Home arrow Ricerca per Mese

Cri.it

IFRC

CICR

MICR - Geneve

Museo Castiglione

Il museo su FB


fb

RCRC Magazine

Standing Commission

n° 66 del 13 Settembre 2001 Stampa E-mail
mercoledì 12 settembre 2001
13 SETTEMBRE 2001
nr. 66
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)




---------------------------------------------------------------------------------- 

1- Comunicati stampa CICR e Federazione sugli attacchi negli Stati Uniti (11
e 12 sett.2001)
Traduzione di M.Grazia Baccolo

2 - CICR: PRESENTATO IL "RAPPORTO DI ATTIVITA' 2000"
di Sabrina Bandera

3 - Il significato attuale delle Convenzioni di Ginevra nel mondo
contemporaneo: una sfida per il futuro di Isidoro Palumbo

4 - Le Isole MARSHALL verso la ratifica delle Convenzioni di Ginevra
CICR News 01/28 del 19 luglio 2001 Traduzione di Sabrina Bandera

5 - In allegato: L'elenco delle ratifiche, adesioni degli Stati Parte delle
Convenzioni di Ginevra - traduzione di Sabrina Bandera

 

 - in allegato comunicari stampa 

-1-

Comunicato Stampa no.01/30
11 settembre 2001

Stati Uniti - il CICR condanna gli attacchi

Ginevra (CICR) - Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è
attonito per gli attacchi ddevastanti che si sono perpetrati oggi negli
Stati Uniti. Esso esprime il suo più profondo cordoglio alle vittime e ai
loro familiari in questa tragica circostanza.

Il CICR condanna in modo fermo e risoluto questi atti, che hanno preso come
bersaglio le persone nella loro vita quotidiana, spargendo dolore e grande
dolore fra la popolazione. Questi attacchi sono la negazione stessa dei più
elementari principi d'umanità.

_______________________________________________


Federazione Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa - Ginevra
12 settembre 2001

La Croce Rossa Americana mette a disposizione le sue squadre d'urgenza per
portare soccorso alle vittime della distruzione di diversi aerei a New York,
Washington e nei pressi di Pittsburgh ieri. Due aerei hanno colpito le torri
del World Trade Centre a New York e un terzo si è schiantato sul Pentagono a
Washington, D.C. Il numero dei morti e dei feriti non è ancora conosciuto.

La Croce Rossa americana ha immediatamente allertato le sue squadre di
soccorritori con specifica preparazione. Esse forniscono rifugi, alimenti,
acqua e sostegno psicologico alle vittime e ai loro parenti così come alle
squadre di soccorritori e pompieri. La Croce Rossa Americana ha fatto un
appello nazionale per il dono del sangue al quale hanno risposto circa
1.400.000 persone.

La Presidente della Federazione internazionale, Dr. Astrid Heiberg e il
Segretario Generale, Sig.Didier Cherpitel hanno inviato una lettera di
condoglianze e di sostegno al Presidente della Croce Rossa Americana
Dr.Bernardine Healy e al Direttore, Sig. David McLaughlin. La Federazione è
pronta a inviare tutta l'assistenza che verrà richiesta dalla Croce Rossa
Americana.

La Croce Rossa americana pubblica delle informazioni aggiornate in
permanenza sil suo sito internet http://www.redcross.org


@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

2 -

CICR: PRESENTATO IL "RAPPORTO DI ATTIVITA' 2000"

di Sabrina Bandera

E' stato presentato a Nairobi (Kenya) il 6 luglio scorso il Rapport d'
activité 2000 del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Il Rapporto,
che annualmente fotografa le attività del CICR, è stato per la prima volta
nella storia dell'istituzione ginevrina presentato al di fuori della
Svizzera, e la scelta di Nairobi testimonia l'importanza che riveste per il
CICR il continente africano, nel quale conduce almeno il 50% dell'insieme
delle sue attività nel mondo e al quale ha consacrato lo scorso anno più del
40% delle spese operazionali.
I tratti distintivi del nuovo Rapporto sono da vedersi nell'aumento del
numero dei conflitti armati nel mondo, nelle sfide sempre maggiori che
incontrano gli attori umanitari, nell'importanza della prossimità con le
vittime e della priorità della sicurezza degli operatori umanitari,
soprattutto a seguito dell'uccisione di sei collaboratori del CICR nell'est
della Repubblica democrstica del Congo a fine aprile 2001 e della morte di
un copilota del CICR in Sudan a inizio maggio.

Nel complesso nel corso del 2000 il CICR era presente in permanenza in 65
Stati del mondo con 12.057 operatori (826 in sede a Ginevra e 11.231 sul
terreno). Le spese sono state in totale di 927,7 milioni di franchi
svizzeri, con un deficit di 29 milioni di franchi
Nel corso del 2000 i delegati del CICR hanno visitato 216.000 prigionieri in
1.600 luoghi di detenzione (31.000 detenuti sono stati registrati e visitati
per la prima volta).
Sono stati raccolti 473.000 messaggi di Croce Rossa e ne sono stati
distribuiti 439.000, permettendo così ai membri di famiglie separate da un
conflitto o da disordini e tensioni interni di ritrovarsi e scambiare
notizie. Sono state inoltre localizzate 2.400 persone oggetto di ricerca
specifica da parte di congiunti rimasti senza notizie.
Il CICR ha inoltre distribuito in 48 Paesi, sempre nel corso del 2000,
200.000 tonnellate di soccorsi (viveri, coperte, tende, ecc.), per un valore
di 230 milioni di franchi svizzeri (140 milioni di dollari Usa).
Questi sono i dati essenziali del Rapporto, che è possibile consultare sul
sito Internet del CICR (www.cicr.org).

