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n° 252 del 21 Luglio 2005 Stampa E-mail
giovedì 21 luglio 2005

21 Luglio 2005
nr. 252
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr 1.233 indirizzi e-mail


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 1-Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 05/40 dell’11 luglio 2005
Spagna: visita del presidente del CICR
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

 2-Tratto dal sito della Federazione Internazionale Croce Rossa:
La Croce Rossa assiste le persone più vulnerabili in Zimbabwe 30 giugno 2005
di Varaidzo Dongozi della Croce Rossa zimbabwese, e di Tapiwa Gomo - da Harare
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 
3-Tratto dal sito della Federazione Internazionale:
Molto deve essere ancora fatto per proteggere le comunità vulnerabili dai disastri
24 Giugno 2005
Traduzione non ufficiale di Colum B.A. Donnelly

 
4-Tratto dal sito del CICR:
“Ottant’anni di prevenzione contro l’impiego di armi biologiche e chimiche“
Dichiarazione di Jacques Forster, vicepresidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa –tenuto al Seminario internazionale sulla minaccia biologica e chimica -10/06/05.

Traduzione non ufficiale di Laura Grassi.

 
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1-Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 05/40 dell’11 luglio 2005
Spagna: visita del presidente del CICR
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

 
Ginevra (CICR) – Il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), Jakob Kellenberger, si è recato oggi [11 luglio, NdT] a Madrid per alcuni incontri con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione, Ángel Moratinos Cuyaubé, con il Ministro dell’interno, José Antonio Alonso Suárez e con il Ministro del lavoro e degli affari sociali, Jesús Caldera Sánchez-Capitán. Sarà ricevuto in udienza da Sua Maestà il re Juan Carlos I. Al centro delle discussioni vi saranno la possibilità di rafforzare la cooperazione tra la Spagna e il CICR e la situazione umanitaria nei principali contesti operativi del CICR. La visita si concluderà il 12 luglio.

 
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2-Tratto dal sito della Federazione Internazionale Croce Rossa al link:
http://www.ifrc.org/docs/news/05/05063001/
La Croce Rossa assiste le persone più vulnerabili in Zimbabwe
30 giugno 2005
di Varaidzo Dongozi della Croce Rossa zimbabwese, e di Tapiwa Gomo - da Harare
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

“Tutto quello di cui ho bisogno adesso sono delle coperte per il mio ragazzo di 19 anni”, ha detto Maria Ndlovu di Kuwadza, un sobborgo ad alta densità. “Per me è culturalmente inaccettabile dividere le stesse coperte con un ragazzo di quella età”.

Ndlovu, madre di cinque figli, è tra le migliaia di famiglie che hanno perso quella che era la loro casa nell’operazione di ‘pulizia’ del governo dello Zimbabwe attualmente in corso.

Nemmeno suo figlio più grande, che al momento sta frequentando una scuola superiore del luogo, è stato risparmiato. Infatti, anche la piccola baita, che era stata data a lui da una chiesa locale, è stata distrutta. Ndlovu, i suoi cinque figli e una sua sorella vedova con due bambini si ritrovano ora a dormire in una sola stanza offerta loro da alcuni suoi amici.

Ndlovu sembrava stanca quando è arrivata agli uffici della Società della Croce Rossa dello Zimbabwe per cercare assistenza. Ha dovuto camminare per diversi chilometri dal luogo in cui vive per chiedere di avere delle coperte e un alloggio per i suoi bambini, specialmente per suo figlio più grande.

“Non posso farlo ritirare da scuola ora, perché fra poco dovrà sostenere gli esami”, spiega Ndlovu, che è anche preoccupata del fatto che esistono elevate probabilità di contrarre malattie infettive, quali la tubercolosi, in quanto la casa dove vivono è sovraffollata.

Anche il piccolo negozio di snack di Ndlovu, la sua unica fonte di entrate per comprare da mangiare, pagare le rette scolastiche e supportare la sua famiglia, è stato colpito dall’operazione di ‘pulizia’. Per Ndlovu non sembrano esserci soluzioni immediate in vista, eccetto che tornare a vivere nell’area comunale.

