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nr. 563 del 9 novembre 2018
venerdì 09 novembre 2018

nr. 563 del 9 novembre 2018

CONTENUTO:

 

1-

Tratto dal sito CICR - 11 ottobre 2018

Donne  e guerra   

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

2-

Tratto dal sito del CICR - 12 ottobre 2018

La risposta del CICR ai bisogni dei migranti vulnerabili

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

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1-

Tratto dal sito CICR - 11ottobre 2018

Donne e guerra  

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

 

Gli uomini fanno la guerra, le donne ne subiscono le conseguenze. Il fenomeno, viene percepito in questa maniera.

 

 

Le donne vivono e cercano di reagire alle conseguenze di una guerra, ma non sono mai delle vittime passive. Molte di loro si addolorano, combattono la sofferenza e sono costrette a reinventarsi: cancellano la loro vecchia identità per forgiarne una nuova, più adatta alla guerra che stanno vivendo.

Una nuova funzionalità del National Geographic, supportata dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha focalizzato lo sguardo su come le donne reagiscono e affrontano il disordine che il conflitto porta nella loro vita familiare e lavorativa.

 

Nel progetto, A Woman’s War, si rompe lo stereotipo di donna vissuta come vittima e si vanno ad esplorare i molteplici e complessi ruoli che le donne giocano durante un conflitto armato: sono combattenti, umanitarie, madri, figlie, braccianti agricole, leader della comunità e sopravvissute.

 

“Credo che le donne siano le agenti di un forte cambiamento oltre ad essere una delle fonti principali di stabilità nelle aree colpite da un conflitto armato, e questo non solo per le loro famiglie ma per l’intera comunità” ha affermato Mary Werntz, vice direttrice delle operazioni internazionali del Comitato della Croce Rossa. “La mia speranza è che noi tutti, compresi gli operatori umanitari, saremo in grado di guardare alle donne nella loro forma più completa e non solo come vittime di qualcosa.”

 

Le vite documentate sono molto diverse fra loro. Il fotografo Robin Hammond ha visitato una guerra che conosce bene - l'Iraq - così come i conflitti che raramente fanno notizia a livello mondiale, nelle Filippine e nel sud della Nigeria. Le identità continuano a essere modellate dalla guerra anche quando i cannoni tacciono, così Hammond ha viaggiato anche in Perù per vedere vecchie cicatrici che non sono ancora guarite.

Lavorare su questo genere di cose  è complesso. Si combinano insieme potere e privilegi, rituali e aspettative della comunità. 

Il conflitto tende sempre ad esacerbare le disuguaglianze esistenti. 

Cosa succede quando chi porta il pane in famiglia - spesso maschio - va in guerra o viene ucciso dalla violenza? I ruoli della società si spostano; alle donne potrebbe essere data un'opportunità che in precedenza non avevano.

 

"Penso che in molte situazioni di conflitto le donne siano costrette a diventare dei capo famiglia", ha detto Werntz. "Le donne potrebbero essere costrette a prendersi cura delle aree agricole, potrebbero  confrontarsi con il mondo del lavoro e contemporaneamente occuparsi dell'educazione dei bambini.

Con questo nuovo progetto, National Geographic e ICRC esplorano le molteplici identità che le donne possono assumere, attraverso una serie di ritratti, in parte ambientali, in parte oggetto di studio. Ogni ritratto unico, preso su uno sfondo significativo della storia del soggetto, è creato per sfidare le semplici etichette che attribuiamo alle donne in guerra e per mettere in discussion anche il ruolo della fotografia che fornisce risposte singolari a questioni complesse.

 

La mia speranza per il futuro è di tornare alle nostre case in pace.

 

Fatima, 17 anni, vive con sua sorella e sua madre in un campo per gli sfollati a Maiduguri, in Nigeria. Quando aveva 15 anni, il suo villaggio fu attaccato. "La sera verso le 17:00, quando le persone avevano finito di mangiare, udimmo degli spari, ricordo di aver tremato per lo spavento, sconosciuto per noi; il villaggio era stato circondato ed era stato invaso.

Non c'era spazio per la fuga. Ci siamo nascosti in una stanza, il rumore degli spari si avvicinava. 

Pallottole vaganti che penetravano nel nostro tetto. Ci coprimmo con il materasso e gridammo aiuto inutilmente. "Fatima disse che la maggior parte degli uomini era già fuggita, e loro erano rimaste prigioniere in una stanza per una settimana senza cibo prima di essere rilasciate. Una volta lasciata la stanza, le donne si sparpagliarono immediatamente .

Fatima andò da una parte, sua madre dall’altra. Si nascosero nella boscaglia. Sarebbero passati 18  lunghi mesi prima che si rivedessero.

Essere donna in questo conflitto significa essere resiliente.

