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nr. 561 del 18 Agosto 2018
lunedì 20 agosto 2018

nr. 561 del 18 Agosto 2018

Contenuto:

 1-

Dal Sito CICR

Non esiste mai la fatica quando facciamo ciò che ci piace: aiutare gli altri.

Profilo di un operatore umanitario in Colombia.

21/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

2-

Dal sito CICR

Venezuela: gli ospedali migliori per affrontare le emergenze.

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri.

23/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

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1-

Dal Sito CICR

Non esiste mai la fatica quando facciamo ciò che ci piace: aiutare gli altri.

Profilo di un operatore umanitario in Colombia.

21/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

Per il testo originale in lingua spagnola e per vedere le foto relative pregasi andare al link: https://www.icrc.org/es/document/colombia-no-hay-cansancio-cuando-se-hace-lo-que-mas-nos-gusta-ayudar

Oscar Silva Caballero lavora da sedici anni con il CICR, dopo avere svolto per tredici anni attività di volontario presso la Croce Rossa colombiana:”Parlare della mia vita vuol dire parlare di Croce Rossa!” dice ridendo. Ha lavorato a Cucuta, San Josè del Guaviare e Bucaramanga, dove attualmente è consigliere sul campo.

 Effettua i suoi viaggi nella Colombia più remota, quella fatta di strade sterrate interminabili, senza energia elettrica, senza Internet, senza professori o ambulatori.

 Ha dovuto confrontarsi con molte fasi del conflitto armato colombiano. Per lui la sfida è stata quella di capire che “il conflitto cambia continuamente e nascono sempre nuove forme di violenza. L’importante è non dimenticare che questa situazione affligge la popolazione che ha un forte bisogno di aiuto. La sfida di adesso, per esempio, è quella di non essere invisibili”.

 Ricorda con tristezza quando nel 2014 al Nord di Santander, un ragazzo aveva trovato un pallone per giocare con i suoi amici, in realtà si strattava di un ordigno esplosivo improvvisato.

Dopo qull’esplosione i minori sono stati evacuati ma la città non aveva ambulanze e i combattimenti  continuavano senza tregua nella periferia. Inoltre, il clima non permetteva l’accesso alla squadra di soccorso del CICR.

 “Abbiamo passato la notte a cercare un’ambulanza che alla fine è riuscita a raggiungerci e si è portata i bambini in ospedale. Abbiamo accompagnato le famiglie e dato loro sostegno psicologico ed economico per tutto il periodo della convalescenza dei piccoli” ricorda Oscar.

 Alla fine degli anni Novanta, c’erano così tante emergenze che il CICR non riusciva ad essere ovunque. Ma siamo riusciti  ugualmente ad effettuare, ogni settimana,  numerose operazioni di aiuto umanitario.

In molte occasioni siamo stati gli unici a poter accedere nelle zone calde, sia per assistere i civili, che per dialogare con gli uomini armati.

 Nella sua assistenza umanitaria agli sfollati, Oscar ricorda i casi più scioccanti: “Una volta ho visto una donna accucciata sul pavimento, era in posizione fetale e stringeva  fra le braccia il suo bambino che scottava per la febbre e piangeva disperato. Mi sono dimenticato di tutto il resto ed ho pensato solo ad aiutare, ho cancellato dalla mia mente le altre preoccupazioni ed ho fatto in modo di assicurare al bambino le cure mediche adeguate.

La donna dormiva per terra, non aveva cibo ed era da sola, senza un appoggio familiare. Per fortuna le abbiamo potuto dare un aiuto per uscire da quella situazione dolorosa.” Racconta.

 Tra le attività di Oscar c’è anche quella di dare sostegno alle persone scomparse affinchè ricevano una adeguata attenzione.

In casi eccezionali, il CICR aiuta anche a gestire il recupero delle spoglie.

 “A San Josè de Guaviare trovarono un corpo di un uomo con documenti di Santander e chiesero il nostro aiuto per ritrovare la famiglia, con alcuni indizi abbiamo iniziato a mettere insieme alcuni pezzi del puzzle e finalmente dopo diversi tentativi abbiamo raggiunto la donna a cui era legato sentimentalmente e l’abbiamo accompagnata a recuperare il corpo.” Ricorda Oscar, raccontando uno dei casi che lo ha segnato di più.

