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nr. 553 del 11 gennaio 2018
giovedì 11 gennaio 2018

11 Gennaio 2018

nr. 553

 

Tratto dalla Rivista  Red Cross Red Crescent

Traduzione non ufficiale di Pancrazio Stangoni

Mai dire “mai” …?

Un giorno saremo  in grado di dire "mai più" a siccità, carestia e violenza nell'Africa sub-sahariana?

Nell'ultimo decennio, molti trattati  internazionali sulla riduzione dei rischi di catastrofi, il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e la risposta umanitaria hanno tentato di modificare il paradigma dell'aiuto, essendo uno dei loro principali obiettivi  prevenire crisi come quelle che colpiscono gran parte dell'Africa subsahariana, o almeno di preparare meglio  le comunità , il tutto  compiendo operazioni umanitarie più tempestive, coerenti ed efficaci. Ma mentre il mondo affronta nuovamente la fame, le malattie e i conflitti guadagnano terreno in Africa, molti sono alla ricerca di metodi per attuare gli ambiziosi obiettivi contenuti negli accordi internazionali. Ecco alcune delle idee attualmente in discussione e testate nel settore umanitario.

Finanziamento flessibile e predittivo
In Etiopia e Somalia, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento dell'assistenza umanitaria (OCHA) gestisce i fondi ricevuti da donatori senza vincolo di destinazione  e depositati in un fondo comune. Questo meccanismo deriva da una strategia di intervento umanitario concordata da varie agenzie per garantire che i fondi possano essere più rapidamente resi disponibili  e utilizzati dagli attori locali.

Questo è un esempio di ciò che è noto come "finanziamento flessibile" perché i fondi non sono assegnati a un progetto o programma predefinito e consentono ai gruppi di aiuto di rispondere ai bisogni sul terreno  in  modo  più flessibile .

Tuttavia, non è chiaro quanti fondi flessibili dovrebbero essere disponibili e quando, soprattutto se l'obiettivo è prevenire  le emergenze future o di prepararsi a affrontarle. Il finanziamento basato su previsioni, in virtù delle quali i fondi vengono sbloccati  in anticipo sulla base di previsioni che modellano il clima, è probabile che aiuti ad alleviare  questo problema.

La Federazione internazionale e la Croce Rossa tedesca stanno attualmente testando questa strategia in cinque paesi, dove i finanziamenti  sono stati sbloccati , prima che si verifichino gli  eventi climatici previsti,   per ridurre i rischi, rafforzare la preparazione  e la relativa risposta per migliorare la gestione del rischio di catastrofi.

In Uganda, il finanziamento basato   sulle previsioni  è stato impiegato  nel 2014 grazie ai finanziamenti flessibili del governo tedesco. Quando è stato previsto che il livello dell'acqua salisse al di sopra di una determinata soglia nell'est del paese, i volontari della Croce Rossa ugandese hanno distribuito compresse per purificare l'acqua, bidoni ,sacchetti di stoccaggio e sapone a centinaia di famiglie esposte al rischio di essere colpiti.

Successivamente, le riprese satellitari hanno mostrato che le previsioni erano accurate e che le alluvioni si sono verificate circa una settimana dopo che i volontari avevano svolto le loro attività di preparazione. La Società Nazionale  ha cosi lanciato  un appello per la raccolta di fondi di emergenza all’interno del  proprio paese e non ha cercato assistenza internazionale.

Investire in un periodo di prosperità e pace
Quando un'emergenza si attenua  e l’attenzione della comunità internazionale viene meno , i governi, le organizzazioni umanitarie, gli attori dello sviluppo e i donatori devono approfittare della pace e della sicurezza, della  relativa prosperità che è in via di assestamento, e devono  investire molto di più negli sforzi per prevenire i periodi di conflitto e scarsità di risorse e per prepararsi di nuovo.

Secondo Farid Aiywar (direttore di Disaster and Crisis Prevention, Response and Recovery per la Federazione internazionale in Africa), gli investimenti in sistemi idrici comunitari, i sistemi di allarme precoce, e i sistemi di produzione e trasporto agricoli efficienti dal punto di vista idrico, che consentano ai produttori di alimenti di raggiungere i mercati, sono elementi essenziali per prevenire il ripetersi dei disastri del 2017. Secondo lui, "è anche necessario migliorare la gestione dei sistemi di approvvigionamento idrico nei periodi di forti piogge, in modo che l'acqua venga immagazzinata e poi distribuita durante la siccità. "

Un passaggio di testimone morbido.
Secondo  qualcuno, nella misura in cui la situazione sul campo consente ad alcuni operatori  internazionali di alleggerire le loro vitali operazioni di emergenza, pensano che sia importante passare gradualmente dagli aiuti internazionali alle soluzioni locali.

