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n° 109 del Dicembre 2002 Stampa E-mail
giovedì 19 dicembre 2002
nr. 109
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)

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Anzitutto....... AUGURI:

"Oggi un angelo su una nuvola m'ha chiesto: <qual'è il tuo desiderio più grande? > Io gli ho risposto: <Abbi cura della persona che legge questo messaggio> ".
Lucia mi ha mandato questo SMS ed io volentieri lo "utilizzo" per trasmettere gli auguri di Sereno Natale e un Felice Anno Nuovo a tutti gli “abbonati” al Caffè Dunant. Una cosa però mi piace immaginare……..che quell’angelo, dalla sua nuvola, potesse vedere tutto il mondo e potesse esaudire quel desiderio in forma allargata, diciamo….universalmente ………che potesse prendersi cura quindi di tutte le persone che sono nella sofferenza.
Maria Grazia Baccolo per conto della redazione tutta, Sabrina Bandera, Luigi Micco, Anna Fondrieschi, Monica Benoldi, Simon. G. Chiossi, Roberto Arnò, Isidoro Palumbo, Fulgida Barattoni, Maurizio Froldi, che ringrazio per l'impegno dimostrato nel tradurre e nel comunicare notizie.

Contenuto :
1- CICRnews nr. 50 del 13.12.2002
Notizie in breve
Traduzione di Monica Benoldi
2- Federazione Internazionale 93/02 Ginevra, 12 dicembre 2002
“Circa 65 milioni di persone beneficeranno dell'assistenza della Federazione Internazionale di Croce-Rossa e Mezzaluna-Rossa, nel 2003.”
Traduzione di Monica Benoldi
3- Nel sito web del Museo, la pagina del Caffè Dunant è di nuovo attiva.
Di M.Grazia Baccolo

4- 30 settembre 2002
Rivista Internazionale della Croce Rossa – Volume 84 - n. 847

4.a
Indice dei contenuti
4.b
Editoriale
4.c
Guerra giusta, guerra d’aggressione e diritto internazionale
umanitario di François Bugnion (riasunto)
4.d
Atti di terrore, "terrorismo" e diritto internazionale
umanitario di Hans-Peter Gasser (riassunto)
Traduzioni di Luigi Micco

5-
1 e 2 Febbraio 2003
Corso su Misure di Protezione Civile ed Interventi Sanitari nelle
Emergenze N.B.C -
Centro congressi Grand-Hôtel Billia, Saint Vincent - Aosta, Sala Monte
Bianco.
Comunicatoci da Isidoro Palumbo

1- CICRnews nr. 50 del 13.12.2002

Notizie in breve

ANGOLA
In forte aumento le attività di ricerca.
A seguito della firma dell’accordo di sospensione d’armi fra le parti in conflitto in Angola il 4 aprile scorso, il CICR ha registrato un aumento sostanziale delle attività di ricerca.
Così durante i primi 10 mesi dell’anno, più di 30.500 messaggi di Croce Rossa sono stati raccolti e più di 29.500 sono stati distribuiti nell’insieme dei paesi, compresi in certe zone prima non accessibili. Al fine di meglio rispondere alla crescente domanda, la Croce Rossa Angolese ha aperto 118 nuovi uffici e altri verranno aperti in seguito.

FEDERAZIONE di RUSSIA
Seminario di Diritto Internazionale Umanitario per le scuole militari
Il CICR ha organizzato, a metà novembre e all’inizio dicembre, due seminari destinati ai direttori delle scuole militari della Federazione di Russia, uno a Krasnoiarsk e l’altro a Mosca.
E’ la prima volta che i direttori delle scuole militari ricevono delle informazioni approfondite sui programmi del CICR, volti alla sensibilizzazione verso il Diritto Internazionale Umanitario.
Organizzare questi seminari è stato molto importante, perché numerosi diplomati intrapprenderanno la carriera militare.




2- Federazione Internazionale 93/02
Ginevra, 12 dicembre 2002
"Circa 65 milioni di persone beneficeranno dell'assistenza della Federazione Internazionale di Croce-Rossa e Mezzaluna-Rossa, nel 2003."