 Sebbene assicuri che questi processi siano lunghi e complessi, la più grande ricompensa per Oscar è la tranquillità di vedere una famiglia che riesce a piangere su un corpo che si pensava disperso: “Cerco di fare il mio lavoro professionalmente ma è inevitabile provare emozioni e portarle a casa. Quando i miei sono tristi, lo sono anche io, mi preoccupo quando loro si preoccupano e quando sono felici è inevitabile che lo sia anche io.”

 Secondo Oscar, stare lontano dalla famiglia e passare molto tempo in viaggi estenuanti è solo un piccolo prezzo da pagare perchè lui ha la fortuna di fare quello che più gli piace nella vita: la soddisfazione di aiutare gli altri e sentirsi utile.

 

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 2-

Dal sito CICR

Venezuela: gli ospedali migliori per affrontare le emergenze.

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri.

23/5/18

Per leggere il testo in lingua riginale spagnola e vedere le fotografie a cui si riferisce pregasi andare al link: https://www.icrc.org/es/document/venezuela-hospitales-mejor-preparados-para-enfrentar-las-emergencias

 In Venezuela, un team di 22 professionisti di 5 ospedali di Caracas, Aragua e Carabobo  si è confrontato, con sessioni teoriche e pratiche, sulla gestione dei pazienti traumatizzati.

 Quando un’ambulanza arriva in ospedale, il quadro può essere caotico: un paziente con un grave trauma al corpo e alla testa a causa di un incidente automobilistico, arriva al pronto soccorso per essere curato urgentemente. Il personale medico che lo riceve sa che alcune volte è questione di pochi secondi per salvare una vita. E non si può perdere tempo.

 Il trattamento dei pazienti traumatizzati che arrivano nel pronto soccorso degli ospedali rappresenta sempre una sfida per i medici. Il CICR, insieme al personale medico di cinque ospedali in Venezuela, tre di Caracas, uno di Aragua e due di Carabobo, ha coordinato un corso per esaminare le procedure da eseguire durante il trattamento del trauma nei pazienti che arrivano al pronto soccorso degli ospedali.

 Il corso consiste in sessioni di formazione avanzate sul supporto vitale e la gestione del trauma, consentendo al personale medico di stabilire un approccio semplice e sistematico per trattare i pazienti traumatizzati quando arrivano al pronto soccorso degli ospedali.

Un’assistenza tempestiva e reattiva in un pronto soccorso può portare buon esito su infortuni potenzialmente letali.

 Medici chirurghi, anestesisti, traumatologi, medici di pronto soccorso, infermieri di emergenza condividono e sperimentano le loro conoscenze, ognuno con la propria specializzazione, per l’approccio globale al paziente con trauma nella sala del pronto soccorso.

 

L’intubazione endotracheale consiste nel posizionamento di un tubo nella trachea attraverso la bocca.

Nella maggior parte delle situazioni di emergenza, la manovra deve essere eseguita per garantire la respirazione del paziente.

Per questo motivo è importante che i medici che lavorano in pronto soccorso eseguano le pratiche con questa procedura.

 In questa imagine è possibile vedere gli operatori umanitari che eseguono una pratica di immobilizzazione per posizionare una fasciatura, una stecca nell’aria ferita (ferrite, fratture, lussazioni) per limitare il movimento e quindi evitare complicazioni nel paziente traumatizzato.

I partecipanti al corso trasferiscono un paziente immobilizzato sotto gli occhi del dottor Oscar Hernandez, un medico della Direzione Generale della Sanità delle Forze Armate nazionali boliviane.

Il corso prevede sessioni pratiche sull’immobilizzazione del paziente, il corretto posizionamento del collare (per mantenere in posizione corretta la testa ed il collo) e il trasferimento del paziente.

 Momenti cruciali durante la manovra della disostruzione delle vie aeree e posizionamento del tubo, l’operazione è stata eseguita da operatori sanitari in pronto soccorso durante le pratiche di gestione dei traumi.

L’organizzazione del corso presenta uno schema flessibile, che permette di essere adattato ad ogni ospedale del Venezuela.