@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

3 -

IL SIGNIFICATO ATTUALE DELLE CONVENZIONI DI GINEVRA NEL MONDO CONTEMPORANEO:
UNA SFIDA PER IL FUTURO

di Isidoro Palumbo,

Due trend contraddittori hanno caratterizzato lo sviluppo del diritto
internazionale umanitario (in seguito "DIU") negli ultimi cinquant'anni. Il
primo consiste nell'enorme progresso compiuto dal DIU in questo periodo. Il
DIU è diventato una delle branche più ampie e densamente regolamentate del
diritto internazionale. La maggior parte degli aspetti della protezione
delle persone nei conflitti armati e della condotta delle ostilità è stata
dettagliatamente inclusa in norme pattizie convenzionali. Inoltre, le
Convenzioni di Ginevra del 1949 hanno ormai ricevuto un riconoscimento
universale. La maggior parte degli Stati le ha ratificate, anzi esse hanno
il maggior numero di ratifiche (188), ad eccezione della Convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti dei bambini (191) del 20 novembre 1989. Comunque,
un gran numero delle norme contenute nelle Convenzioni di Ginevra sono state
riconosciute quali norme consuetudinarie e costituiscono, quindi, "jus
cogens".

Questi successi contrastano, pur tuttavia, con il secondo trend costituito
dalle gravi violazioni delle Convenzioni e dall'impressionante aumento delle
violazioni contro l'umanità e delle crudeltà commesse nei conflitti armati
del recente passato e di oggigiorno. I disastri umanitari causati dai
conflitti armati sono diventati uno dei maggiori problemi del nostro tempo.
Ovviamente, la regolamentazione giuridica non ha prodotto i risultati attesi
da coloro che avevano adottato tali normative. Così, successo e fallimento
hanno caratterizzato lo sviluppo delle Convenzioni di Ginevra negli ultimi
cinquanta anni.

Esaminiamo, ora, i più significativi sviluppi normativi del DIU negli ultimi
cinquant'anni e poi vedremo le cause delle massicce violazioni che ha
sofferto nello stesso periodo.
Nell'ambito dello sviluppo del DIU in questi cinquant'anni, possiamo
distinguere tre periodi.

Nel primo periodo, che ricomprende gli anni dalla fine della seconda guerra
mondiale ai primi anni 60, l'evento più importante è ovviamente l'adozione
delle quattro Convenzioni di Ginevra nel 1949. Solo per un caso fortuito le
Convenzioni furono adottate negli anni immediatamente successivi alla
Seconda Guerra Mondiale. Infatti, la loro adozione non fu procrastinata come
lo fu, invece, il processo di revisione delle Convenzioni negli anni
successivi al Primo Conflitto Mondiale. Allora, la Lega delle Nazioni era
convinta che avrebbe portato la pace definitiva nel mondo. Ciò rese
impossibile produrre nuove convenzioni sulla guerra. Solo nel 1929 furono
adottate due nuove convenzioni sui feriti e malati e sui prigionieri di
guerra. Una terza convenzione, forse la più urgente, sulla protezione della
popolazione civile, incontrò una opposizione politica tale che non potè
essere approvata prima dello scoppio del Secondo Conflitto. Al contrario,
alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la revisione delle Convenzioni di
Ginevra non fu realizzata in un clima di aspettative di pace permanente.
Proprio per questi motivi, le Nazioni Unite rimasero assenti da questo
processo di revisione, si pensava, infatti, che la partecipazione delle
Nazioni Unite avrebbe minato la fiducia nella capacità dell'Organizzazione
di mantenere la pace. Come nei casi precedenti, il Comitato Internazionale
della Croce Rossa (in seguito "CICR") curò la stesura delle nuove
convenzioni e il Governo svizzero convocò una conferenza diplomatica
internazionale per la loro adozione e l'apertura alla ratifica.