Nel 2003, circa 65 milioni di persone dovrebbero beneficiare della raccolta annuale, lanciata oggi dalla Federazione Internazionale delle Società di Croce-Rossa e Mezzaluna-Rossa, per un totale di 220 milioni di franchi svizzeri.
La lotta mondiale contro il virus dell'Aids, l'estinzione della poliomielite e la diminuzione della mortalità associata alla rosolia in Africa, la mobilitazione contro il traffico e lo sfruttamento di esseri umani in Europa, l'assistenza alle vittime di catastrofi nel Medio - Oriente e la preparazione ai cicloni nelle Americhe figurano fra le priorità di questa raccolta fondi.
"Sapendo che le malattie infettive fanno ogni anno circa 13 milioni di morti, noi continuiamo ad accordare ai programmi di salute la parte più cospicua delle nostre risorse. Ciò si giustifica anche dal fatto che le crisi sanitarie minano gravemente la capacità delle persone a far fronte ad altre catastrofi, come la siccità che infierisce attualmente l'Africa australe. L'assistenza in caso di catastrofe occupa il secondo gradino, in termini di risorse finanziarie" ha dichiarato Didier Cherpitel, segretario generale della Federazione Internazionale, al momento dell'annuncio della raccolta a Ginevra.
La Federazione Internazionale ha ugualmente annunciato la sua intenzione di assegnare maggiori fondi alle sue 178 Società nazionali di Croce-Rossa e Mezzaluna-Rossa. "E' grazie alla nostra rete mondiale e al nostro insediamento comunitario che noi siamo in grado di migliorare, l'anno prossimo, le condizioni di vita di milioni di persone in situazioni precarie", ha sottolineato Juan Manuel Suarez del Toro, presidente della Federazione internazionale.
La raccolta annuale per il 2003 è volta a raccogliere 81,8 milioni di franchi svizzeri per il programma di salute e 80,1 milioni di franchi svizzeri per la gestione delle catastrofi che attraversano il pianeta.
Sono previsti anche 43,3 milioni di franchi svizzeri per sviluppare la rete delle 178 Società nazionali della Croce-Rossa e della Mezzaluna-Rossa e migliorare così la messa in opera di aiuti umanitari della Federazione internazionale.
Quest'anno, la regione Asia e Pacifico supera il continente africano con un budget totale di 72,5 milioni di franchi svizzeri, di cui 33,8 per il solo settore della salute. I paesi che dovrebbero beneficiare delle risorse più ingenti sono la Repubblica popolare democratica di Corea (13,3 milioni), dove la Federazione assicura un sostegno agli ospedali e alle cliniche, l'Afghanistan (14,5 milioni), dove essa conduce programmi di rilevamento, e l'India, dovve essa prosegue i suoi sforzi di aiuto nella ricostruzione nello stato di Gujarat (13 milioni) colpito due anni fa da un sisma che aveva fatto più di 20.000 morti.
In Africa (51 milioni di franchi svizzeri), dove quest'anno la Federazione ha lanciato 3 delle sue più importanti raccolte fondi (Africa australe, Etiopia ed Eritrea) la raccolta per il 2003 prevede 4,2 milioni per contribuire all'estinzione della poliomielite e ridurre la mortalità dovuta alla rosolia. Si sollecita ugualmente la raccolta fondi per continuare l'aiuto a lungo termine in favore dei rifugiati della Tanzania (5,79 milioni), in Guinea (3,9 milioni) e in Sierra Leone (3,4 milioni).
Per l'Europa e l'Asia centrale (46,9 milioni), la parte essenziale del budget è destinata a sostenere il programma di rilevamento a lungo termine a favore delle vittime della catastrofe nella Repubblica federale di Yugoslavia (in particolare nel Kosovo), in Turchia e in Tadjikistan. La Yugoslavia (7 milioni) ospita ancora il maggior numero di rifugiati in Europa, con 450.000 persone. In Turchia (5,2 milioni) la preparazione alle catastrofi è oggetto di un'attenzione particolare, a seguito dei sisma devastatori degli ultimi anni. Sanità, approvigionamenti d'acqua e risanamenti costituiscono i punti prioritari dell'assistenza prevista per il Tadjikistan (6,7 milioni). La Federazione internazionale conta di mantenere i suoi sforzi per rispondere al deterioramento della situazione sanitaria in Europa oerientale e centrale, dove la tubercolosi e la devastazione del virus dell'AIDS conoscono una vera esplosione, in particolare in Russia (8milioni).
Nella regione del Medio - Oriente e dell'Africa del nord (16,3 milioni) la raccolta più importante è per l'Iraq (7 milioni), dove le sanzioni internazionali continuano ad avere un impatto drammatico sui più vulnerabili che saranno particolarmente più esposti, in caso di sviluppo delle ostilità. L'accento è messo sugli aiuti alimentari, l'approvigionamento di acqua e l'assistenza medica. Il sostegno alla Mezzaluna-Rossa palestinese (4 milioni) viene al secondo posto per questa regione, dove l'organizzazione assicura dei servizi sanitari nei territori occupati oltre che nei campi profughi del Libano e della Siria.
Nelle Americhe (12,8 milioni) la priorità risiede nella gestione delle catastrofi. Per accrescere le capacità in questo ambito, la raccolta prevede di rinforzare l'Unità panamericana di intervento in caso di catastrofi (1,5 milioni) con base a Panama. Nel 2003, la Croce-Rossa continuerà d'altronde a sostenere gruppi più vulnerabili nel bacino dell'Amazzonia (400.000 franchi svizzeri) attraverso un programma integrato di sanità e di gestione delle catastrofi.
L'appello per la raccolta fondi può essere consultato nella sua integralità sul sito Internet della Federazione: www.ifrc.org/where/appeals/annual.asp
Per maggiori informazioni, o per colloqui (linea isdn disponibile a Ginevra) prendete contatto con:
Denis McClean, capo servizo stampa, tel: +41 22 730 44 28/ +41 79 217 33 57
Marie Françoise Borel, addetta stampa, tel: +41 22 730 42 46/ +41 79 217 33 45
Jemini Pandya, addetta stampa, tel: +41 22 730 45 70/ +41 79 217 33 74
Eva Calvo, addetta stampa, tel: +41 22 730 43 57/ +41 79 217 33 72
Roy Probert, addetto stampa, tel: +41 22 730 42 96/ +41 79 217 33 86
Permanente, servizio stampa, tel: +41 79 416 38 81