In altre parole, secondo Luluwa Ali (analista umanitario per l'OCHA nell'Africa orientale e meridionale), gli attori umanitari rispondono a bisogni urgenti, ma devono essere "in grado di trasmettere la testimonianza ai partner per lo sviluppo, per garantire una certa continuità con i programmi a lungo termine e l'integrazione della resilienza  delle popolazioni in questi programmi. "

Problema: molte grandi organizzazioni internazionali non hanno una rete radicata che è costantemente presente a livello locale. Tim Wright (direttore esecutivo di Sauti Moja, una piccola ONG che collega i donatori con iniziative di base di popoli indigeni come i Masai in Kenya e Tanzania) dice "non ci sono infrastrutture da seguire, per monitorare e perfezionare il sistema. "

Tim Wright aggiunge che "le grandi organizzazioni possono fare il lavoro di emergenza iniziale, ma devono assicurarsi di mobilitare piccoli partner locali per il follow-up e il monitoraggio. È in linea con la posizione delle Società nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa di cui le loro  reti di volontari di comunità sono nella posizione ideale per fornire questo tipo di monitoraggio continuo e di preparazione alle catastrofi, all’ intervento e recupero e costruzione di resilienza a livello locale.

Investire di più  localmente
Per anni, il dialogo sul miglioramento della vita delle persone più vulnerabili in Africa ha avuto la tendenza ad incoraggiare il continente a scrivere la propria storia ed a promuovere investimenti e capacità di recupero dall'interno. È in questo spirito che le Società Nazionali si impegnano, tra le altre cose, a diversificare la loro base di donatori locali e regionali ed a bussare con più forza alla porta del settore privato.

Di conseguenza, poco più di 18 mesi fa, è nata la piattaforma di partenariato tra i settori umanitario e privati in Africa orientale, che ha più di 160 membri che coprono il settore privato (aziende locali multinazionali), università , Nazioni Unite, ONG internazionali, attori locali e governi.

Il coordinamento di un gruppo così ampio è un compito enorme, soprattutto quando molti dei principali soggetti interessati e fondamentali, in particolare,  i governi nazionali sono essi stessi in una crisi più o meno acuta.

In ogni caso, molti governi stanno intensificando i loro sforzi. Mentre alcuni sono stati lenti nel riconoscere che la portata del disastro era al di sopra delle loro capacità, tuttavia hanno impiegato  enormi investimenti. Ad esempio, in Etiopia, il governo ha fornito oltre 730 milioni di dollari USA per far fronte alle esigenze umanitarie fondamentali.

Contemporaneamente , sempre più società nazionali stanno cercando modi per coinvolgere i propri concittadini. Durante la siccità del 2011, la Croce Rossa del Kenya ha condotto un'iniziativa di raccolta fondi denominata "Kenyans for Kenya", che ha raccolto piccole donazioni con il cellulare e raccolto più di $ 10 milioni. Alla luce di questo successo, le Società nazionali in Namibia, e più recentemente in Etiopia, hanno assunto iniziative simili.

Investire nella pace
Nessuna di queste iniziative darà frutti se le comunità sono continuamente minacciate. Tuttavia, secondo alcuni, le attività umanitarie e di sviluppo dovrebbero includere gli sforzi per il consolidamento  della pace. Ad esempio, la Società della Croce Rossa del Sud Sudan ha lanciato un  progetto di pacifica convivenza in cui spera di promuovere la comunicazione, la comprensione e forse la pace tra i diversi gruppi.

Per produrre effetti significativi e duraturi, questo progetto molto limitato, per ora ,avrebbe bisogno di essere il più possibile  amplificato per  mettere radici e prevenire futuri cicli di conflitti e vulnerabilità. Inoltre, anche se il Sud Sudan o  altri paesi in conflitto arrivassero domani alla pace, la situazione umanitaria non migliorerà  improvvisamente, e le persone che soffrono di crisi attuali avranno  un grande bisogno di assistenza internazionale per riprendere e ricostruire le loro vite.