Nonostante l'astensione formale dai lavori di revisione, le Nazioni Unite
esercitarono una consistente influenza sulle Convenzioni di Ginevra.
Infatti, gli sforzi fatti da parte delle Nazioni Unite affinché vi fosse una
garanzia internazionale dei diritti umani lasciarono traccia nelle
Convenzioni di Ginevra. Ricordiamo che la Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani fu adottata solo pochi mesi prima delle Convenzione di
Ginevra. L'attenzione data ai diritti umani permise di trasformare il
tradizionale diritto di guerra in un diritto più orientato al rispetto dei
diritti umani. Le Convenzioni di Ginevra, infatti, trattano anche dei
diritti delle persone protette, non solo degli obblighi imposti ai
belligeranti, e prevedono che le persone protette non possano rinunciare ai
propri diritti. Inoltre, la norma di chiusura costituita dall'articolo 3
comune alle quattro Convenzioni costituisce una previsione precipua in tema
di diritti umani. Essa, infatti, regola le relazioni tra i Governi e i loro
cittadini in caso di conflitto armato interno (ovvero non internazionale),
aspetto questo tradizionalmente regolamentato solo da norme sui diritti
umani. Inoltre, il termine diritto internazionale umanitario, sconosciuto
fino ad allora e introdotto dal CICR nei primi anni 50, ha ben presto
soppiantato largamente i termini di "diritto bellico", "diritto di guerra" e
"diritto dei conflitti armati". Questa nuova terminologia divenne presto
generalmente accettata ed usata. Anche se talvolta crea qualche problema di
distinzione tra DIU applicabile ai conflitti armati e diritti umani, con non
poche confusioni tra le due branche del diritto internazionale.

Negli anni successivi alla loro adozione, le Convenzioni di Ginevra
provocarono un sorprendentemente basso interesse nella opinione pubblica
mondiale e nella comunità internazionale. Esse non furono considerate di
immediata rilevanza. Anche se svolsero un certo ruolo, pur minore, nelle
guerre di Corea e di Indocina nei primi anni 50, e dopo caddero nell'oblio.
Né i programmi di studi universitari né i trattati internazionali si
interessarono di esse. Solo pochi specialisti e il CICR continuarono ad
occuparsene.

Un secondo periodo di sviluppo del DIU iniziò negli anni 60 quando numerose
grandi guerre scoppiarono, vedi il Vietnam, la guerra tra Nigeria e Biafra,
le guerre tra gli Stati arabi e Israele, e le guerre di liberazione
nazionale in Africa. Principalmente quest'ultimo tipo di conflitto provocò
un aumento delle attività delle Nazioni Unite. Agli inizi del 1968,
l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una serie di risoluzioni in
cui si affermava che le guerre di liberazione nazionale dovevano essere
considerate come conflitti armati internazionali in cui le Convenzioni di
Ginevra dovevano essere applicate in toto e che i combattenti per la libertà
dovevano essere trattati come prigionieri di guerra. Sempre nel 1968, la
Conferenza Internazionale sui Diritti Umani di Teheran (Proclama di Teheran
del 13 maggio 1968) e l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottarono
risoluzioni con il titolo "Rispetto dei diritti umani nei conflitti armati",
con le quali richiedevano al Segretario Generale delle Nazioni Unite, di
concerto con il CICR, di effettuare passi per una migliore applicazione
delle esistenti convenzioni internazionali umanitarie e per la adozione di
ulteriori convenzioni umanitarie per assicurare la migliore protezione delle
vittime e la proibizione e la limitazione dell'uso di certe metodi e mezzi
di guerra. Queste risoluzioni aprirono la porta alla elaborazione dei
Protocolli Addizionali adottati nel 1977.

Nel periodo ricompreso tra gli anni 60 e gli anni 80, le Nazioni Unite
furono pienamente coinvolte nel DIU. Le sinergie tra DIU e diritti umani
hanno consentito l'adozione di nuovi strumenti di DIU. Senza l'impegno delle
Nazioni Unite per la garanzia internazionale dei diritti umani, la revisione
delle Convenzioni di Ginevra avrebbe difficilmente avuto successo. La
risoluzione delle Nazioni Unite del 1968 impose le tre attuali normative:
Ginevra, L'Aja e New York (intendendo per New York la legislazione sui
diritti umani). Nonostante l'importante ruolo delle Nazioni Unite in
proposito, la preparazione dei Protocolli Aggiuntivi fu portata avanti dal
CICR e la convocazione della conferenza diplomatica internazionale per la
loro adozione e ratifica fu effettuata dal Governo svizzero. Le stesse
Nazioni Unite, in questo periodo, adottarono anche alcune convenzioni sulla
guerra, in particolare la convenzione sull'uso militare e ostile delle
tecniche di modificazione dell'ambiente del 1976 e la convenzione del 1980
sulla proibizione di certe armi convenzionali.

Un terzo periodo di sviluppo del DIU iniziò alla fine della Guerra Fredda
nel 1989, con la caduta del muro di Berlino. Questo periodo portò uno
sviluppo molto intenso del DIU con aspetti che potremmo definire alquanto
rivoluzionari.

