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RCRC Magazine

Standing Commission

n° 47 del 30 Gennaio 2000 Stampa E-mail
sabato 29 gennaio 2000
30 GENNAIO 2000
nr. 47
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


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1- ICRCNEWS nr.1 del 20 gennaio 2000 - Traduzione di Roberto Arnò

2- ICRCNEWS nr.2 del 27 gennaio 2000 - Traduzione di Roberto Arnò

3- <Jacob Kellengerger a capo del CICR> articolo di Antoine Maurice apparso
sulla Tribune de Genève il 22 dicembre 1999 - Inviatoci da Bianca Dompieri
di Ginevra e tradotto da Alessandra Sorrenti

4- <Riflessione sul carattere universale del Movimento di Croce Rossa e
Mezzaluna Rossa e sul carattere universale del
Diritto Internazionale Umanitario>
del Prof.Paolo Benvenuti - Palermo il 7/8 gennaio 2000. Trasmessoci da
Annarita Roccaldo

5- <Le voci della guerra - Appello solenne del CICR> 12 agosto 1999 -
Tradotto da Luigi Micco (come pure tutti gli
articoli del Caffè Dunant nr.46)

6- Convegno 2000 S.I.P.B.C. <Norme e danneggiamenti ai beni culturali 7-8-9
aprile 2000 - Comunicatoci da Isidoro
Palumbo
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ICRC NEWS 01

Giovedi 20 gennaio 2000

SOMMARIO

RUANDA / CONGO-KINSHASA: PRIGIONIERI DI GUERRA RUANDESI RIMPATRIATI DAL
CICR:
Otto membri dell'Esercito Patriottico Ruandese (RPA) detenuti a Kinshasa in
connessione al conflitto nella Repubblica Democratica del Congo sono stati
rimpatriati il 14 gennaio dal Comitato internazionale della Croce-Rossa per
ragioni di ordine medico.

YUGOSLAVIA: GLI OSPEDALI VENGONO RIMESSI IN GRADO DI FUNZIONARE:
Sono iniziati questa settimana i lavori di ricostruzione del Centro per la
tubercolosi e le malattie polmonari dei bambini presso l'ospedale Draghisa
di Belgrado. Il centro, che conta 100 posti letto, era stato gravemente
danneggiato nel corso della campagna aerea della NATO lo scorso anno.

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ICRC NEWS 02

Giovedi 27 gennaio 2000

Egitto
Attuazione del diritto

E' stato istituito un comitato che assista il Governo egiziano sulle misure
di attuazione del diritto internazionale umanitario e sul modo per far si
che le sue regole siano meglio conosciute. Il comitato é stato istituito il
23 gennaio tramite decreto del Primo Ministro. Ne faranno parte funzionari
dei Ministeri della Giustizia, degli Affari esteri, della Difesa,
dell'Interno e dell'Educazione superiore. Vi saranno rappresentati anche la
Mezzaluna-Rossa Egiziana e la Delegazione CICR del Cairo.

Le Convenzioni di Ginevra, i loro due Protocolli Aggiuntivi e gli altri
trattati internazionali che costituiscono il diritto internazionale
umanitario prevedono delle misure volte ad impedire le sofferenze inutili ed
a salvaguardare la dignità umana in tempo di conflitto armato. Il comitato
studierà i modi per diffondere queste disposizioni e di favorirne
l'attuazione. Proporrà inoltre degli strumenti volti ad migliorare la
formazione di chi ha il compito di promuovere il diritto e per rendere più
agevole lo scambio di informazioni tra le organizzazioni impegnate in questo
sforzo.

IL Ministero della Giustizia fornirà il supporto finanziario, tecnico e di
segreteria al comitato e darà seguito alle sue raccomandazioni. Il Ministero
creerà anche una unità di documentazione e informazione per la raccolta
delle leggi e dei regolamenti - tanto locali quanto esteri - concernenti
questo ramo del diritto.