Questo è uno dei tanti casi che la Società della Croce Rossa dello Zimbabwe si trova a dover affrontare nei suoi uffici provinciali e nazionali man mano che molte persone si accalcano in cerca di assistenza

A causa della situazione tuttora incerta, il numero totale di persone afflitte non è ancora chiaro, ma le NU stimano che oltre 200.000 famiglie siano rimaste vittime e bisognose di assistenza urgente.

Anche se la situazione rimane instabile, la Società della Croce Rossa dello Zimbabwe ha predisposto delle misure di emergenza per rispondere ai bisogni umanitari delle persone colpite.

“Resasi conto dei bisogni umanitari di alcune delle popolazioni colpite sin dall’inizio dell’operazione di ‘pulizia’, la Società della Croce Rossa dello Zimbabwe, con il sostegno della Federazione Internazionale e del Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha inviato delle coperte, del sapone e altri beni di base ai nostri uffici provinciali, con cui iniziare una risposta a breve termine, volta a soddisfare i bisogni immediati delle persone maggiormente colpite”, ha affermato Emma Kundishora, segretario generale della Società della Croce Rossa dello Zimbabwe.

Alcune delle popolazioni colpite sono tenute in campi di transito in diverse parti del paese, nell’attesa di essere trasferite in aree comunali o altri luoghi alternativi. La Società della Croce Rossa dello Zimbabwe sta coordinando la gestione delle attività umanitarie in molti di questi campi per assicurare che vengano soddisfatti i fabbisogni umanitari.

Recentemente la Federazione Internazionale, attraverso il suo Fondo di emergenza per i soccorsi in caso di catastrofi, ha messo a disposizione 100.000 franchi svizzeri (64.600 euro) per finanziare l’acquisto di articoli diversi dal cibo, tra cui coperte, vestiti, sapone, set da cucina e taniche, che vengono distribuiti alle famiglie bisognose.

“Abbiano anche distribuito dei vestiti per un valore di 640 dollari zimbabwesi a bambini, uomini e donne vulnerabili presso la fattoria Caledonia a Harare. Questo fa parte del ‘pacchetto di risposta’ fornitoci dalla Società della Croce Rossa danese”, ha spiegato Kundishora.

Ha poi aggiunto che la Croce Rossa ha intenzione di distribuire del vestiario ad altri gruppi vulnerabili che si trovano in vari campi in altre parti del paese.

“Attualmente stiamo svolgendo un ruolo di coordinatori in alcuni dei campi di transito del paese, tra cui Bulawayo nel centro di Matabeleland e Mutare nella provincia di Manicaland”, ha affermato Karikoga Kutadzaushe, coordinatore di programmi nazionali della Società della Croce Rossa zimbabwese.

“Coordineremo le attività di risposta nei campi e riferiremo alle sottocommissioni dei servizi sociali. Il coordinamento con altre organizzazioni, quali le agenzie delle NU, risulta ottimo al momento”, ha aggiunto Kutadzaushe.

 
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3-Tratto dal sito della Federazione Internazionale:
http://www.ifrc.org/docs/News/pr05/4105.asp
Molto deve essere ancora fatto per proteggere le comunità vulnerabili dai disastri
24 Giugno 2005
Traduzione non ufficiale di Colum B.A. Donnelly

Mentre le comunità intorno al globo commemorano i sei mesi dalla tragedia dello tsunami, la Federazione Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa insiste sull’importanza di una migliore preparazione delle comunità nel caso avvenga un disastro.

Le proporzioni dell’emergenza tsunami hanno portato alla portato alla ribalta l’importanza vitale di programmi di preparazione efficacvi per la popolazione rurale.

Disporre di sensori posizionati sul fondale dell’oceano e di satelliti che possano fornire informazioni sulle emergenze imminenti è importante, ma è solo una parte del puzzle, “ afferma Schaar. “Come allertiamo la gente? Cruciale allo stesso modo è l’accesso alle comunità per informarle di ogni pericolo incombente, e disporre di paini locali per l’evacuazione verso speciali rifugi o località a quote più alte. Gli allarmi possono essere diffusi via radio oppure semplicemente girando in bicicletta o in auto attraverso i villaggi o i paesi utilizzando degli altoparlanti”.