Dalla fine della Guerra Fredda, la maggior parte dei conflitti armati sono
stati conflitti interni. Durante la Guerra Fredda, il conflitto tra le due
superpotenze aveva messo in ombra tutti gli altri conflitti. Le differenze
interne agli Stati, causate da motivi etnici, religiosi o politici, poterono
essere tenute sotto controllo grazie alla minaccia esterna ed ai regimi
totalitaristici. Quando la Guerra Fredda finì, molti regimi si dissolsero e
non fu più possibile prevenire l'esplodere dei conflitti interni. In
numerosi stati gruppi rivali, spesso guidati da fanatismi etnici e/o
religiosi, hanno iniziato a combattersi violentemente. Le aspettative che la
fine della Guerra Fredda avrebbe portato ad un periodo di pace con regimi
democratici in tutto il mondo sono presto svanite. I conflitti interni
iniziarono a creare problemi umanitari più grandi di quelli esistenti
durante la Guerra Fredda. Si diffuse allora la sensazione che solo la
comunità internazionale avrebbe potuto portare una soluzione a questa
situazione. Per qualche tempo, le Nazioni Unite cercarono risultati
soddisfacenti con l'invio di missioni di osservatori o forze di peacekeeping
negli Stati devastati da conflitti interni: così nel caso del Salvador,
della Cambogia e del Mozambico. Comunque, queste operazioni, che si basano
sul consenso delle parti in conflitto, hanno dato prova di essere
impossibili o inadeguate negli ultimi e più complessi conflitti, come quelli
della ex Yugoslavia, Somalia, Ruanda, Liberia e Sierra Leone.

Senza entrare nel dettaglio di questi conflitti e delle misure prese in
questi casi, limitiamoci a focalizzare gli sviluppi più importanti del DIU
in questo periodo.

Una prima riflessione va fatta sulla decisione del Consiglio di Sicurezza
che le violazioni su larga scala del DIU e dei diritti umani e l'immensa
grandezza della sofferenza umana può costituire una minaccia alla pace
internazionale e rendere possibile l'adozione di misure sotto il Capitolo
VII della Carta delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza con questa
decisione ha affermato che il rispetto dei diritti umani e del DIU
costituisce un elemento necessario del sistema di sicurezza delle Nazioni
Unite. Basandosi su tali considerazioni, il Consiglio di Sicurezza non solo
ha autorizzato l'uso della forza in alcuni casi di disastri umanitari, ma
anche ha istituito due tribunali penali internazionali per perseguire i
responsabili di serie violazioni del DIU (per la ex Yugoslavia, con
risoluzione n. 827 del 25 maggio 1993, e per il Ruanda, con risoluzione n.
955 dell'8 novembre 1994). Il Consiglio di Sicurezza, attraverso queste
decisioni, ha implicitamente assunto il ruolo di supremo guardiano del DIU.

Una seconda riflessione è necessario farla sulla circostanza che la
differenza tra conflitti armati internazionali e conflitti non
internazionali ha perso molto della sua importanza. Il diritto dei conflitti
armati interni è stato sempre più assimilato al diritto dei conflitti armati
internazionali. Una delle cause di questo sviluppo è da ricercarsi nel fatto
che i conflitti armati interni sono diventati sempre più frequenti con
sempre più crescenti serie ripercussioni per la comunità internazionale. I
conflitti interni non sono più considerati affari interni dei rispettivi
Stati come si usava prima. Inoltre, l'esplosione della violenza armata nei
conflitti interni ha assunto una tale grandezza che la differenza con le
guerre internazionali è scemata notevolmente. L'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite, già nel 1968, ha definito alcuni principi umanitari come
applicabili "in tutti i conflitti armati" (Risoluzione n. 2444 del 1968). Il
Consiglio di Sicurezza, in molte risoluzioni su conflitti armati non
internazionali dell'ultimo decennio, ha ricordato alle parti in conflitto di
osservare il DIU senza, comunque, limitarsi al rispetto delle norme sui
conflitti armati non internazionali.

La graduale scomparsa della distinzione tra conflitti non internazionali e
conflitti armati internazionali è stata facilitata dalla crescente
importanza del diritto consuetudinario. Il Tribunale penale internazionale
per la ex Yugoslavia, nella decisione sul "caso Tadic" del 2 ottobre 1995, è
arrivato alla conclusione che molti principi originariamente applicabili
solo ai conflitti armati internazionali sono nel corso del tempo diventati
norme di diritto consuetudinario applicabili anche nei conflitti non
internazionali. La sentenza cita un notevole numero di tali norme
consuetudinarie. Tale affermazione costituisce uno dei più importanti
risultati dello sviluppo del DIU dopo la fine della Guerra Fredda. Ciò
mostra che i conflitti armati non internazionali sono regolati da un numero
di gran lunga maggiore di quello che generalmente si creda. La Corte
Internazionale di Giustizia (istituita con la Carta delle Nazioni Unite del
26 giugno 1945), nel parere consultivo n. 95 dell'8 luglio 1996 sulla
legittimità dell'uso dell'arma atomica, ha tra l'altro affermato che una
grande maggioranza di norme convenzionali di DIU è diventata di diritto
consuetudinario e questo non è riferito in particolare alle norme sui
conflitti armati interni.

Un altro importante sviluppo del DIU è costituito, come detto prima, dalla
influenza dei diritti umani esercitata per l'appunto sul DIU. Il fatto che
la maggior parte degli attuali conflitti armati sia costituito da conflitti
interni ha accentuato questa influenza, soprattutto da quando i diritti
umani e il DIU giocano un importante ruolo paritetico. Le loro norme sono
spesso identiche o complementari. In molti conflitti armati interni il
Consiglio di Sicurezza si è appellato alle parti in conflitto per rispettare
sia i diritti umani che il DIU.