 

Medico e stagista del secondo anno, Hozan Badie Sindi, 25 anni, è in piedi davanti alla sua coperta nella sua stanza d'ospedale dove dorme, quando è di guardia. Ha passato la maggior parte della sua vita a sopportare i danni della guerra. L'ospedale di emergenza di West Erbil, noto anche come ospedale di Rozhawa, ha ricevuto centinaia di casi di feriti e traumatizzati provenienti dal conflitto di Mosul.

Il CICR ha sostenuto l'ospedale di Rozhawa e altri  ospedali che si occupano delle persone ferite durante il conflitto. 

Erbil, Kurdistan iracheno. "Ho sofferto con le persone che vivono i conflitti, ma non voglio solo provare dolore, vorrei fermare il dolore, impedire agli altri di soffrire. Vorrei davvero fare qualcosa per loro ma sfortunatamente non posso, a volte è fuori dalle mie possibilità, sono una donna, e potrei dare loro un supporto emotivo, potrei dare loro comprensione per tutto quello che stanno attraversando. Forse, essere una donna, ha aggiunto un po' di tristezza alla mia anima, comportarsi come  una donna in questo conflitto, non si può descrivere semplicemente con una parola: significa cercare di sopravvivere e aiutare gli altri a sopravvivere.

Quindi, in fondo, questa è la mia idea. essere una donna in tempo di conflitto armato significa essere resiliente, lavorare sodo ogni giorno, cercare di rendere neutrale la situazione, mi piacerebbe che la prossima generazione capisca così l’inutilità della guerra.”

 

 Ero una vittima quindi sono diventato una combattente.

 

Dionisia Calderon vende frutta e patate nel suo villaggio natale di Morochucos, Ayacucho, in Perù. La 54enne ha subito molteplici perdite durante il conflitto interno che ha portato violenza e sofferenza nella regione. Il suo primo marito scomparve senza lasciare traccia. Anche il suo secondo marito fu preso e torturato severamente. Più tardi, morì a causa delle ferite riportate.

Dionisia Calderon, rifiutandosi di vivere in silenzio con le ingiustizie inflitte a lei e alla sua famiglia, è diventata rappresentante delle donne che hanno subito abusi sessuali durante il conflitto.

"Ero solita dire a me stessa: 'Perché sono nata donna? Perché non sono nata uomo?' Noi donne abbiamo attraversato tante di quelle vicissitudini, con i soldati e il Sentiero Splendente, è stato molto difficile sopportare tutta quella violenza, siamo state tutte emarginate, criticate per quello che avevamo passato ... mi sentivo orribile, ora devo la mia vita a quelle donne che mi hanno detto: "Non sei quello che pensi di essere. Non sei quello che la gente dice che tu sia, perché quelle persone non sanno. Sei una donna e una combattente. Devi oramai saper affrontare queste cose. ' Sono stata vittima del conflitto armato interno e poi sono diventata una donna che combatte per la giustizia e la verità ".

 

Sono una vittima e sono una sopravvissuta.

 

 

Eufemia Cullamat, una contadina di 57 anni, sta sostenendo la fine delle attività delle compagnie minerarie nelle sue terre ancestrali nella provincia di Surigao del Sur a Mindanao, nelle Filippine. Suo cugino, leader di un movimento contro le grandi compagnie minerarie, fu giustiziato nel 2015 insieme ad altri due. I popoli indigeni delle province di Davao del Norte, Surigao del Sur e Bukidnon si trovano di fronte a molestie e sfollati dalle loro terre natali.

Centinaia di famiglie hanno scelto di lasciare le loro comunità e case per altre aree. Il CICR ha fornito assistenza e assistenza per il sostentamento alle comunità di Surigao del Sur quando hanno evacuato le loro case.

 

 Il testo originale spagnolo al link:https://www.icrc.org/es/document/las-mujeres-y-la-guerra 

 

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2-

 

Tratto dal sito del CICR - 12 ottobre 2018

La risposta del CICR ai bisogni dei migranti vulnerabili

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

La migrazione è un fenomeno globale complesso che ha molte e varie cause. Indipendentemente dai motivi per cui lasciano il loro paese, i migranti potrebbero essere vulnerabili a un dato punto durante il loro viaggio. Alcuni di loro si trovano difronte a  terribili difficoltà che minacciano la loro integrità fisica, la salute mentale e persino le loro vite.

 

Capire le dicoltà dei migranti

 

La réponse du CICR aux besoins des migrants vulnérables | Comité international de la Croix-Rouge https://www.icrc.org/fr/document/la-reponse-du-cicr-aux-besoins-des-migrants-vulnerables

 

La migrazione è un fenomeno globale complesso che ha molte e varie cause. Indipendentemente dai motivi per cui lasciano il loro paese, i migranti potrebbero essere vulnerabili a un certo punto durante il loro viaggio. Alcuni di loro si trovano difronte a terribili dicoltà che minacciano la loro integrità fisica, la salute mentale e persino le loro vite.