La creazione del comitato rappresenta un passo importante per l'introduzione
del diritto umanitario all'interno dell'ordinamento giuridico egiziano, come
anche per una crescente consapevolezza nei confronti delle sue disposizioni
presso gli agenti dello Stato ed il pubblico. E' il frutto della stretta
collaborazione tra il CICR, la Mezzaluna-Rossa Egiziana ed il Ministero
della Giustizia. Quest'ultimo ha presieduto una conferenza regionale degli
Stati Arabi in novembre allo scopo di celebrare il 50esimo annivarsario
delle Convenzioni di Ginevra. La "Dichiarazione del Cairo", alla quale si é
arrivati al termine della Conferenza, raccomanda l'istituzione negli Stati
Arabi di comitati nazionali per promuovere la la conoscenza ed il rispetto
del diritto internazionale umanitario.

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TRIBUNE DE GENEVE
Mercoledì 22 dicembre 1999

Jakob Kellenberger a capo del CICR

Croce Rossa Il capo dei negoziatori bilaterali cambia incarico.
di Antoine Maurice

A 55 anni giusti, Jakob Kellenberger, che accede al posto elveticamente
agognato di presidente del CICR, ha svolto tutto molto alacremente.
Alacremente nel senso di un uomo sollecito. Infatti, sotto un aspetto calmo
e padrone di sé, la barba nasconde un viso piuttosto affilato. E' un FGV,
un funzionario a grande velocità. Velocità e accelerazione a partire dal
momento in cui diventa Segretario di Stato nel 1992, vent'anni dopo il suo
ingresso al Dipartimento degli affari Esteri, e capo dei negoziatori
bilaterali, quando la Svizzera si immerge nel triste momento di suspense
europea.
Questa svolta europea della sua carriera non ha certo sorpreso il
segretario di Stato. Nel bel mezzo di un mondo in decostruzione perpetua,
dà l'impressione di essere poco colpito dall'inatteso. Nell'alta
amministrazione federale, lo scompiglio degli avvenimenti unito alla
modestia della carica - che è la regola di comportamento di questa
corporazione, più ancora che tra i diplomatici - non impedisce mai
l'ambizione né la valutazione e il giudizio rapido dei concorrenti
allineati sulla pista.
Nella sua condizione di segretario generale, Jakob Kellenberger ha dovuto
dare prova di isolamento e quindi di carattere. Isolamento in rapporto
all'opinione pubblica e ai media, che non gli hanno mai concesso nulla. Era
l'epoca in cui gli Svizzeri si compiangevano per la loro incapacità, quella
che il consigliere nazionale Frei chiama con vena maligna
autoflagellazione. Anche isolamento del negoziatore rispetto ai suoi
superiori. Un Consiglio federale sempre meno unito e leale nell'appoggio ai
propri collaboratori. "Se si vince è per merito mio, se si perde è per
colpa vostra", questa sembrava essere la parola d'ordine del governo.
Inoltre, il suo diretto superiore agli Affari esteri, Flavio Cotti, non era
noto per l'appoggio alle sue truppe.
Alle sue qualità di pattinatore sul ghiaccio sottile, Kellenberger unisce
una passione smoderata per la cultura e in particolare per la grande
letteratura spagnola. Come sua moglie, ormai insegna spagnolo a Ginevra, ha
ottenuto un dottorato in letteratura spagnola e svolto parte dei suoi studi
all'Università di Madrid. La sua perfetta conoscenza della lingua lo porta,
come il suo predecessore Sommaruga, vicino al mondo ispanico e latino. Nato
ad Appenzell, questo servitore della Confederazione sembra un cosmopolita
disponibile senza untuosità, sorridente senza effusione, buon analista
senza passione politica apparente, più a suo agio a dipanare questioni
diplomatiche che nelle occasioni mondane che lo accompagnano e ,per lui,
affari ben distinti.


Un diplomatico sul campo

Cornelio Sommaruga e Jakob Kellenberger hanno ricevuto ieri la stampa per
sottolineare il passaggio di consegne alla guida del Comitato
Internazionale di Croce Rossa (CICR). IL nuovo presidente del CICR ha posto
l'accento sull'efficacia, il dialogo con i collaboratori e la presenza sul
campo.
A partire dal 1 gennaio l'ex segretario di Stato agli affari Esteri vuole
recarsi nelle capitali dei principali paesi donatori. Allo stesso tempo
Jakob Kellenberger si dichiara disposto a effettuare missioni sul posto se
casi urgenti lo richiedono.