 Il dottor Jesus Manuel Saenz Terrazas, chirurgo regionale per le Americhe del CICR, ha facilitato il corso che si è tenuto a Caracas. Il CICR ha una lunga esperienza nel fornire le cure mediche alle vittime di trauma e organizza corsi simili in tutto il mondo.

 Fornire un trattamento adeguato ai pazienti che arrivano in un pronto soccorso dell’ospedale è un obiettivo primario per gli operatori sanitari e aiuta ad aumentare le possibilità di sopravvivenza in ogni paziente.

Questo corso, organizzato dal CICR in collaborazione con il Ministero del potere popolare per la salute e con il sostegno della Direzione Generale della Sanità delle Forze Armate nazionali boliviane, all’inizio di maggio, ha permesso al personale medico di stabilire un approccio semplice e sistematico per trattare i pazienti traumatizzati quando arrivano in ospedale.

 Sono stati discussi casi clinici e sono state condotte manovre con l’obiettivo di ottenere che i medici possano essere maggiormente preparati a partecipare alle emergenze, in ogni centro ospedaliero in cui lavorano. Coloro che hanno frequentato il corso adesso sono pronti a trasmettere le competenze acquisite ai loro colleghi in ogni ospedale.

 


 
nr. 560 del 7 giugno 2018
mercoledì 13 giugno 2018

nr. 560 del 7 giugno 2018

Contenuto:

1-

In ricordo di Giorgio Ceci, appassionato paladino della storia della Croce Rossa.

Di M.Grazia Baccolo

 

2-

Convegno di Storia della Croce Rossa 1-2-3 giugno 2018 Marina di Pisa

“La Croce Rossa Toscana ed il contesto nazionale, dalle origini alla nascita della Lega delle Società Nazionali della Croce Rossa” e il ricordo di Giorgio Ceci, appassionato paladino della storia.

Di M.Grazia Baccolo

 

3-

Dal Sito web CICR

22 MAGGIO 2018

Repubblica Centrafricana: i detenuti riguadagnano peso nella casa centrale di Bouar

Traduzione non ufficiale di Pancrazio Stangoni

 

4-

Dal Sito web CICR

22 MAGGIO 2018

Repubblica Democratica del Congo: l'ICRC apre un ufficio a Kalemie

Traduzione non ufficiale di Pancrazio Stangoni

 

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1-

In ricordo di Giorgio Ceci, appassionato paladino della storia della Croce Rossa.

Di M.Grazia Baccolo

 Il 26 maggio 2018 moriva nella sua Aprilia ed attorniato dalla sua splendida famiglia Giorgio Ceci.  Volontario della Croce Rossa da oltre 40 anni, insignito della medaglia d’argento della Croce Rossa Italiana.

Giorgio era il volontario che lasciava condurre la sua attività nell’Associazione solo dai Principi Fondamentali  e da una rigorosa etica comportamentale. Un vero signore nei modi che manteneva con grande correttezza,  i rapporti con le persone. Sempre discreto ed elegante, è stato un punto di riferimento per coloro che si avvicinavano alla ricerca storica. Per lui, che aveva iniziato decenni fa a collaborare con l’Archivio Storico Nazionale della Croce Rossa Italiana, era importante ed entusiasmante vedere che molti erano i volontari, giovani ed adulti, che si avvicinavano alla ricerca.  

Giorgio faceva parte del team dei collaboratori del Prof. Paolo Vanni dall’inizio dell’attività della storia (anno 2000 circa) ricoprendone il ruolo di Vice referente alla Storia a livello nazionale. Nel 2004 al primo corso sperimentale di Storia della Croce Rossa e Storia della medicina, ha voluto essere allievo anche se lui avrebbe potuto essere insegnante a noi “veri allievi” di quel corso. Questa è la prova della sua modestia e umiltà che sono caratteristiche delle grandi persone.

E’ stato per tutti noi, Cultori ed appassionati di storia, una guida sicura, un punto fermo, una presenza costante, con i suoi capelli bianchi e i modi gentili, con il suo sguardo comprensivo e il suo abbraccio paterno. Ci mancherà moltissimo e ce lo siamo detto con parole rotte dalla commozione in un momento, a lui dedicato, nel recente Convegno di Marina di Pisa. Ci ha lasciato molto, i testi delle sue ricerche, le sue idee ed il suo amore per la storia di accompagnerà. Ci ha lasciato il suo bene che continueremo a sentire ogni volta che sarà nei nostri pensieri e che sarà con noi nei nostri corsi e convegni.  