A volte sono costretti ad attraversare aree colpite da conflitti armati o altre situazioni di violenza, nelle quali possono rimanere bloccati.

Durante il loro viaggio, potrebbero essere a rischio di abusi e sfruttamento. La loro strada è disseminata di innumerevoli rischi e le insidie, come perdere il contatto con le loro famiglie, essere vittime di incidenti o di malattie gravi senza poter avere accesso ai servizi essenziali come l'assistenza medica, essere arrestato ed essere  discriminato. Inoltre, sono migliaia le persone che perdono la vita o che scompaiono lungo il percorso, mentre le famiglie restano nell'ansia dell'incertezza.

 

Il nostro approccio



Tenendo conto della natura globale della migrazione, il CICR e il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa stanno sfruttando la loro presenza lungo le rotte migratorie per valutare meglio le esigenze dei migranti vulnerabili e fornire loro risposte, contribuendo a colmare le attuali lacune in termini di protezione e assistenza.

Il CICR si sforza di garantire che tutti i migranti siano beneficiari della protezione a cui hanno diritto in virtù del diritto internazionale e della legge del paese in cui si trovano, compresa la protezione speciale che deve essere offerta a determinate categorie di migranti, come rifugiati, richiedenti asilo e apolidi.

Mentre i diritti dei migranti sono definiti dal loro status giuridico, dall'altra parte, l'assistenza che forniamo loro è principalmente motivata dai loro bisogni e non è condizionata dal loro status di migrante. La nostra azione si iscrive nel quadro di un mandato umanitario e non ha lo scopo di incoraggiare, scoraggiare o a impedire la migrazione.

Il CICR svolge le sue attività in favore dei migranti vulnerabili e delle loro famiglie principalmente in aree colpite da conflitti armati o altre situazioni di violenza. È sempre pronto a fornire alle società nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa consulenza tecnica e / o supporto operativo in settori di sua competenza, come il ripristino dei legami familiari, le visite dei migranti prigionieri e la delucidazione del destino delle persone scomparse.

 

 

Il CICR si sforza di cooperare con gli Stati, che hanno la principale responsabilità

per garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti di tutte le persone, indipendentemente dal loro status, nella loro giurisdizione. Gli Stati hanno il dovere di mettere in atto misure di sicurezza adeguate per salvaguardare la dignità dei migranti e per garantire la loro sicurezza. A questo riguardo, il CICR ricorda agli Stati i loro obblighi nei confronti dei migranti e nei confronti del loro diritto nazionale e diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda il principio di non-respingimento.

Consapevole della necessità di una cooperazione efficace per soddisfare i bisogni di migranti vulnerabili, il CICR è attento alla presenza e alle capacità di altri

attori e collabora con coloro che hanni lavorato da lunga data con i migranti nel rigoroso rispetto dei Principi Fondamentali del Movimento.

 

Sul fronte politico, il CICR partecipa anche a forum regionali e mondiali su questioni umanitarie legate alle migrazioni, nel corso dei quali condivide la sua esperienza diretta delle difficoltà vissute dai migranti e delle loro esigenze di protezione.

Ad esempio, ha contribuito allo sviluppo del Patto mondiale sulla migrazione sicura, ordinata e regolare (il "Patto di migrazione") e il Patto mondiale sui rifugiati, cogliendo queste opportunità per invitare gli Stati a tenere in debito conto le difficoltà umanitarie e i bisogni di protezione dei miranti e dei rifugiati, e anche a uniformarsi ai loro obblighi internazionali in vigore.

 

CICR ha invitato gli Stati a prestare particolare attenzione ai migranti

scomparsi, alla detenzione di migranti, il principio di non-respingimento, l’uso della forza e alla separazione delle famiglie.

 

 

In conformità alle raccomandazioni del CICR, gli Stati si sono impegnati a rispettare il Patto di migrazione a:

- prevenire il rischio di morte e scomparsa di migranti, chiarire la sorte delle persone scomparse e alleviare le sofferenze delle loro famiglie. Molte delle misure pratiche adottate per rinforzare la cooperazione internazionale e i riferimenti agli obblighi giuridici internazionali sono state direttamente ispirate dai suggerimenti e dai documenti di orientamento del CICR;

- ricorrere alla detenzione di migranti soltanto come ultima risorsa e lavorare per porre fine alla detenzione di bambini a causa del loro status migratorio o quello dei loro genitori;

- offrire ai migranti tutte le garanzie del giusto processo, far rispettare il divieto di espulsione collettiva e il divieto di  rinviare i migrant verso i luoghi dove essi si troverebbero ad affrontare un rischio reale e prevedibile di morte, la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti, o altri pregiudizi irreparabili, conformemente ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani, compreso il principio di non-respingimento.