Visita delle delegazioni

Da tre mesi Jakob Kellenberger ha potuto familiarizzare con l'istituzione,
soprattutto con visite alle delegazioni in Afganistan, Ruanda, Uganda e
Colombia. Si dichiara impressionato per la ricchezza delle attività del
CICR sul posto, la professionalità, il coraggio e la motivazione dei
delegati. Dice di essere felice di mettersi "al servizio di una istituzione
che si caratterizza per la sua azione e non per le dichiarazioni di intenti".
D'altra parte, Jakob Kellenberger afferma di voler tornare sul posto tutte
le volte che sarà necessario.
"Mi preme contribuire a un CICR sicuro di sé e con identità e personalità
forti". Pugno di ferro in un guanto di velluto? " Questa definizione non è
così male " ammette il nuovo presidente.

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PARLAMENTARI PER IL GIUBILEO - CONVEGNO INTERNAZIONALE
"DOV'E' TUO FRATELLO? I DIRITTI DELL'UOMO NELL'ANNO DEL GIUBILEO
Palermo 7-8 gennaio 2000, Teatro Politeama

RIFLESSIONE SUL CARATTERE UNIVERSALE DEL MOVIMENTO DI CROCE ROSSA E
MEZZALUNA ROSSA E SUL CARATTERE UNIVERSALE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE
UMANITARIO

di Paolo Benvenuti Professore ordinario di Diritto internazionale
nell'Università di Firenze e Presidente della Commissione Nazionale CRI per
la diffusione del Diritto internazionale umanitario


A nome della Croce Rossa Italiana ringrazio dell'invito a partecipare a
questo Convegno internazionale "Dov'è tuo fratello? I Diritti dell'uomo
nell'anno del Giubileo", organizzato dall' Intergruppo Parlamentare per il
Giubileo. Si tratta di un incontro focalizzato sul valore universale dei
diritti dell'uomo e sul rapporto fra culture, sul significato dei diritti
dell'uomo in un mondo sempre più caratterizzato dalle forze della
mondializzazione. Sono particolarmente contento perché la tematica appare
proposta secondo una prospettiva che è di specifico interesse per il
Movimento internazionale di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa, del quale la
Croce Rossa italiana è dalle origini parte attiva importante.
Il Movimento di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa nasce infatti sotto il
segno della universalità del rispetto e della protezione della persona
umana, anzitutto nelle situazioni più difficili dell'emergenza, dei
conflitti armati. Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sono due simboli affiancati
da 130 anni nella tutela della persona umana: sono uniti da quando, nel
1868, nacque la Società nazionale di soccorso della Turchia (il simbolo
protettivo della Mezzaluna Rossa fu utilizzato per la prima volta nel 1876
in occasione della guerra fra Russia e Turchia). Ed il Movimento già oltre
120 anni orsono si estendeva alle culture asiatiche dell'estremo oriente: è
del 1877 la nascita della Società di soccorso del Giappone che fece proprio
il simbolo della Croce Rossa: senza difficoltà, poiché il simbolo di Croce
Rossa, come quello di Mezzaluna Rossa, non ha una valenza religiosa o
particolaristica; significa solamente riepetto e protezione per la vittima.
Attualmente sono circa 180 le Società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna
Rossa ed esse esprimono tutti i popoli del mondo, 110 milioni sono i
volontari attivi sotto lo stesso segno, sotto gli stessi principi:
l'umanità anzitutto e quindi, a seguire, l'imparzialità, la neutralità,
l'indipendenza, il volontariato, l'unità, e l'universalità per l'appunto .
Le componenti di questo movimento si riuniscono ogni quattro anni nella
Conferenza Internazionale, dove si incontrano oltre alle Società nazionali
e alla loro Federazione, al Comitato Internazionale di Ginevra, anche i 188
Stati parte delle Convenzione del 1949 sulla protezione delle vittime dei
conflitti armati. La Conferenza Internazionale è dunque un vero e proprio
Parlamento universale dell'umanitario, una sorta di ONU dell'umanitario,
dove è possibile riconoscersi, pur nella appartenenza a diverse scuole di
pensiero e a diversi continenti culturali, in valori comuni e in
prospettive nuove di tutela che l'evoluzione delle relazioni sociali richiede.