Infine, va ricordata l'affermazione della Corte Internazionale di Giustizia,
sempre nel suo parere consultivo reso l'8 luglio 1996, sulla circostanza che
i principi fondamentali del DIU costituiscono "principi inviolabili del
diritto internazionale consuetudinario". Questi principi, in altre parole,
sono considerati parte dello "jus cogens", norme che appartengono alle più
fondamentali norme di diritto internazionale, norme che formano parte di
quello che potrebbe essere chiamata "la costituzione non scritta della
comunità internazionale". Esse rappresentano il fondamento indispensabile
della comunità internazionale.

L'ultimo e più recente sviluppo del DIU si è concentrato su pronunce
giudiziali e decisioni di organi politici delle NU, non sulla adozione di
nuove convenzioni. Di più, sarebbe stato molto più arduo ottenere lo stesso
risultato mediante convenzioni e trattati. Molti governi sarebbero stati
riluttanti ad acconsentire espressamente alle limitazioni di ciò che sono
stati considerati affari interni degli stati.
Anche se dall'altro lato, i governi hanno, negli ultimi anni, mostrato una
considerevole prontezza ad adottare i nuovi trattati. Pensiamo ai due nuovi
Protocolli alla Convenzione sulle Armi del 1980 (uno sulle armi laser
accecanti del 1995 e una sulle mine del 1996), la Convenzione di Ottawa del
1997 sulle mine antipersona, lo Statuto del Tribunale Penale Internazionale
del luglio 1998 e il Secondo Protocollo alla Convenzione dell'Aja sulla
Protezione dei Beni Culturali in tempo di guerra dell'aprile 1999. E,
inoltre, sebbene non abbiano la forma di trattato, le recentemente emanate e
a lungo attese norme sulla osservanza del DIU da parte delle forze ONU
promulgate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite il 6 agosto 1999.

In altri casi, dove l'adozione delle convenzioni avrebbe avuto difficilmente
esito positivo, sono stati elaborati e sviluppati progetti, documenti e
studi da parte di Istituzioni private. Gli esempi più importanti sono le
norme di San Remo sui conflitti armati non internazionali del 1990, la
Dichiarazione di Turku sugli Standard Umanitari Minimi sempre del 1990, e il
Manuale di San Remo sul diritto dei conflitti armati sul mare del 1994.
Queste elaborazioni e progetti privati rinforzano il diritto esistente e
contribuiscono alla formazione di norme consuetudinarie.

Fino ad ora abbiamo ricordato i successi del DIU, ora dobbiamo volgere la
nostra attenzione alle gravi violazioni che il DIU ha subito negli anni
recenti. Possiamo iniziare con il sottolineare la relazione tra lo sviluppo
del DIU e le gravi violazioni dei principi umanitari. Tutte le convenzioni
sul DIU, ad iniziare dalle Convenzioni di Ginevra del 1864, sono una
risposta alla intollerabile situazione umanitaria.

Similarmente, gli sviluppi considerevoli dei trascorsi dieci anni non
sarebbero stati possibili senza le grosse violazioni che si sono verificati
nello stesso periodo. Il problema che rimane, naturalmente, è se quanto
allarga le nuove norme raggiunge i risultati desiderati e previene più
efficacemente i disastri umanitari, o se queste nuove norme semplicemente
aumentano l'illusione che i passi necessari sono stati fatti.

Una delle cause principali dell'attuale inosservanza del DIU sta nel fatto
che la maggior parte dei conflitti armati siano conflitti interni, come
abbiamo già avuto modo di dire. La gran parte delle previsioni normative
delle Convenzioni di Ginevra si applicano ai soli conflitti armati
internazionali. Le Convenzioni di Ginevra non sono infatti adatte alle nuove
prevalenti forme di conflitto armato.

Le Convenzioni di Ginevra sono basate sull'assunto che i conflitti armati
sono condotti da forze armate che hanno un comando responsabile, che sono
addestrate alla condotta delle ostilità e ad agire in conformità al DIU. Ma
i maggiori conflitti armati interni, comunque, sono condotti da gruppi
privati che mancano di una chiara struttura di comando, non sono addestrati
nella condotta delle ostilità e non hanno familiarità con i principi e le
norme del DIU. I conflitti armati interni sono sempre caratterizzati da un
più elevato grado di crudeltà rispetto alle guerre internazionali. E le
norme umanitarie hanno sempre avuto una minore possibilità di essere
osservate nei conflitti interni piuttosto che nei conflitti internazionali.
Non possiamo aspettarci modifiche fondamentali nel senso del rispetto di
queste norme.

Il tradizionale diritto di guerra è fondato sul principio della reciprocità
di trattamento. Le forze armate si aspettano di perdere la loro protezione
se esse trasgrediscono le norme di guerra nei confronti del nemico. Nei
decenni passati, il diritto di guerra si è trasformato in un diritto
orientato ai diritti umani con la conseguenza che le rappresaglie sono state
proibite. La reciprocità inoltre ha perso la sua rilevanza, e ciò
specialmente nei conflitti non interni. L'applicazione del DIU non dipende
più dalla reciprocità di trattamento. Essa piuttosto dipende dalle misure
prese dalla comunità internazionale.