 

 La nostra azione

 

Il CICR risponde alle esigenze dei migranti vulnerabili in vari modi, tra cui:

• condurre visite ai centri di detenzione amministrativa per migranti;

• ripristinare i legami familiari;

• fare luce sulla sorte delle persone scomparse e fornire supporto a

le loro famiglie;

• assicurare una gestione adeguata e dignitosa delle spoglie umane e di altri

servizi medico-legali.

 

 

Risposta del CICR ai bisogni dei migranti vulnerabili

Comitato internazionale della Croce Rossa

 

Il testo originale francese  al link https://www.icrc.org/fr/document/la-reponse-du-cicr-aux-besoins-des-migrants-vulnerables

 
nr. 562 del 21 settembre 2018
giovedì 08 novembre 2018

 nr. 562 del 21 Settembre 2018

 CONTENUTO

 

 1-

Tratto dal sito CICR

Mali: "Spero che questa lettera arrivi a mio fratello"

Traduzione non ufficiale di Pancrazio Stangoni

 2-

Tratto dal sito del CICR  11-9-2018

“Presidente del CICR: perchè non possiamo ridurre la terribile sofferenza causata dalla violenza sessuale in situazioni di conflitto armato?

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

3-

Quando la storia si fa viva e si muove al tuo fianco.

di M.Grazia Baccolo

 

 

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1-

Mali: "Spero che questa lettera arrivi a mio fratello"

Traduzione non ufficiale di Pancrazio Stangoni

 9 AGOSTO 2018

 Nato da un padre nigeriano e da una madre maliana, Adama Saliou, detto  Malam,  è un insegnante coranico di 44 anni che ha vissuto a Menaka prima di trasferirsi a Gao. Ha un disperato bisogno di mettersi in contatto con suo fratello di cui non ha notizie da sei anni.

Nel 2012 l'orizzonte per Malam si è oscurato. Dopo i combattimenti nella città di Menaka, la sua famiglia si separò; alcuni membri si sono trovati nel vicino Niger, altri a Sokoto in Nigeria e lui a Gao.

"Dopo Ménaka, la mia famiglia ed io siamo andati a rifugiarci nella piccola città di Anderaboukane, dove pensavamo di poter sfuggire ai combattimenti. Poco dopo il nostro arrivo, anche questa città fu attaccata. I membri della famiglia si sono poi dispersi ", dice. Quando arrivò a Gao City, Malam non sapeva dove fosse fuggita l'altra parte della sua famiglia.

"Quando sono venuto qui a Gao, è stato molto difficile per me non sapere dove fossero i miei genitori e cosa stavano facendo. Ma grazie a Dio, la Croce Rossa mi ha aiutato a entrare in contatto con i membri della mia famiglia tramite telefonate e messaggi della Croce Rossa. Oggi scrivo un messaggio a mio fratello in Nigeria e spero che lo riceverà e risponderà ", continua.

Malam ha deciso di stabilirsi definitivamente nella città di Gao, dove vive della sua attività di maestro coranico. Ha anche l'obiettivo di entrare nel settore del commercio.

La problematica delle separazioni familiari in Mali è un fattore critico, non solo a causa del conflitto armato, con un grande numero di sfollati e rifugiati, ma anche a causa della migrazione e delle sue conseguenze sugli  stessi migranti  che come le loro famiglie  rimangono senza notizie per diversi mesi o addirittura anni.

Dal momento che il conflitto è iniziato nel 2012, in collaborazione con la Croce Rossa del Mali, aiutiamo le famiglie separate per ripristinare e mantenere il contatto con le loro famiglie attraverso messaggi di Croce Rossa, telefonate e richieste di ricerca.

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2-

Tratto dal sito del CICR  11-9-2018

“Presidente del CICR: perchè non possiamo ridurre la terribile sofferenza causata dalla violenza sessuale in situazioni di conflitto armato?

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

 

Discorso di apertura in caso di violenza sessuale contro i migranti: è arrivato il momento di agire, il 10 settembre 2018, a Ginevra.

Il discorso di apertura: è giunto il momentio di agire in caso di violenza sessuale contro i migranti.

 

Grazie, per avermi dato l’opportunità di parlare di violenza sessuale e migrazione.

La violenza sessuale è un crimine aberrante, al riguardo non c’è alcun dubbio.

Alcuni potrebbero considerarlo un risultato inevitabile della guerra, della crudeltà, del caos, della violenza e dell’instabilità.

Ma non è inevitabile. Al contrario, non è mai casuale. Nessuno mai stupra un’altra persona per caso.

 

Sebbene le ragioni per compiere un atto di violenza sessuale possano essere molte, di solito, l’intenzione è quella di distruggere o disumanizzare l’altra persona e causare il maggior danno possibile. E, il più delle volte, questi atti sono radicati nelle consuetudini di base.