3- Nel sito web del Museo, la pagina del Caffè Dunant è di nuovo attiva.

Grazie ad Alessandra Calogero (*), la pagina del Caffè Dunant è di nuovo attiva, ora il notiziario è sul sito con gli ultimi tre numeri (108-107-106) a breve verranno inseriti tutti i numeri in modo da poter essere accessibili dai visitatori del sito (non in acrobat ma solo con il testo). Ad oggi di lavoro ne è stato fatto tanto (il tutto iniziò il 18 maggio 1988 con il numero 0) e se messo insieme è una notevole fonte di documentazione, quindi è giusto metterlo a disposizione di chiunque abbia bisogno. Non so se riusciremo a riunire gli argomenti per tipologia ma saranno comunque consultabili cronologicamente.

Buona consultazione.

M.Grazia Baccolo

(*) Alessandra Calogero giovane volontaria del Comitato Femminile CRI di Castiglione delle Stiviere (chi ha frequentato una delle ultime 3 Fiaccolate ha avuto l’opportunità di conoscerla, era nello staff della Segretria accoglienza partecipa
nti)


4
30 settembre 2002
Rivista Internazionale della Croce Rossa – Volume 84 - n. 847

***************


4.a
Indice dei contenuti

Editoriale

Guerra giusta, guerra di aggressione e diritto internazionale umanitario
di François Bugnion

Atti di terrore, “terrorismo” e diritto internazionale umanitario
di Hans-Peter Gasser

