRA
"Attaccare i civili è il lavoro del diavolo," ha esclamato una madre che
aveva perso alcuni dei suoi figli nella guerra civile in Biafra (1967-70).

PERU': PRIMO CORSO DI DIRITTO DEI CONFLITTI ARMATI PER ISTRUTTORI DELLE
FORZE ARMATE E POLIZIA
Agli inizi di giugno, la delegazione CICR di Lima, in cooperazione con i
vertici dell'esercito peruviano, ha organizzato il primo corso di
addestramento sul diritto dei conflitti armati per le forze armate delle
Paese.

ICRC NEWS 25 del 24/6/99

YUGOSLAVIA: ACQUA POTABILE PER NOVI SAD E VOJVODINA
Da aprile, quando l'approvvigionamento d'acqua era stato interrotto per
circa 90.000 residenti di Novi Sad sul lato sud del Danubio, il CICR ha
avviato numerosi progetti tesi ad assicurare che queste persone abbiano
sufficiente acqua potabile.

YUGOSLAVIA: RASSICURARE LE PERSONE PREOCCUPATE
Il CICR ha permesso ad oltre 300 famiglie in Kossovo di contattare i propri
cari. Lo staff del CICR sta usando dei telefoni satellitari mobili per dare
la possibilità di contattare i parenti che si trovano all'estero o in
un'altra parte della Repubblica Federale Iugoslava.

PERU': IL CICR ASSISTE 23.000 PERSONE AD UCAYALI
In seguito alla pesante alluvione che ha devastato la provincia Coronel
Portillo nel dipartimento di Ucayali, il CICR ha assistito 23.000 persone
per circa 10 giorni. In totale 5000 famiglie, che vivono nei villaggi,
hanno ricevuto aiuti alimentari e articoli per l'igiene personale.

PERU': POLIZIA PERUVIANA ISTRUITA IN DIRITTI UMANI E DIRITTO UMANITARIO
Ventisei ufficiali della Corpo nazionale di Polizia hanno completato un
corso in diritti umani e diritto internazionale umanitario il 21 giugno.

COSTA D'AVORIO: "PERSONE IN GUERRA": LA NATURA OTTIENE IL MEGLIO
DALL'"ASSISTENTE TUHON"
Il 19 giugno il CICR e la Società di Croce Rossa della Costa d'Avorio hanno
avviato una nuova fase del progetto "Persone in guerra", la campagna
mondiale del CICR per contraddistinguere il 50° anniversario delle
Convenzioni di Ginevra.

IL CICR RICEVE UN MILIONE DI BANNER:
I membri e i visitatori del sito "HyperBanner"
(http://www.Hyperbanner.net), hanno scelto il CICR per collocare un milione
di banner attraverso la rete HyperBanner.


CICR NEWS 26 del 30/6/99

ANGOLA: PROGRAMMA D'ASSISTENZA AGRICOLA A HUAMBO
Portare aiuto ai popoli per vincere la crescente scarsità di cibo senza
creare in loro una dipendenza dagli aiuti stessi: questo è l'obiettivo del
vasto programma del CICR per l'assistenza agricola avviato a Huambo dal 21
giugno.

Il programma, da cui trarranno benefici sia i residenti sia le persone
sfollate, si svilupperà in due fasi corrispondenti alle due stagioni si
semina d'Angolan Planalto. La prima fase, che copre giugno e luglio,
provvederà alla distribuzione d'approvvigionamenti agricoli a tutte le
famiglie interessate. Alle famiglie sfollate saranno dati anche aiuti in cibo.

La settimana scorsa, ciascuna delle 12319 famiglie della città di Huambo,
ha ricevuto una zappa, semi di cavolo cappuccio, cipolla, pomodoro, carota
e 5 kg di fertilizzante. Questi approvvigionamenti saranno forniti ad un
totale
di 34437 famiglie in Huambo e villaggi attigui. Inoltre dalla settimana
prossima mezza razione di cibo (granturco, legumi, olio e sale) sarà
distribuita ogni mese a 45947 persone sfollate a Caála, Cuando e Calenga.

La seconda fase del programma comincerà in agosto con la distribuzione
d'approvvigionamenti agricoli (semi e fertilizzanti) e mezza razione di cibo.
Questa fase durerà fino al prossimo raccolto del marzo-aprile 2000.