L'ampia inosservanza del DIU è causata dall'incapacità della comunità
internazionale e dalla non volontà degli Stati di prendere adeguate misure
per la prevenzione dei disastri umanitari. Sebbene il Consiglio di Sicurezza
considera le gravi violazioni dei diritti umani e del DIU una minaccia alla
pace internazionale che autorizza le misure sulla base del Capitolo VII, gli
Stati sono stati sempre riluttanti a dare il proprio consenso alle misure
necessarie nei casi di conflitti interni. Essi piuttosto aspettano fino a
che la crisi giunga al suo apice e diventi fuori controllo. Quando le
ostilità coinvolgono più di uno stato e i crimini sono commessi senza essere
puniti, è molto difficile, se non impossibile, riportare la situazione sotto
controllo. Nei conflitti interni riveste importanza primaria l'adozione in
tempo di misure di prevenzione delle catastrofi umanitarie. Tali misure sono
più importanti dell'adozione di nuove regole legali sui conflitti armati. Le
Nazioni Unite e, in particolare, il Segretariato generale sono in via
prioritaria attenti a individuare misure preventive nel caso di avvio di
conflitti. Sarebbe davvero molto desiderabile che i servizi delle Nazioni
Unite che hanno il compito di seguire lo sviluppo delle situazioni
conflittuali e di analizzare le possibilità di misure preventive potessero
essere sviluppati e fosse messi a loro disposizione i mezzi necessari. La
loro attività potrebbe contribuire a prevenire molte sofferenze umane e ad
evitare i problemi causati da interventi posti in essere quando la
catastrofe umanitaria non può più essere evitata. Ancora, le Nazioni Unite
oggigiorno non sembra abbiano intenzione di intensificare le loro attività
in una diplomazia di prevenzione dei conflitti interni. Fino a quando non ci
saranno i necessari mezzi, sarà compito delle organizzazioni regionali
(NATO, Organizzazione degli Stati Africani, etc) o dei singoli Stati
impegnarsi nella prevenzione delle crisi umanitarie e nel seguire le
violazioni del diritto umanitario.

Sulla base di quanto detto, la responsabilità per le violazioni su larga
scala dei diritti umani e del DIU nei conflitti armati interni deve essere
attribuita agli Stati che, sebbene potrebbero porre in essere le misure
preventive adeguate, non hanno la volontà di adottare le stesse.

Dopo aver parlato delle gravi violazioni del DIU, deve essere sottolineato
che le Convenzioni di Ginevra non sono completamente inefficaci, anzi che
nella maggior parte dei casi sono applicate. Sebbene spesso violate, tali
norme hanno ampiamente provato il loro benefico effetto. Esse hanno
assicurato la protezione di un gran numero di prigionieri di guerra e di
detenuti e reso possibile azioni di ampio respiro a favore delle vittime
della guerra. I loro effetti positivi sono stati affermati e riconosciuti in
tutto il mondo da parte di uno studio recentemente portato a termine dal
CICR sulle esperienze della guerra da parte di persone di tutto il mondo.

Venendo alle conclusioni di questo intervento sul DIU, possiamo sottolineare
come un mondo globalizzato e sempre più interdipendente, c.d. villaggio
globale, non può esistere senza valori comuni condivisi da tutti. I principi
universalmente riconosciuti dei diritti umani e del DIU fanno parte di
questi valori comuni. La Corte internazionale di giustizia ha giustamente
statuito che le norme fondamentali del DIU costituiscono i principi
inviolabili del diritto internazionale consuetudinario. Essa ha anche
affermato che queste norme appartengono ai principi basilari indispensabili
della comunità internazionale universale. La loro osservanza è una
condizione di relazioni di pace tra gli Stati nel mondo globalizzato.
Nessuna coesistenza pacifica è possibile tra gli Stati che osservano questi
principi e gli altri Stati che giustificano l'annullamento di certe persone
o gruppi di persone e l'uso illimitato della violenza. Il comportamento di
quest'ultimi Stati inevitabilmente ha serie ripercussioni sugli altri Stati
e deve portare alla adozione di contromisure da parte della comunità
internazionale.

Se non si può affermare che i diritti umani ed il DIU siano universalmente
riconosciuti come principi inderogabili della comunità internazionale, si
deve anche dire che le catastrofi umanitarie degli scorsi anni e le gravi
violazioni dei principi umanitari piuttosto confermano la conclusione
contraria. C'è una ovvia tensione tra ciò che i giuristi di diritto
internazionale, gli organi giudiziari e la maggior parte dei governi
considerano essere una base indispensabile della comunità internazionale e
l'attuale condotta della larga parte della popolazione civile. Forti
tensioni lavorano contro l'accettazione dei valori umanitari universali, tra
esse il nazionalismo, il particolarismo e vari fondamentalismi. Sarà
necessario molto tempo e una forte determinazione per superare tali forze
contrarie al fine di far sì che i principi fondamentali dei diritti umani ed
il DIU siano riconosciuti in tutte le parti del mondo. Le misure prese
oggigiorno a questo fine sono molto importanti e devono essere perseguite
con perseveranza. Tali misure includono la diffusione del DIU, alla
popolazione civile e alle Forze Armate, l'adozione di nuova legislazione che
impegni gli Stati a far fronte ai loro obblighi internazionali, la
repressione dei crimini di guerra da parte di tutti gli Stati e
l'istituzione del Tribunale Penale Internazionale. Comunque, non ci si può
aspettare che queste misure abbiano un rapido
e profondo effetto sulla vita delle persone. Inoltre, nei conflitti interni,
in cui la crudeltà e le passioni sempre raggiungono un elevato grado,
rimarrà difficile mantenere uno standard internazionale di umanità. Il
compito di affermare e migliorare il rispetto del DIU deve rimanere un
compito e un obiettivo permanente, che deve essere perseguito fino a quando
tutti i conflitti armati non potranno essere prevenuti ed evitati.