 

Che sia diretta contro le donne, gli uomini, i ragazzi o le ragazze, la violenza sessuale è sempre l’espressione di una relazione di potere impari.

 

I migranti sono particolarmente vulnerabili a questo fenomeno, forse perchè non conoscono il Paese in cui si trovano, non hanno reti di contenimento e si trovano in  una situazione di equilibrio precario con il potere.

 

Spesso, la violenza sessuale continua a causare danni e sofferenza nel tempo, per lo stigma sociale che colpisce la persona che l’ha subita, per la mancanza di accesso ai servizi o per una legislazione insufficiente a livello nazionale.

 

Sono sincero: nelle tante riunioni che ho avuto su questo tema, la risposta più appropriata sulla causa della violenza sessuale nel quadro delle nostre attività operative, credo sia un problema  legato all’impulso dei donatori e non una preoccupazione reale  nelle società attraversate dalla guerra.

 

Comunque, sia in un contesto che in un altro, la violenza sessuale non esiste realmente o non è poi così importante per le particolari circostanze o per il contesto culturale e politico.

 

In questo senso, è stato molto interessante vedere le statistiche generate da 54 workshop comunitari organizzati tra il 2015 e il 2018 sui principali problemi che hanno colpito la popolazione. La violenza sessuale era la preoccupazione numero uno fra le giovani donne. 

Altre persone invece, la menzionavano tra i loro principali timori, insieme alle tensioni nella comunità, all'insicurezza economica, al dislocamento e al saccheggio.

 

Recentemente, nell'ambito del World Economic Forum, ho partecipato ad un dialogo con un gruppo di fondazioni e aziende sulla "Creazione di valore in contesti fragili". Sono state identificate due principali minacce al progetto: la corruzione e la violenza sessuale.

Ciò è dovuto, in parte, all'importanza strategica delle donne nello sviluppo economico produttivo e nella generazione di resilienza.

Con questo, voglio sottolineare quanto segue: all'interno della nostra organizzazione, affrontiamo la sfida di formulare risposte sostanziali e orientate al futuro. Dobbiamo continuare a insistere sull'argomento, dimostrare che il problema esiste e mostrare come affrontarlo.

Ma quello che dico non è una novità per tanti di noi. E sono sicuro che non sono l'unico a chiedermi perché, anche con le migliori intenzioni, non siamo stati ancora in grado di ridurre sostanzialmente i terribili danni e le sofferenze causate dalla violenza sessuale nei conflitti armati.

Sappiamo che si tratta di un problema delicato, spesso considerato un tabù. 

Ma è possibile che stiamo sopravvalutando la parola tabù? Ora, se è davvero un tabù, il problema riguarda le organizzazioni umanitarie o le persone colpite?

Anche se disapproviamo concettualmente e stiamo sviscerando tutte le complessità del problema,  come si può agire concretamente?

 Forse siamo stati troppo cauti nell'adottare misure preventive per affrontare questi problemi con i detentori di armi?

Oppure forse, non siamo stati in grado di generare un ambiente di fiducia, in cui la persona si senta a suo agio nel parlare degli eventi traumatici che ha vissuto, in cui possa affidarci le sue informazioni più personali?

La questione è così strettamente collegata a questioni più ampie di genere e potere che non saremo mai in grado di andare avanti a meno che non avanziamo anche in quelle aree?

O forse avrà a che fare con il fatto che, sfortunatamente, la giustizia e la responsabilità siano concetti dai contorni così labile?

Sono cosciente che l'argomento è estremamente complesso. Anche se non ho le risposte a tutte queste domande, vorrei invitarvi a riflettere onestamente e incoraggiarvi a compiere azioni concrete.

Vorrei anche ribadire la determinazione dell'ICRC a considerare l'argomento della violenza sessuale nelle nostre attività operative come una delle priorità, nel quadro della nostra nuova strategia istituzionale.

Ciò implica anche un cambiamento di focus nel dibattito: passare dal concetto di cosa fare a come farlo.

Siamo determinati a continuare a lavorare giorno dopo giorno per prevenire la violenza sessuale attraverso il dialogo con le parti in conflitto, le autorità statali e altre parti interessate, ponendo l'accento sulla migliore applicazione dei regolamenti, la riduzione del rischio attraverso il nostro programmi di protezione e di assistenza e nel fornire assistenza ai sopravvissuti.

Tuttavia, insisto sul tentativo di applicare misure specifiche e concrete per ottenere effetti misurabili.

Per il momento, è chiaro che non stiamo affrontando il problema in tutte le sue dimensioni e non stiamo ponendo l’accento sulla velocità che richiede. Forse, non c'è nemmeno consenso su ciò che deve essere fatto.