Per maggiori informazioni: Marjolaine Martin, CICR Luanda, tel. ++2442 364 366

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Cari AmiciMicr, si è compiuta anche la settima edizione della
manifestazione "Da Solferino a Castiglione - Fiaccolata 1999"con la
partecipazione di 15 Nazioni Europee (*) per complessivamente circa 3000
persone.
Quest'anno, per una serie di ritardi dovuti più che all'emergenza per il
Kossovo alla burocrazia, l'organizzazione dell'evento è stata
particolarmente sofferta e complicata. La prima riunione logistica del
Comitato organizzatore ha potuto tenersi solo il 14 maggio (a 40 giorni),
ma la nostra buona stella ci ha assistito e tutto si è svolto nel migliore
dei modi, e direi in maniera superiore alle nostre aspettative.
Il II Trofeo "Massimo Ghio" ha visto aumentare le squadre (sempre troppo
poche quelle italiane) a 19. La squadra di Stradella, città di Massimo
Ghio, ha meritatamente vinto questa edizione. Ci è piaciuto ricordare
Massimo in questo modo, a quasi tre anni dalla scomparsa. Si sono
intrecciate prove di primo soccorso, di diritto internazionale umanitario,
di abilità e giochi che hanno fatto trovare una nuova dimensione della
"gara". Un ringraziamento particolare va alla signora Ghio Margherita
sempre presente alle premiazioni ed alla Fiaccolata del giorno dopo.
Il "Corteo di Luce" del sabato sera, momento "clou" della tre-giorni, è
partito alle ore 20,15 da piazza Castello in Solferino dopo aver ricevuto
il saluto delle Autorità. Erano presenti i sindaci di Solferino e
Castiglione, il Prefetto di Mantova, i Presidenti Regionali della Liguria e
Veneto, i Presidenti Provinciali di Bolzano, Lecce, Mantova, Roma, Rovigo,
Sondrio, la Presidente Generale CRI Mariapia Garavaglia, e da Ginevra uno
dei Membri dell'Assemblea del CICR M.Nuesch, il Direttore del Museo
Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa R.Mayou
Nel corteo spiccava la presenza del Presidente del Comitato Internazionale
della Croce Rossa Cornelio Sommaruga che dopo avere avuto nel pomeriggio un
incontro privato con il fondatore del Museo, e medaglia H.Dunant, Enzo
Boletti, ha voluto partecipare alla manifestazione percorrendo a piedi i 6
km, nonostante qualche problema alla schiena.
La cerimonia di chiusura è stata suggellata da un breve messaggio del
Presidente del CICR Sommaruga che dopo aver parlato dell'importanza e della
necessità della solidarietà umana ha dato appuntamento a tutti per il 24
giugno dell'anno 2000.
La domenica è stata caratterizzata dalla Conferenza del Presidente CICR
Cornelio Sommaruga "50 anni delle Convenzioni di Ginevra: la Croce Rossa ne
esige conoscenza e rispetto!" al Teatro Tenda allestito nel campo, alla
quale hanno partecipato circa 400 persone, fra cui numerose delegazioni
straniere, Consiglieri Nazionali, Presidenti Regionali ed autorità
Provinciali e Locali. Parlando nelle diverse lingue il Presidente Sommaruga
ha saputo coinvolgere i presenti con una "lezione" di Diritto
Internazionale Umanitario ponendo l'accento sulle diverse problematiche
dello scenario mondiale. Va riportata una frase ripresa dal Presidente
Sommaruga di Albert Schweizer: " La Croce Rossa: un faro che illumina le
tenebre: a noi il vegliare che non si spenga". La relazione ha trattato dei
vari problemi, quali: "il diritto di Ginevra è troppo spesso ignorato od
addirittura gravemente violato" ed ancora sul "divario crescente tra il
mondo economicamente più avanzato ed una parte sempre più vasta della
popolazione mondiale". Ovviamente grande spazio è stato dato all'attività
della Croce Rossa a livello internazionale, intesa non come attività in
quanto azione ma come modo, come maniera della messa in pratica del "gesto
umanitario". Nell'affrontare la profonda analisi, il Presidente ha attinto
dai Principi Fondamentali dell'Indipendenza, dell'Imparzialità, della
Neutralità, spiegando che (specialmente per la Neutralità), la loro messa
in pratica va nella direzione esclusiva dell'interesse delle vittime.
Alla fine della conferenza il Presidente Sommaruga ha risposto a numerose
domande rivoltegli dal pubblico, rendendo ancora più chiara e comprensibile
la sua esposizione.
Ora, in tempo di bilanci posso affermare che la formula della
manifestazione di quest'anno è stata indovinata, non tanto per la
soddisfazione dei partecipanti, ma ancor più per la soddisfazione
dimostrata delle persone dello Staff, che nonostante abbiano lavorato
giorno e notte per montare il campo-alloggio da 700 persone, hanno potuto
in qualche modo prendere parte all'evento e ricevere la carica emotiva che
lo stesso trasmetteva.
Il mio augurio è che tutte le persone che hanno partecipato all'evento, a
qualunque titolo, possano portare con sé un po' della carica emotiva
prodotta fra Solferino e Castiglione nella tre-giorni, per affrontare
meglio il lavoro quotidiano. Se questo è accaduto, abbiamo "fatto centro"
tutti insieme.