Caro Giorgio, il 26 maggio te ne sei andato, portando via con te la tua bontà, l'ironia, l'essere il nostro faro nella storia. Continua ad esserlo la lassù, da lontano. Quello che non porti via è il bene che ti abbiamo voluto e quello che tu ci hai regalato, quello resta con noi. Grazie Giorgio, buon viaggio.

M.Grazia Baccolo

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2-

Convegno di Storia della Croce Rossa 1-2-3 giugno 2018 Marina di Pisa

“La Croce Rossa Toscana ed il contesto nazionale, dalle origini alla nascita della Lega delle Società Nazionali della Croce Rossa” e

Di M.Grazia Baccolo

Si sono riuniti a Marina di Pisa, nella struttura della CRI di Pisa, gli storici nazionali e svizzeri, i Cultori di Storia e gli appassionati di questa materia per un Convegno di aggiornamento.  Venticinque sono state le relazioni che saranno riunite in una pubblicazione, gli “Atti”, che verranno pubblicati fra qualche mese. Elenchiamo qui i titoli e gli autori, nell’ordine come sono stati presentati al Convegno :

-        “Cenni salienti sul periodo trattato”    Fabio Bertini  Università di Firenze

-        “Il rimpatrio dei civili dall’Africa Orientale dopo la caduta dell’Impero. La missione delle 4 navi bianche”  Vincenzo Martines – SISM Roma

-         “Henry Dunant”  Roger Durand – Société Henry Dunant Ginevra

-        “Gustave Moynier”  Fanòois Bugnion -  CICR  Ginevra

-        “Gen, Dufour” François Bugnion – CICR Ginevra

-        “Appia e Maounoir” Roger Durand – Société Henry Dunant Ginevra

-        “Internazionalismo di Giovanni Ciraolo, Presidente di Croce Rossa” Francesca Vardeu – SISM Cagliari

-        “Frédéric Auguste Ferriére, medico, membro e delegato del CICR” Raimonda Ottaviani – CRI Firenze

-        “La CRI sanremese nella Grande Guerra, grazie alla Toscana”  Costantino Filidoro – CISCRi Rimini

-        “La protezione sanitaria antiaerea ed antigas” Riccardo Toti – CRI Firenze

-        “ La Grande Guerra sul fronte interno: il caso della Croce grossetana” Huber Corsi – CRI Grosseto

-        “Da Magen David alla Croce Rossa” Fabio Fabbricatore . CISCRi Torino

-        “l’VIII Circoscrizione” Fabio Bertino – Università di Firenze

-        “L’ospedale Territoriale della CRI di Piacenza nella Grande Guerra” Filippo Lombardi CISCRi Pavia

-        “Il CICR e la Prima Guerra Mondiale” François Bugnion . CICR Ginevra

-        “La fondazione della Lega delle Società della Croce Rossa “ Roger Durand – Société Henry Dunant Ginevra

-        “Cenni critici dal diario della Duchessa d’Aosta  Accanto agli eroi “ Eugenia Ocello – Grosseto  

-        “Le crocerossine nell’immaginario cinematografico” Giovanna Bonvicini CISCRi Busto Arsizio

-        “Il Parco delle Rimembranze della  C.R.I. come “ sacro bosco”, Memoria dei Caduti di Croce Rossa” Giacomo Tabita CISCRi Palermo

-        “L’opera della Croce Rossa nelle stazioni ferroviarie durante la I Guerra Mondiale” Riccardo Romeo Jasinski  CISCRi Firenze

-        Rhoda de Bellegarde, la prima campionessa italiana di tennis femminile, Crocerossina al fronte 1918-2018” Maria Enrica Monaco Gorni CISCRi Firenze

-        “Malattie infettive, parassitosi, nevrosi del soldato in trincea (Pima Guerra Mondiale)  Raimonda Ottaviani CRI Firenze

-        “Sulle tracce di Garibaldi, e di Appia nella Battaglia di Bezzecca”  Filmato – M.Grazia Baccolo CISCRI Trento

Un particolare ringraziamento va a Paolo Vanni, Presidente Coitato Scientifico nazionale, Maria Enrica Monaco Gorni e Riccardo Romeo Jasinski dell’Ufficio Storico della CRI della Toscana e Antonio Cerrai Presidente della CRI di Pisa per avere allestito la segreteria del Convegno.  