Non possiamo parlare degli sforzi intrapresi dalle organizzazioni umanitarie senza menzionare che sono le autorità nazionali che hanno la responsabilità principale di prevenire la violenza sessuale e di organizzare ciò che è necessario affinché le vittime ricevano attenzione e giustizia.

Il diritto umanitario internazionale e il diritto internazionale dei diritti umani lo chiariscono: lo stupro e altre forme di violenza sessuale sono violazioni delle sue regole.

Ci sono molte misure di protezione che possono essere adottate dalle autorità dello Stato, anche per i migranti. Ad esempio:

  • Incorporare le disposizioni pertinenti nei loro quadri giuridici e politiche per garantire la protezione di tutte le persone, compresi i migranti, in particolare quelli più a rischio, come i minori non accompagnati, i migranti irregolari o gli immigrati ospitati nei campi o nei luoghi di detenzione;
  • fornire ciò che è necessario per le istituzioni, come le carceri, e le autorità statali da organizzare e formare secondo i più alti standard e in grado di rispondere alle esigenze di protezione delle vittime di violenza sessuale;
  • fare tutto il possibile per soddisfare le esigenze mediche, sia fisiche che psicologiche, e per eliminare gli ostacoli che impediscono l'accesso ai servizi.

Il CICR è pronto a sostenere questo lavoro e aiutare le autorità a trovare soluzioni.

Ci sono obblighi che ricadono anche agli Stati Uniti, ma mentre la violenza sessuale continua ad essere un fenomeno diffuso, abbiamo anche un ruolo da svolgere.

È giunto il momento di aprirsi, affrontare le barriere, portare nuove soluzioni e procedere verso una sostanziale riduzione della violenza sessuale.

L’originale in lingua spagnola al link: https://www.icrc.org/es/document/presidente-del-cicr-por-que-no-logramos-reducir-el-terrible-sufrimiento-causado-por-la

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3-

Quando la storia si fa viva e si muove al tuo fianco.

di M.Grazia Baccolo

 

Prendere un aperitivo fra amici, giocare a domino con un bimbo di 6 anni, sentire la mano di una ragazzina di 10 anni che prende la tua per andare a fare una foto, pranzare vicino a una bimba di 8 anni, sono azioni normali. Le stesse cose, fatte con persone che portano un cognome storico, cambiano il sapore dell’aperitivo, la gioia del gioco, l’emozione della piccola mano che prende la tua e chiacchierare con la vicina di tavolo. Sono Louis Appia e i suoi figli Victor, Agathe e Sophie, discendenti del Dr. Louis Appia, primo chirurgo svizzero che operò durante la battaglia di Bezzecca  nel luglio 1866. Era questa  la prima volta che in Italia si agiva in un teatro di guerra in soccorso ai soldati feriti in battaglia prima applicazione di due importanti trattati internazionali firmati a Ginevra.

Quando il cognome è Appia, e sono persone vere, vive, la storia diventa anch’essa viva e vicina. Di colpo 152 anni si cancellano. Vicino al suo discendente, che tra l’altro ne porta anche il nome, ti senti lì proprio al fianco del Dr. Louis e capisci quanto la sua azione sia stata importante. Ci si sente veramente dentro la storia e si comprende che il suo essere stato qui è stata una verifica delle risoluzioni prese nella Conferenza del 1863 e nella Convenzione di Ginevra del 1864. Louis Appia è uno dei co-fondatori del “Comitato di soccorso ai feriti in battaglia” e ne è il braccio operativo.  Azioni, le sue, sperimentali  in tutto e per tutto, minuziosamente documentate  nei suoi scritti sotto forma di lettere e di diari che sono giunti fino a noi fortunatamente conservati negli archivi di famiglia.

Dal 24 al 27 agosto 2018 si è svolto un viaggio in Italia che ha toccato Torre Pellice (Piemonte) Solferino, San Martino e Castiglione delle Stiviere (Lombardia) e Bezzecca, Tiarno, Storo, Cimego, Pieve di Bono (Trentino). I viaggiatori erano venti membri della “Società Louis Appia” e venivano da Ginevra, Marsiglia e Parigi per percorrere gli stessi passi del chirurgo.

L’accoglienza logistica è stata curata da Eleonora Pisoni e da me, per conto del Comitato Provinciale CRI di Trento, quella storica dal prof. Gianni Poletti di Storo, esperto di storia locale. Un grazie al Comitato Provinciale CRI, agli Amministratori Comunali di Ledro e Storo per la loro presenza. Un grazie particolare va ai Volontari della CRI di Bezzecca per avere condiviso la cerimonia al Colle Santo Stefano: hanno emozionato e commosso i discendenti  di Louis Appia. Bellissime parole di grande soddisfazione sono state pronunciate dai partecipanti per l’organizzazione di questo viaggio.