Status di prigioniero di guerra incerto
di Yasmin Naqvi

Islam e diritto internazionale umanitario: dallo scontro al dialogo tra civiltà
di James Cockayne

-- Attualità e commenti

Un'identità di forza: pensieri personali sulle donne in Afganistan
di Taiba Rahim

Afganistan: Una prospettiva del CICR sul modo di portare assistenza e protezione alle donne durante il regime dei Talebani
di Charlotte Lindsay Curtet

Donne, conflitti armati e diritto internazionale umanitario
di Helen Durham

-- Fatti e documenti

Messa in opera della Quarta Convenzione di Ginevra nei territori palestinesi occupati: storia di un processo multilaterale (1997-2001)
di Pierre-Yves Fux e Mirko Zambelli

Allegato 1 : Conferenza delle Alte Parti Contraenti alla Quarta Convenzione di Ginevra. Dichiarazione
Allegato 1 : Conferenza delle Alte Parti Contraenti alla Quarta Convenzione di Ginevra. Dichiarazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa

Protezione dei beni culturali durante le ostilità: incontro di esperti in America Latina
di Jan Hladík

Implementazione nazionale del diritto internazionale umanitario
Aggiornamento semestrale della legislazione nazionale e casi di legge
Gennaio/Giugno 2002


4.b
30 settembre 2002
Rivista Internazionale della Croce Rossa – Volume 84 - n. 847

Editoriale

Secondo ciò che crede un vecchio direttore generale del CICR, il diritto internazionale umanitario sarà sempre in ritardo di una guerra. Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti e la "guerra contro il terrorismo" che ne è seguita, segnerebbero di nuovo una storica sospensione per il diritto internazionale umanitario?

Il numero considerevole di morti nello spazio di alcuni minuti, l'ampiezza dei danni ed i mezzi impiegati, così come la diffusione in tempo reale delle immagini degli avvenimenti sugli schermi del mondo intero, hanno dato agli attacchi dell’11 settembre contro il World Trade Center a New York e contro il Pentagono a Washington, un carattere particolare, e richiede una reazione particolare.

Molte fondamentali domande sono state sollevate in merito all'applicazione del diritto internazionale umanitario. Ne analizzeremo alcune di seguito; la Rivista continuerà la loro analisi nei prossimi numeri, allo scopo di favorire un approfondito dibattito, alla ricerca di risposte concrete.

* * *

Questi attacchi devastatori hanno confermato la tendenza generale, osservata nell’ultimo secolo, ad una diminuzione delle guerre che oppongono gli Stati ed alla proliferazione delle guerre civili, delle lotte di guerriglia, della violenza interna e degli attacchi terroristici, tutti fenomeni che prendono sempre più a bersaglio i civili, e di cui i civili sono senza dubbio le principali vittime.

Gli attacchi dell’11 settembre sembra, siano stati pianificati, organizzati, finanziati ed eseguiti da un'entità non statale. Hanno mostrato altri protagonisti oltre agli Stati/Organizzazioni: individui che possono affermare il proprio potere in un modo che era fin qui ad appannaggio degli Stati.

Ciò rimette in questione, in primo luogo, il modello detto di "westphalia", centrato sullo Stato e che domina da più di tre secoli l'ordine internazionale. Si vede bene, nel caso su richiamato, che il modello che fa degli Stati sovrani gli unici creatori ed i solo argomenti del diritto internazionale sono superati. La distinzione tra diritto internazionale e diritto interno, in numerosi campi tra cui quello del diritto umanitario, è sempre più confusa, e gli individui sono diventati dei protagonisti importanti del diritto che fanno sentire la loro influenza sull'ordine giuridico internazionale. Nello stesso tempo, degli attori non statali sono apparsi talvolta sulla scena internazionale sotto forme inedite, animate da motivi etici, ma tanto talvolta con mire riprovevoli: vanno dalle società sovranazionali alle organizzazioni umanitarie, dagli organismi scientifici alle organizzazioni terroristiche, e anche in questo caso, le frontiere sono talvolta sfumate...