@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@


4 -

LE ISOLE MARSHALL VERSO LA RATIFICA DELLE CONVENZIONI DI GINEVRA
CICR News 01/28 del 19 luglio 2001
Traduzione di Sabrina Bandera


Il 5 luglio scorso è stato organizzato a Majuro, capitale della Repubblica
delle Isole Marshall, un seminario di informazione sulla portata ed il
contenuto delle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dei Protocolli addizionali
del 1977. Il seminario è stato organizzato congiuntamente dalla delegazione
regionale del CICR per il pacifico e dal gabinetto del presidente (Chief
Secretary) delle Isole Marshall.
Nel suo discorso di apertura il Chief Secretary, Phillip K. Kabua, ha
dichiarato che gli sforzi degli ultimi mesi "dovrebbero condurre in un
futuro prossimo alla ratifica delle Convenzioni e dei Protocolli da parte
della Repubblica delle Isole Marshall". Le Isole sono uno dei due Stati
membri delle Nazioni Unite o parti dello Statuto della Corte internazionale
di Giustizia a non avere ancora aderito alle Convenzioni di Ginevra del
1949. La ratifica delle stesse costituirà anche una tappa decisiva per il
riconoscimento della Società nazionale delle Isole Marshall da parte del
CICR e la sua ammissione in seno al Movimento Internazionale della Croce
Rossa e della Mezzaluna Rossa.

 

çççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççç

 

Comunicato Stampa (Info-press-fr-36)
Venerdì 14 Settembre 2001 h. 22.24


Afganistan: il CICR mantiene le sue attività essenziali


Ginevra (CICR) - Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) in
Afganistan prosegue le sue attività essenziali per rispondere ai bisogni
urgenti della popolazione di questo paese straziato dalla guerra ed in preda
alla siccità. Sedici delegati espatriati e un migliaio di impiegati
reclutati localmente restano al loro posto, i sette uffici del CICR
distribuiti sull'intero paese continueranno ad essere aperti.

Le attività essenziali comprendono precisamente la fornitura di medicinali e
di altri beni di soccorso ai sei principali ospedali chirurgici del paese,
ed alla trentina di dispensari e centri di primo soccorso. I sei centri di
rieducazione fisica del CICR in Afganistan, paese infestato dalle mine, sono
sempre in servizio, e le attività cruciali d'approvvigionamento d'acqua e di
risanamento vengono proseguite nelle zone urbane.

Il personale espatriato è stato ridotto di tre quarti nei tre ultimi giorni.
I 50 delegati che hanno lasciato il paese sono attualmente nel Pakistan e in
altri paesi della regione, in attesa di disposizioni. < Abbiamo preso misure
provvisorie di prevenzione, tenuto conto dello stato di incertezza che
attualmente regna >, ha spiegato Chrisophe Luedi, incaricato per l'
Afganistan alla sede CICR a Ginevra. < Il CICR segue, 24 ore su 24, l'
evoluzione della situazione e prende le misure necessarie ad assicurare la
sicurezza del suo personale. Noi possiamo così valutare, minuto per minuto,
l'eventuale cambiamento dei bisogni di aiuto umanitario>.

Come in ogni altro conflitto, il CICR resterà presente in Afganistan fino a
quando la sicurezza del suo personale sarà garantita dalle autorità dei
talibani e di tutte le altre parti nel conflitto armato.

<L'Afganistan è una delle nostre operazioni più importanti nel mondo intero
e che durano da più tempo, ha aggiunto Luedi. Il nostro dispositivo
logistico (già organizzato) nella regione ci da una grande flessibilità per
rispondere ha nuovi bisogni, in particolare sul piano sanitario>.

Per informazioni complementari sulle attività del CICR in Afganistan,
consultare nostro sito web www.cicr.org
Per le informazioni più recenti, prendere contatto con
Mario Musa, CICR Peshawar, Pakistan
Macarena Aguilar, CICR Ginevra

 

çççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççç

 

Comunicato stampa del Comitato Internazionale della Croce Rossa
nr. 01/32 del 16 settembre 2001

Traduzione di Sabrina Bandera

Afghanistan: I delegati espatriati del CICR in attesa in Pakistan

Ginevra (CICR) - Ad oggi, 16 settembre, tutto il personale espatriato del
Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) in Afghanistan ha lasciato
il Paese. Si tratta di una misura provvisoria che si applicherà fino a
quando l'Istituzione non riceverà delle nuove garanzie di sicurezza da parte
di tutte le autorità competenti.