Torneranno in Trentino? Torneranno in Valle di Ledro? Speriamo proprio di sì.

 
nr. 561 del 18 Agosto 2018
lunedì 20 agosto 2018

nr. 561 del 18 Agosto 2018

Contenuto:

 1-

Dal Sito CICR

Non esiste mai la fatica quando facciamo ciò che ci piace: aiutare gli altri.

Profilo di un operatore umanitario in Colombia.

21/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

2-

Dal sito CICR

Venezuela: gli ospedali migliori per affrontare le emergenze.

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri.

23/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

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1-

Dal Sito CICR

Non esiste mai la fatica quando facciamo ciò che ci piace: aiutare gli altri.

Profilo di un operatore umanitario in Colombia.

21/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

Per il testo originale in lingua spagnola e per vedere le foto relative pregasi andare al link: https://www.icrc.org/es/document/colombia-no-hay-cansancio-cuando-se-hace-lo-que-mas-nos-gusta-ayudar

Oscar Silva Caballero lavora da sedici anni con il CICR, dopo avere svolto per tredici anni attività di volontario presso la Croce Rossa colombiana:”Parlare della mia vita vuol dire parlare di Croce Rossa!” dice ridendo. Ha lavorato a Cucuta, San Josè del Guaviare e Bucaramanga, dove attualmente è consigliere sul campo.

 Effettua i suoi viaggi nella Colombia più remota, quella fatta di strade sterrate interminabili, senza energia elettrica, senza Internet, senza professori o ambulatori.

 Ha dovuto confrontarsi con molte fasi del conflitto armato colombiano. Per lui la sfida è stata quella di capire che “il conflitto cambia continuamente e nascono sempre nuove forme di violenza. L’importante è non dimenticare che questa situazione affligge la popolazione che ha un forte bisogno di aiuto. La sfida di adesso, per esempio, è quella di non essere invisibili”.

 Ricorda con tristezza quando nel 2014 al Nord di Santander, un ragazzo aveva trovato un pallone per giocare con i suoi amici, in realtà si strattava di un ordigno esplosivo improvvisato.

Dopo qull’esplosione i minori sono stati evacuati ma la città non aveva ambulanze e i combattimenti  continuavano senza tregua nella periferia. Inoltre, il clima non permetteva l’accesso alla squadra di soccorso del CICR.

 “Abbiamo passato la notte a cercare un’ambulanza che alla fine è riuscita a raggiungerci e si è portata i bambini in ospedale. Abbiamo accompagnato le famiglie e dato loro sostegno psicologico ed economico per tutto il periodo della convalescenza dei piccoli” ricorda Oscar.

 Alla fine degli anni Novanta, c’erano così tante emergenze che il CICR non riusciva ad essere ovunque. Ma siamo riusciti  ugualmente ad effettuare, ogni settimana,  numerose operazioni di aiuto umanitario.

In molte occasioni siamo stati gli unici a poter accedere nelle zone calde, sia per assistere i civili, che per dialogare con gli uomini armati.

 Nella sua assistenza umanitaria agli sfollati, Oscar ricorda i casi più scioccanti: “Una volta ho visto una donna accucciata sul pavimento, era in posizione fetale e stringeva  fra le braccia il suo bambino che scottava per la febbre e piangeva disperato. Mi sono dimenticato di tutto il resto ed ho pensato solo ad aiutare, ho cancellato dalla mia mente le altre preoccupazioni ed ho fatto in modo di assicurare al bambino le cure mediche adeguate.

La donna dormiva per terra, non aveva cibo ed era da sola, senza un appoggio familiare. Per fortuna le abbiamo potuto dare un aiuto per uscire da quella situazione dolorosa.” Racconta.

 Tra le attività di Oscar c’è anche quella di dare sostegno alle persone scomparse affinchè ricevano una adeguata attenzione.

In casi eccezionali, il CICR aiuta anche a gestire il recupero delle spoglie.

 “A San Josè de Guaviare trovarono un corpo di un uomo con documenti di Santander e chiesero il nostro aiuto per ritrovare la famiglia, con alcuni indizi abbiamo iniziato a mettere insieme alcuni pezzi del puzzle e finalmente dopo diversi tentativi abbiamo raggiunto la donna a cui era legato sentimentalmente e l’abbiamo accompagnata a recuperare il corpo.” Ricorda Oscar, raccontando uno dei casi che lo ha segnato di più.

 Sebbene assicuri che questi processi siano lunghi e complessi, la più grande ricompensa per Oscar è la tranquillità di vedere una famiglia che riesce a piangere su un corpo che si pensava disperso: “Cerco di fare il mio lavoro professionalmente ma è inevitabile provare emozioni e portarle a casa. Quando i miei sono tristi, lo sono anche io, mi preoccupo quando loro si preoccupano e quando sono felici è inevitabile che lo sia anche io.”