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3-

Dal Sito web CICR

22 MAGGIO 2018

Repubblica Centrafricana: i detenuti riguadagnano peso nella casa centrale di Bouar

Traduzione non ufficiale di Pancrazio Stangoni

 

 

 

Uno dei detenuti che partecipano al programma nutrizionale mangia la sua seconda razione del giorno nella sua ciotola. CC-BY-NC-ND / ICRC / Jessica Barry

 

Nella Repubblica Centrafricana, stiamo conducendo un programma nutrizionale unico nella casa centrale di Bouar. Organizzato e realizzato in collaborazione con le autorità carcerarie, questo programma ha aiutato quasi 250 detenuti malnutriti a riprendere peso e forza da quando è iniziato a luglio 2017.

Come ogni mattina, Marie-Claire (48) e Raïssa (23) erano già al lavoro dalle 7:00. Seduti su sgabelli accanto a un forno, erano impegnati a preparare il primo dei due pasti che avrebbero cucinato quel giorno per i detenuti nella casa centrale di Bouar.

Accanto a loro c'è Pacôme Ngoto, il supervisore del programma di nutrizione. Prepara i barili dove verrà messo il cibo cotto. Queste botti saranno quindi trasportate in prigione, utilizzando un carrello. "Mi piace questo lavoro", dice Marie-Claire, madre di quattro figli, mentre taglia le carote con un grosso coltello. "Siamo tutti volontari della Società di San Vincenzo de 'Paoli e portiamo da mangiare a molti poveri a Bouar. "

"Questo è il cibo che prepariamo due volte al giorno per i detenuti. Aggiunge, aprendo un taccuino con le ricette. Ogni ricetta contiene le quantità di ciascun ingrediente da utilizzare per fornire ai detenuti un totale di 3.000 calorie al giorno.

Le ricette sono state sviluppate da un nutrizionista del CICR, tenendo conto dei prodotti disponibili localmente e delle abitudini alimentari della popolazione.

"Per entrambi i pasti, oggi cucineremo riso, fagioli, pesce affumicato, carote e foglie di manioca", dice  Marie-Claire mentre raccoglieva il coltello per continuare il suo lavoro.

Secondo Marie-Claire e Raïssa, l'unico ingrediente che ai detenuti non piace è il gombo . È una polvere vegetale ricca di vitamine ma diventa glutinosa se mescolata con acqua. "A loro non piace il fatto che sia viscido", dice Raissa.

Il programma nutrizionale del CICR nella casa centrale di Bouar è stato letteralmente un'ancora di salvezza per molti detenuti le cui famiglie vivono troppo lontano per visitare e / o portare cibo a loro. Per questi detenuti, che a volte non mangiavano bene prima di arrivare in carcere, stare in buona salute mangiando solo la razione alimentare fornita dalle autorità era quasi impossibile.

La casa centrale di Bouar è una delle prigioni che il CICR visita regolarmente in Repubblica Centro Africana. Fu durante una di queste visite che la squadra del CICR, dato lo stato nutrizionale allarmante di alcuni detenuti, ha offerto assistenza alle autorità della prigione attraverso un programma di nutrizione di emergenza. Questa assistenza verrà mantenuta fino a quando le autorità non potranno prendere il potere e fornire una razione alimentare sufficiente per tutti i detenuti. Fin dalla sua istituzione, il programma è stato pianificato e attuato con l'accordo e la cooperazione delle autorità.

"Una volta introdotti nel programma, i detenuti malnutriti hanno cominciato a guadagnare peso rapidamente è hanno ritrovato un buon stato di salute nel giro di un mese e mezzo. Dice Alice Gadler, delegata del CICR responsabile del programma nutrizionale.