Maria Grazia Baccolo

Il testo integrale della Conferenza è uno dei contenuti di questo numero
del Caffè.
(*) Le nazioni partecipanti: Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Francia,
Germania, Gran Bretagna, Italia, Lettonia, Norvegia, Olanda, Slovacchia,
Spagna, Svizzera, Ungheria.

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50 anni Convenzioni di Ginevra:

la Croce Rossa ne esige conoscenza e rispetto!

Conferenza del

Dottor Cornelio Sommaruga

a Castiglione delle Stiviere

27 giugno 1999

50 anni dalla firma delle Convenzioni di Ginevra moderne, il 12 agosto
1949, ma anche quarant'anni dalla fondazione del Museo Internazionale della
Croce Rossa di Castiglione. Proprio un impegno per far conoscere le
Convenzioni di Ginevra, il loro profondo contenuto etico, l'azione della
Croce Rossa in conflitto armato, il mandato dell'intermediario umanitario
specificamente neutro: il Comitato internazionale della Croce Rossa e
soprattutto l'impegno della Croce Rossa Italiana.

Rallegramenti ed auguri ai fondatori, agli animatori, agli amministratori e
dirigenti del Museo, come pure agli ideatori del Memoriale di Solferino ed
ai fondatori del Sotto comitato della Croce Rossa Italiana di Castiglione.
Ma un grazie del tutto particolare, con tutta la mia ammirazione va ad un
grande Signore croce rossa, Enzo Boletti, Medaglia Henry Dunant, che ha
consacrato tutta la sua vita, dal ritorno dalla lunga "prova" della
ricorrente prigionia e deportazione in condizioni abominevoli, alla Croce
Rossa. Enzo Boletti ha perfettamente messo in opera quello che diceva
Albert Schweizer: "La Croix-Rouge, ce phare qui luit dans les ténèbres: à
nous de veiller qu'il ne s'éteigne!"

* * * * *

Le 12 août 1949, les plénipotentiaires de presque tous les Etats
indépendants du monde, réunis en Conférence diplomatique, ont approuvé le
texte des nouvelles Conventions de Genève. Les nouvelles règles, qui
marquent un progrès décisif dans la protection des victimes des conflits
armés, ont atteint maintenant cette universalité qui fait la force du droit
international humanitaire. Deux Protocoles additionnels, un pour la
protection des victimes des conflits armés internationaux et l'autre pour
la protection des victimes des conflits armés non internationaux, sont
venus les compléter en 1977. Ils sont à leur tour en voie d'atteindre cette
même universalité.

Pour assurer l'élaboration et la diffusion de cette partie si essentielle
du droit international, une organisation existe, le Comité international de
la Croix-Rouge (CICR). Fondé en 1863 sous le nom de Comité international de
secours aux militaires blessés, il a pris son nom actuel en 1876.
Institution humanitaire indépendante, le CICR est à l'origine du Mouvement
international de la Croix-Rouge et du Croissant-Rouge. Intermédiaire neutre
en cas de conflits armés et de troubles, il s'efforce d'assurer, de sa
propre initiative ou en se fondant sur les Conventions de Genève,
protection et assistance aux victimes des guerres internationales et
civiles, des troubles et tensions internes, apportant ainsi sa contribution
à la paix dans le monde. Le CICR assume les tâches qui lui sont reconnues
par les Conventions de Genève et leurs Protocoles additionnels. Il
travaille à l'application fidèle du droit international humanitaire
applicable dans les conflits armés et il reçoit toute plainte au sujet des
violations alléguées de ce droit, dont il travaille à la compréhension et à
la diffusion et prépare les développements éventuels.


De la première Convention de Genève, en 1864, pour l'amélioration du sort
des militaires blessés dans les armées en campagne, aux instruments
juridiques actuellement en vigueur, inlassablement le CICR en fut et
continue d'en être la cheville ouvrière. Sans son activité permanente, sans
ses démarches mille fois répétées auprès des Gouvernements et des
diplomates qui les représentent, sans le soutien qu'il a su trouver auprès
des Sociétés nationales de la Croix-Rouge et du Croissant-Rouge, relais
indispensables pour que passe le message humanitaire, et sans l'appui de
leur Fédération dont le rôle est entre autres d'aider le CICR à promouvoir
et développer ce droit et qui collabore avec lui à sa diffusion auprès des
Sociétés nationales, jamais les Conventions de Genève et l'ensemble du
droit international humanitaire applicable dans les conflits armés
n'auraient acquis une telle force.