 Secondo Oscar, stare lontano dalla famiglia e passare molto tempo in viaggi estenuanti è solo un piccolo prezzo da pagare perchè lui ha la fortuna di fare quello che più gli piace nella vita: la soddisfazione di aiutare gli altri e sentirsi utile.

 

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Dal sito CICR

Venezuela: gli ospedali migliori per affrontare le emergenze.

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri.

23/5/18

Per leggere il testo in lingua riginale spagnola e vedere le fotografie a cui si riferisce pregasi andare al link: https://www.icrc.org/es/document/venezuela-hospitales-mejor-preparados-para-enfrentar-las-emergencias

 In Venezuela, un team di 22 professionisti di 5 ospedali di Caracas, Aragua e Carabobo  si è confrontato, con sessioni teoriche e pratiche, sulla gestione dei pazienti traumatizzati.

 Quando un’ambulanza arriva in ospedale, il quadro può essere caotico: un paziente con un grave trauma al corpo e alla testa a causa di un incidente automobilistico, arriva al pronto soccorso per essere curato urgentemente. Il personale medico che lo riceve sa che alcune volte è questione di pochi secondi per salvare una vita. E non si può perdere tempo.

 Il trattamento dei pazienti traumatizzati che arrivano nel pronto soccorso degli ospedali rappresenta sempre una sfida per i medici. Il CICR, insieme al personale medico di cinque ospedali in Venezuela, tre di Caracas, uno di Aragua e due di Carabobo, ha coordinato un corso per esaminare le procedure da eseguire durante il trattamento del trauma nei pazienti che arrivano al pronto soccorso degli ospedali.

 Il corso consiste in sessioni di formazione avanzate sul supporto vitale e la gestione del trauma, consentendo al personale medico di stabilire un approccio semplice e sistematico per trattare i pazienti traumatizzati quando arrivano al pronto soccorso degli ospedali.

Un’assistenza tempestiva e reattiva in un pronto soccorso può portare buon esito su infortuni potenzialmente letali.

 Medici chirurghi, anestesisti, traumatologi, medici di pronto soccorso, infermieri di emergenza condividono e sperimentano le loro conoscenze, ognuno con la propria specializzazione, per l’approccio globale al paziente con trauma nella sala del pronto soccorso.

 

L’intubazione endotracheale consiste nel posizionamento di un tubo nella trachea attraverso la bocca.

Nella maggior parte delle situazioni di emergenza, la manovra deve essere eseguita per garantire la respirazione del paziente.

Per questo motivo è importante che i medici che lavorano in pronto soccorso eseguano le pratiche con questa procedura.

 In questa imagine è possibile vedere gli operatori umanitari che eseguono una pratica di immobilizzazione per posizionare una fasciatura, una stecca nell’aria ferita (ferrite, fratture, lussazioni) per limitare il movimento e quindi evitare complicazioni nel paziente traumatizzato.

I partecipanti al corso trasferiscono un paziente immobilizzato sotto gli occhi del dottor Oscar Hernandez, un medico della Direzione Generale della Sanità delle Forze Armate nazionali boliviane.

Il corso prevede sessioni pratiche sull’immobilizzazione del paziente, il corretto posizionamento del collare (per mantenere in posizione corretta la testa ed il collo) e il trasferimento del paziente.

 Momenti cruciali durante la manovra della disostruzione delle vie aeree e posizionamento del tubo, l’operazione è stata eseguita da operatori sanitari in pronto soccorso durante le pratiche di gestione dei traumi.

L’organizzazione del corso presenta uno schema flessibile, che permette di essere adattato ad ogni ospedale del Venezuela.

 Il dottor Jesus Manuel Saenz Terrazas, chirurgo regionale per le Americhe del CICR, ha facilitato il corso che si è tenuto a Caracas. Il CICR ha una lunga esperienza nel fornire le cure mediche alle vittime di trauma e organizza corsi simili in tutto il mondo.

 Fornire un trattamento adeguato ai pazienti che arrivano in un pronto soccorso dell’ospedale è un obiettivo primario per gli operatori sanitari e aiuta ad aumentare le possibilità di sopravvivenza in ogni paziente.

Questo corso, organizzato dal CICR in collaborazione con il Ministero del potere popolare per la salute e con il sostegno della Direzione Generale della Sanità delle Forze Armate nazionali boliviane, all’inizio di maggio, ha permesso al personale medico di stabilire un approccio semplice e sistematico per trattare i pazienti traumatizzati quando arrivano in ospedale.

 Sono stati discussi casi clinici e sono state condotte manovre con l’obiettivo di ottenere che i medici possano essere maggiormente preparati a partecipare alle emergenze, in ogni centro ospedaliero in cui lavorano. Coloro che hanno frequentato il corso adesso sono pronti a trasmettere le competenze acquisite ai loro colleghi in ogni ospedale.

 


 
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