Il Movimento di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa si è sviluppato in
parallelo, anzi legato a doppio filo con il diritto internazionale
umanitario, sistema di regole che pure fin dalle sue origini si è posto con
una vocazione profondamente universale: il diritto internazionale
umanitario nel porre principi e regole a protezione delle vittime (feriti,
malati, naufraghi, prigionieri e detenuti, civili coinvolti nel conflitto)
non conosce quella regionalizzazione che possiamo riscontrare invece per i
diritti dell'uomo. Il Movimento di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa, e in
particolare il Comitato di Ginevra, ne è il custode discreto ai sensi dello
stesso diritto internazionale umanitario consuetudinario e pattizio. Tutti
si riconoscono in questo sistema di principi e regole, del resto sistema
estremamente ricco e articolato: le quattro Convenzioni di Ginevra con i
due Protocolli aggiuntivi del 1977 - che costituiscono il cuore del sistema
protettivo - sono un complesso di ben 532 disposizioni.
Questa intrinseca universalità del diritto umanitario si è realizzata
probabilmente, a prescindere dalla forza intrinseca dei principi, grazie a
un approccio metodologico che è capace di accomunare più di ogni altro. Si
tratta di quell'approccio evidenziato già in occasione della adozione della
Convenzione di Ginevra del 1864: l'attenzione è portata direttamente sulla
persona umana che soffre, sulla vittima del conflitto armato e allora la
risposta diventa immediata, uniforme, universale come lo fu nel 1859 la
risposta delle Donne di Castiglione delle Stiviere in occasione della
battaglia di San Martino e Solferino, che vagavano sul campo di battaglia
alla ricerca del fratello sofferente, senza distinzione di casacca. "Siamo
tutti fratelli": così si conclude il volume di Henry Dunant, Un Souvenir de
Solferino. Con questo tipo di approccio metodologico, le particolarità, le
differenze culturali, politiche e religiose si attenuano molto, se non
forse scompaiono, così che rimane la pura sostanza che è patrimonio di
tutti gli uomini. Perché non provare a estendere questo approccio
metodologico del diritto internazionale umanitario anche al campo dei
diritti dell'uomo più in generale?
E dunque i principi che esprime il diritto internazionale umanitario sono
gli stessi del Movimento di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa. Il diritto
internazionale umanitario fa perno sul principio fondamentale di umanità,
sull'imparzialità nel soccorso alle vittime, sulla neutralità rispetto alla
parti in conflitto, sull'indipendenza degli organismi posti a protezione
delle vittime, sul volontariato e l'universalità, questi ultimi principi
evidenti nel settore importante delle regole che disciplinano l'assistenza,
il soccorso alle vittime.
Allora è un dato di fatto che, e se ne capisce perché, tutti i popoli
vedono nel diritto internazionale umanitario, oggi come ieri, una
espressione dei propri principi e delle proprie migliori tradizioni: anzi,
talvolta ognuno cerca di dimostrare la priorità del proprio contributo dato
allo sviluppo dei principi e delle regole del diritto internazionale
umanitario. Una gara nella quale noi italiani ricordiamo la testimonianza
del medico Ferdinando Palasciano in occasione dell'assedio di Messina del
1848 o quella delle donne di Castiglione, gli svizzeri ricordano ovviamente
il ruolo importante di Henry Dunant, gli inglesi ricordano la silenziosa
testimonianza di Florence Nightingale nel corso della guerra di Crimea del
1856. Altri risalgono poi a tempi ben antichi: la Cina ricorda gli scritti
di Sun Tzu su L'Arte della guerra (500 anni a.C.) dove si rileva che il
principio di umanità implica importanti adempimenti durante il conflitto
armato; l'India ricorda il Codice Manu (Manava-dharma-sastra) elaborato tra
il 200 a.C. e il 200 d.C. che pure si richama alla protezione delle vittime
della guerra. Gli specialisti africani di diritto internazionale umanitario
(cfr. Diallo Y., African Traditions and Humanitarian Law) non mancano di
richiamare la corrispondenza fra certe regole attuali del diritto
internazionale umanitario con varie consuetudini africane precoloniali.
I popoli musulmani poi ritengono che i principi di diritto internazionale
umanitario vigenti hanno un riscontro nei principi fondamentali del sistema
giuridico islamico enucleati nella Sacra Scrittura e ripresi nella Sunna:
giustizia, uguaglianza, consultazione democratica, rispetto degli impegni,
reciprocità; e che tali principi hanno conosciuto attraverso la Ijtihad (la
deduzione ragionata dei giuristi) uno sviluppo, specificazione e
aggiornamento che tenesse conto del mutato contesto storico, a partire dal
VII secolo (610-632), nei tredici secoli che hanno preceduto le Convenzioni
di Ginevra.
Così, si afferma che il diritto islamico contenga una propria antica
formulazione della clausola generale Martens che richiama al rispetto in
ogni caso delle leggi dell'umanità e delle esigenze della coscienza
pubblica. Tale formulazione sta sia nella Sacra Scrittura (seconda Sura,
versetti 109 ss.), sia nelle istruzioni del Profeta alle sue truppe: non è
permesso al fedele di trasgredire o anche solo di eccedere i limiti della
giustizia e della equità e di cadere dunque nella tirannia e nell'oppressione.
Il diritto umanitario tradizionale islamico, quale espresso anche dalla
deduzione ragionata dei giuristi, afferma il diritto della persona alla
propria dignità e integrità, proibisce le mutilazioni, la tortura, i
trattamenti disumani e degradanti: in proposito si è soliti ricordare il
detto del Profeta quando gli fu proposto di mutilare i catturati come
misura di reciprocità; Egli ordinò: "non mutilate mai, neppure un cane".
Ugualmente il diritto islamico pone tradizionalmente limiti precisi quanto
ai metodi di combattimento e si potrebbe continuare a lungo (Cfr. Hamed
Sultan, The Islamic Concept of International Humanitarian law).
Su questi principi e regole non c'è dubbio che per molti secoli, dal VII
secolo in poi, vi è stato un fitto interscambio, se non una convergenza tra
il mondo musulmano e il mondo cristiano: le relazione fra i due mondi era
sì anche conflittuale, ma in grande misura anche di relazioni di
coooperazione commerciale, scientifica, culturale: potrebbe essere
interessante studiare sotto questo profilo di interscambio e convergenza,
magari le storie arabe e cristiane, riportate nei poemi storici dell'una e
dell'altra parte. Ma è uno scambio che non credo si sia mai del tutto
interrotto, neanche dopo il XV secolo.