Il ne doit pas exister beaucoup de traités qu'aucun Etat n'a jamais osé
dénoncer. Souvent violées, les Conventions de Genève, noyau dur du droit
international humanitaire, continuent sans doute à sauver des vies partout
où le déchaînement de la violence humaine provoque dès désastres. Si l'on
relève, et avec raison, les violations des Conventions, jamais en revanche
l'on ne saura vraiment combien de victimes, civiles et militaires, combien
de prisonniers, combien de familles séparées puis réunies à nouveau, leur
doivent la vie ou à tout le moins une parcelle d'humanité dans leur
malheur. Là où des populations subissent une occupation étrangère, là où
des messages familiaux doivent franchir les lignes du front et apporter cet
espoir, qui est source de paix pour l'avenir, le CICR et ses mille délégués
expatriés travaillent sans relâche à recréer les conditions qui permettront
à la paix de renaître.


* * * * *


Lasciatemi ricordare che il documento firmato 135anni fa a Ginevra dai
plenipotenziari di 12Stati aveva carattere rivoluzionario. Dopo solo dieci
giorni di consultazioni questi rappresentanti degli Stati adottarono il
primo accordo di Ginevra, cioè la Convenzione per il miglioramento della
sorte dei soldati feriti sui campi di battaglia. Il 22agosto1864 -la data
che figura sul logo della Croce Rossa Italiana- la grande idea di Henry
Dunant assunse così una forma concreta. L'accordo fu veramente
rivoluzionario per quell'epoca, dato che con esso gli Stati riconobbero per
la prima volta, in modo chiaro ed esplicito, che i soldati feriti e morenti
non erano semplicemente un inevitabile, e quindi trascurabile, prodotto
secondario delle guerre. No! Le vittime delle guerre sono persone che
soffrono e nessuno può permettersi di dimenticarle ed ancor meno di
ripudiarle. Esse hanno invece il diritto di essere assistite ed aiutate,
sia dagli amici, che dai nemici, senza alcuna discriminazione. Non
dimentichiamo l'appello delle donne lombarde qui a Castiglione, che ci è
stato tramandato da Henry Dunant: "Siamo tutti fratelli". Con la
Convenzione del 1864 principi morali comuni a tutte le culture, religioni e
convinzioni, sono dunque assurti ad obblighi di carattere legale vincolanti
per tutti i belligeranti.

La prima Conferenza di Ginevra fu presieduta dal Generale Guillaume Henry
Dufour -che fu anche il mio primissimo predecessore, quale "primus inter
pares" del Comitato dei Cinque, precursore del CICR. Nel 1847, il Generale
Dufour, che aveva assunto il comando dell'esercito federale nella guerra
civile chiamata del "Sonderbund" -l'ultima guerra che fu combattuta su
suolo svizzero-, il Generale-comandante fece un ordine del giorno ai suoi
soldati, che conteneva le basi di quello che divenne poi -con le
Convenzioni di Ginevra- il diritto internazionale umanitario. Basti citare
due frasi: "Soldati: bisogna uscire da questa battaglia, non solo
vittoriosi, ma anche senza rimproveri; bisogna che si dica di voi: si sono
battuti con onore quando era necessario, ma si sono dimostrati sempre umani
e generosi". Ed ancora: "Colui che porta la mano su una persona inoffensiva
si disonora ed imbratta la propria bandiera". E' così comprensibile che con
HenryDunant egli venga considerato il fondatore della Croce Rossa.

Dopo il 1864 diplomatici e giuristi si sono incontrati più volte per
sviluppare il dovere dei belligeranti di proteggere ed aiutare tutti coloro
che sono coinvolti nelle guerre e che ne subiscono le conseguenze. Così,
quasi cinquant'anni fa, precisamente il 12agosto1949, sono state
solennemente adottate le quattro Convenzioni di Ginevra. Oggi rappresentano
la base del diritto umanitario internazionale. In seguito alla seconda
guerra mondiale ed in risposta alle inenarrabili sofferenze ed agli orrendi
delitti perpetrati, le Convenzioni del 1949 sono diventate vincolanti per
la quasi totalità degli Stati. Nel 1977 le stesse sono state rafforzate con
due Protocolli aggiuntivi che impongono ai belligeranti, prima di tutto, il
rispetto e la protezione della popolazione civile. Anche questi accordi
sono stati conclusi a Ginevra. Quando tutti gli Stati avranno ratificato i
due Protocolli aggiuntivi, la protezione delle vittime dei conflitti armati
sarà ben garantita in diritto internazionale. Che gran passo avanti, dal
modesto testo del 1864 ai 600articoli dell'attuale diritto di Ginevra!