Kathy Mueller, lavora nel settore umanitario :  è scrittrice e comunicatrice. Vive in Canada.


Fotografia : Pierre Grandider

 

Due esempi di costruzione della resilienza prima e durante una crisi: con l'aiuto della Società  della Croce Rossa del Kenya, delle Società  nazionali sorelle e dei donatori internazionali, John Paul Kuzungu E’ stato in grado di installare un nuovo sistema di irrigazione per la sua fattoria, che ora genera nuove entrate e da cibo alle famiglie vicine. A causa della siccità , tutti i serbatoi circostanti avevano svuotato la loro acqua tali da apparire quali  crateri lunari. Nel frattempo, in un'altra regione del Kenia colpita dalla siccità , Joyce Eldoret si sta preparando a spendere una parte della sovvenzione che ha ricevuto attraverso un programma di trasferimento di denaro istituito in collaborazione con una compagnia nazionale di telefonia mobile.

 

 

 
nr. 552 del 4 Gennaio 2018
giovedì 04 gennaio 2018

4 Gennaio 2018

nr. 552

 

Tratto dalla Rivista  Red Cross Red Crescent                                                                                                        

Una risposta, una voce

Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Baccolo

dall'originale francese al link http://www.rcrcmagazine.org/2017/10/une-reponse-une-voix/?lang=fr

 Sud Sudan

 Nello Stato di Jonglei (Sud Sudan), un obiettivo di fortuna è stato preparato sul terreno per guidare un’azione di paracadutismo alimentare per 21.000 persone, oltre a semi e strumenti agricoli per migliaia di sfollati arrivati in questa zona per cercare lì rifugio.

Foto: Olav Saltbones / Croce Rossa Norvegese

 

Mentre il conflitto, la fame e le malattie combinano i loro effetti mortali nel Sud Sudan, il Movimento moltiplica il suo impatto attraverso una maggiore coordinazione.

 QUANDO, NELL’ULTIMO MESE DI LUGLIO, Juba, la capitale del Sud Sudan, ha subito un'improvvisa ondata di violenza letale e poi un'epidemia di colera, entrambe le emergenze sono state una vera prova: i vari componenti del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa saranno in grado di cooperare strettamente, rapidamente ed efficacemente, applicando un nuovo modello operativo progettato appositamente per questo scopo?

 Mentre il CICR  (Comitato Internazionale della Croce Rossa) ha aiutato la Croce Rossa del Sud Sudan a rispondere ai bisogni immediati causati dall'epidemia, l'FIRC stava lavorando con la National Society per lanciare una serie di misure sostenute dal Fondo di emergenza per il soccorso in caso di calamità. dell'IFRC (Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa). "Fin dal primo giorno, la risposta al colera è stata condotta in stretta collaborazione e in comunicazione con tutti i partner del Movimento", ha dichiarato Michael Charles, a capo dell'ufficio FIRC nel paese.

 

Il delegato della cooperazione del CICR in Sud Sudan, Bayram Valiyev, ha aggiunto che tutte le comunicazioni pubbliche sono state preparate collettivamente - sotto l'egida della Croce Rossa del Sud Sudan - il Movimento (comprese le molte sorelle Società nazionali attive nel paese) era percepito come "una sola e stessa famiglia".

Quando si interviene in situazione di crisi, l’unità non è facile da raggiungere, dal momento che ciascuna organizzazione è responsabile nei confronti dei propri donatori e del pubblico in generale nel proprio paese per le sue attività e risultati. Allora, una comunicazione ben coordinata può mostrare ai donatori il reale impatto dell'azione del Movimento, contribuendo a consolidare l'unità all'interno della famiglia della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Mano nella mano

Le violenze di luglio sono state solo un episodio in più in un conflitto interno più ampio che - insieme a molti scontri locali tra tribù - ha già causato lo sfollamento di circa 2 milioni di persone nel paese e tanti rifugiati nei paesi vicini.

A ciò si aggiunge la siccità, che in molte parti del paese ha portato le persone alla soglia della carestia. Sebbene lo stato della carestia sia stato ufficialmente revocato in due Stati, quasi la metà della popolazione del Sud Sudan è ancora considerata dalle Nazioni come insicura dal punto di vista alimentare. Inoltre, la mancanza di accesso all'acqua potabile fa in modo che in molte località del paese sono stati segnalati focolai di colera. A metà giugno, ci sono stati oltre 5.000 casi nel paese, con 169 morti segnalati.