Forse, e qui concludo, bisognerebbe oggi ritornare sullo studio del diritto
internazionale umanitario anche in una prospettiva storica, per svelarlo
come frutto di incontri e di percorsi convergenti: ritengo che questo sia
un utilissimo esercizio per far crescere la fiducia reciproca fra mondi
culturali, per riscoprire le radici comuni pur nelle diversità.
Questo è anzi un compito che è nei programmi della Croce Rossa di Sicilia e
di Palermo, che già porta avanti una importante attività fatta di reciproca
comprensione, di rispetto reciproco, di compartecipazione che coinvolge le
varie comunità straniere presenti sul territorio, attraverso il Progetto
"L'Isola" - "Al-Giazirah": questo Progetto propone tramite l'attuazione di
servizi di tipo socio-educativo, formativo e informativo destinato ai
minori stranieri e alle loro famiglie portatori di valori e culture, lo
sviluppo di queste risorse fondamentali per un equilibrato sviluppo
socio-educativo e individuale.

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Appello lanciato in occasione delle celebrazioni del 50° Anniversario
delle Convenzioni di Ginevra del 1949

LE VOCI DELLA GUERRA: APPELLO SOLENNE

Le Convenzioni di Ginevra, universalmente riconosciute, sono state adottate
in questa città 50 anni fa oggi. Gli Stati proclamarono allora il loro
rifiuto a veder ripetere gli orrori senza precedenti della Seconda Guerra
Mondiale. Da allora, queste Convenzioni hanno risparmiato innumerevoli
sofferenze, ma non hanno potuto impedire che milioni di vittime innocenti
fossero schiacciate dai conflitti armati che dilaniano il nostro pianeta.

Spesso beffate e violate, le Convenzioni di Ginevra e i principi che ne
sono alla base, conservano tutto il loro valore e la loro attualità. Questa
è l'opinione di migliaia di individui che, nel mondo, hanno sofferto per la
guerra sulla propria pelle e nel proprio spirito. Uomini, donne e bambini,
si sono espressi sulla loro esperienza, le loro preoccupazioni e le loro
attese: queste sono le voci di guerra. Le loro speranze sono anche le
nostre convinzioni.