Considerando l'avvenimento del 22agosto1864 a Ginevra, quando diplomatici
di 12Stati -rappresentanti le Nazioni europee e gli Stati Uniti d'America-
hanno concepito un accordo di ispirazione europea, dobbiamo ammettere che
fu creato per circostanze europee. Oggi, dopo la firma delle Convenzioni
del 1949, il diritto di Ginevra è universale per contenuto e campo
d'applicazione. In pratica tutti gli Stati del mondo sono vincolati dalle
Convenzioni (oggi sono 188) e tre quarti di loro ha ratificato i Protocolli
aggiuntivi. L'adozione del diritto di Ginevra da parte dei Paesi del Terzo
Mondo, avvenuta, benché non fosse evidente, senza alcuna coercizione, ha
conferito all'ideale umanitario una nuova legittimità. I Protocolli del
1977 rappresentano i primi accordi di diritto umanitario alla cui
elaborazione hanno partecipato con uguale impegno il Nord ed il Sud, l'Est
e l'Ovest. Offrendo nuove risposte alle moderne forme di minaccia, i
Protocolli aggiuntivi mirano allo stesso obbiettivo umanitario delle
Convenzioni: la protezione e l'aiuto alle vittime specialmente civili di
eventi bellici. Tutti insieme gli Stati del mondo hanno reso possibile
questo successo ed ancorato nel diritto delle genti il mandato
internazionale del Comitato internazionale della Croce Rossa.


La gioia e la gratitudine per ciò che è stato raggiunto non ci devono però
far dimenticare che ancora troppo spesso il diritto di Ginevra è ignorato
od addirittura gravemente violato. Mentre vi parlo, nei campi di prigionia
giacciono ancora migliaia di prigionieri di guerra o prigionieri politici
tra i quali numerosi sono i feriti ed i malati, che hanno forse passato
lunghi anni di cattività: sono veri e propri ostaggi dei negoziati
internazionali. Vi sono bambini che muoiono per mancanza di cibo o di
assistenza medica a causa della guerra, anche se un aiuto potrebbe essere
prestato. Altrove, persone che hanno perso tutto nella guerra vagano tra le
rovine delle loro case, in cerca di un segno di vita dei loro cari. Decine
di milioni di rifugiati e sfollati attendono in condizioni precarie il
momento del loro ritorno. Le sofferenze provocate agli uomini dai loro
simili sono infinite.

Non c'è invero da rallegrarsi: dal 1945 ad oggi ci sono stati più di 130
conflitti, che hanno fatto circa venticinque milioni di vittime. L'umanità
si trova ora a dover affrontare altre sfide: la degradazione dell'ambiente
ha assunto in molti paesi delle proporzioni spaventose; l'esodo rurale
procede ad un ritmo serrato, mentre la miseria urbana diventa sempre più
marcata; si assiste, negli ultimi tempi, al ritorno di certe grandi
pandemie; nei paesi più poveri, decine di milioni di persone non hanno
altra prospettiva che l'incertezza, quando si tratta del rispetto dei loro
diritti fondamentali, a cominciare da quello di una vita decente; queste
persone non possono accedere né all'istruzione né all'assistenza sanitaria;
inoltre esse non hanno nessuna possibilità di migliorare la propria sorte
né quella dei figli. All'epoca delle immagini virtuali, dell'economia
immateriale e delle autostrade dell'informazione, non è inutile ricordare
il divario crescente tra il mondo economicamente più avanzato ed una parte
sempre più vasta della popolazione mondiale. Se non stiamo attenti, questi
notevoli squilibri alimenteranno i conflitti di domani.

L'ultimo decennio rappresenta poi una fase di rottura, di profondi
cambiamenti. Siamo usciti dalla guerra fredda e dall'equilibrio del terrore
per entrare in un periodo incerto in cui i sistemi di riferimento che
servivano da parametri sono scomparsi. Tutte le strade sono aperte, tutti
gli sviluppi sono possibili, ma nessuno di essi s'impone più. Certo, non
c'è da stupirsi che ad un periodo di crisi politica corrisponda una perdita
dei punti di riferimento dei valori umanitari. I principi che erano
considerati fondamentali, vengono ora rimessi in discussione. Ma non
dimentichiamo le grandi speranze generate dalla fine della divisione del
mondo in due blocchi antagonisti, a cui tutto si opponeva: ci fu permesso
allora di credere all'affermarsi di un universo più unito, più solidale,
più umano. Eppure genocidi ed epurazioni etniche si sono ripetuti ed
interventi armati hanno avuto luogo per mettere fine a violazioni di
diritti umani e del diritto umanitario.