Questa decisione è stata presa a seguito dell'evoluzione continua della
situazione sul piano della sicurezza sul terreno e dopo che l'Istituzione è
stata informata dalle autorità talebane che esse non erano attualmente in
grado di assicurare la sicurezza del personale del CICR.
Dopo il 12 settembre il CICR ha ridotto progressivamente il numero dei suoi
collaboratori espatriati in Afghanistan.

"Ci è estremamente difficile prendere questo tipo di decisioni, ma vogliamo
considerarle come delle misure provvisorie. Noi speriamo di poter ritornare
appena possibile nel Paese" ha dichiarato Olivier Durr, capo delle
operazioni del CICR per l'Afghanistan. "I rischi in materia di sicurezza
sono in questo momento troppo elevati, e noi dobbiamo prendere tutte le
precauzioni necessarie".

Per il momento le operazioni del CICR in Afghanistan saranno condotte da
Peshawar, città situata nel vicino Pakistan, dove un ufficio del CICR
fornisce già un sostegno logistico e tecnico ai programmi dell'Istituzione
in Afghanistan. I suoi delegati effettueranno, tanto spesso quanto le
condizioni di sicurezza lo permetteranno, delle missioni sul territorio
afghano per assicurare il proseguimento delle attività del CICR in questo
Paese e procedere ad altre valutazioni. "Noi dobbiamo ricordarci che i
bisogni della popolazione afghana sono immensi. Dobbiamo quindi fare l'
impossibile per continuare ad apportarle i soccorsi più urgenti", ha
aggiunto Durr.

I 1000 collaboratori afghani del CICR continueranno a fornire medicine e
materiale chirurgico agli ospedali, dispensari e posti di primo soccorso. I
centri di rieducazione fisica del CICR resteranno aperti e continueranno a
trattare le urgenze.

Gli stocks di viveri del CICR a Kabul saranno utilizzati perché si possa
proseguire nel programma essenziale di assistenza del Programma alimentare
mondiale (PAM) realizzato grazie all'intermediazione delle panetterie
locali.

Per delle informazioni complementari sulle attività del CICR in Afghanistan
si può consultare il sito Intenet del CICR all'indirizzo www.cicr.org.

 

ççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççççç

 

Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR)
Comunicato stampa 01/33 del 21 settembre 2001

Traduzione di Sabrina Bandera

PERCHE' LO SPIRITO DI UMANITA' PREVALGA


Ginevra (CICR) - Dopo gli attacchi che sono stati lanciati l'11 settembre
contro gli Stati Uniti e che sono la negazione stessa dei principi più
elementari di umanità, i popoli di tutto il mondo condividono un sentimento
di incertezza, il sentimento che i nostri beni più preziosi - la vita e la
dignità - sono minacciati. In questi ultimi giorni migliaia di uomini, di
donne e di bambini afghani hanno una nuova volta abbandonato le loro case e
cercano disperatamente un rifugio. E in numerosi Paesi dell'Africa, delle
Americhe, dell'Asia, del Medio Oriente e dell'Europa le persone che non
possono sfuggire alla realtà della violenza armata si contano a centinaia di
migliaia.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) si sforza di proteggere
e di aiutare tutte le vittime colpite da un conflitto armato, ovunque esse
si trovino e senza distinzione di religione, di razza o di nazionalità.
Quali siano le ragioni di questa violenza armata i soli criteri dell'azione
di protezione del CICR sono umanitari, vale a dire aiutare le popolazioni a
rimanere in vita e a conservare una certa dignità.

Essere vicino alle vittime è l'obiettivo che perseguono il CICR e i suoi
partners del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna
Rossa. Disponendo di più di 200 uffici sparsi nel mondo, il CICR si sforza
risolutamente di raggiungere questo obiettivo. Malgrado il ritiro
provvisorio dall'Afghanistan del suo personale espatriato, mille impiegati
afghani del CICR e i loro colleghi della Mezzaluna Rossa Afghana proseguono
le loro attività umanitarie nel Paese, in particolare nel campo medico.

Lo scopo e l'essenza del diritto internazionale umanitario è di ridurre al
minimo gli effetti della guerra sulle persone che non partecipano alle
ostilità, e di proteggere la loro vita e la loro integrità fisica. Coloro
che sono coinvolti nelle ostilità armate devono mantenere un atteggiamento
fermo nei confronti di coloro che infliggono sofferenze fisiche e
psicologiche in modo cieco. Questi principi essenziali sono un patrimonio
ereditario comune di tutte le nazioni e di tutte le civiltà.

Il principio di umanità è all'origine stessa del Movimento internazionale
della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Nel momento in cui i fondamenti
stessi della società umana sono minacciati da una violenza mostruosa il CICR
e l'insieme del Movimento sono pronti a fare l'impossibile perché lo spirito
di umanità prevalga.

 

 

 

 
< Prec.   Pros. >

Scuole al museo

scuole
© 2019 Caffè Dunant
Joomla! is Free Software released under the GNU/GPL License.