Riuniti a Ginevra, noi lanciamo ai cittadini, ai popoli e ai governi del
mondo un Appello solenne.
Noi chiediamo:
- di rifiutare la fatalità della guerra e di lottare senza sosta contro le
sue cause profonde;
- di esigere da tutti coloro che sono impegnati nei conflitti armati e da
tutti coloro che possono influenzare il loro corso, di assicurare il
rispetto dei principi elementari umanitari e le regole del diritto
internazionale umanitario;
- di risparmiare ai civili le sofferenze della guerra;
- di sviluppare le relazioni tra gli individui, i popoli e le nazioni sui
fondamenti delle Convenzioni di Ginevra:
- il rispetto della dignità umana in tutte le circostanze;
- la compassione per coloro che soffrono;
- la solidarietà.

Noi siamo convinti che il disprezzo per questi principi costituisca il
fermento della guerra e che il loro rispetto faciliti il ritorno alla pace.
All'alba del nuovo millennio, impegnamoci tutti insieme per la loro difesa
e apriamo la via della speranza alle nuove generazioni.


Ginevra, 12 agosto 1999

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CONVEGNO 2000 S.I.P.B.C.
"NORME DI PROTEZIONE DEI BENI CULTURALI. DANNI E DANNEGGIAMENTI AI BENI
CULTURALI"

Il Convegno annuale della Società Italiana per la Protezione dei Beni
Culturali si svolgerà in Pitigliano (GR) da venerdì 7 a domenica 9 aprile
2000. Il giorno giovedì 6 aprile si terrà la riunione dei Rappresentanti
della Lega Internazionale P.B.C.

Il Convegno avrà il seguente programma:

Venerdì 7 aprile 2000
La giornata inaugurale del Convegno si terrà a Viterbo, presso l'Aula Magna
della Scuola Allievi Sottufficiali.

Moderatore: Gen, Magg. Gen. Giorgio BLAIS

Saluto del Comandante della Scuola Sottufficiali di Viterbo Magg. Gen.
Paolo NOVELLI
Saluto del Presidente della SIPBC Gen. Arturo MARCHEGGIANO
Brig. Gen. Fabrizio FIORITA "Convenzione dell'Aja e Protocolli Aggiuntivi"
Ten. Gen. Carlo JEAN "I Beni Culturali nei conflitti della ex Jugoslavia"
Magg. Gen. Mauro DEL VECCHIO "L'impiego delle FFAA italiane nel Kosovo"
Dott.ssa Anna Paola QUARGENTAN "Danni ai Beni Culturali in Kosovo"
Saluto del Presidente della Lega Internazionale P.B.C. Dr. Gerhard SLADEK
Ore 12.15 Chiusura dei lavori


Sabato 8 aprile 2000

Pitigliano, Aula Conferenze della Banca di Credito Cooperativo.

Moderatore: Dott. Ugo GENESIO

Ore 09.00 Saluto del Direttore della Banca di Credito Cooperativo di
Pitigliano, del Sindaco di Pitigliano e del Presidente SIPBC

Saluto delle Delegazioni Estere
Prof. Claudio SAPORETTI "Danneggiamenti ai Beni Culturali"
S.E. Mons. Francesco MARCHISIANO "Beni della Chiesa, provvedimenti per la
loro tutela"
Prof.ssa Luciana Luisa PAPESCHI "Beni Culturali, Patrimonio dell'Umanità e
aspetti psicologici dei danneggiamenti causati dall'uomo"
Prof. Angelo BIONDI "Il simbolo dei Beni Culturali di Pitigliano"
Interventi conclusivi


Domenica 9 aprile 2000

Assemblea straordinaria della SIPBC che si effettuerà a Sovrana presso la
Sala Conferenze dell'Hotel Scilla.

Ore 09.00 Relazione del Presidente della SIPBC;
Relazione del Segretario Generale con lettera del bilancio per
l'approvazione;
Votazioni per l'elezione dei 12 Membri del Consiglio Direttivo;

Maggiori informazioni possono essere ottenute presso la Segreteria della
SIPBC Via Tirso, 7, Loc. S. Lucia - 00053 Civitavecchia - tel. + fax
0766.29719.
Prenotazioni entro il 15 marzo 2000.

 
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