* * * * *


We believe in the ICRC that we have to use the opportunity of the
annirversary of the Geneva Conventions to draw the attention of the world
public opinion to the assets of international humanitarian law, that
creates rights for victims and potential victims and obligations for

parties or potential parties to conflicts. This is why we have initiated a
wide consultation in a number of countries around the world on the
knowledge and the benefices expected or received by the Geneva Conventions,
talking particularly to the victims, under the motto "even war has limits".
We wish to be able at the anniversary day, 12 of August, to present in
Geneva to a panel of personalities the results of these consultations, so
that a solemn appeal on the respect of humanitarian law can be launched and
a world wide campaign then started to promote the ethical principles
contained in the Geneva Conventions, which are human values, the basis for
a lasting peace in justice. The campaign will be targeted towards the
International Red Cross and Red Crescent Conference (the 27th) that will be
solemnly opened in Geneva on the 31st of October next.


* * * * *


Detto questo lasciatemi parlarvi un momento del CICR. Le sue 60delegazioni
dimostrano che il CICR cerca di essere presente là dove i conflitti si
manifestano in tutta la loro violenza devastatrice per opporle i valori
umanitari. E' dunque sulla violenza che bisogna riflettere, perché soltanto
se riusciamo a capire la sua natura più profonda, potremo contrastarla e
trovare così un filo conduttore per le nostre azioni. Ed il diritto troppo
spesso non riesce a contenerla.

E' proprio della violenza di cercare a schiacciare tutti quelli che le si
oppongono. Essa si serve di mezzi esterni quali, per esempio, la forza
delle armi e la prigione o può anche servirsi della stessa vittima, come
nel caso della tortura, che degrada il corpo della vittima fino a farne,
contro la volontà di quest'ultima, l'alleato del seviziatore. Così facendo,
la violenza non tollera regole. Il suo unico scopo è schiacciare quello che
essa percepisce come un oppositore per impedire che l'aggressore possa
essere schiacciato a sua volta. E per questo tutti i mezzi sono buoni.

A questo totalitarismo della violenza, che trasforma la vittima in oggetto,
il CICR oppone il gesto umanitario, il solo che possa restituire alla
vittima la sua individualità, la sua personalità e la sua dignità umana,
che possa ridarle speranza o, nel peggiore dei casi, salvaguardarne la
memoria.

Concentrandosi così sulla vittima e sui suoi bisogni più immediati,
l'azione del CICR è diretta. La vittima della violenza e del conflitto è e
deve rimanere sempre il punto focale di qualsiasi azione, e l'obiettivo
principale deve essere quello di confortarla nella sua sofferenza fisica e
morale. Per quanto semplice possa sembrare, quest'obiettivo impone a volte
delle scelte che comportano serie conseguenze, quando è la sorte di diversi
gruppi di vittime che è in gioco. In tali momenti è possibile, se non
addirittura inevitabile, che si commettano degli errori. In questo
contesto; il CICR si è rammaricato e si rammarica ancora per le omissioni,
forse gli sbagli, commessi durante la IIaGuerra Mondiale, in particolare in
relazione all'olocausto. Debolezza ed errori forse, ma complicità mai.

Il gesto umanitario deve essere prima di tutto spontaneo. Il CICR è
chiamato ad essere vigilante dinanzi alla sofferenza delle vittime e di
soccorrerle non appena possibile. Non saranno tollerate né attese, né
tergiversazioni. Le vittime non possono aspettare.

La spontaneità va di pari passo con l'indipendenza del gesto umanitario. Un
atto che dipenda da qualcos'altro non può essere spontaneo. Il CICR deve
essere nei fatti e soprattutto deve essere percepito da tutte le parti in
conflitto come un'istituzione completamente indipendente da qualsiasi Stato
o gruppo politico. La firma dell'accordo di sede con la Confederazione
Svizzera del 1993 ha consacrato questo bisogno profondo d'indipendenza del
CICR anche nei confronti delle autorità del Paese di cui portiamo la
nazionalità e che è stato la nostra culla.

Il CICR si propone, inoltre, di agire in modo imparziale. L'atto umanitario
è destinato a tutte le vittime di un conflitto armato, senza distinzioni.
Al di là delle divisioni che la ragione o la società hanno stabilito per i
propri scopi, quali quelle basate sulla razza, sul sesso, sulla religione e
sulla nazionalità, noi esseri umani "siamo tutti fratelli". Il dolore delle
vittime ci proibisce di piegarci a categorie artificiali. Soltanto il
criterio dell'urgenza ci guiderà nella scelta dei nostri interventi.

Affinché questo gesto umanitario sia possibile, affinché esso sia efficace
nel contesto del conflitto, esso deve essere rigorosamente neutro, per
quanto difficile ciò possa essere dinanzi agli eccessi della violenza.