"La sfida era mantenere questo guadagno una volta usciti dal programma. Ma solo 17 detenuti hanno avuto una ricaduta in tutto il programma ", dice.

Questo numero limitato di ricadute e la totale assenza di nuove ricadute negli ultimi due mesi riflettono gli sforzi delle autorità carcerarie per migliorare la dieta di tutti i detenuti nella casa centrale.

 Quando Pacôme, Marie-Claire e Raïssa arrivarono nel pomeriggio con il secondo pasto del giorno, 10 detenuti attesero in una delle celle, seduti su delle stuoie, contro il muro. Una volta serviti, iniziarono a mangiare con entusiasmo. Mentre alcuni raschiavano il fondo della loro ciotola per non lasciare briciole, altri mangiavano velocemente e chiedevano di più."Mi sento molto meglio da quando sto mangiando questo cibo. Dice un giovane che si stava alzando per uscire. "Ho più energia e mi sento più forte di quando sono arrivato qui alcune settimane fa. "

 

I pasti sono preparati con ingredienti locali e forniscono ai detenuti un totale di 3.000 calorie al giorno. CC-BY-NC-ND / ICRC / Jessica Barry

 

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4-

22 MAGGIO 2018

Repubblica Democratica del Congo: l'ICRC apre un ufficio a Kalemie

Traduzione non ufficiale di Pancrazio Stangoni

 

 

Un bambino prende le sue medicine nel centro sanitario di Muzovoy nella provincia di Tanganica. CC-BY-NC-ND / ICRC / Mouhamadou B. Seck

 

Kalemie (CICR) - Da questo Mercoledì 16 maggio 2018, un ufficio del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) è stato ufficialmente inaugurato nella città di Kalemie, nella provincia di Tanganica, nel sud-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC).

Alla cerimonia di apertura hanno partecipato il presidente del Cicr, Peter Maurer, che è in visita nella RDC. "Vogliamo, come altrove nella RDC, per essere più vicini alle comunità vulnerabili  portare una risposta umanitaria adeguata alle famiglie colpite dalla violenza", ha detto Maurer.

Nel 2013, il CICR si è trasferito a Tanganyika con l'apertura di un ufficio a Manono. Oggi, i team del CICR assistono decine di migliaia di persone colpite dalla violenza, riabilitando centri sanitari e fornendo assistenza medica in luoghi che sono di difficile accesso. Distribuiscono anche articoli per la casa, cibo e sementi agli sfollati e / o tornano a casa.

A Kalemie, il CICR rafforzerà la sua presenza nella provincia continuando i suoi programmi di assistenza. L'organizzazione umanitaria si concentrerà anche sulla visita di persone private della libertà, aumentando la consapevolezza del rispetto del diritto internazionale umanitario e riunendo le famiglie separate dalla violenza.

Il CICR è un'organizzazione esclusivamente umanitaria, imparziale, neutrale e indipendente, la cui missione è fornire assistenza alle persone colpite da conflitti armati o altre situazioni di violenza, facendo tutto il possibile per migliorare il proprio destino e preservare la propria dignità. Si sforza anche di prevenire la sofferenza promuovendo e rafforzando il diritto e i principi umanitari universali.

Altre informazioni:

Ouattara Moussa, CICR / Lubumbashi, tel. + 243 82 5653 534

Pedram Yazdi, CICR / Kinshasa, tel. : + 243 817008536

o sul nostro sito Web: www.cicr.org

 

 
nr. 559 del 14 aprile 2018
sabato 14 aprile 2018

Nr°  559  del 14 aprile 2018

Dichiarazione del presidente del CICR Peter Maurer, dopo la sua visita in Siria  

 

traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

Originale in linga spagnola al link

https://www.icrc.org/es/document/declaracion-del-presidente-del-cicr-peter-maurer-tras-su-visita-siria

La visita che ho fatto in Siria in questa settimana ha rafforzato sempre di più la mia opinione: che la guerra si sia convertita in un’agghiacciante moneta di scambio in quel Paese. Gli scontri guidati dalla logica dell'occhio per occhio e dente per dente sono aumentati di intensità, senza tener conto degli effetti devastanti sui civili.