Ora, il diritto internazionale regola sempre le relazioni tra Stati e non tiene conto, a priori, del fatto che uno Stato può essere vittima di un atto di violenza commesso da un aggressore non statale. Le regole internazionali concernenti l'aggressione, la legittima difesa e la rappresaglia si basano tutte sull'ipotesi di una violenza che oppone gli Stati. Anche se gli attacchi terroristici sono stati percepiti come una dichiarazione di guerra, non costituivano, in diritto, un "atto di guerra", poiché non potevano essere attribuite in modo inconfutabile ad uno Stato. Le regole del “jus ad bellum” in vigore non prevedono la possibilità dell'impiego della forza da parte di uno Stato contro un aggressore non statale ed indipendente da ogni Stato. Da ciò la difficoltà di trovare, nel regime giuridico attuale che regola l'uso della forza, delle disposizioni concernenti l'interdizione di ogni attacco terroristico per un attore non statale ed il diritto di rispondere ad un tale attacco. Il Consiglio di sicurezza ha potuto, per il momento, colmare questa lacuna nella quadro del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. La risoluzione 1373, a questo riguardo, molto circostanziata, somiglia, stranamente ad un trattato sulla lotta contro il terrorismo che non sarebbe potuto essere adottato da una procedura tradizionale di redazione di uno strumento internazionale.

* * *

Il diritto internazionale umanitario tratta degli aspetti concreti dei conflitti senza esaminare i motivi né la legalità del ricorso alla forza. Ha per unico scopo quello di limitare le sofferenze causate dalla guerra proteggendo e soccorrendo le vittime in tutti i modi possibili. Regola solo gli aspetti del conflitto che sono pertinenti sul piano umanitario. L'articolo di François Bugnion ricorda questa distinzione fondamentale tra le regole dello “jus ad bellum” e quelle dello “jus in bello” che si applica anche nel caso di guerra di aggressione o di conflitto armato lanciata per combattere il "terrorismo".

La "guerra contro il terrorismo", oltre al ricorso alla forza, comprende tutto un ampio ventaglio di misure. Tuttavia quando questa guerra prende la forma di un'operazione militare, resta regolata dal diritto internazionale umanitario. L'articolo di Hans-Peter Gasser insiste sul fatto che gli atti terroristici sono rigorosamente proibiti dal diritto internazionale umanitario, pure sottolineando che la reazione militare a questi atti, quando prende la forma di un conflitto armato, rimane essa stessa regolata da questo diritto.

La campagna in Afganistan, in quanto prima reazione militare agli attacchi terroristici, ha sollevato numerose domande riguardo alla pertinenza del diritto internazionale umanitario nella lotta antiterroristica. Questo diritto tratta specificamente di attori che non appartengono agli Stati, ovvero "le parti ad un conflitto armato". E’ permesso di dubitare che gli attacchi lanciati l’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti d'America costituiscano un conflitto armato tra gli Stati Uniti ed Al-Qaida, poiché è stato un atto isolato, anche se hanno causato la morte di migliaia di persone. Un anno dopo questo terribile attacco, il quadro ha guadagnato tuttavia in complessità. Questi attentati non sono più considerati come un fatto isolato, ma parte di un processo iniziato anni prima. Ma l'assenza di legami territoriali di una rete terroristica alle strutture incerte ma attive nel mondo intero, complica non solo la lotta contro questa organizzazione, ma anche la determinazione del quadro giuridica applicabile.