La neutralità è uno dei principi fondamentali della Croce Rossa e per il
Comitato internazionale è un dovere assoluto. La stretta osservanza del
principio di neutralità da parte del CICR ha lo scopo di mantenere un
rapporto di fiducia con tutte le parti ad un conflitto, in modo di poter
andare dappertutto, in particolare nelle prigioni di tutti i governi e -in
situazioni di guerra civile- anche in quelle degli insorti.

E' indubbio che all'origine vi sia stata una relazione particolare tra la
neutralità svizzera e quella del CICR. Se il messaggio della Croce Rossa à
stato ben accolto nel secolo scorso e le Convenzioni di Ginevra rapidamente
firmate dalle più grandi potenze dell'epoca, è perché veniva da Ginevra e
Ginevra era in paese neutro. La mononazionalità del CICR si spiega anche,
parzialmente, dalla storia. Ma attenzione di non spingere eccessivamente
questo rapporto delle due neutralità.

Esse hanno un senso ben diverso. La Svizzera ha scelto e praticato la
neutralità per proprio interesse, quale mezzo per mantenere la propria
indipendenza e la sua unità. Il CICR invece non ha interessi propri da
difendere, la sua esistenza non é una finalità del Comitato, il CICR è
neutro nell'interesse delle vittime. Ed è anche nell'interesse delle
vittime che l'istituzione difende la sua indipendenza!

La neutralità del CICR -insisto su questo principio fondamentale- non è
solo materiale per offrire la protezione e l'assistenza a tutte le vittime,
per poterle ovunque raggiungere; è anche un principio morale: gli Statuti
dicono chiaramente che il CICR "si astiene dal partecipare a controversie
di carattere politico, razziale, ideologico e religioso". Il CICR non porta
giudizio sui comportamenti che osserva e -salvo in casi eccezionalmente
gravi ed a condizioni ben precise-, non ricorre alla denuncia pubblica.

La neutralità, specialmente la neutralità morale, non è sempre facile da
osservare. I nostri delegati assistono talvolta a delle scene rivoltanti e
devono, salvo eccezioni, restare muti. Senza arrivare a questi eccessi, può
capitare che i nostri collaboratori s'intendano meglio con una parte al
conflitto, piuttosto che con l'altra. Questo non dovrebbe capitare, anche
se è umano, perché non è sempre possibile ordinare i propri sentimenti. Ma
sono lieto di poter affermare che il CICR ed i suoi delegati hanno
g
eneralmente potuto mantenere la neutralità.

La difficoltà è un'altra. Si tratta della percezione che altri (governi,
comandanti, bande armate, ribelli e popolazione civile) possono avere della
nostra neutralità. Ed è chiaro che si tratta di un problema delicato, in
quanto spesso veniamo caratterizzati come europei, cristiani, ricchi e
quindi non neutri culturalmente.

Il nostro emblema comune, la croce rossa che è entrata nel diritto
internazionale nel 1864 come simbolo protettore, è da più di un secolo
oggetto di controversie perché considerato un emblema del cristianesimo.
Eppure -e qui gli sforzi di divulgazione non devono mai affievolirsi- alla
Conferenza di Ginevra del 1864 furono dei diplomatici stranieri a suggerire
di invertire i colori della bandiera svizzera, insistendo che la
neutralizzazione del ferito poteva anche essere garantita dalla croce
segnata col proprio sangue su un drappo bianco. Dobbiamo difendere e far
rispettare con tutti i mezzi l'emblema della Croce Rossa, come pure quello
della Mezzaluna Rossa. Ogni banalizzione è pericolosa!

Lasciatemi menzionare una sfida che ci confronta con sempre maggiore
intensità.

Si tratta del fatto che certi Stati considerano la vendita di armi come un
modo di creare posti di lavoro, o di finanziare lo sviluppo dei loro
armamenti. E' molto difficile per il CICR piegare la volontà di uno Stato
che ha una visione puramente commerciale del traffico d'armi. Mi sembra
però legittimo chiedersi: dove sono finiti i valori etici spesso invocati
come fondamenti della nostra civiltà?

Il problema oggi preoccupante è quello dell'enorme disponibilità di armi
leggere sul campo, in mano ad ogni genere di persone, specialmente ad
individui che non fanno parte di formazioni militari regolari. Sono queste
armi (mitra di ogni genere) che uccidono oggi. Le violazioni delle regole
del diritto umanitario sono innumerevoli. E' per questo che il CICR si è
proposto di sensibilizzare i governi del mondo intero sul problema dal
trasferimento di queste armi leggere e sulle loro conseguenze. Ma vogliamo
operare sulla base dell'articolo1 comune alle quattro Convenzioni di
Ginevra, che invita gli Stati, non solo a rispettare, ma anche a far
rispettare le disposizioni del diritto umanitario. Si tratta certo di un
problema delicato che non tocca solo il trasferimento legale di armi, ma
che deve anche portare ad una più seria riflessione sul traffico illecito
di queste armi.