“E’ in questo modo, molto pratico e tangibile, che la Croce Rossa Mezzaluna Rossa si trova in una posizione unica, attraverso la nostra rete consolidata di volontari in più di 180 paesi. Avvicinare tecnologie di allarme preventivo con le comunità sarà utile per salvare delle vite, in quanto questa è un’area dove la Federazione Internazionale impiegherà ancora ulteriori energie nei prossimi anni,” afferma.

Mentre il servizio di assistenza d’emergenza della Croce Rossa Mezzaluna Rossa proseguirà per i tanti rimasti senza-tetto a causa dello tsunami, l’enfasi delle operazioni umanitarie nei paesi colpiti si stà sempre più concentrando sulla ricostruzione e sulla riabilitazione. Un livello di supporto pubblico senza precedenti ha permesso a circa 22.000 tra volontari e personale di Croce Rossa Mezzalluna Rossa di fornire assistenza diretta a più di un milione di persone fino ad oggi, e sono stati approntati piani per più di 1.5 milioni di franchi svizzeri (circa 974 milioni di euro) in programmi per la riabilitazione di vite, beni ed economie nei paesi affetti dallo tsunami.

Questi programmi, che coprono le aree chiave della distribuzione degli aiuti, dei rifugi e degli alloggi, di acqua e igiene, della ricostruzione di scuole e presidi sanitari, del supporto psico-sociale e del volontariato, guideranno l’operato della Corce Rossa Mezzaluna Rossa nelle zone colpite per i prossimi cinque anni.

Fino ad oggi la Federazione, in collaborazione con le Società Nazionali dei paesi coinvolti e con l’assistenza di dozzine di Società Nazionali da tutto il mondo, hanno lenito le sofferenze su grande scala. Molti, tra personale e volontari, ha lavorato in circostanze tra le circostanze più difficili da immaginare. Mentre ci saranno ancora anni di duro lavoro di fronte a noi, la risposta a questa ennesima emergenza ci mostra lo spirito del volontariato e della enorme solidarietà proveniente da tutto il mondo,” conclude Schaar.

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4-Tratto dal sito del CICR:
“Ottant’anni di prevenzione contro l’impiego di armi biologiche e chimiche“
Dichiarazione di Jacques Forster, vicepresidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa –tenuto al Seminario internazionale sulla minaccia biologica e chimica -10/06/05.

Traduzione non ufficiale di Laura Grassi.

Il 6 febbraio 1918, il Comitato internazionale della Croce Rossa lanciava ai belligeranti impegnati nella Prima Guerra mondiale un appello pubblico urgente contro l’utilizzo di gas tossici. Il CICR qualificava questi gas “un invenzione barbara che la scienza tendeva a perfezionare” e protestava “con tutte le sue energie contro questo modo di fare la guerra, che non si poteva chiamare altrimenti che criminale”. Il CICR temeva dunque “una lotta che supererà in ferocia ciò che la storia ha conosciuto di più barbaro”.

Lo stesso anno, un chimico di nome Fritz Haber riceveva il premio Nobel per la chimica. Preoccupato all’idea che la produzione alimentare mondiale non bastasse a breve termine più a nutrire la popolazione del globo, aveva inventato un procedimento che permetteva di trasformare l’azoto atmosferico in fertilizzante per l’agricoltura. Oggi, il rifornimento alimentare di circa due miliardi di persone dipende da questa invenzione.

Haber non aveva solo applicato il suo genio a questo unico campo. Aveva pensato che la chimica avrebbe potuto portare una soluzione alla cosiddetta “guerra di trincea” del Primo conflitto mondiale. Convinto delle possibilità offerte da un nuova forma di combattimento, per la prima volta nella storia militare, si sarebbero utilizzati i gas tossici il 22 aprile 1915. Quel giorno, circa 150 tonnellate di cloro furono rovesciate sul fronte delle Fiandre , in Belgio. Centinaia di soldati muoiono asfissiati,si dirà “come annegati sulla terra ferma”. E non è tutto: una volta rotto il “tabù” che vietava l’utilizzo di sostanze tossiche come mezzo di combattimento,le due parti in conflitto non tardano ad utilizzare il gas mostarda, che brucia la pelle e rende ciechi.