È permesso dubitare ancora più fortemente sulla volontà di Al-Qaida di rispettare i principi fondamentali del diritto dei conflitti armati nella guerra dichiarata da questa organizzazione contro gli Stati Uniti. Gli attacchi dell'ultimo anno sembravano concepiti deliberatamente per annientare il più gran numero possibile di esseri umani. Il diritto internazionale umanitario è fondato sulla distinzione tra combattente e non combattente, e la strategia apparente di certi gruppi paramilitari e gruppi di guerriglia, ma talvolta anche di attori statali, che consiste nel mettere sotto i piedi questo principio cardinale intacca la credibilità di questo diritto. In uguali circostanze, lo scopo stesso del diritto umanitario che è di garantire un grado minimale di umanità nei conflitti armati è fuori di dubbio, ma diventa difficile considerare i responsabili degli attacchi come legati se non ad un nocciolo minimale di regole di umanità, o ancora come responsabile del rispetto di queste stesse regole. Il fatto che nessuno abbia rivendicato ufficialmente la responsabilità di questi attacchi sembra indicare che i loro autori erano perfettamente coscienti della natura criminale dei loro atti.

Nessuno dubbio che questi attacchi, a New York come a Washington, sono stati in primo luogo degli atti criminali che costituirebbero dei crimini di guerra se fossero stati commessi durante un conflitto armato. Come altri atti criminali di grande portata, cadono sotto l'egida della legislazione penale nazionale e sono vietati da certe convenzioni internazionali, come quelle che regolano la repressione degli atti di terrorismo e la protezione dell'aviazione civile. Possono costituire anche dei crimini contro l'umanità, allo luce al tempo stesso del diritto internazionale consuetudinario e dello Statuto di Roma della Tribunale Penale Internazionale.

* * *

Gli attacchi dell’11 settembre sono il simbolo stesso della "guerra asimmetrica": dei piloti dilettanti, armati di coltelli tascabili, hanno colpito la più grande potere militare del mondo, col suo enorme arsenale di armi perfezionate e di scudi antimissile, e gli hanno inflitto dei gravi danni. Il conflitto armato che ne è seguito in Afganistan è stato un nuovo esempio di guerra asimmetrica: gli Stati Uniti, spalleggiati militarmente da altri potenti Stati, hanno combattuto contro un regime di facto non riconosciuto e le sue forze armate che non avevano alcuna somiglianza con gli eserciti tradizionali: una rete mobile di estremisti islamici fanatici ed una persona attorniata da un centinaio di collaboratori prossimi e da guardie del corpo, con una base, Al-Qaida, in Afganistan, Paese in preda ad un conflitto armato interno.

La guerra asimmetrica non è un fenomeno nuovo, e tutte le guerre sono asimmetriche, a diversi livelli. Come stupirsi, tuttavia, che in un conflitto dove la disuguaglianza è così segnata, i fondamenti stessi del diritto della guerra siano messi in discussione ? È non senza sforzo che l'uguaglianza dei belligeranti secondo il diritto umanitario è stata riconosciuta ai combattenti talebani, abbastanza poco convenzionali. Inoltre, il regime dei talebani si è visto accusato di ospitare dei terroristi, e l'Afganistan è stato qualificato in seguito "Stato canaglia" a causa del suo sostegno al terrorismo internazionale. L'uguaglianza dei belligeranti è stata negata totalmente ai membri di Al-Qaida, ufficialmente qualificata come organizzazione terroristica.

Nessuno si aspettava realmente che dei nemici così impari fornissero prova di reciprocità, comportamento quindi illegale, ma che rimane un elemento fondamentale del diritto della guerra ed un motivo potente per rispettarlo. Il dilemma era essenzialmente, e resta tutt’oggi, di sapere se le persone catturate in Afganistan e trasferite a Guantanamo sono dei prigionieri di guerra, dei "combattenti illegittimi" o dei civili.

L'articolo di Yasmin Naqvi esamina precisamente la questione dell'istituzione di un "tribunale competente" quando l'incertezza regna in quanto allo status di prigioniero di guerra. Un tale tribunale deve essere costituito quando non è certo che i detenuti rispondono ai criteri che definiscono i prigionieri di guerra fissata dall'art. 4.A par.2, della III Convenzione di Ginevra. Lo statuto di una persona catturata ha delle conseguenze molto concrete, poiché determina le condizioni di internamento, la durata della detenzione e la domanda di rimpatrio. In compenso ciò non è decisivo se le persone detenute devono essere perseguite per le infrazioni commesse prima della loro cattura, particolarmente per crimini internazionali.