L'enorme sofferenza della popolazione di Guta Orientale è l'esempio più recente, che si va ad aggiungere agli esempi di Afrin, Mosul, Sana e Taiz. L'obiettivo sembra essere la distruzione, tralasciando il principio fondamentale: l'umanità.

In questa settimana, la crisi siriana entra nel suo ottavo anno. 

Quando le potenze che spingono questo conflitto fermeranno gli scontri?

Sicuramente queste Potenze sanno che una guerra per vendetta è una guerra senza fine, in cui tutti perdono.

L'ultima volta che sono stato nel Paese, dieci mesi fa, c'erano  barlumi di speranza. Erano ancora possibili la ripresa e il ritorno della popolazione . 

Ma, oggi, la situazione si è notevolmente deteriorata.

Che speranza possono avere tutti quei bambini che hanno visto così tante atrocità e le famiglie distrutte? Che speranza può avere quel bambino che ho incontrato in un campo di sfollati e che da anni non frequenta la scuola?

Il conflitto in Siria è caratterizzato da frequenti infrazioni del diritto internazionale umanitario:  luoghi, posti di blocco, attacchi sproporzionati nelle aree urbane e attacchi ai civili e ai servizi civili, come per esempio le ambulanze, i rifornimenti idrici e i mercati.

Queste tattiche sono usate non solo in Siria, ma in tutta la zona: è un gioco geopolitico che mette a rischio la vita umana. Nelle ultime settimane, ho viaggiato in tutto il Medio Oriente e ho visto con i miei occhi il caro prezzo sugli uomini della guerra indiscriminata.

Le persone con cui ho parlato sono esauste. Esauste di bombe e di missili lanciati nelle aree civili; esauste di non sapere cosa sia successo ai loro parenti scomparsi o detenuti.

Sono sul campo con molti lavoratori che sono sfibrati,  stanchi delle cieche giustificazioni delle gravi violazioni commesse contro i civili. La vita umana ha lo stesso valore ovunque: a Guta come a Damasco, ad Aleppo come a Mosul, in Siria e nello Yemen. 

La sofferenza si acuisce quando gli operatori umanitari non hanno l’ autorizzazione a svolgere il proprio lavoro. L'aiuto umanitario non dovrebbe essere mai un gioco politico e nè dovrebbe essere parte del processo politico.

Queste tre questioni sono cruciali: l’accesso umanitario, la protezione dei civili e il trattamento umano dei detenuti. Le tre questioni non rientrano nella categoria di ciò che sarebbe desiderabile; sono un obbligo morale oltre che giuridico.

La Siria è l'operazione più grande e complessa del CICR in tutto il mondo. I nostri anni di esperienza in questo Paese ci permettono di comprendere pienamente tutto ciò di cui hanno necessità i civili. 

Mentre i missili continuano a cadere su Guta Orientale e Damasco, gli scontri persistono in Afrin e milioni di persone sono ancora sfollate, il CICR chiede:

  • rispetto delle Convenzioni di Ginevra e rispetto per i civili e le infrastrutture civili;
  • accesso senza impedimenti nelle prime linee per consentire agli aiuti umanitari di raggiungere le persone colpite dagli scontri, senza eccezioni;
  • accesso a tutti i detenuti per verificare le condizioni in cui si trovano e il loro trattamento;
  • sospensione di tutte le vendite di armi che potrebbero essere utilizzate in violazione del diritto internazionale umanitario. I combattenti ed i loro capi sono responsabili dell'adozione del comportamento legale sul campo di battaglia; ma quelli che vendono armi hanno anche responsabilità; e
  • in relazione allo spostamento e alla migrazione, consentire il ritorno degli abitanti nelle loro case solo se le condizioni di sicurezza sono stabili e solo se decidono di ritornare.

Negli ultimi sette anni, il prezzo del conflitto in Siria è stato molto alto:

  • centinaia di migliaia di persone uccise o ferite;
  • 6,1 milioni di persone sfollate all'interno del Paese;
  • 4 persone su 5 vivono in povertà;
  • 13 milioni di persone (di cui 6 milioni sono bambini) hanno bisogno di assistenza umanitaria;
  • 1,75 milioni di bambini non possono frequentare la scuola;
  • 2,9 milioni di persone vivono in aree assediate e di difficile accesso.

 

 

 
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