 In questo tipo di crisi complessa e durevole, è particolarmente importante stabilire un coordinamento efficace, ma le condizioni sul terreno spesso lo ostacolano. La mancanza di strade e di buone reti di comunicazione ha reso ancora più difficile l'intervento su larga scala. L'assistenza deve spesso essere fornita per via aerea anziché su strada; tuttavia, durante la stagione delle piogge, molte piste d'atterraggio diventano inutilizzabili.

 Inoltre, nel Sud Sudan operano 138 organizzazioni internazionali non governative (ONG), che lavorano a fianco di oltre 700 attori locali. Questo è uno dei motivi che hanno spinto il governo a sostenere un metodo più razionale istituendo una commissione nel 2016 incaricata di  valutare, registrare, monitorare e controllare le attività di tutte le ONG.

 Una tale commissione può aiutare ad assicurare che più persone ricevano assistenza, ma i governi stranieri e le organizzazioni di assistenza hanno espresso preoccupazioni, sostenendo che tale regolamentazione potrebbe limitare il numero di aiuti umanitari aumentando condizioni per lavorare nel paese, anche se i bisogni sono più grandi che mai.

 Fino ad oggi, non possiamo ancora parlare di una collaborazione veramente efficace e produttiva tra tutti questi attori; alcuni operatori umanitari lamentano il fatto che molti di loro continuano a operare isolatamente, concentrandosi sul loro contributo individuale.

 Katherine Mueller

Operatrice umanitaria, giornalista e specialista in comunicazione con base in Canada

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Ne jamais dire « jamais » … ?

 Cinque " paesi laboratorio "

Questo è il motivo che ha spinto il Movimento a testare nuovi metodi propri, al fine di migliorare la collaborazione interna. Il Sud Sudan è stato scelto, insieme ad altri quattro "paesi laboratorio" (Haiti, Filippine, Siria e Ucraina) per sperimentare una procedura approvata da tutte le Società Nazionali per l’azione nel Sud Sudan.

 Il metodo è conosciuto all'interno del movimento come "Rafforzare il coordinamento e la cooperazione all'interno del Movimento"; risponde a due risoluzioni adottate dalle strutture direttive del Movimento e una relazione del 2015 che afferma: "È urgente e cruciale migliorare il coordinamento all'interno del Movimento, e ciò richiede impegno da parte di tutti i partner del Movimento ".

 Il rapporto fa notare  che "data la sua portata unica e la complementarietà dei ruoli e dei mandati delle sue componenti, il Movimento è particolarmente capace di adattarsi al mutevole contesto umanitario", aggiungendo: "Tuttavia, il Movimento nel suo insieme, deve raddoppiare gli sforzi e superare le sue difficoltà interne in modo che le sue attività umanitarie abbiano un impatto maggiore ".

 Questo è esattamente ciò che sta accadendo in Sud Sudan. Le componenti del Movimento attivo nel Paese hanno sviluppato un piano di intervento del Movimento che è "complementare ad altri attori" e che "riconosce che la crisi della sicurezza alimentare (...) è intrinsecamente legata ai rischi associati alla salute, all’acqua, ai servizi igienico-sanitari ed ai livelli nutrizionali ".

 Allo stesso tempo, un gruppo di coordinamento del Movimento si incontra regolarmente per esaminare nuovi progetti in base alle loro esigenze, pertinenza e sostenibilità. "Ci chiediamo:" Questo progetto soddisfa i bisogni o è semplicemente un'attività o un progetto deciso dai donatori che collasserà con la fine della disponibilità dei fondi? " dice Michael Charles. "E quando comunichiamo le nostre attività, diciamo:" il Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sta conducendo questa azione ", senza menzionare la Società Nazionale, il CICR o la FICR – aggiunge - . E’ logico, perché tutto ciò che una Società nazionale della Croce Rossa o della Mezzaluna Rossa può fare qui, è il risultato dei contributi e degli sforzi di sviluppo della capacità di molti dei partners del Movimento nel corso degli anni. "

 Ci sono voluti anni per arrivarci, ma per Nicolas Luyet, responsabile del CICR dei progetti per rinforzare il coordinamento e la cooperazione all'interno del Movimento, questo lavoro sta iniziando a dare i suoi frutti. "Nel tempo, vediamo che i partner della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa che lavorano nel paese sono più attivi nel garantire che le loro azioni siano integrate con il lavoro dell'intero Movimento".