L'equilibrio delicato tra gli interessi dello Stato in materia di sicurezza e le considerazioni umanitarie è stato evocato anche nella immediatezza degli avvenimenti dell’11 settembre 2001. Particolarmente si è fatto valere che il rispetto delle garanzie giudiziali, ed in particolare la divulgazione davanti ad un tribunale, di notizie raccolte dai servizi di informazione, avrebbe compromesso l'efficacia della lotta contro i terroristi all’opera nel mondo intero. Sebbene gli appelli alla revisione del diritto internazionale umanitario siano stati rari, e che nessuna proposta in questo senso sia stata avanzata direttamente, esiste il rischio di vedere l'interpretazione del diritto da parte degli Stati, modificata da una nuova percezione del bilancio tra pro e contro nella guerra contro il terrorismo. Per lottare contro dei nemici che non sono uguali a loro, gli Stati potrebbero essere tentati di ricorrere loro stessi ai mezzi di guerra asimmetrica e di reintrodurre dei metodi di guerra vietati e svincolandosi da ogni costrizione.

Nessuno dovrebbe trovarsi al di fuori del diritto, come minimo. Anche gli individui accusati dei crimini più astiosi hanno diritto ad una protezione giuridica. Se il diritto internazionale dei conflitti armati è applicabile, il quadro giuridico che esiste fornisce delle risposte perfettamente adeguate ai problemi che si presentano, malgrado l'assenza di disposizioni che riguardano un trattamento speciale da riservare ai "terroristi" ed al "terrorismo", differenti da ciò che è definito per i combattenti o i civili.

* * *

Il terrorismo e gli atti di terrore hanno spesso provocato le guerre e li hanno sempre accompagnati. Contro le organizzazioni terroristiche all’opera nel mondo intero, sono stati intrapresi degli sforzi conoscere il fenomeno del terrorismo mondiale e per trovargli una risposta.

L'attacco del 11 settembre e la "guerra contro il terrorismo" che ne è seguita ha fatto risorgere anche dei crisi culturali e ha aperto delle nuove fratture. Si descrive spesso oggi il mondo come il teatro di un "scontro di civiltà", specialmente tra l'occidente e l’islam. Questa visione delle cose potrebbe avere anche delle ripercussioni sull'universalità del diritto internazionale umanitario. James Cockayne propone una concezione più dinamica e costruttiva nel suo articolo intitolato “Islam e diritto internazionale umanitario: dallo scontro tra civiltà al dialogo".

Le organizzazioni umanitarie, ed il CICR in particolare, che operano la maggior parte del tempo nei contesti di violenza e sono di fronte a tutte le manifestazioni immaginabili del terrore, hanno il dovere di porsi delle questioni fondamentali, sia in termini di orientamenti generali sia sul piano operativo, in merito al comportamento da adottare nei confronti del terrorismo mondiale e, ciò che non è meno importante, in quanto alle misure da prendere per reagire. L'azione delle organizzazioni umanitarie rischia di essere sofferente nel nuovo contesto creato dalla "guerra contro il terrorismo", sotto l'influenza degli stessi fattori che toccano il diritto internazionale umanitario. L'azione umanitaria potrebbe, in particolare, trovarsi limitata a causa dell’aumentata importanza accordata agli imperativi della sicurezza nazionale.

Le organizzazioni umanitarie pongono a buon diritto la vita, la salute e la dignità dell'essere umano al centro della loro azione. Il contesto del terrorismo e del contro-terrorismo potrebbe modificare i parametri dell'azione umanitaria; ad ogni modo, non la facilita. I principi tradizionali che reggono le attività di queste organizzazioni, come l'indipendenza da ogni influenza politica, l'imparzialità e l'assenza di discriminazione nella concessione dell'assistenza, e più ancora il principio di neutralità, rischiano di non essere compresi, e dunque di essere messi in discussione, soprattutto quando le attività si svolgono negli Stati messi al bando dalla comunità internazionale e portano ad venire in contatto coi terroristi, reali o presunti, anche se queste persone sono detenute.