Cosa sarebbe stata la Seconda Guerra mondiale se il divieto di utilizzo delle armi tossiche non fosse stato ristabilito dal Protocollo del 1925? Proprio mentre numerosi principi umanitari fondamentali sarebbero stati violati durante i sei anni in cui durò il conflitto, il Protocollo del 1925 sarebbe stato rispettato da tutti i belligeranti. Si potrebbe evidentemente sostenere che è la paura di rappresaglie che esercitò l’effetto di dissuasione più potente,ed è effettivamente molto probabile. Tuttavia , che fosse per tema di rappresaglie o per altre ragioni, il Protocollo aveva fissato un limite che nessun belligerante osò valicare.

Il tabù, che proibisce l’uso di sostanze tossiche in guerra è stato codificato dal Protocollo del 1925, è anteriore di più di due mila anni a questo strumento e riposa su regole di condotta della guerra stabilite da diversi sistemi morali e culturali. Nell’antichità , i Greci e i Romani avevano in uso di rispettare il divieto di utilizzo del veleno e delle armi avvelenate. In India, fin dal 5oo A.C, l’impiego di tali armi era vietato dalle leggi di Manu relative alla guerra e mille anni più tardi i Saraceni traevano dal Corano delle regole di condotta della guerra che proibivano espressamente l’avvelenamento.

In risposta all’orrore dell’opinione pubblica di fronte all’impiego dei gas tossici nella guerra, l’appello lanciato dal CICR nel 1918 e quello che l’istituzione rivolgerà alla Conferenza internazionale della Croce Rossa del 1921 contribuiranno allo slancio diplomatico che culminerà nel trattato che noi ricordiamo oggi, 80 anni dopo la sua adozione. Merita precisare che a parte qualche caso ben noto di violazione avvenuta dopo il 1925, la regola che vieta l’uso di armi tossiche enunciata nel Protocollo del 1925 è stata osservata nella quasi totalità delle centinaia di conflitti armati che sono scoppiati dopo la sua adozione. Oggi, mentre si festeggia questo successo, occorre anche chiedersi se stiamo prendendo tutte le misure necessarie affinché non si ricorra mai più all’avvelenamento e alla diffusione deliberata di malattie come mezzo di combattimento o a qualunque altro scopo ostile. Dobbiamo anche seriamente interrogarci sull’adeguatezza delle disposizioni previste dalle convenzioni sulle armi chimiche e biologiche alla storia attuale, segnata dai progressi tecnologici e dall’evoluzione dei contesti politici.

L’operato di Fritz Haber ci mette di fronte ad una terribile verità che riguarda il progresso della scienza: quasi tutte le grandi scoperte, in qualunque campo avvengano, hanno finito per essere utilizzate per scopi ostili. All’inizio del XXIe secolo, è d’obbligo considerare cosa sarà l’avvenire dell’umanità se i numerosi progressi che osserviamo oggi nel campo scientifico, nel campo della biotecnologia e della farmacologia saranno rivolti a scopi ostili.

Lo sviluppo che attualmente conosce il campo della biotecnologia potrebbe rendere le armi chimiche e biologiche più efficaci, la loro fabbricazione più facile e la loro utilizzazione più sicura e più difficilmente individuabile, quindi più appetibile per uno stato, un gruppo o un individuo che avesse intenzione di condurre un attacco. E’ probabile che si possa agire anche a distanza e senza essere individuati, sul comportamento di una intera popolazione o anche sulla sua riproduttività. L’impiego di agenti farmaceutici come armi è oggi una realtà dalle evidenti tragiche conseguenze. Non è certamente lontano il giorno in cui si potrà prendere come bersaglio di un attacco con agente biologico uno specifico gruppo etnico. Questo tipo di scenario non è frutto dell’immaginazione del CICR: l’abbiamo visto realizzarsi, ed è stato per altro evocato da innumerevoli esperti di governo ed indipendenti. Allarmato da una tale prospettiva, il CICR ha lanciato, in settembre 2002, un nuovo appello denominato “BIOTECNOLOGIA , ARMI E UMANITA’”. Apportatore di un triplo messaggio, questo appello attirava dapprima l’attenzione del pubblico sui rischi potenziali riguardanti certi sviluppi realizzati nel dominio scientifico e della biotecnologia. L’appello sottolineava anche la pertinenza delle norme giuridiche ed etiche che vietavano l’avvelenamento e la propagazione deliberata delle malattie. Da ultimo, si insisteva sulla responsabilità dei governi, della comunità scientifica e dell’industria di impedire l’utilizzo delle scoperte della scienza per altri scopi che non siano il bene dell’umanità.