 "Cerchiamo di cambiare la mentalità, il modo di lavorare di ciascuno dei partners del Movimento e ci vuole tempo", continua, aggiungendo che a volte vecchie riflessioni riaffiorano e che le interferenze sono causate dai partners del Movimento che lavorano all’esterno dal Paese, o c'è troppa comunicazione verticale tra il campo di azione, gli uffici regionali e mondiali, mentre "il coordinamento deve essere fatto a livello di Paese".


I costi del coordinamento

 Queste riflessioni sono comprensibili. Come sottolineato nel rapporto 2015 al Consiglio dei Delegati, "Garantire un coordinamento efficace esige  sforzi considerevoli, molto tempo, competenze specifiche e impegno e, soprattutto, un costo.”

Uno dei costi della singola chiamata internazionale, ha detto John Lobor, segretario generale della Croce Rossa del Sud Sudan, è tempo perso. Mentre i fondi di emergenza erano disponibili per aiutare i più bisognosi, ci è voluto un mese per preparare un appello congiunto, che potrebbe ritardare l’aiuto alle popolazioni bisognose, ma anche danneggiare la reputazione del Movimento come fornitore rapido di supporto completo. Tuttavia, continua John Lobor, una volta lanciato l'appello, la Croce Rossa del Sud Sudan (con i suoi 8800 volontari) è riuscita ad aiutare molte più persone attraverso una migliore collaborazione con i partner del Movimento.

 Le lezioni apprese da tutti i paesi laboratorio che fanno parte del processo di "Rafforzamento del coordinamento e della cooperazione del Movimento "contribueranno alle discussioni del Consiglio dei Delegati in occasione delle riunioni statutarie del Movimento che si terranno nel mese di  novembre in Turchia. L'intenzione ora è di consolidare e condividere le lezioni apprise dall’esperienza in modo che possano essere messi in atto migliori meccanismi di coordinamento, adattati a ciascuna situazione, non appena si verifichi un'emergenza, e siano migliorati nel corso del tempo.

 

 

 
nr. 551 del 24 Dicembre 2017
lunedì 01 gennaio 2018

24 Dicembre 2017

nr. 551

 

Tratto da Red Cross Red Crescent Magazine nr. 2 – 2017

OVUNQUE  SIANO

Traduzione non ufficiale di Pancrazio Stangoni  dall’originale in lingua francese al link

http://www.rcrcmagazine.org/2017/11/ou-quils-soient/?lang=fr

Che viaggino in treno, per strada, a piedi o in aereo, i migranti e i richiedenti asilo si trovano spesso in situazione di notevole vulnerabilità. Essi rischiano di bere dell’acqua inquinata e di vivere in ambienti sovraffollati ove sono esposti a malattie infettive. Possono sentirsi isolati, depressi e privati della loro casa. In tutto il mondo le Società Nazionali di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa unitamente alla FICR  (Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa) e al CICR (Comitato Internazionale della Croce Rossa) si impegnano non solo  a favore dei migranti, per aiutarli a far fronte ai loro bisogni materiali e esistenziali immediati, ma anche a raggiungere i loro obbiettivi a lungo termine che sono non di meno importanti. E cosi che la Società di Mezza Luna Rossa dell’Azerbaidjan facilita l’integrazione dei migranti provenienti dall’Afghanistan e dal Sud Est Asiatico e comunque  offrendo loro dei corsi gratuiti di lingua locale, primo passo necessario per trovare un lavoro e o accedere alla scuola. “ Noi cerchiamo anche di farli familiarizzare con la nostra cultura, organizzando escursioni e visite ai siti storici, ai musei e al teatro” spiega Sonia Hajiyeva, insegnante fondatrice dei corsi. La Mezza Luna Rossa organizza, inoltre degli incontri informativi sul primo soccorso, il cancro del seno, l’HIV/AIDS, la tubercolosi, la malaria e gli stili di vita sana. Eccovi di seguito  altri esempi di attività condotte dal Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa per sostenere la pubblica sanità e il benessere psicologico dei migranti e delle persone che  hanno lasciato nella loro terra.