I tempi cambiano ed i bisogni si spostano: dando prova di coraggio ed
immaginazione, la Croce Rossa deve adeguare continuamente la sua azione
alle esigenze del momento. In un mondo in cui l'azione politica mirante a
prevenire o a risolvere le crisi è di gran lunga insufficiente ed in cui
l'intervento militare non contribuisce ad aumentare la tolleranza, il ruolo
del Movimento della Croce Rossa diventa indispensabile. Certamente
indispensabile negl'interventi d'urgenza e nella ricostruzione, ma anche
nell'azione di prevenzione: lottando attivamente contro ogni forma di odio
e di fanatismo, contro il razzismo e l'esclusione. Ma possiamo fare di più,
tanto a livello internazionale che nazionale per promuovere questo valore
della tolleranza, il solo che possa risparmiare domani all'umanità delle
disgrazie ancora più grandi. Perché la tolleranza -che è testimonianza di
coraggio- implica l'adesione a delle norme di civiltà e di cultura, ad
un'arte di vivere, ad una convivialità vissuta quotidianamente, con dei
principi riconosciuti ed accettati, basati sull'ascolto e sul dialogo.

Vi ho parlato di alcune sfide umanitarie a cui siamo confrontati: per la
Croce Rossa la situazione odierna richiede compassione, azione e
riflessione, ma soprattutto responsabilità. All'epoca della globalizzazione
dell'economia, il mio appello è quello di globalizzazione della
responsabilità: responsabilità verso l'umanità, l'humanité! In tedesco
direi "mehr Menschlichkeit für die Menschheit".


* * * * *


Ja, wir brauchen die Globalisierung der Verantwortlichkeit! Und wir vom
Roten Kreuz müssen uns noch mehr einsetzen um die Achtung der Menschenwürde
zu erreichen. Das ist eine vordringliche Aufgabe der Rotkreuzgesellschaften
in ihrer Verbreitungstätigkeit. Wir müssen nicht vergessen, dass die Genfer
Konventionen die es zu kennen und zu achten gilt, auf ethischen Grundwerten
basieren, die in allen Zivilisationen und Religionen zu finden sind.
Verbreitung von ethischen Werten, einer Kultur der Gewaltlosigheit und der
Rotkreuzgrundsätze scheint mir gerade eine Ehrenaufgabe des Jugend
Rotkreuzes zu sein!


* * * * *


Ancora una parola sulle responsabilità. "Les peuples ont soif de justice et
de sécurité" diceva Giuseppe Motta, Consigliere federale ticinese negli
anni venti e trenta. E' nostra responsabilità di spingere le donne e gli
uomini che ci governano a prendere la loro responsabilità in questo senso.
Il potere senza responsabilità porta inevitabilmente alla paralisi della
società ed il potere che non è orientato a valori etici porta a modelli
tecnocratici che ignorano largamente il valore fondamentale del rispetto
della dignità umana.

Globalizzazione della responsabilità significa per me coscienza delle
responsabilità individuali, responsabilità per il nostro mondo,
responsabilità per il mondo. Tutte queste responsabilità fanno un tutto,
indivisibile. Dobbiamo tutti agire con la testa sulle spalle, consapevoli
che responsabilità significa rispondere delle nostre azioni davanti alla
società. "Chacun est responsable de tout devant tous* scriveva Dostoïevski.
E' particolarmente valido per la Croce Rossa. Henry Dunant proprio 140anni
fa, qui a Castiglione, dopo la Battaglia di Solferino, ha preso la sua
responsabilità ed ha avuto compassione, agito e riflettuto.

So che noi donne e uomini volontari e dipendenti di Croce Rossa siamo
spesso confrontati alle frustrazioni quotidiane che ci dà il mondo di oggi.
Ed appunto, per mantenere questo slancio di servizio che è il nostro,
voglio concludere con un augurio -particolarmente valido quando il nostro
impegno ci porta ad esigere conoscenza e rispetto delle Convenzioni di
Ginevra- augurio che vi presento con la proclamazione delle madri
argentine della Piazza de Majo di Buenos Aires:


"Anche se senti la stanchezza,
Anche se il trionfo ti abbandona,
Anche se un errore ti fa male,
Anche se un tradimento ti ferisce,
Anche se un'illusione si spegne,
Anche se il dolore brucia i tuoi occhi,
anche se si ignorano i tuoi sforzi,
Anche se l'ingratitudine diventa il tuo salario,
Anche se l'incomprensione taglia il tuo sorriso,
Anche se tutto ha l'aria di niente,
RICOMINCIA."

 
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