Operando in cooperazione con le Società Nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa di tutte le civiltà, di tutti gli ambienti religiosi e culturali, il CICR può contribuire a riparare le fratture, ad prevenire gli scontri ed a gettare dei ponti nei luoghi dove nasce il terrorismo. In questi contesti estremamente difficili, la relazione tra i delegati e le vittime rimane cruciale per il successo di ogni impresa umanitaria.

La Rivista

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4.c
Guerra giusta, guerra d’aggressione e diritto internazionale umanitario
di François Bugnion

Gli attacchi su New York e Washington dell’11 settembre 2001 e la conseguente "guerra al terrorismo" hanno portato improvvisamente il diritto internazionale umanitario alla ribalta e di nuovo hanno accentuato la relazione tra le cause di un conflitto da un lato ed il rispetto delle regole sulla condotta delle ostilità e la protezione delle vittime di guerra dall’altro. L'articolo traccia la storia delle regole che limitano la violenza e il divieto di ricorso alla guerra. Nonostante il generale divieto di guerra nella Carta delle Nazioni Unite, l’applicazione dello “jus in bello” rimane indipendente dalle cause della guerra, anche in una guerra contro l’aggressione, ed ogni applicazione discriminatoria del diritto internazionale umanitaria deve essere rifiutata. Ci sono ragioni imperiose per mantenere il principio di parità dei belligeranti nel rispetto della legge di guerra. Quale che siano le sue intenzioni morali e legali, la teoria dell’applicazione discriminatoria delle leggi e degli usi di guerra portano allo stesso inaccettabile risultato, vale a dire guerra senza restrizioni, come la concezione che la guerra d’aggressione non è coperta dal diritto internazionale umanitario. La pratica degli Stati e lo Statuto di Roma del Tribunale Penale Internazionale, che è entrato in vigore il 1 luglio 2002, confermano la stretta separazione tra “jus in bello” e “jus ad bellum”.

*************

4.c
Atti di terrore, "terrorismo" e diritto internazionale umanitario
di Hans-Peter Gasser

Il diritto internazionale umanitario vieta senza eccezione ogni atto terroristico commesso durante i conflitti armati internazionali e non internazionali. Chiede anche agli Stati di prevenire e punire le violazioni di questo diritto. Gli atti di terrorismo possono essere dei crimini di guerra sottoposti alla giurisdizione universale e la Corte Penale Internazionale può essere competente in materia. Inversamente, la lotta contro il terrorismo e la persecuzione delle persone sospettate di avere commesso degli atti terroristici sono regolati dal diritto umanitario se avvengono durante un conflitto armato. Questo diritto non è un ostacolo per combattere il terrorismo ed i terroristi sospettati possono essere perseguiti per i loro atti di terrore. Ma anche i membri di forze armate o i "combattenti illegittimi" sospettati di avere commesso degli atti di terrore sono delle persone protette dalle Convenzioni di Ginevra e hanno diritto alle garanzie giudiziarie se si trovano davanti ad un tribunale.

 

5-
La CABLIT Onlus, la Regione Valle d'Aosta e l'AIRM Associazione
italiana di radioprotezione medica organizzano
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Corso su Misure di Protezione Civile ed Interventi Sanitari nelle
Emergenze N.B.C -
1 e 2 Febbraio 2003 -
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Centro congressi Grand-Hôtel Billia, Saint Vincent - Aosta, Sala Monte
Bianco.
Le iscrizioni devono pervenire entro il 04 gennaio 2003.
Verranno accettate le prime 200 iscrizioni pervenute entro la data di
scadenza.
Sarà rilasciato un attestato di partecipazione a richiesta degli
interessati.
L'iscrizione va inviata via fax al numero 0165.31626.
La partecipazione è gratuita.
Maggiori informazioni:
http://www.regione.vda.it/protezione_civile/corso1f03_i.asp
Avv. isidoro Palumbo
via Barberini 3
00187 Roma
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