L’appello del CICR ha suscitato diverse reazioni. Le più incoraggianti sono venute dagli scienziati e dalle grandi istituzioni che operano nel campo delle scienze, che hanno cominciato a riflettere sui rischi di un utilizzo abusivo dei loro lavori così come alla responsabilità giuridica e morale che compete loro per prevenire tali rischi. Sfortunatamente, molti attori chiave delle industrie di biotecnologia e farmaceutiche si sono dimostrati poco disponibili ad entrare nel merito della questione. Stando così le cose, troviamo molto incoraggianti gli sforzi attualmente intrapresi affinché le industrie interessate siano legate da una “carta” di attività responsabili.

Visto il forte aumento di molti agenti potenzialmente pericolosi, di vettori utilizzabili e di attori che vi possono accedere, l’umanità rischia di perdere la battaglia che ha intrapreso contro l’avvelenamento e la propagazione deliberata delle malattie. Ma non è una fatalità. Possiamo ridurre i rischi se ci impegniamo insieme a riaffermare le norme giuridiche ed etiche esistenti, e se incoraggiamo non soltanto i governi ma anche gli ambienti scientifici ed industriali pertinenti a partecipare ad una azione congiunta di prevenzione.

Reazioni d’orrore del pubblico,norme etiche, codici di condotta, legislazione e misure pratiche di prevenzione, sono questi gli strumenti di cui dispone l’umanità, attraverso le generazioni ed i secoli, per proteggersi contro l’avvelenamento e la deliberata propagazione delle malattie. L’infiacchimento di queste protezioni- sia per negligenza, per aver ceduto alla tentazione di mettere a punto dei nuovi tipi di armi chimiche o biologiche, a causa di un “impasse” politico tra le grandi potenze o per aver abbandonato la responsabilità di certe norme a degli esperti- non serve l’interesse dell’umanità. A questo proposito, il CICR dichiarava nel suo appello del 2002:” Noi vi chiediamo da subito di considerare il livello a cui ci troviamo oggi, e di ricordarvi della nostra comune umanità.”

Le regole contenute nel Protocollo di Ginevra del 1925 e nelle due convenzioni seguite a questo rappresentano tra gli elementi i più antichi e fondamentali del diritto internazionale umanitario. Le abbiamo ricevute in eredità dalle generazioni precedenti, con l’impegno per noi di amministrarle. Ma per sopravvivere, non devono essere solo dei documenti giuridici, poiché le regole non bastano a loro stesse. L’attenzione ed il senso di responsabilità che esse esigono devono superare di gran lunga i limiti di questa sala. E’ fondamentale che i dirigenti politici, i giornalisti e il grande pubblico, ogni scienziato che lavori nel campo, i finanziatori della ricerca scientifica così come gli industriali e le imprese interessate siano parte attiva. Nei prossimi anni, il Protocollo del 1925 potrebbe essere messo alla prova come mai in precedenza. Non possiamo permetterci di ignorare i rischi, di lasciare affievolire le regole o di sottrarci alle nostre responsabilità. Alcuni aspetti della guerra chimica o biologica sono già fin troppo conosciuti. Non dobbiamo aspettare di essere testimoni di altri orrori di questo tipo o di genere nuovo: bisogna che tutte le persone coinvolte assumano le proprie responsabilità senza indugio.

 
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